"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Calma , non tradisca il titolo. A differenza di quanto si possa pensare, in questo post non volgiamo occuparci dell’ascolto delle intercettazioni telefoniche, tema che tormenta le notti del cavaliere Berlusconi e ultimamente anche del Presidente Napolitano, ma del’ascolto , o meglio dell’esercizio all’ascolto della musica jazz. Questo esercizio ha sempre affascinato gli appassionati, i quali possono apprezzare le differenzea volte notevoli che i musicisti pongono nell’esecuzione dello stesso pezzo nelle diverse occasioni in cui sono chiamati ad eseguirlo. E’ questa la potenza della musica jazz. Ogni musicista è sempre un compositore indipendentemente dal brano su cui si accinge ad improvvisare. Proviamo a fare insieme questo esercizio. Abbiamo scelto “All Blues” di Miles Davis. Il brano è uno dei cinque pezzi che compongono lo storico LP Kind of blue inciso da Miles Davis nel 1959. Per chiarire meglio la genesi di questo capolavoro giova ricordare che Miles Davis convocò in sala di registrazione jazzisti di diversaestrazione e linguaggio. Ai solidi Hard BoppersJulian Adderly, (sax alto) Paul Chambers (contrabbasso) James Cobb (batteria) Davis affiancò l’intellettuale e sofisticato pianismo di Bill Evans il cui lirismo era lontano dal linguaggio potente dell ‘ Hard Bop, ela genialità di John Coltrane (sax tenore) il cui stile stava già percorrendo sentieri del tutto nuovi proiettati verso il free che sarebbe arrivato un po’ di anni dopo. Per la cronaca della partita era anche un altro pianista, Wynton Kelly, che però non suona in All Blues. Il segreto perfare in modo che dei musicisti diversi come stile riuscissero a realizzare un capolavoro era semplice,lasciarli liberi di improvvisare.Miles Davis aveva concepito i brani di Kind of Blue solo poche ore prima di entrare in sala di registrazione. Ne aveva scarabocchiato qualche nota su un foglietto e sottoposto le scarne sequenze armoniche agli altri musicisti. Questidunque si ritrovaronoa suonare dei pezzi che non conoscevano e non avevano mai provato prima della seduta di registrazione.Il risultato fu cheogni singolo musicista, proprio nel momentoin cui suonava partecipava attivamente alla fase compositiva.“All Blues”, è un blues classico.Nella prima clip si ascolta proprio la versione tratta da Kind of Blue.L’atmosfera è molto particolare, ipnotica.La tromba di Miles , con la sordina annuncia il tema, sul sottofondo dei due sax , l’alto di Adderly e il tenore di Coltrane, che contribuiscono a creare un impasto sonoro prezioso. Le improvvisazionisi susseguono con un Miles che tira fuori dalla sua tromba sequenze armoniche struggenti,Julian Adderly, pur rinvigorendo il tono dell’improvvisazione, mantiene la pacatezza del progetto armonico, irrompe poi Coltrane, che offre un saggio delle sue immense capacità tecniche e snocciola arpeggi e sequenzerivoluzionarie per l’epoca,tracciando già la strada del nuovo linguaggio che si svilupperàanni dopo. Chiude Bill Evans con un assolo pregevolissimo, lirico, che riporta i toni del brano a quellaquiete riflessiva con cui era iniziato.
Seconda parte dell’esercizio.In questo frangente l’esecuzione di All Bluesrisale al 1964 in occasione di un concerto tenuto da Miles Davis alla New York’s Philarmonic Hall. Il gruppo è completamente diverso , si tratta del celebre quintetto che accompagneràDavis nel corso deglianni ’60 con la sola differenza che al posto di Shorter al sax tenorec’è George Coleman.In particolare al Pianoforte siede Herbie Hancock, la ritmica, straordinaria, vedeal contrabbasso Ron Carter e alla batteria un giovanissimo Tony Williams, completano il gruppo come già detto George Coleman la tenore e lo stesso Miles alla tromba. Rispetto alla prima esecuzione ci troviamo di fronte praticamente ad un altro brano. Il tema è sempre eseguito da Davis con la sordina ma ad una velocità tripla con degli effetti straordinari .L’attacco dell’assolo di Milesirrompe prepotente ed è un cazzotto nello stomaco , adifferenza del primo All Blues, qui l’improvvisazione si dipana con una sequenza di arpeggi rapidi, di note suonate su registri altissimi, rari per lo stile di Miles Davis, anche il contributo di Hancock al piano è molto più frenetico rispetto all’esecuzione di Bill Evans, ènotevolmente blusey, un momento crea tensione e il momento dopo la distrugge per ricrearne ancora. George Coleman evidentemente non è Coltrane però il suo assolo è virile, incisivo. Ma lo stravolgimento rispetto all’esecuzione del 1959 lo forniscono lo spettacolare drumming di Tony Williams ricco di soluzioni ritmiche sempre diverse e il motore pulsante delcontrabbasso di Ron Carter.
