Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 22 ottobre 2012

PDCI, che brutta fine, peggio dei veltroniani.

Laura Jurevic


Alle Federazioni e ai Regionali
Partito dei Comunisti Italiani

Care Compagne e cari Compagni,
a seguito di talune richieste di informazioni, si comunica che il
Partito dei Comunisti Italiani non aderisce alla manifestazione del 27
ottobre "No Monti Day" e che, pertanto, non vi aderisce in quanto
tale neppure la Federazione della Sinistra nazionale.

 Noi non disertiamo, non partecipiamo e non aderiamo. Il perché è presto detto: ci sembra una manifestazione che divide, invece che unire la sinistra. È nata con modalità molto diverse rispetto alla manifestazione del 12 maggio. Noi siamo per l'unità del fronte referendario, quasi tutti i soggetti promotori del 27 (alcuni francamente imbarazzanti) non sono invece nel comitato promotore dei referendum. Se devo aggiungere la mia, con grande rispetto, dico che tra Cremaschi e Landini sto col secondo. A pcl e sinistra critica preferisco il dialogo con Sel. Poi ci sono i Carc e csp, soggetti con i quali noi non abbiamo nulla cui spartire. Questa manifestazione dunque allude plasticamente a uno schieramento di forze che sono assai poco compatibili col nostro progetto politico di unità della sinistra attorno alle proposte di governo della FIOM e a su quelle della CGIL.

Fraterni saluti

Francesco Francescaglia
Responsabile Organizzazione PdCI


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Non so da quando Francescaglia sia diventato il capo della FDS, non so da quando se un partito su 4 soggetti si sfila dall'opposizione possa mettere il veto a tutta la federazione  ma ora CAPISCO PERCHE' han fatto di tutto per rimandare la riunione della fds   Il PDCI ha ufficialmente ammazzato e dilaniato la fds. 
Ma, caro Bersani, caro Monti, cara Fornero, caro Vendola, caro Diliberto, cari moderati insomma,  io e gli altri comunisti ci saremo. Ne potete compra' uno, due, 4 dirigentini frustrati... ma noialtri non siamo e non siam mai stati in vendita!   

 Fatevene una ragione.  I COMUNISTI, IL 27 SARANNO IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO MONTI E CHI LO SOSTIENE alla faccia di chi boicotta.
Comunista è chi Comunista fa! (moderato è chi moderato fa, per non dirla peggio) 

Testimoni di Genoa (Genoa-Roma 2-4)

Kansas City 1927


Genoa pe noi ormai era diventata na sòla come nantra, co la o sempre più aperta. Sòla de varia natura, tera de rimonte da over de madonne e de gò de rimpallo all'urtimo minuto, comunque sòla ar punto che er ricordo de na gioia ormai lontanissima pareva destinata a rimané pe sempre repertorio da puntata de Sfide, contributo firmato pe Olloffeim e musei a Crocefieschi. Reduci da du settimane de orchite e primarie tra rottamatori zemaniani e tradizionalisti derossici rese acide oltre il necessario dale risorgimentali gesta degli sfaticati nostri a beneficio dela patria, s'approcciamo ala notte de Marassi co l'ardore tipico de chi all'ottava giornata se sente già ala penurtima spiaggia.

Ma er Santone a sto giro non c'ha mercanti da caccià dar tempio, o così armeno ce pare, visto che er Poropiris se semo abituati a vivelo come na fisiologica palla ar piede e che il perseverà coll'affidare chiavi de centrocampo, macchina, prima e seconda casa ale movenze polifemiche de la Cosa greca, se semo già rassegnati a consideralla na cosa normale come fu normale fasse ncampionato intero co José Angel.In panca, Pjanic e Bradley, er Malincosniaco e er Lucido, scuotono i grossi cefali, ner senso de le grosse teste.
"Maicol, perché quello gioca sempre?", chiede er Malincosniaco squarciando l'ipocrita velo de silenzio.
"Because yes", risponde placido er Lucido.
"Beacuse yes non è na risposta", insiste piano Pjanic.
"Because is big", risponde ligio Maicol.
"Beacuse is big non è na risposta e questo non è il suo grasso grosso matrimonio greco!” urla Miralem temendo nuovi pretendenti ale nozze capitane.
"Because the night belong to us", migola Maicol.
"Appunto!", s'encazza Miralem.
"E the answer, my friend, is blowing in the wind", chiosa er Lucido mentre Zio Perotta apre na busta de bruscolini e Marquinhos ne riempie mpaio.

