Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 21 novembre 2013

Il nuovo premier Carlo Cottarelli

Luciano Graneri


Ieri  sera, nella trasmissione otto e mezzo condotta da Lilli Gruber su La7, si è presentato agli italiani il Dott. Carlo Cottarelli. L’uomo incaricato dal presidente del consiglio Enrico Letta e dal ministro per l’Economia Saccomanni, di occuparsi della “spending review”. Cioè quel programma, lacrime e sangue,  impostoci dell’unione europea che prevede  attraverso tagli alla spesa pubblica,  privatizzazioni e dismissioni di beni  della collettività, l’ennesima e definitiva liquidazione dello stato sociale, l’ultimo atto di rapina al popolo dei lavoratori e della gente comune per foraggiare rendite e patrimoni privati. Questa volta, il governo Letta-Napolitano,  non avrebbe potuto scegliere uomo migliore.  

Dopo le sciagurate investiture di ministri inetti- come il titolare degli interni Alfano, il quale non si è accorto che polizia e servizi segreti kazaki  gli stavano soffiando da sotto il naso  la moglie e la figlia di un dissidente ricercato in Kazakistan - e della Cancellieri, ministra di giustizia che intrattiene rapporti stretti con famiglie mafiose, le quali hanno  mani in pasta in ogni tipo di affare losco e sporco nel campo dell’alta finanza, degli affari  e dell’edilizia, finalmente l’incarico all’uomo giusto.

 Infatti   le capacità professionali del dott. Cottarelli sono  ineccepibili.  Carlo Cottarelli, laureato in economia presso l’università di Siena e alla London School of  Economics, ha  lavorato  presso il fondo monetario internazionale dal 1988. Dal 2008 ha ricoperto l’incarico di direttore del dipartimento affari fiscali dell’FMI.  E’ stato l’inflessibile controllore della corretta applicazione dei programmi imposti dal fondo monetario internazionale a diversi paesi ridotti sul lastrico. 

Si è occupato di affamare i popoli dell’Albania, della Croazia, dell’Ungheria, del Libano, della Serbia, del Tajikistan della Turchia. Ha seguito passo passo   le ex Repubbliche Socialiste Sovietiche , come consulente FMI, nella disastrosa transizione verso il mondo capitalistico. Raccomandato direttamente da  Christine Lagarde, che si è anche rammaricata delle sue dimissioni dal fondo,   Cottarelli sarà sicuramente  in grado, senza troppa fatica,   di progettare un po’ di tagli e privazioni per i suoi connazionali! 

Il progetto messo in campo  è più che ambizioso. Prevede risparmi  sulle spese pubbliche   nel  biennio 2014-2016  per un importo  pari a 2 punti percentuali di Pil rispetto al 2013, circa 30 miliardi,  euro più, euro meno. A questo si deve aggiungere, nel 2015,   il finanziamento  della prima tranche di spesa  per  ridurre di un ventesimo  le eccedenze del debito rispetto al Pil, imposta dal Fiscal Compact, un’atra quarantina di miliardi circa. 

Con questi programmi, il ricorso del nostro Paese alle cure del FMI, organismo da cui Cottarelli proviene, sarà inevitabile, e  la vigile  sorveglianza dell’ex dirigente del Fondo Monetario è una garanzia   certa che ciò avverrà .  Gli scenari greci probabilmente diventeranno triste realtà.  

Un’altra grande dote del dott.Cottarelli  è l’indubbia chiarezza e amore per la verità. Quando la Gruber ha chiesto se un eventuale caduta del governo Letta avrebbe causato la sue automatiche dimissioni da  commissario per la spending review,  l’illuminato economista ha riposto che il suo incarico durerà   tre anni indipendentemente dal governo che sarà  in carica, per cui svolgerà la sua funzione per  il periodo di tempo stabilito senza curarsi minimamente di chi sia, e cosa voglia fare,  l’inquilino di palazzo Chigi.  

Queste semplici e franche parole, liquidano in un sol colpo tutte le faccende legate alle beghe del governo e del Parlamento.  E’ del tutto inutile dannarsi per capire chi sarà il nuovo segretario del Pd se questi, ammesso che vinca Renzi, potrà cambiare l’agenda dei governo. Non ha senso capire se la diaspora  berlusconiana è vera o è l’ennesimo escamotage del cavaliere per rimanere in sella ed evitare la galera.  A che serve discutere sull’opportunità  della Cancellieri di dimettersi, sulla tenuta del governo Letta. 

