"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
9 maggio 2013 35° Anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato
LA MEMORIA E L'IMPEGNO
RICORDEREMO L'UNICITA' DEL SUO IMPEGNO E DELLA SUA VICENDA UMANA IL 9 MAGGIO ALLE 18,30 PROIETTANDO IL FILM CHE RACCONTA LA SUA VITA "CENTO PASSI" PRESSO LA LIBRERIA CAFFE' ITHACA A FROSINONE IN VIA GARIBALDI, 62.
OSSERVATORIO PEPPINO IMPASTATO FROSINONE
Una delle poesie che leggeremo
Umberto Santino Ricordati di ricordare coloro che caddero lottando per costruire un'altra storia e un'altra terra ricordali uno per uno perché il silenzio non chiuda per sempre la bocca dei morti e dove non è arrivata la giustizia arrivi la memoria e sia più forte della polvere e della complicità Ricordati di ricordare l'inverno dei Fasci quando i figli dei contadini del Nord spararono sui contadini del Sud e i mafiosi aprivano il fuoco sapendo di essere i cecchini dello Stato Ricordati di Emanuele che fu accoltellato dai sicari degli speculatori e del trionfo degli assassini nella città cannibale Ricordati di ricordare il sangue versato sulla terra e le file lunghe degli emigranti che portarono la Sicilia sulle piazze del mondo a svendersi come merce a buon mercato Ricordati di Luciano Lorenzo Bernardino Nicolò Giovanni Sebastiano Andrea Nunzio Agostino Gaetano Accursio Giuseppe Vincenzo Epifanio Placido (e del bambino Giuseppe che vide l'assassinio di Rizzotto e il medico-capomafia Navarra cancellò per sempre la verità dei suoi occhi) Calogero Filippo Carmelo e di tutti gli altri che hanno perduto vita e nome
Ricordati di Margherita Vincenzina Castrense Filippo Francesco Giorgio Giovanni Giuseppe Serafino Vito che confusero il loro sangue con le ginestre che sbocciavano nel mattino di maggio Ricordati di Salvatore che morì abbracciato alla terra della madre Francesca che chiedeva giustizia e trovò lo scherno degli assassini Ricordati di Peppino che infranse i comandamenti dei padri sbeffeggiò il potere ed esplose sui binari Ricordati di Pio e Rosario che erano comunisti e lottavano contro la mafia e per la pace Ricordati di Pasquale Piersanti Giuseppe che cercarono di spezzare il patto con il delitto Ricordati di Mario Pippo Mauro Beppe che vedevano e parlavano mentre gli altri tacevano e non guardavano Ricordati di Graziella che ancora si chiede perché della sua vita rubata Ricordati di Claudio che giocava con i suoi undici anni e incontrò la morte a un angolo di strada Ricordati di Barbara Giuseppe e Salvatore che svanirono nel lampo di Pizzolungo Ricordati di Giuseppe che sognava di volare sul cavallo dell'alba e trovò la notte nelle mani del boia Ricordati di Mario Silvio Calogero Pasquale Eugenio Mario Giorgio di Filadelfio di Boris di Cesare e Lenin di Domenico Giovanni Salvatore di Emanuele di Gaetano di Vito di Luigi Silvano Salvatore Giuseppe di Carlo Alberto Emanuela Domenico di Calogero di Giangiacomo di Mario Giuseppe Pietro di Rocco Mario Salvatore Filippo di Beppe di Ninni e Roberto di Natale di Antonino e Stefano di Ida e Antonino e del loro figlio non nato di Rosario e Giuliano di Giovanni Francesca Antonio Rocco Vito di Paolo Agostino Claudio Emanuela Vincenzo Walter di Giuseppe che servivano lo Stato e trovarono la morte in agguato e la solitudine alle spalle Ricordati di Biagio e Giuditta che attendono ancora la vita al capolinea della morte Ricordati di Libero che non volle piegarsi mentre la città era ai piedi degli estorsori di Pietro Giovanni Gaetano Paolo e Giuseppe che seppero dire di no Ricordati del medico Paolo che non volle attestare il falso di Giovanni che denunciò gli ordinari misfatti sulle scrivanie della regionehn Ricordati di Rita che non volle più vivere perché avevano ucciso la speranza Ricordati di Giorgio di Costantino di Stefano di Pino preti di un Cristo quotidiano fratello degli ultimi crocifisso dai potenti Ricordati di Giuseppe di Domenico di Filippo sangue ancora vivo nomi che dobbiamo ancora aggiungere al nostro rosario di morti Ricordati di ricordare i nomi delle vittime e i nomi dei carnefici (i notissimi ignoti di ieri e di oggi) perché tutte le vittime siano strappate alla morte per dimenticanza e i carnefici sappiano che non finiremo mai di condannarli anche se hanno avuto mille assoluzioni Ricordati di ricordare le impunità le protezioni le complicità gli interessi che hanno fatto di una banda di assassini i soci del capitale e i gemelli dello Stato Ricordati di ricordare ora che le bombe degli attentatori scuotono le città che vogliono affrancarsi e sui teleschermi della seconda repubblica si intrecciano i segnali delle nuove alleanze Ricordati di ricordare quanto più difficile è il cammino e la meta più lontana perché le mani dei vivi e le mani dei morti aprono la strada
Anche in questo anno Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato
ed il Coordinamento nazionale delle associazioni dei Malati Cronici, promuovono
la Giornata
europea dei diritti del malato, giunta alla settima edizione.
