Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 25 settembre 2020

Referendum: un plebiscito mal riuscito

 Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com

Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com

Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it



7milioni e mezzo di lavoratori, giovani, donne, hanno ragionato con la testa ed espresso il loro rifiuto della legge sul “taglio dei parlamentari”. Eraun risultato per nulla scontato, se consideriamo le premesse politiche e le condizioni reali in cui si è svolto il referendum.

La legge è stata votata alla Camera da tutti i partiti di maggioranza e opposizione (553 sì, 14 no e 2 astenuti); il voto è stato ampiamente condizionato dalla demagogia populista, dalla menzogna e dalla frode; le forze socialdemocratiche, riformiste e opportuniste, che si sono opposte per motivi elettoralistici alla legge taglia-parlamentari, non hanno informato le masse sulla natura reazionaria della legge e non hanno fatto nulla per mobilitarle.

Poteva verificarsi un risultato diverso nelle condizioni di debolezza ideologica e politica del proletariato, che oggi è immobilizzato, disorganizzato e diviso dalla politica riformista e populista, dalle burocrazie collaborazioniste di sindacati e associazioni?

Se consideriamo il dato registrato dai NO e aggiungiamo il 47% dell’elettorato che si è astenuto, non vi è stato alcun plebiscito populista. Una minoranza di elettori/trici ha dato il suo consenso a questa legge, mettendo in luce la contraddizione esistente fra la politica dei partiti borghesi e le ampie masse.

Il M5S che ha fatto di questa legge il suo cavallo di battaglia elettoralistico, sui temi dell’efficienza e del risparmio, ha ben poco da gioire. Saranno i primi a essere estromessi dal parlamento, dopo aver reso i loro servizi. Anche gli opportunisti vedranno acuirsi la loro crisi, poiché perdono la speranza di rientrare in parlamento.

In generale, la borghesia incassa la classica vittoria di Pirro. Il risultato è un segno della sua debolezza. La classe dominante sega il ramo su cui da decenni è seduta. Con l’ulteriore vaporizzazione della rappresentanza politica si approfondisce il solco fra classi sfruttate/oppresse e istituzioni borghesi. Aumenteranno le spinte all’“autonomia differenziata” e i conflitti fra organi e poteri dello Stato ma, autolegittimandosi con questo voto, accelererà anche il processo di restrizione delle stesse libertà democratico-borghesi e gli spazi di agibilità politica per chiunque si oppone al sistema di sfruttamento.

Come comunisti, denunciamo la progressiva trasformazione reazionaria dello Stato perché non siamo indifferenti al regime politico in cui si svolge la lotta fra le classi e non sottovalutiamo l’importanza delle leggi e delle misure reazionarie che la classe dominante e i loro partiti (tutti uniti) adottano. La trasformazione reazionaria dello Stato non si fermerà alla legge taglia-parlamentari, che è un aspetto di questo processo.

Smascheriamo i piani reazionari e autoritari, indicando la rivoluzione socialista quale unica alternativa alla dittatura borghese venduta come “efficiente” democrazia parlamentare al servizio esclusivo dei capitalisti e dei ricchi.

giovedì 24 settembre 2020

25 settembre: giornata di scioperi e mobilitazione

 di Daniele Cofani (operaio Alitalia)

e Matteo Bavassano (lavoratore Airport handling)


Senza ombra di dubbio quella che stiamo vivendo è una della più grandi crisi sanitarie della nostra epoca, precedentemente solo l’influenza spagnola fu così letale con milioni di vittime in tutto il mondo. Già prima della sua esplosione i vari governi di qualsivoglia schieramento politico - tutti al servizio della grande borghesia - hanno tentato di sminuire la sua pericolosità al solo fine di garantire la prosecuzione della produzione e della compravendita. Mentre scriviamo ci troviamo a contare più di 30 milioni di infettati in tutto il mondo e siamo alla soglia di un milione di morti dichiarati (ma si calcola che siano almeno il quadruplo quelli reali), tuciò in meno di 10 mesi dallo scoppio della pandemia.
Di pari passo, con la stessa imponenza, avanza una grave crisi economica in cui la recessione, che era alle porte ancor prima del Covid-19, si potrebbe trasformare in una depressione tanto e quanto più violenta di quella del 1929. A lavoratori, studenti e disoccupati questo sistema barbaro offre un unico cocktail infernale: virus e povertà! Non ci rimane che lottare per ribaltare questa società senza esitazione.