Terza parte siamo a Monaco in Germania nel 1992 , purtroppo Miles Davis è venuto a mancare da poco e il gruppo che tiene il concerto in suo onore è quasi lo stesso del 1964 con la differenza che al posto di Miles c’è talentuoso Wallace Roney e Wayne Shorter sostituisce Coleman al sax tenore, rimangono Hancock al pianoforte, Carter al contrabbasso e Williams alla batteria. All Blues cambia ancora una volta . L’inizio sembra ricalcare le atmosfere dell’esecuzione di Kind of Blue, ma Roney, oltre a enunciare il tema con la sordina aggiunge un sequenza senza sordina.Spesso del progetto originario rimane solo l’incedere in 6/8a volte neanche quello. Roney si produce in assolo straripante cambiano continuamente i toni e soluzioni ritmiche. Il vero mattatore però è Herbie Hancock la sua improvvisazione è impressionante per originalità ,e brillantezza , glissati e altre spericolate evoluzioni rendonola sua performance indimenticabile. Wayne Shorter al tenore come al solito, non è da meno diversifica la sua improvvisazionecon momenti riflessivi, altri frenetici, altri ancora volti alla ricerca di sonorità inconsuete.Tony Williams è un batterista maturo, molti più magmatico e fantasioso rispetto al 1964, detta i tempi dell’esecuzioni alternando ritmi dispari a fughe veloci in sedicesimi. Ron Carter al contrabbasso aggiunge alla semplice funzione di metronomo quella di creare linee melodiche che si intrecciano con gli altri strumenti.Insomma un All Blues è ancora diverso, ancora trasformato.
E’ tutto, siamo giunti alla fine dell’esercizio speriamo di non avervi annoiato troppo , anzi speriamo di avervi fatto apprezzare la straordinaria vitalità di una grande forma musicale quale il jazz
Good vibrations.
P.s.
Ringrazio l'amico VincenzoMartorella che ha corretto alcune inesattezze del post.
I Precari Uniti contro i tagli, costituitisi come gruppo trasversale e autonomo di lotta a partire dal varo della L.133/2008, hanno indetto e organizzato il presidio odierno per respingere in modo categorico ogni ipotesi di nuovo concorso, che essi considerano e giuridicamente, politicamente e moralmente irricevibile per i seguenti motivi:
1. Viola i diritti dei docenti precari già abilitati tramite superamento di più di una procedura concorsuale, con anni di servizio alle spalle e inseriti nelle Graduatorie con la legittima aspettativa dell’assunzione
2. Oltraggia docenti deliberatamente precarizzati e sfruttati, che da anni garantiscono il buon funzionamento del sistema-scuola, dipingendoli come abusivi e usurpatori di posti che spetterebbero, secondo la propaganda ministeriale, a “giovani meritevoli”, i quali sono tuttavia paradossalmente esclusi dal bando (destinato agli abilitati e ai laureati col vecchio ordinamento)
3. Calpesta la Legge 206/2006, che prevede l’assunzione di tutti i docenti inseriti nelle Graduatorie
ad esaurimento e snobba le direttive europee (1999/70 CE), che obbligano ad assumere precari
che abbiano stipulato almeno tre contratti di lavoro continuativi
4. Discrimina i docenti ancora inseriti nelle Graduatorie di merito e ad esaurimento sottoponendoli
a nuove, umilianti e inutili prove nonostante abbiano gli stessi requisiti dei docenti che dal 2000
ad oggi sono stati immessi in ruolo senza ulteriore concorso, creando una sperequazione inaccettabile
5. Crea nuove liste “concorrenziali” di precari e azzera, de facto, le Graduatorie, prevedendo la restituzione, ai vincitori del nuovo eventuale concorso, dei posti assegnati sulla base del loro scorrimento, in virtù dell’art. 399 del Testo Unico delle disposizioni legislative sull’istruzione, (decr. 297 del 1994)
6. Riesuma una modalità di selezione obsoleta, teoricamente e felicemente archiviata, nel 2000, dalle SSIS (Scuole di Specializzazione biennale, con prova d’ingresso a numero chiusto, tirocinio formativo e prova finale avente valore concorsuale, secondo quanto stabilito dalla legge 306 del 27/10/2000), nonostante gli scandali passati e recenti legati ai “concorsoni” e i processi clientelari cui essi hanno sempre dato adito
7. Intende “testare” docenti con esperienza pluriennale adottando la formula del quiz, fallimentare sul piano pratico, come dimostrato dalla recente débacle ministeriale in occasione delle prove per i TFA e del concorso per i presidi, e del tutto inadeguata sul piano culturale e formativo, come rimarcato con autorevolezza da Luciano Canfora e da altri 26 intellettuali italiani
8. Costa 130 milioni di euro, sufficienti a stabilizzare un congruo numero di precari che hanno già ampiamente dato prova della loro professionalità, abnegazione e competenza
I Precari della Scuola si rifiutano di fare da capro espiatorio di una situazione generata da politiche volte alla precarizzazione degli operatori della scuola e attuate fin dal 1997 (vd. L. 449/97, che vincola le assunzioni del comparto scuola al parere favorevole del Ministero dell’Economia e delle Finanze).
Denunciano che le vere cause del mancato svuotamento delle Graduatorie sono da individuare nei tagli selvaggi e lineari (8 miliardi in meno e 145.000 posti soppressi!), nell’indebita estensione dell’organico “di fatto”, per cui si preferisce stipulare 107.000 contratti a tempo determinato all’anno piuttosto
che assumere su tutti i posti vacanti e disponibili, nella riduzione/revisione gelminiana degli orari, che ha massacrato discipline e attività “portanti” nei vari indirizzi di studio (latino, storia dell’arte, laboratori), nella formazione delle “classi-pollaio” e nel blocco dei pensionamenti.
