Non possiamo che essere soddisfatti, enormemente soddisfatti per l’esito della sentenza con cui il Consiglio di Stato, in ben 39 pagine, ha confermato la revoca della concessione della Certosa di Trisulti (situata nel Comune di Collepardo inn provincia di Frosinone) alla DHI, associazione di stampo sovranista vicina a Steve Bannon.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
mercoledì 17 marzo 2021
COMUNICATO STAMPA RETE TRISULTI BENE COMUNE 17/03/2021
lunedì 15 marzo 2021
Liberata la Certosa di Trisulti dai sovranisti di Bannon
Tutti quelli che hanno contribuito a questa lotta di liberazione
VIDEO STORIA
Il faro si Roma La DHI deve lasciare la Certosa di Trislti
Il Consiglio di Stato ha deciso: l’associazione Dignitatis Humanae Institute deve andare via dalla Certosa di Trisulti. La sentenza pronunciata oggi.
Il Consiglio di Stato ha accolto, dunque, il ricorso in appello del Ministero dei Beni Culturali e di dodici associazioni del territorio.
L’appello era stato chiesto dal Mibact contro le precedenti decisioni del TAR che aveva dato ragione all’associazione legata a Steve Bannon, oggi concessionario del bene con un canone annuo di centomila euro. A latere dell’appello anche le associazioni del territorio, rappresentate dagli avvocati dello studio Spirito-Ianni di Frosinone, hanno chiesto al Consiglio di Stato il giudizio di merito, dopo che nei precedenti gradi di giudizio erano state escluse.
giovedì 11 marzo 2021
Il "giazzo" in guerra
Luciano Granieri
Tuttavia nel 1941, durante le prime fasi del conflitto, favorevoli a Hitler e Mussolini sul fronte orientale ed in Grecia, il clima di tensione meno cupo favorì un ritorno alla fruizione di una certa musica da ballo, il divieto si limitava all’esecuzione di brani di autori anglo-americani. In realtà, al di là della propaganda della purezza della razza e della sua musica, il contenzioso riguardava i diritti d’autore che non potevano favorire compositori appartenenti a nazioni con cui si era in guerra. La questione fu brillantemente risolta continuando a suonare brani di jazz con titoli ed autori italianizzati: Gorni Kramer, uno dei più grandi jazzisti italiani, maestro della fisarmonica jazz, costretto a modificare il suo nome in Crameri, racconta: “ Quando suonavamo Solitude di Duke Ellington , annunciavo ‘E ora di Del Duca ascoltiamo Solitudine’”
I Maestri del Ritmo
Nonostante il divieto di suonare musica di autori americani, in piena guerra fra il 1941 ed il 1942, la casa discografica Odeon pubblicò otto dischi eseguiti da un gruppo di solisti denominati “Maestri del Ritmo”. Si trattava di musicisti provenienti dall’orchestra di Enzo Ceragioli che si esibiva al “Campari” di Milano. In particolare il gruppo comprendeva: i trombettisti Astore Pittana e Pietro Di Salvatore, Franco Mojoli sax alto e clarinetto, Pietro Cottiglieri sax tenore, Enzo Ceragioli pianoforte, Ubaldo Beduschi contrabbasso, Luigi Radaelli (alias Pippo Starnazza) alla batteria , Quirino Spinetti vibrafono. Ecco cosa ricorda Cottiglieri di quelle sedute d’incisione:
“Abbiamo fatto questi dischi un po' di nascosto. Era l'inverno fra il 1941 e il 1942. C'era il coprifuoco, la guerra, non si poteva suonare musica americana. Ogni notte un allarme, mancava spesso la luce. Noi si andava negli studi di incisione della Odeon a Milano in Via Monviso. Arrivavamo alla spicciolata. Ceragioli e Mojoli buttavano giù un paio di idee sulla carta. Erano tutti pezzi americani, come China Boy, Solitude, Blue Skies, Honeysuckle Rose, a cui venivano dati nomi italiani e gli autori erano sempre... Ceragioli e Mojoli. Ad un certo punto arrivava il Nebbia, cioè Pippo Starnazza che in realtà si chiamava Luigi Redaelli. Noi lo chiamavamo Nebbia perché quando c'era qualche grana spariva, non lo si vedeva più. Alla tromba c'era Astore Pittana, suonava splendidamente, era uno specialista del registro acuto. Al contrabbasso Ubaldo Beduschi, aveva una sonorità fantastica, sosteneva tutta l'orchestra. Ogni tanto arrivava anche Spinetti con il suo vibrafono. Faceva un freddo cane, perché a parte gli ultimi, questi dischi, noi li abbiamo sempre incisi in inverno. Non c'era stufa accesa, né legna, né carbone. Io suonavo con il cappotto, cappello, guanti. Tremavamo dal freddo. Ogni tanto qualcuno portava un mezzo bicchiere di vino."
