Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 11 marzo 2019

Trova le differenze

A cura di Luciano Granieri



A prescindere da questa tabella necessariamente sintetica, da uno studio del Sole 24 ore (non certo il blog di Grillo o Il Manifesto) sulle sintonie e le convergenze tra Forza Italia e PD misurate in una scala che va da 0 a 10, dove 10 è la convergenza assoluta, se si toglie il tema fisco ed immigrazione (anche se con Minniti di fatto sono stati quasi sovrapponibili) l'indice medio di convergenza è di 6,2 con punte di 7 su temi come politiche economico finanziarie, Europa, lavoro, giovani e welfare.

Certo che per considerarsi un partito di sinistra è fantastico... veramente un ottimo punteggio!!

P.S.: lo stesso studio dà come indice di convergenza tra M5S e Forza Italia 3,2...un dato che si commenta da se. Ma  alla luce del primo anno di governo giallo-verde alcune valutazioni   dei 5 stelle si sono modificate . In base al  "decreto dignità" è evidente come  l'opinione pentastellata  sul ripristino dell'art.18 sia  cambiata, da favorevole a contraria, stesso discorso si rileva per la buona scuola i cui principi, al di la delle posizioni di facciata ,  non divergono dal  Pd.  Così come l'abolizione del jobs act per i grillini si è trasformata da posizione favorevole  in un'inconcludente  messa in discussione di facciata definita nel "decreto dignità". Sull'austerity UE la contrarietà dei 5S si è rivelata inefficace, inutile, anzi   portatrice  di nuove stagioni di sacrifici lacrime e sangue . Infine su Tav, trivelle e no Muos, il giudizio pentastellato, da contrario, si è trasformato in possibilista, basato su fantomatici rapporti costi benefici e calcoli di penali inesistenti da pagare. Siamo messi male nevvero?


domenica 10 marzo 2019

Proposte per il pronto soccorso del Presidio ospedaliero Frosinone Alatri

 Luciano Granieri Cittadinanzattiva TDM  di Frosinone


Martedì 12 marzo dalle ore 15,30 alle ore 19,30, presso la sala teatro della in Via Armando Fabi a Frosinone , avrà luogo un incontro dibattito sulle indegne condizioni del pronto soccorso e sulle ripercussioni negative che   una tale critica situazione   riversa sull'intero  comparto ospedaliero. Abbiamo sollecitato e sollecitiamo la partecipazione massiccia di cittadini, associazioni, e membri delle istituzioni. Interverranno il dott. Fabrizio Cristofari, (Dirigente P.S. e Pres. Ordine Medici) ed Elio Rosati (Seg. Reg. Cittadinanzattiva).   Oltre ad analizzare le  cause di sistema conseguenza diretta di scelte politiche e programmatiche, sottoporremo un elenco di  proposte  tesi ad alleviare la gravosa situazione del pronto soccorso. 

foto tratta da "il messaggero"


In attesa di registrare una numerosa partecipazione, illustriamo di seguito le suddette  proposte:



Il sovraffollamento del Pronto soccorso del Presidio ospedaliero Frosinone Alatri ed i disagi che quotidianamente provoca sono la logica conseguenza delle strategie , delle decisioni  e dei provvedimenti che  lo staff manageriale della asl di Frosinone  ha adottato, sulla scia dei decreti emanati dal presidente Zingaretti, nella sua veste di Commissario ad Acta per la sanità regionale.  Questi provvedimenti e  queste decisioni  che hanno avviato e realizzato una serie di strutture sanitarie, doppioni inutili  di servizi già esistenti  (PAT -Presidi Ambulatoriali Territoriali – che hanno le stesse funzioni dei medici di medicina generale, ACP – Assistenza Cure Primarie presso i Pronto Soccorso, gestiti dai medici di medicina generale, UDI – Unità Degenza Infermieristica-, gestite dai medici di medicina generale su un turno di 6 ore e dagli infermieri; Ambulatorio multietnico e Ambulatorio Multietnico pediatrico a Frosinone e Pontecorvo. È a dir poco sospetto che i migranti, adulti e bambini, per accedere alle cure debbano avvalersi di strutture “multietniche”. Perché, ci chiediamo, non utilizzare i percorsi normali? Gli AMBUFEST, cioè ambulatori che sostituiscono la guardia medica ma solo nei giorni festivi e senza turno notturno) Tutte queste strutture costano all’AsI la modica somma di 2 milioni e 663.076, 64 euro  che comprende anche un’indennità di coordinamento di 501.816, 60 euro, cioè quasi il 20% del totale per i medici di famiglia coordinatori. Tale elefantiaca organizzazione  e le Case della Salute, su cui si fondava il rilancio della sanità pubblica per soddisfare le esigenze di cura della popolazione,  sono fallite.   Infatti queste strutture, che si sono rivelate solo uno sperpero rilevante di denaro,  non hanno risolto il problema del sovraffollamento degli ospedali e di Pronti soccorso. La realtà parla da sola.
Il Pronto soccorso  del Presidio ospedaliero Frosinone – Alatri è da  tempo  punto di riferimento  di una vasta area del centro nord della provincia  e dei Comuni limitrofi della provincia di Latina. Occorre, inoltre, tener presente che il nostro territorio è attraversato dall’autostrada del Sole, dalla linea ferroviaria ad alta velocità  e da quella normale. Non si possono  sottovalutare, altresì,  l’esistenza di impianti produttivi ad alto rischio  ambientale e  un  inquinamento diffuso e pesante.
Per tutti questi motivi e per altri  il Pronto soccorso deve essere trasformato in una struttura efficiente, moderna e di alta qualità unitamente al presidio ospedaliero. E’ necessario e urgente, perciò, adottare i seguenti provvedimenti:

1)      Assunzione di 15 medici per le strutture di Frosinone e  di Alatri e per la UOC di  medicina di urgenza dello “Spaziani”. In questo modo si completa l’organico e diviene realtà il DEA di 1° livello, con la presenza  nel P.S. delle figure professionali che mancano: cardiologo-anestesista-pediatra-ortopedico –radiologi.  Per tali assunzioni non ci dovrebbero essere  difficoltà di sorta perché la Asl  è già stata autorizzata ad assumere  1076 operatori sanitari entro il 2020. Le risorse finanziarie vanno reperite: A) recuperando i 2.700.000 euro che si spendono per le sigle mangiasoldi;   B) Riducendo al minimo il contenzioso con il personale e le spese di consulenza, C) Recuperando i rimborsi extra  dovuti  allo  stazionamento delle ambulanze degli enti accreditati in attesa di ritirare la  barella trattenuta in pronto soccorso occupata dal paziente che hanno trasportato;

2)       Attivazione di 100 nuovi  posti letto.  80 sono già stati  autorizzati. L’ospedale del Capoluogo è quasi saturo  per gli spazi, ma si può migliorare anche restituendo i 14 posti letto sottratti alla UOC di medicina per far partire la UOC di neurochirurgia. Nell’ospedale di Alatri, che   ha spazi a sufficienza, vanno completati gli organici  della radiologia, del Laboratorio e della cardiologia.  In tal modo si   può contribuire  in maniera  determinante alla realizzazione ed allo  sviluppo di un Presidio  ospedaliero  in grado di rispondere alle esigenze di cura e di salute della popolazione dell’intera provincia e non solo;

3)      Attivazione di una struttura sanitaria di pronto soccorso per la zona Nord –Anagni- che in collegamento con l’ospedale “Spaziani” sia in grado di garantire la gestione di un’emergenza. Certo è che non si può e non si deve lasciare abbandonata  una popolazione di 100 mila persone;

4)      Attivazione dei percorsi di cura e di controllo per la presa in carico dei cittadini con patologie croniche;

5)      Abbattimento dei lunghi tempi di attesa perché questa realtà costringe, soprattutto la popolazione anziana, a rivolgersi al pronto soccorso, particolarmente  per gli esami diagnostici per immagine, ma anche per esami riguardanti le patologie cardiologiche, oculistiche ed altre;

