"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Domenica 4 giugno, si è riunito il Comitato Politico Federale
del PRC con all’ordine del giorno l’ elezione dei nuovi organismi dirigenti
della Federazione. Questa è la fase
conclusiva della campagna congressuale che ai diversi livelli ha ridefinito la
struttura politica e la direzione del PRC. Questi passaggi fatti di confronto,
elaborazione e sintesi delle posizioni è quanto di più vivido una
organizzazione politica, basata sulla partecipazione attiva degli aderenti,
possa nutrire.
Come dal Congresso Nazionale è maturata la scelta di eleggere
Maurizio Acerbo segretario nazionale rinnovando gli organismi dirigenti, così
anche il Comitato Politico Federale del PRC di Frosinone ha sancito la nuova
segreteria provinciale composta da: Paolo
Ceccano, segretario, Marina Navarra, Tedeschi Giovanni, Pede Luigi, Adriano
Papetti e Nevia Borgia che è anche Presidente del Comitato Politico
Federale.
I compagni incaricati hanno la consapevolezza della
complessità della fase in cui si troveranno ad operare; la direzione della
lotta politica è molto impegnativa in una realtà che vede il lavoro sempre più
destrutturato e in brandelli i diritti, in una società sempre più divisa dove
gli ultimi non sanno distinguere i primi e il disagio sociale si tramuta in
odio razziale. L’impegno sarà un camminare con vento contrario e non da ora. Ma
bisogna andare.
Il COMITATO “ SALVIAMO
L’ OSPEDALE DI ANAGNI “ INVITA ALLA MANIFESTAZIONE
DEL 10 GIUGNO PROSSIMO ALLE ORE 11.00 DAVANTI AI
CANCELLI DELL’ OSPEDALE:
i cittadini di Anagni e della zona nord della Provincia di Frosinone
il sindaco e i consiglieri comunali di Anagni
i sindaci dei comuni del territorio firmatari della
delibera di riattivazione dell’Ospedale di Anagni
il Presidente della provincia
il Presidente della Regione Lazio e gli assessori
alla salute e all’ ambiente
gli onorevoli e senatori eletti dai cittadini del territorio e
presenti in parlamento
il Direttore generale della Asl di Frosinone
i rappresentanti sindacali
i rappresentanti dei partiti e dei movimenti politici
tutti coloro che sono in grado di spiegare ai cittadini che cosa è
e come verrà organizzato "l' Ospedale Ambientale" e in quale
delibera regionale è riportato il finanziamento di 1 milione 600 mila euro per
la sua realizzazione (tanto è dovuto in rispetto ai principi di
collaborazione democratica e di trasparenza nelle
scelte e nelle decisioni).
Il Comitato ha informato da tempo cittadini e istituzioni delle
richieste che rispondono alle
REALI ESIGENZE DI SOCCORSO
E ASSISTENZA PER LA POPOLAZIONE DI ANAGNI E DEL TERRITORIO.
Con la manifestazione di sabato 10 giugno si chiederà la
riattivazione dell'Ospedale di Anagni.
In particolare:
1) un
reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici
e infermieri
2) un Pronto Soccorso presidiato da un
organico medico dedicato all'Emergenza-Urgenza;
3) una chirurgia elettiva ridotta che
effettua interventi in Day surgery,
4) una Unità Operativa di Anestesia e Sala
Operatoria;
5) un servizio di Radiologia per indagini
radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete allo specialista di
turno;
6) unservizio di Laboratorio per indagini
laboratoristiche in Pronto Soccorso.
Tutti i cittadini sono invitati sabato 10 giugno 2017 alle ore 11.00
davanti ai cancelli dell’Ospedale di Anagni per chiedere l'immediata
attivazione presso l'Ospedale di Anagni dei servizi elencati.
Con
questo appello intendiamo lanciare un serio segnale di allarme sullo
stato delle libertà democratiche e dell’agibilità politica e
sociale nel nostro paese.