Dipartimento
dell’Educazione Popolare e dell’Arte
NORME PER
LA CONCESSIONE DI LICENZE PER LE SALE DA BALLO
Definizioni
preliminari:
Negroide-
Appartenente a una razza negra. Ne fanno parte i negri africani (compresi
quelli residenti fuori dall’Africa), i pigmei, i boscimani e gli ottentotti.
Negrito-
In sensi lato, gli abitanti dell’Asia sud-orientale, Melanesia e Africa
centrale, dalle seguenti caratteristiche somatiche: statura bassa, capelli
ricci o crespi, pelle scura (Quindi i
pigmei dovrebbero stare qui non sopra)
Introduzione:
Le norme
che seguono sono tese al rilancio dello spirito europeo della musica da ballo e
di intrattenimento, affrancandole da elementi di musica negroide o negrito.
Divieti:
E’ vietato
eseguire in pubblico musica che presenti aspetti tipici del modo di
improvvisazione, esecuzione, composizione e arrangiamento in uso presso i negri
e altra popolazione di colore. E’ altresì interdetto, nelle pubblicazioni,
annunci orali o scritti, ecc. definire la musica eseguita o da eseguire con le
parole “jazz “ o “musica jazz”.
Principali
caratteristiche che differenziano questa musica dalla concezione europea:
Uso di
mordenti totalmente indefiniti, trilli ostentati, glissando ascendenti e
discendenti ed effetti similari ottenuti dai negri mediante eccessivo vibrato
tecnica di labbro e/o scuotimento dello strumento. (In termini jazz effetti come shake, dinge, smear e whip).
Altresì
vietato è l’impiego di un’intenzionale vocalizzazione del suono dello strumento
a imitare un suono gutturale. (In
termini jazz, l’uso del growl negli ottoni e delle sonorità dirty nei fiati in
genere)
Pure
vietato è l’impiego di un intenzionale approccio strumentale al canto mediante
sostituzione al testo di sillabe prive di senso. (In termini jazz il canto scat e
l’imitazione vocale di strumenti)
Sono del
pari vietate l’intonazioni hot e le brevi frasi ripetute più di tre volte nel
corso di un assolo (In termini jazz, i
riff).
E’ anche
vietata l’esasperazione del basso negroide sulla triade arpeggiata (In termini jazz il boogie woogie)
Strumenti
vietati:
E’ vietato
l’impiego di strumenti primitivi, come la quijada (mascella d’animale serrata ritmicamente) dei negri cubani e
il washboard dei negri americani. Non è altresì permesso l’uso per gli ottoni
di sordine in gomma e in metallo, accompagnate o meno da specifici movimenti
della mano (In termini jazz, plunger,
wah wah e tutte le altre sordine) . Vietati sono altresì i prolungati assolo
di batteria e l’interruzione dell’accompagnamento durante gli assolo (In termini jazz, i break e gli stop
chorus) . E’ inoltre vietata l’abnorme accentuazione del secondo e
quarto tempo nella battuta 4/4 (In
termini jazz gli accenti sul levare o un effetto prolungato di offbeat)
Tale esempio di stupida e ottusa pignoleria tedesca è stata redatta, evidentemente, da qualcuno esperto di jazz. Il problema è che anche gli agenti della Gestapo avrebbero dovuto essere jazzisti,altrimenti come avrebbero potuto scoprire e condannare chi avesse infranto questi divieti?