6)      Necessità di riorganizzare i medici di famiglia potenziando i servizi sanitari territoriali  per avere un’assistenza H 24 senza ulteriori spese e senza aggravio di lavoro;
7)      Rendere funzionale la holding area ( h 8,00-20,00) restituendo  totale  disponibilità  degli  otto posti letto destinati ai pazienti in attesa di ricovero;

8)      Accelerare  l’esecuzione  di consulenze ed  esami diagnostici per immagine dei pazienti   ricoverati nei reparti (UOC)  per accorciare  i tempi di degenza   allo scopo di   liberare più celermente i posti letto. Ciò anche per recuperare e  limitare  costi e sprechi incontrollati;

9)      Creazione di percorsi veloci  come avviene già in altre Aziende Sanitarie  del Lazio e del territorio nazionale,  per quelle patologie a basso codice d'accesso (bianco e verde) allo scopo di  erogare  delle prestazioni codificate ,. oculistica, ginecologia,  ortopedia ecc. in modo da snellire le attività' nel P.S.
                                                                                                   

sabato 9 marzo 2019

Frosinone 8 marzo in piazza contro il modello WAFM del maschio frusinate.

Luciano Granieri Potere al Popolo Frosinone





Venerdì 8 marzo  una  marea femminista ha invaso più di 40 città in tutta Italia  aderendo allo sciopero globale e all’occupazione di piazze e strade organizzato dal movimento transnazionale “Non Una di Meno”. 

Anche a Frosinone -grazie all’impegno del sindacato Usb, della nostra sezione locale di Potere al Popolo , insieme  con Democrazia Atea,  Rifondazione Comunista, Possibile, e l’associazione culturale Oltre l’Occidente - le sollecitazioni di   “Non una di meno” hanno  avuto un  riscontro. 

Inaspettatamente per una città come la nostra in  Piazza VI Dicembre,  davanti al Comune, è andata in scena,  in un rifiorire di bandiere, (rosse per lo più) la protesta  di donne e uomini consapevoli e convinti sulla necessità  di contrastare la politica antisociale e assolutamente maschilista della giunta  Ottaviani . Ci riferiamo  ad  una amministrazione orientata, oltre che alla propria costante autopromozione,  all’esaltazione del cittadino  modello WAFM   (White All Frusino  Male) tradotto:  Maschio Bianco Totalmente Frusinate.  Una sorta di riedizione del WASP (White Anglo Saxon Protestant) puro archetipo di abitante   statunitense  tutelato ed esaltato nell’America maccartista  anticomunista degli anni ’50.  

L’ulteriore segno  inequivocabile dell’orientamento maschilista della giunta Ottaviani è il  taglio, l’ennesimo,  del 20% di fondi  ai servizi sociali   che sarà inserito nel prossimo documento di bilancio del Comune .  Ciò significa gravare ancora di più   sulle  donne che lavorano, ma nello stesso tempo devono curarsi dei figli e degli anziani,  ruolo imposto loro  dall’odiosa organizzazione patriarcale della società. Significa, inoltre,  incidere sulla vita  delle donne   impiegate  nei servizi di cura alla persona  che saranno a rischio  licenziamento, o  vedranno il loro salario   irrimediabilmente decurtato, in mancanza dei fondi comunali  necessari a mandare avanti la loro attività.

 Frosinone è un Comune in piano di riequilibrio economico e finanziario, è obbligato dalla Corte dei Conti  a realizzare un avanzo primario per il 2019 di circa 2milioni di euro, per cui il taglio è doloroso ma necessario. Questo risponderà il sindaco a chi gli contesterà la macelleria sociale che  provocherà.  E’ vero. Non pretendiamo che il buon Ottaviani intraprenda una crociata insieme ad altri sindaci -difficile, ma quanto mai necessaria - contro le politiche di austerity che, con la  falsa scusa del debito, stanno depredando gli enti locali  di risorse e proprietà collettive, non è mica De Magistris! Ma quantomeno sarebbe auspicabile che la mannaia del predissesto  non sia rivolta solo ed esclusivamente verso la devastazione dei servizi al cittadino. 