Ma tutto sommato in the wind c'è immotivato ottimismo, e pure se stamo mentarmente sgarupati e co nautostima che Mariangela de Fantozzi ar confronto se sentirebbe na fica, du settimane d'astinenza so troppe pe scenne in tera de grifoni senza ingrifasse, per cui arzamo i cori, fori la voce e cantamo osanna nell'arto dei cieli dove o sanno bene che du centrali catechisti saudagichi come i nostri a difesa de nandicap acustico come er nostro non ce l'ha nessuno e un segno divino o ariva oggi o mai più. E però, se è vero che la fede e la passione devono pe statuto e senza deroghe fa er tagliando tra sofferenze e gironi danteschi, ner caso nostro la santità dovrebbe esse acquisita da tempo.
Manco er tempo de giunge le mano a preghiera che Marcos Tiramolla de Dios e Leandro Castagna de Jesus stanno già a invocà l'arca de Noè fingendosi leocorni, tanto e tale è er diluvio de merda che tosto come pesto s'abbatte sulle sorti nostra. La Cosa perde palla nela zona nevrargica der campo, uno s'envola tra le recchie der Poropiris pe crossà sur tacco de uno pagato da noi affinché faccia assist a no slovacco co la stanzetta tappezzata coi poster de Gamberini.

Kucka tira forte de destro sur palo sinistro, Franco resta ar centro e dopo 6 minuti già perdemo. "Nun po esse!" se dimo già scossi, perplessi e depressi mentre i nostri reagiscono ale circostanze avverse mettendose forigioco con forigioco sbajato che porta ancora quello pagato da noi a fa nantro assist a beneficio stavorta den serbo acrobatico co la cameretta tappezzata de poster de Daniele Conti. Quello sforbicia e pia traversa piena e tanto ce pare illogico che er culo c'abbia baciato in fronte che tutti, noi pe primi a casa e i rappresentanti nostra in campo, se mettemo a guardà quer legno tremolante come se guarda un cornicione che sta pe cascà, tremebondi se spostamo, mentre la palla segue le logiche dela rimbarzella e da la testa den grifone sospinta rifinisce sur mai domo acrobatico serbo. Nell'immobilità nostra quello c’ha tempo de:
- riarzasse
- salutà i parenti in tribuna che proprio oggi so venuti a vedello
- dasse na sistemata ai capelli
- insoddisfatto del risultato, fasse fa un taglio al volo da un barbiere de passaggio
- ”sfumatura alta ma senza che se vede il bianco della testa, grazie”
- ordinà na carbonara
- insoddisfatto del risultato, rimandalla indietro con sdegno
-”ce va er guanciale, no la pancetta der supermercato”
- accende er pc
- aspettà che carica
- “o devo levà st’antivirus, rallenta e basta”
- aprì word e scrive di getto alcune considerazioni circa i paralogismi della ragion pura nella critica kantiana
- aprì Cubase e remixà un pezzo dei Muse
- “mo sì’ che spigne, se non equalizzi bene è un cazzo e tutt’uno, a Bellamy”
- ipnotizzà Taccidis
- segnà

Duazzero pe loro, dopo 16 minuti. Come co la Juve, come co la Talanta se alla Talanta avessero i poster giusti in cameretta. Er Genoa pare er Barcellona, noi paremo la Roma, tale e quale. Sedici minuti e se semo già consegnati ar nemico. Er Santone esonerato, Capitan Depresso ar City Germain, Osvardo a sonà la chitara, Lamela a cantà co gli One Direction, Bardini co Villas Boas, Sabbatini partito pe le piantagioni de tabacco der Brasile, Taccidi diventato capitano dela Roma mentre Ercapitano ha annunciato er Ercapitano day.
Ercapitano day, però, è tutti i giorni che na palla rimbarza. E basta niente, ninezia, nsussurro, na parabola sbilenca come la parabola der Poropiris, che da oggetto misterioso misteriosamente scapoccia na palla che arcuata s'acquatta a chiede protezione civile Arcapitano. Che je fa na carezza, la calma e la placa e docile la fa score fino ar cantuccio più lontano. Duauno pe loro, ma Uncapitano pe noi, che s’encolla la cofana ce fa arzà in piedi pe la duecentodiciassettesima vorta. E come sia possibile che ce sia chi ancora non riesce a dì grazie a uno che t'ha fatto arzà in piedi ducentodiciassette vorte resta mistero dela fede.

Lì succede na cosa tuttosommato semplice: comincia la partita, che in quanto tale de squadre in campo ne prevede due. Le gambe s’accendono, i muscoli s’irrorano, le sinapsi s’inapsano e, pur nella generale convinzione che il 3-1 sia assai più probabile e prossimo del 2-2, iniziamo a fa quello che sapemo fa mejo: sperà, nonostante tutto. Epperò non speramo solo nonostante, speramo pure grazie. Grazie a Franco. Perchè se tra mpaio d'ore avremo difficoltà a pià sonno non pe rodimento de culo ma pe fomento, perchè se domattina non se staremo a abbaià contro ma c'avremo voja de sbranasse la settimana pe arivà de corsa ala prossima partita, perchè se tra qualche mese sta partita la riguarderemo dicendo "ao ma taa ricordi Genova?", se tutto questo aiuterà in futuro, lo si dovrà a st'omo non sempre presente, ma che quando sta in giornata può gridà a chiunque "non sei passato!", pensando tra l'altro de stajelo a dì sottovoce, e lo dice a Jorquera quando tutti ormai avevamo pensato che quello era passato, e il momento bono insieme a lui. Envece Franco vola e s'estende e la pia, e mpo de paura se porta via.

