Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 11 settembre 2010

l'11 settembre che nessuno ricorda (Ken Loach)

da una segnalazione di Nando Simeone.






« Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento. » 
(Estratto dall'ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l'11 settembre 1973 )

Nel settembre del 1973, i continui scioperi, l'altissimo tasso di inflazione e la mancanza di materie prime avevano precipitato il paese nel caos.

L'11 settembre di quell'anno, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet, misero in atto il golpe cileno del 1973 contro Allende. Durante l'assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda, Allende decise allora di uccidersi piuttosto che arrendersi a Pinochet.

Tuttavia non sono del tutto chiare le circostanze della sua morte: la versione ufficiale, confermata dal suo medico personale è che il Presidente si tolse la vita con un fucile AK-47 donatogli da Fidel Castro, mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet mentre difendeva il palazzo presidenziale.

Negli anni Ottanta il suo medico personale diede in un'intervista (trasmessa dalla trasmissione televisiva Mixer di Giovanni Minoli) una versione dettagliata dell'accaduto. Secondo il racconto del medico, che era insieme con Allende all'interno della Moneda, a seguito del bombardamento aereo e del successivo incendio, Allende disse a coloro che con lui difendevano la Moneda dalle finestre del primo piano di uscire dal Palazzo ormai indifendibile rimanendo solo nell'ufficio. Il medico rientrò poco dopo nell'ufficio, proprio nel momento in cui Allende si stava uccidendo con una scarica di mitragliatore alla testa dal basso in alto. In particolare il medico disse di aver visto la parte superiore della calotta cranica di Allende volar via per effetto della scarica.

In seguito al colpo di stato, in Italia ci furono molti scioperi in solidarietà con Allende e il popolo cileno. Italia e Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet, e per tutti i 17 anni di dittatura ufficialmente rimasero in carica gli ambasciatori accreditati da Salvador Allende.

Il colpo di Stato, che molti cileni speravano proteggesse la costituzione, ora si manifestava in tutto il suo orrore. Pinochet avrebbe di fatto regnato, non democraticamente eletto, per i successivi diciassette anni. La violazione dei diritti umani da parte del suo governo è stata, così come testimoniano precise prove documentali, sistematica prassi quotidiana, e alla fine del lungo periodo di dittatura si stimarono più di 3000 vittime (anche non cilene), fra morti e desaparecidos e circa 30.000 persone torturate (le cifre sono tratte dal Rapporto Rettig, un'inchiesta ufficiale condotta in Cile dopo la fine della dittatura di Pinochet, nel 1990).

Documenti ora declassificati indicano altresì come la CIA, il servizio di controspionaggio degli Stati Uniti d'America sia stato "longa manus" del governo di quest'ultimo Paese, appoggiando il rovesciamento con la forza di Allende, e ha incoraggiato e alimentato l'uso della tortura da parte del dittatore Pinochet.



Allende vive en la memoria:

Contestazione alla Gelmini a Bologna

dal Canale Youtube nikilnero



Alla festa della libertà i poliziotti in tenuta antisommossa hanno accolto i cittadini che manifestavano contro la riforma della scuola e sono volate manganellate.
La Gelmini alla fine non si è presentata, è stata rimpiazzata dalle ballerine brasiliane.




