Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
mercoledì 11 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011
Ma vidi nu' poco a chissi!!!!! discussione sui referendum per l'acqua
Otello Martini, Vito De Russis
Sentite cosa vanno in giro a dire costoro ...
Che ne pensate?
Otello._____________________________________________________________
Perché due NO degli Amici della Terra ai referendum sull’acqua
Documento approvato dal Consiglio nazionale degli Amici della Terra
(Aprile 2011)
http://www.amicidellaterra.it
Il primo quesito: la “privatizzazione” recita: «Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la
perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.
325 del 2010 della Corte costituzionale?»
Nella sostanza si chiede di abrogare un lungo articolo sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, con cui la cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua ha ben poco a che fare. Infatti, lo stesso articolo ribadisce che, oltre all’acqua (che è e resta un bene pubblico), anche tutti gli impianti di trattamento (depuratori, fognature, tubazioni, impianti per rendere potabile l’acqua)
sono e restano pubblici.
Dunque la legge riserva al settore pubblico la proprietà ed il governo esclusivi delle risorse idriche. Resta la gestione che, afferma l’articolo, può essere affidata anche a soggetti privati. Infatti i proprietari delle
reti, che sono e restano i Comuni, (aggregati negli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali) possono affidare, con gara ad evidenza pubblica, la gestione dei servizi idrici (e solo dei servizi) a società private, miste
pubblico/private, o a società interamente pubbliche, se le condizioni del territorio lo richiedano.
Col referendum ci si propone di eliminare questa possibilità di scelta e di tornare (o rimanere) obbligatoriamente alla gestione pubblica. La risposta non può che essere NO
Il secondo quesito “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma” è falso fin dal titolo. Vediamo perché.
Il testo del quesito referendario è :«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”,
limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?
Le sette parole che il quesito chiede di abrogare sono all’interno di un comma molto più complesso, anche per la determinazione della tariffa, che nella sua interezza suona così:
“La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.”
Dunque, la remunerazione del capitale investito non è che uno fra 10 criteri di cui tener conto nel definire il corrispettivo del servizio. A che serve? Oggi, se l’ente locale vuole, può ricevere un prestito per investire sulla risorsa acqua. Se venisse eliminato il criterio della remunerazione, chi mai presterebbe del denaro? Quindi, anche in questo caso, la nostra risposta è NO, non vogliamo abolire un articolo di puro buonsenso.
I quesiti referendari sono demagogici ed inesatti fin dalla formulazione ma sollevano comunque un problema serissimo
Lo stato delle acque è uno dei migliori indicatori della salute degli ecosistemi, e della capacità dell’uomo di saper vivere nel proprio territorio senza comprometterlo. La diffusione dell’inquinamento e del sovra sfruttamento di acque superficiali e sotterranee mettono in evidenza il ritardo della politica ambientale del Paese, situazione che danneggia valori ambientali, sociali ed economici fondamentali per la nostra vita. E’
inderogabile assicurare un uso corretto della risorsa idrica rendendo sostenibili i prelievi a fini civili, agricoli e industriali, anche tramite la diffusione delle tecnologie più efficienti nelle diverse tipologie di consumo. E’ al contempo indispensabile che siano adottate tutte le misure, a partire da quelle di carattere preventivo, nei processi di consumo e produttivi, per finire con quelle per la depurazione alla fine del ciclo di uso, in modo da garantire il recupero di un elevato stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee del Paese.
Una quota rilevante delle acque utilizzate, prevalentemente per gli usi civili ma anche per attività economiche, passa ed è regolato dal cosiddetto ciclo integrato dei servizi idrici (captazione, adduzione,
potabilizzazione, distribuzione, fognatura e depurazione). Una buona parte degli obiettivi di tutela ambientale delle acque dipende dagli investimenti per colmare il deficit depurativo e per un efficace funzionamento del ciclo integrato dei servizi idrici.
