Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 28 maggio 2014

Il doposcuola deformante

Aida Clandestina


Non scoraggiamoci, però riflettiamo un po' di più. La mia generazione è sicuramente colpevole di questo disastro ma ne è in parte vittima, quanto i più giovani. Vittime, si. Formati tutti nella stessa scuola, obbligatoria come opportuntà di crescita ma non per questo in grado di creare menti libere e alimentare lo spirito critico. Al contrario, anzi, la competizione è iniziata tra quei banchi, dove spesso è morta la co-operazione. Essere migliori, non di sé stessi ma all'interno di un contesto, quindi prevalere e magari prevaricare, o sfruttare quelle fortune come vantaggio personale anziché riconoscerle come privilegi. Plasmati, più che formati, rinchiusi, più che liberati. Moralizzati nell'apparenza in quelle Chiese dove i genitori ti mandavano ma si guardavano bene dall'accompagnarti. nell'apparenza, perché nella sostanza era una questione di fortuna trovare "una guida spirituale", mentre il più delle volte se eri bambina trovavi quella mano morta che dalla tonaca si infilava sotto il tuo gonnellino... 

La prima delega da distruggere è quella nell'educazione, e invece negli anni è cresciuta, non mi pare di aver visto genitori sbraitarsi per la qualità dei programmi ma spesso si litiga per i menu' della mensa o perché non tutte le scuole fanno "il continuato" e come fanno i genitori che lavorano a lavorare?
Siamo tutti talmente omologati che se ci mettiamo a giocare a "trova la differenza" in meno di due secondi abbiamo un'etichetta per tutti. Siamo tutti talmente simili che persino scorrere i profili su FB è ormai monotono, copia e incolla o link senza alcun commento condivisi cosi', senza capire se quello che condividi ti piace, ti fa cagare, o ti ha solo incuriosito.
Facciamo una proposta rivoluzionaria: creiamo un #doposcuola deformante. Che prenda tutte le certezze consolidate dalla scuola ed insegni a queste piccole creature a ribaltarle. Un doposcuola autogestito. Creativo. Ribelle. Irriverente. Libero. 
Eh, ma avercelo il tempo, siamo già pronti a rispondere. Dobbiamo lavorare, qui, senno' non si campa. Certo. E anche questo è ormai assodato. Intere famiglie sotto pressione con genitori che stanno fuori casa 12 ore al giorno, che vivono in case dormitorio dove tra vicini ci si scanna solo alle riunioni condominiali perché c'è tizio che ha il cane che abbaia e piscia per le scale, e non c'è nessuna "comunità" a poter supportare questi progetti, non c'è da oltre quarant'anni, ormai. Non c'è e ci siamo rassegnati, adattati. Camminiamo in mezzo alla gente spesso digitando su quei display, senza neanche uno sguardo o un saluto per chi ci passa accanto. I nostri corpi non comunicano più senza un intermediario, che sia da borsetta o da scrivania non ha importanza, purché sia un filtro tra noi e gli altri.
E poi la scusa pronta ce l'abbiamo: è la TV che ha rovinato tutto. Certo. La cultura di massa. L'informazione di massa.
Statene certi, è andata cosi'.
Parola di chi dalla massa si protegge. Isolandosi. Come il resto della massa.

L'Europa di oggi

Rossana Rossanda   fonte : http://www.sbilanciamoci.info/

Il parlamento europeo si è spostato a destra e resterà incollato più che mai alla linea di questi ultimi anni, garante il Ppe. Oggi come oggi l’Europa è questa, una miscela in cui gli umori restano quelli che erano e non si sono affatto rielaborati e tantomeno fusi in un crogiolo per mancanza di qualsiasi fiamma.