Stiamo
verificando sempre più spesso l’uso di misure repressive contro
attivisti sindacali, sociali, politici, semplici lavoratori impegnati
nei conflitti che investono la società.
Si
tratta di misure unilaterali di polizia, eredità perdurante del
codice penale del ventennio fascista, tese ad annullare l’agibilità
in un territorio, una città, un terreno di lotta vertenziale.
In
particolare vengono utilizzati sempre più spesso provvedimenti
repressivi - talvolta senza neanche un processo – che comminano sia
pene detentive che forti sanzioni economiche.
E’
accaduto recentemente ad attivisti sociali e sindacali a Bologna e in
Calabria, ai lavoratori di una azienda partecipata del Comune di
Roma. Accade sistematicamente contro attivisti dei movimenti di lotta
per la casa, ai disoccupati napoletani o attivisti del movimento No
Tav, a Torino e in Val di Susa.
E’
importante cogliere l’obiettivo di queste misure repressive, solo
apparentemente e momentaneamente “più leggere” di quelle
adottate negli anni delle “leggi d’emergenza”.
C’è
un nesso palese tra estensione dei provvedimenti repressivi e
conseguenze della crisi economica che produce disoccupazione di
massa, sfratti, chiusura di aziende, aumento vertiginoso delle
disuguaglianze, brusche precipitazioni in condizioni di povertà per
milioni di persone.
Tutti
gli indicatori del disagio sociale sono in rapida crescita, ma è
scomparso il ruolo costituzionale della politica: trovare soluzioni,
mantenere la coesione sociale, contrastare la crescita delle
disuguaglianze sociali.
Vincoli
di bilancio e Trattati Europei concorrono alla deresponsabilizzazione
del soggetto pubblico e alla distruzione dei sistemi di welfare. Le
esigenze sociali di ogni ordine e grado, anche quelle minime, si
trovano di fronte sempre più spesso solo le forze dell’ordine.
I
“Decreti Minniti” su migranti e “decoro urbano”, ormai
commutati in legge, sono l’unica risposta a questo scenario. Il
governo attuale e quelli che seguiranno, sanno benissimo che per
rispettare i parametri imposti da Bruxelles dovranno aumentare le
misure “lacrime e sangue”, colpire ancora più pesantemente
lavoratori, pensionati, famiglie. Una torsione particolarmente
inaccettabile è poi quella diretta contro i migranti che introduce,
nei fatti, un doppio standard giuridico e penale verso gli immigrati.
Consapevoledel
lavoro sporco che dovrà fare, il governo ha creato un “sistema di
deterrenza” perscoraggiare
ogni protesta sociale e neutralizzare i soggetti più attivi. Una
repressione preventiva non riservata solo agli attivisti ma diretta
soprattutto a lavoratori, disoccupati, senza casa, migranti.
Sanzioni
per migliaia di euro o restrizioni di polizia (fogli di via, obblighi
di dimora, divieti di accesso ad alcune zone o città), che effetto
devono produrresu
un lavoratore Lsu, su un operaio di una fabbrica in via di chiusura,
su una lavoratrice di un supermercato a part time o un giovane
disoccupato?
Il
dogma della cosiddetta “legalità” sta entrando apertamente in
contraddizionecon
ogni richiesta di giustizia e uguaglianza sociale.
Il
4 dicembre, un referendum popolare ha difeso la Costituzione e il suo
impianto democratico da un attacco ispirato da questa filosofia. Ma
non ha fermato il “programma politico” che ne doveva derivare.
Questo
stillicidio quotidiano di denunce, provvedimenti restrittivi,
sanzioni economiche, sta configurando un vero e proprio stato
di polizia,
forse meno appariscentedi
quello turco, ma animato dalla stessa filosofia.
Riteniamo
dunque urgente mettere in campo una vasta mobilitazione
democratica nel
paese contro questo clima politico e le leggi di polizia adottate.