E allora noi ce speramo, loro forse ce credono o almeno ce provano, col primo tangibile risultato che tutti ricominciamo quantomeno a sventà l’ipossia. Ma alla fine un ipotetico Moscardelli o suoi eventuali agenti in missione de rappresentanza te potrebbero risponde “Tangi stocazzo”, se la parola rimanesse verbo morto. E invece il verbo si è fatto carne argentina e cipolla, è venuto in mezzo a noi ed è andato in mezzo all’area, e noi abbiamo visto la sua gloria e la sua sforbiciata, a quelli che credono nel suo nome ha dato il potere di diventare figli di Dio (quello cor 10 pe capisse), a quelli che ancora nce credono ha detto “Aò ma che cazzo devo fa più de così?”.

E così il Padre ha preso la palla e ha cercato con lo sguardo lo Spirito Santo, non l’ha trovato e ha detto “Vabbè Piris, famme vedè se sei piccione o colomba”, quello ha spiegato le ali della pace e della gioia, s’è involato fino ai confini del campo e del mondo conosciuto e ha lasciato partì nantra parabola pe quer poro cristo che aspettava davanti alla porta la lieta novella e che, quando tutto sembrava perduto ha detto: “Lazzari! no, non tu, discontinuo centrocampista ora nelle fila dell’Udinese, proprio noi lazzari in quanto morti da risorge, arzamose e camminamo, che questi stanno peggio de noi!”. L’omo che non faceva i gò brutti ma esurtava a cazzo, tira fori la linguaccia e corendo a marcia indietro dice grazie mà d’avemme fatto così bello, grazie mà d’avemme fatto così poco incline a gò che non meritano retweet.Insomma, dopo quarantacinque minuti pe un viaggio andata e ritorno dall’inferno, ne stanno pe arivà artri quarantacinque pe vedè se c’aregge a spizzà com’è fatto sto paradiso.

L’intervallo ha l’odore di incenso che purifica, ricarica e fa spegne i motori ai purman de contestatori già puntati verso Fiumicino. Succede così che la ripresa ce veda subito presenti nello spirito, e anche chi sembrava ormai smarito riarza la testa e ce dà fiducia ner futuro suo e nostro. SperoPiris, non pago de du assist, roba che avremmo pagato noi pe vedelli, prova pure mpaio de vorte a tirà con esiti improbabili, tarmente improbabili che Marquinho dala panca se risente e lo apostrofa: “Aò a coso, a busta de piscio è roba mia, inventate nantro tiro sbajato”. E Capitan Depresso, in tutto ciò, come se pone? Lui, quello che mo sta a destra de Taccidi, no anzi, a sinistra de Taccidi, no spè spè, mo sta dietro Taccidi, aridaje, volevamo dì ar posto de Taccidi, insomma, Daniele De Rossi da Ostia, se pone nel nuovo ruolo che prevede che in ogni linea der 433 zemagnano ce sia almeno un elemento che faccia mpo come cazzo je pare, basta che ala fine se vinca.

Emulo centrocampico del nomadismo offensivo Dercapitano, Capitan Mo core, pressa, imposta e lancia proprio come se je ne fregasse quarcosa de giocà co la Roma, proprio come se tifasse Roma, proprio come se fosse Daniele De Rossi da Ostia. E se rumina e se produce carcio e arivano occasioncine e carci d’angolo che però, come se ce potessimo permette er lusso, la voja de fallo strano a tutti i costi non te fa mai pensà siano occasioni propizie. Perché noi, er carcio d’angolo, quest’anno o battemo come fosse na corpa. Io a passo a te, tu a ripassi a me, se ce dice culo crossamo, preferibirmente no.

Vittime de neffetto sorpresa che ce zavorra, se ripetemo che pe esse tale la sorpresa dev’esse rara, sennò è regalata, er nemico ce sa, tanto vale ridaje la palla. Insomma, se lo strumento der carcio d’angolo è stato nei secoli utilizzato ad ogni latitudine e ad ogni livello come espediente utile e comodo a lanciare al centro della tenzone l’oggetto del contendere affinché compagni di squadra possano prevalere in altezza ed elevazione sui principali esponenenti alti dello schieramento avverso, un motivo ce sarà pure stato. E però no, io la do a te, tu la dai a me, se ce va forse crossamo, preferibirmente no. Stolti che non siamo altro, miopi e miscredenti, riluttanti riluttamo astio davanti all’ennesimo inutile corner.