Anche questa piccola storia mette in rilievo l’enorme
stupidità della propaganda nazifascista, una stupidità che purtroppo ha
causato stragi e sterminio.
Documenti tratti dall'opera "il jazz in Italia dallo swing agli anni '60"
martedì 9 marzo 2021
The "Untouchables " del Recovery Fund
Luciano Granieri
Diversi movimenti e organizzazioni locali invitano ad avanzare proposte sul come utilizzare i soldi del Recovery Fund nell’ottica della promozione e qualificazione del proprio territorio. L’intento oltre che condivisibile è nobilissimo, ma secondo me del tutto irrealizzabile. Sia per la quantità, non la marea di soldi di cui si favoleggia, sia per le modalità in base alle quali essi verranno distribuiti e chi decide la loro allocazione. Sulla dotazione economica vorrei porre alcune riflessioni:
La prima: Nel PNRR approvato dal governo Conte nel gennaio scorso la somma totale del Recovery Plan ammonta a 223,91 miliardi di euro. Di questi 14,4 sono risorse aggiuntive che non verranno utilizzate. 13, provenienti dal React-EU di competenza regionale, sono stati trasferiti alla gestione centrale (non soldi aggiuntivi, ma trasferimenti dalle Regioni allo Stato). 21,2 sono prestiti anticipati dal Fondo Sviluppo e Coesione compresi, come i 13 mld sopra citati, nel bilancio europeo 2021-2027 ancora da definire . Questi ultimi sono soldi a debito su cui pagheremo degli interessi. Al netto delle risorse indicate, ma non utilizzate, il pacchetto totale è di 209 miliardi. Ma pare che, notizia di ieri, le risorse messe effettivamente a disposizione dall’Europa saranno di 191, 5. Potenza del governo dei migliori! In meno di mese di attività è riuscito a polverizzare 17,5 miliardi di trasferimenti dalla UE.
La seconda: Rimaniamo comunque ai 209 miliardi richiesti, per ora possiamo ragionare solo su quelli. 127,1 sono prestiti, su cui pagheremo interessi e 68,9 (più i 13 sottratti alle Regioni) sono sovvenzioni a cui andranno detratte le somme che dovremo stanziare come garanzia ai mercati finanziari che ci presteranno i soldi a fronte di titoli di debito comuni emessi dalla UE.
La terza: dei 127,1 miliardi di prestiti 65,7 sono già impegnati, ossia, vanno a coprire spese già pianificate, in più 13 sono sottratti alle Regioni, per cui le risorse nuove reali disponibili aggiuntive, sono 130,8 e non 209
La quarta: a fronte di risorse aggiuntive di 130,8 miliardi dovremmo pagare interessi per debiti pari a 127,6 miliardi.
La quinta: l’erogazione dei fondi così definiti, sarà somministrata in 6 anni per cui tutto questo mare di soldi si risolve nella disponibilità di 21,8 miliardi l’anno . Ad esempio i soldi necessari per la transizione verde ammonteranno, più o meno, a sei miliardi l’anno e quelli per la sanità a poco più di un miliardo. Giova ricordare che per il solo 2020 l’Italia ha speso 165 miliardi fra spese sanitarie e di ristoro.
La sesta: Il regolamento
del Recovery and Resilience Facility approvato
dal Parlamento Europeo un mese fa, con
voto anche dell’ex antieuropeista lega, all’art.10 attesta che: si potrà interrompere l’erogazione dei fondi in caso di disavanzo
eccessivo, o in caso di squilibri eccessivi. Ci si riferisce, ai parametri del patto di stabilità: raggiungimento del 60% debito/pil,e 3% di
deficit. In pratica gli Stati destinatari del Recovery Fund dovranno attivare le
procedure necessarie affinchè tali
obiettivi possano essere raggiunti, pena l’interruzione dell’erogazione dei fondi.