Si
impone - e rapidamente - un cambio di passo. A cominciare da una
amnistia e dalla depenalizzazione per i reati connessi alle lotte
sociali e sindacali.
Infine
diventa urgente mettere in campo nel paese una vasta campagna
democratica e popolare per abrogare il Decreto Minniti, diventato
legge.
Anna Falcone, Tommaso Montanarifonte : Il manifesto del 6 giugno 2017
Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.
La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.
La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta. E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità.
Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare.
Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito Democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.
Ci vuole, dunque, una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla.
Per troppi anni ci siamo sentiti dire che la partita si vinceva al centro, che era indispensabile una vocazione maggioritaria e che il punto era andare al governo. Da anni contempliamo i risultati: una classe politica che si diceva di sinistra è andata al governo per realizzare politiche di destra. Ne portiamo sulla pelle le conseguenze, e non vogliamo che torni al potere per completare il lavoro.
Serve dunque una rottura e, con essa, un nuovo inizio: un progetto politico che aspiri a dare rappresentanza agli italiani e soluzioni innovative alla crisi in atto, un percorso unitario aperto a tutti e non controllato da nessuno, che non tradisca lo spirito del 4 dicembre, ma ne sia, anzi, la continuazione.
Un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione.
Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone.
Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.
Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.
Crediamo, del resto, che il cuore di questo programma sia già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3).
È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra, che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare.
Vogliamo che sia chiaro fin da ora: noi non ci stiamo candidando a guidarla. Anzi, non ci stiamo candidando a nulla: anche perché le candidature devono essere scelte dagli elettori. Ma in un momento in cui gli schemi della politica italiana sembrano sul punto di ripetersi immutabili, e immutabilmente incapaci di generare giustizia ed eguaglianza, sentiamo – a titolo personale, e senza coinvolgere nessuna delle associazioni o dei comitati di cui facciamo parte – la responsabilità di fare questa proposta. L’unica adeguata a questo momento cruciale.
Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.
Invitiamo a riunirsi a Roma il prossimo 18 giugno tutti coloro che si riconoscono in questi valori, e vogliono avviare insieme questo processo.
Adesioni:
Sinistra - Acerbo (PRC): "D'accordo con Anna e Tomaso. Costruiamo dal basso la lista della sinistra popolare che ha votato NO"
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, dichiara:
"Condivido l'appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari per costruire dal basso una lista unitaria della sinistra, una lista del popolo del NO che il 4 dicembre ha sconfitto Renzi nel referendum. Come sottolineano Anna e Tomaso una lista della sinistra che si riconosce nella Costituzione e si batte contro le disuguaglianze crescenti non può che darsi un programma di netta rottura con le politiche neoliberiste di destra portate avanti dal Pd. L'appello prende atto del fatto che ormai destra e Partito Democratico sono indistinguibili e che c'è da costruire uno spazio politico nuovo riunendo partiti, movimenti, liste unitarie, esperienze territoriali. Chi come noi da anni propone di aggregare un polo della sinistra autonomo e alternativo rispetto al PD non può che dare il benvenuto a questo appello e condividere l'invito a ritrovarci il 18 giugno a Roma per una grande assemblea che dia inizio al percorso".
Grazie a Maurizio Acerbo e al PRC. Anche il PCI risponde all'appello a firma del segretario, Mauro Alboresi;
Il Partito Comunista Italiano risponde si all'appello lanciato da Tommaso Montanari ed Anna Falcone e sarà presente all'iniziativa nazionale promossa per Domenica 18 Giugno.
Non può non essere condivisa l'esigenza di mettere in campo una proposta politica radicale, alternativa alle politiche imperanti, una diversa agenda per l'Italia, capace di arrestarne il declino, di rispondere al precipitare della condizione materiale dei più.
