Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 28 giugno 2011

INIZIA LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE CONTRO L'ESPULSIONE DA USB DI FABIANA STEFANONI

Il Coordinamento nazionale di Unire le lotte - Area Classista Usb


Potete leggere qui sotto l'appello per il reintegro di Fabiana Stefanoni nel suo sindacato Usb, con l'elenco dei primi firmatari.
Chiediamo a tutti i lavoratori, gli attivisti sindacali (ovunque collocati), i precari, gli studenti di mandare la loro adesione all'appello all'indirizzo
unirelelotte@sindacatodiclasse.org, indicando nome, cognome, città, lavoro, eventuale sindacato di appartenenza.
Chiediamo a tutti di far girare questo appello, di pubblicarlo su siti, blog, pagine facebook.
Sul sito
www.sindacatodiclasse.org è possibile scaricare i moduli per raccogliere le firme. L'elenco aggiornato delle firme sarà pubblicato periodicamente sul nostro sito.
Stiamo già ricevendo comunicati di solidarietà di strutture sindacali, organizzazioni, collettivi, comitati di lotta (a breve li pubblicheremo sul sito). L'indirizzo a cui mandarli è lo stesso:
unirelelotte@sindacatodiclasse.org.
Sono già centinaia le mail di solidarietà a Fabiana Stefanoni che sono arrivate. Per questo non siamo ancora riusciti a rispondere a tutti ma lo faremo nei prossimi giorni. Tra le prime firme arrivate anche diverse dall'estero: dirigenti dei sindacati di base spagnoli, operai in lotta da Madrid a Barcellona, sindacalisti britannici, dirigenti delle lotte dei minatori peruviani, ecc.
Un ringraziamento a tutti per il sostegno.


SOLIDARIETA' A FABIANA STEFANONI
CONTRO LA SUA ESPULSIONE DA USB
PER LA DEMOCRAZIA SINDACALE
appello di attivisti di sindacati e movimenti, comitati di lotta, lavoratori, giovani

Noi, attivisti in differenti sindacati o movimenti, lavoratori e giovani impegnati nelle lotte politiche e sociali, manifestiamo la nostra solidarietà a Fabiana Stefanoni, espulsa dal suo sindacato, Usb.
Fabiana Stefanoni è da anni in prima fila nelle lotte sindacali, sociali e politiche per la difesa degli interessi dei lavoratori. E' una insegnante precaria che, esponendosi alle ritorsioni sul suo luogo di lavoro, ha svolto un ruolo importante nelle mobilitazioni dei precari della scuola contro le politiche della Gelmini, coordinando il Coordinamento Precari della Scuola di Modena che ha dato vita a un'importante lotta di rilievo nazionale.
I motivi formali dell'espulsione (peraltro comunicata con raccomandata, senza nemmeno ascoltare prima le ragioni della compagna) appaiono assurdi: non si espelle da un sindacato un lavoratore perché partecipa a uno sciopero in difesa degli immigrati (solo perché indetto da sindacati diversi dal proprio) o perché si adopera nella sua città per cercare una sede che ospiti anche il proprio sindacato (solo perché in assenza di una formale autorizzazione dai vertici).
Evidentemente altri devono essere i motivi reali dell'espulsione. Certo è che la compagna esprime in Usb una linea in dissenso con quella dell'Esecutivo del sindacato, essendo coordinatrice di Unire le lotte - area classista in Usb, minoranza interna favorevole all'unificazione delle lotte di tutti i lavoratori.
La nostra protesta contro questa espulsione e la solidarietà che esprimiamo alla precaria Fabiana Stefanoni prescindono da ogni considerazione sul merito delle sue posizioni sindacali, che alcuni di noi condividono e altri no. Infatti, al di là delle opinioni specifiche, riteniamo grave che un sindacato - qualunque sindacato voglia rappresentare le lotte dei lavoratori - espella dalle proprie file una lavoratrice in lotta. Noi tutti pensiamo, al di là delle rispettive collocazioni, che in ogni sindacato dei lavoratori vada rispettato il diritto dei lavoratori ad esprimere liberamente le proprie opinioni e proposte. La democrazia sindacale è un bene che va tutelato da tutti e in ogni luogo.
Pertanto noi sottoscritti chiediamo che l'espulsione sia annullata e che Fabiana Stefanoni venga reintegrata nel suo sindacato.

