Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 7 maggio 2013

La memoria e l'impegno

Osservatorio Peppino Impastato Frosinone


9 maggio 2013
35° Anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato
LA MEMORIA E L'IMPEGNO
RICORDEREMO L'UNICITA' DEL SUO IMPEGNO E DELLA SUA VICENDA UMANA
IL 9 MAGGIO ALLE 18,30
PROIETTANDO IL FILM CHE RACCONTA LA SUA VITA
"CENTO PASSI"
PRESSO LA LIBRERIA CAFFE' ITHACA A FROSINONE IN VIA GARIBALDI, 62.

OSSERVATORIO PEPPINO IMPASTATO FROSINONE








Una delle poesie che leggeremo
Umberto Santino

Ricordati di ricordare
coloro che caddero
lottando per costruire
un'altra storia
e un'altra terra

ricordali uno per uno
perché il silenzio
non chiuda per sempre
la bocca dei morti
e dove non è arrivata la giustizia
arrivi la memoria
e sia più forte
della polvere
e della complicità

Ricordati di ricordare
l'inverno dei Fasci
quando i figli dei contadini del Nord
spararono sui contadini del Sud
e i mafiosi aprivano il fuoco
sapendo di essere
i cecchini dello Stato

Ricordati di Emanuele
che fu accoltellato
dai sicari degli speculatori
e del trionfo degli assassini
nella città cannibale

Ricordati di ricordare
il sangue versato sulla terra
e le file lunghe degli emigranti
che portarono la Sicilia
sulle piazze del mondo
a svendersi
come merce a buon mercato

Ricordati di Luciano
Lorenzo Bernardino
Nicolò Giovanni
Sebastiano
Andrea Nunzio
Agostino Gaetano
Accursio
Giuseppe Vincenzo
Epifanio Placido

(e del bambino Giuseppe
che vide l'assassinio di Rizzotto
e il medico-capomafia Navarra
cancellò per sempre
la verità dei suoi occhi)

Calogero Filippo Carmelo
e di tutti gli altri
che hanno perduto
vita e nome

Ricordati di Margherita
Vincenzina Castrense
Filippo Francesco
Giorgio Giovanni Giuseppe
Serafino Vito
che confusero il loro sangue
con le ginestre
che sbocciavano
nel mattino di maggio

Ricordati di Salvatore
che morì abbracciato alla terra
della madre Francesca
che chiedeva giustizia
e trovò lo scherno degli assassini

Ricordati di Peppino
che infranse i comandamenti dei padri
sbeffeggiò il potere
ed esplose sui binari

Ricordati di Pio e Rosario
che erano comunisti
e lottavano contro la mafia
e per la pace

Ricordati di Pasquale
Piersanti Giuseppe
che cercarono di spezzare
il patto con il delitto

Ricordati di Mario
Pippo Mauro Beppe
che vedevano e parlavano
mentre gli altri tacevano
e non guardavano

Ricordati di Graziella
che ancora si chiede perché
della sua vita rubata

Ricordati di Claudio
che giocava con i suoi undici anni
e incontrò la morte
a un angolo di strada

Ricordati di Barbara
Giuseppe e Salvatore
che svanirono
nel lampo di Pizzolungo

Ricordati di Giuseppe
che sognava di volare
sul cavallo dell'alba
e trovò la notte
nelle mani del boia

Ricordati
di Mario Silvio Calogero
Pasquale Eugenio Mario Giorgio
di Filadelfio
di Boris
di Cesare e Lenin
di Domenico Giovanni Salvatore
di Emanuele
di Gaetano
di Vito
di Luigi Silvano Salvatore Giuseppe
di Carlo Alberto Emanuela Domenico
di Calogero
di Giangiacomo
di Mario Giuseppe Pietro
di Rocco Mario Salvatore Filippo
di Beppe
di Ninni e Roberto
di Natale
di Antonino e Stefano
di Ida e Antonino
e del loro figlio non nato
di Rosario e Giuliano
di Giovanni Francesca Antonio Rocco Vito
di Paolo Agostino Claudio Emanuela Vincenzo Walter
di Giuseppe
che servivano lo Stato
e trovarono la morte in agguato
e la solitudine alle spalle