L'affermazione del no al voto referendario del 4 Dicembre scorso ha aperto una nuova fase, che va sostanziata innanzitutto assumendo la centralità dell'applicazione del dettato costituzionale.
Tutte le forze politiche, sociali, associative che si sono riconosciute nel no e che condividono tale esigenza debbono proporsi l'obbiettivo della massima unità.
E' la gravità della situazione con la quale si è chiamati a fare i conti che detta l'agenda.
Non serve un nuovo demiurgo, una logica politica che è per tanta parte alla base del processo involutivo in corso, anche e soprattutto sul terreno del rapporto tra rappresentanza e rappresentatività, serve fare leva sul noi, non sull'io, sul coinvolgimento delle tante e tanti che non intendono rassegnarsi alla situazione data, presentata come immutabile.
Tutto ciò parla anche e soprattutto alla sinistra, che deve e può ritrovare le ragioni profonde del suo essere, della propria unità, fuori dalla logica del “pensiero unico” che l'ha largamente permeata e che è per tanta parte alla base della sua crisi politica e culturale.
Noi ci siamo.
aderiscono anche sinistra italiana, possibile e lista tsipras di seguito i link ai rispettivi comunicati:
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
La cosiddetta “truffa” consumata sui voucher, insegna agli operai e a tutti i lavoratori, che non è più tempo di lasciarsi cullare dalle illusioni riformiste.
Governo e rappresentanze parlamentari borghesi sono coerenti quando approvano provvedimenti che difendono il profitto capitalistico o difendono i privilegi delle classi proprietarie. Governo e rappresentanze parlamentari borghesi, in testa il PD, sanno benissimo che le gravi difficoltà in cui si dibatte il capitalismo italiano non possono vedere altra via d’uscita che la riduzione alla fame e lo sfruttamento più crudele della massa lavoratrice.
Invece i capi della CGIL hanno immobilizzato le grandi masse con l’illusione che il governo della classe capitalista potesse mettere a rischio i profitti e i mezzi per ottenerli. Far credere alle masse degli operai, dei disoccupati, dei precari, che essi possono guardare con fiducia nell’operato dei governi borghesi, ha il significato di volerli mantenere nell’inganno e nella passività.
Questa fiducia è una causa dei mali della classe operaia, che si deve togliere di mezzo al più presto, perché possa risalire la china e giungere alla liberazione dalla schiavitù salariale.
I lavoratori salariati non devono attendersi nessun aiuto dall’intervento dello Stato e dei partiti borghesi. La classe operaia, gli sfruttati, nulla hanno da sperare da questo o da quell’altro ministro borghese, da questo o quel politicante borghese o piccolo borghese. Essi non possono fare affidamento che in sé stessi.
Ogni decreto, ogni legge non sono che pezzi di carta per tutti i capitalisti, la cui volontà può trovare un limite solo nella forza degli stessi lavoratori e non mai nelle corti costituzionali o nei supremi tribunali dello Stato borghese.
Chi dalla tribuna parlamentare o in un comizio di piazza si vale della sua autorità, del suo prestigio, per far credere alle masse che la soluzione della crisi generale del capitalismo possa essere trovata al di fuori del rovesciamento di questo sistema e dell’edificazione del socialismo, si merita il titolo di traditore.
La disfatta politico-sindacale dei capi CGIL - sia sull’art. 18, sia sui voucher - che ora si vuole mascherare con il prossimo comizio romano e lo spalleggiamento – che confina con la complicità – di quegli esponenti politici che si preparano alle elezioni politiche e cercano un pubblico, sono due facce della stessa medaglia: la crisi profonda dell’opportunismo e del riformismo.
Stiano in guardia i lavoratori da qualunque intervento dello Stato nelle loro lotte contro la classe dei capitalisti. La verità che deve guidarli è che dalla classe capitalista otterranno sempre tanto quanto sarà grande la loro forza concentrata nella lotta di classe, è che ogni conquista politica o socialedev’essere accettata solo come acconto.
