Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 25 marzo 2019

Cosa ci dobbiamo aspettare dal piano regionale dei rifiuti?

Movimento "Rifiutiamoli"





Le linee guida sul futuro piano rifiuti prodotte dalla Regione Lazio, e presentante il 31 gennaio scorso, sono del tutto generiche: i dati sull’andamento della gestione dei rifiuti negli anni passati e le intenzioni di orientarsi verso pratiche che appartengono alla economia circolare, non danno indicazioni, neppure di massima, sulla struttura impiantistica in termini di tecnologie e portata dei processi di trattamento.


Risulta quindi ancora più anomala l’indicazione relativa a un compound industriale da realizzare a Colleferro che dovrebbe essere alimentato da 500.000 tonnellate di materiale provenienti dagli impianti TMB, suddivise in diverse filiere di trattamento. Poco importa capire come si sia arrivati alla definizione di quella quantità, su cui in molti hanno elucubrato. Nell’incontro in Regione, organizzato giovedì 7 marzo, dalla consigliera Marta Bonafoni, le dichiarazioni dell’Assessore Valeriani hanno aggiunto, se possibile, ulteriore confusione a quanto scritto nel documento.

Avendo appreso dalle parole dell’Assessore che la pubblicazione delle linee strategiche sarebbe avvenuta dopo l’indicazione del Comune di Roma riguardo le aree idonee per la collocazione degli impianti di stoccaggio e trattamento, si capisce ancora meno perché solo per il comune di Colleferro si sia data una indicazione puntuale sulla dimensione complessiva e sulle filiere di trattamento degli impianti.
In realtà è noto a tutti che la questione sia legata al futuro della società Lazio Ambiente, i cui conti sono tenuti a galla dalle entrate della discarica di Colle Fagiolara, mentre un qualche investimento dovrebbe far quadrare i conti dopo il mancato investimento negli inceneritori di Colle Sughero.

In merito l’assessore è stato quanto meno poco chiaro: quando ha asserito che “gli impianti attuali sono di nostra proprietà”, si riferiva evidentemente agli inceneritori, di cui è stata decretata la chiusura, dopo di che in un’altra parte del suo intervento ha detto che la realizzazione gli impianti verrà messa a gara. In sostanza resta da capire chi fa che cosa, dove e come.
Sembra che quanto detto nel documento serva soprattutto a tacitare la Corte dei Conti.

Purtroppo allo stato si tratta comunque di una dichiarazione troppo puntuale nella sua genericità per essere tralasciata, quindi ci tocca ribadire la nostra contrarietà assoluta a quel tipo di ipotesi,che non può essere presa in considerazione, su cui non è neppure il caso di aprire una discussione o una consultazione.
Tutto procede con il solito gioco delle parti tra amministrazione regionale e capitolina, in assenza di un reale intervento da parte del Ministero, seguendo regole amministrative del tutto inadeguate ad affrontare una situazione sempre sulla soglia della catastrofe, mentre nulla è previsto sul piano della partecipazione delle associazioni e dei comitati.
Il percorso che dalla giunta regionale, attraverso le commissioni dovrebbe portare alla discussione e alla approvazione in consiglio regionale del nuovo piano dei rifiuti, non può avere valore in assenza di una partecipazione reale di quella rete di associazioni e comitati che in questi anni hanno combattuto l’attuale gestione del ciclo dei rifiuti, portando avanti una propria progettualità. Alla approvazione seguirà la procedura di sottomissione del pian alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) della durata di sei mesi.
La conclusione di questo percorso arriverà a sfiorare la fine dell’anno. Periodo che a Colleferro coinciderà con quello della chiusura della discarica di Colle Fagiolara, su cui – narrano le cronache- pare abbiano ripreso a volare con maggior frequenza i gabbiani.
Riteniamo necessarie un’ elaborazione autonoma, ed una mobilitazione da parte di tutta la rete di associazioni e comitati territoriali della città di Roma e di tutta la Regione, finalizzate ad ipotecare e vincolare l’elaborazione del piano rifiuti, confermando gli obiettivi particolari che ogni territorio si è dato.