In questo comparto degli usi delle acque sono indissolubilmente connesse due dimensioni: quella di assicurare gli usi civili in termini di servizio pubblico di carattere universale, che deve essere assicurato a
condizioni di equità; quella di conseguire gli obiettivi di tutela delle acque e dei corpi idrici coinvolti dal ciclo integrato dei servizi idrici.
La comunicazione che concerne i quesiti referendari ha banalizzato due tifoserie e schieramenti opposti tra fan del privato e pasdaran del pubblico. Nella realtà, la questione non si presenta in questi termini.
L’Italia dell’acqua è un Paese a macchia di leopardo: abbiamo aree dove vi è molta acqua e dove ve n’è poca, dove si depura e dove no, dove si paga e dove non si paga o si elude. Tutto ciò avviene indipendentemente dalla gestione pubblica o privata dei servizi. L’unico elemento comune è che
la continua modifica del quadro normativo nazionale e delle diverse Regioni, negli ultimi anni, non ha fatto altro che complicare la situazione e l’organizzazione delle società di gestione dei servizi idrici.
Noi non pensiamo che l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, possa rappresentare l’unica soluzione ai problemi strutturali dei diversi sistemi idrici italiani: il mercato non ha poteri taumaturgici sui problemi articolati e complessi. Più che di gestione pubblica, privata o mista, gli amministratori e i cittadini dovrebbero riflettere sui criteri adatti a garantire la qualità, la sostenibilità ambientale e l’equità dei servizi idrici integrati.
E’ necessario riaffermare la validità dei cardini del processo di riforma del settore dei servizi idrici, essenziale per raggiungere gli obiettivi di tutela della acque, avviata nel nostro Paese con la legge Galli nel 1994: gestione integrata del servizio ad un’adeguata scala territoriale per consentire la copertura dei costi tramite tariffa.
Si tratta di un criterio funzionale sia alle economie di scala che alla dimensione ambientale del ciclo delle acque nei bacini idrografici.
Anche la scelta della tariffa è una scelta di politica ambientale ancor prima che economica: l’acqua è una risorsa preziosa che non deve mai essere sprecata.
Va espresso quindi un NO all’abrogazione proposta con i due quesiti sulle norme in materia di servizi e pubblici e tariffa del servizio idrico.
COSA PROPONIAMO
Per superare lo stato di impasse che da anni ormai ha bloccato il
processo di riforma dei servizi idrici proponiamo:
1.. di riaffermare la scelta della tariffa come strumento di
tutela ambientale (garantendo tramite interventi di sicurezza sociale l’accesso
al servizio da parte di fasce sociali in condizioni di difficoltà)
2.. di completare il processo di affidamento del servizio in
ambiti territoriali funzionali, a gestori dotati di adeguate capacità
gestionali
3.. di rafforzare la capacità di regolazione (indirizzo e
controllo) della pubblica amministrazione, a partire dai comuni degli ambiti
territoriali con un più forte ruolo delle Regioni e dello Stato, nei
confronti delle aziende affidatarie del servizio.
4.. che venga istituita un’Autorità garante sull’Acqua, così come
ne abbiamo una sul gas, i servizi elettrici, la concorrenza. Un’autorità che
vigili su prezzi e qualità dei servizi contribuendo così al corretto uso e
alla tutela della risorsa acqua.