Governo, burocrazie e padroni, dove eravamo rimasti…
Fase 1, fase2, fase 3 si potrebbero facilmente riassumere in fabbriche aperte, fine del lockdown, convivenza con il virus: in tutte e tre le fasi l’apparato statale si è adoperato con tutte le sue forze per non fermare l’economia e con essa il profitto dei padroni, mettendo in ultimo piano la salute e la vita del proletariato nel suo insieme.
Tra febbraio e marzo ci ricordiamo bene dei vari Salvini, Zingaretti, Sala ecc. che, con le varie campagne contro le chiusure, hanno portato al massacro centinaia di migliaia di persone ignare del rischio mortale del coronavirus. Come ci ricordiamo bene i primi Dpcm di Conte con cui chiudeva le saracinesche ai commercianti mentre teneva aperte tutte le fabbriche e i trasporti.
Ma in questo contesto quello che è rimasto ancor di più nella nostra memoria sono gli scioperi spontanei degli operai di metà marzo, con cui è stata bloccata la produzione anche nelle più grandi fabbriche come Ilva, Fca, Sevel, ecc. Avanguardie operaie, a difesa della propria vita e di quella altrui, hanno rivendicato la chiusura dei servizi non essenziali con salario garantito per i lavoratori. Una grandissima risposta alle sporche manovre di Conte, Confindustria e delle maggiori burocrazie sindacali complici, Landini in testa: tutti sono stati costretti ad arretrare di fronte alla forza della mobilitazione, che ha neutralizzato il criminale tentativo di mantenere aperte tutte le attività produttive.
Quelle giornate furono da esempio e vennero imitate da molti operai in tutto il mondo e rimarranno nella storia e pensiamo inoltre che, il fuoco di rivalsa che le ha caratterizzate, arda ancora come brace nel camino e basti veramente poco perché possa divampare di nuovo.
Altra questione che ha visto il governo impegnato a obbedire ai desiderata dei grandi capitalisti nostrani è la distribuzione di ingenti somme di denaro pubblico utile alla ripresa dell’economia.
In precedenti articoli abbiamo illustrato come il governo abbia in teoria ripartito 500 miliardi tra i grandi industriali, i piccoli commercianti, i lavoratori, i disoccupati e gli studenti: utilizzando la falsa ideologia del “stiamo tutti sulla stessa barca”, ci siamo ritrovati in realtà con una valanga di miliardi elargiti ai grandi capitalisti, mentre alla piccola borghesia venivano concesse le briciole e al proletario una vera e propria elemosina.
A fine estate ci siamo anche dovuti subire l’ignobile teatrino degli "stati generali", con cui Conte ha chiamato l’opposizione e le cosiddette parti sociali a un amichevole banchetto. Volevano far credere alle masse popolari che ci sarebbe stata un’equa distribuzione dei fondi pubblici, questo anche grazie alla complicità delle grandi e piccole burocrazie sindacali sedute a quel tavolo. Oggi ci troviamo a contare migliaia di piccole attività commerciali chiuse per fallimento, centinaia di migliaia di precari senza più un contratto di lavoro (licenziati) e altrettanti lavoratori ancora in attesa del pagamento degli ammortizzatori sociali.