A determinare la nostra sorte comunque  sarà lui e solo lui, il dott.Cottarelli  e chi lo sostituirà dopo il termine del suo mandato.  A decidere dei nostri destini, per dirla con maggiore chiarezza, sarà, o meglio  già è,  lo scagnozzo di turno incaricato dal Fondo Monetario Internazionale.  Sarebbe il caso di rendersene conto e di capire chi sono veramente i colpevoli del nostro disastro sociale.  E’ fondamentale  andare oltre lo squallido teatrino della politica nostrana  e affrontare il vero problema,  la dittatura del regime capitalistico finanziario. 

Sono i Cottarelli i veri nemici, sono loro da combattere, insieme ovviamente a tutto l’apparato che vede i politicanti   fedeli esecutori degli insani progetti di  spoliazione della classe lavoratrice, della gente comune che ogni giorno deve arrabattarsi per sbarcare il lunario. Prima lo capiremo e prima riusciremo ad interrompere questa perversa spirale, se non è già troppo tardi.

mercoledì 20 novembre 2013

Grecia Una sola via d'uscita dalla crisi

di Matteo Bavassano
Sono ormai tre anni che in Grecia siamo di fronte ad una situazione rivoluzionaria, si susseguono scioperi generali e manifestazioni, mobilitazioni di massa. Ma appunto per la lunga durata dei sommovimenti sociali, la situazione sembra stazionaria, non c'è al momento un'escalation positiva dell'organizzazione delle masse e nemmeno una radicalizzazione delle rivendicazioni tale da spingere queste stesse masse su di un terreno di lotta rivoluzionaria contro lo Stato e per la presa del potere, unica soluzione realistica alla crisi. Questa situazione di stallo rischia di prestare il fianco alla reazione borghese. Più che ad una diretta minaccia fascista, che pure esiste perché l'organizzazione di Alba dorata non è assolutamente da sottovalutare, ci sembra che il pericolo più immediato per le masse e le loro mobilitazioni sia dato dai partiti borghesi tradizionali che sono ora al governo della Grecia e che sembrerebbero intenzionati ad alimentare il clima di tensione nel Paese tramite le loro truppe fasciste per poi reprimere questi e la sinistra rivoluzionaria, ma non solo quella, per riuscire a normalizzare il Paese distruggendo il movimento di massa e terminando così i piani di spogliazione della Grecia voluti del grande capitale europeo e dai grandi capitalisti greci.
   