Ma c’è un omo che oggi è mezzo omo e mezzo fio de quello che je gioca mpo a sinistra e mpo dietro, un omo che sta in pieno delirio mistico ed è ormai pronto alla definitiva ascensione. Sturmtruppen Florenzi se avventa sulla bandierina pe batte l’angolo e rifiatà dopo i consueti 80 chilometri percorsi. Er sordato guarda in mezzo, vede un fascio de luce che illumina er numero 9 e capisce che i tempi so maturi pe la chiamata, ma come ogni pischello fino a poco fa ar minimo contrattuale purtroppo nc’ha i soldi sur cellulare, quindi ripiega sula più classica delle soluzioni: “Osvà, te faccio no squillo e ascendi!”.

La palla se schioda dalla bandierina, lo squillo de trombe se propaga nell’aere e, insensibile all’insensibilità de Franco, rilascia na melodia celestiale che reca un solo inequivocabile messaggio di speranza per un popolo in cammino: famoje er terzo. Quello figurate, oramai è uno e trino, gne pare vero che je dici così, nse lo fa ripete du volte e pe la prima volta segna du volte. Cross su carcio d’angolo, corpo de testa, gò. La normalità diventa eccezione, la novità è il ritorno all’antico, la sorpresa è quando meno te l’aspetti, appunto, e funziona. Treaddue pe noi, stronzi privi de pazienza. Er Genoa è disperato e come ogni disperato decide d’appellasse ala superstizione e ala cabala, appello che, quando rivolto contro i colori nostra, diventa certezza scientifica, razionalismo empirico, logica kantiana.

Tanto l’arma dell’ex quanto quella der carneade dala rima facile vengono utilizzate senza riguardo ner giro de pochi minuti. Bertolacci, colui che ce fece er gò dell’ex senza avé mai giocato manco un minuto co noi, e il debuttante uruguagio Melazzi, rotolano in campo pronti a chiudere gli occhi e ricevere sul corpo il rimpallo che li farà eroi de giornata. Come se non bastasse, il loro subentrare si va ad aggiungere al di già subentrato ex der miste, quer Cirimmobile che se ce dovesse segnà non esurterà pe rispetto ar Santone che fu suo. Insomma, semo pronti a ogni tipo de beffa, anche perché er Santone de fa cambi non ne vo sapé finché Sturmentruppen non esce a braccia arzate dala trincea implorando er cambio che Malincosniaco ariva. La tristezza sulle gote sua, sua de Miralem, è composta e matura ar punto da prende in considerazione l’ipotesi de resettà tutto e ripartì da zero. Co na palla Arcapitano, palla che se perde e recupera e se porta avanti come fosse nazione de rubgy piena de erori dove però i più forti e prepotenti vincono sempre pe superiorità fisica, tigna e giustizia proletaria.

La prole nostra, quella de Nadolescente co la riga scorpita ner gel e i brufoli inesplosi, che esplode er sinistro, e chiude er conto. E’ finita, amo vinto, quattraddue de rimonta, na cosa quasi uguale e contraria a quel che ce toccò su quer campo mpar d’anni fa, na cosa quasi uguale e contraria a quel che c’è già toccato sur campo nostro st’anno e a tanta sorte nostra. Addirittura, pe esse sicuri sicuri, proprio come farebbe chiunque, da Nedo Sonetti a Crujff, entra ncentrocamparo pe na punta, Er Lucido pe la Cipolla. Er Santone rompe er dogma suo, s’umanizza, quasi ride e noi co lui.

Ce stanno certi lunedì che te svegli e non capisci subito. Guardi la sveglia e hai dormito più del solito. Entri in salotto e un'odore dolce te raggiunge, cor profumo forte er giusto, che non te appesta, ma te inebria. Er gatto che de solito s'accolla pe magnà subito te guarda come a dì "Tranquillo, n'è fame, è appetito". Allora te fai er caffellatte, ed è bono de un bono che manco se le mejo mucche svizzere t'avessero mannato er succo più pregiato pe dasse na punta co la mejo arabica nela tazza tua. Degusti, deglutisci, te ricordi.
A Roma ha vinto.

Ramazzotti testimonianza sul'assalto alla Freedom Flottilla

Freedom Flottilla

Marco Ramazzotti Stockel, attivista pacifista a bordo di Estelle, la nave  che portava aiuti a Gaza, intercettata dall'esercito israeliano, racconta come si sono svolti i fatti.

No Monti Day “FACCIAMOGLIELA PAGARE - BLOCCHIAMO TUTTO!”


APPELLO
PER UNO SPEZZONE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI
IN DIFESA DI LAVORO, DIRITTI e WELFARE
IL 27 OTTOBRE AL “NO MONTI DAY”!

