Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 9 novembre 2010

Teniamo aperto il Museo di Via Tasso a Roma

da Carc Federazione Lazio


IL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE IN ROMA PRESSO VIA TASSO 
STA DEFINITIVAMENTE CHIUDENDO. IERI 7 NOV. 2010 E' STATO UFFICIALIZZATO DAL PRESIDENTE DEL MUSEO MEDESIMO.
E' UN AFFRONTO ALLA CITTA' DI ROMA, AI SUOI MORTI, A CHI HA RESISTITO A TUTTI COLORO CHE ANCORA SOFFRONO DOPO DECENNI PER LA BARBARIE SUBITA DA FAMIGLIARI, AMICI E COMPAGNI. LA' SONO SCOLPITE CON LE UNGHIE E CON I MANICI DI CUCCHIAI NELLE PARETI LE ULTIME GRIDA STRAZIANTI DI CHI FU SEVIZIATO E TORTURATO. LA' ORA VI SONO I DOCUMENTI "VIVI". LA' E' LA NOSTRA MEMORIA. QUESTO GOVERNO DI BANDITI STA ATTUANDO UN PIANO PRECISO: DISTRUGGERE L'IDENTITA' DEI CITTADINI. ESPROPRIARLI DELLA BELLEZZA, DELLA STORIA, DELLE ORIGINI. E' UN PIANO SCIENTIFICO, ORGANIZZATO E DA ATTUARE. CROLLA POMPEI TRA IL MENEFREGHISMO DI TUTTI COSI' COME CHIUDE UN MESEO DOVE E' STATA MESSA IN ATTO L'ELIMINAZIONE DELLA VITA, IL DISPREZZO PER IL PROSSIMO. LO STUPRO DELLA DIGNITA'. 

PER POCHI MISERI EURO LO STATO CHUIDE UN MUSEO CHE TUTTO IL MONDO VISITA E CONOSCE.

TENIAMOLO APERTO NOI!

DI SEGUITO LE COORDINATE PER FARSI AVANTI CON QUELLO CHE SI HA. NON IMPORTA QUANTO IMPORTANTE E' FARE.

E FAR CONOSCERE AD ALTRI OVUNQUE SI TROVI IL NOSTRO INTERLOCUTORE

IL MUSEO HA UN WEBSITE DOVE CI SONO LE INFORMAZIONI E LO STATO DELL'ARTE.