Attacchi fascisti e risposte “antifasciste”
Da mesi ormai le squadracce di Alba dorata sono passate dalle parole ai fatti, perseguitando in particolare gli stranieri, con vere e proprie retate nei quartieri multietnici e delle cacce all'immigrato, nonché aggressioni a militanti antifascisti e di sinistra, ma l'episodio simbolo, che ha scatenato una forte reazione delle masse, è stata l'uccisione del rapper di sinistra Pavlos Fyssas il 18 settembre: le manifestazioni antifasciste si sono legate allo sciopero generale del 23 settembre. In seguito alle proteste di massa lo Stato greco ha dovuto arrestare alcuni dei leader di Alba dorata, che però continua nelle sue attività grazie alla connivenza ormai ampiamente dimostrata con le forze dell'ordine ed ampie frange degli apparati statali.
Qualche giorno fa due militanti di Alba dorata sono stati uccisi in un agguato che è stato poi rivendicato dalle “Squadre rivoluzionarie popolari combattenti”, che sarebbero nate dalla fusione di alcuni gruppi terroristi già presenti ed attivi in Grecia. Ma è questo ciò di cui ha bisogno il proletariato greco? Possono questi gruppi rappresentare anche solo un rimedio all'avanzata della reazione? In realtà l'azione di questi gruppi terroristi è largamente dannosa per il movimento di massa: attualmente, il governo di Samaras sta cercando di far passare una legge contro gli "opposti estremisti" che reprimerebbe sì Alba dorata, ma al fine di distruggere le organizzazioni di sinistra e strangolare il movimento delle masse. In questo quadro ogni azione di terrorismo individuale serve solamente ad esasperare la situazione e a dare un'arma in più al governo: la difesa dai fascisti deve essere organizzata dalle masse, in quanto necessità insopprimibile della lotta contro il governo, l'austerità e il capitalismo, non da piccoli gruppi velleitari che fanno il gioco dei padroni, quando non sono direttamente infiltrati da provocatori dei servizi.
La soluzione all'impasse attuale è l'organizzazione del movimento delle masse 
Siamo ad una svolta critica: le mobilitazioni in Grecia stanno sì continuando, come dimostra l'ultima  manifestazione di 20.000 persone del 17 novembre per ricordare gli studenti repressi dalla dittatura dei colonnelli, ma dai sondaggi Alba dorata è in crescita. Se il movimento di massa non si organizza, non si dà una struttura democratica di lotta, se non sorge un partito veramente rivoluzionario, le mobilitazioni rischiano di andare scemando e di non reggere l'urto dei fascisti o della repressione statale sotto forma di “normalizzazione democratico-borghese”. È ormai chiaro a tutti coloro che vogliono vedere che Syriza non è in grado di dare una prospettiva reale alle masse, tanto più che sta ulteriormente rivelando il carattere moderato, riformista e quindi impotente del suo programma. La soluzione però non è certo quella terrorista, come già detto, ma la creazione di un forte partito rivoluzionario che possa promuovere la nascita e l'organizzazione di organismi delle masse in lotta. La nascita di un tale partito può maturare solo da settori del movimento sindacale e di masse critici verso la politica sempre più marcatamente socialdemocratica di Syriza, ed anzi per questo compito il disvelamento della vera natura dei dirigenti di questo partito potrebbe liberare uno spazio politico per guadagnare settori d'avanguardia al programma rivoluzionario.

10 DICEMBRE 2013 Giornata di mobilitazione in solidarietà con i migranti

Il 10 dicembre è la Giornata mondiale dei diritti umani. I diritti umani sono negati ai migranti, come dimostrano le migliaia di donne, uomini, bambini, in fuga dalla miseria e dalle guerre che, spesso, anziché trovare pace e accoglienza incontrano morte, carcere e persecuzioni.
Non dimentichiamo le centinaia di vittime di Lampedusa, così come ai tanti altri morti nel viaggio disperato verso le coste italiane, non dimentichiamo le responsabilità di chi finge cordoglio e, contemporaneamente, sostiene leggi e provvedimenti razzisti. Crediamo che la strage di Lampedusa sia una strage di Stato: uno Stato che rinchiude nei lager (ieri Cpt cioè Centri di permanenza temporanea, oggi Cie cioè Centri d'identificazione ed espulsione) migliaia di immigrate e immigrati in una condizione di ricatto; che li obbliga a condizioni di lavoro schiavistiche e fomenta atteggiamenti discriminatori e razzisti.
Il Coordinamento No Austerity promuove una giornata di mobilitazione nazionale in solidarietà con i migranti e invita organizzazioni politiche e sindacali, associazioni, comitati, singoli lavoratori e studenti ad organizzare per il 10 dicembre in ogni città una giornata di lotta per la cancellazione di tutte le leggi razziste.
Invitiamo ad aderire a questa giornata organizzando nelle varie città assemblee, volantinaggi, presidi, manifestazioni.
 
No Austerity - Coordinamento della lotte
 
 
Per info, per adesioni e per segnalare le iniziative che saranno programmate:info@coordinamentonoausterity.org
 