I capi della CGIL – accompagnati dai “nuovi” socialdemocratici che spacciano per socialismo l’intervento pubblico dello Stato borghese – vogliono ribadire l’illusione che il ritorno dei voucher dipenda dal voltafaccia di uomini di governo e da contingenze politiche, mentre la questione sostanziale è nel regime capitalistico dello sfruttamento del lavoro umano.
Oggi che il numero dei disoccupati va crescendo continuamente e che la classe dei capitalisti non ha scrupolo alcuno nel gettare sul lastrico a migliaia i lavoratori e le loro famiglie, un’altra parola d’ordine deve correre tra le fila della classe operaia e delle masse lavoratrici sue alleate, la quale non possa lasciare dubbio alcuno nell’animo dei lavoratori.
Non si è monotoni se si ripete che tutti i problemi inerenti alla vita delle masse lavoratrici del nostro paese devono trovare espressione politica e organizzativa in un movimento di fronte unico proletario e sulla sua base di ampio fronte popolare, per l’abbattimento del barbaro ordine capitalista, per il nuovo Potere di democrazia popolare.
Il comitato democrazia
costituzionale ha redatto una proposta di legge di iniziativa
popolare finalizzata a rendere maggiormente effettivo l’esercizio della
sovranità popolare, così come sancito dall’articolo 1 della Costituzione. Per
esercitare questo diritto è necessario modificare profondamente le norme sulla partecipazione dei cittadini alle deliberazioni amministrative, sia locali che nazionali.
Il ricorso allo
strumento dei referendum, ad esempio, così come oggi regolamentato, è difficoltoso ed economicamente gravoso. Complicate sono le modalità di raccolta firme
per promuovere sia consultazioni referendarie che le leggi di iniziativa popolare.
La proposta di legge d’iniziativa
popolare in questione come si legge nel comunicato diffuso da Alfiero Grandi e
Domenico Gallo, del comitato democrazia costituzionale, “affronta
diversi argomenti. Non solo innovazioni profonde per facilitare e rendere meno
costose la raccolta delle firme ma anche un'iniziativa per rendere il voto
degli italiani all'estero effettivamente personale e segreto, mentre oggi questo
come abbiamo constatato direttamente non è affatto garantito. Ci sono anche
altri argomenti come la possibilità di ricorrere più facilmente allo strumento
referendario a livello locale. La lettura della RELAZIONE ILLUSTRATIVA e del
testo renderà più chiaro il significato, secondo noi importante di questa
proposta”. Alcuni punti della legge
d’iniziativa popolare, relativi alle modalità di raccolta delle firme e al voto degli italiani all’estero, erano inseriti nel Ddl elettorale in discussione alla Camera. “Della raccolta delle firme – si legge
nel comunicato di Grandi e Gallo- si
occupava il Ddl elettorale presentato alla Camera dall'on. Mazziotti, poi
accantonato con la bocciatura organizzata dal Pd, mentre del voto degli italiani
all'estero si occupa un emendamento presentato da Forza Italia. Questo per confermare
che alcuni capitoli del Ddl possono influire sulla discussione sulla legge
elettorale.
Per questo- prosegue il comunicato- abbiamo
ritenuto di procedere in questa fase al deposito del titolo della proposta di
legge di iniziativa popolare e di procedere rapidamente alla stesura del Ddl,
cosa effettivamente avvenuta nel corso della stessa giornata.
Tuttavia poiché abbiamo ritenuto necessario procedere per gradi, per ora le
firme che compaiono in calce alla presentazione in Cassazione sono a titolo
personale e solo dopo l'approvazione dei direttivi e dell'assemblea nazionale
del 24 giugno procederemo, se ci sarà il necessario accordo, a usare le sigle
dei nostri Comitati.