Finisce un esperienza se ne apre un'altra

della Rete Antifascista Metropolitana



Nel corso della nostra ultima riunione abbiamo preso una decisione, quella di porre fine all'esperienza della Rete Antifascista Metropolitana.
Circa due anni fa un gruppo di attivisti e attiviste che intendevano dare continuità all'originaria ipotesi di rete cittadina ampia e trasversale in grado di mobilitarsi e mobilitare unitariamente sulle tematiche legate all'antifascismo, diede vita al Ram-lab, un laboratorio antifascista che,
pur agendo con dinamiche da collettivo politico, mantenesse invariata la tensione iniziale, proponendo alle strutture di movimento e a tutte le persone antifasciste percorsi di dibattito, di analisi e di attivazione condivisi. Sotto questo di punto di vista le cose non sono andate come
speravamo e ormai possiamo tranquillamente affermare che l'ipotesi di rete antifascista nella nostra città è venuta meno, nonostante le innumerevoli relazioni create, nonostante i numerosi momenti condivisi con tanti e tante. Non è certo però venuta meno la volontà di affrontare quelle determinate tematiche ne tanto meno intendiamo interrompere un percorso di ricerca e di intervento politico che ha prodotto una serie di letture e di azioni a nostro avviso molto valide. Affrontare la tematica
dell'antifascismo uscendo dalla sclerosi della guerra fra bande ma inquadrando invece il fenomeno nel contesto più ampio della deriva autoritaria che investe il nostro paese e il nostro continente,
sviscerando a questo proposito il ruolo delle formazioni della destra radicale. Questa impostazione ci sembra assolutamente ancora in grado di produrre consapevolezza e di dare respiro a percorsi di attivazione. Come disse qualcuno ? Ricominciare da capo non significa ripartire da zero?. In questo
senso dalle ceneri della RAM sta nascendo una nuova aggregazione che chiamerà al confronto le persone interessate, che proporrà iniziative, che si relazionerà con chi vorrà condividere chiacchiere e fatti concreti. Un grazie a tutti coloro che hanno fatto vivere la Ram nella città di Roma e
un arrivederci a presto agli antifascisti e alle antifasciste. Ci becchiamo in giro.





Questa è la mia promessa

di Rebecca Vilkomerson,  Jewish Voice for Peace


Dear Luciano,
Tonight, the Jewish year of 5770 will come to an end, and a new year will begin.
One of the most beautiful elements of Jewish tradition is the opportunity during this time to look back and look forward - to acknowledge our wrongs of the year past, to honestly assess our actions, to think about what our hopes are for the next year, and how we will try to fulfill them.
We invite all of you - Jews and non-Jews alike - to take a moment, reflect, and share with us your hopes, dreams, and promises for the future on our website, This Is My Promise.
Our promise to you this year is to be more powerful, more courageous, and more effective in building a fierce and fearless movement for justice for all peoples in Israel and Palestine.
That's why we are so deeply gratified to start the year with such extraordinary news.
One, we are greatly honored that Rabbis Brant Rosen and Alissa Wise will be the co-chairs of Jewish Voice for Peace's new Rabbinical Council. You can learn more about the Council here, and download prayers and reflections that you can use during this holiday. We know they will help you spark a dialog and raise awareness.
Two, a brave group of Israeli actors, writers, playwrights and directors recently declared that they would not cross into the West Bank to perform in an illegal settlement. You could think of it as their promise for the year. They were immediately vilified by Prime Minister Bibi Netanyahu and countless others and asked us for support.
We went to our friends in the arts world and the amazing happened: more than 150 of the bright lights in American film and theater stood up to support these artists of conscience, including people like Stephen Sondheim, Hal Prince, Tony Kushner, Julianne Moore, Mira Nair, Cynthia Nixon, Mandy Patinkin, Ed Asner, Wallace Shawn, Jennifer Tilly,  Eve Ensler, Vanessa Redgrave and so many more.
No matter what happens next, this is already a breakthrough in shining a bright light on the illegality of the Israeli settlements, and the necessity of taking a stand for human rights and international law. And because it is happening now, at the New Year, I can't help but consider the meaning of standing up for what is right in this world - and that for our brothers and sisters in Palestine, the consequences of speaking their conscience is so much greater.
And so...I'm making a promise this year: To remind the world to fight for justice for Palestinian prisoners of conscience. To continue to stand in solidarity with the brave Israelis who are speaking out. To do everything we can to continue to build a movement that fights for equal rights - nothing more, nothing less - for everyone, Palestinian or Israeli.
And in the end, we face the new year with great hope. Our movement is stronger than ever, and the tide is turning. What is your hope for this year? Tell us at www.thisismypromise.org.
Shanah Tovah - Happy New Year - may it be a year of sweetness, peace, and justice for you, your family, your loved ones, and the world.

And to our Muslim friends Ramadan Kareem and Eid Mubarak.  




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Stanotte l’anno ebraico del 5770 si avvia alla conclusione ed un nuovo anno inizierà.