Post impopolare e senza cuore

Fabio Chinellato

No. Mi dispiace ma no.
Non voglio donare soldi per “un aiuto subito” alle vittime del nubifragio. Non voglio mandare nessun SMS “solidale” da 2 euro a nessun numero speciale.
E poi mi chiedo, di quei 2 euro che mando con un SMS (maniera estremamente rapida per pulirsi la coscienza e/o sentirsi solidali e utili) quanti arrivano effettivamente a destinazione? C’è una quota trattenuta dall’operatore per il servizio? Ci si paga l’iva? Ci sono altre tasse nascoste? Quanti se ne perdono per strada prima che arrivino effettivamente a chi sono stati destinati?
Non voglio “fare un gesto semplice ma che può cambiare molto”, come tra poco diranno noti esponenti dell’italico actor studio in pubblicità progresso sempre uguali, qualunque sia il tema.
Io voglio, pretendo, esigo, che i soldi delle mie tasse siano usati per prevenire le disgrazie.
Voglio che i soldi delle mie tasse vengano utilizzati per studiare i cambiamenti degli eventi atmosferici e capire che cosa sia “normale” e “prevedibile” a fine 2013, perché sono stufo di sentire tutti gli anni che “è stato un evento eccezionale”.
Voglio che i soldi delle mie tasse vengano utilizzati per preparare infrastrutture locali di regimazione delle acque in base alle caratteristiche del meteo del 2013, non del 1973.
Voglio che i soldi delle mie tasse vengano utilizzati per mantenere efficienti le infrastrutture per la difesa del suolo.
Voglio che i soldi delle mie tasse vengano utilizzati per una mappatura puntuale e aggiornata del territorio nazionale, metro quadro per metro quadro.
Voglio che i soldi delle mie tasse vengano utilizzati per evitare abusi edilizi e disprezzo delle leggi di protezione dell’ambiente, non per condoni edilizi.
Voglio che i soldi delle mie tasse non vadano in tasca a chi di sicuro lucrerà sulla pelle dei Sardi, e che ha già lucrato su quella di Liguri, Veneti, Campani e molti altri Italiani negli anni scorsi.
Non voglio che ci sia qualcuno, in questo paese, che abbia bisogno di ricevere soldi con un SMS.

martedì 19 novembre 2013

La rivoluzione per i diritti naturali dell'uomo

Luciano Granieri

Giustizia e carità sono principi   che ogni uomo deve rispettare, perché costituiscono la base dei diritti naturali della persona umana . Gli uomini liberi danno vita ad uno Stato non per annullare  i diritti naturali, ma per salvaguardarli . Se il governo non agisce in conformità con questi fini, il popolo ha il diritto di ribellasi e di abbatterlo. La ribellione  è appunto la garanzia del rispetto dei diritti naturali. 

Questi concetti sembrano attualissimi ma risalgono alla fine del ‘600. Si trovano scritti nel “Trattato sul governo” di John Locke. E’ la prima teoria della rivoluzione basata sull’appello alla ragione e i diritti degli uomini. Circa quattro secoli dopo il concetto di dritti naturali della persona umana si è  riqualificato  nella definizione più generale    di diritto all’esistenza che racchiude al suo interno  l’entità dei  beni comuni. Ossia quei beni  giuridicamente definiti come indispensabili per la  soddisfazioni dei bisogni fondamentali delle persone. 

Ovvero   , l’accesso all’acqua, al cibo, alla conoscenza ,da diffondere   anche con l’utilizzo della rete, ai farmaci essenziali, alla tutela del territorio. Come al solito la nostra Costituzione è illuminante anche su questa materia. L’art 43 infatti sancisce che  la gestione dei servizi pubblici essenziali sia da affidare a comunità di lavoratori o utenti. 

 Attualizzando il pensiero di   Locke, non solo è possibile ribellarsi ad un governo che non legifera per la  difesa   del diritto naturale all’esistenza  sancito dalla tutela dei beni comuni, ma è doveroso, perché la ribellione è garanzia del rispetto di questi diritti. 

E' obbligo civico  e indispensabile ribellarsi a quei governi che hanno favorito la privatizzazione dell’acqua, che,  imponendo le regole ultraliberiste,  hanno concesso mano libera alle multinazionali in materia di imposizione di copyright sui semi genericamente modificati, sullo sfruttamento intensivo dei terreni agricoli, privatizzando di fatto la filiera agroalimentare, hanno consentito alle stesse multinazionali di speculare  e accumulare enormi profitti sulla diffusione  dei  farmaci essenziali,   hanno   promosso  la privatizzazione in generale della sanità.  E, infine, hanno  permesso il saccheggio del territorio fornendo  terreno  alle  scorribande cementizie degli speculatori fondiari colpevoli di    devastazioni  ambientali  che spesso presentano  il conto con alluvioni e frane.  Un conto salato in termini di danni alla comunità e di perdita di vite umane come testimonia l’ennesima tragedia di queste ore in Sardegna.  