primi firmatari dall'Italia
Patrizia Cammarata - Usb Vicenza, Rsu Comune di Vicenza
Maria Teresa Turetta - Resp. Enti Locali Usb Vicenza
Vincenzo Laschera - Università di Verona, Esecutivo regionale Usb Veneto
Valerio Fioravanti - Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Usb
Emanuele Pezzi - operaio Marcegaglia, Esecutivo prov. Usb Privato Cremona
Elvis Fischetti - operaio Fiat, Rsu Ferrari Modena
Paolo Ventrella - operaio Fiat, Rsu Ferrari Modena
Massimo Lettieri - delegato lavoratori cassintegrati della Maflow, segretario prov. FLMUniti-Cub Milano
Fabrizio Portaluri - operaio Pirelli, Direttivo nazionale Allca-Cub
Cosimo Scarinzi - Coordinatore nazionale Cub
Moustapha Wagne - membro della Segreteria del Comitato Immigrati in Italia
Tahar Sellami - membro della Segreteria del Comitato Immigrati in Italia
Aldo Milani - Coordinatore nazionale Si.Cobas
Orietta Totti - Coordinamento regionale Sanità Usb Veneto
Stefano Capello - Coordinatore regionale Cub Piemonte
Gianfranco Maser - Esecutivo prov. Usb Latina, Coordinamento regionale settore igiene ambientale Usb Lazio
Stefano Micheletti - Cobas Scuola Venezia
Francesco Carbonara - Fiom Cgil, direttivo aziendale OM Bari
Stefano Bonomi - Coordinamento provinciale Usb Bergamo
Corrado Papagno - Segreteria nazionale Allca-Cub, delegato Rsu
Vincenzo Pecorella - Coordinatore FLMUniti-Cub Bari
Marcello Scialpi - Rsa Cobas All Service Nardò, Lecce
Mauro Mongelli - Cobas Telecom Bari
Massimiliano Dancelli - Fiom Cgil Cremona
Potito Aliani - Rsu Fiom Cgil Treviso
Giampiero Vergata - dipendente comunale, Slai Cobas Milano
Coordinamento Migranti Verona
Emilio Danieli - portavoce Comitato operai contro l'amianto, Latina
Rocco Panico - Comitato di lotta lavoratori Adelchi, Lecce

primi firmatari dall'estero
Angel Luis Parras - membro Commissione intercategoriale Cobas, Madrid, Spagna
Narcisa Pijal - presidente ATRAIE, Associazione dei Lavoratori Immigrati di Spagna
Rony Cueto - segretario generale Minatori della Shougang, Perù
Pedro Condori Laurante - segretario generale Minatori di Casapalca, Perù
Rosa Torres Sastre - Comitato di fabbrica Ups Vallecaas, Cobas, Spagna
Guillerma Silva - Comitato di fabbrica Magneti Marelli, CCOO (Comisiones Obreras), Spagna
Roman Rustichelli - Comitato di fabbrica Tmb (Trasporti Urbani Barcellona), Cgt, Spagna
Martin Ralph - vicepresidente Liverpool Tuc, Università di Liverpool, Gran Bretagna
Carlos Paredes - segretario generale Sindacato Tessili San Cristobal, Perù
Enrique Pirobe Cañas - Comitato di fabbrica Valoriza S.A., Cgt, Spagna
Alfonso Araque - Corrente Sindacale dell'Azienda Municipale dei Trasporti (Emt), Spagna
Juan Carlos Pérez - Comitato di fabbrica Altair Impresia Iberica, Spagna
Fulgencio Ruiz H.- segretario generale Fedederazione Lavoratori Disoccupati e dei Campesinos sin Tierra, Arequipa, Perù
Peter Windeler - delegato al Congresso Nazionale Nut, Gran Bretagna
Lidia Giron Mejia - segretaria generale sindacato Hospital H., Unanue, Perù
Antolín Huáscar Flores - presidente Conf. Nazionale Agraria, Perù
Paul Humphreys - Unite Branch Liverpool, delegato del Liverpool Tuc, Gran Bretagna