Non accetteranno, perciò, alcun’altra soluzione che prescinda dalla stabilizzazione di tutti i precari attualmente e meritevolmente inseriti nelle Graduatorie, dal rifinanziamento urgente della scuola
e dal rispetto degli itinerari formativi e dell’esperienza maturata dai docenti precari. Il reclutamento e la formazione dei docenti non possono essere merce di scambio elettorale o strumenti di propaganda, ma dovrebbero essere oggetto di un ampio e serio dibattito, che potrà essere avviato dopo l’immissione in ruolo dei precari e la “normalizzazione” delle politiche scolastiche.
A pensà normale, cioè negativo, certe domeniche s'annunciano cupe appena te svegli.
Chiudi l'urtimo ombrellone, accatasti er lettino, frulli la serie de creme che da protezione 60 a bergamotto te dovevano fa cambià razza pe mpar de mesi, rilassi finarmente la panza che hai continuato a riempì de fritti e calamari, quindi scruti l'orizzonte.
Là, in fondo ar mar, ci son camin che fumano e le zinne de Poppea gonfie de pioggia che s'avvicinano come s'avvicina l'ora de fa carcio a San Siro. E più s'avvicina più speri che ste poppe non sgravino le solite amare lacrime de na domenica de settembre uggioso e quindi ingiusta, amara e malinconica come ogni cambio de stagione, come ogni trasferta ner prepotente Nord.
Ma le mezze stagioni, da che è carcio moderno è carcio moderno cui noi diciamo NO! (immediatamente ostentato da Sky nela profanazione pregara delo spojatojo con tanto de intima immagine de Capitan Mo che se infila la manica lunga a mo de giarettiera burlesque), nun ce stanno più, ragion per cui, quattrotrettré in spalla, namo, famo, vedemo e cercamo de capì se incrocià Linte ce fa ancora impressione o se presentasse cor Santone in panca po arterà er flusso degli eventi, fa risalì la pioggia verso l'alto, facce fa l'amore co Poppea.
Certo, l'avé ricevuto la visita in arbergo der Fu Putto Cantero, ce l’aveva fatto accoje cor soriso in faccia e le mani in saccoccia.
Eccoollà, nantro che mo ce dirà quant'è bello annassene a vince artrove, l'ennesimo fiastro che piagne a Fiumicino e ride a Marpensà che lui rossonero sarà forevandeva, nse sa come e coi sordi de chi, ma è nsogno che s'avvera, ecc. ecc.."Lopez, dateme Lopez", aveva esclamato sorseggiando capirinha er Putto, già pago de na vittoria da milanista.
L'Incisivo, sbucando dal ripostiglio dei bagai dela concierge, javeva risposto tosto: "ciao Putto, complimenti per la prestazione, finalmente una compagine che ti valorizza per lo scampolo di partita che meriti. Ma dimmi, chi è quel Pazzini, e perché lui gioca e tu no? Non è uno scarto anch'egli come te? E tu non sei più fico di lui? Non hai anche tu ali per volar come lui?".
Er Putto, stringendo er flute nele mano piccole, s'era girato cogli occhi che ballavano, barcollando aveva guadagnato la porta girevole, ma in un attimo quarcosa lo aveva travorto, messo a tera, ciancicato, ridotto a zerbino.
Era passato Florenzi, de corsa, direzione San Siro.
E jera passato sopra.
Florenzi, giocatore lombrosionamente zemaniano pe corsa nervosa, passo breve, recchie a sventola, capello cor doppio tajo da naja e curiculum stitico, dopo na serie d'allenamenti e amichevoli passate a macinar chilometri e superar ostacoli umani, finarmente è titolare.
Ma siccome ortre ala chiappa der Lucido Bradley sta settimana s'è portata via pure er porpaccio der Malincosniaco Pjanic, cor 16 e lo Sturmentruppen a centrocampo ce sta Taccidis, centrocampista fin qui noto pe ncucchiaio e na rissa fori stagione perché Colossochejerode, anonimo gigante dar forte sopraccìo greco chiamato a sostituì Greco.
Davanti, a rimirar e annusar le stelle solite, ce sta l'estro de Destro che c'ha fatto estromette de saccoccia tutti i sordi che avevamo deciso de spenne st'estate.
Certo, se er mejo acquisto tuo se presenta ala Scala cor capello scalato dan barbiere piceno folgorato da Escher, affezionasse subito non è facile.
Ma er tempo de concionà su look e aspettative non c'è più, puro perché più er tempo passa più le aspettative crescheno davanti a sto connubio strano de facce nove e vecchie che magnano l'erba der prato meneghino come se lo volessero fa diventà partenopeo, lasciando Allinte solo er gusto de vantà la fascia più brutta e global der campionato.
A sinistra, ar cospetto der Poropiris, Nagatomo e tal Arvaro Pereira (un Lima capellone ma brutto, pe quanto potesse esse bello Lima) sdrumano lo sdrumabile e danno foco all'infiammabile ar punto che Poropiris quando pia palla s'empressiona e la carcia lontana, più lontana de quer che vorebbe un cross, comunque più vicina de dove l'avrebbe mannata Rosi, tanto che Ercapitano comunque c'ariva.