Le iniziative si concentrano nella
settimana dei diritti, dal giorno 8 al giorno 16 maggio, e terminano con la Conferenza che si terrà
a Bruxelles proprio il 16 maggio, sul tema della nuova direttiva Europea sui
diritti dei pazienti e sulle cure traspontaliere.
La
Direttiva, infatti
entrerà in vigore tra qualche mese (ottobre 2013) e gli Stati membri, compresa
l’Italia, rischiano di arrivare impreparati a questa scadenza importante.
Il Tribunale per i Diritti del
Malato della città del Capoluogo informa che celebrerà la settima giornata
Europea dei Diritti del Malato nel modo seguente:
10 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14,00 presso l’Ospedale “F.Spaziani”- via
A.Fabi;
13 maggio dalle ore 9,00 alle ore 14, presso l’ex Ospedale “Umberto I”- Viale Mazzini;
14 maggio alle ore 16,00 incontro
Medici - Pazienti presso la Casa
del Volontariato, via Pierluigi da Palestrina, sul tema: “LA MALATTIA DI ALZHEIMER”.
Nei predetti incontri il TDM distribuirà la Carta Europea dei
Diritti del malato, altri opuscoli e informazioni che ci saranno richieste dai
cittadini.
Leggere delle terribili storie che accadono in
Palestina è sempre disarmante . La violenza dei coloni israeliani nei territori occupati verso i Palestinesi, la
loro prepotenza coperta e protetta dell’esercito Israeliano lascia ogni volta
basiti. Ma è ancora più incredibile
ascoltare testimonianze dirette dalle
parole di chi ogni giorno subisce quelle angherie. Domenica scorsa a Supino a casa
di Luisa Morgantini, ex parlamentare
ed eletta nel 2007 vice presidente del
Parlamento europeo, abbiamo cenato con degli ospiti veramente speciali . Mahmoud Hamanda la figlia Sawsan ,
e altri amici fra cui Maha Bader che insieme con l’attivista Teresa Calvieri
dell’associazione non governativa “Operazione
colomba” ci traducevano le parole di Mahmoud e Sawsan . La loro storia è semplice nella sua crudeltà. Sawsan è una ragazza di 23 anni, come tante ragazze della sua età vorrebbe
studiare frequentare amiche e amici, e invece ha dovuto difendere la sua casa
dall’assalto dell’ esercito israeliano. E’ stato il baluardo decisivo
affinchè la sua abitazione non venisse
distrutta dai bulldozer israeliani. Quando alcuni militari sono entrati nell’abitazione di Sawsan si sono
trovati davanti una ragazza piccola e debole
di fronte alle armi spianate, ma con una determinazione così forte che
ha stupito gli stessi soldati. “Controllate
tutto ma non la nostra testa. Noi volgiamo dimostrare a Israele che nonostante
loro possiamo fare tutto” queste le parole di Sawsan rivolte ai militari.
Uno di loro con ferocia l’ha picchiata, gettata violentemente a terra e immobilizzata
con l’aiuto degli altri militari. Anche la cugina di Sawsan lanciatasi contro i
soldati per difenderla è stata colpita . Sawsan giaceva immobilizzata a terra.