Dal momento che questi governi sono emanazione politica di un potere più ampio e ramificato incarnato nel capitalismo finanziario ultraliberista, ecco che il dovere civile della ribellione si deve esercitare, per diventare realmente efficace,    contro il capitalismo in generale. Lo dicono i movimenti anticapitalisti, i vari movimenti occupy, ma soprattutto già quattocento anni fa lo diceva Locke  e con lui   Brauch, Spinoza, Pufendorf, tutti quei filosofi e giuristi  europei che alla fine del  ‘600 si battevano per il rispetto dei diritti naturali dell’uomo.  

E’ tempo quindi di riappropriarsi del vero concetto di difesa dei propri diritti, non più basato sulla loro elemosina quasi fossero privilegi , regalie elargite dai potenti ,  ma come patrimonio inalienabile naturale dell’umanità,  da difendere anche con la rivoluzione.  Una rivoluzione civile sancita dalla storia.


          


La nostra Controfinanziaria

http://www.sbilanciamoci.info

Con una patrimoniale, una tassazione sui capitali scudati e un'imposta maggiore sulle transazioni finanziarie, sarebbe possibile fare una sperimentazione sul reddito minimo garantito e avviare un piano del lavoro e di investimenti in istruzione e ricerca. Una manovra da 26 miliardi all'insegna della giustizia sociale. Cambiare è possibile, basta volerlo.