Prima mi hanno sparato, poi mi chiedono di pagare per il piacere di aver fatto da bersaglio

Matan Kohen



My name is Matan Kohen. Four years ago I attended a demonstration in the Palestinian village of Beit Sira. I joined the residents of the village who were protesting the construction of Israel's separation wall on their lands. On each occasion that we went out to protest, we were attacked by the Israeli army. Soldiers beat us, arrested us, and shot at us, but the people of the village refused to give up their fight. It was on one such demonstration on Feb 24, 2006, that a border policeman shot a rubber bullet into my left eye. http://bit.ly/a7Ap6c .

My recovery was long and painful and I was left with permanent damage to my vision. Throughout the process I hoped that the soldier who shot me would be held responsible and that the army would be forced to compensate me. Instead, the soldier was not prosecuted. When I sued the Ministry of Defense, the judge decided that not only will I not be compensated, but I that I would be forced to pay for the cost of the trial. The end result is that for the pleasure of being shot by the army, I am required to pay approximately 100,000 shekels -- or about $29,000.

I have taken my case to the Israeli Supreme Court with the hope of overturning the lower court's decision. I am asking for your help in paying the outstanding court expenses and the additional costs of litigating the case. If you can help with the cost of the case, please contribute here:
http://www.awalls.org/donations

In thanks and solidarity,
Matan

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Caro Luciano,
 il mio nome è Matan Kohen. Quattro anni fa ho partecipato ad una manifestazione nel villggio palestinese  di Beit Sira. Mi sono unito alla abitanti del villaggio che stavano protestando contro la costruzione del muro di separazione israeliano sulle loro terre. Ogni volta che loro uscivano per protestare erano assaliti dall’esercito israeliano. I soldati ci hanno picchiato, arrestato, sparato ma gli abitanti del villaggio si rifiutarono di cedere nella loro lotta . E’ stato nel corso di una di queste manifestazioni il 24 febbraio 2006 che un poliziotto di confine mi ha sparato colpendomi all’ occhio sinistro  con un proiettile di plastica . Il mio ricovero  in ospedale è stato lungo e pieno di dolore  ed è rimasto un danno permanente alla mia vista  Nel corso di tutto il processo, sperai che il soldato che mi aveva colpito fosse riconosciuto colpevole  e che l’esercito lo costringesse a risarcismi. Invece il soldato non fu perseguito. Quando ho citato in giudizio il Minstero della difesa il giudice ha sentenziato che non solo non sarei stato risarcito ma che avrei dovuto pagare le spese processuali. Il risultato finale è  stato che per il piacere di  essere diventato  bersaglio dell’esercito  mi è stato richiesto di pagare approssitavamente 100.000 shekels  oppure circa 29.000 dollari  Ho fatto ricorso alla Corte suprema di Israele con la speranza  che questa potesse roveciare la sentenza emessa dal tribunale di grado inferiore. Chiedo il vostro aiuto per il pagamento delle ingenti spese  e dei costi aggiuntvi inerenti al processo . Se  vorrete aiutarmi a coprire i costi del caso potrete contribuire cliccando qui