Uno dei più belli elementi della tradizione ebraica è l’opportunità, durante questo periodo di guardarsi indietro e di guardere avanti per riconoscere le nostre colpe dell’anno passato, per valutare onestamente le nostre azioni, per pensare a quale siano le speranze per il nuovo anno e come cercheremo di realizzarle. Invitiamo tutti voi ebrei e non ebrei di concedersi del tempo, riflettere e condividere con noi le vostre speranze, sogni e promesse per il future sul  nostro sito web   THIS IS MY PROMIS  
La nostra promessa per voi quest’anno sarà quella di essere più determinati più coraggiosi e più efficaci nella costruzione di un movimento forte e coraggioso  per la giustizia di tutti i popoli in Israele e in Palestina.

Questo perchè siamo così profondamente gratificati di iniziare l’anno con alcune notizie straordinarie.

Uno: Siamo profondamente onorati che i rabbini Rabbin Brant Rosen e Alissa Wise saranno insieme i presidenti del nuovo consiglio Rabbinico di “Jewish Voice for Peace” E’ possibile saperne di più sul consiglio  CLICCANDO SU QUESTO SITO  e scaricare le preghiere e le riflessione che potreste usare durante queste feste. Sappiamo che vi saremo di aiuto a promuovere il dialogo e la sensibilizzazione

Due: Un gruppo coraggioso di attori israeliani, scrittori drammaturghi e registi ha recentemente dichiarato che non avrebbero attraversato la Cisgiordania per esibirsi in un insediamento illegale. Potreste pensare che questa è la loro promessa per l’anno nuovo. Sono stati immediatamente vilipesi dal primo ministro Bibi Netanyahu e da molti altri e hanno chiesto  a noi di aiutarli. Siamo andati presso i  nostro amici del mondo dell’arte ed è successo qualcosa di sorprendente più di 150 fra le stelle luminose del cinema e del teatro americano si sono sollevati per aiutare questi artisti di coscienza incluse persone come Stephen Sondheim, Hal Prince, Tony Kushner, Julianne Moore, Mira Nair, Cynthia Nixon, Mandy Patinkin, Ed Asner, Wallace Shawn, Jennifer Tilly,  Eve Ensler, Vanessa Redgrave e molti altri. Non importa cosa accadrà dopo questo è già un passo avanti per accendere una luminosa luce sull’illegalità degli insediamenti israeliani e sulla necessità di schierarsi a favore dei diritti umani e le leggi internazionali. 

E dal momento che ciò sta accadendo adesso per il nuovo anno non posso fare a meno di considerare il significato di battersi per ciò che è giusto in questo mondo e che per i nostri fratelli e sorelle in Palestina la conseguenza di far parlare le proprie coscienze à tanto più grande. Quindi sto facendo la mia promessa in questo anno di ricordare al mondo di battersi per la giustizia e i prigioniero Palestinesi in coscienza di continuare a schierarsi in solidarietà con i coraggiosi israeliani che stanno protestando per questo di fare più che possiamo  per continuare a costruire un movimento che si batte per l’uguaglianza dei diritti ne più e ne meno per tutti, Palestinesi e Israeliani. E alla fine ci poniamo di fronte al nuovo anno con grande speranza. Il nostro movimento è più forte che mai. Il vento sta cambiando. Qual’è la vostra speranza per quest’anno? Comunicatecelo sul sito  www.thisismypromis.org .
Shanah Tovah - Happy New Year - può essere un anno di dolcezza, di pace e di giustizia per voi, la vostra famiglia, i vostri cari, e il mondo. E per i nostri amici musulmani Ramadan Kareem e Eid Mubarak.

 

venerdì 10 settembre 2010

Bonanni cacciato da Torino

- dal Partito dei Carc

Gli squadristi della CISL, DIGOS e celere cercano di impedire la contestazione al capo del sindacato giallo, senza riuscirvi.