Ercapitano.... no vabbè, ne parlamo dopo, insomma dicevamo, Ercapitano pia sta palla, arza la scucchia, vede na scia chimica che passa e je urla “eccomi Capitano!”.“Perché sei qui?” risponde Ercapitano perplesso.
“Signore per uccidere Signore!”
“Allora tu sei un killer?”
“Signorsì Signorcapitano”
“E io che pensavo fossi na sega. Fammi una faccia da guerra!”
“Signorsì Signore”
“E questa sarebbe una faccia da guerra?”
“A Crotone funzionava Signorcapitano! Lo sa dove sta Crotone?”
“Qui le domande le faccio io! E io so che da Crotone vengono solo tori e checche, tu l’aria della checca non ce l’hai, ma levame er dubbio, sei toro? La voi incornà la palla?”
"Capitanosissignoresignorsì, ai comandi, la dia a me medesimo che come postino recapiterò, come gregario aggregerò, come solista assolerò, come er Caciara farò gò!".
La palla se curva e s'encoccia sula tempia rasata de fresco der milite non più ignoto Florenzi, a deflorar la flora batterica nerazzurra e le nostre ugole, che dopo 14 già strillano.
E' gò, 0-1, vincemo noi.
Ma fin qui po capità, perché sai quante vorte semo passati in vantaggio a Milano semidominando e poi manco er tempo de gioì che quelli già c'avevano ricacciato in gola ogni insurto esurtando partorito? E infatti manco er tempo de rimettese a sede che Milito s'invola solo verso Franco cui noi dimo Esciiiii e quello esce e smanaccia er pallone nora e mezza prima che arivi Milito pe buttasse e tarantolasse ala ricerca de arbitro guardaligne e guardaguardaligne pe reclamà rigore espursione de Franco e ripristino immediato de ogni abuso de potere muriginico (insomma, tutta roba che non dovrebbe fa felici i tifosi sua fan de Zema).
Ma s’attacca ar cazzo.
E quindi se riparte e se difende e s'accusa mpochetto e se riinsurta Milito che non capisce cosa abbiano Giovinco e Pazzini più de lui e se ributta, ma noi se spigne e se pressa e quando nun ce s’ariva s’aspetta Florenzi che coi suoi gemelli accore, aggiusta, ripara e di solito non pulisce il water.
Ma in tutto sto turbion de lanci, tagli e firtranti, l’orenda pochezza dele regole de sto gioco impone pure na spiacevole contigenza chiamata difesa. Na cosa ridicola, veramente. De più: vergogonosa, perchè mo non è che potemo fa tutto noi dentro a sta partita, e noi staremmo già a attaccà co na certa cognizione de causa, cioè, fate pace cor cervello, veramente. E invece niente. Tocca coprì.
E tocca comincià a fa er callo ar fatto che quest’anno coprì vorrà dì grossomodo quello che se vede adesso, co la difesa schierata a tratti nella modalità comunemente definita “aiutame a dì alta”, in altri momenti nella ancora più hardcore “nce riesco a aiutatte, è troppo alta”, e in rare fasi de gioco nella inclassificabile “te prego inventate na parola pe dì COSI’ alto”. La conseguenza è che su ogni attacco dellinte se vede Burdisso che comincia a strillà e a motivà e ad abbaià e a tenè insieme i pezzi de quer delicatissimo puzzle chiamato linea der forigioco. E proprio come il puzzle storicamente è un gioco dedicato a squilibrati mentali e bipolari gravi pronti a passà da no stato de apparente quiete ala furia omicida quando un petalo lilla non combacia col resto der fiorellino, er forigioco nostro è la stessa cosa: se tutti so concentrati er quadro è chiaro, funzionale, bello.
Come nattimo uno se distrae c’è in agguato na tragedia de sangue e frattaje sparpajate ala Tarantino, come quando uno, uno a caso, tipo un greco, decide de fa na diagonale de copertura tarmente scriteriata che ricorda nantro Greco, na cosa che mentre la difesa sta in modalità “aiutame a dì” lui sta a tenè in gioco na porzione de hinterland milanese che va da Buccinasco a Sesto San Giovanni, na cosa tarmente pulp che sfocia nell’horror e poi in quello splatter così spinto che se vede che è ketchup, diventa innocuo e fa ride, e infatti ala fine non succede niente.
Va da sè che, in una situazione der genere, er contributo der numero 16 co mezza manica e na manica più desiderato ortremanica risulti importante, a tratti decisivo, e de conseguenza, come te sbagli, se spacca. Pereira, pe l’amici Apocalypto, sta lì che pensa “Ma chi maa fatto fa a me de venì qua, stavo tanto bene a fa i firm co Mer Ghibzon” e preso dala voja de rivalsa se avventa su na palla co quer bell’agonismo e quer sincero entusiasmo pe la vita utili a sbriciolà na tibia, casomai ce se trovasse.
Fortuna che de Capitan Mo ce se ritrova na cavìa de striscio, ma non tanto de striscio quanto basta a non fasse male, quindi gnente, gnaa fa, fori lui e dentro Riscattinho, che debutta accusando na pallonata sula panza scaraventataje contro da colui che ce deve l'anni miori dela sua cariera a rischio, gesto che basta all’ingrato barese pe irrorà la butterata pelle de inutile ossigeno utile a reclamà massime punizioni fie de un regolamento nordico ancora da inventà.