Scuola, trasporti, ambiente: si sciopera!
Nei mesi estivi ha continuato ad avanzare senza sosta la crisi sanitaria ed economica da Covid-19, ed è ormai evidente che chi ha subito maggiormente le cause devastanti della pandemia in termini di decessi, disoccupazione e perdita di salari, sono state le classi subalterne composte principalmente da lavoratori, pensionati, studenti, precari, e disoccupati di cui i più colpiti sono stati gli strati più oppressi come gli immigrati, donne e lgbt.
In questa fase pensiamo che debbano essere proprio loro a farsi trovare pronti in quello che si preannuncia un caldo autunno di lotta: solo attraverso il loro protagonismo si potranno respingere gli attacchi di Confindustria e del governo. In questo contesto, il 25 settembre si colloca, con evidente importanza, una giornata di sciopero e mobilitazione in cui si prospetta un interessante avvio di lotte: si intrecceranno tra di loro mobilitazioni e scioperi di ambiti e settori differenti.
Saranno due scioperi di valenza nazionale a dare il via alla stagione delle lotte, uno nel settore aereo e uno nella scuola, ma ci saranno anche scioperi locali del trasporto pubblico, nonché la mobilitazione degli studenti. Di fatto ad aprire le danze saranno le lavoratrici e i lavoratori della scuola, alle prese con l’inizio delle lezioni presenziali, con la farsa pericolosa della riapertura in sicurezza (1)
Lo sciopero nazionale della scuola è stato indetto dal sindacalismo di base - coprirà due giorni, il 24 e 25 settembre - e si connette con l’astensione dal lavoro delle operatrici e gli operatori sociali (Aec/Oepa) di Roma, che si battono da tempo per la reinternalizzazione del servizio finora svolto da cooperative esterne; sciopereranno anche a tutela della propria salute dal contagio e diffusione del Covid-19, nonché per un reddito garantito visto che la loro condizione contrattuale li ha lasciati da marzo senza salario e senza nessun ammortizzatore sociale a sostegno.
Il 25 settembre vi è anche un importante sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico romano e laziale in Atac e Cotral, iniziativa collegata a doppia mandata con la riapertura della scuole: gli autoferrotranvieri incroceranno le braccia 24 ore contro le nuove misure di in-sicurezza previste per il trasporto passeggeri su bus, tram e metro, dato che il riempimento dei mezzi di trasporto, per facilitare gli spostamenti degli studenti, potrà raggiungere fino all’80% della capienza massima compresi i passeggeri in piedi (!).
Prosegue la lotta dei lavoratori del settore aereo (2), tra i più colpiti dalla crisi che vede coinvolti in particolare i lavoratori di Airport handling dell’aeroporto di Milano Linate, che stanno rischiando il licenziamento a causa di una scellerata riorganizzazione del lavoro da parte di Alitalia. La compagnia di bandiera in amministrazione straordinaria, sostenuta con soldi pubblici, in piena pandemia sta utilizzando la momentanea crisi del settore per abbattere i costi, aumentando la produttività dei propri dipendenti e sostituendo i lavoratori di Ah con lavoratori precari.
Insieme a loro sono pronti alla mobilitazione gli stessi lavoratori di Alitalia alle prese con la promessa "nazionalizzazione" che fa temere però migliaia di licenziamenti e un pericoloso smembramento, con la scorporo di Alitalia in diverse società e con il paventato rischio che le attività di terra (manutenzione e handling) vengano quanto prima vendute al miglior offerente; per le attività di volo il rischio è che la cloche passi nelle mani di diretti concorrenti come Lufthansa o Delta.
Il 25 settembre, compatibilmente con le misure di sicurezza per contrastare la pandemia di Covid-19, si svolgerà il "Global day of climate action" ossia la "giornata di azione globale per il clima" organizzata dagli studenti del Friday for future mediante iniziative e manifestazioni in tutto il mondo; sarà invece il 9 ottobre la data prescelta per il prossimo "Global climate strike". La tematica ambientale e la lotta per la difesa del pianeta è sempre più attuale viste anche le grandi responsabilità del capitalismo nella sua distruzione, come anche nel continuo insorgere di pandemie sempre più devastanti.
Oltre ad essere presenti in prima linea in tutte queste iniziative di lotta, crediamo che queste giornate siano fondamentali per la costruzione di un reale fronte unico di lotta, che deve nascere all’interno di lotte concrete costruite dalla base dei lavoratori come degli studenti. Solo partendo dalle loro istanze democratiche si potrà avanzare nella lotta e nella lotta elevare la coscienza di ampi strati del proletariato, indicando rivendicazioni transitorie che possano portare alla comprensione che la sola lotta risolutiva, che ci possa liberare dalle catene delle oppressioni e dello sfruttamento, è quella contro questo sistema barbaro, il capitalismo, che va abbattuto per costruire una società socialista.



mercoledì 23 settembre 2020

LA BATTAGLIA DEL NO NON FINISCE QUI

 Dichiarazione di Massimo Villone, presidente del Comitato per il No al taglio del Parlamento

Vogliamo in primo luogo ringraziare le cittadine e i cittadini che hanno scelto di contribuire con il loro impegno a un risultato del No comunque importante.

