Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 23 settembre 2020

LA BATTAGLIA DEL NO NON FINISCE QUI

 Dichiarazione di Massimo Villone, presidente del Comitato per il No al taglio del Parlamento

Vogliamo in primo luogo ringraziare le cittadine e i cittadini che hanno scelto di contribuire con il loro impegno a un risultato del No comunque importante.

L’ampio vantaggio conseguito dal Si nel voto referendario non cancella la debolezza degli argomenti portati a sostegno. I risparmi risibili, i confronti con l’estero falsati e fuorvianti, i guadagni di efficienza indimostrati e indimostrabili rimangono tal quali.

Parimenti rimangono i danni certi alla rappresentanza di regioni piccole e medie e forze politiche minori. La battaglia del No era giusta. I correttivi già concordati per quella che quasi tutti – meno M5S – definiscono una riforma pessima o addirittura pericolosa e potenzialmente devastante non si sa se giungeranno mai al traguardo. L’istituzione parlamento ne esce comunque indebolita.

Guadagnano invece visibilità e peso politico i “governatori”, già in evidenza per le incertezze di Palazzo Chigi nella crisi Covid, affrontata privilegiando la concertazione tra esecutivi a danno delle Camere. Bisognerà fare grande attenzione a che le ulteriori riforme che molti auspicano non prendano una strada sbagliata, stravolgendo la Costituzione. Non manca chi potrebbe vedere in un parlamento indebolito l’occasione per puntare al sindaco d’Italia, o all’Italia delle repubblichette. Non è certo un caso che Zaia trionfante abbia immediatamente dichiarato che unico interesse dei veneti è l’autonomia (differenziata).

Roma, 22 settembre 2020


lunedì 21 settembre 2020

Referendum. Come al solito a rimetterci sono i poveracci

 Luciano Granieri



Compagni rassegniamoci hanno vinto loro. 

Non  perché ha prevalso, all’interno della volontà popolare, la conferma del taglio dei parlamentari, ma perché questo era ciò   che volevano tutte le oligarchie elettorali presenti in Parlamento. Ha vinto il SI dei 5 stelle, ha vinto il SI della Lega, ha vinto il SI di Fdi, ha vinto il SI del PD, ha vinto il SI di Berlusconi.  Ha vinto anche il SI di LeU,  alla fine,  il cui schieramento tiepido  per il  NO, insieme all’atteggiamento di altri movimenti orientati  sempre verso il  NO ma  “con distinguo e titubanze”, ha di fatto favorito la conferma della modifica costituzionale. 

Abbiamo perso compagni…….se non altro perché hanno perso i poveracci di cui alcuni di noi fanno  parte e che si pretende, in generale,  di proteggere. Perché lungaggini e perdite di tempo provocate da un   numero non decurtato di parlamentari servono,  non a rendere farraginosa l’attività legislativa, ma a trovare un argine allo strapotere delle èlite proprio  contro i  tanti precari della vita.  La  fretta spesso è cattiva consigliera, ma sarà molto bene attrezzata nella sua nuova agilità numerica   ad escludere  quelle poche prospettive di promozione sociale  a  cui qualche poveraccio ancora  aspirava. 

Hanno vinto loro. 

Quelli che vedono nel depotenziamento del Parlamento l’opportunità di favorire decisioni di “pochi” a favore di pochi.  

Hanno  vinto loro, non quelli del SI, ma quelli che già da tempo immemore hanno trionfato  nella più grande e decisiva contesa della storia del nostro Paese. Il mai abbastanza considerato conflitto di classe. E i vincitori, ovvero i padroni, i signori delle lobby finanziarie, continuano a esercitare il diritto di umiliare i propri avversari.  

La destrutturazione di  un organo come il Parlamento, in cui dovrebbero  essere proprio la discussione e la mediazione, a realizzare il pieno rispetto della dignità umana di ognuno di noi, è uno dei tanti premi che stanno riscuotendo a seguito del loro trionfo.

 Il guaio è che oggi, fra le classi subalterne, nessuno più si preoccupa di  RICOMINCIARLA finalmente la propria lotta di classe, delusi ed esclusi   da coloro i quali si erano fatti paladini della difesa dei diritti del Popolo contro la protervia delle oligarchie finanziario-politico-affaristico.