lunedì 8 novembre 2010

Self Portrait, l'ossimoro stilistico di Mauro Bottini

di Luciano Granieri



E’ veramente un piacere ed un onore per noi presentare a tutti i naviganti del nostro blog   “Self Portrait” del    Mauro Bottini Quintet. Il sassofonista di Alatri ha finito di registrare in primavera, presso il  “Riff Raff Jazz  studio” di Roma , questo eccellente lavoro che    è stato presentato alla fine di ottobre, a Bologna  e ora è in vendita presso tutti i negozi.  Può essere acquistato  anche  online dal sito http://www.cdbaby.com/cd/maurobottini5et . Abbiamo potuto ascoltare, quasi in anteprima  l’album , grazie alla cortesia di Mauro e di Sabrina del caffè libreria Ithaca di Frosinone.  MAURO BOTTINI è uno dei  tanti  grandi  talenti sfornati  dal conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Diplomato in sassofono sotto la guida del professor Max Bettazzi,  si  è perfezionato attraverso l’esperienza maturata a fianco di importanti maestri, non ultimo quell’impagabile talent scout, grande musicista, divulgatore di jazz, nonchè nostro amico Gerardo Iacoucci. Bottini oltre che eccellente jazzista, è direttore dell’accademia di musica “Charlie Parker ad Alatri e direttore artistico dell’Alatri Jazz international festival camp; masterclass. In “Self portrait” lo strumentista ciociaro  unisce la sua maestria al sax tenore, soprano e al clarinetto con la sapienza improvvisativa di quattro musicisti di assoluto valore, protagonisti a pieno titolo del fiorente panorama jazzistico italiano. Ci riferiamo ad un mostro sacro del basso e del contrabbasso  come MASSIMO MORICONI, anche lui, guarda caso, diplomato al conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Il contrabbassista romano è uno dei più apprezzati e ricercati  strumentisti nel panorama  del jazz mondiale,  vanta collaborazioni con i più grandi jazzisti italiani e non,  da Enrico Rava, Enrico Pierannunzi , il compianto  Lelio Luttazzi, fino a Lee Konitz, Famoudou  Don Moye, Billy Cobham, Archie Shepp solo per citare i più noti. Un altro mostro sacro è il batterista  MASSIMO MANZI.  Anche Massimo vanta collaborazioni con i maggiori jazzisti italiani e mondiali:  l’ex area Ares Tavolazzi, e Pat Metheny su tutti. Il drummer , assiduo allievo della scuola di musica popolare di Testaccio, è in posseso di un drumming poliedrico, riesce ad esprimersi in maniera eccellente  nei tempi funky   , non a caso ha collaborato con Mike Marnieri già vibrafonista di uno dei gruppi funky più famosi quale gli “Steps Ahead” , ma è anche dotato di un swing raffinato  che spesso si combina con ritmi caraibici e sud americani. I complimenti ricevuti da batteristi del calibro di Max Roach, Elvin Jones, Steve Gadd e Jack De Johnette, nei vari clinics da lui frequentati, testimoniano la sua grande valenza tecnica. A cotanta ritmica si affianca,  il pianista  
PAOLO TOMBOLESI. Un’altro talento diplomatosi  al conservatorio Licinio Refice di Frosinone  sotto la guida di uno dei più grandi pianisti italiani Enrico Pieranunzi e dell’immancabile talet scout Gerardo Iacoucci, già ancora lui. Proprio con Iacoucci Tombolesi inizia la sua carriera, prima accompagnando il coro “The New Spiritual Singers”   poi come membro della "Modern big Band" gruppi diretti entrambi dal maestro verolano , ha poi suonato con i più grandi jazzisti del mondo Steve Grossman, Dusko Gojkovich, Gianluigi Trovesi, Maurizio Giammarco fra gli altri. Completa il quintetto il chitarrista  STEFANO MICARELLI, un musicsta dalla tecnica raffinatra che spazia dal jazz al rock, anch’egli come Manzi, collaboratore del vibrafonista Marnieri degli Steps Ahead e side man di importanti jazzisti. Il quintetto così formato, dalle doti musicali illimitate, dispensa emozioni in quantità industriale. Self Portrait, comprende 8 brani tre composizioni originali di Bottini: “The train for the moon”,  “flowers shop”, “self portrait”, tre ballads “Estate”  di Bruno Martino , “In a sentimental mood” di Duke Ellington,  il classico di George Gershwin “Summertime” e due  standards, “Four” di Miles Davis, “St.Thomas” di Sonny Rollins. La struttura di Self Portrait, consente ad ogni musicista di esprimersi,  secondo una combinazione di tecnica e feeling che fa emergere le grandi doti di ognuno  e nel contempo la forza creativa di tutto il gruppo. Il Cd si apre e si chiude con