L’ampio vantaggio conseguito dal Si nel voto referendario non cancella la debolezza degli argomenti portati a sostegno. I risparmi risibili, i confronti con l’estero falsati e fuorvianti, i guadagni di efficienza indimostrati e indimostrabili rimangono tal quali.

Parimenti rimangono i danni certi alla rappresentanza di regioni piccole e medie e forze politiche minori. La battaglia del No era giusta. I correttivi già concordati per quella che quasi tutti – meno M5S – definiscono una riforma pessima o addirittura pericolosa e potenzialmente devastante non si sa se giungeranno mai al traguardo. L’istituzione parlamento ne esce comunque indebolita.

Guadagnano invece visibilità e peso politico i “governatori”, già in evidenza per le incertezze di Palazzo Chigi nella crisi Covid, affrontata privilegiando la concertazione tra esecutivi a danno delle Camere. Bisognerà fare grande attenzione a che le ulteriori riforme che molti auspicano non prendano una strada sbagliata, stravolgendo la Costituzione. Non manca chi potrebbe vedere in un parlamento indebolito l’occasione per puntare al sindaco d’Italia, o all’Italia delle repubblichette. Non è certo un caso che Zaia trionfante abbia immediatamente dichiarato che unico interesse dei veneti è l’autonomia (differenziata).

Roma, 22 settembre 2020


lunedì 21 settembre 2020

Referendum. Come al solito a rimetterci sono i poveracci

 Luciano Granieri



Compagni rassegniamoci hanno vinto loro. 

Non  perché ha prevalso, all’interno della volontà popolare, la conferma del taglio dei parlamentari, ma perché questo era ciò   che volevano tutte le oligarchie elettorali presenti in Parlamento. Ha vinto il SI dei 5 stelle, ha vinto il SI della Lega, ha vinto il SI di Fdi, ha vinto il SI del PD, ha vinto il SI di Berlusconi.  Ha vinto anche il SI di LeU,  alla fine,  il cui schieramento tiepido  per il  NO, insieme all’atteggiamento di altri movimenti orientati  sempre verso il  NO ma  “con distinguo e titubanze”, ha di fatto favorito la conferma della modifica costituzionale. 

Abbiamo perso compagni…….se non altro perché hanno perso i poveracci di cui alcuni di noi fanno  parte e che si pretende, in generale,  di proteggere. Perché lungaggini e perdite di tempo provocate da un   numero non decurtato di parlamentari servono,  non a rendere farraginosa l’attività legislativa, ma a trovare un argine allo strapotere delle èlite proprio  contro i  tanti precari della vita.  La  fretta spesso è cattiva consigliera, ma sarà molto bene attrezzata nella sua nuova agilità numerica   ad escludere  quelle poche prospettive di promozione sociale  a  cui qualche poveraccio ancora  aspirava. 

Hanno vinto loro. 

Quelli che vedono nel depotenziamento del Parlamento l’opportunità di favorire decisioni di “pochi” a favore di pochi.  

Hanno  vinto loro, non quelli del SI, ma quelli che già da tempo immemore hanno trionfato  nella più grande e decisiva contesa della storia del nostro Paese. Il mai abbastanza considerato conflitto di classe. E i vincitori, ovvero i padroni, i signori delle lobby finanziarie, continuano a esercitare il diritto di umiliare i propri avversari.  

La destrutturazione di  un organo come il Parlamento, in cui dovrebbero  essere proprio la discussione e la mediazione, a realizzare il pieno rispetto della dignità umana di ognuno di noi, è uno dei tanti premi che stanno riscuotendo a seguito del loro trionfo.

 Il guaio è che oggi, fra le classi subalterne, nessuno più si preoccupa di  RICOMINCIARLA finalmente la propria lotta di classe, delusi ed esclusi   da coloro i quali si erano fatti paladini della difesa dei diritti del Popolo contro la protervia delle oligarchie finanziario-politico-affaristico.