Non è il meno interessante dei segnali quello che ci mandano le ultime elezioni, vistosamente segnate anzitutto dal rifiuto di votare: è la tendenza all’interpretazione casalinga che viene loro data dalla Francia che si è scoperta di colpo per il 40 per cento di destra e dall’Italia esultante per la vittoria di Renzi. È visibile a occhio nudo che il voto francese significa un furioso “no” a Francois Hollande per aver disatteso le sue stesse promesse più che l’adesione a Marine Le Pen mentre la soddisfazione italiana implica una vistosa perversione del senso delle parole “sinistra “e “riformismo”. Del resto valgono i numeri: il parlamento europeo, che doveva essere prodigiosamente rinnovato o almeno pareggiare fra socialisti e conservatori, si è spostato a destra e resterà incollato più che mai alla linea di questi ultimi anni, garante il Ppe; mentre il nostro vittorioso Pd ha raccolto il 40 per cento perché svuotato di qualsiasi contenuto sociale progressista. La disinvoltura con la quale il paese ha digerito quell’inno al precariato che è il Job Act e sembra accettare la liquidazione di una delle Camere, perdipiù da parte di un leader che insolentisce i soli veri difensori della Costituzione, è eloquente. Insomma il parlamento europeo resta agganciato più che mai al Centrodestra, appoggiato in varia misura da spunti di destra eversiva in guisa di guardia pretoriana o di spaventapasseri.
Questo non toglie che il fenomeno sia preoccupante e vada attentamente esaminato nelle sue diverse versioni, come la violenza verbale tipica di Grillo oppure dove ha vaste radici nel Novecento e dove non le ha, come in Gran Bretagna e in Francia. È vero che la Francia lo ha più nascosto che esorcizzato, con il lungo silenzio che ha coperto la assai larga adesione a Petain, eroe di Verdun, onesto vegliardo cui dare le “bon Dieu sans confession”; ma anche fervente collaborazionista e antisemita nella seconda guerra mondiale osannato fino all’ultimo dalle folle. Come va analizzato senza complimenti lo spuntare di minoranze, o in Ungheria addirittura di maggioranze, neonaziste in paesi già di “socialismo reale”. Una vena di destra corre da sempre nella cultura europea, pronta a presentarsi in vesti antiborghesi. Ugualmente sarà utile guardare da vicino non solo il sabotaggio dei media ma la sconsiderata gestione della Lista Tsipras, malgrado l’intelligenza e generosità del suo leader. Il vero vantaggio delle elezioni a sistema proporzionale e perdipiù apparentemente lontane dal diventare effettive il giorno dopo, sta nel disvelamento delle viscere dell’elettore. Sì, oggi come oggi, l’Europa è questa, una miscela in cui gli umori restano quelli che erano e non si sono affatto rielaborati e tantomeno fusi in un crogiolo per mancanza di qualsiasi fiamma.