 Non parliamo solo del Pd, ma anche di quel pulviscolo  di movimenti  di certa sinistra critica  verso i Dem. Personaggi che  sbraitano quasi ogni giorni contro Zingaretti e la sua squadra, ma poi appoggiano le sciagurate politiche riformiste, tradendo spesso i propri elettori, attraverso comportamenti incomprensibili ai più ma ben chiare ai capi. 

E allora si, cari compagni, ancora una volta abbiamo perso, come di solito accade. Abbiamo perso noi  e hanno vinto tutti gli altri: I 5 stelle, la Lega, il Pd, Fdi, Berlusconi, e finanche LeU. 

O ce ne facciamo una ragione, o cominciamo a mettere in campo un serio programma di rilancio della lotta di classe, quella in cui sono  i poveracci a prevalere contro i ricchi. Facciamolo finalmente!!!!  abbandonando per sempre certe compagnie. 

Se non lo facciamo noi poveracci non lo farà nessuno ma dobbiamo organizzarci e farlo anche subito.

 

 

 

 

giovedì 17 settembre 2020

Si chiude una campagna referendaria condotta contro i fantasmi del SI

 Luciano Granieri


Siamo arrivati alla fine della campagna referendaria per la conferma o la
 bocciatura della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. E’ rimasto solo domani per proporre le ragioni della scelta, dopodiché si andrà alle urne. 

Lo confesso per me, membro del comitato per il NO al taglio dei parlamentari della provincia di Frosinone, condurre questa campagna è stato quantomeno surreale. In primo luogo, a differenza del precedente referendum del 2016 , in cui il confronto con i promotori del SI targato Renzi era quasi quotidiano, dovendo confrontarmi con tutti gli esponenti piddini locali, allora schierati in battaglia, nel confronto referendario attuale  non ho avuto mai, a questo punto, il piacere di rapportarmi  con un fautore del SI se non su Facebook.   E  in giro si vedono manifesti  a favfore della  conferma della riforma costituzionale. 

Ma dove sono finiti quelli del SI?  Che ne è dei grillini ciociari? 

Non ho avuto mai il piacere di incontrarli, del resto occasioni di confronto pubblico fra il SI e il NO nel  nostro territorio, non mi pare di averle mai trovate. 

Credetemi è difficile controbattere ad una tesi che non ti da la possibilità di argomentare perché è vuota, è semplicemente sostenuta dai soliti slogan populisti. Cosa gli vai a rispondere a uno che ti dice  di risparmiare sui costi tagliando i privilegiati, piuttosto che ridurre il privilegio?  Che rispondi a uno convinto del fatto che: “Prima cambiamo la Costituzione riducendo il numero dei parlamentari, poi vediamo?” Vediamo cosa  e chi deve vedere? Di Maio? Zingaretti capo di un partito ufficialmente schierato per il SI, ma i cui gran parte di vertici e militant….,pardon, iscritti votano in dissenso? 

L’ultima l’ho sentita ieri e credo sia proprio di origine Piddina. Dal momento che, come sembra dalle ultime esternazioni di Salvini e Meloni, Lega e Fratelli d’Italia, pur essendo schierati  per la riduzione del numero dei parlamentari, non si straccerebbero le vesti se la propria base votasse NO, perché in fondo la vittoria del NO metterebbe in difficoltà il governo addirittura provocandone la caduta, allora votare SI significherebe  difendere l’esecutivo Conte, altrimenti si andrebbe a elezioni,  vincerebbero  Salvini e  Meloni.  

Votare SI significa votare contro i fascisti. Ecco……ci mancava, la riedizione della solita litania!  

Quando non si sa più che pesci pigliare allora bisogna votare in un certo modo se no vince Berlusconi, piuttosto che Salvini, Meloni o il ras reazionario  del momento.  Questa logica del votare contro l’ipotetico dittatore di turno ha portato alla distruzione di ciò che era rimasto (forse nulla)  della sinistra post Bolognina.  E  ancora si insiste? Insomma visto la miseria istituzionale e politica di certi personaggi, che guarda caso sono tutti fautori del SI, io non ho dubbi e voto NO.

A proposito!