__________________________________________________________
Risponde, Vito De Russis
Fine anni sessanta del XX secolo. La vita sociale italiana era incasinata da ricorrenti attentati e, nei luoghi di produzione e lavoro, da un aumento della prepotenza dei padroni. L'autunno caldo del '69 (contemporanea
scadenza/ rinnovo di molti importanti contratti di lavoro) e la bomba di piazza Fontana di Milano prepararono il terreno per la semina del nucleare. Sbandierando questo tema "accontentarono" i sindacati istituzionali nel riprendersi il "potere sindacale" attraverso la legge (300, 20 maggio 1970, nota come "Statuto dei lavoratori"). In quel casino/disorientamento viene attivata la lotta contro il nucleare a Montalto di Castro (1971). Cosa rispondevano quelli tipo gli odierni "Amici della Terra Italia onlus"? Che il nucleare lo avrebbero messo nei giardini delle loro ville. Quale fu la nostra risposta? Intensificammo e proseguimmo la lotta fino al 26 aprile 1986 (Cernobyl) per ripartire immediatamente e più determinati fino alla chiusura dei 3 referendum contro il nucleare (8-9 novembre 1987, circa l'80% SI ed il resto NO). L'acqua è un bene comune dell'umanità. Alcuni vogliono gestire questo bene comune perchè è una fonte di ricchezza personale. Non si capisce perchè se la gestione è privata questi ci guadagnano tanto;se non è privata, il gestore pubblico ci rimette. Nel letame nascono i fiori, non nei diamanti. Gli "Amici della Terra Italia Onlus" hanno i loro amici.Noi dobbiamo intensificare la lotta.
Cordialmente.
Vito
________________________________________________Ribatte Otello Martini
Caro Vito, sono perfettamente d'accordo!
E che dire poi di Bersani, che il 23 si Aprile scorso teorizzava NO ai referendum sull'acqua?
A Bersani NON piace sapere, che la gente desidera esprimersi liberamente e democraticamente, a Bersani non piace lo strumento del Referendum ...
http://www.unita.it/italia/pd-no-al-referendum-sull-039-acqua-laquo-legge-con-un-milione-di-firma-raquo-1.36669
Cordialmente da Otello
Sentite cosa vanno in giro a dire costoro ...
Che ne pensate?
Otello._____________________________________________________________
Perché due NO degli Amici della Terra ai referendum sull’acqua
Documento approvato dal Consiglio nazionale degli Amici della Terra
(Aprile 2011)
http://www.amicidellaterra.it
Il primo quesito: la “privatizzazione” recita: «Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la
perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.
325 del 2010 della Corte costituzionale?»
Nella sostanza si chiede di abrogare un lungo articolo sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, con cui la cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua ha ben poco a che fare. Infatti, lo stesso articolo ribadisce che, oltre all’acqua (che è e resta un bene pubblico), anche tutti gli impianti di trattamento (depuratori, fognature, tubazioni, impianti per rendere potabile l’acqua)
sono e restano pubblici.
Dunque la legge riserva al settore pubblico la proprietà ed il governo esclusivi delle risorse idriche. Resta la gestione che, afferma l’articolo, può essere affidata anche a soggetti privati. Infatti i proprietari delle
reti, che sono e restano i Comuni, (aggregati negli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali) possono affidare, con gara ad evidenza pubblica, la gestione dei servizi idrici (e solo dei servizi) a società private, miste
pubblico/private, o a società interamente pubbliche, se le condizioni del territorio lo richiedano.
Col referendum ci si propone di eliminare questa possibilità di scelta e di tornare (o rimanere) obbligatoriamente alla gestione pubblica. La risposta non può che essere NO
Il secondo quesito “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma” è falso fin dal titolo. Vediamo perché.
Il testo del quesito referendario è :«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”,
limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?
Le sette parole che il quesito chiede di abrogare sono all’interno di un comma molto più complesso, anche per la determinazione della tariffa, che nella sua interezza suona così:
“La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.”
Dunque, la remunerazione del capitale investito non è che uno fra 10 criteri di cui tener conto nel definire il corrispettivo del servizio. A che serve? Oggi, se l’ente locale vuole, può ricevere un prestito per investire sulla risorsa acqua. Se venisse eliminato il criterio della remunerazione, chi mai presterebbe del denaro? Quindi, anche in questo caso, la nostra risposta è NO, non vogliamo abolire un articolo di puro buonsenso.