Ricordati di Biagio e Giuditta
che attendono ancora la vita
al capolinea della morte

Ricordati di Libero
che non volle piegarsi
mentre la città era ai piedi
degli estorsori
di Pietro Giovanni
Gaetano Paolo e Giuseppe
che seppero dire di no

Ricordati del medico Paolo
che non volle attestare il falso
di Giovanni che denunciò
gli ordinari misfatti
sulle scrivanie della regionehn

Ricordati di Rita
che non volle più vivere
perché avevano ucciso
la speranza

Ricordati di Giorgio
di Costantino
di Stefano
di Pino
preti di un Cristo quotidiano
fratello degli ultimi
crocifisso dai potenti

Ricordati di Giuseppe
di Domenico
di Filippo
sangue ancora vivo
nomi che dobbiamo ancora aggiungere
al nostro rosario di morti

Ricordati di ricordare
i nomi delle vittime
e i nomi dei carnefici
(i notissimi ignoti
di ieri e di oggi)
perché tutte le vittime
siano strappate alla morte
per dimenticanza
e i carnefici sappiano
che non finiremo mai
di condannarli
anche se hanno avuto
mille assoluzioni

Ricordati di ricordare
le impunità
le protezioni
le complicità
gli interessi
che hanno fatto
di una banda di assassini
i soci del capitale
e i gemelli dello Stato

Ricordati di ricordare
ora che le bombe degli attentatori
scuotono le città
che vogliono affrancarsi
e sui teleschermi della seconda repubblica
si intrecciano i segnali
delle nuove alleanze

Ricordati di ricordare
quanto più difficile è il cammino
e la meta più lontana

perché
le mani dei vivi
e le mani dei morti
aprono la strada


Giornata europea dei diritti del malato

Francesco Notarcola


Anche in questo anno Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato ed il Coordinamento nazionale delle associazioni dei Malati Cronici, promuovono la Giornata europea dei diritti del malato, giunta alla settima edizione.

Le iniziative si concentrano  nella settimana dei diritti, dal giorno 8 al giorno 16 maggio, e terminano con la Conferenza che si terrà a Bruxelles proprio il 16 maggio, sul tema della nuova direttiva Europea sui diritti dei pazienti e sulle cure traspontaliere.

La Direttiva, infatti entrerà in vigore tra qualche mese (ottobre 2013) e gli Stati membri, compresa l’Italia, rischiano di arrivare impreparati a questa scadenza importante.

Il Tribunale  per i Diritti del Malato della città del Capoluogo informa che celebrerà la settima giornata Europea dei Diritti del Malato nel modo seguente:

10 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14,00 presso l’Ospedale “F.Spaziani”- via A.Fabi;
13 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14, presso  l’ex Ospedale “Umberto I”- Viale Mazzini;
14 maggio alle ore 16,00  incontro Medici - Pazienti presso la Casa del Volontariato, via Pierluigi da Palestrina, sul tema: “LA MALATTIA DI ALZHEIMER”.

Nei predetti incontri il TDM distribuirà la Carta Europea dei Diritti del malato, altri opuscoli e informazioni che ci saranno richieste dai cittadini.

Frosinone 07 maggio2013.

                                     Renato Galluzzi - Coordinatore


A cena con amici palestinesi

Luciano Granieri

Sawsan e Mahmoud

 Leggere delle terribili storie che accadono in Palestina è sempre disarmante . La violenza dei coloni israeliani  nei territori occupati verso i Palestinesi, la loro prepotenza coperta e protetta dell’esercito Israeliano lascia ogni volta basiti. 