A settembre 2013 la disoccupazione in Italia ha superato il 12%, quella giovanile il 40%. Dopo anni di recessione, le indicazioni che arrivano dal governo sembrano a senso unico: dobbiamo continuare a stringere la cinghia e accettare i piani di austerità e i vincoli macroeconomici imposti dalla Troika e dall'Ue. Il mantra ripetuto quotidianamente è che non ci sonoalternative: è l'Europa che ce lo chiede. Come se l'Europa non fossimo anche noi. Come se l'Italia non potesse e dovesse giocare al contrario un ruolo da protagonista per chiedere una radicale inversione di rotta nelle politiche economiche, fiscali e monetarie dell'Unione Europea. Dopo due anni di austerità, non solo il paese è in ginocchio da un punto di vista sociale e produttivo, ma anche il rapporto debito/Pil continua a peggiorare. Dal 120% del 2011 abbiamo sforato il 130%, e in termini assoluti la soglia dei 2.000 miliardi di euro. L'andamento è lo stesso per tutti i paesi, e in particolare quelli del Sud Europa, costretti negli ultimi anni a passare dalle forche caudine dell'austerità. Misure non solo devastanti dal punto di vista sociale, ma nocive anche da quello macroeconomico. A segnalarlo è lo stesso Fmi che nelle parole dei media è arrivato a fare un “clamoroso mea culpa”: aggiustamenti fiscali, ovvero tagli alla spesa pubblica, nella maggior parte dei paesi provocano una caduta del Pil più veloce della riduzione del debito.
Ancora a monte, il discorso sulla riduzione del rapporto debito/Pil avrebbe un qualche senso se l'attuale situazione europea e italiana in particolare fosse legata a un “eccesso” di welfare e a uno Stato spendaccione e non, invece, all'onda lunga della crisi esplosa con la bolla dei subprime negli Usa nel 2008 e a un'Europa schiacciata su una visione mercantilista e subalterna alle dottrine neoliberiste. Un'Europa dei mercati, della moneta unica e della libera circolazione dei capitali senza un'Europa sociale, fiscale e dei diritti.
Quella della Troika è una risposta sbagliata a una diagnosi ancora più sbagliata. Non è vero che c'è un eccesso di welfare. Non è vero che la crisi è colpa delle finanze pubbliche. Non è vero che i Paesi del Sud Europa hanno le maggiori responsabilità. Non è vero che il rapporto debito/Pil è il parametro di riferimento da tenere sotto controllo. Non è vero che i piani di austerità funzionano per diminuire tale rapporto. L'austerità è il problema, non la soluzione. Eppure da parte dei burocrati europei, a metà 2013, nessun ripensamento, nessuna alternativa. Si continua ad applicare una teoria economica fallimentare con un'ostinazione che rasenta il fanatismo.
L'obiettivo di fondo diventa allora rispettare parametri del tutto arbitrari, ma che sembrano scritti nella pietra. Dati tali obiettivi, le variabili su cui giocare sono il welfare, i servizi essenziali, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Un dogma a senso unico che plasma le politiche economiche e ancora prima il linguaggio e l'immaginario collettivo. Gli impegni europei non si possono rimettere in alcun modo in discussione, ma per le spese sociali il ritornello è che “non ci sono i soldi”. Un'espressione che lascia intendere come tali spese siano da considerare un “lusso”, da finanziare unicamente se le risorse sono sufficienti, in caso contrario da sacrificare sull'altare dei diktat dei mercati finanziari.
Occorre chiarire da subito che tali obiettivi sono semplicemente irrealizzabili, a maggior ragione in questa fase di crisi, senza portare a un collasso del tessuto produttivo e sociale del nostro paese. Deve essere il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi a sottoporsi a rigide misure di austerità, non cittadini, lavoratrici e lavoratori che hanno già pagato, diverse volte, per una crisi nella quale non hanno alcuna responsabilità.
Ma ammesso e non concesso che si vogliano accettare i vincoli e le imposizioni della Troika, non è comunque vero che “non ci sono i soldi”. Con la legge di stabilità il governo propone al Parlamento e al paese delle scelte ben precise su come allocare le risorse pubbliche, ovvero i soldi delle nostre tasse. Scelte che hanno impatti di enorme rilevanza sulle nostre vite.
Dal 2001 la campagna Sbilanciamoci! mostra che delle decisioni radicalmente differenti sarebbero possibili, sia dal lato delle entrate, sia da quello delle uscite. Un sistema fiscale improntato a una reale progressività, come previsto dalla nostra Costituzione ma sempre più spesso smentito dai fatti. Maggiori spese destinate ai diritti, la pace, l'ambiente.
È quello che vogliamo mostrare anche quest'anno, con il presente rapporto e le decine di proposte che, numeri alla mano, mostrano un differente indirizzo di politica economica.
La nostra manovra è di 26 miliardi di euro, un importo decisamente consistente rispetto a quello previsto dal governo. Perché siamo convinti che nell'attuale situazione non è possibile limitarsi a piccoli interventi di facciata. Occorre operare una redistribuzione della ricchezza nel nostro paese. Occorre prendere i soldi dove ci sono, e impiegarli dove sono necessari.
Non è solo una questione di maggiore giustizia sociale: ridurre le inaccettabili diseguaglianze di reddito e ricchezza in Italia è un passaggio fondamentale per rilanciare la domanda e per uscire dall'attuale depressione economica. Non per ripartire inseguendo la crescita illimitata dei consumi, ma per uno sviluppo qualitativo, per un piano di investimenti di lungo periodo per una riconversione dell'economia in direzione di una reale sostenibilità economica e sociale.
Per andare in questa direzione, proponiamo quindi una patrimoniale, una tassazione sui capitali scudati, di migliorare la tassa sulle transazioni finanziarie, di bloccare le grandi opere, di tagliare le spese militari, i finanziamenti alla scuola e alla sanità private e ai Centri di identificazione ed espulsione. E proponiamo di usare tali risorse per una sperimentazione sul reddito minimo garantito, per avviare un piano del lavoro, per gli investimenti nell'istruzione, nella ricerca, nella cultura, nelle politiche di assistenza e di inclusione sociale, nella tutela dell'ambiente e dei beni comuni, nella mobilità sostenibile, nel rilancio dell'edilizia popolare pubblica e nel sostegno alle forme di altraeconomia, dalla finanza etica ai Distretti di economia solidale.
La nostra è una manovra che assume come priorità la lotta alle diseguaglianze. Una manovra che va in direzione diametralmente opposta a quella del governo, che garantisce enormi sconti sulle multe che devono pagare i gestori di slot-machine e propone una “valorizzazione” del patrimonio pubblico per fare quadrare i conti. In un emendamento il Pdl – è bene ricordarlo, un partito al governo – chiede di vendere le spiagge. Il premier Letta ha annunciato un piano di privatizzazioni da 20 miliardi in tre anni. Dopo i disastri delle passate privatizzazioni (pensiamo a Alitalia, Ilva, Telecom solo per fare alcuni esempi) invece di pensare a un piano industriale e di rilancio dell'occupazione, si continua con la stessa ideologia. Svendendo le ultime partecipazioni ai mercati finanziari per fare cassa. Proseguendo sulla stessa strada di disuguaglianze, della finanziarizzazione e del declino del sistema produttivo che ha caratterizzato gli ultimi anni. Per questo abbiamo deciso, anche nel rapporto di quest'anno, di mostrare che un percorso diverso sarebbe possibile.
La nostra manovra di 26 miliardi di euro si chiude con un saldo praticamente nullo. Non prendiamo per buone le ricette che ci arrivano da questa Europa, a partire dall'assurdità di cambiare la nostra Costituzione per inserirvi il pareggio di bilancio. Al contrario. Chiediamo un impegno forte dell'Italia, per chiedere all'Europa un radicale ribaltamento delle priorità. Nello stesso momento questo cambiamento di rotta può e deve partire dalle politiche nazionali. “È l'Europa che ce lo chiede” è una foglia di fico sempre più improbabile e improponibile. Altre scelte sarebbero possibili da subito anche qui in Italia, se ci fosse la volontà di attuarle e di intraprendere una differente politica economica. Per un'Italia capace di futuro.

