Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 21 aprile 2015

Frosinone si inaugura il nuovo centro prelievi e iniziano i primi disagi al centro TAO

Francesco Notarcola – Presidente onorario dell’AIPA

Ieri è stato inaugurato il nuovo centro prelievi. Oggi già si intravedono i primi effetti negativi. Infatti, al,Centro TAO di Viale Mazzini non sono arrivati, via e-mail, i risultati dell’analisi INR di circa 114 pazienti anticoagulati. Al centro TAO è arrivato, con ritardo, soltanto il cartaceo.
In conseguenza di ciò il medico ha dovuto compilare a mano i programmi settimanali individuali  del dosaggio del medicinale anticoagulante.  La trasmissione dei risultati ai pazienti, anche per via fax, ha subito notevoli ritardi, costringendo  il personale a lavorare con difficoltà e ritmi accelerati.
Disagio e difficoltà sono originati, innanzitutto dalla mancanza assoluta di dialogo perche gli scienziati si sentono onnipotenti e onniscienti.
L’AIPA aveva previsto da tempo questi eventi negativi che puntualmente si sono verificati e,per evitarli, aveva richiesto un incontro urgente alla Direzione generale della asl.  Solo dopo le dichiarazioni di protesta riportate dalla stampa di oggi, la asl ci ha fatto sapere che ci contatterà.
Il Centro TAO è un centro di eccellenza con piena soddisfazione di pazienti e personale addetto. L’abbiamo costruito in dieci anni di impegno e di confronti serrati.

Domani, mercoledì, si riunirà d’urgenza il Direttivo dell’AIPA per un esame della situazione e per decidere le iniziative da assumere.

Disservizi postali

Dionisio Paglia
(utente disservizio postale)



Con quale frequenza le Poste italiane consegnano la corrispondenza agli utenti: a giorni alterni, a settimane alterne? Tra i piani di risparmio delle Poste c'è anche l'opzione di non consegnare più la corrispondenza a domicilio?
Giorni fa il gestore del gas mi comunica con un sms che c'è una bolletta scaduta e non pagata: verifico e vedo che questa bolletta non mi è stata mai recapitata; chiedo allora al gestore di mandarmi un duplicato via e-mail. Insieme al duplicato arriva anche l'informazione che c'è la possibilità di effettuare la domiciliazione bancaria delle bollette. E' a questo punto che la mia latente indole di bolscevico non pentito ha un sussulto di ribellione. Ma è possibile che tutto debba passare per le banche? In banca è possibile acquistare di tutto: non solo prodotti finanziari, ma anche l'assicurazione per l'automobile; insieme ai pagamenti più disparati, anche gli auguri natalizi nel prossimo futuro dovranno transitare in banca.
Mi si accende la lampadina: i disguidi postali sono forse funzionali a spingere l'utenza esasperata alla domiciliazione bancaria delle bollette?
Quel tale famoso politico italiano diceva che a pensare male si fa peccato, ma ci si indovina sempre!
Per tornare alle nostre Poste: la privatizzazione non doveva portare ad una maggiore efficienza? Come si assicura un servizio degno di questo nome, se si risparmia sulle risorse umane, sui mezzi di locomozione: meno postini, meno macchine, più Comuni da coprire? Che fine fa la nostra corrispondenza quando non arriva?
Vai a protestare all'ufficio postale (che nel frattempo è diventato un negozio di prodotti e servizi più disparati) e ti dicono che il recapito della posta non è più di loro competenza e ti forniscono l'indirizzo del centro di smistamento zonale, dove puoi recapitare le tue lamentazioni.
Pe quanto tempo ancora dovremo sopportare un simile disservizio?
QUOUSQUE  TANDEM   ABUTERE, Poste Italiane, PATIENTIA  NOSTRA ???

lunedì 20 aprile 2015

Mare nostro

Luciano Granieri

E’ questa l’Europa della solidarietà dei popoli? Viviamo in un Unione europea le cui radici cristiane sono state fortemente rivendicate e imposte nei trattati fondativi . Da Ventotene  si disse: “Un’Europa unita per evitare altre tragedie,  altri conflitti mondiali”. Ce l’hanno ripetuto come un mantra da tutti i media prima delle elezioni europee, per evitare che un astensionismo diffuso svelasse le falsità di certi messaggi. 