Ma  è ancora più incredibile ascoltare  testimonianze dirette   dalle parole di chi ogni giorno subisce quelle angherie. Domenica scorsa a Supino a casa di  Luisa Morgantini, ex parlamentare ed  eletta nel 2007 vice presidente del Parlamento europeo, abbiamo cenato con degli ospiti veramente  speciali . Mahmoud Hamanda la figlia Sawsan , e altri amici fra cui Maha Bader che insieme con l’attivista Teresa Calvieri dell’associazione non governativa “Operazione  colomba” ci traducevano le parole di Mahmoud e Sawsan . 

 La loro storia è semplice nella sua crudeltà.  Sawsan è una ragazza di 23 anni, come tante ragazze della sua età vorrebbe studiare frequentare amiche e amici, e invece ha dovuto difendere la sua casa dall’assalto dell’ esercito israeliano. E’ stato il baluardo decisivo affinchè  la sua abitazione non venisse distrutta dai bulldozer israeliani. 

Quando alcuni militari  sono entrati nell’abitazione di  Sawsan si sono trovati davanti una ragazza piccola e debole  di fronte alle armi spianate, ma con una determinazione così forte che ha stupito gli  stessi soldati.  “Controllate tutto ma non la nostra testa. Noi volgiamo dimostrare a Israele che nonostante loro possiamo fare tutto” queste le parole di Sawsan  rivolte ai militari. Uno di loro con ferocia  l’ha picchiata,  gettata violentemente a terra e immobilizzata con l’aiuto degli altri militari. Anche la cugina di  Sawsan lanciatasi contro i soldati per difenderla è stata colpita .  Sawsan giaceva immobilizzata a terra. Chiedeva acqua per schiarirsi la gola resa ruvida dalla rabbia e dall’umiliazione. La cugina con un ultimo sforzo gli stava porgendo una bottiglia d’acqua, ma un soldato israeliano glielo ha impedito. La reazione della ragazza è stata immediata e ha rovesciato il contenuto della bottiglia in faccia al soldato, il quale l’ha colpita ancora una volta.  

  Sawsan è stata arrestata. Per due giorni è stata tenuta prigioniera con le mani legate e gli occhi bendati. E ’stata poi tradotta in un altro penitenziario deve i detenuti erano tutti israeliani e a lei non era concesso andare al bagno e neanche lavarsi. Ovviamente  la famiglia di  Sawsan  non sapeva nulla dei destini della  loro figlia e neanche della cugina. Per sapere qualche notizia  Mahmoud ha dovuto pagare 5.000 shekel , circa 1.000 euro. Dopo sette giorni di prigionia vagando per i penitenziari più crudeli e inumani, grazie al pagamento da parte della famiglia 10.000 shekel e altri 75.000 shekel   corrisposti a garanzia  da  altri   parenti, Susan è stata avviata al processo. 

 Mahmoud ci faceva notare come gli israeliani esigendo tali somme per fornire informazioni a familiari degli arrestati, oltre che la libertà,  rubano ai palestinesi anche gran parte delle loro risorse economiche.   Sawsan ci ha riportato lo sconforto  che ha provato nel vedere lo sguardo di odio che il pubblico ministero gli rivolgeva nel corso del processo. In fin dei conti l’unica colpa che avevano Sawsan  e la cugina era quella di aver difeso la loro abitazione dalla distruzione di bulldozer israeliani. Le accuse invece rivolte alle due ragazze sono state, per   Sawsan di aggressione ai soldati per aver gettato  loro addosso grosse pietre. La conformazione fisica di  Sawsan , che si vede dalle foto pubblicate a margine del post, è la migliore testimonianza di come l’accusa potesse essere infondata. La cugina invece è stata accusata di aver sputato addosso ad un soldato. L’acqua con cui la ragazza aveva schizzato il militare che gli impediva di dissetare Sawsan  si è trasformata come d’incanto in sputo. 