Ma poi, dopo mpochetto, succede na cosa molto semplice, che se sa che il calcio, coprilo de tutte le sovrastrutture e le astrazioni che più ti aggradano, di tutti gli schemi e gli ipad e i manuali e le statistiche che desideri, ma di fondo rimane un gioco semplice.
E in quel gioco semplice è giusto che trovino asilo e vengano anzi esaltati a fattori determinanti quegli elementi che da bambini, quando correvamo in un campo polveroso ci hanno fatto innamorare di di questo gioco: la classe, il talento, la visione di gioco, l’istinto, er bucio de culo.
Ecco, mentre se po tenè forse ancora aperto il dibattito su quanti de questi elementi possegga ancora Cassano, sull’urtimo nse po discute. Perchè se giá la palla t'ariva co un lancio deviato a metà campo, se poi sta palla non te rimbalza né un metro avanti né uno indietro, ma proprio precisa pe mettete a fa la cosa che storicamente te viene mejo, forse l'unica che te viene ancora, cioè difende palla, se poi quando ammolli un tiro già destinato a bacià i tabelloni dela pubblicità, quer tiro decide invece de innamorasse der porpaccio de Burdisso e arizzasse in un campanile storto che non pago del T.D.B.D.C.A. (Tasso de bucio de culo accumulato) non solo va a finì in porta, ma ce va dopo avè paccato cor palo, allora caro Antonio, la domanda è lecita: ma che cazzo te esurti? Ma poi po esse che gli ex più felici de segnacce ce l’avemo tutti noi?
E invece no: scudetto, pallone d’oro, finale dii mondiali, ha vinto tutto lui. Annamo a riposo così, che ce rode sur serio.
Che già se semo fatti er film der secondo tempo, che già è l’ennesima inculata milanese, che già sta a crollà tutto qua perchè o vedi che come giochi bene 10 minuti poi comunque pii er gò e mo vedi questi come tornano mosci in campo.In più ce se stucca pure er Cigno biondo e i laterali diventano Poropiris e Taddei mesciato (che comunque je va dato atto che, nonostante ce sia poco da fa, ogni anno prova a improvvisà quarcosa sur look).
Envece.
Envece a na certa, non prima che Franco trovi er modo de smanaccià na rimbarzella stronza de Guarin, e mentre Taddei comincia a pià le sembianze de Candela (je piacerebbe, comunque insomma, se semo capiti), parte nela nostra metà campo nflipper troppo forte, come un rapporto sessuale, namplesso che se magna er tilt, fio den pressing de gruppo che pe cattiveria pare l’inizio de na scena de Arancia meccanica e avvia un torello impazzito tra Sturmentruppen, Colossochejerode e Aquistinho, che se passano la palla magica in una riproposizione a 78 giri der chiticaca.
Ma tanta rapidità zemagnana applicata dar centrocampo più povero de tutta la serie A rischia de rimané schema fine a se stesso, parte senza arte, meccanica ripetizione der gesto, corsa sincronizzata senza sentimento, tocco senza classe.
Fiutato er pericolo Ercapitano se mette in mezzo, allunga, vede, visiona, intuisce, inserisce e instagramma na palla ar bacio pe na Cipolla che a tu per tu cor portiere deve solo decide se magnasse ngò fatto tirando come avrebbero fatto tutti (e come già fatto da lui mpar de vorte poco prima), o fa un gò difficile come farebbero in pochi.
E se tu sei storicamente tra quei pochi, er momento è propizio pe esse te stesso. Osvardo arza un mezzo cucchiaiettino, na roba da caffè tanto dorce quanto annà in vantaggio sur più bello, ner modo più bello, sur passaggio più bello Dercapitano più bello ar centravanti più bello.
Duauno pe noi.
Quando all'orizzonte se profila la fratta de Coutinho, i più sgamati de noi se preparano ar peggio. "Ecchetelo tiè, guarda quant'è stordito, guarda quanto pare inutile, moscio, e sedentario. Guarda come ce purga subito".
Ma c'è un brasiliano che invece sta carico, pe la precisione carico de du buste dar contenuto misterioso, tipo le buste sorpresa che ce compravano da piccoli all'edicola (che poi so state la grande truffa dell'industria giocattoliera dell'anni 90, che dimme te na vorta che nun c'era no scarto de produzione o un fondo de magazzino là dentro, ma vabbè, la faremo nantra vorta sta lotta, trema Preziosi, trema te dimo) du buste uguali e contrarie. L'arfa e l'omega der sacchetto, lo Zenit e il Nadir dela plastichina.
La prima è na busta de piscio.
Giallo paglierino, odore inconfondibile, er primo tiro de Riscattinho c'ha tutte le caratteristiche che l'hanno portato sui manuali alla voce "Piscio (Busta de)" e se perde a du-tre metri dalla porta. Passano du minuti e se scopre che quella che tiene nell'altra mano è na busta de miele. Er Cipolla, che tra come è lui (se conoscete na romanista che nun sbava pe Osvardo fatece nfischio) e i gò che fa, co tutta sta bellezza non sa più che facce, cerca de sbananà un pallone, ma gnente, je esce na meraviglia de lancio de esterno che ariva dritto a Marquinho in corsa verso la porta. Ma troppo in corsa però, sta a andà sur fondo, cor difensore che lo pressa, co l'angolo pe tirà sempre più chiuso, co Castellazzi che se bulla forbito ed esclamativo e apocalittico:
"Ahah! Ormai conosciamo a menadito le tue risibili performance di tiro! Financo i tuoi supporters apostrofano il tuo scoccare "Sporta di orina"! Non hai alcuna chance di trafiggermi, sciocco brasiliano! Rechi teco le vestigia dei peggiori tuoi connazionali transitati nella As Roma! Farai la fine di Simplicio! Presto tutto sarà compiuto! ".