Ma un Europa cristiana e pacifista, può limitarsi  a pattugliare i suoi confini meridionali e lasciare che popolazioni vessate da guerre, per lo più provocate dal quella stessa Europa pacifista (vedi gli ultimi interventi in Libia da parte di Francia, Inghilterra, Italia) e dai giochi imperialisti americani, perdano la vita nel Mar Mediterraneo cercando di approdare in quel mondo che li sta depredando? 

Può l’Europa cristiana e pacifista assistere alle tragedie che quasi ogni giorno funestano il  Mar Mediterraneo limitandosi a cospargersi ipocritamente  il capo di cenere per le proprie “DISTRAZIONI” facendo finta di dare importanza  ad una  questione che in realtà è solo  fastidiosa, perché i problemi importanti sono altri? 

E’ proprio di un’Europa cristiana e pacifista, costringere l’Italia  a sospendere il programma  di salvataggio “Mare Nostrum”, messo in atto dopo la strage di Lampedusa dell’ottobre 2013, che comunque aveva salvato le vite di molti migranti, perché i 9 milioni e mezzo annui  necessari alla sua attuazione  dovevano essere risparmiati per rientrare nei parametri deficit/pil? Non può evidentemente. 

Ma c’è dell’altro. Può un’Europa cristiana e pacifista, ridurre alla fame i bambini,  gran parte della popolazione della Grecia - e prossimamente di altre nazioni del sua area  meridionale  - per rimpinzare le tasche di sordidi banchieri e speculatori finanziari? Non può. E allora se la volontà di evitare altri conflitti, di cementare la solidarietà fra popoli, di diffondere la misericordia cristiana ha prodotto questa Europa, o c’è stato un errore colossale , o i buoni sentimenti sono funzionali a tenere tranquilla  una popolazione, che giorno dopo giorno si sente sfruttata , e che rivolge le sue frustrazioni proprio verso quei migranti che riescono a sopravvivere alla traversata maledetta.

 E’ dunque ora di svelare l’equivoco, smascheriamola questa Europa  in cui l’unica unità vigente è quella monetaria funzionale all’arricchimento di pochi burocrati. Smascheriamola questa feccia criminale e mafiosa, indifferente al genocidio degli immigrati, che pure  alimenta,   e implacabile verso qualsiasi forma di solidarietà sociale. Liberiamoci da questa finzione e forse vedremo tutto intero il fenomeno nella sua crudeltà. 

Monnezza art noveau

Luciano Granieri


Passeggiando per le mura antiche  di Frosinone in alcuni casi  si trovano sorprese, altre volte si acquisiscono conferme. Già abbiamo lamentato, in un POST di qualche settimana fa,  come gli eventi programmati dal sindaco Ottaviani per rivitalizzare il centro storico, non sono altro che il tappeto sontuoso  sotto cui nascondere la monnezza  del degrado urbanistico  e sociale che si è impadronito della città alta.  Un fine  cancello stile art noveau ,dietro il quale si nasconde sporcizia ed immondizia, è l’emblema di quanto andiamo affermando. Esiste veramente. Provate a fare un giro vicino alla cattedrale e troverete il cesellato cancello che racchiude dietro le sue decorazioni la peggiore monnezza. Ma i soldi per ripulire non ci sono……I soldi servono per lo stadio. 