I firmatari della proposta di legge sono: Pietro
Adami, Bianca Maria Sarasini, Alfiero Grandi, Alfonso Gianni, Antonio Pileggi,
mentre pur essendo d'accordo non hanno potuto firmare fisicamente per varie
ragioni Massimo Villone, Mauro Beschi, Mauro Volpi, Domenico Gallo.
Ci auguriamo che l'iniziativa abbia il necessario consenso e a questo segua
un impegno per la raccolta delle firme a sostegno
Cogliamo l'occasione per aggiungere che riteniamo necessario sostenere una
legge di iniziativa popolare promossa da un arco importante di associazioni,
meglio nota come promossa da Emma Bonino e don Colmegna sull'immigrazione che
propone esplicitamente di cancellare il reato di immigrazione clandestina
(Bossi-Fini), e di introdurre elementi correttivi della rigidità della vigente
disciplina” conclude il comunicato
Potenziamento
delle forme di sovranità del cittadino. Referendum, partecipazione, misurazione
della qualità dei servizi, trasparenza.
RELAZIONE
Onorevoli
parlamentari! - L'esercizio della sovranità popolare è un principio sancito dal
primo articolo della Costituzione il quale afferma solennemente che “La sovranità appartiene al popolo che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione”.Una parte di tale sovranità si esercita anche attraverso gli
strumenti di democrazia diretta. La loro promozione a livello comunale,
provinciale, di città metropolitane e nazionale rappresenta la principale
modalità di estensione della sovranità del cittadino a partire dall’ambito
istituzionale a lui più prossimo. Affinché tali strumenti possano essere
realmente efficaci, è necessario che siano vincolanti nell’esito, che il
ricorso a forme di democrazia diretta non sia lasciato solo a organizzazioni
che dispongono di fondi consistenti e reti di amministratori autenticatori e
che si possano mettere a disposizione del cittadino tutte le informazioni
necessarie per poter decidere. La semplificazione e la digitalizzazione delle
procedure di sottoscrizione e vidimazione dei quesiti referendari, sia a
livello locale sia sul piano nazionale, sono indispensabili per rendere
effettivo il diritto del cittadino alla “seconda scheda” e a partecipare,
decidere e controllare tra un passaggio elettorale e l’altro.La trasparenza e la conoscenza dei dati e delle
informazioni dell’attività delle pubbliche amministrazioni, comprese le
misurazioni della qualità dei servizi erogati, rappresentano un prerequisito
per l’esercizio della democrazia, sia essa diretta che rappresentativa.
Le città acquisiscono sempre
più un ruolo decisivo nel governare le grandi sfide del nostro tempo, i servizi
pubblici essenziali, le migrazioni, la qualità dell’aria e dell’ambiente, il
cambiamento climatico, la povertà, il welfare locale, lo sviluppo
economico-finanziario, la mobilità e altre ancora. Un nuovo federalismo
municipale con un maggiore coinvolgimento del cittadino nell’esercizio della
sovranità può offrire un riferimento politico con cui potenziare la
democrazia e la fiducia nelle istituzioni repubblicane.Nuovi ed effettivi strumenti di iniziativa popolare, di proposta, di
correzione delle politiche pubbliche, di valutazione e conoscenza dell’attività
delle amministrazioni pubbliche accrescono la sovranità del cittadino
assicurandogli mezzi per perseguire e raggiungere i fini.
I partiti e le oligarchie di
potere hanno spesso vissuto l’uso degli strumenti di democrazia diretta come un
elemento di rottura del loro ruolo di unica intermediazione politica tra
l’elettorato da conquistare e le istituzioni. Per questo motivo si è prodotto
negli anni un insieme di ostacoli al concreto funzionamento degli istituti di
democrazia diretta e la normativa si è dimostrata lacunosa. Spesso gli istituti
di democrazia diretta si sono rivelati inefficaci sul piano giuridico oppure, a
livello locale, del tutto assenti.