Questa testimonianza diretta riporta uno dei tanti episodi di violenza e soprusi che si verificano nei territori occupati. Ed è ancora più grave quanto riferiva Teresa Calvieri e cioè che i figli dei coloni, bambini in tenera età,  vengono educati dai propri genitori nell’odio verso gli abitanti palestinesi. E’ del tutto evidente che un processo di pace non può neanche iniziare sotto questi presupposti.   Mahmoud diceva che la loro più grande arma è quella di ignorare e sopportare le violenze e le angherie dei coloni e dell’esercito israeliano , perché è loro convinzione che la  violenza è espressione del male, chi è nel giusto non può lasciarsi andare a reazioni aggressive , arreca molto più danno l’indifferenza che non azioni  violente. Alla fine della cena dopo aver sentito queste drammatiche  storie, non ho potuto fare a meno di provare una profonda ammirazione per il popolo palestinese. Donne e uomini che chiedono solo di poter vivere una vita normale, di studiare, di lavorare di incontrarsi e andare a cena insieme.  

Questo resoconto purtroppo no sarà molto rigoroso nella ricostruzione dei fatti  . Non sapevo che alla cena avrebbero partecipato gli amici palestinesi, per cui non avevo con me né videocamera né macchina fotografica, ho preso solo qualche appunto su un block notes . Credo però che il racconto possa egualmente riportare fedelmente il dramma che quotidianamente subisce quella popolazione. Il video è stato girato con il cellulare.  

sabato 4 maggio 2013

Nestlè: "Gli esseri umani non hanno diritto all'acqua"

Informare per resistere


  Nel documentario del 2005, We Feed the World, l'allora amministratore delegato di Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, Peter Brabeck, condivise alcuni dei suoi punti di vista e 'perle di saggezza' sul mondo e l'umanità.
Brabeck ritiene che la natura non sia "buona", che non ci sia nulla di cui preoccuparsi riguardo ai cibi OGM, che i profitti importino più di ogni altra cosa, che la gente dovrebbe lavorare di più e che gli esseri umani non abbiano diritto all'acqua.

Oggi, ha spiegato, "che la gente crede che tutto ciò che viene dalla natura sia buono", marcando una grande differenza rispetto a ciò che è percepito, come già [aveva detto ndt] in precedenza, "abbiamo sempre imparato che la natura può essere spietata."


L'umanità, ha affermato Brabeck: "è ora nella posizione di riuscire a garantire un certo equilibrio con la natura, ma nonostante questo abbiamo qualcosa che si avvicina a un detto che tutto ciò che viene dalla natura sarebbe buono."
Ha quindi fatto riferimento al "movimento biologico", come un esempio di questo modo di pensare, che presuppone che "organico sia meglio." Ma rimane certo, ha precisato, che "il biologico non è migliore." In 15 anni di consumo di cibo OGM negli Stati Uniti, "non un singolo caso di malattia si è verificato." Nonostante questo, ho notato, "siamo tutti così a disagio in Europa, che qualcosa che possa accaderci." Questo punto di vista, secondo Brabeck, è "ipocrita più di ogni altro."


L'acqua, ha giustamente sottolineato Brabeck, "è, certamente, la più importante delle materie prime che abbiamo oggi nel mondo", ma ha aggiunto:

"La questione è se dovremmo privatizzare la fornitura dell'acqua comune per la popolazione. E ci sono due opinioni diverse in merito. Un'opinione, che ritengo sia estremistica, è rappresentata dalle ONG, che fanno rumore allo scopo di dichiarare l'acqua un diritto pubblico."


Brabeck ha giudicato questo punto di vista "estremistico": "Questo significa che come esseri umani dovremmo avere diritto all'acqua. Questa è una soluzione estremistica."

L'altro punto di vista, e perciò, l'opinione "meno estremista", ha spiegato, "sostiene che l'acqua sia un prodotto alimentare come tutti gli altri, e come ogni altro alimento dovrebbe avere un valore di mercato. Personalmente credo che sia meglio dare ad un prodotto alimentare un valore, in modo che si sia tutti consapevoli del fatto che essa ha il suo prezzo, e allora si dovrebbero adottare misure per la parte specifica della popolazione che non ha accesso a quest'acqua, e ci sono molte diverse possibilità in questo senso."