I quesiti referendari sono demagogici ed inesatti fin dalla formulazione ma sollevano comunque un problema serissimo
Lo stato delle acque è uno dei migliori indicatori della salute degli ecosistemi, e della capacità dell’uomo di saper vivere nel proprio territorio senza comprometterlo. La diffusione dell’inquinamento e del sovra sfruttamento di acque superficiali e sotterranee mettono in evidenza il ritardo della politica ambientale del Paese, situazione che danneggia valori ambientali, sociali ed economici fondamentali per la nostra vita. E’
inderogabile assicurare un uso corretto della risorsa idrica rendendo sostenibili i prelievi a fini civili, agricoli e industriali, anche tramite la diffusione delle tecnologie più efficienti nelle diverse tipologie di consumo. E’ al contempo indispensabile che siano adottate tutte le misure, a partire da quelle di carattere preventivo, nei processi di consumo e produttivi, per finire con quelle per la depurazione alla fine del ciclo di uso, in modo da garantire il recupero di un elevato stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee del Paese.
Una quota rilevante delle acque utilizzate, prevalentemente per gli usi civili ma anche per attività economiche, passa ed è regolato dal cosiddetto ciclo integrato dei servizi idrici (captazione, adduzione,
potabilizzazione, distribuzione, fognatura e depurazione). Una buona parte degli obiettivi di tutela ambientale delle acque dipende dagli investimenti per colmare il deficit depurativo e per un efficace funzionamento del ciclo integrato dei servizi idrici.
In questo comparto degli usi delle acque sono indissolubilmente connesse due dimensioni: quella di assicurare gli usi civili in termini di servizio pubblico di carattere universale, che deve essere assicurato a
condizioni di equità; quella di conseguire gli obiettivi di tutela delle acque e dei corpi idrici coinvolti dal ciclo integrato dei servizi idrici.
La comunicazione che concerne i quesiti referendari ha banalizzato due tifoserie e schieramenti opposti tra fan del privato e pasdaran del pubblico. Nella realtà, la questione non si presenta in questi termini.
L’Italia dell’acqua è un Paese a macchia di leopardo: abbiamo aree dove vi è molta acqua e dove ve n’è poca, dove si depura e dove no, dove si paga e dove non si paga o si elude. Tutto ciò avviene indipendentemente dalla gestione pubblica o privata dei servizi. L’unico elemento comune è che
la continua modifica del quadro normativo nazionale e delle diverse Regioni, negli ultimi anni, non ha fatto altro che complicare la situazione e l’organizzazione delle società di gestione dei servizi idrici.
Noi non pensiamo che l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, possa rappresentare l’unica soluzione ai problemi strutturali dei diversi sistemi idrici italiani: il mercato non ha poteri taumaturgici sui problemi articolati e complessi. Più che di gestione pubblica, privata o mista, gli amministratori e i cittadini dovrebbero riflettere sui criteri adatti a garantire la qualità, la sostenibilità ambientale e l’equità dei servizi idrici integrati.
E’ necessario riaffermare la validità dei cardini del processo di riforma del settore dei servizi idrici, essenziale per raggiungere gli obiettivi di tutela della acque, avviata nel nostro Paese con la legge Galli nel 1994: gestione integrata del servizio ad un’adeguata scala territoriale per consentire la copertura dei costi tramite tariffa.
Si tratta di un criterio funzionale sia alle economie di scala che alla dimensione ambientale del ciclo delle acque nei bacini idrografici.
Anche la scelta della tariffa è una scelta di politica ambientale ancor prima che economica: l’acqua è una risorsa preziosa che non deve mai essere sprecata.
Va espresso quindi un NO all’abrogazione proposta con i due quesiti sulle norme in materia di servizi e pubblici e tariffa del servizio idrico.