Sulla discarica di Colle Fagiolara ribadiamo la necessità di un controllo trasparente sulla sua attuale gestione, sulla qualità e la quantità del materiale che viene conferito, per evitare le conseguenze che i residenti, con gli studenti ed il personale della scuola superiore IPIA hanno dovuto subire a più riprese.

Il fallimento del M5S non è dovuto solo all’incompetenza

Michele Prospero




Soprattutto nei giornali d’area come il Fatto quotidiano, il coinvolgimento del M5S nel malaffare viene spiegato, in modo alquanto riduttivo, con il problema del reclutamento difettoso dei candidati. Si tratterebbe di una pecca comprensibile per un movimento ancora giovane che non riesce a riconoscere la competenza. Ora che il non-partito dell’onestà-onestà sta rivelando il suo volto poco onorevole negli scandali romani, la sinistra deve saper porre la domanda giusta per accompagnarlo al meritato declino (confermato anche dal voto in Basilicata). Quello che non dovrebbe rimarcare, dinanzi al fallimento pentastellato, è proprio il richiamo alla competenza perduta come rimedio da offrire al governo degli incompetenti che blocca tutto. 
Il volto peggiore del grillismo non è infatti l’incompetenza, che pure abbonda nel personale im-politico arruolato in rete tra un esercito di sconosciuti promosso a colpi di clic a funzioni di governo. Il nodo più rilevante da cogliere è che il M5S rappresenta una scheggia del sistema che ha abilmente occupato anche uno spazio della sinistra con simboli di rivolta per ripristinare l’essenza del bel mondo antico fatto di trame affaristiche e spartitorie. 
A una rivolta di sistema che vede l’alto inventare la ribellione del basso con le passioni del risentimento e della rabbia, secondo uno schema che si può cogliere nel solco di certe raffigurazioni di Shakespeare, non si risponde con una nostalgia della competenza. Al ministro Fornero non mancava la competenza, così come a Monti e ad altri titolari del suo dicastero la tecnica non faceva difetto. Però la dimestichezza con i numeri e il galateo delle istituzioni europee non ha risparmiato l’adozione di politiche antisociali che hanno determinato la grave crisi della democrazia.
Il lato del conflitto sociale, con la lotta alle esclusioni e alla precarietà, non la competenza è il centro di una cultura politica della sinistra da riprogettare. Lo chiariva anche un liberale alla Tocqueville. “Importa senza dubbio al bene delle nazioni che i governanti abbiano delle virtù o dei talenti: ma quello che forse importa di più è che i governanti non abbiano interessi contrari alla massa dei governati; poiché, in tal caso, le virtù potranno diventare inutili e i talenti funesti”. Non la tecnica ma gli interessi sociali antagonisti sono alla base dei progetti politici che se perdono questa matrice della loro azione sono condannati ad essere rigettati come occupazione di un ceto separato.
Il fallimento del governo del non-partito non rinvia solo alle pratiche di abituale incompetenza per cui, per archiviare il tempo dell’improvvisazione, occorre ritrovare un professionismo politico esperto e metterlo di nuovo alla prova per risolvere il malessere accumulato. Il problema vero è che il M5S, con le maschere della rivolta, ha giocato un ruolo di conservazione a tutela di un non-partito a direzione aziendale. Non si tratta perciò solo di una difettosa selezione della classe dirigente imputabile alla giovinezza di un movimento che non sa ancora come scegliere la rappresentanza. 
Come non-partito d’azienda il M5S si è inserito in maniera accomodante dentro le “congiunzioni astrali” del sistema che per sopravvivere nelle antiche consuetudini ha agitato la finzione dello tsunami e del “tutti a casa” come ingannevole cambiamento di tutto. Una classica operazione gattopardesca che ha trionfato perché nel frattempo la sinistra, anche per l’adozione della parentesi tecnica che assumeva “interessi contrari” a quelli della propria parte di società, era evaporata come combattivo soggetto dell’autonomia politica del mondo del lavoro.