domenica 19 aprile 2015

Un comunista umile e grande

Francesco Notarcola

Venerdì 17 c.m. si sono svolti a La Forma di Serrone, i funerali di Vincenzino Proietto. Ci  ha lasciato un amico, un compagno, un comunista. Un combattente che ha impegnato tutta la sua vita a lottare per difendere la dignità ed i diritti degli oppressi e degli emarginati.
Vogliamo ricordarlo perché se n’è andato un Grande. Aveva frequentato solo le elementari ma sapeva fare discorsi sensati e parlare al cuore della gente, avendo assimilato la storia e la cultura delle lotte contadine sviluppatesi nel nostro territorio sin dai primi anni del secolo scorso.
Una persona umile, onesta e seria, militante e dirigente comunista e del movimento contadino di questa provincia, protagonista delle lotte per l’abolizione della Colonìa  migliorataria, un patto agrario feudale in vigore fino al 1967, quando dopo circa 20 anni di dure battaglie e confronti politici nel Paese e nel Parlamento, fu conquistata la legge per il riscatto delle terre che  poneva fine al ruolo servile e schiavo di coloro che lavoravano le terre dei padroni e della Chiesa.
Successivamente Vincenzino Proietto e i  contadini  di La Forma e di Serrone furono attori e soci fondatori del Frantoio sociale “Scalambra”. Ed a La Forma, negli anni ’70, furono gettate le basi per costituire anche il Consorzio provinciale degli olivicoltori, strumento necessario per poter usufruire dei finanziamenti europei.
Un impegno politico senza se e senza ma  per liberare il lavoro e l’economia contadina dallo sfruttamento e dalla subordinazione ai poteri forti.

Peccato che alle esequie non fossero presenti  quei  dirigenti quei  rappresentanti istituzionali, eredi di quel partito che Lui ha sempre onorato con l’esempio della Sua vita e del Suo impegno sociale e solidale.

Il museo dei bambini sognanti

Luciano Granieri



Il museo archeologico comunale di Frosinone è uno straordinario palcoscenico in cui reperti archeologici, in parte trovati nel sottosuolo della città, in parte donati,  portano in scena il documentario storico della genesi del popolo ciociaro. 

Dalle capanne dell’età del bronzo, ai fossili degli animali della preistoria e della protostoria,  dalle testimonianze della storia e della cultura del popolo volsco,  alle origini di Frusino fino alla città romana di epoca imperiale,  l’evoluzione sociale sviluppatasi nel nostro territorio scorre su un’immaginaria pellicola cinematografica, fatta di reperti, di opere scultoree, di vasi, suppellettili, utensili, sopravvissuti alle insidie del tempo. 

Ma la magia del museo non  è solo quella di illustrare civiltà lontane, ma di provocare, grazie all’impegno di Natascia, Serena, Martina e della direttrice D.ssa Maria Teresa Onorati, guarda caso tutte donne, l’incontro fra la  storia e il futuro. I bambini nellen ore pomeridiane    affollano il museo,    sognano  gli scenari preistorici, immaginano  i loro antenati, ne imparano l’arte del modellare la ceramica, partecipano allo straordinario gioco della vita partendo dalle loro origini. 

Dall’archeologia al sogno, questa è la straordinaria magia che si consuma fra le anguste mura del museo archeologico di Frosinone. Ma è la cruda realtà dell’ingranaggio speculativo affaristico, a sottrarre sogni, storia e cultura. Con una insana delibera il Comune di Frosinone, ha deciso che quel luogo di sogni e archeologia deve rimanere costretto nel suo limitato spazio. 

Tanti altri reperti, trovati nel sottosuolo della città sono buttati in chissà quale scantinato di chissà quale sopraintendenza perché non hanno lo spazio per poter diffondere la loro porzione di sogno. Una delibera falcidiante  ha decretato che per il Museo di Frosinone neanche più un centesimo verrà investito. Né ore e né mai, perché i fondi originariamente destinati per l’ampliamento della struttura museale e per gli arredi urbani limitrofi, sono stati dirottati sulla ristrutturazione  dello stadio Casaleno. 

Il popolo  del calcio frusinate ha il diritto di sognare la serie A, ma non si può togliere a bambini, giovani e meno giovani il diritto di ripercorrere la propria genesi storica e sociale ed  immaginare il proprio futuro partendo dalla testimonianza di un glorioso e millenario passato.  