In ringraziamenti e solidarietà
Matan

A Gaza nonostante tutto

European campaign to lift the siege on Gaza

Sospettato di collegamento ai servizi segreti sionisti del “Mossad” il tentativo di sabotaggio  operato lunedì scorso su una nave della Freedom Flottilla 2  ancorata in un porto greco, poco prima che salpasse verso la striscia di Gaza. E’ il quinto tentativo consecutivo. Lo afferma in una nota stampa Said Rami Abdo membro della “ Campagna europea per rimuovere l'assedio  a Gaza ". Sconosciuti  hanno sabotato il motore di una nave europea della flotta. Le squadre addette alla manutenzione stanno lavorando   per riparare il guasto, operazione che richiederà almeno due giorni.   Nella stessa nota Said  Rami Abdo denuncia l’assalto e l’incitamento al boicottaggio da parte di Israele contro le navi che compongono la flotta. (Un esempio sono le difficoltà arrecate in Egitto sulle navi in partenza e in ritorno dalla striscia di Gaza) ed esorta la comunità internazionale a  fermare la pirateria del sionismo. L’esponente della "Campagna europea per rimuovere l'assedio a  Gaza" puntualizza come la Grecia subisca pressione enormi  da parte di Israele in ordine al blocco della partenza della Freedom Flottilla2. Le autorità greche hanno risposto creando notevoli  difficoltà alla gestione amministrativa della spedizione allo scopo di impedire o ritardare la partenza della Freedom Flottilla 2.  Hanno esercitato   pressioni su due compagnie assicurative affinché si rifiutassero di assicurare  le navi. Israele ha annunciato che utilizzerà ogni mezzo volto ad impedire l’accesso delle navi nella  striscia di Gaza, anche l’uso della forza come già accaduto alla precedente spedizione della Freedom Flottilla, in cui a seguito dell’assalto dell’esercito israeliano persero la vita nove attivisti, E’ interessante notare che “Campagna europea per rimuovere l'assedio  a Gaza” ,uno dei movimenti più importanti che parteciperà alla spedizione, assicura che verrà adottata ogni tipo di resistenza contro i tentativi di fermare la flottilla e che l’obbiettivo di attraccare a Gaza per portare gli aiuti  umanitari al popolo Palestinese, verrà raggiunto nonostante le , minacce del sionismo nascente.

lunedì 27 giugno 2011

VAL DI SUSA: NON FINISCE QUI!

di Stefano Bonomi
(di ritorno dal presidio No Tav)


Ora e sempre resistenza. E’ questa l’aria che si respira nei comitati No Tav della Val di Susa. Da domenica la lotta contro l’avvio dei lavori della Tav si è fatta dura, anzi durissima. I lavoratori e i giovani della Val di Susa, con il prezioso supporto di simpatizzanti solidali giunti da tutta Italia, non hanno intenzione di arrendersi: il pesante dispiegamento di forze repressive (polizia ed esercito) da parte del governo non ha intimorito i manifestanti, nonostante le pesanti cariche e il lancio di lacrimogeni.
Le giornate di sabato e domenica sono state giornate di mobilitazione generale, in vista dell’annunciato avvio dei lavori. Domenica sera una bella manifestazione, partita dalla stazione di Chiomonte, ha fatto sentire la determinazione a resistere dei comitati No Tav. Come previsto, la mattina di lunedì è stata una mattina di duri scontri con la polizia, che è riuscita, ma non facilmente, a sgomberare il presidio del cantiere della Maddalena a suon di manganellate e lancio di lacrimogeni. I manifestanti hanno organizzato una dura resistenza, che ha saputo reggere lo scontro con migliaia di poliziotti in assetto antisommossa: è la dimostrazione che, con la lotta, i giovani e i lavoratori imparano l’arte dell’autodifesa proletaria. 
La protesta si è estesa anche nelle fabbriche del territorio, dove la Cub ha proclamato lo sciopero generale del privato. In molte fabbriche le Rsu si sono unite, spontaneamente, allo sciopero, esprimendo solidarietà ai manifestanti brutalmente sgomberati dal presidio. Alcuni manifestanti hanno bloccato le strade provinciali vicino al cantiere, dando vita a manifestazioni spontanee sostenute dalla popolazione locale. 
Mentre scriviamo, i manifestanti si sono radunati a Bussoleno, per organizzare le prossime tappe della mobilitazione. Gli scontri di questi giorni non sono una sconfitta: i lavoratori e i giovani No Tav della Val di Susa hanno imparato, una volta di più, a opporre alla violenza organizzata dello Stato borghese (forte di migliaia di agenti in assetto di guerra) l’organizzazione e la lotta ad oltranza. Dietro l’affare della Tav si celano gli interessi di un pugno di investitori che non esitano a distruggere l’ambiente per i propri guadagni miliardari, sostenuti ieri dal governo di centrosinistra ,  oggi dal governo delle destre. Ma, per questi signori, sarà düra! La lotta, in Val di Susa e non solo, continua.
 