Quello nse scompone, e serafico risponne:
"Ridevi quanno so entrato ar posto de Daniele,
Ma sta busta po esse piscio e po esse miele,
Come te lo spiego, amico Castellazzi?
Occhio ar palo, che tra nattimo so' cazzi".
Quello cerca de capì, ma non c'è tempo. L'attimo è fuggito, la palla, contro ogni catechismo, s'è infilata contronatura in un buco che nessuno credeva possibile, e noi tutti stamo a sfascià casa. Riscattinho se riscatta Derca Tagna, e ripassando accanto al basito portiere gli dona il suo lascito: "E sciacquate la bocca quanno parli de Simplicio".
Il bello è che tutto ciò avviene co la Roma già da un po’ in inferiorità numerica senza che ancora sia stato espurso quarcuno, che detta così pare cosa improbabile, ma se a subentrà a quel che resta de Destro è stato Lamela, capisci che de improbabile ce sta solo che quarcuno a turno dei compagni sua a fine partita non je tiri la pizza che Osvardo osò ar Friuli.Entrato sur duauno pe chiude giochi e facce aprì discoteche, Ladolescente riesce nela difficile impresa de sbajà tutti i palloni che je passano pe li piedi, tanto che a turno se chiedemo se dopo Bojan Sabatini abbia dato ar nemico pure l'urtima punta comprata nanno fa. Ma Ladolescente mo è così, e vedé Uncapitano de 36 anni che je sfreccia accanto insegnandoje la sovrapposizione pe dettaje er passaggio più stronzo, non ne scarfisce er profilo su facebook.
Ercapitano, finito sui tabelloni pe raggiunge invano er passaggio sbajato, lo guarda come se guardano i sedicenni alla guida de na minicar.
E' finita.
Ma non è finita finchè non è finita quando arbitra Bergonzi, che dopo avè applicato alla lettera il regolamento nel noto comma "Cassano te po pure cacà in petto, Osvardo deve sta muto" in occasione der primo giallo, reputa saggio, consigliabile e necessario fa scopa e caricacce sopra nantra ammonizione ridicola, mettendoce forigioco pe la prossima l'Omo che non faceva i gò brutti.
Osvardo, l'omo reo de troppa bellezza, se rifiuta de fasse pià a pallonate in faccia e se la copre. Bergonzi, l'arbitro che se credeva bello fino ar giorno in cui ha visto Osvardo e poi no specchio, rosicando lo caccia. Come a un segnale convenuto, se scatena all'interno del raccordo la gara "Trova una rima appropriata con il cognome del direttore di gara". I risultati peccano nell'originalità ma si distinguono per quantità. Evabbè Bergò, fa come te pare, se a te il calcio non te piace ce dispiace pe te. Invece, pensa, a noi sto gioco ce piace un sacco, e quando capita come stasera che lo giocamo così bene da vincece pure, ce fa proprio uscì de capoccia, roba da non dormicce, roba che invece poi alla fine comunque te addormenti ma ce ripensi pure mentre dormi, e ancerto punto t'accorgi che forse non stai più a pensà ma a sognà, forse troppo.
Quando sento parlare di Carlo Alberto Dalla Chiesa penso ad un corridoio stretto.
Quando sento parlare di Carlo Alberto Dalla Chiesa penso a 4 cadaveri in fila.
Giustiziati.
Ogni volta che sento parlare di Carlo Alberto Dalla Chiesa sento decine di colpi d’arma da fuoco ad interrompere il sonno di 4 persone.
Ogni volta che sento parlare dell’eroe di Stato Carlo Alberto Dalla Chiesa penso a come si dorme profondamente alle 2.42 di notte, anche da clandestini.
E penso ad Annamaria Ludmann, 32 anni , a Lorenzo Betassa, 28 anni, a Piero Panciarelli, 25 anni, a Riccardo Dura di 30 anni,
il cui sorriso e simpatia sono arrivati ai giorni nostri dai racconti di TUTTI quelli che hanno diviso con lui anche solo un caffè…
Quando penso a Carlo Alberto Dalla Chiesa sento un brivido lungo come quel corridoio e il silenzio piombato su una strage palese.
Quando sento parlare di Carlo Alberto Dalla Chiesa vorrei tanto, perdio se lo vorrei, sentir parlare dell’eccidio di Via Fracchia, in quella triste notte genovese del 28 marzo 1980.
Quando sento il nome di Dalla Chiesa penso a Giancarlo Del Padrone, morto ad Alessandria durante la rivolta, da lui sedata
Annamaria, Riccardo, Lorenzo, Piero: A PUGNO CHIUSO.
Dalla Chiesa autore della strage di Genova in via fracchia, dove furono trucidati nel sonno quattro esponenti delle B.R....un vero e proprio macellaio.
Bisogna ricostruire al più presto un centrosinistra che, in provincia di Frosinone è oramai in frantumi, basta vedere ciò che è successo a Ceccano, Cassino, Frosinone e Sora.