Ieri - 9 settembre - è toccato a Bonanni lasciare il palco che vergognosamente gli è stato offerto dal PD a Torino. Lo ha lasciato scappando, inseguito da fischi, grida e un fumogeno: le “armi” con cui lavoratori, precari, studenti, compagni e compagne hanno contestato il capo della CISL, all’indomani dei plausi e delle soddisfazioni espresse per il colpo di mano di Federmeccanica, che ha stracciato il CCNL forte proprio della porcata firmata da CISL, UIL e UGL nel 2009, l’accordo separato sulla contrattazione dei metalmeccanici.
Unanime il coro di solidarietà a Bonanni e di condanna ai contestatori (“squadristi”) da parte di tutte le forze del teatrino della politica: da quelli che dal PD guardano a destra (Bersani, Letta) a quelli che da sinistra guardano al PD (Vendola). Anche Di Pietro si è rimangiato in fretta e furia le parole con cui aveva benedetto la contestazione a Schifani avvenuta pochi giorni prima sempre a Torino, sempre alla “festa” del PD. Forse Bonanni è meglio di Schifani? O forse la ricetta Marchionne ha sedotto e convinto anche Di Pietro?
A colpi di contestazioni “impreviste” (innumerevoli quelle alla Gelmini nel corso di un anno, solo negli ultimi 15 giorni è toccato a Dell’Utri a Como, a Schifani, a Franceschini, fischiato a Roma dai precari della scuola in presidio di fronte al Parlamento, a Bossi, alla festa della Lega a Cuveglio (VA), a Maroni, al Berghem Fest) e di contestazioni annunciate (aspettando la Gelmini a Bologna) inizia a mancare la terra sotto i piedi dei politicanti borghesi e dei sindacalisti filo-padronali.
La risposta delle masse popolari agli arbitri, ai ricatti e al disastro della crisi sta mettendo paura ai lacchè dei padroni, perché non si tratta di episodi sporadici e isolati. Sono circondati. E adesso dobbiamo cacciarli!
Più le mobilitazioni popolari diventano un problema di ordine pubblico, più contribuiscono a rendere ingovernabile il Paese, tanto più portano scompiglio nel teatrino della politica borghese, infondono coraggio e combattività fra le masse e, in definitiva, creano le condizioni favorevoli a un governo di emergenza popolare.
Per questo motivo ai lavoratori, ai precari, agli studenti, ai compagni e alle compagne che hanno contestato Bonanni va il nostro incondizionato sostegno: con la loro iniziativa hanno mandato un segnale di solidarietà agli operai FIAT, a tutti i lavoratori e a tutti i settori popolari in mobilitazione.

Tranquillità sociale a rischio

da Associazione Politico- Culturale 20 ottobre




La tranquillità sociale e sindacale in fabbrica e nel mondo del lavoro è fortemente a rischio”. A lanciare questo preoccupante allarme è l’Associazione Politico Culturale “ 20 Ottobre” dopo essere venuta a conoscenza delle ultime “mosse” della Federmeccanica che ha revocato il contratto di lavoro.
“Si è verificata una cosa molto molto grave – afferma preoccupato Oreste Della Posta, esponente di spicco dell’Associazione. In questi giorni infatti Federmeccanica ha disdetto il contratto collettivo nazionale del 2008 firmato da tutti i sindacati. Facendo questo – spiega – da oggi in avanti si fa riferimento al contratto non firmato dalla Fiom. Questo perché la Federmeccanica si è allineata alle posizioni della Fiat ed all’accordo separato di Melfi”.
“ Questo è di una inaudita gravità in quanto la Fiom, che non ha formato il contratto, è il maggior sindacato del settore metalmeccanico con i suoi 400mila iscritti. Tutto ciò – continua Oreste Della Posta – non è democratico ed aumenta ed esaspera la conflittualità all’interno del mondo del lavoro e mette a repentaglio i rapporti da impresa, sindacati e lavoratori”.
“Ciò – dice – non è accettabile e non serve al mondo dell’impresa e del lavoro soprattutto in un momento di crisi profonda che stiamo vivendo. Così facendo ne pagheranno le conseguenze i soliti noti: i lavoratori, i precari, i disoccupati. Tutto in nome dei una maggiore produttività. Noi pensiamo – afferma Della Posta – che la ricetta sia un’altra. Bisogna dare maggior impulso ai salari sostenendoli, ed in particolare è necessario sostenere in consumi. Il problema non  sono i salari. Per capirlo basta guardare la Germania che, nonostante i salari più alti di tutta l’Europa sta uscendo molto velocemente dalla crisi senza creare fratture sociali”.
“E’ necessario – dice – che tutte le parti si siedano intorno ad un tavolo e di comune accordo cerchino soluzioni che possano ridare slancio alle imprese, all’occupazione ed ai salari. Per questo facciamo appello a tutti  per una grande manifestazione unitaria in  difesa della pace sociale e dei diritti dei lavoratori soprattutto nella nostra Ciociaria dove il settore metalmeccanico è fortemente in crisi e le mosse di Federmeccanica non fanno altro che aggravare la situazione e mettere a rischio la pace sociale. È un rischio che non possiamo assolutamente correre e per evitarlo – conclude Oreste Della Posta – c’è bisogno della mobilitazione di tutti: lavoratori, politica e sindacati.