sabato 18 aprile 2015

I crimini degli altri

Noam Chomsky – 16 aprile 2015
Questo mese Dan Falcone e Saul Isaacson, entrambi docenti delle superiori, hanno incontrato Noam Chomsky nel suo ufficio di Cambridge, Massachusetts. In una breve conversazione, rivista e condensata qui per chiarezza, hanno passato in rivista una vasta gamma di temi: la proiezione all’estero della potenza statunitense e le storie raccontate per giustificarla; COINTELPRO e la repressione interna; le carenze dei media prevalenti; l’atteggiamento dell’occidente nei confronti di Putin, e molto altro. Come sempre siamo lieti di pubblicare le inestimabili idee del professor Chomsky.
***
Dan Falcone
Sono stato recentemente in corrispondenza con un suo buon amico, Richard Falk, e abbiamo discusso l’idea di Juan Cole dell’”essenzialismo” in rapporto con il mondo mussulmano.  E questo mi ha portato a pensare a come l’essenzialismo sia presente nell’istruzione liberale.
Prendiamo, ad esempio, una causa buona e appropriata come l’istruzione delle ragazze mussulmane e come queste subiscono l’oppressione talebana. E’ qualcosa per cui è importante battersi, ma spesso la lotta è insegnata senza citare la politica estera statunitense o i nostri crimini internazionali, isolati dalla completezza del fenomeno. Questo genere di pianificazione delle lezioni nell’istruzione superiore ottiene recensioni elogiative. Può aiutarmi a contestualizzare?
Noam Chomsky
Beh, prendiamo, per dire, l’istruzione talebana che si ottiene nelle madrasse in Pakistan ed è finanziata dal nostro principale alleato, l’Arabia Saudita, ed è stata appoggiata dall’amministrazione Reagan, poiché faceva parte del sostegno al Pakistan, principalmente come guerra contro i russi.
Bene, gli Stati Uniti cercarono di trattenere i russi in Afghanistan e l’obiettivo fu dichiarato molto esplicitamente dal capo della stazione CIA di Islamabad, che visse l’insurrezione. Ciò che egli disse fu: “Non ci interessa la liberazione dell’Afghanistan. Vogliamo uccidere i russi.” Gran parte di ciò fu anche per appoggiare la peggior dittatura in Pakistan, la dittatura del generale Zia-ul-Haq, cui fu consentito di sviluppare armi nucleari.
I reaganiani finsero di non sapere, ma naturalmente sapevano, per poter continuare a riversare fondi. L’altra cosa che stava facendo era “islamizzare” radicalmente la società pachistana. Dunque, i sauditi non sono solo i fondamentalisti radicali più estremisti del mondo islamico e i nostri principali alleati, ma anche una specie di missionari, e sono pieni di soldi. Hanno anche altri settori ricchi, ma riversano soldi nella costruzione di moschee, di scuole coraniche e via di seguito. E’ da lì che sono venuti molti talebani.
Dunque, sì, avemmo un grosso ruolo e inoltre è peggio di così. Voglio dire, se si dà un’occhiata alla storia seria dopo la ritirata dei russi, essi si lasciarono dietro il governo Najibullah, che era molto ragionevole per molti versi. In realtà le donne, almeno a Kabul e in luoghi simili, dall’arrivo dei russi stavano molto meglio di quanto fossero mai state.
E il governo Najibullah, che era parecchio popolare, restò in carica fino a quando non accaddero due eventi: (1) i russi si ritirarono, si tirarono fuori, interruppero il sostegno e (2) gli Stati Uniti mantennero il sostegno ai mujaheddin, che erano prevalentemente estremisti e fondamentalisti religiosi, tizi che gettano acido sulle donne se non indossano le vesti giusti, eccetera. E loro devastarono Kabul, praticamente la distrussero. Presero il potere. Il loro dominio fu così orribile che quando arrivarono i talebani furono realmente accolti come benvenuti.
Bene, anche questo fa parte della storia, sapete? Inoltre molto di quanto è accaduto dopo di allora non è granché bello. Dunque, sì, se si vuole studiare l’istruzione dei talebani, queste sono cose da considerare. E non è che non siamo in grado di leggere le cose, come ad esempio la storia di Malala Yousafzai, che è molto evocativa.