due composizioni originali  di Bottini in stile funky  “The train for the moon” e “self portrait”. “The train for the moon” è un’esecuzione sontuosa. Introduce Manzi con un incredibile tempo sdruciolo . Una scansione ritmica precisa e rigorosa, ma nel contempo carica di contro tempi che la rendono senza dubbio originale . Si prosegue con una strepitosa improvvisazione di Mauro Bottini al sax soprano e una funambolica performance di Micarelli alla chitarra. Estremamente blusey è l’intervento di Tombolesi. Dopo una efficace interpretazione di “Four” di Miles Davis, si prosegue con “Estate” di Bruno Martino. Il brano dell’autore italiano, entrato ormai a tutti gli effetti nel novero dei più famosi standards jazzistici mondiali (tra le varie interpretazioni, ricordiamo quella di Chet Baker  ma soprattutto quella del vibrafonista Bobby Hutcherson al Village Vanguard nel 1986 con Kenny Baron al pianoforte, Buster Williams al contrabasso e Al Foster alla batteria), offre a Bottini l’opportunità di regalarci un’improvvisazione al sax tenore stilisticamente perfetta con una sequenza di apreggi preziosi e sosfisticati, ma soprattutto una pulizia timbrica  degna del miglior Stan Getz . In realtà nella modalità espressiva di Bottini la lezione  dei Four Brothers dell’ orchestra di Woody Herman e in genere dello stile whity della west  coast anni 50’ traspira da ogni poro armonico. Ma la costruzione blusey dell’improvvisazione, contaminata da gli echi caratteristici di un Lester Young e di un Ben Webster,  rendono il linguaggio estremamente originale. Insomma un sassofonista dallo stile tipicamente bianco  che suona come un “nero”. Un’ ulteriore dimostrazione  di questa peculiarità si trova  in “Flowers Shop” , altra composizione originale di Bottini. Un blues classico ma dall’arrangiamento molto particolare in cui convivono un spirito bop, nelle misure di esposizione del tema e nell’assolo con il sax tenore e un momento di "New Orleans –free", stile la cui definizione non esiste   ma che secondo noi descrive bene il cambiamento di direzione che si determina quando Bottini passa al calrinetto. Si costruisce uno step intermedio, totalmente nuovo, fra  l’era di Barney Bigard e quella di  Joseph Jarman. “In a sentimental mood” di Ellington  ripropone le stesse suggestioni di “Estate” con un grande lirismo improvvisativo e una timbrica cristallina espressa tanto da Bottini quanto da Tombolesi e Micarelli.  In “St.Thomas” si esaltano le doti dei veterani . L’introduzione del duo Moriconi Manzi è da dieci e lode. Timing rigoroso  e contest improvvisativo di prim ordine  offrono un saggio di grande maestria tecnica per cui non è difficile capire quale siano le ragioni che inscrivono Manzi e Moriconi nel novero dei più grandi jazzisti mondiali. Ma il brano più bello e affascinante dell’album, a nostro parere, è “Summertime” . Qui Bottini si supera. Il pezzo si apre con una straordinaria performance di sax solo , senza accompagnamento, difficile da descrivere. Nel solitario fraseggio del sassofonista alterese convivono le anime di Stan Getz e John Coltrane, un ossimoro jazzistico unico a testimonianza di una grande personalità artistica. Ma Summertime non è solo Bottini . Manzi gioca con lo swing , va oltre , spazia in aree ritmiche inesplorate con beat incalzanti sul bordo del rullante e un uso mirabile dell’ hi-hat (charleston) confenzionando un drumming dai colori tenui, unici. Moriconi nello scandire il tempo con il basso vola leggero sulla tastiera facendo ampio uso degli    armonici. Micarelli e Tombolesi offrono due improvvisazioni importanti, tecnicamente perfette. Chiude il pezzo un’altra straordinaria performance di Bottini . Non a caso abbiamo deciso di farvi ascoltare questa esecuzione . L’album si chiude con “Self portrait” . Funky allo stato puro. Si finisce con lo stesso groove con cui si era iniziato. Insomma, tecnica, creatività, feeling sono gli ingredienti principali che caratterizzano “Self Portrait” del Mauro Bottini quintet, un album che si ritaglia uno spazio importante nell’ambito delle produzioni jazzistiche del 2010. Il programma di presentazione del CD prevede una serie di appuntamenti che Aut-Frosinone, grazie anche alla collaborazione del caffè libreria Ithaca seguirà passo dopo passo. Vi lasciamo dunque all’ascolto di Summertime. Good vibration for all of you.