La misurazione della qualità
dei servizi ha l’obiettivo di migliorarla sia attraverso l’apprendimento da
eventuali lacune e disservizi emersi dalle rilevazioni che dai conseguenti
interventi risolutivi, accrescendo così il benessere e la qualità della vita
dei cittadini, l'attrattività delle città e lo sviluppo del Paese. La qualità
dei servizi percepita dai cittadini - customer satisfaction- e quella
effettiva, misurata scientificamente grazie a precisi indicatori, va
adeguatamente comunicata così da garantire al cittadino, a fronte del dovere di
pagare tributi e tariffe, il diritto a una adeguata qualità dei servizi,
diritto che l'ordinamento italiano configura prevedendo l'applicazione di
standard di qualità e di indennizzi nel caso di mancato rispetto di questi. Il
diritto alla conoscenza delle informazioni sulla qualità dei servizi è dunque
una pre-condizione per esercitare il diritto suddetto. La conoscenza dei
risultati delle misurazioni e dei monitoraggi permette inoltre di valutare
efficienza, efficacia, impatto e sostenibilità dell’azione dell’Amministrazione
e delle società partecipate.
ILLUSTRAZIONE
La presente proposta di
legge è costituita da quattro articoli.
L’articolo 1 prevede l’obbligo per gli enti locali di
inserire nel proprio statuto referendum propositivi, abrogativi e confermativi,
così come la possibilità di confermare o meno un nuovo statuto o modifiche di
parti di questo mediante il ricorso al referendum confermativo. Le consultazioni referendarie non sono sottoposte ad
alcun quorum. L’articolo prevede l’introduzione di forme di democrazia
deliberativa e l’obbligo di attivare procedure, anche telematiche, per la
presentazione, ammissione e sottoscrizione di istanze, petizioni, proposte di
iniziative popolari e referendum, con il limite di un mese dalla presentazione
per il loro esame da parte dell’amministrazione. Un comitato di garanti dovrà
esaminare i quesiti referendari. L’articolo prevede inoltre l’intervento del
Prefetto qualora suddetto comitato non fosse nominato dal comune entro i
termini stabiliti. È poi introdotto l’obbligo di invio, a tutti i cittadini,
delle informazioni utili alla partecipazione a iniziative referendarie. Viene
sancito l’obbligo per i Comitati promotori di pubblicare i propri bilanci,
prevedendo al contempo agevolazioni fiscali per le donazioni a essi destinate.
L’articolo 1 prevede per l’ente locale l’obbligo di pubblicare i dati
economico-finanziari delle Società partecipate con cadenza trimestrale,
raffrontati con budget ed esercizio precedente. La cadenza trimestrale consente
di rilevare tempestivamente variazioni significative rispetto a quanto
programmato (budget) nell’ottica di garantire la funzione di controllo
del cittadino non solo a consuntivo ma anche nel corso dell’esercizio
societario. Nell’articolo si afferma il diritto di voto locale referendario per
tutti i cittadini dell’Unione Europea residenti e per gli extra-comunitari
residenti da almeno 3 anni. Viene eliminato il divieto di coincidenza dei voti
referendari con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.
Il Testo Unico degli Enti Locali prevede già “l’impiego di metodologie
dirette a misurare la soddisfazione degli utenti”, qualità percepita/soggettiva,
la presente proposta di legge estende l’obbligo anche alla misurazione della
qualità effettiva/oggettiva dei servizi erogati. L’articolo esplicita la
possibilità di agire con iniziativa referendaria anche su tariffe e tributi di
scopo locali garantendo le necessarie coperture, e sulle società partecipate.