Quando si è trattato di finanziare hollywoodiane rivisitazioni della passione di  Gesù, o di sovvenzionare in modo ingiustificatamente  spropositato il festival dei conservatori  il piano di riequilibrio economico e finanziario è stato ignorato, depredando il bancomat dei debiti fuori bilancio.  Il  predissesto non ha impedito di sovvenzionare, in parte,  la realizzazione dello stadio di calcio di proprietà del presidente del Frosinone, quindi di un privato,  e non della cittadinanza. 

Ecco basta vedere la gestione del  bilancio per capire la pervicace natura maschilista del Comune di Frosinone.  Da un lato si continuano a tagliare servizi che potrebbero alleviare il gravoso lavoro delle donne, dall’altro si impiegano sostanze pubbliche per lo stadio di calcio, il simbolo maschilista per eccellenza  della società patriarcale e dell’archetipo WAFM frusinate. In verità ci sono tante  donne a cui piace il calcio, molte di loro sono in grado di discettare con competenza  sugli aspetti tecnico-agonistici, sulla tattica, a differenza dei tifosi maschi la cui maggioranza è capace solo di gridare insulti razzisti dagli spalti, ma questo è un altro discorso. 

Resta il fatto che l’otto marzo scorso un flebile segnale di rivolta si è alzato anche da Frosinone. Un segnale di rigetto delle politiche antifemministe ed antisociali della giunta Ottaviani, ma anche del sistema capitalista e liberista che impone la supremazia del profitto finanziario sulla sopravvivenza delle persone. Un sistema che  sta facendo strame delle tutele sociali stravolgendo  in primis  i  diritti delle donne alla loro autodeterminazione, a una sistema sanitario che non diventi proprietario del loro corpo nel nome di un’ipocrita obiezione di coscienza, alla possibilità di avere un lavoro retribuito al pari dei maschi, a non subire l’umiliazione di una disoccupazione molto più diffusa rispetto al panorama maschile.  

Facendo tesoro di quanto avvenuto venerdì scorso rivolgiamo un appello a tutte le donne di buona volontà affinchè ci aiutino a contrastare efficacemente un’amministrazione maschilista, un esercizio nel quale l’opposizione consiliare (pente leghista, di centro sinistra, e civica di sinistra)  non si è particolarmente distinta, silente e rassegnata ai latinismi del sindaco padre padrone della città.


giovedì 7 marzo 2019

Contro i tagli allo Stato Sociale vera arma di ricatto contro le donne.

Potere al Popolo Frosinone



In occasione dello sciopero globale trans femminista dell’8 marzo, lanciato in Italia dal movimento “Non una di meno”, l’assemblea territoriale di Potere al Popolo di Frosinone ha aderito all’appello diffuso dall’Usb della Provincia di Frosinone per unire le lotte contro gli attacchi alla libertà e all’autodeterminazione delle donne, portati da una società patriarcale e padronale. Inoltre parteciperà alla manifestazione che si terrà proprio l’8 marzo a partire delle ore 10,00 in Piazza VI dicembre, davanti al Comune di Frosinone. Una delle molteplici cause dello sfruttamento della donna risiede nei tagli sempre più sostanziosi della spesa pubblica destinata allo stato sociale. Ciò comporta il depauperamento, se non la chiusura, di molti settori strettamente legati al lavoro di cura, dai servizi pubblici per l’infanzia ai servizi di assistenza domiciliare. Un fenomeno che va a penalizzare proprio le donne, sia perché maggiormente impegnate nel lavoro di cura e assistenza, il quale diventa maggiormente gravoso in assenza di servizi sociali, sia perché molte di esse lavorando in tali enti destinati alla chiusura , rimarranno disoccupate. Su questo fronte l’amministrazione comunale di Frosinone si appresta a tagliare di un ulteriore 20% ciò che è rimasto dei servizi sociali assicurati dal Comune, aggravando in modo pesante la condizione delle donne costrette ad occuparsi di mansioni di cura e assistenza sempre più pesanti, oltre al lavoro normale e, soprattutto, privando del lavoro quelle donne impegnate nei servizi pubblici che verranno chiusi. Per scongiurare tutto questo saremo in P.zza Venerdì 8 marzo davanti al Comune di Frosinone, invitando militanti, simpatizzanti e persone comuni a partecipare.




martedì 5 marzo 2019

Zingaretti segretario del Pd discontinuità nella continuità

Luciano Granieri Potere al Popolo Frosinone




Ha vinto Zingaretti, evviva Zingaretti!  Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Pd, avendo sbaragliato i concorrenti (Martina e Giachetti) ai gazebo. Un milione e seicentomila , fra militanti e simpatizzanti , lo hanno incoronato segretario .