 Non parliamo solo del Pd, ma anche di quel pulviscolo  di movimenti  di certa sinistra critica  verso i Dem. Personaggi che  sbraitano quasi ogni giorni contro Zingaretti e la sua squadra, ma poi appoggiano le sciagurate politiche riformiste, tradendo spesso i propri elettori, attraverso comportamenti incomprensibili ai più ma ben chiare ai capi. 

E allora si, cari compagni, ancora una volta abbiamo perso, come di solito accade. Abbiamo perso noi  e hanno vinto tutti gli altri: I 5 stelle, la Lega, il Pd, Fdi, Berlusconi, e finanche LeU. 

O ce ne facciamo una ragione, o cominciamo a mettere in campo un serio programma di rilancio della lotta di classe, quella in cui sono  i poveracci a prevalere contro i ricchi. Facciamolo finalmente!!!!  abbandonando per sempre certe compagnie. 

Se non lo facciamo noi poveracci non lo farà nessuno ma dobbiamo organizzarci e farlo anche subito.

 

 

 

 

giovedì 17 settembre 2020

Si chiude una campagna referendaria condotta contro i fantasmi del SI

 Luciano Granieri


Siamo arrivati alla fine della campagna referendaria per la conferma o la
 bocciatura della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. E’ rimasto solo domani per proporre le ragioni della scelta, dopodiché si andrà alle urne. 

Lo confesso per me, membro del comitato per il NO al taglio dei parlamentari della provincia di Frosinone, condurre questa campagna è stato quantomeno surreale. In primo luogo, a differenza del precedente referendum del 2016 , in cui il confronto con i promotori del SI targato Renzi era quasi quotidiano, dovendo confrontarmi con tutti gli esponenti piddini locali, allora schierati in battaglia, nel confronto referendario attuale  non ho avuto mai, a questo punto, il piacere di rapportarmi  con un fautore del SI se non su Facebook.   E  in giro si vedono manifesti  a favfore della  conferma della riforma costituzionale. 

Ma dove sono finiti quelli del SI?  Che ne è dei grillini ciociari? 

Non ho avuto mai il piacere di incontrarli, del resto occasioni di confronto pubblico fra il SI e il NO nel  nostro territorio, non mi pare di averle mai trovate. 

Credetemi è difficile controbattere ad una tesi che non ti da la possibilità di argomentare perché è vuota, è semplicemente sostenuta dai soliti slogan populisti. Cosa gli vai a rispondere a uno che ti dice  di risparmiare sui costi tagliando i privilegiati, piuttosto che ridurre il privilegio?  Che rispondi a uno convinto del fatto che: “Prima cambiamo la Costituzione riducendo il numero dei parlamentari, poi vediamo?” Vediamo cosa  e chi deve vedere? Di Maio? Zingaretti capo di un partito ufficialmente schierato per il SI, ma i cui gran parte di vertici e militant….,pardon, iscritti votano in dissenso? 

L’ultima l’ho sentita ieri e credo sia proprio di origine Piddina. Dal momento che, come sembra dalle ultime esternazioni di Salvini e Meloni, Lega e Fratelli d’Italia, pur essendo schierati  per la riduzione del numero dei parlamentari, non si straccerebbero le vesti se la propria base votasse NO, perché in fondo la vittoria del NO metterebbe in difficoltà il governo addirittura provocandone la caduta, allora votare SI significherebe  difendere l’esecutivo Conte, altrimenti si andrebbe a elezioni,  vincerebbero  Salvini e  Meloni.  

Votare SI significa votare contro i fascisti. Ecco……ci mancava, la riedizione della solita litania!  

Quando non si sa più che pesci pigliare allora bisogna votare in un certo modo se no vince Berlusconi, piuttosto che Salvini, Meloni o il ras reazionario  del momento.  Questa logica del votare contro l’ipotetico dittatore di turno ha portato alla distruzione di ciò che era rimasto (forse nulla)  della sinistra post Bolognina.  E  ancora si insiste? Insomma visto la miseria istituzionale e politica di certi personaggi, che guarda caso sono tutti fautori del SI, io non ho dubbi e voto NO.

A proposito!

Vi aspettiamo tutti, disinteressati,  indecisi, e sostenitori del No, alla   festa di  chiusura  della   campagna referendaria per il NO alla  riforma costituzionale sul taglio del numero dei  parlamentari.   L’evento  si terrà  domani venerdì 18 settembre presso P.zza Garibaldi a Frosinone a partire dalle ore 18,00.