Lei parla della società dei signori della guerra, eccetera, istituita dagli Stati Uniti. Ci sono altre cose che si possono leggere. Intendo dire, c’è un ottimo libro di Anand Gopal, uscito di recente. Anche se mostra parecchia simpatia per la posizione statunitense, si occupa prevalentemente di quelli che egli chiama “errori”: il modo in cui gli Stati Uniti hanno essenzialmente ricostruito i talebani, fraintendendo la società.
Ma ciò che egli descrive è molto persuasivo. Va in profondità e conosce molto bene il paese. E descrive in grande dettaglio come i delinquenti e i signori della guerra e i criminali manipolavano le forze statunitensi. Un qualche gruppo diceva “dovete attaccare quei tizi là”, affermando che erano sostenitori dei talebani, e capitava fossero dei nemici personali. Così gli Stati Uniti inviavano le forze speciali e bombardavano e facevano a pezzi tutti … e aumentavano il sostegno ai talebani.
Gopal dice che i talebani fondamentalmente si ritirarono quando ci fu l’invasione statunitense. Ma poi noi li aiutammo a tornare con mezzi come questi; ricostruendo l’insurrezione, che il governo ora non è in grado di controllare.
DF
Così c’è un contemporaneo sostegno ai banditi …
NC
In parte fu fatto di proposito dall’amministrazione Reagan. In parte si tratta forse solo di una specie di ignoranza arrogante. Supponendo di sapere come fare le cose quando in realtà non si sa nulla della società e non si fa che usare la mazza e si finisce per appoggiare, forse inconsapevolmente, gli elementi più criminali che poi usano la mazza per i propri fini personali. Sapete, per schiacciare i loro nemici personali.
DF
Ricordo alcuni dei suoi discorsi dopo l’11 settembre 2001. Lei citava come ci fosse un mucchio di elogi per il lavoro in sociologia, in cui autori recensivano libri che dicevano che in realtà la sola colpa degli Stati Uniti era di non fare abbastanza in reazione ai crimini degli altri.
NC
Accade tuttora. Date un’occhiata all’ultimo numero del Middle East JournalE’ una delle riviste professionali più libere, più aperte e più critiche. E’ stata parecchio buona in passato, ma c’è un simposio. Costituisce gran parte del numero e comprende ambasciatori, generali e ogni sorta di pezzi grossi. Dibattono i problemi in Medio Oriente, il caos totale e cosa possiamo fare meglio che in passato per stabilizzare il Medio Oriente.
Intendo dire, da dove è venuto il caos in Iraq e in Libia? Lo abbiamo provocato noi. Ma la sola domanda che si può porre è come possiamo far meglio per stabilizzare il Medio Oriente. Allora, naturalmente, ci sono questi elementi destabilizzanti, come l’Iran, uno stato canaglia e la maggior minaccia alla pace mondiale. Come vanno stabilizzati in Medio Oriente?
Se si guarda all’accordo sul nucleare, ci sono immediatamente moltissimi commenti. Il New York Timesaveva una prima pagina, un articolo d’opinione, di uno dei suoi grandi pensatori, Peter Baker. Dice fondamentalmente che nell’accordo non ci si può fidare dell’Iran. Sapete, destabilizza il Medio Oriente e poi l’autore fornisce una lista di motivi, ciascuno molto interessante. Ma il più interessante è che uno dei maggiori crimini dell’Iran è che aveva appoggiato milizie che hanno ucciso soldati statunitensi.
In altre parole, quando siamo noi a invadere e distruggere un altro paese, quella è stabilizzazione e se qualcuno si difende quella è destabilizzazione. Ciò appare nella cultura popolare come nell’orribile filmAmerican SniperGuardatelo. La biografia è peggiore del film, ma vien fuori che la prima uccisione, quella di cui è veramente orgoglioso, è quella di una donna e di un bambino con in mano una granata quando la loro cittadina è attaccata dai marines statunitensi.
Sono selvaggi, mostri, li odiamo, devono essere uccisi, e tutti applaudono. Voglio dire, persino le pagine artistiche del New York Times hanno parlato di quanto meraviglioso fosse il film. E’ semplicemente sbalorditivo.
DF
Parlando di cose sbalorditive, e del terrorismo internazionale, volevo chiedere del terrorismo interno. Volevo chiederle di COINTELPRO. Non è citato molto nei programmi di sociologia o di storia. Può parlarmi di COINTELPRO e dell’importanza di insegnare e apprendere al riguardo nella società democratica?
NC