Vi aspettiamo tutti, disinteressati,  indecisi, e sostenitori del No, alla   festa di  chiusura  della   campagna referendaria per il NO alla  riforma costituzionale sul taglio del numero dei  parlamentari.   L’evento  si terrà  domani venerdì 18 settembre presso P.zza Garibaldi a Frosinone a partire dalle ore 18,00.

 Interverranno:

 Giovanni Russo Spena - responsabile area democrazia, diritto e istituzioni per il partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea,

 Carla Corsetti  - segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo,

Pasquale Beneduce  - docente di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’università di Cassino,

Francesco Notarcola - presidente dell’Osservatorio Peppino Impastato.

La festa proseguirà con  dichiarazioni di voto, chiacchiere varie, musica popular-jazz-blues,  degustazione di dolci e prodotti tipici.  Andremo avanti fino a notte fonda. Intervenite in massa.

martedì 15 settembre 2020

Frosinone e la TARI della povertà

 Luciano Granieri




Che una grande parte di cittadini di Frosinone si stia riducendo in povertà non solo è una tesi che sosteniamo da tempo, ma ha dei riscontri diretti nella comunità. La mensa della Caritas, ad esempio, ha aumentato in modo esponenziale   la distribuzione dei pasti,  e quelli destinati a cittadini del Capoluogo, che ogni pomeriggio fanno  la fila presso i locali di Viale Mazzini, sono in costante aumento. Segno che vivere in questa città è economicamente sempre più difficile. 

Del resto se in otto anni di giunte Ottaviani, i servizi essenziali e di supporto alla persona sono ulteriormente diminuiti, mentre le tasse locali sono arrivate a vette irraggiungibili, non c’è da meravigliarsi che un cittadino costretto a pagarsi tutto, per se e la sua famiglia, finisca in maniche di camicia. 

Il guaio è che, nonostante il depauperamento del tessuto sociale, il Comune di Frosinone, come ha certificato la Corte dei Conti,  è sulla soglia del fallimento. Resta dunque un mistero, ma neanche tanto, su dove siano finiti anche gli ultimi spiccioli sottratti alla cittadinanza. 

Nonostante le cospicue dosi di ottimismo e miraggi ludici profuse da queste amministrazioni, incensate dallo stesso sindaco come rigeneratrici della città, il dato di fatto mostra tutt’altro. E la presa d’atto che gli abitanti del capoluogo  sono sempre più poveri, per quanto il sindaco lo voglia nascondere  è arrivata perfino ai piani alti di Piazza VI Dicembre. 

Ognuno di noi avrà ricevuto l’avviso di pagamento per la TARI 2020. Non sarà sfuggito il fatto che nel plico  sono presenti esclusivamente quattro  F24 corrispondenti  alla  rateizzazione, della somma. Nella TARI 2019 e in quelle precedenti  invece,    oltre alle rate  c’era  l’ F24 con l’intero ammontare della tassa, per dare la possibilità a chi avesse voluto pagare in un'unica soluzione di poterlo fare. 

Evidentemente per l’amministrazione Ottaviani,visto il grado di precarietà economica a cui sono ridotti i cittadini,  ormai sono talmente pochi coloro i quali hanno la disponibilità di pagare la TARI senza rateizzarla, che accludere l’F24 con l’intera somma sarebbe stato un inutile spreco. 

Qualora esistesse il super ricco che volesse pagare  tutto subito, dovrebbe mettere insieme tutti i quattro  F24 con le rate  e corrisponderle  in un'unica volta. Purtroppo  espletare l’operazione   attraverso 4 documenti richiede molto più tempo all’ufficio postale, o in banca,  rispetto alle modalità di pagamento con un  unico F24 . 

Ormai anche Ottaviani ne è certo, la sua opera di devastazione sociale ha prodotto talmente tanta povertà che a nessuno verrà mai in mente di pagare la TARI 2020 in un'unica soluzione.

domenica 13 settembre 2020

Ma che campagna referendaria è?

 Luciano Granieri


Siamo in vista una
 consultazione referendaria nella quale si chiede di dar corso  all’ennesimo tentativo di cambiare la Costituzione con  l’obiettivo di limitare la  partecipazione dei cittadini alla politica del paese attraverso il depotenziamento della rappresentanza  parlamentare. 

Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima se la riforma, come auspico e spero, verrà respinta.   Perché JP Morgan, e con essa  tutte le congregazioni finanziario-speculative,  non finiranno mai di spingere per modificare quelle Costituzioni che non prevedono un potere di diretta emanazione governativa e oligarchica.  Sistemi in cui i governi sono  veri e propri organi esecutivi di quelle  lobby finanziarie di cui la banca Morgan fa parte. 

Le prerogative legislative e di controllo esercitate dal Parlamento sono un vecchio retaggio socialista derivato dalla lotta partigiana, orpelli superati dal fatto, secondo i padroni della finanza,  che il pericolo autoritario non esiste più.  La cosa grave è che la stessa storia ce la raccontano  i fautori della riduzione del numero dei parlamentari, secondo i quali, certi pericoli sul ritorno di fascismi e derive dittatoriali sono ormai  solo fantasmi che agitano i sonni di vecchi nostalgici  del socialismo reale, o peggio, del comunismo.  Quindi non c’è da preoccuparsi,  un Parlamento più snello non metterà mai  in pericolo la  tenuta democratica del Paese, questa è la sciagurata tesi.

Dunque siamo impegnati   nuovamente portare avanti una campagna referendaria per chiedere ai cittadini di respingere, votando No alla riduzione del numero dei parlamentari, l’ennesimo attacco alla Carta. Francamente   ne avremmo anche abbastanza, ma tant’è. 

Ci siamo impegnati già nel 2016 contro la Deforma Costituzionale voluta da Renzi e fortunatamente bocciata dagli italiani. E mi sento di affermare che la campagna referendaria di oggi è ancora più complicata  perché è difficile controbattere a degli slogan. Contro il dispositivo di  Renzi c’era la possibilità di argomentare.  Infatti, per quanto deformanti, in quel disegno c’erano contenuti. Ce li ricordiamo: il  Senato non elettivo con la riduzione del numero dei Senatori a 100, le  dinamiche della funzione legislativa in cui le competenze fra Camera e  Senato erano definite in modo confuso e astruso, o la modifica del ruolo delle Regioni, oltre che una legge elettorale come l’Italicum subito bocciato dalla Corte Costituzionale.  Del resto è dal referendum Segni sul maggioritario che ogni forza assurta al soglio governativo  propone, di volta in volta  una legge elettorale che  faccia al proprio comodo, creando confusione e vulnus gravissimi alla partecipazione democratica.  

Nella Riforma  Costituzionale odierna, c’è il vuoto. Nel controbattere alle ragioni del Si al taglio dei Parlamentari si ha l’impressione di dire delle ovvietà dettate dalla pura  logica,   non c’è necessita di industriarsi in studi particolari per smontare un attacco ancora più virulento, perché sostenuto da  “futili motivi” per esercitare un gergo giudiziario. 

Non è un caso che spesso  nelle tribune di confronto fra i sostenitori del No e quelli del Si questi ultimi non si presentano neanche. Al  risparmio dei costi che la riduzione dei Parlamentari potrebbe realizzare, non ci crede più nessuno, infatti mi sembra una motivazione quasi del tutto scomparsa fra quelle poste alla giustificazione del taglio. E’ facile dimostrare come, riducendo gli emolumenti di Deputati e Senatori, si otterrebbe un risparmio maggiore e per giunta con legge ordinaria. 

L’ultima teoria che viene avanti concerne la rappresentanza. Secondo i fautori del Si oggi la rappresentanza non sarebbe assicurata perché i rappresentanti eletti, a causa del loro numero eccessivo  e della loro inettitudine, non riuscirebbero a produrre quell’attività legislativa, in termini qualitativi e quantitativi,  per la  quale hanno ricevuto il mandato dai propri elettori. Cioè il tuo rappresentante non ti rappresenta perché va in Parlamento solo a scaldare la poltrona e fare i propri interessi.  Dunque non c’è rappresentanza oggi,  ma ci sarà, se vince il Si,  con un numero inferiore di parlamentari più efficienti e meno litigiosi. 