 Essendo  di Potere al Popolo non  voglio  esprimermi sulla natura delle  consultazioni.  Però qualche riflessione sul merito mi sento di proporla. Il concetto  più battuto  per definire ciò che sarebbe dovuto essere il nuovo Pd è stato quello della discontinuità. Lo stesso Zingaretti più volte ha dichiarato che il nuovo corso si sarebbe incardinato sulla  discontinuità con le politiche fin qui adottate dal Pd. Ebbene scusate tanto ma io questa discontinuità non la vedo.  

Come presidente della Regione Lazio il fratello di Montalbano   ha perseguito la stessa strategia della Polverini sulla  distruzione della sanità pubblica. Anzi ha fatto di peggio. In nome della medicina di prossimità, ma realizzatasi, sono stati chiusi ospedali e presidi sanitari, i pronto soccorso sono  quotidianamente al collasso, e i tempi  d’attesa per esami e visite specialistiche sono biblici. Si dirà che la sanità della nostra Regione è commissariata per i buffi provocati da Storace. Una situazione così grave  tanto da dover appaltare a cooperative  i servizi di Cup e Recup che pagano i propri addetti con stipendi da fame, o chiudere i consultori pubblici, oppure svendere il San Giacomo per 61 milioni di euro . Si da il caso però che per sovvenzionare la sanità privata, religiosa  i soldi , e tanti, sono   saltati fuori .  

La continuità di Zingaretti è emersa  anche nella messa a profitto di un bene necessario alla vita come l’acqua. I decreti attuativi della legge regionale 5 sulla ripubblicizzazione della risorsa idrica sono stati approvati dopo anni di proteste dei comitati, ma in un senso del tutto contrario allo spirito della legge e a favore della multi utility Acea . In realtà un minimo di discontinuità con la giunta Poverini è emersa sui rifiuti. L’ex sindacalista, quando ha guidato la  Regione, uno straccio di piano sullo smaltimento  l’aveva redatto. Zingaretti, dopo continui solleciti dell’Unione Europea,  è riuscito a partorirlo solo qualche mese fa, lasciando la Regione, per una consiliatura piena, senza una visione strategica sul trattamento dei rifiuti,  favorendo per anni una gestione basata su deroghe e urgenze il cui risultato è stato il proliferare di discariche, inceneritori,  legali ed abusivi.

 Passando a livello nazionale,  non mi pare che il Pd di Zingaretti prefiguri una discontinuità con quello del precedente segretario.  Le politiche sul mercato del lavoro, tese a costruire un’enorme platea di schiavi mal retribuiti e privi di ogni diritto, a quanto pare, non saranno cambiate, così come rimarrà intatta la buona scuola, o scuola per i ricchi. Sul piano dell’immigrazione un grande elettore di Zingaretti è stato proprio Minniti, quello della prima criminalizzazione delle  Ong, e dei lager in Libia. Anche per Zingaretti una patrimoniale è vista come il fumo negli occhi, quando questa sarebbe l’unico provvedimento decente per ridurre le diseguaglianze. 

Sul piano europeo il Pd zingarettiano  continua ad appoggiare,  con convinzione  la politica di austerity scritta sotto dettatura dei potentati finanziari, con l’apertura al movimento + Europa della Bonino che vuole si cambiare i trattati, ma in senso più restrittivo, abbassando il rapporti deficit/pil al 2%.  