3 giorni di fuoco a Giuliano

Lucia Fabi, Angelino Loffredi. fonte http://www.unoetre.it/


Il 28 maggio 1944 alle ore 8,30 le truppe franco marocchine del battaglione Girard provenienti da Villa Santo Stefano e lungo un fronte che va da Valcatora a Santa Lucia, risalgono verso nord per conquistare il comune di Giuliano di Roma. Questa facile avanzata viene però interrotta da mitraglieri tedeschi posti sulla collina di San Martino che in numero limitato di uomini e mezzi cercano di fronteggiare l'impeto dei militari alleati. Durante tale breve scontro viene ucciso il caporale maggiore Ludwig Henze, due vengono feriti e fatti prigionieri mentre altri due tedeschi riescono a fuggire. L'attacco al paese lepino non avviene solo lungo la direttrice sopra indicata, ma anche dal Siserno. Lungo la cresta della montagna si muovono, infatti, soldati del 6° Reggimento Tiratori Marocchino. Costoro il giorno prima sono stati i vincitori della battaglia di Campo Lupino. In mattinata alcuni di questi dal Macchione scendono a Villa Santo Stefano ricongiungendosi a quelli provenienti da Amaseno, mentre altri proseguono per la Punta dell'Orticello.
Una parte di questi ultimi alle ore 10,10 scende a Giuliano, si unisce ai franco marocchini provenienti da Colle San Martino e insieme provano a entrare in paese, ma l'operazione si dimostra molto più complessa. I combattimenti nel territorio avvengono quasi contemporaneamente: sul Siserno alle ore 14 alla Punta dell'Orticello, alle ore 16 al Pozzo di Giorgio e nel centro abitato alle ore 14. Lo scontro alla Punta dell'Orticello era atteso dai tedeschi, appostati in buche di pietra circolari, già dall'alba. Attaccheranno i marocchini di sorpresa ma questi riusciranno a resistere fino alle sedici quando un potente fuoco dei tiratori del 6° RTM risulterà decisivo a conquistare la Punta. In questo stesso luogo verrà ucciso da un marocchino, senza alcun motivo, il giovane Umberto Luzi. Alle ore 14 arrivano nel paese carri armati e altri tiratori franco marocchini mentre i tedeschi cannoneggiano il paese, bersagliando case dell'abitato, di campagna e la strada della Fontana. Inoltre viene colpita la strada che dalla Madonna delle Grazie arriva alla Palombara.
Alle ore 15, senza un motivo valido, alle forze alleate viene dato l'ordine di arretrare pertanto alle 15,30 i tedeschi rioccupano il paese.
Ma gli scontri non sono terminati perchè ai carristi della 756° alle ore16 viene ordinato di attaccare e i carri americani Sherman ritornano. Ma l'altalena di indecisioni prosegue ancora.Infatti alle ore 19,30 alle forze alleate viene dato di nuovo l'ordine di arretrare, e alle ore 22 il paese è di nuovo in mano tedesca.
E' sconcertante la sequela di ordini e contrordini impartiti ed è' impossibile capirne le motivazioni.


 29 maggio:

Alle prime luci del 29 maggio l'artiglieria tedesca continua a cannoneggiare le aree occupate dagli alleati. Questi ultimi piazzati in località Colli, Collespina e Fontanelle, rispondono con maggiore intensità. Alle ore 8,42 i tedeschi si installano nel Santuario della Speranza e dietro i muri del Cimitero. Nel frattempo i colpi dell'artiglieria alleata sono sempre più mirati e colpiscono il Santuario danneggiando i tetti, le mura del pianterreno, una parte del campanile e la scala interna che crollano. Il possente cannone posto nelle vicinanze rotola nel prato sottostante.Viene anche danneggiato il cimitero. Alle 10,40 gli alleati dopo aver avuto il sostegno di uno Sherman, di un cingolato francese e di un plotone del 1°battaglione RTM occupano il Santuario difeso da un blindato tedesco posto dietro le mura del Cimitero, che con facilità viene messo fuori combattimento. I tedeschi fuggono verso la Palombara e nell'interno della chiesa viene trovato il corpo senza vita di Werner Huxolt.
I combattimenti si spostano alla Palombara e sul monte Calciano.



30 maggio:

Il 30 maggio al colle della Palombara, considerato punto strategico, la battaglia si inasprisce e a Calciano alcuni tedeschi come ultimo atto di difesa, affrontano con la baionetta il nemico. Nello scontro muoiono sei marocchini e 14 tedeschi.
Nella località " Fontana del prete" muore Cataldo Farallo colpito da schegge.
I marocchini continuano a saccheggiare, rubare o stuprare sia al centro del paese che in campagna. Tale scempio proseguirà anche nei giorni successivi. Si aggireranno nelle case in cerca di oro e di donne ma si approprieranno di qualunque cosa colpisca la loro attenzione: biancheria, prodotti alimentari e animali, dalle galline alle capre alle mucche.
Per quanto riguarda il lato più triste e malvagio del loro comportamento, ovvero gli stupri, alcune persone con determinazione organizzano la difesa delle donne. Da testimonianze raccolte ci risulta che in paese la cantina del podestà Anticoli Borsa e lo scantinato della " Fabrica " servono allo scopo e così anche la cantina della famiglia Maselli difesa coraggiosamente da un gruppo di uomini che accerchiando i marocchini che si presentano a chiedere le donne riescono con veemenza a farli desistere.
Va ricordata anche l'esperienza avvenuta nella Valle di monte Acuto dove si organizza la difesa delle donne rifugiandole non solo nella casa colonica dei Farallo, ma organizzandosi fra famiglie opponendo cosi un'unica resistenza.
Nella valle sono presenti tanti sfollati provenienti oltre che da Giuliano di Roma anche da Frosinone e da altri comuni, ospitati presso le poche case esistenti o rintanati in grotte. In quell'angolo remoto si riteneva essere fuori dai pericoli della guerra, ma è li che i marocchini transitano per superare la montagna e riunirsi agli altri che sulla via carpinetana si stanno dirigendo verso Montelanico.
Il dottore Dario de Santis ideatore della iniziativa per difendere le donne, nel libro di Don Alvaro Pietrantoni " La seconda guerra mondiale a Giuliano di Roma" parla di un centinaio di donne ospitate nel caseggiato e di un cinquantina di uomini a difesa del caseggiato stesso. Lo stesso medico recatosi al comando francese, da poco insediatosi presso la zona Casali, racconta gli stupri commessi e chiede al colonnello un' adeguata scorta armata che garantisca a tutti il rientro nel paese senza incidenti. La richiesta viene accolta e il comandante dispone che un drappelo armato comandato da un maresciallo originario della città di Antibes, protegga il ritorno degli sfollati.
Il dottore, infatti racconta che il 31 maggio ".... si formò cosi una lunga colonna di uomini, donne, vecchi e bambini, con pecore, capre e galline che si snodò lungo la valle di Monte Acuto, Pietralata e della Madonna delle Rose, passando attraverso continue postazioni di truppe alleate". Alcune donne facenti parte della colonna umana ricordano infine di aver visto due soldati marocchini, colpevoli di stupri, legati ad un albero dai loro superiori e completamente denudati. Prima di terminare riportiamo quello che Marco Felici scrive nel suo libro " Quando passò la battaglia " a proposito degli atti di violenza perpetrati dai soldati del Corpo di Spedizione Francese ".... ma non tutti i francesi ebbero lo stesso ignobile comportamento, in località Montano Narducci, sempre in Giuliano di Roma un sottufficiale francese si sparò un colpo di moschetto sotto il mento suicidandosi. Accanto a lui fu trovato un messaggio che descriveva le bestialità verso la popolazione a cui aveva dovuto assistere e che lo avevano portato al disperato gesto".
In questo anno di rievocazioni e approfondimenti è giusto ricordare non solo quei casi in cui la popolazione si difese con i pochi strumenti a disposizione ma anche quelle poche volte in cui gli ufficiali francesi seppero reagire alle violenze o prevenirle.



martedì 27 maggio 2014

Glie soldi staue all'Albania

Luciano Granieri


Mentre ci si ingegna per portare  sviluppo nel nostro  territorio, mentre si organizzano incontri e tavole rotonde finalizzati a   promuovere opportunità  per   cerare   occupazione attraverso l’adozione di nuovi modelli produttivi,  mentre si prende atto ogni giorno di più che la disoccupazione nella nostra Provincia è arrivata quasi al 14% una percentuale più alta rispetto alla media nazionale,  nella nostra disgraziata città una masnada di personaggi,  fra i quali  Domenico Paglia, Presiedente delle grandi famiglie edilizie frusinati, l’immancabile Marcello Pigliacelli, capo dei bottegai nostrani, l’onorevole piddino Francesco Scalia, ambasciatori,  avvocati e consulenti vari, organizzano un focus sulle occasioni di business in Romania, Albania, Kosovo e Macedonia. 

Della serie a noi nobili di cazzuola non ce ne frega niente del nostro territorio, che per altro abbiamo già  abbondantemente sommerso di cemento, e preferiamo andare a fare affari nell’Europa dell’est, grazie ai fondi europei colà erogati dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo,  e la Banca europea per gli investimenti. 