Michele Prospero

domenica 24 marzo 2019

Zingaretti e la Costituzione

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale




Lettera aperta
Al segretario generale del Pd
Nicola Zingaretti

 Abbiamo guardato con interesse al cambiamento di Zingaretti, soprattutto di fronte alla forte partecipazione alle primarie. Purtroppo  siamo rimasti delusi dalle parole di Zingaretti sul referendum costituzionale.
Non solo ha ignorato che se si è arrivati al referendum lo si deve a Renzi, che prima ha imposto la sua modifica della Costituzione e poi ha chiesto la firma ai suoi parlamentari cercando un plebiscito sulla sua persona, infine sconfitto dalla vittoria del No.
E’ inaccettabile l'affermazione che se l'Italia non funziona la colpa sarebbe dei No al referendum: questa affermazione ricorda quelli che quando hanno la febbre rompono l'incolpevole termometro.
L'Italia ha seri problemi di funzionamento, basta guardare alle Provincie. Il governo Renzi ha dato per scontata l'approvazione della modifica costituzionale che cancellava le Provincie. Modifica che invece è stata bocciata e quindi le Provincie hanno perso ruolo, identità e le risorse necessarie per i loro compiti istituzionali: un pasticcio.
Ma soprattutto Zingaretti non ci spiega come gli può piacere il paese che avrebbe voluto Renzi: in cui la sola Camera elettiva (essendo previsto un Senato composto solo da nominati) sarebbe stata consegnata ai voleri del capo di un solo partito attraverso una maggioranza parlamentare artificialmente costruita da un sistema elettorale come l’Italicum, cui la riforma costituzionale strettamente si legava.
Se è questa l'inclusione a cui pensa Zingaretti è destinata all’insuccesso perché a sinistra lo schieramento per il no è stato massiccio, più o meno i voti che ha preso il Pd il 4 marzo scorso. Inoltre l'intenzione manifestata di riaprire questo capitolo non aiuta a ricostruire uno schieramento ampio come sarebbe necessario per contrastare una destra sempre più agguerrita, che per di più in questa fase propone una autonomia differenziata che è nella sostanza la secessione delle regioni più ricche.
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, erede del Comitato per il No, non ha cambiato opinione ed è pronto a riprendere l'iniziativa anche se l'auspicio è che si tratti solo di una tattica, per quanto discutibile, ad uso interno al partito.

p. la Presidenza
Massimo Villone,  Alfiero Grandi, Silvia Manderino, Domenico Gallo

sabato 23 marzo 2019

Connettere le lotte per l'acqua pubblica con un contrasto forte al capitalismo

Luciano Granieri





Oggi è stato un sabato di   piazza, come spesso accade da quando si è insediato il governo giallo-verde, ma come accadeva  anche prima. A Roma il Forum Italiano dei movimenti dell’acqua ha partecipato alla marcia per il clima e contro le grandi opere per ricordare che l’unica  grande opera necessaria  sarebbe quella di restituire l’acqua al popolo, così come sancito dal referendum del 2011. 

Anche  a Ceccano sono scesi in piazza cittadini, movimenti, associazioni  e partiti (Potere al Popolo, Rifondazione e il sindacato USB) per sancire che la popolazione della Provincia di Frosinone è stanca delle angherie di Acea. La manifestazione, indetta dal comitato “No Acea Ceccano  Acqua Pubblica”, ha reso esplicito ed evidente che la gente non ne può più di pagare bollette idriche spropositate e di difendere i propri contatori dall’assalto  dagli addetti della multiutilty romana  pronti a bloccare il flusso idrico a chi non può, o non vuole,  pagare le bollette spesso redatte in modo approssimativo, ma sempre ai danni degli utenti. 

La rivendicazione  forte e chiara è stata la  risoluzione del contratto con Acea per inadempienza,  senza se e senza ma. Non è infatti possibile che,  a fronte di dividendi milionari per  gli azionisti, la rete di distribuzione rimanga  obsoleta e piena di buchi, tanto che la maggior parte dell’acqua, anziché finire nelle case, si disperde per strada senza che dalle tasche degli azionisti esca nemmeno mezzo euro per la manutenzione della rete. 

Ed è proprio questo ciò che caratterizza la gestione privata di un bene utile per la vita: la supremazia dei profitti sull’erogazione del servizio. Di conseguenza alla  richiesta della risoluzione del contratto di concessione  si è affiancata la pretesa costituzionalmente riconosciuta  di ripubblicizzazione della risorsa idrica. Una manifestazione partecipata che però non può non tenere conto  del contesto che rispetto a 10 anni fa è notevolmente cambiato. 