Chiedeva acqua per schiarirsi la gola resa ruvida dalla rabbia e
dall’umiliazione. La cugina con un ultimo sforzo gli stava porgendo una
bottiglia d’acqua, ma un soldato israeliano glielo ha impedito. La reazione
della ragazza è stata immediata e ha rovesciato il contenuto della bottiglia in
faccia al soldato, il quale l’ha colpita ancora una volta. Sawsan è stata arrestata. Per due giorni è
stata tenuta prigioniera con le mani legate e gli occhi bendati. E ’stata poi
tradotta in un altro penitenziario deve i detenuti erano tutti israeliani e a lei
non era concesso andare al bagno e neanche lavarsi. Ovviamente la famiglia di Sawsan non sapeva nulla dei
destini della loro figlia e neanche
della cugina. Per sapere qualche notizia Mahmoud ha dovuto pagare 5.000 shekel
, circa 1.000 euro. Dopo sette giorni di prigionia vagando per i penitenziari
più crudeli e inumani, grazie al pagamento da parte della famiglia 10.000 shekel
e altri 75.000 shekel corrisposti a garanzia da altri parenti, Susan è stata avviata al processo. Mahmoud ci faceva notare come gli israeliani esigendo tali somme per fornire
informazioni a familiari degli arrestati, oltre che la libertà, rubano ai palestinesi anche gran parte delle
loro risorse economiche. Sawsan ci ha riportato lo sconforto che ha provato nel vedere lo sguardo di odio
che il pubblico ministero gli rivolgeva nel corso del processo. In fin dei
conti l’unica colpa che avevano Sawsan e la cugina era quella di aver difeso la
loro abitazione dalla distruzione di bulldozer israeliani. Le accuse invece
rivolte alle due ragazze sono state, per Sawsan di aggressione ai soldati per
aver gettato loro addosso grosse pietre.
La conformazione fisica di Sawsan , che si vede dalle foto pubblicate a margine
del post, è la migliore testimonianza di come l’accusa potesse essere
infondata. La cugina invece è stata accusata di aver sputato addosso ad un
soldato. L’acqua con cui la ragazza aveva schizzato il militare che gli
impediva di dissetare Sawsan si è trasformata come d’incanto in sputo. Questa
testimonianza diretta riporta uno dei tanti episodi di violenza e soprusi che
si verificano nei territori occupati. Ed è ancora più grave quanto riferiva Teresa
Calvieri e cioè che i figli dei coloni, bambini in tenera età, vengono educati dai propri genitori nell’odio
verso gli abitanti palestinesi. E’ del tutto evidente che un processo di pace
non può neanche iniziare sotto questi presupposti. Mahmoud diceva che la loro
più grande arma è quella di ignorare e sopportare le violenze e le angherie dei
coloni e dell’esercito israeliano , perché è loro convinzione che la violenza è espressione del male, chi è nel
giusto non può lasciarsi andare a reazioni aggressive , arreca molto più danno
l’indifferenza che non azioni violente. Alla
fine della cena dopo aver sentito queste drammatiche storie, non ho potuto fare a meno di provare
una profonda ammirazione per il popolo palestinese. Donne e uomini che chiedono
solo di poter vivere una vita normale, di studiare, di lavorare di incontrarsi
e andare a cena insieme. Questo
resoconto purtroppo no sarà molto rigoroso nella ricostruzione dei fatti . Non sapevo che alla cena avrebbero
partecipato gli amici palestinesi, per cui non avevo con me né videocamera né
macchina fotografica, ho preso solo qualche appunto su un block notes . Credo
però che il racconto possa egualmente riportare fedelmente il dramma che
quotidianamente subisce quella popolazione. Il video è stato girato con il
cellulare.
Nel documentario del 2005, We Feed the World, l'allora
amministratore delegato di Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo,
Peter Brabeck, condivise alcuni dei suoi punti di vista e 'perle di saggezza'
sul mondo e l'umanità.
Brabeck ritiene che la natura non sia
"buona", che non ci sia nulla di cui preoccuparsi riguardo ai cibi
OGM, che i profitti importino più di ogni altra cosa, che la gente dovrebbe
lavorare di più e che gli esseri umani non abbiano diritto all'acqua.
Oggi, ha spiegato, "che la gente crede che
tutto ciò che viene dalla natura sia buono", marcando una grande
differenza rispetto a ciò che è percepito, come già [aveva detto ndt] in
precedenza, "abbiamo sempre imparato che la natura può essere spietata."