Le imprese italiane che decideranno di passare l’Adriatico potranno godere della presenza  “omogenea e significativa del sistema di credito italiano”( così sta scritto nell’invito al convegno), e ovviamente, potranno avvalersi di mano d’opera sottopagata, non sindacalizzata e priva di ogni diritto (questo non sta scritto nell’invito, ma lo aggiungiamo noi).  Eccola la nuova classe imprenditoriale  rampante  così attenta alla terra delle proprie origini.  Fugge  non appena banche, istituzioni economiche europee, e tutele del lavoro inesistenti, offrono l’opportunità di rimpinguare il  portafoglio in altri lidi. E chi se ne frega se nella nostra Provincia la gente che finisce in mezzo alla strada cresce di ora in ora. 

Del  resto in un recente convegno organizzato dalla Regione Lazio sui fondi erogati dall’Unione Europea per la tutela ambientale, il capo bottegaio Pigliacelli se ne uscì con una dotta e forbita massima che in un italiano degno dell’accademia della  Crusca così recitava “ Se tienghe da lavorà   co’te prima   tie da mette gli soldi n’cima agli taulino i poi potemo parlà”  In Romania, Albania, Kosovo e Macedonia  i soldi “stanne n’cima agli tauolozzo i ce ne stanne assai”.  

Infine un ultima notazione sulla presenza del senatore Scalia. Ogni volta che si tratta di votare, ci dicono che eleggere un deputato o senatore del posto è fondamentale perché potrà meglio rappresentare gli interessi del territorio. Ma che Frosinone sta in Kosovo, o in Albania? Perché  l’onorevole Scalia, dopo aver messo in moto la macchina mangia soldi pubblici Aeroporto di Frosinone  che ha spolpato i suoi concittadini, si sta adoperando per la prosperità di certi paesi est europei?  Alla faccia della salvaguardia degli interessi del territorio!  

La verità è una e una sola. Dalla Ciociaria al Piceno, dal Manzanarre al Reno, se non ci si disfa del cancro capitalista che affama e riduce in schiavitù intere comunità, mai si potrà vedere la luce di un minimo di giustizia sociale. E’ la lotta di classe. Ed è una lotta che va fatta ad iniziare proprio dalla nostra città.                             

                                        
                                             


Principi di legalità democratica

Luciano Granieri


Solo domenica scorsa siamo stati chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo e per alcune tornate amministrative, fra le quali l’elezione dei consigli regionali di Piemonte e Abruzzo .  L’appuntamento elettorale rimane sempre sullo sfondo di ogni attività politica , tant’è che all’indomani di un’elezione già inizia la campagna elettorale per la  prossima.   La scelta dei  propri rappresentati  è  un esercizio di democrazia molto importante per i cittadini, sostengono in molti. Ma è sufficiente scegliere i proprio rappresentanti una volta ogni tre-quattro anni, per espletare appieno il  principio di democrazia?  O non sarebbe esercizio democratico più completo, partecipare alle decisioni, non solo in caso di attraverso le elezioni, ma sempre, concorrendo direttamente alle scelte che si attuano nei Palazzi e controllando che queste vengano messe in pratica correttamente?  E’ più democratico che i cittadini scelgano dei rappresentanti o che si rappresentino da soli?  Nel primo caso, il diritto di rappresentanza può essere sacrificato in nome della governabilità e in che misura? Quanto una limitazione del diritto di rappresentanza può incidere sulla libera espressione di cittadini, tanto da estrometterli dal diritto di essere rappresentati, minando in tal modo la legalità dell’esercizio democratico così come riconosciuto dalla costituzione?  E di conseguenza, sono i sistemi elettorali  oggi definiti, o in via di definizione,  rispettosi della legalità democratica?  E ancora, può la partecipazione surrogare la rappresentanza?  Quali forme di partecipazione hanno agibilità e possono integrarsi alla rappresentanza? A tutte queste domande ha dato risposta   Wladimiro Gasparri professore associato di diritto amministrativo presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Firenze, Dottore di ricerca in diritto pubblico,  nel corso dell’ultimo seminario della stagione (Legalità rappresentanza e partecipazione)  organizzato dalla scuola di formazione sociale e politica Don Gallo dall’Osservatorio Peppino Impastato e con la partecipazione del comitato  in difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone e il comitato L.I.P.  Legge d’iniziativa popolare per la Valle del Sacco. Un seminario estremamente interessante in cui il professor Gasparri ha esaurientemente spiegato, quali  siano i diritti dovuti ai cittadini affinchè sia rispettata quella legalità democratica prevista all’intero della Costituzione. Ho ritenuto utile pubblicare, quasi per intero, il seminario. Buona visione e soprattutto che il tutto sia foriero di valutazione e riflessioni.