Allora si tentava di dimostrare che la gestione privata era migliore  rispetto a quella pubblica, dopo il fallimento totale di questa suggestione, diventata insostenibile, la narrazione è cambiata. Oggi la gestione privata è imposta, è ineludibile,   insindacabile  e,  grazie alla colonizzazione dal parte dei player  privati di  consorterie partitiche , i cittadini devono rassegnarsi a subirla.

 Noi e il popolo che è sceso in piazza a Ceccano e  a Roma non vogliamo  rassegnarci. Ecco perché, congiuntamente alle manifestazioni  di piazza, bisogna vigilare sui tempi e  sull’esito che avrà la discussione parlamentare sulla proposta di legge  relativa alla ripubblicizzazione dell’acqua presentata un anno fa alla Camera,  a seguito della raccolta di firme organizzata dal Forum dei movimenti dell’acqua. Sarebbe dovuta arrivare a Montecitorio  la settimana prossima, ma quasi sicuramente i tempi si allungheranno ancora. 


Le attività preparatorie per mandare il testo in aula sono assolutamente negative.  Le audizioni in commissione ambiente hanno visto la partecipazione quasi esclusiva  delle  multinazionali interessate al mantenere l’erogazione idrica sotto il proprio  controllo, cioè Acea, Hera e A2A. Sono previsti  230 emendamenti avversi , per lo più presentati dai leghisti contrari all’acqua pubblica, ricordiamo che lo stesso Salvini possiede azioni di A2A. Inoltre diversi deputati del M5S    presenteranno altri emendamenti indirizzati a stravolgere i principi della legge. Ma l’acqua pubblica non era la prima delle  5 stelle grilline? 

Ciò che desta maggiori preoccupazioni è la mancata presentazione della relazione tecnica dove sono indicati i costi necessari per riportare l’acqua sotto il controllo pubblico. In mancanza di questo documento  l’iter è di fatto bloccato. La stampa asservita è prodiga nel diffondere preoccupazione fra i cittadini. Si parla di indennizzi faraonici, rimborsi di debiti finanziari per mancati introiti a favore   delle  società private , il tutto per una somma che, se va bene, è quantificata in 15 miliardi. E ancora si prevede la lievitazione delle tariffe  di almeno il 15% per finire con un più che probabile  aumento di un punto del Pil. Agli esperti del Forum Italiano per i movimenti dell’acqua risulta tutt’altro. I costi non supereranno i 2 miliardi e le bollette potranno calare intorno fino al 25%.

 I  presupposti di fatto condannano la legge ancora prima che questa giunga in aula. E anche gli schieramenti alla Camera, con Lega, tutto il centrodestra, il Pd, e qualche deputato 5S contrari,  ne prefigurano la bocciatura. Allora bisognerebbe organizzare un sit-in davanti a Montecitorio quando, finalmente, l’aula   potrà discutere la proposta . Non solo, sarà indispensabile inchiodare le forze politiche alle loro responsabilità, in particolare il M5S che sulla ripubblicizzazione dell’acqua ci ha lucrato incassando   dividendi elettorali  vincenti. 

In realtà il  governo del cambiamento è uguale a tutti gli altri quando si tratta di favorire il profitto privato .  Allora è necessario che  tutte le manifestazioni di piazza, anche quelle sull’acqua pubblica, compiano   un decisivo  passo in avanti. Legare le lotte per la ripublicizzazione dei servizi fondamentali, al forte contrasto contro la tirannia liberista l’accumulazione capitalistica. Se non si mette finalmente in discussione il sistema del libero mercato, ogni rivendicazione per la riappropriazione pubblica dei servizi fondamentali avrà un orizzonte limitato e probabilmente destinato a soccombere.