Il patto di stabilità, uscito dalla porta con la sua sospensione almeno
fino al 2022, rientra dalla finestra attraverso il New Generation EU, e ci
rientra in modo ancora più definitivo. Nel senso che la posizione di uno Stato
non è più negoziabile con la Commissione, che potrà decidere di tagliare i
denari qualora il piano di devastazione sociale non dimostri di navigare deciso e sicuro all'approdo dell’austerity.
Possiamo immaginare che tipo di pianificazione dovrà essere adottata per raggiungere gli obbiettivi imprescindibili
scritti nel regolamento a fronte di una
situazione debitoria aumentata proprio a causa dei prestiti accumulati dal
Recovery Fund. Permangono poi le
condizionalità previste per ogni singolo Paese al rispetto delle quali è legata
l’erogazione dei fondi: per l’Italia si tratta delle riforme sul lavoro, sulla
giustizia e sulla progressività fiscale.
Deduzioni
Come è evidente, a fronte di pochi soldi (in relazione alla portata della crisi sanitaria ed economica) erogati dalla Ue, ci troveremo a pagare prezzi pesantissimi sia in termini economici che, soprattutto, politici. E’perciò fondamentale che il beneficio di tali fondi venga destinato a chi, secondo i giudizi insindacabili del mercato, li merita. Cioè a poche grandi multinazionali globalizzate, mentre i costi, finanziari e politici, devono gravare sulla collettività.
Il governo Draghi, grazie al killeraggio di una manovalanza squallida e infame, al soldo dei potentati finanziari, facente capo a Matteo Renzi, si è costituito proprio con questa missione. Gli indirizzi dell’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi (andato a vaccinarsi negli Emirati Arabi come tanti altri Vip della serie io so’ io e voi…..) sono chiare in questi senso. Egli , nel presentare il piano energetico 2020-2024, tranquillizza gli azionisti sul fatto che il programma di decarbonizzazione previsto per il 2050, sarà finanziariamente realizzabile, perché alla fine comandano i manager, non quattro esasperati ambientalisti. I 14 grandi progetti già pianificati godranno di un aumento di fondi del 70%. Chissà da dove arriveranno? Essi riguardano la veicolazione di energia attraverso il gas e l’idrogeno che comunque verrà ottenuto, per ora e ancora per molto, attraverso l’utilizzo di idrocarburi, con lo stoccaggio della CO2 sottoterra, alla faccia della rivoluzione verde!
Ma ciò che toglie ogni dubbio è la decisione del Mef di affidare la gestione dei soldi del Recovery Fund alla società di consulenza americana Mc Kinsey. Una multinazionale che indirizza i suoi preziosissimi suggerimenti verso la macelleria sociale come base per l’escalation del profitto da realizzare ad ogni costo.
Fra le tante nefandezze attribuite a questi manager d’assalto, spiccano
consulenze per l’amministrazione Trump e per il regime sanguinario dell’Arabia Saudita . La
Mc Kinsey accettò di
pagare 600 milioni di dollari per porre fine alle indagini che la vedevano accusata di aver spinto la somministrazione di
farmaci alla base della crisi degli oppiacei: causa di morte di oltre 450mila persone negli USA
negli ultimi due decenni. Sarà un caso che proprio dalla Mc Kinsey arriva il
neo ministro per l’innovazione Vittorio Colao?
In questo quadro
parlare di coinvolgimento partecipato dei cittadini nella gestione del Recovery
Fund è del tutto fuori dalla realtà. Se da questa partita sono stati esclusi gran parte
dei ministri demansionati a tenere buono il popolo vessato, (la ciurma selezionata come contentino della mefitica melma
partitica tappetino dell’illuminato), e il
Parlamento, già esautorato dal governo precedente, come possiamo solo
ipotizzare una partecipazione dei
cittadini?