Giova ricordare a costoro che negli ultimi 12 anni il Parlamento ha approvato oltre 68 leggi l’anno, più di una legge a settimana. Non si può quindi parlare di scarsa produttività, anche se il termine è improprio perché le Camere non sono un’azienda. Il  guaio è  che l’80% di tali leggi  è imposto dal Governo  di turno con decreti urgenti, spesso omnicomprensivi, dai  contenuti, a volte sconosciuti avulsi dalla ratio della norma. In questi casi il Parlamento è costretto semplicemente a ratificare i dispositivi,  vittima del  ricatto sulla tenuta del governo e sulla mancanza di governabilità, una parola che non  sopporto. Io  vorrei contribuire a governare,  non voglio  essere governabile e quindi governato

Per altro lo stesso Governo è inadempiente nell’emanare i decreti attuativi delle leggi. Proprio per questo è sempre l’Esecutivo   responsabile del cattivo funzionamento della  Pubblica  Amminstrazione,  non mettendola  in grado di applicare le norme,  proprio per la mancanza dei  decreti attuativi e le direttive necessarie  per renderle, per l’appunto esecutive. Il Parlamento in tutto ciò  c’entra poco.  Anzi  proprio per rafforzare il controllo sul Governo, responsabile dei disastri, le prerogative delle Camere  andrebbero riaffermate e rafforzate.  E ciò  non si ottiene  con la diminuzione del numero dei Parlamentari. 

Potrei dilungarmi sulla disgustosa operazione di far passare tutti i Deputati e i Senatori  come inetti e corrotti, citando, di volta in volta, i vari assenteisti che tutti conosciamo.  Ma chiedo a lor signori: siamo così certi che con la riduzione degli inquilini del Parlamento a rimanere senza scranno saranno assenteisti e corrotti? Io temo che con le attuali modalità di selezione dei candidati, a non accedere alle poltrone saranno proprio i più onesti e capaci.  Infatti  ad ottenere la candidatura “sicura” saranno sempre di più i fedeli ai capobastone delle varie consorterie elettorali. 

Un’altra stupidaggine  avanzata dai promotori del Si  riguarda il fatto che cambiare la Costituzione non sarebbe  altro che il primo passo verso un piano di riforme complessivo,  di carattere legislativo,  utile a rendere più incisivo e funzionale la riduzione del numero dei parlamentari.  “Intanto cambiamo la costituzione o poi penseremo al resto”,questo è il messaggio fuorviante e fallace. E chi dovrebbe pensarci al resto Di Maio? O una riffa sulla  piattaforma Rousseau? Scusate ma non mi fido. 

Vorrei chiudere con l’elemento che più mi  fa arrabbiare e indignare. E cioè che la Costituzione, quel documento giudicato il più bello del mondo, frutto del sangue versato dei partigiani, sia diventato il cavillo  di un contratto privatistico stipulato con disprezzo istituzionale fra Lega e M5S per dare vita a quello sciagurato governo che tanti disastri ha prodotto e che l’attuale esecutivo non ha corretto. 

La Lega concedeva ai 5S di stravolgere la Costituzione, con la diminuzione del numero dei Parlamentari, in cambio otteneva il via libera  sull’autonomia differenziata per le Regioni, altro colpo gravissimo all’integrità unitaria  del Paese. La Costituzione, ridotta  a  semplice clausola di un accordo privato, per giunta reiterato e rinnovato dal nuovo contraente, il Pd (Costituzione in cambio di Governo) è un’insulto e uno sfregio a quanti si sono battuti per la libertà del nostro Paese. Costoro andrebbero denunciati per vilipendio alla base fondante del nostro Stato Democratico. 

Auspico fortemente e per questo continuerò ad impegnarmi fino alla fine della campagna referendaria, che, come accadde nel 2016, anche stavolta prevalga il No, che sia respinto l’ennesimo attacco reazionario alla Carta. E mi piace pensare  che ciò possa  avvenire non per motivi di bassa lega,  tipo “si vota No per creare la crisi di governo o per affossare i 5S”, ma perché i cittadini Italiani sono convinti che la Costituzione italiana sia veramente la più bella del mondo, e che non debba essere minata nelle sua fondamenta solidamente basate sulla partecipazione democratica e sull’assicurazione della piena dignità sociale ad ogni cittadino. 