Tav, dieci anni dopo Genova

Salvatore Cannavò

Non c’è niente da fare. Certi riflessi non scompaiono mai. A pochi giorni dal decennale del G8 di Genova 2001, quello in cui fu ucciso Carlo Giuliani, le forze di polizia hanno dato oggi un’altra prova della loro potenza manganellando i manifestanti della Val di Susa, attaccandoli con i lacrimogeni, cariche, getti d’acqua. E non è un caso se l’ex capo della Digos di Genova ai tempi del controvertice, Spartaco Mortola, sia stato appenna nominato dirigente del compartimento Polfer di Torino, nonostante una condanna in secondo grado, in particolare tre anni e 8 mesi per l'irruzione alla scuola Diaz e a un anno e due mesi per l'induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore di Genova Francesco Colucci. Mortola, del resto, era stato promosso Questore il 2 giugno scorso tra le proteste dei sindacati di polizia che chiedevano di attendere, almeno, l’esito del ricorso in Cassazione.
Ma, appunto, certi riflessi sono duri a morire. Le cariche di oggi rilegittimano quelle di ieri perché hanno lo stesso impulso. Di fronte a una protesta popolare, massiccia e pacifica che non lascia scampo, non lascia spazio alle falsificazioni – “la Tav è sicura” – e scoperchia gli affari e i profitti che si nascondono dietro l’opera, la risposta è di nuovo il manganello.
I manifestanti hanno appena detto di aver perso un round “ma non la guerra”. E dovrebbe sconfortare il fatto che siano costretti ad affrontare una “guerra” per difendere le proprie vite, il proprio territorio, il futuro dei propri figli. Una guerra dichiarata da un governo imbelle e inerme, incapace di fare alcunché, per le sue debolezze interne, ma ancora in grado di cercare coesione e compattezza caricando una manifestazione pacifica.
Ma, crediamo, lo sconforto non ci sarà. Gli abitanti della Val di Susa hanno dimostrato da anni di saper resistere e lo faranno ancora e forse li aiuterà il vento nuovo che si respira nel Paese. Resta da vedere, però, che faranno quelle forze politiche, come il Pd, che di questo vento intendono essere i depositari ma che in Piemonte spingono per la repressione. Qui non è più tempo di facile antiberlusconismo: dopo le vittorie alle amministrative, quella sui referendum, è tempo di dire con chi si sta. Con l’acqua pubblica o privata? Con Marchionne o con gli operai? Con i “no Tav” o con la polizia che li manganella? Fassino, Bersani, Veltroni e compagnia cantando questa scelta devono farla




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DOMANI DAVANTI ALLA PREFETTURA DI FROSINONE ALLE ORE 18,30
PRESIDIO SOLIDARIATA' NON TAV.

LO AVEVAMO DETTO CHE DI FRONTE AL VENTO NUOVO I MANGANELLI DAYS  SAREBBERO PROLIFERATI!!!!!!!

NON MANCATE

La redazione.

Ma si è mai visto un cowboy senza il cappello da cowboy?