L'umanità, ha affermato Brabeck: "è ora nella
posizione di riuscire a garantire un certo equilibrio con la natura, ma
nonostante questo abbiamo qualcosa che si avvicina a un detto che tutto ciò che
viene dalla natura sarebbe buono."
Ha quindi fatto riferimento al "movimento
biologico", come un esempio di questo modo di pensare, che presuppone che
"organico sia meglio." Ma rimane certo, ha precisato, che "il
biologico non è migliore." In 15 anni di consumo di cibo OGM negli Stati Uniti,
"non un singolo caso di malattia si è verificato." Nonostante questo,
ho notato, "siamo tutti così a disagio in Europa, che qualcosa che possa
accaderci." Questo punto di vista, secondo Brabeck, è "ipocrita più
di ogni altro."
L'acqua, ha giustamente sottolineato Brabeck,
"è, certamente, la più importante delle materie prime che abbiamo oggi nel
mondo", ma ha aggiunto:
"La questione è se dovremmo privatizzare la
fornitura dell'acqua comune per la popolazione. E ci sono due opinioni diverse
in merito. Un'opinione, che ritengo sia estremistica, è rappresentata dalle
ONG, che fanno rumore allo scopo di dichiarare l'acqua un diritto pubblico."
Brabeck ha giudicato questo punto di vista
"estremistico": "Questo significa che come esseri umani dovremmo
avere diritto all'acqua. Questa è una soluzione estremistica."
L'altro punto di vista, e perciò, l'opinione
"meno estremista", ha spiegato, "sostiene che l'acqua sia un
prodotto alimentare come tutti gli altri, e come ogni altro alimento dovrebbe
avere un valore di mercato. Personalmente credo che sia meglio dare ad un
prodotto alimentare un valore, in modo che si sia tutti consapevoli del fatto
che essa ha il suo prezzo, e allora si dovrebbero adottare misure per la parte
specifica della popolazione che non ha accesso a quest'acqua, e ci sono molte
diverse possibilità in questo senso."
La più grande responsabilità sociale di ogni
amministratore delegato, ha spiegato Brabeck: "è quella di mantenere e
garantire un futuro di successo e di profitto alla sua impresa. Solo se siamo
in grado di garantire la nostra continua esistenza a lungo termine, saremo in
grado di partecipare attivamente alla soluzione dei problemi che esistono nel
mondo. Siamo nella posizione di poter creare posti di lavoro ... Se volete
creare lavoro, dovete lavorare voi stessi, non come è stato in passato, quando
il lavoro esistente veniva distribuito. Se ricordate, l'argomento principale a
favore della settimana di 35 ore fu il fatto che c'era una certa quantità di
lavoro e che sarebbe stato meglio lavorare meno e distribuire il lavoro tra più
persone. Cosa che si è dimostrata essere, piuttosto chiaramente, sbagliata. Se
desideri creare più lavoro, devi tu stesso lavorare di più. E con ciò dobbiamo
creare un'immagine positiva del mondo per la gente, e non vedo assolutamente
alcuna ragione per cui non dovremmo essere positivi per il futuro.
Non siamo mai stati così bene, non abbiamo mai
avuto così tanti soldi, non siamo mai stati così sani, non abbiamo mai vissuto
a lungo come facciamo oggi. Abbiamo tutto quello che vogliamo e andiamo ancora
in giro come se fossimo in lutto per qualcosa."
Se sa, è materia nota e sviscerata. Ma non dobbiamo mai fa
l’erore de considerallo un capitolo chiuso, na lista compiuta, na pratica da
archivià.
Perchè a sto giro abbiamo scoperto che solo noi semo capaci de
facce rode er culo quando vincemo 4-0.
Dopo du anni a core appresso ar modello Barcellona se semo
sincronizzati live cor modello Borussia Dortmund, namo fatti subito 4 come
l’archetipo teutonico, eppure.
Eppure c’è qualcosa, un rumore de fondo, un disturbo, na nuvola
antipatica che nte fa gode fino in fondo de sta giornata de sole.
C’hai come un mezzo nodo. Che a strillà strilli, ma poi te senti
na cosa strana in gola.
Ma te n’accorgi dopo eh, alla fine, durante è sempre bello.
Specie quando cominci bene, che se capisce subito che oggi sei
venuto all’Olimpico pe giocà a pallone e non pe mette in scene la fortunata
pièce teatrale “Le figure demmerda co le squadre che so praticamente già
retrocesse”, opera dal titolo forse enigamatico ma che lascia appena indovinare
il significato che vuole comunicare.