COSA PROPONIAMO
Per superare lo stato di impasse che da anni ormai ha bloccato il
processo di riforma dei servizi idrici proponiamo:
1.. di riaffermare la scelta della tariffa come strumento di
tutela ambientale (garantendo tramite interventi di sicurezza sociale l’accesso
al servizio da parte di fasce sociali in condizioni di difficoltà)
2.. di completare il processo di affidamento del servizio in
ambiti territoriali funzionali, a gestori dotati di adeguate capacità
gestionali
3.. di rafforzare la capacità di regolazione (indirizzo e
controllo) della pubblica amministrazione, a partire dai comuni degli ambiti
territoriali con un più forte ruolo delle Regioni e dello Stato, nei
confronti delle aziende affidatarie del servizio.
4.. che venga istituita un’Autorità garante sull’Acqua, così come
ne abbiamo una sul gas, i servizi elettrici, la concorrenza. Un’autorità che
vigili su prezzi e qualità dei servizi contribuendo così al corretto uso e
alla tutela della risorsa acqua.
__________________________________________________________
Risponde, Vito De Russis
Fine anni sessanta del XX secolo. La vita sociale italiana era incasinata da ricorrenti attentati e, nei luoghi di produzione e lavoro, da un aumento della prepotenza dei padroni. L'autunno caldo del '69 (contemporanea
scadenza/ rinnovo di molti importanti contratti di lavoro) e la bomba di piazza Fontana di Milano prepararono il terreno per la semina del nucleare. Sbandierando questo tema "accontentarono" i sindacati istituzionali nel riprendersi il "potere sindacale" attraverso la legge (300, 20 maggio 1970, nota come "Statuto dei lavoratori"). In quel casino/disorientamento viene attivata la lotta contro il nucleare a Montalto di Castro (1971). Cosa rispondevano quelli tipo gli odierni "Amici della Terra Italia onlus"? Che il nucleare lo avrebbero messo nei giardini delle loro ville. Quale fu la nostra risposta? Intensificammo e proseguimmo la lotta fino al 26 aprile 1986 (Cernobyl) per ripartire immediatamente e più determinati fino alla chiusura dei 3 referendum contro il nucleare (8-9 novembre 1987, circa l'80% SI ed il resto NO). L'acqua è un bene comune dell'umanità. Alcuni vogliono gestire questo bene comune perchè è una fonte di ricchezza personale. Non si capisce perchè se la gestione è privata questi ci guadagnano tanto;se non è privata, il gestore pubblico ci rimette. Nel letame nascono i fiori, non nei diamanti. Gli "Amici della Terra Italia Onlus" hanno i loro amici.Noi dobbiamo intensificare la lotta.
Cordialmente.
Vito
________________________________________________Ribatte Otello Martini
Caro Vito, sono perfettamente d'accordo!
E che dire poi di Bersani, che il 23 si Aprile scorso teorizzava NO ai referendum sull'acqua?
A Bersani NON piace sapere, che la gente desidera esprimersi liberamente e democraticamente, a Bersani non piace lo strumento del Referendum ...
http://www.unita.it/italia/pd-no-al-referendum-sull-039-acqua-laquo-legge-con-un-milione-di-firma-raquo-1.36669
Cordialmente da Otello
Accerchiamo gli "ACCATTONI" di Confindustria
Luciano Granieri
Foto: Mapi Trevisani
Musica "Il tempo della crisi" Modena City Ramblers
Editing: Luc Girello
I poteri forti sono assediati. Lo dimostra quanto è accaduto a Bergamo, dove i padroni si erano riuniti sabato scorso a sparare cazzate. Dire che l’Italia ha bisogno di crescere e nello stesso tempo continuare a togliere soldi dalle tasche dei lavoratori è una cazzata. O basta che a crescere siano i conti in banca dei signori padroni a capo di multinazionali, grandi fruitori di capitali pubblici da giocarsi in borsa in barba ai lavoratori? O ancora si misura la crescita in funzione dell’arricchimento di manager tagliatori di teste che si spartiscono cospicui dividendi e milionarie liquidazioni dopo aver fatto danni e continuare a fare danni da un’azienda all’altra? I comunisti (Rifondazione Carc e Alternativa Comunista) del nord Italia hanno detto. BASTA. HANNO MANIFESTATO PRESSO IL LUOGO DOVE SI SVOLGEVA LA RIUNIONE DEGLI ACCATTONI. Ovviamente sono stati tenuti a debita a distanza dalle forze dell’ordine perché è da delinquenti disturbare Marcegaglia e soci mentre studiano altre ricette...”purga” ai danni dei lavoratori. Signori i VERI DELINQUENTI STAVANO DENTRO , si sono permessi di applaudire Harald Espenhahn,l’amministratore delegato di Thyssenkrupp Italia condannato a 16 anni e mezzo per la morte dei sette operai nell’acciaieria di Torino nel dicembre 2007. Il cinismo capitalista non ha più limiti. E’ ora che si esiga una società senza senza questi loschi figuri. Bene hanno fatto i compagni del nord a protestare.