Ornitologia Laziale

di Luc Girello


Chiedo scusa alla redattrice Fausta e a tutti naviganti del blog per questo mio momento di coglionaggine. Ma nonostante i diritti televisivi, il merchandising, gli affari oscuri, i presidenti affaristi, i presidenti del consigli  proprietari di squadre, IL CALCIO resta sempre una fonte di emozioni. E per un romanista come me  festeggiare il compleanno con la Roma che vince il derby   è una goduria pazzesca.  "Godo come un riccio" per dirla con l'allenatore della "maggica" Claudio Ranieri.  E poi sto messo meglio di Bertinotti che è tifoso del Milan e si trova Berlusconi come presidente. Dunque ecco il girello che descrive la metamorfosi dell'aquila olimpia dopo il risultato del derby.


sabato 6 novembre 2010

Lo scandalo che unisce Fini e Berlusconi e del quale nessuno parla



La storia di Leonida Maria Tucci, mobbizzato al Senato 


NAPOLI - Dopo la scissione con il Pdl, Gianfranco Fini ha subito un vero e proprio bombardamento mediatico da parte dei giornali del Premier Silvio Berlusconi per la sua casa a Montecarlo e per quell'intollerabile società off-shore dal sapore esotico. Dal canto loro, le riviste dell'opposizione, hanno tentato il solito contrattacco ricordando i dati sulle 64 off-shore possedute invece dal Cavaliere e pompando ossessivamente ogni dichiarazione scabrosa rilasciata da minorenni in cerca di gloria e quasi trentenni alle prese con sogni gieffini infranti. Nessuno dei supersegugi sguinzagliati dai vari Feltri e Belpietro, però, è riuscito a tirar fuori una storia incredibilmente melmosa e vergognosa che da anni interessa diversi gerarchi ex An e lo stesso defunto partito di Fini. Idem dicasi per la cosiddetta "sinistra" che da altrettanto tempo tace colpevolmente su questa vicenda.  Una vicenda che, è bene precisarlo, coinvolge in maniera trasversale sia An che il Pdl.

Iniziamo la nostra ricostruzione con il nome della vittima, Leonida Maria Tucci, confidando che il primo segnale alle coscienze di chi sa e tace o ancor peggio lavora per insabbiare sia così già arrivato.
Correva l'anno 1994, Leonida era un giovane addetto stampa solerte e molto motivato che lavorava, proprio all'interno di una della stanze di Palazzo Madama, per l’allora giovane gruppo parlamentare fondato da Gianfranco Fini. La prima, gravissima anomalia, si riscontra subito nel rapporto lavorativo tra il sig. Tucci ed An. Per rendersi conto di questo grande scandalo nato in casa finiana e poi "traslocato" nella casa delle libertà, basta infatti citare la breve ricostruzione che si trova all’inizio del ricorso presentato alla sezione lavoro del tribunale ordinario di Roma.
Nel documento si legge testualmente che:“Il Sig. Leonida Maria Tucci, dal 15 novembre 1994 e sino al 30 aprile 2008, ha prestato la propria attività lavorativa in via di fatto, cioè senza alcuna regolarizzazione ai fini contributivi e previdenziali; 
- dal 1 settembre 1996 al 30 aprile 2004 ha prestato la propria attività lavorativa in forza di ben 16 fittizi Contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa a tempo determinato, volti a dissimulare l’effettiva natura subordinata del rapporto di lavoro;
- dal 1 maggio 2004 al 31 marzo 2006 ha prestato la propria attività lavorativa in via di fatto, cioè senza alcuna regolarizzazione ai fini contributivi e previdenziali;
- dal 1 aprile 2006 al 30 aprile 2008, in forza di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con illegittima ed inappropriata applicazione del CCNL Commercio ed inquadramento nel IV° livello personale del suddetto CCNL”
Ciò significa che, proprio all’interno de luogo dove vengono approvate le leggi per lo sviluppo e la tutela della collettività, non vengono rispettati i diritti civili di base riconosciuti ad ogni lavoratore italiano. Leggendo le date della varie prestazioni lavorative, inoltre, si nota che la vicenda Tucci si è trascinata tra innumerevoli azioni ritorsive, intimidazioni, promesse mai mantenuti e contratti regolari mai firmati fino al 2008 e, cioè, anche dopo l’entrata di An all’interno del Pdl. Non è un caso, tra l’altro, che i responsabili verso i quali la vittima ha sporto denuncia sono il Senatore Altero Matteoli, il senatore Domenico Nania, il senatore Maurizio Gasparri e l’intero gruppo parlamentare (al Senato) del Popolo della Libertà. 
L’ultimo schiaffo alla famiglia Tucci, già devastata da oltre 10 interminabili anni di battaglie legali, ritorsioni, minacce, privazioni e ristrezze economiche, è arriva nei mesi scorsi dall’Inail. In pratica, nonostante i riscontri confermativi del medico legale, degli psichiatri e degli stessi ispettori inviati dall’istituto per valutare l’effettivo riconoscimento della malattia professionale al sig. Tucci, l’Inail, in maniera inconcepibile, illogica ed inspiegabile, ha deciso di non riscontrare il nesso di causalità tra la grave patologia da cui è affetta la vittima e ciò che quest’ultima ha subito al lavoro. (nesso tra l'altro pienamente confermato anche dall’Asl di Pescara)
Un’odissea di ingiustizie eclatanti e di una reale, pervicace e debilitante azione di mobbing che si è consumata quindi proprio all’interno del Parlamento. Questo aspetto, da solo, basterebbe non soltanto per riempire le prime pagine delle principali testate nazionali e per interessare trasmissioni come “Annozero” e “Report” ma, di sicuro, data l’enorme mole di documenti incontrovertibili e di testimoni, potrebbe benissimo essere raccontato in un libro. Altro che casa di Montecarlo, altro che confessioni di una escort in cerca di fama: la storia di un uomo mobilizzato per anni direttamente al Senato della Repubblica, se rilanciata dalla stampa blasonata e spesso schierata, pigra o piegata, potrebbe rappresentare un danno d’immagine incalcolabile per tutti i personaggi più o meno credibili che si aggiustano il colletto bianco per apparire nei salotti tv, litigare sul nulla, snocciolare dati e documenti che attesterebbero l’inferiorità politica e morale dell’avversario e riempirsi la bocca ingorda ma vuota di concetti come libertà, democrazia, futuro, libertà, legalità e via discorrendo. Invece di tacere per la vergogna, si opta così per l’omertà criminosa e l’arringa boriosa di chi da anni tenta di convincere l’elettore che il peggio del peggio sia il meglio possibile. 
Osservando questa rovinosa filosofia di giudizio, qualcuno dotato di scarsa sensibilità e scarso spirito d’osservazione, potrà difatti puntualizzare che quello di Leonida Maria Tucci sia solo uno degli innumerevoli casi di mobbing e di irregolarità contrattuale e retributiva subiti da un onesto lavoratore. Il punto, però, è che tali reati si sono consumati non in una redazione qualunque ma all’interno di una delle due Aule del Parlamento Italiano. Tucci non è dunque un mobilizzato ma il mobilizzato al Senato che potrebbe essere motivo di accesa, doverosa e magari fruttuosa discussione su situazioni simili per dinamiche ma non per gravità, valore simbolico e ripercussioni fisiche, economiche e psicologiche.