L’Europa sta diventando una polveriera. Ovunque esplodono focolai di opposizione sociale alle politiche di austerity imposte da BCE-UE-FMI ai vari paesi dell’eurozona. Solo il 30 settembre scorso, a Parigi, al grido di “RESISTENZA” più di 50.000 persone hanno affollato le strade contro l’austerità del governo “socialista” Hollande. Il 7 ottobre, centinaia di migliaia di lavoratori spagnoli sono scesi in piazza in 57 diverse città contro la distruzione dei diritti sociali e del lavoro da parte del governo Rajoy. In Grecia sono quotidiane le proteste dei lavoratori e dei diversi settori sociali messi in ginocchio dagli effetti di macelleria sociale dei memorandum della Troika. Il 14 novembre torneranno a scioperare ancora i lavoratori in Portogallo e Spagna.

Ora deve toccare all’Italia! Anche nel nostro paese questo feroce attacco padronale, col ricatto del debito e dello spread, si sta abbattendo sulle nostre teste cancellando salario, posti di lavoro e diritti conquistati in decenni di lotte. Pensioni, diritti dei precari, art. 18, Fiscal Compact, rappresentanza dei lavoratori, welfare, democrazia, beni comuni tutto viene cancellato dal governo Monti per risanare le banche. Alcoa, Sulcis, Vinyls, Irisbus, Termini Imerese, Alitalia, Ilva, gli esodati… centinaia di migliaia di posti di lavoro vengono cancellati per chiusure aziendali, delocalizzazioni, lavoro insicuro, controriforme. Questi lavoratori vengono lasciati soli a lottare per il proprio futuro contro padroni, governo e BCE senza una rete di resistenza nazionale che li sostenga e un sindacato in grado di dare a tutte queste vertenze uno sbocco con una mobilitazione generale o un livello di conflitto adeguati coordinandosi e collegandosi con gli scioperi europei.

Nel massimo momento di crisi e di bisogno di risposte di lotta dal mondo del lavoro, la Cgil esprime il massimo livello di complicità mettendosi al carro di Cisl-Uil nel non contrastare il governo Monti per non disturbare chi lo sostiene (PD-UDC-PDL) e la “Cgil che Vogliamo” esprime il massimo livello di immobilismo.Dopo FP e FLC, anche la Fiom proclama uno sciopero di categoria per il prossimo 16 novembre. Un segnale di vita che va raccolto ed esteso, ma che come nel pubblico impiego e nella scuola rischia di essere un mero atto di testimonianza più che l’inizio di un percorso di radicale contrapposizione alle politiche d’austerità e al modello Marchionne. Proprio ora servirebbe una rottura chiara con il modello concertativo e invece la Fiom si riallinea in modo suicida alla Cgil tentando di cancellare in modo autoritario la sua sinistra interna. In questo contesto, inoltre, il sindacalismo di base mantiene una linea conflittuale ma mostra la sua inadeguatezza e non autosufficienza per rilanciare a livello di massa un’ipotesi di opposizione sociale a licenziamenti e politiche dei sacrifici.

Pare evidente che per rilanciare un’opposizione conflittuale anche dentro la Cgil, e soprattutto nel paese, dobbiamo ripartire da noi delegati/e, militanti sindacali o semplici lavoratori conquistandoci il nostro spazio in ogni piazza, lanciando autonomamente momenti la lotta insieme a tutti i movimenti che in Italia e in Europa si oppongono, senza subalternità ad attuali o futuri governi, all’austerità e ai memorandum di UE-BCE-FMI.

Dobbiamo cominciare da noi e contribuire ad un’opposizione sociale che, a partire dai luoghi di lavoro, rifiuti le politiche e gli accordi di concertazione e patto sociale, che distruggono i diritti sociali e del lavoro. Abbiamo bisogno di ricostruire un vasto fronte di resistenza sociale nel quale si riconoscono tutte e tutti coloro che non vogliono più pagare i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario e vogliono invece rivendicare un lavoro ed un futuro dignitosi, diritti, reddito, uguaglianza e democrazia.

La manifestazione del 27 ottobre del “NO MONTI DAY” è un’importante occasione per cominciare una lotta a tempo indeterminato e per definire uno spartiacque tra chi sta con i lavoratori e chi sta con le politiche dei sacrifici.

Facciamo appello ai lavoratori e lavoratrici dipendenti, ai precari, ai disoccupati, alle donne ed ai pensionati a basso reddito per fare uno spezzone autonomo del lavoro subordinato alla manifestazione del 27 ottobre con la parola d’ordine “FACCIAMOGLIELA PAGARE - BLOCCHIAMO TUTTO!”

  • Contro le politiche di austerity, il Fiscal Compact e la Spending Rewiew
  • Per la cancellazione del ddl Fornero, dell’articolo 8 e la disdetta dell’accordo del 28 giugno
  • Redistribuire il lavoro che c’è: per la riduzione di orario a parità di salario
  • Espropriare e pubblicizzare senza indennizzo le aziende che chiudono e delocalizzano (art. 43 della costituzione)
  • La crisi e il debito li paghino i padroni e le banche!