La più grande responsabilità sociale di ogni amministratore delegato, ha spiegato Brabeck: "è quella di mantenere e garantire un futuro di successo e di profitto alla sua impresa. Solo se siamo in grado di garantire la nostra continua esistenza a lungo termine, saremo in grado di partecipare attivamente alla soluzione dei problemi che esistono nel mondo. Siamo nella posizione di poter creare posti di lavoro ... Se volete creare lavoro, dovete lavorare voi stessi, non come è stato in passato, quando il lavoro esistente veniva distribuito. Se ricordate, l'argomento principale a favore della settimana di 35 ore fu il fatto che c'era una certa quantità di lavoro e che sarebbe stato meglio lavorare meno e distribuire il lavoro tra più persone. Cosa che si è dimostrata essere, piuttosto chiaramente, sbagliata. Se desideri creare più lavoro, devi tu stesso lavorare di più. E con ciò dobbiamo creare un'immagine positiva del mondo per la gente, e non vedo assolutamente alcuna ragione per cui non dovremmo essere positivi per il futuro. 


Non siamo mai stati così bene, non abbiamo mai avuto così tanti soldi, non siamo mai stati così sani, non abbiamo mai vissuto a lungo come facciamo oggi. Abbiamo tutto quello che vogliamo e andiamo ancora in giro come se fossimo in lutto per qualcosa."


Solo noi (Roma-Siena 4-0)

Kansas City 1927


Solo noi c’abbiamo tutta na serie de “solo noi”.

Se sa, è materia nota e sviscerata. Ma non dobbiamo mai fa l’erore de considerallo un capitolo chiuso, na lista compiuta, na pratica da archivià.

Perchè a sto giro abbiamo scoperto che solo noi semo capaci de facce rode er culo quando vincemo 4-0.  

Dopo du anni a core appresso ar modello Barcellona se semo sincronizzati live cor modello Borussia Dortmund, namo fatti subito 4 come l’archetipo teutonico, eppure.

Eppure c’è qualcosa, un rumore de fondo, un disturbo, na nuvola antipatica che nte fa gode fino in fondo de sta giornata de sole.

C’hai come un mezzo nodo. Che a strillà strilli, ma poi te senti na cosa strana in gola.

Ma te n’accorgi dopo eh, alla fine, durante è sempre bello.

Specie quando cominci bene, che se capisce subito che oggi sei venuto all’Olimpico pe giocà a pallone e non pe mette in scene la fortunata pièce teatrale “Le figure demmerda co le squadre che so praticamente già retrocesse”, opera dal titolo forse enigamatico ma che lascia appena indovinare il significato che vuole comunicare.

E invece oggi no: oggi hai deciso che se gioca bene, che se fa quelli forti contro quelli pippe, che il sulla carta corrisponde al sull’erba, che i centovoltetanto de stipendi se palesa in tutta la sua differenza tra le due squadre. Oggi hai deciso che asfalto. Ma asfalto bello, fresco, paro paro, liscio, steso bene, e allora asfaltamoli.

E che ce se fa co l’asfalto? L’autostrada, bravi, nve se po nasconne niente a voi, e manco ar Coco che decide de installasse er telepass sulla cresta, spigne er pedale della minicar (si, vabbè, pe quanto la poi spigne) e tirà dritto verso la porta altrui.

“Guarda er Capitano! Ce sta Ercapitano libero! Dio non voglia che me ignori Ercapitano pronto alla suatta! Dozzine di malanni si abbatteranno sul tuo corpo gracile! Pensa ar futuro! Pensa ai fii, ai Cochetti del domani!”

Ma lui, che ancora è immerso nell’età dello studio dell’obbligo (più o meno, vabbè dai nfate i precisi), e che conosce appieno le dinamiche dell’emarginazione e del bullismo ai danni der compagnuccio che pure se l’è cercata, decide co un gesto de rivoluzionaria emancipazione de servì l’accorente Osvardone che accore just in time, scucchiaia just er giust, e se ricorda che a fa gol spesso è just do it, e più a dillo che a fallo.