7 novembre . Ricordare la rivoluzione d'Ottobre per preparare la prossima

di Francesco Ricci



25 ottobre 1917 (7 novembre del nostro calendario), dopo il crollo dello zarismo (febbraio) la sinistra governista dell'epoca, guidata da menscevichi e socialisti-rivoluzionari (potremmo definirli gli antenati - seppure ben più di sinistra e ben più consistenti - dei partiti della attuale "sinistra radicale", Prc, Sel, ecc.), cerca di rimettere il potere nelle mani della borghesia: come in ogni epoca hanno sempre fatto i riformisti, il cui unico scopo è predicare la collaborazione con i padroni cosiddetti progressisti, cioè la rinuncia all'obiettivo di fondo del movimento operaio (il governo dei lavoratori) e la subordinazione della classe operaia ai governi che gestiscono gli affari della borghesia, in cambio di qualche poltrona per gli apparati.
Ma i comunisti rivoluzionari, diretti dal partito bolscevico di Lenin e Trotsky, in quei pochi mesi frenetici sono cresciuti nelle lotte e hanno trasformato la loro organizzazione (prima relativamente piccola) nel partito più influente tra le masse proletarie, rifiutando ogni sostegno al governo "di sinistra" e anzi conducendo contro di esso una opposizione senza quartiere. Guadagnata da poche settimane la maggioranza negli organismi di lotta (i soviet) devono ora dirigere l'ultimo atto della rivoluzione: l'insurrezione che rovesci definitivamente il governo Kerensky (il Vendola di quei tempi, per così dire), governo composto e diretto dai partiti della sinistra riformista ma basato su un programma borghese, quindi anti-operaio.
La famosa presa del Palazzo d'Inverno lungi dall'essere un "golpe" fu appunto questo "ultimo atto" insurrezionale a Pietrogrado che, spazzando via anche simbolicamente il governo della borghesia (il presidente del Consiglio era peraltro già scappato), libera lo spazio al potere degli operai guidati dai comunisti rivoluzionari. Nelle ore successive si costituirà il Consiglio dei Commissari del Popolo, un governo basato sugli organismi di lotta del proletariato e su un programma operaio: l'unico governo a cui possono partecipare i comunisti, sostennero Lenin e Trotsky riprendendo le posizioni fondamentali del comunismo di Marx ed Engels.
Ricordiamo oggi quelle bellissime giornate rivoluzionarie. E lo facciamo non certo per nostalgia ma per fermarci ancora una volta a studiare il modo con cui i lavoratori e le classi subalterne, guidati dal partito comunista, seppero non solo liberarsi di un regime reazionario (quello dello zar) ma seppero anche distruggere ogni illusione in governi cosiddetti "progressisti".
Hanno un bel dire i padroni e i burocrati riformisti che si tratta di una storia vecchia. Certo la storia è vecchia (si avvia verso i cento anni) ma ci offre insegnamenti sull'unico rimedio finora trovato per mettere fine alla barbarie del capitalismo (un sistema ben più vecchio, anzi decrepito). E' vero che sono mutate tante cose da quei giorni: ma l'essenziale rimane lo stesso. Uguale il dominio brutale del capitalismo, uguali le sue guerre sociali e militari contro i lavoratori e i popoli oppressi, uguale il ruolo di argine alle lotte svolto dalle burocrazie sindacali e dalla sinistra governista. Così come uguale, identico, resta il bisogno di costruire un'altra direzione del movimento operaio, basata sull'indipendenza di classe, e cioè un partito di tipo bolscevico. Per preparare, nelle lotte di oggi, la prossima rivoluzione.