E invece oggi no: oggi hai deciso che se gioca bene, che se fa
quelli forti contro quelli pippe, che il sulla carta corrisponde al sull’erba,
che i centovoltetanto de stipendi se palesa in tutta la sua differenza tra le
due squadre. Oggi hai deciso che asfalto. Ma asfalto bello, fresco, paro paro,
liscio, steso bene, e allora asfaltamoli.
E che ce se fa co l’asfalto? L’autostrada, bravi, nve se po
nasconne niente a voi, e manco ar Coco che decide de installasse er telepass
sulla cresta, spigne er pedale della minicar (si, vabbè, pe quanto la poi
spigne) e tirà dritto verso la porta altrui.
“Guarda er Capitano! Ce sta Ercapitano libero! Dio non voglia
che me ignori Ercapitano pronto alla suatta! Dozzine di malanni si abbatteranno
sul tuo corpo gracile! Pensa ar futuro! Pensa ai fii, ai Cochetti del domani!”
Ma lui, che ancora è immerso nell’età dello studio dell’obbligo
(più o meno, vabbè dai nfate i precisi), e che conosce appieno le dinamiche
dell’emarginazione e del bullismo ai danni der compagnuccio che pure se l’è
cercata, decide co un gesto de rivoluzionaria emancipazione de servì
l’accorente Osvardone che accore just in time, scucchiaia just er giust, e se
ricorda che a fa gol spesso è just do it, e più a dillo che a fallo.
Unoazzero pallarcentro.
E uno è bello se non è litigarello, enfatti loro s’abbracciano e
ridono e scherzano e non litigano, ma noi mmmmm, noi eeeehhh, noi fffffff come
i gatti che je rode, noi ormai uno è come se hai pareggiato er meno uno da cui
parti pe sorte e disastro naturale intrinseco, a noi nce freghi più co uno, tii
devi merità sti strilli.
E lui, er purcino, ancora na volta, sa. Lui o sa che vordì portà
a casa na sufficienza quando è dall’inizio dell’anno che alterni 6- e
insufficienze, vordì che mamma te dice “hai solo fatto na parte der dovere tuo,
mo sistemate lo schifo che c’hai in camera e forse pe oggi te salvi”. Vordì che
te devi presentà co un voto bello bello, e l’unica è fasse suggerì dar più
bravo che c’hai intorno.
Ercapitano della classe procede palla ar piede e cancelletto
alla mano, scruta con occhio secchione er disporsi de banchi, sedie e compagni
in movimento e quando vede er più piccolo, quello che ha fatto la primina in
Argentina, avanzà ar cospetto della lavagna, je lancia un suggerimento de
quelli che praticamente c’hai già la risposta, Ladolescente lo recepisce al volo
e non la mette sotto al sette perchè a sto giro sotto er sette non basta, vole
l’otto pieno, e allora la piazza para para rasotera e lascia Pegolo de gesso a
interogasse da solo su da dove sia arivato er gò.
Dueazzero in dueminuti, mo se ragiona.
E qui va annotato che tra i "solo noi" ce ne stanno
pure de belli, che solo noi dopo un bel gol parlamo pe un quarto d’ora de
quanto era bello l’assist, perchè solo noi c’avemo Ercapitano che li fa.
E solo noi c’avemo uno che vive Percapitano che sta a soffrì in
panca, e sta a soffrì talmente tanto, e sta a fa talmente tanto na testa così
(ove “così” è sempre e comunque meno della sua) a tutti che a na certa Capitan
Barba je dice “oh, senti, noi c’avemo provato a fatte ragionà ma te sei peggio
dee Beliebers, fa na cosa, entra, te lascio er posto mio così stai vicino alla
luce dell’occhi tua, va va, vacce vicino, magari fai la fine de Icaro”.
Fori De Rossi dentro Pjanic. Retroscena delle sostituzioni: solo
su cansassitimillenovecentoventisette.
Ma pe quanto l’omo che sussurava “ti amo” Arcapitano possa
voleje bene, oggi anche lui deve ammette che er protagonista in campo è nantro,
ed è na creatura mitologica cor corpo umano e la testa a vorte mpo de cazzo,
spesso sveja quanto problematica, mai banale ner bene e ner male, sempre e
comunque sormontata da na cipolla.