Unoazzero pallarcentro.

E uno è bello se non è litigarello, enfatti loro s’abbracciano e ridono e scherzano e non litigano, ma noi mmmmm, noi eeeehhh, noi fffffff come i gatti che je rode, noi ormai uno è come se hai pareggiato er meno uno da cui parti pe sorte e disastro naturale intrinseco, a noi nce freghi più co uno, tii devi merità sti strilli.

E lui, er purcino, ancora na volta, sa. Lui o sa che vordì portà a casa na sufficienza quando è dall’inizio dell’anno che alterni 6- e insufficienze, vordì che mamma te dice “hai solo fatto na parte der dovere tuo, mo sistemate lo schifo che c’hai in camera e forse pe oggi te salvi”. Vordì che te devi presentà co un voto bello bello, e l’unica è fasse suggerì dar più bravo che c’hai intorno.

Ercapitano della classe procede palla ar piede e cancelletto alla mano, scruta con occhio secchione er disporsi de banchi, sedie e compagni in movimento e quando vede er più piccolo, quello che ha fatto la primina in Argentina, avanzà ar cospetto della lavagna, je lancia un suggerimento de quelli che praticamente c’hai già la risposta, Ladolescente lo recepisce al volo e non la mette sotto al sette perchè a sto giro sotto er sette non basta, vole l’otto pieno, e allora la piazza para para rasotera e lascia Pegolo de gesso a interogasse da solo su da dove sia arivato er gò.

Dueazzero in dueminuti, mo se ragiona.

E qui va annotato che tra i "solo noi" ce ne stanno pure de belli, che solo noi dopo un bel gol parlamo pe un quarto d’ora de quanto era bello l’assist, perchè solo noi c’avemo Ercapitano che li fa.

E solo noi c’avemo uno che vive Percapitano che sta a soffrì in panca, e sta a soffrì talmente tanto, e sta a fa talmente tanto na testa così (ove “così” è sempre e comunque meno della sua) a tutti che a na certa Capitan Barba je dice “oh, senti, noi c’avemo provato a fatte ragionà ma te sei peggio dee Beliebers, fa na cosa, entra, te lascio er posto mio così stai vicino alla luce dell’occhi tua, va va, vacce vicino, magari fai la fine de Icaro”.

Fori De Rossi dentro Pjanic. Retroscena delle sostituzioni: solo su cansassitimillenovecentoventisette.

Ma pe quanto l’omo che sussurava “ti amo” Arcapitano possa voleje bene, oggi anche lui deve ammette che er protagonista in campo è nantro, ed è na creatura mitologica cor corpo umano e la testa a vorte mpo de cazzo, spesso sveja quanto problematica, mai banale ner bene e ner male, sempre e comunque sormontata da na cipolla.

Oggi è l’Osvardone Day, e se capisce quando Sturmentruppen Florenzi mozzica cosce tibie porpacci ginocchia malleoli e ogni artro arto mozzicabile de difensore senese fino a quando quello, ner terore che je se attacchi pure ar cervello co na cannuccia, je lascia la palla sulla linea de fondo e sordatino la mette in mezzo.

E’ un de quelle palle che nse ponno sbajà, e anche se lui se meritò sur campo de Genova i gradi de Pablo Daniel Osbajo, a sto giro ce sta co la testa e co la gamba e non sbaja.

Pegolo rimpiange quando era nano ordinario e ar massimo je toccava andà in miniera o sentisse quell’accollo de Brontolo, er Siena capisce che oggi non è ciao ma proprio ciaone, noi, addirittura, se rilassamo, soridemo, e annamo a riposo assaporando er vero significato de sta parola: interruzione, pausa, sosta, cessazione della fatica, quiete, pace. Dice “perchè de solito che è”, de solito è: delusione, depressione, stress, agitazione, insoddisfazione, sospetto, panico, complottismo, sigarette mai spente sulle radio che parlano.