Del resto da Berlusconi, a Renzi tutte le riforme andate a referendum sono state bocciate dal “POPOLO”. Auspico, spero, e ne sono persino convinto, che anche stavolta sarà così. Votiamo No.


lunedì 7 settembre 2020

Referendum all'osteria

 Luciano Granieri



Tacci loro  corrotti e venduti tutti dentro  ar  parlamento!  Meno male che hanno deciso di diminuilli  sti’ zozzoni, e stanno pure a perde  tempo a fa’  e'referendum! Io voterò Si , contro la Casta e contro la corruzione di questi disonesti che ce se sta’ a magna’”.

A Matte’ – Matteo  è il nome dell’avventore che sta inveendo contro la casta- ma allora perché tutti i parlamentari , gli zozzoni che tu dici,  pe’ la maggior parte votano Si? Che so’ tutti scemi votano contro se stessi? “ Risponde  un certo Carlo scostandosi dal bancone

Matteo: “E che ne so’, madonna stai sempre a sottilizzà!  Perché sanno che tutti votano Si e anche loro, pe’ fasse belli, dicono che so’ d’accordo, ma sotto sotto voteranno No.

Carlo:Ma nun sarà che, se so’ tutti zozzoni,   come dici,   meno so’,   più se possono vende mejo  e meno costa compralli ai  coruttori birbaccioni? Perché si ce stà er  corotto ce starà pure er coruttore o no?”

Matteo: “E vabbe’ io stavo a di’ cosi’… mo quarcuno de onesto ce pure starà la in mezzo! ……”

Carlo:Ecco appunto.  E secondo te se i posti so’ de meno chi c’ha più possibilità d’entrà? Chi se vende e se raccomanna meglio, o l’omo onesto?”

Matteo: “Ma che me stai a cojona’ ? Mo  i posti meno li vonno gli zozzoni pe’ caccià gli onesti?”

Carlo: “Nun lo so’ sta storia degli zozzoni l’hai messa in mezzo tu, io na’  cosa so’, che meno so certi posti de responsabilità e de cuccagna  e più sordi ce vonno  pe’ arivacce. A Mattè la morale è sempre la stessa a rimettece semo sempre noi poracci.”

Matteo: “Ma che stai a di!, Tu co’ sta storia che noi poracci semo sempre de più e i signori sempre de meno ce sei andato in fissa.  La  verità è che se nun ce fossero sti zozzi neri a rubbacce er lavoro staremmo tutti mejo........

Carlo:Certo che pure tu ce  sta in fissa co’ sti neri che ce vengono a rubbà er lavoro……”

Matteo:Vabbè tornamo ar referendum. Come sarebbe che noi poracci ce dovemo rimette?”

Carlo:Meno so’ i posti in parlamento e più euri  ce vonno pe’ fa la campagna elettorale e allora si che quarche sordo da li signori coruttori te lo devo pijà e te devi fa pecorone pe’ fatte candidà dar lupo che commanna ner partito. E se pure ce fosse quarcuno disposto a andà lì pe’ difende i diritti dei poracci, come ce potrebbe anna’ senza chiede i sordi ai quelli che i poracci nun li ponno poprio vede’?”

Matteo:Mo nun ce sto’ a capì più niente…….me sa' che a votà nun ce vado.”

Carlo: “Noooo  ce devi anna’!!!!  e devi votà No.  Perché armeno in mezzo agli zozzoni quarche omo bono che difende noi poracci in parlamento ce potrà anna’, così anche noi poracci potremmo dì de avè potuto  sceje ”

Matteo: “Nun lo so’ famose un quarto e na’gazzosa, ce penso….. me sa’ che  e alla fina   vado a votà No.”

Carlo: “Ecco bravo famose sto’ quartino e a morte i tirannie  e gli zozzoni, vabbene mo?”

giovedì 3 settembre 2020

Ladies and gentleman ecco a voi i Mobius Strip

 Luciano Granieri



E’ una calda serata in quel di Fontana Liri.  Sul  palco, ricavato da una piazzetta rialzata  antistante il Municipio, stazionano una serie di strumenti  poco illuminati dai riflettori visto che all’inizio del concerto manca  più di mezz’ora. Sapete com’è in tempi di Covid, uno cerca di arrivare prima. 