Andrea Cristofaro

Luglio 2011, siamo ancora un partito. Ci chiamiamo ancora partito della rifondazione comunista, anche se ultimamente molti compagni all’interno del partito si stanno rassegnando ad usare il nome federazione della sinistra. Anche se i manifesti stampati dal partito hanno la sigla della federazione della sinistra. Anche se le feste del nostro partito sempre più spesso vengono denominate festa della fds e non più liberafesta. Anche se i comunicati il più delle volte sono fatti a nome della fds e non a nome del nostro partito. Siamo ancora un partito, ma stiamo facendo di tutto perché all’esterno nessuno se ne accorga. Anche dove gli altri soggetti della fds non esistono, anche dove esistiamo solo noi e solo il nostro partito ha circoli attivi, anche lì ci chiamiamo fds. Ma è questo il problema principale? Sicuramente questo è un grosso problema, perché sta contribuendo allo svuotamento dei nostri circoli. Ma non è l’unico problema. Il problema è la nostra collocazione. Mi spiego: non parlo della nostra collocazione fisica, quella dei militanti che sono sempre collocati nei luoghi di lotta e nelle vertenze. La base del partito è collocata lì dove deve essere collocata la base di un partito comunista, fra la gente e con la gente. Ma nel far questo i militanti incontrano difficoltà crescenti, perché spesso si ha l’impressione di essere fuori posto. Il motivo? Perché il partito, quello con la P maiuscola, quello delle persone che contano, le persone che sanno più di noi e che si comportano come gli adulti che quando fanno i discorsi seri chiudono i piccoli in un’altra stanza, insomma, i dirigenti: il Partito con la P maiuscola appunto, fa discorsi importanti con altri soggetti con la P maiuscola, chiudendo la base in un’altra stanza. E decide che la nostra collocazione deve essere si nei luoghi di lotta, dove giocano i piccoli, ma anche nelle stanze dei bottoni, dove i grandi fanno i loro discorsi seri che i piccoli non devono ascoltare. E così capita a volte che i bambini giocano agli indiani contro i cowboy e si ritrovano a fare oltre che la parte degli indiani anche quella dei cowboy. Questa per un bambino è una situazione paradossale che può creargli problemi seri nei confronti dei compagni di giochi. Inizia a non essere preso sul serio, e siccome i giochi dei bambini sono delle cose molto serie, chi non è preso sul serio non può più giocare. Oppure viene fatto giocare ma senza essere preso in considerazione. Non è bello per un bambino correre per un’ora in un campo di calcio, consumare tutte le energie, non avere più fiato dopo aver corso molto più degli altri bambini, e non aver mai toccato il pallone perché nessuno glielo ha passato. I giochi dei bambini sono cose serie, chi vi partecipa deve seguire le regole. O si è indiano o si è cowboy, non si può essere le due cose insieme. Ed anche se la politica non è seria come i giochi dei bambini, anche in politica se uno vuole fare l’indiano ed il cowboy allo stesso tempo viene emarginato e finisce per dover giocare da solo. Ci raccontano allora che in realtà noi siamo indiani, e i cowboy li facciamo per finta, cioè li facciamo, ma senza pistole. Come senza le pistole? Si è mai visto un cowboy senza le pistole? Come se uno pensasse ad un cowboy senza il cavallo. No, non si è mai visto. E’ fuori dalle regole: nei giochi da bambino nessuno farebbe giocare un cowboy senza pistole, ma come può venire in mente un’astrusità del genere? Certe assurdità possono venire in mente solo ai grandi, perché gli adulti non hanno fantasia, non sono seri, fanno le cose senza impegno, guardano sempre l’orologio, e quindi si inventano anche i cowboy senza pistole e magari i cowboy senza il cappello da cowboy. Ma come si fa a immaginare un cowboy senza il cappello da cowboy? I cowboy finti non esistono, ma loro se li inventano, e se obbligano i piccoli a giocare con i cowboy finti i piccoli si ribellano e alla fine non giocano più: se si gioca, o si gioca seriamente o non si gioca affatto, non si gioca mica per finta. Se uno deve giocare per finta allora tanto vale non giocare. E allora arriviamo al punto: abbiamo stabilito che i giochi dei bambini sono una cosa seria, con delle regole precise e ferree: quando i bambini giocano seguono queste regole, e non gli verrebbe mai in mente di cambiare le regole del gioco a gioco iniziato. Anzi, se a qualcuno viene in mente gli altri lo bloccano subito e fanno rispettare le regole. Se all’inizio del gioco i cowboy sono veri non possono diventare finti a metà gioco. Al massimo se uno fa la proposta di giocare a indiani veri e cowboy finti si deciderà insieme prima di ricominciare a giocare il giorno dopo. Invece quando i piccoli giocano con i grandi, devono stare sempre attenti a che i grandi non cambino le regole del gioco a gioco iniziato. Perché i grandi vogliono per forza vincere, e spesso per vincere più facilmente basta cambiare le regole. Io non so se Lenin conosceva la teoria dei cowboy finti e degli indiani veri, ma ogni volta che dico a qualche compagno dirigente che non si può giocare a cowboy finti perché prima si finisce di giocare, e poi si possono cambiare le regole per il gioco successivo, mi viene risposto di andare a leggere Lenin. Ora, io Lenin non l’ho letto granchè, e prima o poi andrò a cercare il suo scritto in cui parla dei cowboy senza le pistole o senza il cappello da cowboy, ma che cavolo, proprio lui, il grande Lenin, il teorico di una rivoluzione vera, proprio lui avrebbe inventato il cowboy senza cavallo? Però, a pensarci, anche se fosse vero non puoi dire ad un bambino questa cosa, no, non puoi dirgliela, perché se lo fai distruggi la sua voglia di giocare, lui smetterà di giocare ad indiani e cowboy e non giocherà più, o inizierà a fare giochi diversi, con compagnie diverse, e in luoghi diversi. E i grandi? Beh, i grandi una volta rimasti soli giocheranno fra loro ai cowboy finti, cambiando regole di continuo perché nessuno perda, ma poi si accorgeranno che se nessuno perde nessuno vince, e siccome loro vogliono vincere, allora cambieranno le regole per far vincere tutti, e così facendo, secondo la teoria di Lenin che che dice che se uno vince c’è qualcun altro che perde, allora nel momento stesso in cui vinceranno tutti si accorgeranno di aver contemporaneamente perso tutti. P.s. la teoria che “se uno vince c’è qualcuno che perde” non è di Lenin, non so se è di qualcuno, ma io sono sicuro che Lenin potendola leggere sarebbe stato completamente d’accordo.