Stavolta invece i regazzi tornano in campo e noi magari se semo pure attardati cor secondo caffè o a chiacchierà co l’amico che “aoooo ma pure te stai qua? Maddai! Malimortè...ma come va? A casa tuttapposto? Ah, mannaggia me dispiace, ma o sai come so le donne...dai che chiusa na porta s’apre mportone no? Senti ma invece lavori sempre alla ditta co papà? Ah...oddio noo sapevo, eh quindi mo la porti avanti tu, vabbè dai è pure na cosa bella, sarebbe orgoglioso er sor Mario...ah...eh lo so...ma guarda che co la crisi hanno chiuso in tanti eh, non è colpa tua... evabbè.... ensomma... vvvvvabbbè seeeenti... sarà er caso che torno ar posto mio che mo ricomincia e ar primo tempo ha portato fortuna eheheeh ce sentiamo allora? Vediamoce un giorno de questi, ciao eh, ciao”.

Se ricomincia e ce vonno tre minuti a capì che a sto giro nce saranno sorprese, noi semo noi, er Siena è er Siena, e se dopo un quarto d’ora l’avvenimento più significativo da segnalà è il cambio Valiani-Agra, capisci da te che de agro non vedrai nient’altro pe il resto der pomeriggio, anzi ancora ce stanno dolcetti da scartà, e a offritte il dessert so pure camerieri inaspettati: tipo Lobont.

Er pallavolista rumeno, l’omo che parava cor bagher, il ragazzo che non la bloccava mai, er saponetta transilvano più amato de Trigoria, pe la seconda volta nella stessa partita se prodiga in quella che a tutti gli effetti po esse considerata na bella parata. E’ la notizia non è tanto la parata, perchè lui er suo de solito lo fa quando lo chiamano, e de sicuro l’avrebbe fatto se ancerto punto della vita nostra non avessimo deciso de impiccacce co Goicoechea, comunque se diceva, la notizia è che stamo a parlà de una BELLA parata, fatta da lui che ha detto NO alla bellezza e SI’ alla rudimentale concretezza.

Er Magara, porello se ne dovrà tornà a casa senza manco la soddisfazione de un gò. Envece pe la legge che a chi troppo e a chi niente, pe il principio de quanno a grilli e quanno a tordi, Er Cipolla ha deciso che oggi se deve mette a paro de un digiuno colpevolmente lungo.

Stavolta er lavoro se lo fa fa tutto Darcapitano, che in settimana ha appreso na cosa brutta: pare ce sia na statistica che non lo vede primeggià, un record che ancora non ha battuto. Il cielo s’è fatto scuro, le nuvole se so ammucchiate, l’erba dei campi de Trigoria s’è fatta nera, l’erba de quelli sintetici s’è fatta viola, Christian e Chanel se so fatti i cazzi loro e hanno cambiato aria, Andreazzoli ha gridato allarmato pe interrompe gli allenamenti, Stekelenburg ha continuato a corre, Pjanic s’è messo in ginocchio a pregà la madonna de Medjugorje.

“Ercapitano, questa bizzarra statistica presa da un sito di bizzarre statistiche parla chiaro: non sei primo nella classifica di assist intervallati da una ribattuta del portiere”.
“Quanti me ne mancano”
“Uno”
“Mh”

Giunto er momento propizio, Ercapitano scorrazza pallarpiede tra quello che resta der Siena, calcola la corsa de Osvardone, mira preciso sule mano de Pegolo e je la butta addosso pe adoperallo a mo’ de muretto: er cuoio obbediente, l’oriundo accorente, er portiere ininfluente, la quaterna imminente. So tre pe lui che oggi fa pure i gol facili che c’hanno fatto bestemmià quando se li magnavano lui e prima de lui Vucinic, so quattro pe noi, manca mezz’ora ma la partita è finita.