Le letture che presentiamo
Per ricordare il 7 novembre 1917 abbiamo selezionato i testi di due protagonisti e di uno storico: iniziamo con alcuni brani della bellissima cronaca di quei giorni fatta dal giornalista e dirigente comunista statunitense John Reed, che partecipò alla rivoluzione (alla sua vicenda è ispirato anche il bel film di Warren Beatty: Reds); segue un assaggio di un articolo di Lev Trotsky (con Lenin il principale dirigente dell'Ottobre); e chiudono questa piccola antologia alcune pagine dalla biografia che lo storico militante Pierre Broué ha dedicato a Trotsky, presidente del Comitato militare rivoluzionario che si occupò dell'insurrezione.




Il 7 novembre 1917 nel racconto di un testimone

di John Reed

Mercoledì 7 novembre, mi alzai molto tardi. Il cannone di mezzogiorno tuonava dal forte Pietro e Paolo mentre io mi avviavo lungo la prospettiva Nevsky. Era un giorno piovoso e freddo. Di fronte alla Banca di Stato alcuni soldati con la baionetta innestata montavano la guardia davanti alle porte chiuse.
"Di quale parte siete? Del governo?" domandai.
"Non c'è più il governo" mi rispose uno con un ghigno. 
 .. 
Davanti alla porta del palazzo Marinsky c'era una folla di soldati e di marinai. Un marinaio raccontava della fine del Consiglio della Repubblica. "Siamo entrati dentro" diceva "e abbiamo fatto guardare le porte dai compagni. Sono andato dal controrivoluzionario che sedeva nel seggio del presidente e gli ho detto: 'Non c'è più Consiglio, vattene a casa, ora."
Qualcuno rise.
 .. 
Quando arrivammo in vettura davanti allo Smolny, la sua massiccia facciata fiammeggiava di luci, e da tutte le strade vi facevano capo rapide correnti di forme indistinte nel buio. Automobili e motociclette andavano e venivano; un enorme carro armato, una specie di elefante multicolore, sormontato da due bandiere rosse ondeggianti sulla torretta, avanzava strepitando con la sua schiamazzante sirena. Faceva freddo e davanti alla porta esterna le Guardie Rosse avevano acceso un falò.  ...  Ai quattro cannoni a tiro rapido posti ai lati della porta d'ingresso erano state tolte le cuffie di tela e i nastri delle munizioni pendevano come serpi dalle culatte.  ...  
V'era nell'aria un senso di audacia. Già dalle scale si riversò un'ondata di folla, operai in camiciotto nero e berretto di pelliccia scuro  .... . La riunione del soviet di Pietrogrado era cominciata.  ... 
La sessione era stata importante: in nome del Comitato militare rivoluzionario, Trotsky aveva dichiarato che il governo provvisorio aveva cessato di esistere.
"La caratteristica dei governi borghesi" egli disse "è quella di ingannare le masse popolari. Noi, deputati del soviet degli operai, dei contadini e dei soldati, stiamo tentando un esperimento unico nella storia, stiamo ponendo le basi di un potere che non avrà altra mira se non quella di soddisfare i bisogni dei soldati, degli operai e dei contadini."
Lenin era apparso, accolto da una potente ovazione, e aveva preconizzato la rivoluzione socialista di tutto il mondo.  ... 
[Si apre il Secondo Congresso dei soviet, è eletta la presidenza, proporzionalmente ai diversi partiti sovietici: 14 bolscevichi, 7 socialisti-rivoluzionari, 3 menscevichi, 1 internazionalista. Ndr].
Improvvisamente si fa sentire un nuovo rumore, più cupo dello strepitio della folla, insistente, inquietante, il sordo rombo dei cannoni.  ...  Martov [dirigente riformista, ndr] domanda la parola e grida: "La guerra civile è cominciata, compagni! La prima questione deve essere la pacifica risoluzione della crisi. Per principio e da un punto di vista politico, dobbiamo urgentemente discutere i mezzi per allontanare la guerra civile. I nostri fratelli si stanno uccidendo nelle vie. In questo momento, prima ancora che il Congresso dei soviet sia aperto, la questione del potere è risolta coi sistemi di una congiura militare organizzata da uno dei partiti rivoluzionari [i bolscevichi di Lenin e Trotsky]."  ...  "Noi dobbiamo [continua Martov, ndr] formare un governo che sia riconosciuto da tutta la democrazia."    ...  
Il resto andò perduto in una tempesta di grida, di minacce, di maledizioni che si levò a un diapason infernale mentre cinquanta deputati [della sinistra governista, ndr] si alzarono e si fecero largo tra la folla per uscire.
Kamenev, che presiedeva, agitava il campanello gridando: "State ai vostri posti e seguitiamo il nostro lavoro!" Trotsky, in piedi, con il viso pallido e crudele, decretava con la sua voce potente e con un freddo disprezzo: "Sono i cosiddetti socialisti, menscevichi, socialisti-rivoluzionari, vigliacchi vari, lasciateli andare. Rappresentano quei rifiuti che saranno spazzati via nell'immondezzaio della storia!"