Che fare
Io proporrei invece di spingere i nostri amministratori a fare buon uso dei cari vecchi fondi strutturali europei attraverso i Programmi Operativi Regionali cofinanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (POR-FESR). La loro dotazione ancora è da stabilire, avverrà nell’ambito della programmazione economica 2021-2027, probabilmente sarà decurtata di alcuni finanziamenti che confluiranno nel Recovery Fund. Solo così sarà possibile pianificare progetti condivisi. Con il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni locali, si potrebbero avere ottime possibilità di fare delle buone cose per il nostro territorio. Ma è chiaro che le modalità dovranno essere molto diverse da quelle usate in passato e il primo atto dovrà proprio passare dall’implementazione della partecipazione e controllo da parte delle organizzazioni territoriali e dei cittadini affinchè i fondi siano utilizzati realmente per la realizzazione di progetti utili alla comunità e non per foraggiare le solite lobbies.
Infine urge una mobilitazione
forte e condivisa contro l’insano piano di sfruttare la crisi pandemica per favorire ancora di più i grossi interessi del capitale finanziario, proprio attraverso il
controllo del Recovery Fund. Quando il
capitalismo si trova di fronte al proprio fallimento ed è successo molte volte
in passato, come oggi , s’incattivisce, pretende soldi pubblici indirizzati
esclusivamente alla realizzazione piena del profitto, nessun obolo deve essere
sprecato nel sociale. Proprio non si vuole capire come sia stato il modello basato
sullo sfruttamento di tutte le risorse, umane e naturali, proprie della
finanziarizzazione e globalizzazione
dell’economia a favorire prodursi e il diffondersi del virus. Ed è
questo modello che va combattuto. Senza se e senza ma.
lunedì 8 marzo 2021
IL CAOS REGNA SOVRANO AL CENTRO VACCINI ANTICOVID . ASL VIA FABI
Francesco Notarcola – Coordinatore dei Cittadinanzattiva Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone.
Questa mattina, domenica 7 marzo 2021,
abbiamo raccolto la rabbia e la protesta di centinaia di persone anziane e loro
familiari per il caos che regnava al CENTRO Vaccini ANTICOVID della Palazzina Q
della ASL di Frosinone in Via Fabi.
Disagio enorme per tutti, costretti a
stare in piedi ed al freddo per ritirare e compilare il modulo e il numeretto,
in attesa del proprio turno, con i vigilantes che si sono trasformati in
organizzatori e gestori di questa parte del servizio, come se fossero
dipendenti ASL.
Una volta entrati sembrava essere al
mercato del giovedì. Chi gridava a destra “ Chi deve fare la seconda”? mentre
altri gridava a sinistra “ Chi deve fare la prima”?
Alle ore 11 era stato vaccinato l’84°
paziente, dopo tre ore di lavoro con 5 postazioni, una sala di preparazione, un
medico di controllo ed alcune altre persone alle prese con le pratiche
burocratiche.
Dopo aver fatto il vaccino si era
costretti ad attendere il famoso quarto d’ora, in piedi o fuori perche i posti
a sedere non erano sufficienti.
A nome dell’assemblea territoriale di
Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato di Frosinone,
esprimiamo la nostra più forte indignazione, delusione e protesta per quanto
abbiamo vissuto e fotografato, chiediamo l’immediato intervento della
Direttrice generale della ASL per mettere fine a questo vergognoso stato di
cose.
Sarebbe, inoltre, quanto mai opportuno e
necessario, data la grave e delicata situazione, riprendere il confronto tra i
rappresentanti della scrivente Organizzazione e la dirigente della ASL,
confronti sospesi dalla partenza del Direttore Russo.
Frosinone 7 marzo 2021
venerdì 19 febbraio 2021
Sora: In piazza contro la deriva fascista
Luciano Granieri Rigenerare Frosinone
IN PIAZZA CONTRO LA DERIVA FASCISTA.
L’Oscurantismo e i rigurgiti nostalgici per la follia nazifascista dilagano nella nostra Provincia.
In pochi mesi abbiamo assistito alla condivisione dell’assessore alla cultura del Comune di Ceccano, Stefano Gizzi, delle deliranti tesi cospirazioniste della congrega americana QAnnon, quella che aveva denunciato la presenza di presunti, quanto inesistenti, poteri occulti contro Donald Trump, e la piena convinzione che le elezioni americane fossero state condizionate da brogli elettorali contro il presidente sconfitto.