Mandateci le vostre adesioni e contatti per incontrarci a roma
 contatti a goam@hotmail.it o chiamate al 3494906191

Editoriale d'autunno

Marco Ferrando . Partito Comunista dei Lavoratori


Il governo “tecnico” degli industriali e dei banchieri sta completando il lavoro sporco contro i lavoratori e la popolazione povera. Bersani, Casini e.. Vendola si candidano a ereditarlo e proseguirlo. Questa è la sostanza dello scenario politico d'autunno, a pochi mesi dalle elezioni politiche.

MONTI COMPLETA LA MACELLERIA, AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI E DEI BANCHIERI

Con la cosiddetta operazione Spending Review, il governo e i suoi ministri milionari puntano a mettere in regola i conti pubblici agli occhi del capitale finanziario e negli interessi del capitale finanziario. A cosa serve la nuova mannaia sui dipendenti pubblici, su una sanità ormai da ricovero, sugli studenti fuori corso e non, sugli enti locali e i relativi servizi? A racimolare un nuovo gruzzolo di miliardi con cui consolidare l'accordo europeo di fine giugno: l'accordo con cui Monti ha riscosso la disponibilità del cosiddetto Fondo Salva Stati (una faticosa cassa di resistenza tra banchieri europei) a ricapitalizzare le banche italiane e ad acquistare, a loro vantaggio, dosi massicce di titoli di Stato. Perché la famigerata lotta allo Spread, questo significa: tener su il valore dei titoli di Stato, in larga parte posseduti dalle banche italiane, e dunque difendere il loro patrimonio finanziario. Altro che “servitù” di Monti verso la Merkel, come dice un bel pezzo di sinistra “radicale” italiana. Il governo difende come un sol uomo in Europa gli interessi del “proprio” imperialismo (e con un autorevolezza ben maggiore di Berlusconi). Naturalmente la partita negoziale con gli altri imperialismi europei è in pieno corso, e il suo esito è incerto. Ma il conto lo pagano - come in tutta Europa - gli operai, i precari, i disoccupati, i giovani, i malati.. Ed è un conto sempre più insopportabile.

Nel frattempo, tutta la borghesia italiana e i suoi organi di stampa, chiedono ai partiti di governo di assicurare la continuità di questa rapina oltre la soglia della primavera del 2013. Come si possono rassicurare i grandi investitori finanziari che lo Stato italiano saprà onorare il pagamento dei 90 miliardi annui di interessi sul debito alle banche, l'applicazione negli anni a venire del salasso annunciato del Fiscal Compact, il religioso rispetto del pareggio di bilancio..? Imponendo la continuità del governo Monti, o, in ogni caso, del suo spartito.

BERSANI E CASINI SI CANDIDANO ALL'EREDITA' DI MONTI

E qui irrompe la novità politica. Il “grande accordo” tra Bersani, Casini e.. Vendola, vuol essere il signorsì alla richiesta corale della borghesia. Bersani è stato chiarissimo in una lunga intervista al quotidiano di Confindustria di inizio agosto: il PD si fa carico di “garantire gli oneri di bilancio e gli accordi europei stipulati da Monti”. Del resto, ha aggiunto:” Non è stato forse il governo di centrosinistra negli anni '90 e dieci anni dopo a consentire, coi necessari sacrifici, i migliori risultati finanziari degli ultimi 20 anni”.. per il grande capitale? Verissimo. E ancora:” Non è stato forse soprattutto il PD, in questo anno difficile, il più saldo baluardo del governo Monti e delle sue scelte di fondo (leggi: distruzione delle pensioni d'anzianità, smantellamento dell'articolo 18..)”? Verissimo. Semplicemente Bersani chiede in cambio al capitale una investitura politica diretta per il PD.  E per ottenere questa fiducia presenta agli industriali e alle banche una coalizione di governo ancor “più credibile”. L'accordo con Casini, massimo alfiere di Monti, ha questo preciso significato: presentare un centrosinistra riveduto e corretto (ancor più.. a destra), all'altezza delle nuove necessità  poste dalla crisi capitalista e dall'”emergenza” italiana. Con un solo vero elemento di discontinuità rispetto a Monti: recuperare un quadro di concertazione sindacale delle politiche antioperaie. In altre parole: riportare a corte la burocrazia CGIL, quale copertura sociale. Ripagandola, con un posto a tavola, per il lavoro svolto a vantaggio di Bersani con beneficio di Monti.

LA CAPITOLAZIONE DI VENDOLA. E LE SUE AMBIZIONI

La capitolazione di Nichi Vendola a questa prospettiva è vergognosa, ma rivelatrice. I mille artifici retorici sull'”alternativa”, le “ragioni del lavoro”, gli stessi “valori di laicità”, si sono risolti nella candidatura a governare a braccetto del PD e dell'UDC: dei massimi garanti della continuità di Monti, degli interessi delle banche, e persino delle gerarchie vaticane. Come il PCL aveva previsto e denunciato, il bertinottismo di ritorno non è meglio di quello di andata:  gli appetiti  ministeriali sono la bussola, il resto sono parole. Con la differenza che i ministri di Sel dovranno misurarsi col quadro della crisi capitalista e con oneri sociali ben più pesanti che nel 2006. E che le ambizioni di Vendola scavalcano persino quelle di Bertinotti: mirando alla scalata di un partito Democratico all'americana, oltre le soglie della stessa sinistra tradizionale. SEL è solo la scialuppa d'occasione per la traversata di questo confine di classe.