La laurea in architettura non è valida in UE? Alla Sapienza è assemblea permanente

fonte: http://www.ilcorsaro.info/

Ieri le studentesse e gli studenti della facoltà di Architettura La Sapienza riunite in assemblea hanno indetto lo stato di assemblea permanente in tutte le sedi della facoltà. Protestano per il riconoscimento del pieno valore del titolo di studio delcorso di laurea in Architettura della Sapienza. Riportiamo di seguito il loro comunicato.
"Riteniamo inaccettabile che all'interno del più grande ateneo d''Europa il corso di Architettura a ciclo unico D.M. 270/04 rilasci un titolo che ancora oggi non è stato dichiarato conforme alla certificazione Europea, pertanto potenzialmente non valido nei paesi dell' U E.
Tale situazione arreca un grave danno agli studenti, ignari fino ad oggi che l’esercizio dell’attività professionale futura gli sarà pregiudicato. Al momento attuale quindi gli studenti sotto tale ordinamento non saranno in possesso di titoli di studio in grado di garantirgli quanto invece promesso al momento dell’iscrizione.
Inoltre gli studenti denunciano uno squilibrio tra i servizi offerti dalla facoltà e le tasse che sono tenuti a pagare: malgrado l’aumento di queste ultime, i servizi non sono adeguati a sostenere e garantire il supporto alle attività didattiche necessarie al compimento degli studi. La facoltà di architettura rientra infatti nella fascia universitaria di secondo livello, in quanto dovrebbe essere dotata di servizi come laboratori, centro stampa interno e mensa.Ad oggi i laboratori sono praticamente inesistenti in tutte le sedi di facoltà.Nella sede di Valle Giulia verrà chiuso, in data 25 novembre 2013, il centro stampa interno convenzionato, servizio indispensabile per noi studenti di architettura, malgrado non sia ancora stato emesso un nuovo bando necessario per garantire la continuità di un servizio di nostro diritto.Il servizio della mensa, chiusa quattro anni fa, non è stato più ripristinato; l’area è ora occupata da un campetto da calcio di dubbia utilità."
Chiediamo che l'iter per il riconoscimento europeo del titolo di studio del corso Architettura UE a Ciclo Unico sia concluso il prima possibile, affinché i laureandi immatricolati dall' a.a. 2009-2010 possano vedere il proprio titolo di studio riconosciuto in altre nazioni.
Chiediamo che a seguito della chiusura del centro stampa convenzionato interno alla sede venga immediatamente fornita una prestazione sostitutiva idonea (anche temporanea), affinché sia garantita la continuità del servizio.
Chiediamo che sia ripristinato un servizio mensa facilmente raggiungibile e fruibile, per il quale gli studenti corrispondono una porzione delle tasse universitarie annuali.

Oggi gli studenti si riuniranno nuovamente in ASSEMBLEA ALLE ORE 10.30 - SEDE DI VIA GIANTURCO