Foto: Mapi Trevisani
Musica "Il tempo della crisi" Modena City Ramblers
Editing: Luc Girello
La festa della ricotta
Luciano Granieri
IL 9 MAGGIO 1978 Peppino Impastato veniva trucidato dagli scagnozzi di Tano Badalamenti “Tano seduto”. Anche se con un giorno di ritardo noi di Aut non potevamo non ricordare Peppino. Indegnamente usiamo il nome della sua Radio “aut” che stava per “Autonomia operaia” . Di Radio Aut cerchiamo di prendere l’ironia, e la fermezza nel denunciare gli abusi sul territorio e l’illegalità, nelle due sue forme : l’illegalità illegale e la illegalità legale. Quest’ultima è quella più pericolosa perché contempla il sottomettersi DELLA LEGGE a pratiche MAFIOSE. La compravendita di deputati, lo scudo fiscale, il tentativo di scippare al voto del popolo sovrano i quesiti referendari, la legge elettorale “porcata”. Questi sono solo alcuni esempi di illegalità legalizzata. Cerchiamo di redigere il nostro blog “CON LE IDEE E IL CORAGGIO DI PEPPINO anche se indubbiamente ci manca molto del suo coraggio . Tante sono le parole che si spendono e si sono spese per ricordare Peppino. Noi in questo triste 10 maggio 2011 preferiamo non aggiungere altri discorsi , volgiamo ricordarlo in una delle sue trasmissioni. Non c’è miglior modo di celebrare Peppino, riascoltando proprio Peppino. Dunque mettiamoci comodi e ascoltiamoci da Radio Aut del 21 aprile 1978 la trasmissione “Onda Pazza” titolo della puntata “LA FESTA DELLA RICOTTA” “La registrazione è un piccolo capolavoro artistico. Organizzammo questa trasmissione portando in studio pane, olive e un litro di vino-ricorda Salvo Vitale amico di Peppino - alla fine Peppino risentì la registrazione per ben tre volte, divertendosi moltissimo”. La festa è ricostruita con molta fantasia e con adeguati brani musicali. La parte iniziale ripropone le fasi della festa, dalla mungitura, alla bollitura, alla distribuzione gratuita della ricotta. Si passano in rassegna tutti gli esemplari più in vista di Mafiopoli e come al solito la figura e il prestigio di don Tano escono polverizzati.”
Nelle clip che seguono abbiamo diviso in tre parti la trasmissione. Ponete attenzione alle parole più che alle foto.