domenica 17 marzo 2019

Ai giuristi democratici un invito


"FATEVI SENTIRE". UN APPELLO AI GIURISTI DEMOCRATICI



Illustri giuristi,
voi sapete, come tutti sanno, che il 20 marzo il Senato dovra' decidere se autorizzare la magistratura a procedere nei confronti del Ministro dell'Interno per il reato di "sequestro di persona aggravato".
Voi sapete, come tutti sanno, che quel reato e' stato effettivamente commesso.
Voi sapete, come tutti sanno, che le forze politiche che esprimono la maggioranza dei senatori hanno gia' dichiarato la volonta' di garantire impunita' al Ministro e di continuare ad appoggiare i crimini razzisti del Governo.
*
Ma voi sapete anche che "tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge" (art. 3 Cost.).
E sapete anche che "il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale" (art. 96 Cost.).
E sapete anche che il Senato puo' "negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo" (art. 9, n. 3, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1).
*
La domanda dunque e': il Ministro dell'Interno nel commettere il reato di sequestro di persona aggravato - reato che effettivamente ha commesso e di cui da mesi e mesi protervamente mena vanto - ha agito "per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo"?
Evidentemente no.
Il Ministro ha agito con finalita' di persecuzione razzista, finalita' delittuose, incostituzionali, e di reale nocumento per lo Stato.
Il Ministro ha agito perseguendo non l'interesse pubblico, ma il vantaggio della sua organizzazione politica che fin dalla sua nascita ha nel razzismo il suo principale elemento programmatico e il cuore della sua propaganda.
Il Ministro - e con lui l'intero Governo - ha agito realizzando una politica razzista in quanto tale esplicitamente ed inequivocabilmente criminale.
*
E valga il vero.
I. Il governo italiano da mesi e tuttora commette l'abominevole delitto di omissione di soccorso nei confronti di naufraghi in pericolo di morte, e di sabotaggio dei soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo, negando loro approdo in porti sicuri in Italia.
II. Addirittura nelle circostanze in cui il soccorso sia agevolmente effettuabile ed effettuato, il governo italiano giunge all'orrore di esprimersi e di operare affinche' i superstiti siano respinti in Libia, dove essi tornerebbero con tutta probabilita' ad essere vittime di segregazione in lager, schiavitu', torture e costante pericolo di morte; e non e' chi non veda come con tale agire il governo italiano si renda e si riveli pertanto effettuale complice delle mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani, effettuale complice della riduzione in schiavitu' delle loro vittime, effettuale complice delle violenze e torture loro inflitte.
III. Come anche i Sindaci di importanti Comuni italiani e i Presidenti di importanti Regioni italiane hanno evidenziato, il cosiddetto "decreto sicurezza" imposto dal governo italiano reca misure di persecuzione razzista nei confronti di persone del tutto innocenti, misure palesemente in contrasto sia con la Costituzione della Repubblica Italiana, sia con il diritto internazionale, sia con la Dichiarazione universale dei diritti umani; tale decreto e' stato autorevolmente definito "disumano, criminale e criminogeno" e tale da configurare elementi di "apartheid".
IV. L'effettivo "dominus" del governo italiano ed i suoi caudatari persistono in una delirante e scellerata propaganda che costituisce flagrante istigazione all'odio razzista e apologia del delitto di omissione di soccorso.
V. Nel commettere e per commettere i crimini razzisti il governo non solo viola convenzioni internazionali dall'Italia sottoscritte, non solo viola leggi ordinarie dello Stato, ma viola la stessa Costituzione della Repubblica Italiana cui tutti i ministri hanno giurato fedelta' all'atto di assumere il loro incarico.
*
Illustri giuristi,
Vorremmo pregarvi di far sentire la vostra voce prima che il Senato si pronunci.
Vorremmo pregarvi di far sentire la vostra voce per invitare il Senato ad esprimersi contro l'impunita' di un crimine razzista.
Vorremmo pregarvi di far sentire la vostra voce per invitare il Senato ad esprimersi in applicazione della legalita' costituzionale.
Vorremmo pregarvi di far sentire la vostra voce per invitare il Senato ad esprimersi in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Vorremmo pregarvi di far sentire la vostra voce per invitare il Senato ad autorizzare la magistratura a compiere il suo dovere.
*
Ringraziandovi per l'attenzione e confidando in un vostro tempestivo ed autorevole intervento, vogliate gradire distinti saluti


Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 17 marzo 2019
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com


sabato 16 marzo 2019

Controcronaca della seconda marcia per liberare la Certosa di Trisulti

Assemblea territoriale di Potere al Popolo Frosinone 





Quanto di seguito riportato è una cronaca un po’ diversa da quello che si  apprende dai media sulla  marcia di ieri in difesa della Certosa di Trisulti.  L’evento, numericamente, non ha avuto lo stesso risultato di partecipazione della  prima marcia del 29 dicembre scorso.  Ciò che è accaduto in merito  alla   Certosa di  Trisulti è un vero e proprio esproprio di un bene demaniale da parte dell’autorità ecclesiastica con la complicità dello Stato nella persona dell’allora ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Un atto di intollerabile elusione del dettato costituzionale sulla fruizione libera  e aperta a tutta la collettività dei beni dello Stato. 

La prima marcia del 29 dicembre, organizzata quasi in modo estemporaneo,  promossa dalle Comunità Solidali, una movimento nato spontaneamente la scorsa estate per arginare la deriva razzista e fascista che il governo giallo-nero-verde sta diffondendo a piene mani, vide la partecipazione di partiti,  movimenti, associazioni e liberi cittadini. 

Fra la prima e la seconda marcia, quella di ieri, si sono svolte le primarie del Pd  che hanno incoronato segretario il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Aggiungiamo che   ci si sta avvicinando a grandi passe alle elezioni europee. Ciò ha fatto insorgere il sospetto che per gli esponenti più in vista delle Comunità Solidali ,  entusiasti   per l’elezione di Zingaretti ,  e partiti che, vogliamo azzardare,  saliranno presumibilmente  sul carro di un’alleanza con questo “nuovo Pd,   la marcia si sia stata una vetrina con smaccate velleità elettoralistiche, anziché  strumento per portare avanti una sacrosanta lotta contro l’occupazione della Certosa. 

Anche se, come nella prima manifestazione,  erano bandite le bandiere di partito,  i soggetti  più impegnati nella ricerca di una ipotizzabile candidatura europea la cui appartenenza,   era facilmente riconoscibile,   erano  sempre pronti a mettersi in posa per essere immortalati dagli scatti dei fotografi, e  si sono lasciati andare ad un rapporto compulsivo con la stampa  giunta ,questa si, in  forze quasi più numerosa dei manifestanti  stessi . Evidentemente la caratterizzazione partitica di questa seconda tappa non è sfuggita ai cittadini comuni  i quali,  delusi dal decadimento di una sacrosanta lotta in difesa dei beni pubblici in promozione elettoralistica , hanno disertato l’appuntamento.  

Per quanto si debba dare atto al segretario nazionale di Sinistra Italiana e parlamentare Nicola Fratoianni di aver fatto emergere,  attraverso un’interrogazione parlamentare, la non congruità fra alcune parti del bando di affidamento  emanato dal ministero e i requisiti  della DHI che lo ha vinto,  non possiamo non  rilevare come il ricorso al TAR che verrà presentato a seguito di questa evidenza abbia poche possibilità di venire accettato.   Infatti, pur in presenza di una concessione lacunosa  da parte del ministro Franceschini,  il ricorso sarebbe tardivo perché ormai la DHI è dentro la Certosa attraverso il suo esponente Benjamin Harnwell. Tra l’altro il sindaco di Collepardo (del  cui territorio fa parte  la Certosa  di Trisulti)  Bussiglieri, di area Pd, soggetto preposto a firmare tale ricorso non era presente.  

Potrebbe invece essere più efficace interessare la  Corte dei Conti ipotizzando un danno erariale per l’esiguità del canone di affitto di 100mila euro l’anno, di fatto  non ancora versato per questo primo anno, come riferito in una intervista dallo stesso Harnwell. Inoltre abbiamo potuto rilevare, anche dall’esterno,  lo stato di degrado in cui versano alcune parti della Certosa.  

 Per tornare a certe aderenze partitiche qualcuno ha messo in relazione l’affluenza  alle primarie del Pd con la partecipazione a questa manifestazione. Verremmo capire quale sia il nesso. O forse lo capiamo.  Ipotizziamo stia  nel tentativo di alcuni esponenti politici  affini a Zingaretti , o in odore di alleanze europee, di strumentalizzare a fini elettoralistici la marcia dimenticando completamente che il guaio è stato provocato proprio dall’ex ministro del Pd, fra l’altro grande elettore di Zingaretti. 