domenica 26 giugno 2011

Tam tam in Val di Susa.

http://www.contropiano.org



Avvistate colonne di  blindati di polizia e carabinieri nelle valli vicine. I No Tav si preparano alla resistenza. Oggi fiaccolata fino a Chiomonte. L’allarme rosso percorre la Val di Susa e i luoghi circostanti. In diverse valli vicine sono state avvistate colonne di blindati di polizia e carabinieri mentre si avvicina la data dell’ultimatum per iniziare i lavori nei cantieri. Ma la gente della valle si prepara alla resistenza “con ogni mezzo necessario”. Una fiaccolata No Tav dalla stazione ferroviaria fino al presidio alla Maddalena di Chiomonte, da oltre un mese quartier generale degli oppositori alla Torino-Lione, si terra stasera.
Lo ha deciso l'assemblea dei movimenti No Tav che si e' riunita ieri pomeriggio al presidio della Maddalena dove nei prossimi giorni dovrebbe essere aperto il cantiere della galleria esplorativa per la futura linea ferroviaria ad Alta Velocità. L'assemblea del movimento No Tav ha anche invitato tutti i manifestanti a rimanere ''nella notte e nei giorni successivi'' perché si ha la netta impressione che il blitz militare per sgomberare le barricate dei No Tav sia imminente. Intanto sono salite a quasi 900 le persone e le personalità che hanno firmato l'appello promosso da un comitati che si oppongono ormai da anni alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.  Le adesioni raccolte da "Appello contro le forzature Pro Tav" sono 200 via email e 670 attraverso Facebook. "Ormai - dicono i promotori della raccolta di firme - si ragiona solo sui benefici che deriverebbero dai lavori di costruzione, quelli al comparto edilizio, non sulla necessità della linea. Si tratta di benefici presunti, del tutto ed esclusivamente finanziati dai contribuenti italiani e in minima parte europei". Il movimento  No Tav da tempo denuncia che "Il ragionamento su questi benefici è del tutto aleatorio, si cita uno studio non reperibile in Internet neanche sul sito di Transpadana che l'avrebbe finanziato, e comunque ci si basa sull'ipotesi sempre più improbabile che lo Stato italiano possa nei prossimi anni finanziare un'opera così palesemente non prioritaria". Ma ormai il tempo delle analisi e delle denunce sembra esaurito e i poteri forti a livello locale, nazionale, europeo vogliono solo schiacciare i movimenti sociali che gli si oppongono. L’allarme rosso in Val Di Susa è un allarme per tutti noi. Resistenza!!