Dire che riceve scarsa attenzione significa minimizzare. COINTELPRO è stato un programma della polizia politica nazionale, dell’FBI, che è fondamentalmente questo.  Ha attraversato quattro amministrazioni, ed è stato condotto consapevolmente. E’ cominciato attaccando il Partito Comunista negli anni ’50. E’ stato esteso al movimento per l’indipendenza di portoricana e ai movimenti dei pellerossa statunitensi, al movimento delle donne e all’intera Nuova Sinistra. Ma il principale obiettivo era il movimento dei neri.
E’ stato un grosso programma di repressione e si è spinto fino all’assassinio politico diretto. Il caso peggiore è stato quello di Fred Hampton e di Mark Clark, che sono stati semplicemente assassinati dall’FBI in un attacco in stile Gestapo. Erano organizzatori neri molti efficaci. L’FBI non si curava molto dei criminali, ma voleva attaccare gli organizzatori efficaci. E’ stato denunciato in tribunali quasi contemporaneamente al Watergate. Voglio dire, in confronto con questo programma il Watergate è un intrattenimento sociale, un nulla.
Mi fu chiesto dalla New York Review di scrivere un breve articolo e di partecipare a un simposio quando fu denunciato il Watergate. Ma avevo appena letto a proposito di questo. Dissi: “Guardate, il Watergate sta dimostrando come gente famosa è insultata in privato e ciò scuote le fondamenta della repubblica? E contemporaneamente avete la rivelazione di questo programma incredibile, che si è spinto fino all’assassinio politico e dunque è molto più significativo.”
DF
Il seguito delle storie relative a crimini secondari isola i potenti dai crimini maggiori.
NC
Se si guarda il New York Times di ieri, c’è un paragone molto interessante tra due articoli. Uno di essi è unarticolo di prima pagina, con un grossa pagina di continuazione. Parla del misfatto giornalistico scoperto in un articolo di Rolling Stone. E’ una grossa dichiarazione a proposito di pessimo giornalismo. Sapete, hanno detto che il crimine è consistito in assenza di scetticismo, un crimine giornalistico terribile.
C’è un altro articolo, sul Laos, che è molto interessante. Parla di una donna importante, una donna laotiano-statunitense che lavora per cercare di fare qualcosa riguardo alle bombe inesplose che stanno mietendo vittime nel Laos settentrionale. E cita una fonte, la fonte giusta, Fred Branfman, e il suo libro ‘Voci dalla Piana delle Giare’. Ed è da lì che sono ricavate le informazioni.
Poi dice che per gli Stati Uniti l’obiettivo dei bombardamenti era il Sentiero di Ho Chi Minh, da dove i nord-vietnamiti arrivavano nel Vietnam del sud, insieme con i collaboratori laotiani del nord-vietnamiti. Quali sono i fatti nel libro di Fred Branfman? Gli Stati Uniti stavano attaccando il Laos settentrionale. Di fatto è mostrato sulla mappa che stavano attaccando e ciò non aveva nulla a che fare con il Sentiero di Ho Chi Minh, né con i nord-vietnamiti.
Perché lo facevano? Fred lo ha documentato. Egli cita Monteagle Stearns, cui fu chiesto dal Comitato del Senato per le Relazioni con l’Estero: “Perché stiamo bombardando quest’area remota del Laos settentrionale e la stiamo spazzando via?” Ed egli risponde. Dice che c’era uno stop ai bombardamenti sul Vietnam del Nord. E avevano tutti quegli aerei in giro e non avevamo nulla da far fare loro. Così abbiamo distrutto il Laos settentrionale.
Sul New York Times ciò è tramutato in pura propaganda governativa. Ed è una menzogna assolutamente colossale. Ci sarà un’inchiesta della Columbia Journalism Review? Avremo articoli di prima pagina? No. E’ un confronto straordinario, e succede ogni giorno.
Saul Isaacson
Stephen Cohen ha sostenuto che siamo più prossimi a una guerra con la Russia di quanto lo siamo mai stati dopo la crisi dei missili cubani. Pensa che stia esagerando la crisi in Ucraina?
NC
No. Voglio dire, il governo ucraino salito al potere dopo il colpo di stato, il parlamento, ha votato quasi all’unanimità per perseguire l’adesione alla NATO.  Come ha segnalato Cohen, e molti altri, è qualcosa di totalmente intollerabile per qualsiasi leader russo. E’ un po’ come se il Patto di Varsavia si fosse impossessato dell’America del Sud e stesse per includere il Messico e il Canada. Dunque sì, è una cosa grave.