John Reed, da I dieci giorni che sconvolsero il mondo (pubblicato in varie edizioni).




Cosa ha rappresentato la rivoluzione russa

di Lev Trotsky



Con Lenin, siamo entrati nella rivoluzione d'Ottobre profondamente convinti che la rivoluzione in Russia non poteva essere portata a compimento indipendentemente dagli altri Paesi. Ritenevamo che questa rivoluzione non poteva essere che il primo anello della catena della rivoluzione mondiale e che la sorte di questo anello sarebbe dipesa dal destino di tutta la catena. Manteniamo questa posizione.  ... 

Arriviamo a questo anniversario come deportati, prigionieri, esiliati, ma vi arriviamo senza il benché minimo pessimismo. Il principio della dittatura del proletariato è entrato saldamente nella storia. Ha mostrato la formidabile potenza di una giovane classe rivoluzionaria diretta da un partito che sa quello che vuole e che è capace di accordare la propria volontà al passo dell'evoluzione obiettiva. 
Gli anni trascorsi hanno mostrato che la classe operaia di un Paese anche arretrato non solo può fare a meno di banchieri, di proprietari e di capitalisti, ma è pure capace di assicurare all'industria uno sviluppo assai più rapido di quello avutosi sotto il dominio degli sfruttatori. Questi anni hanno mostrato che una economia centralizzata secondo un piano ha un netto vantaggio sull'anarchia capitalistica.
 ... 
Non abbiamo niente di cui pentirci e non rinunciamo a niente. Viviamo delle idee e della passione che ci animavano durante le giornate dell'Ottobre 1917. Attraverso le temporanee difficoltà possiamo guardare dinanzi a noi. Per quanto complicati siano i meandri del fiume, il fiume scorre verso l'oceano.