Per tornare sul nostro territorio, grande elettore di Zingaretti è stato anche  quel Dario Franceschini che, da ministro della cultura del governo Gentiloni, ha svenduto, affittandola a canone agevolato,  la Certosa di Trisulti alla scuola suprematista bianca che fa capo a  Steve  Bannon, ex ideologo di Donald Trump. Di  dubbi sulla congruità dell’appalto ce ne sono molti.   Li dentro, a  detta dei nuovi inquilini, si formeranno i nuovi Salvini ed i nuovi Orban. 

Potremmo continuare ancora a lungo su queste tematiche ma   alla fine  la realtà è una sola. Il Pd è, e rimane, un partito liberista, di fatto antipopolare.  E’ il partito della grande imprenditoria, delle lobby finanziarie, delle  privatizzazioni  e messa a valore di beni e servizi pubblici. Chi è il segretario non conta. Anzi   resta  difficile   capire come nella  segreteria Zingaretti  alcuni soggetti e movimenti, nati dalla diaspora Dem  innescata  dalla spocchia di Renzi, possano cogliere una  discontinuità, che di fatto non esiste, e dirsi pronti a rientrare in un ovile per nulla cambiato.   

La realtà è che qualsiasi formazione minimamente orientata verso la difesa dei diritti sociali riconosciuti in  Costituzione, fautrice della  preminenza degli interessi popolari su quelli finanziari,  sostenitrice della lotta alle diseguaglianze, non può che essere acerrima avversaria di un partito del genere.  Potere al Popolo lo è. Per noi il Pd è avversario come lo sono tutti i partiti espressione della dittatura liberista, senza se e senza ma.




 Zingaretti e la riforma costituzionale

sabato 2 marzo 2019

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE



Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da Non Una di Meno. Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori. Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti. Gli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro. Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti. A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini. Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse. 

Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone 
in Via Marittima 217
incontro di organizzazione della giornata.  

Il manifesto di solidarietà con il Venezuela dell'Assemblea Internazionale dei Popoli