Non serve però- dice Della Posta – un’alleanza solo per vincere le elezioni, ma è necessario costruire un’intesa programmatica su punti condivisi da tutti i partiti, le associazioni ed i movimenti, quali:
1 – Il piano dei rifiuti regionale che fa della Ciociaria la pattumiera della provincia di Latina;
2 – L’emergenza acqua che il centrodestra di Iannarilli sta affrontando con la più completa insufficienza;
3 – il piano sanitario della Polverini che sta distruggendo gli ospedali Ciociari sempre più al collasso. Serve un’azione comune di rilancio;
4 – La crisi occupazionale che vede protagoniste la Fiat, la Videocon e tante altre piccole e medie imprese della nostra provincia: serve una svolta radicale. Regione e Provincia non stanno facendo nulla;
5 – La questione ambientale della Valle del Sacco completamente dimenticata da Iannarilli e dalla Polverini.
Pensiamo – dice – che su questi punti si possa aprire, già dal prossimo autunno un tavolo di confronto per costruire un’agenda di centrosinistra che consenta di dare delle risposte serie ai cittadini della nostra provincia.
Per far ciò ci aspettiamo che il maggior partito del centrosinistra convochi al più presto tutti i partiti della coalizione, le associazioni e la società civile, senza escludere nessuno.
Solo così si potrà riavvicinare la gente alla politica, cittadini che oggi non vanno o votano per movimenti di anti-poilitica.
La vicenda dell'Ilva di Taranto ha assunto ormai contorni grotteschi tra divisioni interne alla magistratura, attori della politica borghese compromessi con la proprietà e sindacati concertativi che tentano di salvare la loro esistenza in fabbrica.
Infatti, l'Ilva, la più grande acciaieria di Europa, regalata con pochi miliardi di lire dal governo Dini nel 1995 al gruppo Riva, è ormai da mesi agli onori della cronaca politica per la battaglia che si sta sviluppando tra chi vuole porre un limite deciso alla forza inquinante del centro siderurgico e chi continua a sostenere fortemente gli interessi di Riva e del suo entourage.
Si accorgono adesso dell'inquinamento...
Che la situazione ambientale della città di Taranto e del quartiere più prossimo all'Ilva, il Tamburi (ormai famoso quartiere operaio), fosse insostenibile, lo si sapeva da anni. Non occorrevano le rilevazioni dell'Arpa Puglia per dimostrare che il livello della diossina sprigionata dalle ciminiere fossero arrivate ad un livello di insostenibilità, che il livello dei tumori fosse aumentato in maniera impressionante, che il numero di operai (e non solo) morti di malattie tumorali fosse aumentato negli anni in maniera esponenziale.
Il giudice Todisco, con la sua sentenza, ha semplicemente confermato quello che già si sapeva da anni e che solo un'avanguardia di lavoratori “irriducibili” aveva sempre sostenuto.
D'altronde, era anche risaputo che Riva, a cui era stata regalata dal centrosinistra la più grande acciaieria d'Europa, mobbizzasse i lavoratori più combattivi (sono tante le cause ancora in corso di lavoratori contro l'azienda), li isolasse, li rinchiudesse in palazzine lager, li rendesse succubi della sua ricerca spasmodica del profitto.
Il libro paga del padrone
Siamo stati, come Pdac, in inverno sul ponte dell'Ilva a sostenere la lotta degli ex somministrati che chiedono di esssere reintegrati in azienda dopo aver lavorato per svariati mesi e abbiamo incontrato delegati aziendali e altri rappresentanti delle realtà più combattive in fabbrica (tra l'altro molti di loro avevano da qualche mese abbandonato la Fiom, ritenendola accondiscendente nei confronti della proprietà). Sono cose che si sanno da tempo, anche se tutti facevano finta di niente. Oggi sono costretti a parlare di questa situazione perché non è più possibile nasconderla.
Così pure non servono le intercettazioni telefoniche per scoprire che i partiti borghesi più grandi, da Forza Italia al Pd, fossero finanziati direttamente da Riva, come persino ministri in carica del governo Monti siano stati soci d'affari dello stesso, come molti sindacati confederali siano suoi alleati, come molti giornalisti siano sul suo libro paga.
La magistratura, la stessa magistratura che denuncia i manifestanti che hanno protestato contro i burocrati qualche settimana fa, interrompendo i comizi dei tre segretari sindacali, ha solo scoperto l'acqua calda.
Detto che i principali partiti borghesi di entrambi gli schieramenti sono finanziati direttamente da Riva, il governatore Vendola, invece, si è sempre premurato di assicurare leggi e leggine pro-Riva che non hanno mai ridotto drasticamente le emissioni di polveri ma solo assicurato la continuità dei suoi lauti profitti.
I veri colpevoli
Il disastro ambientale di Taranto è proprio frutto dell'accondiscendenza della politica borghese, tanto di centrodestra che di centrosinistra, nei confronti della proprietà. Un'accondiscendenza che ha significato negli anni licenziamenti, esternalizzazioni, lauti finanziamenti pubblici, leggi “ambientali” ridicole. Il tutto sempre senza mai infastidire Riva e senza ostacolarne l'accumulazione di profitti.