 Interverranno:

 Giovanni Russo Spena - responsabile area democrazia, diritto e istituzioni per il partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea,

 Carla Corsetti  - segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo,

Pasquale Beneduce  - docente di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’università di Cassino,

Francesco Notarcola - presidente dell’Osservatorio Peppino Impastato.

La festa proseguirà con  dichiarazioni di voto, chiacchiere varie, musica popular-jazz-blues,  degustazione di dolci e prodotti tipici.  Andremo avanti fino a notte fonda. Intervenite in massa.

martedì 15 settembre 2020

Frosinone e la TARI della povertà

 Luciano Granieri




Che una grande parte di cittadini di Frosinone si stia riducendo in povertà non solo è una tesi che sosteniamo da tempo, ma ha dei riscontri diretti nella comunità. La mensa della Caritas, ad esempio, ha aumentato in modo esponenziale   la distribuzione dei pasti,  e quelli destinati a cittadini del Capoluogo, che ogni pomeriggio fanno  la fila presso i locali di Viale Mazzini, sono in costante aumento. Segno che vivere in questa città è economicamente sempre più difficile. 

Del resto se in otto anni di giunte Ottaviani, i servizi essenziali e di supporto alla persona sono ulteriormente diminuiti, mentre le tasse locali sono arrivate a vette irraggiungibili, non c’è da meravigliarsi che un cittadino costretto a pagarsi tutto, per se e la sua famiglia, finisca in maniche di camicia. 

Il guaio è che, nonostante il depauperamento del tessuto sociale, il Comune di Frosinone, come ha certificato la Corte dei Conti,  è sulla soglia del fallimento. Resta dunque un mistero, ma neanche tanto, su dove siano finiti anche gli ultimi spiccioli sottratti alla cittadinanza. 

Nonostante le cospicue dosi di ottimismo e miraggi ludici profuse da queste amministrazioni, incensate dallo stesso sindaco come rigeneratrici della città, il dato di fatto mostra tutt’altro. E la presa d’atto che gli abitanti del capoluogo  sono sempre più poveri, per quanto il sindaco lo voglia nascondere  è arrivata perfino ai piani alti di Piazza VI Dicembre. 

Ognuno di noi avrà ricevuto l’avviso di pagamento per la TARI 2020. Non sarà sfuggito il fatto che nel plico  sono presenti esclusivamente quattro  F24 corrispondenti  alla  rateizzazione, della somma. Nella TARI 2019 e in quelle precedenti  invece,    oltre alle rate  c’era  l’ F24 con l’intero ammontare della tassa, per dare la possibilità a chi avesse voluto pagare in un'unica soluzione di poterlo fare. 

Evidentemente per l’amministrazione Ottaviani,visto il grado di precarietà economica a cui sono ridotti i cittadini,  ormai sono talmente pochi coloro i quali hanno la disponibilità di pagare la TARI senza rateizzarla, che accludere l’F24 con l’intera somma sarebbe stato un inutile spreco. 

Qualora esistesse il super ricco che volesse pagare  tutto subito, dovrebbe mettere insieme tutti i quattro  F24 con le rate  e corrisponderle  in un'unica volta. Purtroppo  espletare l’operazione   attraverso 4 documenti richiede molto più tempo all’ufficio postale, o in banca,  rispetto alle modalità di pagamento con un  unico F24 . 

Ormai anche Ottaviani ne è certo, la sua opera di devastazione sociale ha prodotto talmente tanta povertà che a nessuno verrà mai in mente di pagare la TARI 2020 in un'unica soluzione.

domenica 13 settembre 2020

Ma che campagna referendaria è?

 Luciano Granieri


Siamo in vista una
 consultazione referendaria nella quale si chiede di dar corso  all’ennesimo tentativo di cambiare la Costituzione con  l’obiettivo di limitare la  partecipazione dei cittadini alla politica del paese attraverso il depotenziamento della rappresentanza  parlamentare. 

Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima se la riforma, come auspico e spero, verrà respinta.   Perché JP Morgan, e con essa  tutte le congregazioni finanziario-speculative,  non finiranno mai di spingere per modificare quelle Costituzioni che non prevedono un potere di diretta emanazione governativa e oligarchica.  Sistemi in cui i governi sono  veri e propri organi esecutivi di quelle  lobby finanziarie di cui la banca Morgan fa parte. 

Le prerogative legislative e di controllo esercitate dal Parlamento sono un vecchio retaggio socialista derivato dalla lotta partigiana, orpelli superati dal fatto, secondo i padroni della finanza,  che il pericolo autoritario non esiste più.  La cosa grave è che la stessa storia ce la raccontano  i fautori della riduzione del numero dei parlamentari, secondo i quali, certi pericoli sul ritorno di fascismi e derive dittatoriali sono ormai  solo fantasmi che agitano i sonni di vecchi nostalgici  del socialismo reale, o peggio, del comunismo.  Quindi non c’è da preoccuparsi,  un Parlamento più snello non metterà mai  in pericolo la  tenuta democratica del Paese, questa è la sciagurata tesi.

Dunque siamo impegnati   nuovamente portare avanti una campagna referendaria per chiedere ai cittadini di respingere, votando No alla riduzione del numero dei parlamentari, l’ennesimo attacco alla Carta. Francamente   ne avremmo anche abbastanza, ma tant’è. 

Ci siamo impegnati già nel 2016 contro la Deforma Costituzionale voluta da Renzi e fortunatamente bocciata dagli italiani. E mi sento di affermare che la campagna referendaria di oggi è ancora più complicata  perché è difficile controbattere a degli slogan. Contro il dispositivo di  Renzi c’era la possibilità di argomentare.  Infatti, per quanto deformanti, in quel disegno c’erano contenuti. Ce li ricordiamo: il  Senato non elettivo con la riduzione del numero dei Senatori a 100, le  dinamiche della funzione legislativa in cui le competenze fra Camera e  Senato erano definite in modo confuso e astruso, o la modifica del ruolo delle Regioni, oltre che una legge elettorale come l’Italicum subito bocciato dalla Corte Costituzionale.  Del resto è dal referendum Segni sul maggioritario che ogni forza assurta al soglio governativo  propone, di volta in volta  una legge elettorale che  faccia al proprio comodo, creando confusione e vulnus gravissimi alla partecipazione democratica.  

Nella Riforma  Costituzionale odierna, c’è il vuoto. Nel controbattere alle ragioni del Si al taglio dei Parlamentari si ha l’impressione di dire delle ovvietà dettate dalla pura  logica,   non c’è necessita di industriarsi in studi particolari per smontare un attacco ancora più virulento, perché sostenuto da  “futili motivi” per esercitare un gergo giudiziario. 

Non è un caso che spesso  nelle tribune di confronto fra i sostenitori del No e quelli del Si questi ultimi non si presentano neanche. Al  risparmio dei costi che la riduzione dei Parlamentari potrebbe realizzare, non ci crede più nessuno, infatti mi sembra una motivazione quasi del tutto scomparsa fra quelle poste alla giustificazione del taglio. E’ facile dimostrare come, riducendo gli emolumenti di Deputati e Senatori, si otterrebbe un risparmio maggiore e per giunta con legge ordinaria. 

L’ultima teoria che viene avanti concerne la rappresentanza. Secondo i fautori del Si oggi la rappresentanza non sarebbe assicurata perché i rappresentanti eletti, a causa del loro numero eccessivo  e della loro inettitudine, non riuscirebbero a produrre quell’attività legislativa, in termini qualitativi e quantitativi,  per la  quale hanno ricevuto il mandato dai propri elettori. Cioè il tuo rappresentante non ti rappresenta perché va in Parlamento solo a scaldare la poltrona e fare i propri interessi.  Dunque non c’è rappresentanza oggi,  ma ci sarà, se vince il Si,  con un numero inferiore di parlamentari più efficienti e meno litigiosi. 