lunedì 26 maggio 2014

Un voto contro la Ue e l'Euro: ma capitalizzato dalla destra

dichiarazione del Comitato Centrale del Pdac
 

Quattro sono gli elementi che, combinati tra loro, descrivono l'esito del voto per le elezioni europee: primo, cresce l'astensione in tutta Europa (in Italia vota circa un elettore su due); secondo, di là da qualche eccezione (tra cui il dato del Pd in Italia), i partiti del Ppe e del Pse, che oggi governano l'Europa, perdono voti; terzo, salvo la Grecia, la sinistra riformista ed europeista raccoglie solo una minima parte del malcontento; quarto, cresce in forme impressionanti l'estrema destra, incluso la destra esplicitamente fascista.
 
Il dato più grave è quello che riguarda la destra, nelle sue varianti, ma in particolare la destra estrema, che diventa con il Front National il primo partito in Francia; il primo partito in Gran Bretagna, con l'Ukip razzista di Nigel Farage al 30 %; il primo partito in Danimarca; raccoglie percentuali molto alte in Austria (il 20% al Fpoe), in Ungheria (con il 15% allo Jobbik, antisemita), in Olanda, Germania, Polonia e Grecia (il 10% di Alba Dorata). In Italia il voto della destra razzista si esprime con la rimonta della Lega Nord di Salvini, che recupera dopo gli scandali sulla corruzione.
 
Mentre la sinistra riformista (Sel, Prc) si proclama europeista, sostenitrice dell'euro e di una impossibile riforma della Ue, il malcontento per le politiche di austerità viene raccolto in primo luogo e soprattutto dai partiti della destra nazionalista e protezionista, razzisti e xenofobi, che cercano di dividere i lavoratori, contrapponendo un settore a un altro, nativi a immigrati. Non smentisce questa lettura l'eccezione della Grecia, dove i riformisti di Tsipras si confermano al primo posto: prodotto indiretto e deformato di anni di ascesa delle lotte, a cui peraltro non danno nessuna prospettiva concreta e coerentemente dalla parte delle masse proletarie.
 
Anche il voto italiano, pur nelle sue particolarità, non contraddice questa realtà.
Il Pd al 40% (ma in numeri assoluti il risultato è un po' ridimensionato, data l'altissima astensione) è ovviamente un risultato politico per Renzi, che rafforza il suo governo e premia la demagogia del "rottamatore" (gli 80 euro, ecc.) mentre ancora non vi è una percezione chiara degli effetti delle pesantissime politiche anti-operaie che il nuovo governo sta preparando, con il sostegno delle burocrazie sindacali (Cgil in testa), sotto dettatura del grande padronato (che non a caso festeggia la vittoria di Renzi con un balzo delle borse).
Il dato di Grillo, seppure segna una battuta di arresto di questo Movimento che ha un programma reazionario, rimane inquietante e in linea col voto assorbito in altri Paesi dai nazionalisti (si attesta infatti sul 20 %). Il comico miliardario, che incarna la protesta della piccola-borghesia inferocita ed egemonizza anche vasti settori proletari, si colloca comunque al secondo posto, seppure con un largo stacco dal Pd, confermandosi in ogni caso un fenomeno non passeggero e con cui il movimento operaio deve fare i conti.
 