Storie di Operai

- di Luc Girello, musiche e testi (qui tradotti in italiano) di Daniele Sepe.

Le storie che gli operai raccontano ai  giovani figli  alternativi  i quali  non capiscono. Il guaio è che non capiscono neanche i sindacati, per cui se vola qualche fumogeno non ci si deve lamentare.








Padre:
Uah che giorno come mi brucia la fronte, vieni qua siediti che adesso ti racconto
Abbiamo urlato erano male intenzionati, ci siamo picchiati alla rinfusa, un padre vicino ad un altro padre, un fratello un passo che muove un altro passo, di fretta nella ressa la massa operaia, compagni tra la polizia che porta guai, fuori l’ambasciata americana il caos, il corteo è inseguito con i manganelli, il bello è che nel parapiglia colpivano dove capitava, sul destino di duemila famiglie, figlio mi ascolti, di questi tempi l’operaio non vale niente, è una vita di stenti a questi uomini spregevoli abbiamo detto senza paura “ladri sono tornati i minatori”

Figlio:
Ma papà alla tua età, i tempi cambiano questo non si fa, le nuove idee possono elaborare modelli nuovi  di sicurezza sociale, viaggiare, globalizzare democraticamente partecipare, fuori dai recinti dobbiamo guardare, portare alla ribata no ribaltare.

Padre:
Ragazzo ma mi hai capito, aspetta ricominciamo, a terra sei caduti, ti si è formata  al guerra in testa! Roma abbiamo lasciato con il traghetto per la Sardegna, tutti a piangersi il lavoro con le bestemmie , ieri le miniere oggi l’alluminio, ci buttano fuori e per le famiglie è uno stermino, Porto Vesme domattina occupiamo lo stabilimento, ecco il trattamento, questo impero di furfanti vive sulla precarietà, passandosi la responsabilità di quà e di la, “sentite adesso dovete pagarla l’elettricità” e la multinazionale fa il ricatto e non ci sta, il governo fa bla bla, niente si muove, Papi nell’alcova e noi fuori dall’Alcoa, teniamo pure il cappellaio a corte, un Cappellacci alla corte e chi t’è mmuorto.

Figlio:
E dai papà per carità, brutalità non è la modalità la nuova sinistra è il futuro politico, fa un discorso e un percorso autocritico, non ideologico, non demagogico, cambiare con i tempi è fisiologico, no manganelli, nuovi modelli si fa politica ad alti livelli.

Padre:
Ti sei rimbecillito, davvero non hai idea, per te la scala mobile è solo quella dell’Ikea, il 70’ le 150 ore, io ora con te me la sbrigo e  mi ci vuole un quarto d’ora, il sudore, lo statuto dei lavoratori, ti tolgo i soldi dalla paghetta e ti fai in culo, le manifestazioni, la militanza, sei troppo stronzo.

Figlio:
Polemiche a parte noi giovani democratici  di sinistra, parteciperemo in manera massiccia per vivificare democraticamente le prossime elezioni, portando alla ribalta l’espressoini i volti e le personalità che possono incarnare il vero spirito del giovane democratico italiano che vive per e nella società contemporanea....

Padre:
Ma vedi un po’ questo e gli do pure da mangiare! La laurea in scienze politiche a cosa ti è servita, nottate a fare “l’alternativo” la mattina si sveglia alle undici, se ci fosse tua madre, ma sai che tidico, vai a lavorare, vai a rubare.

Coro:
un bullone un culo e un culo un bullone
un bullone un culo e un culo un bullone
un bullone un culo e un culo un bullone