Giova ricordare a costoro che negli ultimi 12 anni il Parlamento ha approvato oltre 68 leggi l’anno, più di una legge a settimana. Non si può quindi parlare di scarsa produttività, anche se il termine è improprio perché le Camere non sono un’azienda. Il  guaio è  che l’80% di tali leggi  è imposto dal Governo  di turno con decreti urgenti, spesso omnicomprensivi, dai  contenuti, a volte sconosciuti avulsi dalla ratio della norma. In questi casi il Parlamento è costretto semplicemente a ratificare i dispositivi,  vittima del  ricatto sulla tenuta del governo e sulla mancanza di governabilità, una parola che non  sopporto. Io  vorrei contribuire a governare,  non voglio  essere governabile e quindi governato

Per altro lo stesso Governo è inadempiente nell’emanare i decreti attuativi delle leggi. Proprio per questo è sempre l’Esecutivo   responsabile del cattivo funzionamento della  Pubblica  Amminstrazione,  non mettendola  in grado di applicare le norme,  proprio per la mancanza dei  decreti attuativi e le direttive necessarie  per renderle, per l’appunto esecutive. Il Parlamento in tutto ciò  c’entra poco.  Anzi  proprio per rafforzare il controllo sul Governo, responsabile dei disastri, le prerogative delle Camere  andrebbero riaffermate e rafforzate.  E ciò  non si ottiene  con la diminuzione del numero dei Parlamentari. 

Potrei dilungarmi sulla disgustosa operazione di far passare tutti i Deputati e i Senatori  come inetti e corrotti, citando, di volta in volta, i vari assenteisti che tutti conosciamo.  Ma chiedo a lor signori: siamo così certi che con la riduzione degli inquilini del Parlamento a rimanere senza scranno saranno assenteisti e corrotti? Io temo che con le attuali modalità di selezione dei candidati, a non accedere alle poltrone saranno proprio i più onesti e capaci.  Infatti  ad ottenere la candidatura “sicura” saranno sempre di più i fedeli ai capobastone delle varie consorterie elettorali. 

Un’altra stupidaggine  avanzata dai promotori del Si  riguarda il fatto che cambiare la Costituzione non sarebbe  altro che il primo passo verso un piano di riforme complessivo,  di carattere legislativo,  utile a rendere più incisivo e funzionale la riduzione del numero dei parlamentari.  “Intanto cambiamo la costituzione o poi penseremo al resto”,questo è il messaggio fuorviante e fallace. E chi dovrebbe pensarci al resto Di Maio? O una riffa sulla  piattaforma Rousseau? Scusate ma non mi fido. 

Vorrei chiudere con l’elemento che più mi  fa arrabbiare e indignare. E cioè che la Costituzione, quel documento giudicato il più bello del mondo, frutto del sangue versato dei partigiani, sia diventato il cavillo  di un contratto privatistico stipulato con disprezzo istituzionale fra Lega e M5S per dare vita a quello sciagurato governo che tanti disastri ha prodotto e che l’attuale esecutivo non ha corretto. 

La Lega concedeva ai 5S di stravolgere la Costituzione, con la diminuzione del numero dei Parlamentari, in cambio otteneva il via libera  sull’autonomia differenziata per le Regioni, altro colpo gravissimo all’integrità unitaria  del Paese. La Costituzione, ridotta  a  semplice clausola di un accordo privato, per giunta reiterato e rinnovato dal nuovo contraente, il Pd (Costituzione in cambio di Governo) è un’insulto e uno sfregio a quanti si sono battuti per la libertà del nostro Paese. Costoro andrebbero denunciati per vilipendio alla base fondante del nostro Stato Democratico. 

Auspico fortemente e per questo continuerò ad impegnarmi fino alla fine della campagna referendaria, che, come accadde nel 2016, anche stavolta prevalga il No, che sia respinto l’ennesimo attacco reazionario alla Carta. E mi piace pensare  che ciò possa  avvenire non per motivi di bassa lega,  tipo “si vota No per creare la crisi di governo o per affossare i 5S”, ma perché i cittadini Italiani sono convinti che la Costituzione italiana sia veramente la più bella del mondo, e che non debba essere minata nelle sua fondamenta solidamente basate sulla partecipazione democratica e sull’assicurazione della piena dignità sociale ad ogni cittadino. 

Del resto da Berlusconi, a Renzi tutte le riforme andate a referendum sono state bocciate dal “POPOLO”. Auspico, spero, e ne sono persino convinto, che anche stavolta sarà così. Votiamo No.