A seguire irrompe un ignobile fotomontaggio su Facebook da parte del consigliere di maggioranza Marco Ferrara di Frosinone (FdI) , nella quale si usa l’immagine del campo di sterminio di Auschwitz, modificata sostituendo la parola “vaccino” a “lavoro”, scritta sul cancello, per promuovere una campagna contro i vaccini anti-covid.
Dopo pochi giorni, per la giornata della memoria, lo stesso sindaco di Frosinone pubblica una foto sui social in cui mostra la propria mano vergata da un numero, scritto a penna, ad imitazione delle marchiature impresse sulle vittime della Shoah. Un’azione, secondo il sindaco, volta a rimarcare l’orrore di quello sterminio ma del tutto fuori luogo, ed evidentemente provocatoria vista la nota appartenenza politica del primo cittadino del Capoluogo.
A seguire la comparsa per le vie di Frosinone di una vela pubblicitaria commissionata dal movimento Pro-Vita, che diffonde un messaggio nel quale si ammoniscono le donne a non abortire, rivendicando la superiorità dei diritti dell’embrione rispetto al corpo femminile, e di fatto a mobilitarsi contro la legge 194.
Ed infine, e speriamo che sia l’ultimo episodio, ma ahimè non ne siamo assolutamente sicuri, consiglieri comunali di Sora, appartenenti al Partito di Fratelli d’Italia , hanno proposto di dedicare ai martiri delle Foibe uno spazio nel quale reinstallare una stele del periodo fascista dedicata a Filippo Corridoni, che nulla ha a che vedere con i drammatici eventi avvenuti sul fronte orientale a seguito della crudele e odiosa occupazione fascista.
Del resto, la Ciociaria non è fuori dal mondo e risente della virulenta ondata revisionista in atto da almeno 30 anni a questa parte. Una vulgata che vuole la resistenza e la Costituzione Antifascista, simulacri comunisti contrapposti a quelli fascisti , e non atti fondanti della nostra Repubblica Democratica. Una vulgata, disgraziatamente fomentata da esternazioni, che vengono da lontano, da Luciano Violante dell’allora Pds, oggi Pd, il quale, nel discorso d’insediamento come presidente della Camera , invocava il rispetto delle ragioni dei ragazzi di Salo’.
Una corrente mefitica, finalizzata alla colpevolizzazione dei partigiani e alla giustificazione e riabilitazione dei repubblichini. Non c’è dunque da meravigliarsi se la Costituzione e la lotta di liberazione sono considerati simboli di parte di fantomatici opposti estremismi . Persino il Parlamento Europeo nella risoluzione approvata il 19 settembre 2019, ha equiparato il fascismo al comunismo, condannando entrambi, sorvolando sul fatto che lo stalinismo era una deformazione dell’idea comunista, e che a librare Auschwitz siano state proprio le truppe sovietiche.
E’ quindi conseguente che la deformazione, dequalificazione degli elementi fondanti la nostra democrazia, portino membri delle istituzioni identificati nell’”altra parte” ad ignorare, quando non oltraggiare la Carta sulla quale hanno giurato nel prendersi carico delle loro responsabilità di amministratori pubblici.
Questa melma si è consolidata e riversata anche nel nostro territorio, e non poteva essere diversamente, accompagnandosi a tutta la paccottiglia annessa di discriminazione contro gli immigrati, le donne, i gay e contro ogni categoria che si distingue dal maschio bianco occidentale e ricco.
E’ del tutto evidente che non possiamo cambiare sin da subito questa deriva culturale sedimentata nei decenni, ma possiamo batterci negli ambiti locali affinchè essa sia limitata, contrastata. E dobbiamo farlo con forza e costanza. Siamo scesi già in piazza a Frosinone, contro l’assessore Ferrara e la vela pro-vita e continuiamo anche con la manifestazione di Sora contro la stele fascista che degli amministratori digiuni di storia e sensibilità democratica vogliono impiantare in ricordo di una tragedia che vede come primi responsabili proprio i loro osannati eroi del ventennio.