Lev Trotsky, da "Per il dodicesimo anniversario dell'Ottobre", 1929 (in Scritti 1929-1936, Einaudi, 1962








Lo scontro tra comunisti e riformisti

di Pierre Broué



Il governo provvisorio è informato di tutto. Ma non fa nulla, certo perché non può far nulla. I suoi ordini non sortiscono effetti o, se lo fanno, essi sono prontamente annullati. Sotto la presidenza di Trotsky, il Comitato militare rivoluzionario, invece, è attivissimo. Il 24 ottobre (6 novembre) designa propri delegati alle Poste, alle Ferrovie, all'Annona. Trotsky arringa la folla al Circo moderno e conquista un battaglione di motociclisti alla rivoluzione; parla al soviet di Pietrogrado; riunisce allo Smolny i primi delegati al Congresso panrusso dei soviet. Ordina la riapertura dei giornali chiusi dal governo provvisorio, mentre operai e soldati occupano redazioni e tipografie della stampa di destra.  ...
Verso le due del mattino dello stesso giorno iniziano i movimenti di truppe che precedono le prime operazioni militari. Alla riunione del Comitato esecutivo che siede con i delegati già arrivati del Congresso dei soviet, i socialisti conciliatori attaccano ancora una volta, per bocca di Dan, che fa il quadro di una situazione apocalittica in cui prevale la controrivoluzione: secondo lui, l'insurrezione sarebbe pura follia e porterebbe alla rovina della rivoluzione.
Questa volta Trotsky risponde apertamente, a nome del Comitato militare rivoluzionario, del partito bolscevico e dei soviet: abbandonando gli argomenti difensivi, rivendicando la responsabilità dell'insurrezione già cominciata egli cerca di galvanizzare i delegati.  ...
Nel corso di quella notte Trotsky dormirà solo pochissime ore, stendendosi verso le quattro completamente vestito, su un divano dello Smolny. ...
Durante la notte i distaccamenti di insorti avanzano. All'alba occupano già i ponti, le stazioni, gli edifici delle poste, la Banca di Stato, la maggior parte delle tipografie. Alle 10 del mattino del 25 ottobre (7 novembre) lo Smolny diffonde un bollettino di vittoria. "Il governo provvisorio è stato deposto. Il potere statale è passato al Comitato militare rivoluzionario."
In realtà, per il momento, le cose non stanno affatto così, e tutte le autorità sono ancora riunite attorno al governo provvisorio nel Palazzo d'Inverno. Gli scontri armati sono tuttavia molto limitati. Marinai, soldati e guardie rosse hanno disarmato senza colpo ferire vari distaccamenti di allievi ufficiali, una delle poche forze sulle quali il governo provvisorio credeva di poter contare. ...
La seduta [del Congresso dei soviet, ndr] è aperta, in nome dell'esecutivo in carica, dal menscevico Dan, vestito della sua divisa di medico militare. Sui 650 delegati presenti - alla fine saranno 900 - con voto deliberativo, ce ne sono 390 che si richiamano alle posizioni dei bolscevichi. Trotsky valuta in circa un quarto quella che chiama "l'opposizione conciliatrice in tutte le sue sfumature". La presidenza, costituita su base proporzionale, comprende 14 bolscevichi, una discreta maggioranza rispetto agli 11 rappresentanti della minoranza. Lenin figura al primo posto nella lista bolscevica, seguito da Trotsky.  ...
Martov avanza una disperata proposta di "compromesso", che condanna l'insurrezione bolscevica e stabilisce la sospensione dei lavori del Congresso fino alla conclusione di un accordo generale tra tutti i partiti socialisti. La risposta spetta evidentemente a Trotsky, che parla dalla tribuna in cui si trova accanto a Martov:
"L'insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di giustificazioni. Ciò che è accaduto è un'insurrezione, non una congiura. Noi abbiamo temprato l'energia rivoluzionaria degli operai e dei soldati di Pietrogrado. Abbiamo forgiato apertamente la volontà delle masse per l'insurrezione, non per una congiura. Le masse popolari seguono la nostra bandiera e la nostra insurrezione ha vinto. Adesso ci si dice: rinunciate alla vostra vittoria, fate concessioni, venite a compromessi. Con chi? Io mi domando con chi dovremmo venire a compromessi? Con quei miserevoli gruppetti che hanno lasciato il Congresso o che avanzano questa proposta? Ma li abbiamo conosciuti bene. Nessuno in Russia più li segue."
E conclude votando i conciliatori al "cestino dei rifiuti della storia".
La seduta è sospesa per mezz'ora alle due di notte. Quando riprendono i lavori, Kamenev può annunciare la caduta del Palazzo d'Inverno  ...  e l'arresto di tutti i ministri tranne Kerensky [che era scappato, ndr].

Pierre Broué, da La rivoluzione perduta. Vita di Trotsky (Bollati Boringhieri, 1991).