L’articolo 2 prevede che, a tutti i livelli istituzionali,
nazionale, regionale, locale, dell’Unione Europea, le sottoscrizioni alle liste
elettorali e quelle per richiedere un referendum - eccetto l’ambito della UE -
o per una iniziativa legislativa popolare, possano essere raccolte in modalità
digitale. Prevede, al fine di rimuovere le discriminazioni oggi esistenti, la
sostituzione del meccanismo dell’autenticazione di firme da parte di un
pubblico ufficiale con quello della attestazione della loro regolarità da parte
di cittadini che abbiano i requisiti per la elezione a consigliere comunale,
indicati dai comitati promotori.È vietata
l’imposizione di tributi al comitato promotore. Si abolisce l’obbligo della
vidima dei moduli e di presentare i certificati elettorali dei firmatari.
Prevede agevolazioni fiscali per le donazioni ai Comitati promotori. Prevede un
preventivo giudizio di ammissibilità del quesito referendario da parte della
Corte costituzionale al raggiungimento di 50 mila firme. L’articolo 2 introduce
inoltre l’ammissione dei rappresentanti dei Comitati promotori alle operazioni
di conteggio e verifica delle firme presso la Corte di cassazione. Prevede
l’invio in forma cartacea o elettronica da parte del Ministero dell’Interno di
un libretto informativo contenente l’oggetto del referendum, nonché gli
argomenti del Comitato promotore e dei soggetti che si oppongono. Introduce
l’obbligo di accorpamento della data del voto referendario con quella di
eventuali scadenze elettorali. Si stabilisce che tutte le regioni debbano
consentire lo svolgimento di referendum, e delle altre forme di esercizio della
sovranità popolare, nel rispetto dei principi contenuti nella presente legge.
La normativa relativa alla fase della sottoscrizione delle liste elettorali di
candidati, a ogni livello istituzionale, viene modificata prevedendo due fasi
distinte. La prima, relativa al deposito delle sole liste prima dell’inizio
della fase di sottoscrizione, la seconda, relativa alla presentazione delle
liste stesse corredate delle firme. Si evita così che i cittadini sottoscrivano
liste “in bianco” e che i nomi dei candidati vengano individuati all’ultimo
minuto. Anche per la sottoscrizione delle liste elettorali di candidati è
previsto il diritto all’uso di tecnologie dell'informazione e della
comunicazione digitale e telematica. In merito al voto degli italiani
all’estero, la proposta riduce gli spazi del voto per corrispondenza e i
conseguenti problemi verificatisi con un voto che non sempre è stato
“personale, libero e segreto”.
L’articolo 3 prevede l’obbligo di pubblicare lo stato di
consistenza del patrimonio immobiliare in modalità georeferenziata e un portale
denominato "Qualità dei servizi” suddiviso per singoli servizi erogati
comprendente misurazioni di qualità, monitoraggi economico-finanziari e
informazioni sugli interventi previsti e attuati. Il portale deve presentare
informazioni e misurazioni della qualità effettiva e percepita di tutti i
servizi erogati da un'amministrazione e dalle eventuali società controllate,
utili anche a rilevarne l’andamento nel tempo. Le informazioni dovranno essere
comunicate con forme adeguate, anche semplificate e sintetiche, dando conto ai
cittadini degli obiettivi, dell’attività e dei risultati dell’amministrazione.
L’articolo 4 prevede lo “Spazio della partecipazione”, ossia un
ambiente telematico multicanale delle pubbliche amministrazioni dedicato alle
istanze di accesso civico e alla raccolta e sottoscrizione di petizioni,
proposte di iniziativa popolare e referendum. E’ previsto inoltre che i siti
delle pubbliche amministrazioni debbano garantire una facile consultazione
delle proprie piattaforme telematiche e assicurare l’accesso ai dati a coloro
che necessitino di tecnologie informatiche assistive. L’articolo prevede infine
che i siti delle pubbliche amministrazioni debbano pubblicare il bilancio in
forma chiara e aggregata e schede descrittive dell’attività dell’organo
esecutivo degli enti pubblici. Le pubbliche amministrazioni devono altresì
adottare l’Agenda pubblica degli incontri dei pubblici decisori e garantire
semplificazione e potenziamento dei sistemi di ricerca e di archivio.