lunedì 9 maggio 2011
Sindrome da "PORACCISMO"
Luciano Granieri
![]() |
| Lazio fans with a swastika flag. |
Il "poraccismo" è una brutta malattia. Provoca rosicamento, rodimento di fegato. Chi è affetto da poraccismo nasconde la sua inferiorità straparlando e commettendo azioni inconsulte . Il virus, secondo uno studio storico epidemiologico risale all’epoca del fascismo. Infatti il regime parteggiava per la Lazio, anche se la Roma era nata nel ' 27. Erano per la Lazio, i figli di Mussolini, il console generale della Milizia Vaccaro che era anche presidente del Coni. Come è noto sia il duce che i suoi eredi, straparlavano e commettevano azioni inconsulte. Purtroppo, a parte alcune eccezioni, il virus del poraccismo dal ventennio si è diffuso ai giorni nostri contagiando tutti i "lazziali". Oltre ai tifosi il poraccismo coglie inevitabilmete i giocatori "lazziali". Il giocatore" lazziale" Mauro Matias Zarate, qualche tempo fa riferendosi al capitano della Roma Francesco Totti disse:” Totti è finito, parla molto ma è già finito”. E’ del tutto evidente che questa frase è tipica di un soggetto affetto da grave sindrome di poraccismo. Esami clinici effettuati nel corso delle partite di Roma e Lazzio contro l’Udinese dimostrano senza ombra di dubbio la differenza fra il PORACCIO Zarate e il CAPITANO Totti. Le condizioni per l’esperimento sono le stesse. Luogo: Udine, portiere Andanovich della locale squadra dell’Udinese. Oggetto dell’esperimento “ER CUCCHIAIO” . Il video dimostra senza alcuna ombra di dubbio la differenza fra il PORACCIO e IL CAPITANO.
Buona Visione.
domenica 8 maggio 2011
Il vero video di OSAMA BIN LADEN VIVO
a cura di Luciano Granieri
Traduzione:
Anche a noi, piccolo blog popolare di quartiere , ogni tanto riescono degli scoop di rilevanza mondiale. Grazie ad alcuni nostri inviati , dei quali mai riveleremmo il nome , infiltratisi segretamente in alCIAida (si avete letto bene non al queda ma alCIAida) e nelle cellule massoniche degli "ILLUMINATI" siamo riusciti ad entrare in contatto con l'agente Abdullah 1408Hariri (nome in codice) che ci ha fornito il video che segue. Si vede Osama ancora vivo e vegeto che farnetica di una possibile terza guerra mondiale che avverrà in estate. Dunque risulta evidente che la notizia dell'uccisione dello sceicco del terrore è UNA BUFALA COLOSSALE un False Flag, come si dice in gergo.
L'Agente Abdullah 1408Hariri accompagna il video con una breve descrizione. STRABUZZATE GLI OCCHI. E APPIZZATE LE ORECCHIE.
_____________________________________________________
Cari compagni , Osama Bin Laden è ancora vivo e vegeto e si è rivoltato verso gli Illuminati e alCIAida. Raccomanda all’opinione pubblica americana di prepararsi per un attacco depistante (attacco false flag): la terza guerra mondiale imminente di questa estate! Osama dice fare scorta di cibo, acqua e beni di prima necessità! Osama è stanco di essere incolpato per la strage dell’ 11 settembre ... Dice che 9/11 è stato un complotto di alCIAda organizzato da Bush, Cheney e Rumsfeld, e non dai poveri uomini arabi che pascolano capre e pecore in Medio Oriente. Osama farà ulteriori dichiarazioni in futuro ... rimanete sintonizzati.
Traduzione:
Salve amici miei, qui è Osama Bin. Sono qui per informarvi che non lavoro più per alCIAida . Sono ancora vivo e vorrei farvi sapere che è necessario fare scorta di cibo e acqua perchè dovremmo sferrare un devastante attacco di depistaggio (false flag attack) a breve termine . Potreste chiedermi perche sto rivelando queste cose? Perchè gli illuminati non mi considerano più. Mi hanno già ucciso nove volte e mi sto strancando di vedere mie foto false sui giornali . Quindi miei cari amici americani non credete a nulla di ciò che il governo americano vi dice sull’11 settembre. Quello fu un complotto in cui io non c’entro nulla. alCIAida mi ha promesso soldi per organizzare un attentato ferroviario ma sono malato e stanco....e non mi va di seguire il delirio degli americani
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