L’attrazione è il concerto del Ialsax quartet. Un gruppo di quattro sax capitanato da Gianni Oddi al soprano (remember Saxes Machine), Filiberto Palermini all’alto, (deus ex machina di tutto ciò che è sassofono nella provincia di Frosinone e oltre), il bravissimo (melodicamente, armonicamente e ritmicamente) Alessandro Tomei al tenore, e Marco Guidolotti al baritono (straordinario arrangiatore oltre che finissimo esecutore). 

Ma torniamo agli strumenti sul palco destinati  al  gruppo che si esibirà prima dei quattro maestri del sassofono. In penombra, scusate l’immagine contrastante,  spicca una batteria che per conformazione di piatti e tamburi  mi sembra di aver già visto da qualche parte, anche la marca è la stessa. All’inizio non ci faccio molto caso, ma poi torno a riguardare quell’agglomerato di pelli e cimbali, e mi convinco ancora di più  che la sua immagine non mi è nuova.  Del resto un batterista, anche se dilettante (molto dilettante) come il sottoscritto, squadra sempre le batterie che si trova davanti. 

Infine ecco l’illuminazione!. Quella sembra proprio la batteria  di Will Kennedy, lo straordinario batterista che - insieme allo straripante bassista  Dane Alderson, Russell Ferrante alla tastiere e il condottiero assoluto Bob Mintzer ai  sax, da vita al gruppo fusion jazz rock Yellowjackets, uno dei miei preferiti. Ma che suonano gli Yellow? Eccitato riguardo la locandina del concerto. 

Il gruppo che precede i sassofonisti si chiama Mobius  Strip. Chi dovrebbe sedere dietro quei tamburi è Davide Rufo accompagnato da Eros Capoccitti al basso, Nico Fabrizi ai sax, Lorenzo Cellupica alle tastiere. La conduttrice ci informa che i quattro ragazzi, si tratta di musicisti  sorani molto giovani, presentano un repertorio jazz-rock e fusion, ricco di contaminazioni con altri stili. Hanno già un Cd all’attivo, intitolato con il loro nome –Mobius Strip per l’appunto- inciso per la Musea Record, un’erichetta francese (francese?) e che hanno accompagnato nel corso di una tournee negli Stati Uniti i “la rinnovata premiata ditta ”Soft Machine, un’icona della fusion rock jazz. Caspita che curriculum!

 I quattro salgono sul palco e cominciano a sciorinare una musica  quantomeno sorprendente, almeno per me che non li conoscevo. Deja Vu il brano che apre il concerto, presenta indubbiamente gli schemi compositivi degli Yellowjackets, con lo stesso rigore negli arrangiamenti,  ma è di fatto una espressione originale, così come gli altri brani che si susseguono uno dopo l’altro facendo crescere il climax emotivo,  con intense  suggestioni ritmiche, pluriritmiche , armoniche,  e soluzioni melodiche  spettacolari che ti coinvolgono totalmente. 

Una dimostrazione  di come  si possa  partire da schemi consolidati per poi sviluppare un discorso assolutamente nuovo. Un viaggio che passa per i Soft Machine, Spyro Gyra, Steps Ahead,   finanche il Perigeo degli anni ’70, ma approda ad una costruzione creativa originale, dove la maestria tecnica, immensa per quattro ragazzi così giovani, si estrinseca in modo corale, senza sortite solistiche di maniera o ridondanti. 

Virtuosismi al servizio della collettività e di un risultato assolutamente straordinario. Dietro quella batteria non siede Will Kennedy, ma il giovane Davide Rufo. Con tutta sincerità non me ne sono accorto, anzi me ne sono proprio scordato,  così come tutto il gruppo ha fatto dimenticare ogni riferimento ad altre band. Non erano gli Yellows Jacket, né i Soft Machine né  i molteplici figli di Bitches Brew, erano i Mobius Strip in tutto il loro splendore di tecnica e sensibilità musicale. 

Non si capisce perché talenti del genere abbiano dovuto incidere per un’etichetta francese. Ma i nostri discografici  ne capiscono di musica? Forse mostrano più attenzione alle visualizzazioni su Youtube, ma la musica, quella buona, si fa da altre parti. Grazie ai Mobius Strip per la bellissima e stimolante serata di musica che ci hanno regalato.