L'ALTERNATIVA NON STA IN GRILLO O DI PIETRO
MA NEL POTERE DEI LAVORATORI

Il Partito Comunista dei Lavoratori pone la necessità della cacciata del governo Monti, e di un governo dei lavoratori, in ogni mobilitazione e in ogni lotta. Solo la cacciata del governo Monti per via di un'esplosione sociale di lotta generale in autunno, può aprire la via di una vera alternativa. Solo un governo dei lavoratori che abroghi le leggi antioperaie degli ultimi 20 anni, abolisca il debito pubblico verso le banche e le nazionalizzi, ripartisca fra tutti il lavoro, espropri le aziende che licenziano, vari un grande piano di opere sociali e di nuovo lavoro, può realizzare una vera svolta.

L'”alternativa” non sta nella ricercata alleanza dell'ex ministro Ferrero con l'ex ministro questurino Di Pietro e il suo partito delle Procure (che vota il “pareggio di bilancio” e copre la mattanza poliziesca di Genova), dopo essere stati scaricati insieme dal PD. Né tanto meno sta in quel santone di Beppe Grillo che difende via web l'evasione fiscale dei ricchi dall'alto della villa di S.Ilario. L'alternativa sta in un fronte unico di lotta dei lavoratori e di tutti gli sfruttati, che si batta apertamente per la conquista del potere.

Rovesciare il potere dei capitalisti, imporre il potere dei lavoratori. Fuori da questo programma di rivoluzione, non c'è prospettiva per i lavoratori e i giovani.






Grecia, Portogallo, Spagna Crescono le lotte in Europa

Claudio Mastrogiulio.  Lit quarta internazionale 


Nelle ultime settimane si sono susseguite numerose e radicali mobilitazioni in diverse nazioni della cosiddetta zona Euro. In particolar modo, i Paesi maggiormente interessati da queste fiammate sono stati la Grecia, il Portogallo e la Spagna. Cercheremo, nelle righe che seguiranno, di imbastire un approccio di ordine generale che ci consenta di affrontare la questione nella sua unitarietà.
 
Grecia: avanguardia d'Europa
Già, perché di unitarietà della situazione economica complessiva deve parlarsi, nella misura in cui questa pesantissima crisi sta attraversando, con intensità diverse, tutto il continente europeo.
In Grecia, da ormai due anni si susseguono manifestazioni oceaniche contro le inique imposizioni della Troika (Bce, Fmi ed Ue), accettate dai diversi esecutivi ellenici. Le masse popolari greche hanno ben compreso, molto più delle burocrazie dei partiti di sinistra (Siryza e Kke), che il capitalismo in quanto sistema economico e di potere politico, non può essere riformato. Le crisi che questo sistema ci costringe a subire non sono, come già Marx scrisse più di centosessanta anni fa, di sottoproduzione ma, al contrario, di sovrapproduzione. Dunque si assiste alla contraddizione per cui, di fronte ad un sistema produttivo sostanzialmente attivo, vi sono milioni di lavoratori non più in grado di acquistare la merce prodotta od addirittura inoccupati. Strangolati come sono dalla disoccupazione galoppante, dall'aumento dell'imposizione fiscale imposta dai governi borghesi, dallo smantellamento dei loro diritti acquisiti, alle masse lavoratrici, europee ma non solo, non resta altro che porsi in netta contrapposizione con le istituzioni pubbliche su cui l'attuale sistema si sorregge. Da qui l'assalto al parlamento in Grecia (ma anche, come vedremo, in Portogallo), alle sedi delle banche, ecc.
In questa fase entra in gioco il ruolo controrivoluzionario giocato da dannosi rottami politici, come ad esempio, la burocrazia del Kke che, come noto, ha rivendicato la propria  azione di difesa del parlamento di servi del capitale finanziario contro la giustificata e genuina rabbia di classe dei manifestanti.
Giornata cruciale per la Grecia è stata quella di ieri, 18 ottobre, in cui il Paese è stato letteralmente paralizzato dallo sciopero generale. Durante la manifestazione, si sono susseguite diverse fasi di scontro contro la polizia, mandata in gran numero a militarizzare Piazza Syntagma, in cui ha perso la vita, per un infarto, un manifestante. Un'ulteriore dimostrazione di quale sia l'idea di democrazia che intendono elargire i padroni ed i loro governi. Repressione, arresti in massa, feriti e morti sono quello che quest'ordine economico-sociale è capace di offrire come risposta rispetto alle sacrosante rivendicazioni delle masse popolari.
I motivi dello sciopero generale greco sono sostanzialmente gli stessi da diversi mesi, con la protesta che si fa sempre più accesa nei confronti del pacchetto di austerità (tagli degli stipendi, dei servizi pubblici essenziali, cancellazione di diritti acquisiti, licenziamenti in massa nel settore pubblico) richiesto dai creditori della Grecia in cambio della tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro. Dunque, come sempre capita, a pagare la crisi provocata dal capitale finanziario e dall'ingordigia dei pescecani capitalisti, sono in primo luogo i lavoratori e i giovani proletari. Ma non solo loro sono colpiti dal grande capitale. Per questo allo sciopero di ieri  (il quarto dall’inizio dell’anno) hanno aderito anche i liberi professionisti, i commercianti, i medici ospedalieri, i dipendenti delle banche e degli enti previdenziali, gli impiegati nelle imprese a partecipazione statale e i marittimi. Quindi anche i traghetti da e per le isole sono restati all’ancora nei porti.  I mezzi di trasporto pubblici sono rimasti fermi per tutta la giornata ad eccezione dei treni urbani che hanno prestato servizio regolarmente dopo le 09:00 sino alle 21:00 per facilitare gli spostamenti di coloro che hanno partecipato alle manifestazioni. Anche i controllori di volo si sono astenuti dal lavoro per tre ore e dalle 10:00 alle 13:00.