Oggi è l’Osvardone Day, e se capisce quando Sturmentruppen
Florenzi mozzica cosce tibie porpacci ginocchia malleoli e ogni artro arto
mozzicabile de difensore senese fino a quando quello, ner terore che je se
attacchi pure ar cervello co na cannuccia, je lascia la palla sulla linea de
fondo e sordatino la mette in mezzo.
E’ un de quelle palle che nse ponno sbajà, e anche se lui se
meritò sur campo de Genova i gradi de Pablo Daniel Osbajo, a sto giro ce sta co
la testa e co la gamba e non sbaja.
Pegolo rimpiange quando era nano ordinario e ar massimo je
toccava andà in miniera o sentisse quell’accollo de Brontolo, er Siena capisce
che oggi non è ciao ma proprio ciaone, noi, addirittura, se rilassamo,
soridemo, e annamo a riposo assaporando er vero significato de sta parola:
interruzione, pausa, sosta, cessazione della fatica, quiete, pace. Dice “perchè
de solito che è”, de solito è: delusione, depressione, stress, agitazione,
insoddisfazione, sospetto, panico, complottismo, sigarette mai spente sulle
radio che parlano.
Stavolta invece i regazzi tornano in campo e noi magari se semo
pure attardati cor secondo caffè o a chiacchierà co l’amico che “aoooo ma pure
te stai qua? Maddai! Malimortè...ma come va? A casa tuttapposto? Ah, mannaggia
me dispiace, ma o sai come so le donne...dai che chiusa na porta s’apre
mportone no? Senti ma invece lavori sempre alla ditta co papà? Ah...oddio noo
sapevo, eh quindi mo la porti avanti tu, vabbè dai è pure na cosa bella,
sarebbe orgoglioso er sor Mario...ah...eh lo so...ma guarda che co la crisi
hanno chiuso in tanti eh, non è colpa tua... evabbè.... ensomma... vvvvvabbbè
seeeenti... sarà er caso che torno ar posto mio che mo ricomincia e ar primo
tempo ha portato fortuna eheheeh ce sentiamo allora? Vediamoce un giorno de
questi, ciao eh, ciao”.
Se ricomincia e ce vonno tre minuti a capì che a sto giro nce
saranno sorprese, noi semo noi, er Siena è er Siena, e se dopo un quarto d’ora
l’avvenimento più significativo da segnalà è il cambio Valiani-Agra, capisci da
te che de agro non vedrai nient’altro pe il resto der pomeriggio, anzi ancora
ce stanno dolcetti da scartà, e a offritte il dessert so pure camerieri
inaspettati: tipo Lobont.
Er pallavolista rumeno, l’omo che parava cor bagher, il ragazzo
che non la bloccava mai, er saponetta transilvano più amato de Trigoria, pe la
seconda volta nella stessa partita se prodiga in quella che a tutti gli effetti
po esse considerata na bella parata. E’ la notizia non è tanto la parata,
perchè lui er suo de solito lo fa quando lo chiamano, e de sicuro l’avrebbe
fatto se ancerto punto della vita nostra non avessimo deciso de impiccacce co
Goicoechea, comunque se diceva, la notizia è che stamo a parlà de una BELLA
parata, fatta da lui che ha detto NO alla bellezza e SI’ alla rudimentale
concretezza.
Er Magara, porello se ne dovrà tornà a casa senza manco la
soddisfazione de un gò. Envece pe la legge che a chi troppo e a chi niente, pe
il principio de quanno a grilli e quanno a tordi, Er Cipolla ha deciso che oggi
se deve mette a paro de un digiuno colpevolmente lungo.
Stavolta er lavoro se lo fa fa tutto Darcapitano, che in
settimana ha appreso na cosa brutta: pare ce sia na statistica che non lo vede
primeggià, un record che ancora non ha battuto. Il cielo s’è fatto scuro, le
nuvole se so ammucchiate, l’erba dei campi de Trigoria s’è fatta nera, l’erba
de quelli sintetici s’è fatta viola, Christian e Chanel se so fatti i cazzi
loro e hanno cambiato aria, Andreazzoli ha gridato allarmato pe interrompe gli
allenamenti, Stekelenburg ha continuato a corre, Pjanic s’è messo in ginocchio
a pregà la madonna de Medjugorje.
“Ercapitano, questa bizzarra statistica presa da un sito di
bizzarre statistiche parla chiaro: non sei primo nella classifica di assist
intervallati da una ribattuta del portiere”.