Rimane da segnalà il doppio ingresso a distanza de pochi minuti Perrotta-Lopez, accompagnato dal mistero de che cosa se possano esse detti durante tutto il riscaldamento, divisi come so da un paio de generazioni e continenti diversi, ce pensi ma non te capaciti.

Così come quando ariva er triplice applaudi, soridi, canti Grazie Roma, ma poi, sotto sotto, nte capaciti de come cazzo sia stato possibile pareggià cor Pescara.

C’è rimasta qua a tutti, stamo tutti orfani de quei du punti, pure se durante l’anno ne avemo persi a palate in modo altrettanto stronzo, ma questi so più vicini, era na settimana fa, noi eravamo gli stessi de oggi, quelli erano spacciati come quelli de oggi, ma come cazzo se fa.

Riuscimo a facce restà sullo stomaco pure la tripletta de Osvardo, che quando giocà così come fai a non, ma pure quando fa in quell’altro modo lì come fai a non. Er giudizio rimane sospeso tra i fischi che se pia e i tre fischioni che fa lui, ancora nsè capito se ce potremo rivolè bene come se deve, ner mentre se rifamo cor grigio ajetto del tifoso ragioniere: “Vabbè dai, almeno s’è ripreso e non lo svendemo, in caso”.

Ma se po fa festa così? No, però manco a deprimese. Che è vero che stamo a pensà tutti a na partita sola, ma intanto prenotasse er posto in Europa passando dar campionato mica sarebbe male, arivà a quella partita essendo già sicuri che l’anno prossimo er giovedì nessuno te deve rompe le palle sarebbe già recuperà na bella tradizione.

Quindi sì, solo a noi ce po rode dopo avè vinto quattro a zero, ma solo noi semo capaci de facce passà il rodimento pensando a quanto sarebbe bello ritornà a viaggià pe città sperdute der Vecchio Continente.

E allora daje, che quando la Roma ne fa quattro è sempre na bella giornata, e oggi amo fatto nantro passetto. A ieri c’avemo pensato pure troppo, a domani ce pensamo domani. 

COMUNALI, M5S CHIEDE STOP ALLE LISTE NEONAZISTE E FASCISTE

da una segnalazione di Fiorenzo Fraioli. fonte http://www.you-ng.it/


"Stop alle liste fasciste e naziste al Comune di Alagna Lomellina in provincia di Pavia. Il governo faccia rispettare la Costituzione e le leggi vigenti in materia che vietano sotto qualsiasi forma la ricostituzione del partito fascista''.

Diversi parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno chiesto con una interrogazione urgente al Ministro dell'Interno, uno stop definitivo e fermo alle liste fasciste e naziste alle comunali. 
Il primo firmatario dell'atto parlamentare è stato Luis Alberto Orellana, senatore con il Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Lombardia.   
Nello spceifico, nell'interrogazione, si fa riferimento alla presenza di due liste alle comunali di Alagna Lomellina, riconducibili all’estrema destra: Movimento Fascismo e Libertà e Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori.

venerdì 3 maggio 2013

Tivoli. I fascisti rovinano il monumento a Peppino Impastato



Fascisti e mafiosi, un connubio mai sciolto. Dalle connivenze con il regime  fascista e con la mafia del prefetto Mori, alla strage di Portella della Ginestra, compiuta dal bandito Giuliano su mandato del partito monarchico e della Democrazia Cristiana,  fino ai rapporti fra mafia e regime post fascista berlusconiano tenuti dall'ex senatore   Dell'Utri, (il quale è stato finanziatore anche di CasaPound), il filo che lega  fascismo e mafia non si è mai interrotto. E oggi il subdolo clima di pacificazione che arruola nello stesso governo, fascisti, mafiosi e democristi, non fa altro che alimentare il disprezzo verso tutti coloro che  in nome di una società più giusta e libera hanno lottato e sacrificato la vita. Dai partigiani artefici della liberazione, ai partigiani come Peppino Impastato  in lotta negli anni '70  per i diritti sociali negati  anche  con il concorso del connubio stato-mafia-neofasicsmo.   
Luciano Granieri