Il Manifesto di Solidarietà con il Venezuela


  1. Riuniti e riunite a Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, nei giorni dal 24 al 27 febbraio 2019, noi rappresentanti dei movimenti e organizzazioni sociali e politiche di oltre 87 paesi, dei cinque continenti, riaffermiamo la nostra difesa della sovranità e dell’autodeterminazione del Venezuela, ci pronunciamo in difesa della Rivoluzione Bolivariana e del presidente legittimo e costituzionale, Nicolás Maduro.
2. Da venti anni, la Rivoluzione Bolivariana avanza in un processo e una proposta di trasformazione profonda, basata su una democrazia partecipativa e protagonista, centrata negli interessi popolari, che conta su un’organizzazione comunale e mira al socialismo femminista proposto da Hugo Chávez. Con questa prospettiva ha prodotto cambiamenti di orizzonte, che coinvolgono anche la costruzione di un mondo multicentrico e pluri-polare, con cambiamenti sostanziali delle relazioni neocoloniali che affliggono la regione e il Sud. Con una visione redistributiva delle ricchezze provenienti dalle risorse abbondanti prodotte dal paese, il Venezuela ha ottenuto risultati inediti nella sua storia rendendo universale l’educazione pubblica e gratuita, ottenendo tanto lo sradicamento dell’analfabetismo come pure inserimenti senza precedenti nell’educazione superiore. Risultati simili si osservano nella sanità, nel diritto all’abitare e in altri diritti sociali.
3. L’imperialismo statunitense, guardiano degli interessi corporativi, finanziari, militari e transnazionali che protegge, è determinato a far fallire questo processo, per prendere il controllo diretto delle ricchezze naturali. Per far terminare ogni proposta di sovranità e autodeterminazione, gli Stati Uniti hanno scatenato tutte le strategie dalla guerra ibrida e permanente, hanno tentato tutte le tattiche possibili: colpi di Stato, terrorismo, speculazione finanziaria, blocco economico, inflazione indotta e altro.
4. Dal 2008 si evidenzia una crisi strutturale, multidimensionale e storica del capitalismo, in quel contesto gli Stati Uniti cercano di sostenere la loro egemonia mondiale con tutti i mezzi, tra cui quello bellico, che si traduce in aggressioni, invasioni e guerre per impossessarsi delle ricchezze naturali, controllare mercati, territori e governi. Su quella stessa linea, la disputa geo-economica che ha intrapreso con la Cina e la Russia minaccia di condurre l’umanità verso una guerra totale.
5. Così, per proteggere il libero mercato e la libertà delle corporations per saccheggiare e sfruttare i nostri popoli, in diverse parti del mondo avanzano con pressioni economiche, come ad esempio il blocco contro il Venezuela, Cuba e l’Iran e perpetrano aggressioni belliche, come succede in Irak, Afganistan, Libia, Yemen, Repubblica Democratica del Congo; e occupazioni come quella della Palestina. Impongono anche guerre economiche, psicologiche, culturali, come quelle che opprimono il Venezuela da vari anni. Paradossalmente, è la “difesa dei diritti umani e della democrazia” ciò di cui si sono serviti per appoggiare e camuffare le peggiori aggressioni collettive. Però i popoli resistono e sono riusciti a frenare questi tentativi di controllo come è successo in Crimea e Siria.
6. L’imposizione delle regole del gioco del capitalismo corporativo e globalizzato si può sostenere solo eliminando le possibilità democratiche e i diritti della classe lavoratrice, disseminando caos, distruzione e morte. Per questo, rifiutiamo il pressing crescente del governo degli USA, come pure l’azione militare che, mascherata da “aiuti umanitari”, avanza contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Quest’ultima è una nuova fase della guerra per instaurare nuovamente un modello di subordinazione politica, che si concretizza nella pretesa di far cadere il presidente eletto Nicolás Maduro.
7. Un nuovo momento di questo piano d’ingerenza, si espleta ora con le pressioni esterne che traggono impulso da istanze had-oc, come quelle del cosiddetto gruppo di Lima, che è composto da settori dell’estrema destra venezuelana, e vogliono instaurare un colpo di Stato autoritario e disconoscere le istituzioni democratiche venezuelane. Constatiamo con sorpresa che persino realtà come l’Unione Europea, soccombono alle pressioni degli Stati Uniti e, in senso contrario al diritto internazionale e alla democrazia, arrivano persino a riconoscere un “presidente” autoproclamato, che non è stato eletto da nessuno. Questo si appoggia su un’ingegneria ideologica e di comunicazione basata sulla disseminazione di notizie false e scenari fittizi, che si affermano sia attraverso i mezzi di comunicazione corporativi sia attraverso le reti digitali.
8. Oggi in Venezuela ci sono in gioco la sovranità e l’autodeterminazione, che son pilastri della dignità dei popoli che cercano di costruire un futuro per l’umanità e società più giuste e ugualitarie. Per questo, e in solidarietà internazionalista con il popolo del Venezuela e il suo governo legittimo, presieduto da Nicolás Maduro, affermiamo:
1. La fine del blocco economico che: infligge sofferenze al popolo, attenta contro il progetto economico-produttivo e le politiche redistributive; e che già è costato al Venezuela oltre 30 mila milioni di dollari.
2. Difendiamo la sovranità, la democrazia partecipativa e protagonista e il diritto del Venezuela a organizzare il proprio progetto economico e gestire le proprie risorse naturali con criteri sovrani.
3. Noi popoli del mondo vogliamo la pace, non vogliamo più guerre. L’America Latina e i Caraibi sono una zona di pace, così ha proclamato la CELAC nel 2014 e così deve proiettarsi verso il futuro. Il Venezuela ha diritto a risolvere qualsiasi differenza attraverso il dialogo e i molteplici meccanismi che sono previsti dalla sua stessa costituzione nel contesto del diritto internazionale pubblico.
4. Noi popoli del mondo, rappresentati nell’ Assemblea Internazionale dei Popoli, difendiamo la Rivoluzione Bolivariana come un progetto che apporta senso etico e di futuro per l’umanità.
Facciamo appello al mondo intero affinché alzi la voce per costruire la pace e fermare la guerra
Caracas, 27 febbraio 2019.
Assemblea Internazionale dei Popoli