“Quanti me ne mancano”
“Uno”
“Mh”
Giunto er momento propizio, Ercapitano scorrazza pallarpiede tra
quello che resta der Siena, calcola la corsa de Osvardone, mira preciso sule
mano de Pegolo e je la butta addosso pe adoperallo a mo’ de muretto: er cuoio
obbediente, l’oriundo accorente, er portiere ininfluente, la quaterna
imminente. So tre pe lui che oggi fa pure i gol facili che c’hanno fatto
bestemmià quando se li magnavano lui e prima de lui Vucinic, so quattro pe noi,
manca mezz’ora ma la partita è finita.
Rimane da segnalà il doppio ingresso a distanza de pochi minuti
Perrotta-Lopez, accompagnato dal mistero de che cosa se possano esse detti
durante tutto il riscaldamento, divisi come so da un paio de generazioni e
continenti diversi, ce pensi ma non te capaciti.
Così come quando ariva er triplice applaudi, soridi, canti
Grazie Roma, ma poi, sotto sotto, nte capaciti de come cazzo sia stato
possibile pareggià cor Pescara.
C’è rimasta qua a tutti, stamo tutti orfani de quei du punti,
pure se durante l’anno ne avemo persi a palate in modo altrettanto stronzo, ma
questi so più vicini, era na settimana fa, noi eravamo gli stessi de oggi,
quelli erano spacciati come quelli de oggi, ma come cazzo se fa.
Riuscimo a facce restà sullo stomaco pure la tripletta de
Osvardo, che quando giocà così come fai a non, ma pure quando fa in quell’altro
modo lì come fai a non. Er giudizio rimane sospeso tra i fischi che se pia e i
tre fischioni che fa lui, ancora nsè capito se ce potremo rivolè bene come se
deve, ner mentre se rifamo cor grigio ajetto del tifoso ragioniere: “Vabbè dai,
almeno s’è ripreso e non lo svendemo, in caso”.
Ma se po fa festa così? No, però manco a deprimese. Che è vero
che stamo a pensà tutti a na partita sola, ma intanto prenotasse er posto in
Europa passando dar campionato mica sarebbe male, arivà a quella partita
essendo già sicuri che l’anno prossimo er giovedì nessuno te deve rompe le
palle sarebbe già recuperà na bella tradizione.
Quindi sì, solo a noi ce po rode dopo avè vinto quattro a zero,
ma solo noi semo capaci de facce passà il rodimento pensando a quanto sarebbe
bello ritornà a viaggià pe città sperdute der Vecchio Continente.
E allora daje, che quando la Roma ne fa quattro è sempre na
bella giornata, e oggi amo fatto nantro passetto. A ieri c’avemo pensato pure
troppo, a domani ce pensamo domani.
"Stop alle liste fasciste e naziste al Comune di Alagna Lomellina in provincia di Pavia. Il governo faccia rispettare la Costituzione e le leggi vigenti in materia che vietano sotto qualsiasi forma la ricostituzione del partito fascista''.
Diversi parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno chiesto con una interrogazione urgente al Ministro dell'Interno, uno stop definitivo e fermo alle liste fasciste e naziste alle comunali.
Il primo firmatario dell'atto parlamentare è stato Luis Alberto Orellana, senatore con il Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Lombardia.
Nello spceifico, nell'interrogazione, si fa riferimento alla presenza di due liste alle comunali di Alagna Lomellina, riconducibili all’estrema destra: Movimento Fascismo e Libertà e Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori.
Fascisti e mafiosi, un connubio mai sciolto. Dalle connivenze con il regime fascista e con la mafia del prefetto Mori, alla strage di Portella della Ginestra, compiuta dal bandito Giuliano su mandato del partito monarchico e della Democrazia Cristiana, fino ai rapporti fra mafia e regime post fascista berlusconiano tenuti dall'ex senatore Dell'Utri, (il quale è stato finanziatore anche di CasaPound), il filo che lega fascismo e mafia non si è mai interrotto. E oggi il subdolo clima di pacificazione che arruola nello stesso governo, fascisti, mafiosi e democristi, non fa altro che alimentare il disprezzo verso tutti coloro che in nome di una società più giusta e libera hanno lottato e sacrificato la vita. Dai partigiani artefici della liberazione, ai partigiani come Peppino Impastato in lotta negli anni '70 per i diritti sociali negati anche con il concorso del connubio stato-mafia-neofasicsmo.