A sinistra, la lista filo-euro di Tsipras, col sostegno di tutta la sinistra riformista (da Sel al Prc, dai centri sociali di Casarini a settori di intellettualità borghese) supera per un pelo lo sbarramento del 4%. Tanto in percentuale come in voti assoluti ciò significa, in realtà, un arretramento secco, se si pensa che Sel e Prc, nelle precedenti europee, presero complessivamente oltre il 6% dei voti, e in voti assoluti quasi il doppio di quanto ha preso ora la lista Tsipras (circa due milioni contro il milione e cento attuale).
Questo risultato, peraltro, innescherà una nuova spirale di crisi: il conto della festa sarà infatti pagato da Rifondazione, dato che l'ala maggioritaria di Sel (Fratoianni), in accordo con una delle due componenti principali del Prc (Grassi), ne approfitterà per avanzare nel progetto di costruzione di un nuovo partito, sulle medesime basi della lista e sul medesimo programma (cioè un programma riformista e governista), che laddove nascesse risucchierebbe quanto resta del Prc.
 
In definitiva, lo specchio deformato delle elezioni conferma la necessità, per sconfiggere le politiche della grande borghesia e al contempo sbarrare la strada alla destra razzista, di costruire una sinistra rivoluzionaria, attorno a un programma di contrasto delle politiche di austerità e dei governi borghesi che le applicano; di rottura della Ue, patto imperialista, e di rifiuto del pagamento del debito pubblico; un programma socialista, di esproprio delle banche, di scala mobile dei salari e delle ore di lavoro, di abolizione delle leggi razziste, di sconfitta delle politiche di doppia oppressione della donna, di nazionalizzazione dei settori principali dell'economia, ponendoli sotto il controllo dei lavoratori.
Questa bandiera, la bandiera degli Stati Uniti socialisti d'Europa, è stata sollevata a queste elezioni in Spagna e Portogallo (Paesi in cui è stato possibile tecnicamente presentare liste) dalle sezioni della Lit-Quarta Internazionale, unica forza trotskista presente in vari Paesi europei. Al di là del risultato, come sempre basso in termini di voti per forze che hanno il proprio baricentro nelle piazze e non nelle urne, la campagna congiunta delle sezioni europee della Lit (inclusi i Paesi dove non è stato possibile presentare una lista: Italia, Gran Bretagna, Belgio, ecc.) ha consentito di dare voce alle lotte proletarie, all'Europa degli operai contro l'Europa dei banchieri.
 
Lo stesso programma rivoluzionario è stato presentato dal Pdac per le elezioni amministrative e in particolare in tre capoluoghi: Bari, Cremona e Caltanissetta. Il nostro risultato va chiaramente al di là del mezzo punto percentuale preso in media dalle nostre liste (in linea con quanto preso dalle altre, poche, liste a sinistra di Rifondazione) e si misura nello sviluppo di una campagna di propaganda rivoluzionaria che abbiamo fatto in queste settimane, e in decine di nuovi contatti presi nelle piazze, con lavoratori e giovani.
E' su questa strada che bisogna continuare a muoversi, pur nelle difficoltà. Certo non seguendo la sinistra riformista ed europeista (quella che ha sostenuto Tsipras) nel vicolo cieco di una illusoria "riforma" di un sistema irriformabile.

domenica 25 maggio 2014

Diamo il DASPO a Nick a' Carogna

Luciano Granieri

Dopo un primo tempo in cui al 33’ il bomber Daniel Ciofani, con un fulminea girata, aveva freddato il portiere  Provedel  portando in vantaggio il Frosinone sul Pisa, il sindaco Nicola Ottaviani  sembrava godersi un bel momento di rivalsa su chi lo aveva accusato di portare iella. Tanto più che sullo zero a zero  il Pisa per ben due volte aveva mancato il gol del vantaggio e l’arbitro aveva sorvolato su una mezza gomitata rifilata da Biasi, difensore del Frosinone, a Napoli, trequartista del Pisa, in piena area  ciociara. La fortuna c’aveva messo una pezza anche su una sventurata respinta corta di Zappino sulla quale gli attaccanti del Pisa si erano  goffamente impicciati lasciando la rete canarina intonsa.  

Tutto bene dunque il Frosinone era in vantaggio con merito, ma anche con un pizzico di fortuna.  Nella ripresa, la squadra nerazzurra di Menichini prova ad attaccare a testa bassa, ma il Frosinone non sembra soffrire più di tanto. Il sindaco crede finalmente che il tabù dello iettatore stia  definitivamente svanendo.  Il primo cittadino si guarda compiaciuto l’abbacchiato  telecronista  di Canale 50 TV, emittente  locale di Pisa, che sta bofonchiando una tele cronaca gonfia di delusione  per i telespettatori  toscani collegati in video e in streaming . 