Tra l'altro, rispetto all'insostenibilità della situazione ambientale (a Taranto è presente un livello di diossina superiore a quella del disastro di Seveso), le soluzioni della politica borghese sono state volte a tentare disperatamente di mettere la polvere sotto il tappeto, a favorire soluzioni che garantissero il padrone, la pace sociale e ricchi bacini elettorali, validi per tutte le stagioni.
Solo la lotta paga
Ma come la storia ci insegna, l'avanzamento della coscienza di classe rende insostenibile il capitalismo e le sue leggi. E così dagli inizi di agosto, in occasione della manifestazione dei sindacati confederali intenta a garantire l'ennesimo appoggio indiretto a Riva, un gruppo di lavoratori dell'Ilva, unito a varie realtà di movimento e di lotta tarantini, decidono di essere protagonisti e rompere la “dittatura” di Riva e dei suoi accoliti politicanti borghesi.
Un'apecar operaia irrompe nella piazza e se la prende, interrompendo i comizi di Camusso, Angeletti e Bonanni e li contesta duramente.
Nasce una nuova realtà combattiva di lotta operaia, anticoncertativa ed antipadronale che si organizza in maniera indipendente dalla politica borghese e dai sindacati concertativi.
Per questo riteniamo ancor più che questa volta il campo borghese vada indebolito in tutte le sue forme, che sia necessario sviluppare questa lotta, sostenere i lavoratori che hanno deciso di non piegare la testa, unire questa lotta alle altre, spesso invisibili, che animano la Puglia. E' necessario, noi proponiamo come Pdac, far nascere un coordinamento regionale di tutte le lotte, in grado di dialogare poi con le tante altre lotte isolate che si stanno sviluppando nel Paese.
I due lati della barricata di classe
Dalla vicenda Ilva molti lavoratori tarantini e pugliesi hanno capito che c'è un fronte borghese di partiti, sindacati, giornalisti che hanno fatto per anni gli interessi del padrone delle ferriere di turno, Emilio Riva, a scapito di ambiente e diritti dei lavoratori, con leggi truffa regionali e nazionali, con finanziamenti diretti alle tesorerie di molti di questi partiti, con promozioni sindacali e quieto vivere per molti esponenti della triade sindacale.
400 milioni di euro, tra finanziamenti pubblici nazionali e regionali, per un maquillage dei disastri ambientali di Riva e del suo entourage per fare in modo di tenere a galla la proprietà. Il teatrino politico che vede protagonisti Vendola, Ferrante, Riva, Clini e i burocrati sindacali.
Questo è il fronte della borghesia. Si tratta ora di rafforzare l'altro lato della barricata, quello della classe lavoratrice.
Alternativa comunista ritiene che il tempo dello scempio ai danni di ambiente e diritti dei lavoratori sia giunto al termine. Noi poniamo in discussione direttamente la proprietà e tutto quello che ruota attorno ad essa. Riteniamo che l'Ilva vada espropriata (senza indennizzo per Riva) e posta sotto il controllo di un comitato di lavoratori che avvii anche un piano di bonifica di fabbrica e ambiente circostante.
Un solo indennizzo deve esserci, ma quello che Riva deve agli abitanti del rione Tamburi di Taranto e a tutti coloro che hanno subito negli anni sfruttamento lavorativo e ambientale: un indennizzo che passa attraverso l'esproprio delle altre aziende del gruppo Riva e dei suoi beni.
Loro hanno depredato ambiente e diritti dei lavoratori, loro devono pagare tutto!
(e no eh, le prese per il culo, pure evidenti, no)
Laura Jurevich
TROVA LE DIFFERENZE:
SI PARTE 2009
■«La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme - sottolinea Ferrero - per evitare che il 5% di cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato». Per interrompere il ciclo della frammentazione, eterna coazione a ripetere della sinistra mondiale. Il segretario del Prc si dice convinto che la Federazione sia la forma migliore per mettere insieme la sinistra anticapitalista, «le cui diversità non sono un impedimento ad un processo unitario». Con un obiettivo chiaro: «la ricostruzione di un'opposizione sociale e politica».
■Si fonda sulla partecipazione e sul principio «una testa un voto», punta a ritrovare la corrispondenza tra parola ed azione.Rifondazione Comunista - insieme ad altre forze e partiti - promuove un progetto ambizioso, sì, ma possibile,anzi necessario: una federazione tra partiti diversi e soggetti sociali per costruire un polo politico per l'alternativa di società; un polo politico capace di lottare fin da subito per un presente più giusto, per realizzare un futuro migliore.
■Una testa un voto ed assemblee territoriali costituenti, assemblee da fare Comune per Comune in tutto il paese, per decidere e discutere con chi ci sta. Ora è il tempo di costruire non solo la sinistra ma un altro modo di fare politica aggiungendo la “terza dimensione”.Quella dimensione dell’agire politico-sociale di cui parlava Pino Ferraris in un suo scritto di alcuni anni fa. Una dimensione “ che si manifesta soprattutto come azione positiva e realizzatrice nel basso, come pratica dell’obiettivo e autogestione dei risultati, come espressione delle capacità del far da sé solidaristico...”.Penso che sia arrivato il momento di inventarsi un principio federativo in grado di far convergere in autonomia e collaborazione soggetti diversi. Associazioni, circoli di partito, rsu e singoli cittadini possono innestare territorio per territorio pratiche sociali di resistenza alla crisi e processi democratici progressivi. Io la Sinistra la farei a partire da questo.