Noi di Potere al Popolo le interviste ce le siamo fatte da soli, anche se qualche testata minore  ha registrato alcune  nostre dichiarazione. Nonostante la fastidiosa strumentalizzazione di una parte politica della manifestazione, noi di Potere al Popolo continueremo a combattere questa vera e propria lotta di liberazione della Certosa, organizzando ulteriori marce, se necessario, portando avanti il ricorso alla Corte dei Conti e valutando altre e più efficaci azioni giuridiche. Il nostro obiettivo è solo uno:  la restituzione alla collettività  di un bene pubblico oggi occupato dal peggior sovranismo razzista guidato da Bannon e i suoi. Le scalate a posti nel Parlamento Europeo non  ci interessano, la nostra priorità non sono le elezioni . Sappiano però costoro che vogliono utilizzare la vicenda della Certosa per perseguire fini elettoralistici, che la gente di tali manovre non ne può più e certamente lo  dimostrerà nelle urne.


giovedì 14 marzo 2019

Potere al Popolo in marcia per restituire al Popolo ciò che è del Popolo: la Certosa di Trisulti

Potere al Popolo assemblea territoriale di Frosinone




Potere al Popolo aderirà alla marcia organizzata sabato prossimo 16 marzo  dalle Comunità Solidali per librare la Certosa di Trisulti dalla mala pianta  fascista e razzista che oggi la occupa. La marcia partirà da Collepardo  per arrivare alla Certosa. Potere al Popolo parteciperà per  ribadire che un bene pubblico deve rimanere nella disponibilità di tutta la collettività.   E’ necessario affermare  con  forza che i beni dello Stato, anche se di carattere religioso, devono rimanere di proprietà dei cittadini  aperti a tutti i visitatori laici e cattolici. 

La vicenda è nota . Dopo che la Congregazione Cistercense di Casamari non è stata più in grado di gestire la Certosa di Trisulti, si sono scatenati gli appetiti della Dignitatis Humanae Institute , una organizzazione religiosa  facente capo al Cardinal Martino, dietro alla quale si muove la scuola suprematista bianca guidata da Steve Bannon ideologo di Donald Trump. Le manovre a suon di lettere verso il Vescovo di Alatri-Anagni Lorenzo Loppa e verso il Papa, hanno avuto successo, tanto che il ministro di allora il piddino Franceschini, oggi grande elettore di Zingaretti alla segreteria del partito, dopo due anni di indebite pressioni ha ceduo affidando  la Certosa di Trisulti alla DHI attraverso un bando che suscita non poche perplessità soprattutto per gli oneri  irrisori di concessione che ammontano a 100mila euro l’anno. 

Oggi  è insediato nella Certosa l’incaricato  del cardinal Martino  e di Steve Bannon, Benjamin Harnwell, con l’idea dichiarata di organizzare  una scuola politica sovranista che dovrà formare il nuovi Salvini e i nuovi Orban.  Lo scempio è totale. Non solo l’ex ministro Franceschini ha regalato un bene demaniale ad un’organizzazione religiosa privata, i cui finanziamenti pare abbiano dubbia provenienza, ma  non si è neanche accorto che la medesima organizzazione persegue  lo scopo di insediare nel sito una scuola politica che diffonde  un indottrinamento contrario alla Costituzione Italiana. 

Potere al Popolo non può non reagire  di fronte alla svendita di un bene pubblico ad un privato che ha tutte le intenzioni di limitare gli accessi solo a chi paga e vuole diffondere messaggi razzisti. Per questo saremo in piazza sabato prossimo facendo seguito alla marcia che già ha avuto luogo il 29 dicembre scorso. I danni fatti per colpa di un ministro quantomeno sprovveduto,  attualmente possono essere in parte recuperati attraverso un ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale.  Potere al Popolo, intende, oltre alla protesta in piazza, precorrere questa strada.  Invitiamo comunque militanti, simpatizzanti e cittadini tutti a partecipare.