Ma ecco che in un ennesimo attacco  della,  fino ad allora, sterile compagine pisana un giocatore nerazzurro finisce a terra al limite dell’area del Frosinone. Punizione  da una posizione molto invitante. Dopo un conciliabolo fra Beppe Giovinco, fratello del più noto Sebastian giocatore della Juve, e  il ruvido Kosnic, quest’ultimo si avvicina alla sfera e mena un fendente potente sul quale Zappino sembra pronto. Già sembra.... perché  una sfortunata, sfortunatissima, deviazione della barriera canarina, indirizza il pallone dalla parte opposta rispetto al tuffo del portiere ciociaro.  

Sfera a destra, Zappino e sinistra e fa uno a uno.  L’esangue telecronista di Canale 50 TV, risorge e comincia a gridare tarantolato dalla gioia, “Kosnic la pareggiaaaa, è lui che la pareggiaaa, Kosnic rimette le cose a posto crediamociiii” e via così per buoni due o tre minuti. Il sindaco Ottaviani ripiomba nello sconforto.  E’ in dubbio che  quel tiro di Kosnic senza la IELLATA deviazione della barriere sarebbe stato preda di Zappino. IELLA, IELLA E ANCORA IELLA NERA. Il  sindaco sprofonda  nel terrore di confermare la sua fama di iettatore.  

Il telecronista continua ad urlare con enfasi la cronaca della partita,   Carlo Zampa a confronto sembra un prete nel confessionale. Il sindaco lo guarda male, vorrebbe disintegrarlo.  Scade il novantesimo,  i supplementari  ormai sembrano cosa fatta. A molti tifosi del Frosinone viene in mente il triste destino vissuto la sera prima nella finale di champions league  dall’Atletico Madrid,  in vantaggio 1 a zero per tutta la partita contro il Real Madrid, raggiunto in pieno recupero da una rete di Sergio Ramos e schiantato ai supplementari dai campioni del Real, per un risultato finale lacrime e sangue.  1 a 4 e coppa  alla squadra di Ancelotti. 

Mentre il sindaco non ci spera più Paganini del Frosinone riceve palla sulla trequarti  destra, avanza di qualche passo e lascia partire un siluro che si schianta   nel sette sotto la  traversa . Due a uno. Lo stadio esplode, esplode pure il sindaco che si avventa sull’incauto telecronista e i giornalisti  giunti  da Pisa per commentare la partita. Al sindaco oltre che all’embolo pare gli parta anche il telefonino che centra in pieno il monitor del cronista di Canale 50 TV. 

E’ incontenibile Ottaviani, promette di impegnarsi in una epurazione urbanistica di Pisa che vede come primo obbiettivo la demolizione della torre pendente, insulta il cronista,  il quale è costretto ad interrompere la telecronaca per parere i colpi e rispondere ad una minaccia di appuntamenti di box fuori dallo stadio . 

I giornalisti pisani sono increduli. Perché mai e poi mai si sarebbero aspettati di essere insultai pesantemente non da un Genny a’ Carogna qualsiasi, ma da Nick a’Carogna sindaco di Frosinone. Durante gli ultimi secondi di partita i  telespettatori di Canale 50 TV, non assistono alla cronaca delle fasi di gioco  ma alle rimostranze dei giornalisti e del cronista che denunciano increduli le intemperanze di un soggetto che in qualità di membro delle istituzioni dovrebbe adoperarsi per evitare disordini  anziché fomentarli.  

Alla fine della storia, tutto è bene ciò che finisce bene. Il Frosinone, più forte della iella, oltre che del Pisa, vince  la finale per la B contro il Lecce.  Il sindaco forse sfata la fama di iettatore, ma non si risparmia una pessima figura con un comportamento indegno  per  l’amministratore di una città  che vorrebbe esser considerata civile.