E’ interessante il modo in cui è trattato Putin. Penso sia stato sullo stesso Middle East Journal che ho letto recentemente, a proposito del sostegno della posizione statunitense sull’Ucraina, che alcune persone serie hanno affermato che a essa si opporranno la Corea del Nord, dallo Stato Islamico e da Stephen Cohen. [Mettere in discussione la posizione statunitense sull’Ucraina significa che riceverete minacce da] apologeti stalinisti e ricevere dure pronunce di disprezzo e ridicolo.
SI
Egli suggerisce anche che siamo sull’orlo di una nuova Guerra Fredda.
NC
E’ grave. Voglio dire, Gorbaciov accettò l’unificazione della Germania e persino la sua incorporazione nella NATO, cosa che è una sorprendente concessione se si guarda alla storia. Ma c’era un quid pro quo: che la NATO “non si espanda di un centimetro a est”, quella era l’espressione, intendendo la Germania Est.
Una volta che la NATO si estese alla Germania Est, Gorbaciov s’infuriò. Fu informato dall’amministrazione 41 di Bush che si trattava soltanto di una promessa verbale. Non era scritta e l’implicazione era che se sei tanto scemo da accettare un accordo tra gentiluomini con noi, quello è un problema tuo. Poi è arrivato Clinton, ha esteso la NATO ai confini con la Russia. E oggi ci si è spinti più in là, persino in Ucraina che, a parte i legami storici, è al cuore degli interessi geostrategici russi. E’ molto grave.
SI
E ottiene così poca stampa, così poca copertura negli Stati Uniti.
NC
Non solo poca copertura, ma quella che c’è è folle. Voglio dire, è tutta su quanto è pazzo Putin. C’è un articolo in una delle riviste di psicologia sul fatto che deve essere malato di Asperger o alcuni altri articoli sul fatto che deve avere danni cerebrali. Voglio dire, può piacerci o no, ma la sua posizione è perfettamente comprensibile.
DF
Per finire, può commentare il Memoriale dell’Olocausto e come il museo si collega alla dottrina della “Responsabilità di Proteggere”? (R2P). Qual è l’interesse degli Stati Uniti alla R2P o “Responsabilità di Proteggere”?
NC
Il Museo Memoriale dell’Olocausto fu creato negli anni ’70, parte di un’enorme espansione degli studi sull’Olocausto, dei memoriali, eccetera. La data ha un certo significato. Il momento giusto sarebbe stato decenni prima, ma era prima che fossero stabilite tra USA e Israele relazioni nella loro forma attuale (dopo la guerra del 1967), e avrebbero potuto sorgere domande scomode sull’atteggiamento degli Stati Uniti riguardo all’Olocausto e particolarmente nei confronti dei sopravvissuti.
Impressionante è anche l’assenza di qualsiasi reazione remotamente paragonabile agli enormi crimini statunitensi, quali la virtuale eliminazione della popolazione indigena e i malvagi campi di lavoro schiavo che ebbero un ruolo enorme per la prosperità del paese. La lezione sembra essere chiara: possiamo lamentare i crimini odiosi degli altri, quando ci conviene, ma solo i crimini degli altri.
Quanto alla R2P, ci sono due versioni della dottrina. Una è stata adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU. I cambiamenti rispetto alle prime risoluzioni dell’ONU sono limitati e, crucialmente, sono conservate le prescrizioni essenziali della Carta dell’ONU che vieta l’uso della forza senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza (o in reazione a un’aggressione armata, irrilevante qui).
La seconda versione, in un rapporto di una commissione guidata da Gareth Evans, è quasi la stessa, ma con una differenza cruciale: autorizza gruppi regionali a intervenire con la forza, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza,  all’interno di quelli che ritengono propri domini. C’è un solo gruppo regionale che può agire in questo modo: la NATO.
Così la versione Evans essenzialmente consente alla NATO (cioè agli Stati Uniti) di ricorrere alla forza ogni volta che vuole. Questa è la versione operativa. Fa appello alla versione innocua dell’ONU per giustificare il ricorso alla forza.
Il caso nella mente di tutti è  l’attacco della NATO alla Serbia nel conflitto del Kosovo, duramente condannato dalla maggior parte del mondo, ma applaudito dai paesi della NATO come un magnifico tributo alla loro eccellenza.