Portogallo: le più grandi manifestazioni dalla rivoluzione "dei garofani"
In Portogallo, il 15 ottobre è stato un giorno molto caldo. Il parlamento lusitano, infatti, ha presentato la legge di bilancio per il 2013, che prevede 1 miliardo di euro di tagli alla spesa, 1,3 miliardi di riduzione delle prestazioni sociali e il licenziamento del 2% dei dipendenti pubblici. Un'articolazione dell'intervento pubblico perfettamente allineata alle politiche di macelleria sociale imposte dai governi di tutta l'Europa, che apre anche in Portogallo la terza stagione di crescente disoccupazione e dilagante recessione economica. Già dal tardo pomeriggio del 15 ottobre, diverse persone si sono radunate sotto il parlamento per invocare con forza le dimissioni di un governo impegnato a far pagare la crisi economica alla stragrande maggioranza delle masse popolari, che questa situazione non hanno contribuito a crearla.
I nostri compagni del Mas, sezione portoghese della Lit, hanno attivamente partecipato alla mobilitazione e chiamano le masse popolari a partecipare alle prossime scadenze di lotta, prima fra tutte, quella del 31 ottobre, in occasione della visita della Merkel in Portogallo.

Spagna: un'ascesa impressionanteIn Spagna, la grande manifestazione del 26 settembre ha rappresentato un importante momento di ripresa delle lotte verso una fase ascendente. Diverse di migliaia di persone hanno circondato il parlamento scontrandosi apertamente con le forse repressive mandate da Rajoy. Questa radicalità fa il paio con l'avanzamento delle parole d'ordine della gran parte del movimento sceso in piazza. L'opposizione alle politiche di austerity, il rifiuto del pagamento del debito pubblico, la lotta contro i licenziamenti e l'aggravio fiscale imposto dal governo Rajoy rappresentano dei passi in avanti rispetto all'iniziale piattaforma del movimento degli Indignados, quando si chiedeva sostanzialmente una maggiore democrazia. Ora la gran parte delle masse è disponibile a mettere in discussione l'intero sistema capitalistico, e non solo le sue propaggini politiche, comprendendo come tra i due fattori vi sia un inscindibile nesso di dipendenza, con il sistema politico dominante che ha una funzione di vassallaggio vero e proprio rispetto ai potentati economici nazionali ed internazionali.
Importante è anche in Spagna il ruolo del partito della Lit-Quarta Internazionale: Corriente Roja, alla testa di diverse manifestazioni di queste settimane. Conferma che la costruzione delle lotte e la costruzione del partito rivoluzionario non sono due processi separati ma, al contrario, possono marciare solo congiuntamente: la radicalità e l'organizzazione delle lotte necessitano di un partito; il partito può crescere solo nel vivo delle lotte.
Certo la risoluzione della crisi di direzione del proletariato è lungi dall'essere risolta. Ma è evidente che in Spagna e Portogallo la questione è posta e le sezioni della Lit, coordinate con le altre sezioni europee, stanno giocando un ruolo di primo piano.

domenica 21 ottobre 2012

Society for Cutting Up Men

Video Post di Luciano Granieri




Scum  "Society for Cutting Up Men".  E'  il  lavoro che la scrittrice e attrice Valerie Solanas scrisse alla fine degli anni 60 è un feroce quanto rivoluzionario attacco al potere maschile. Infatti solo nell'androcidio e nel totale potere femminile si può trovare la salvezza del pianeta. E sicuramente oggi  Carmela  sarebbe ancora viva, come vive sarebbero le altre 109 donne vittime della violenza maschile.