Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 10 luglio 2011

Presidio al carcere di Torino

Simonetta Zandiri 



Una cartolina o una lettera può fare la differenza tra la disperazione e la possibilità di trovare, negli altri, la forza di resistere, reagire, lottare. I 4 ragazzi arrestati stanno pagando per tutti, guardate i loro volti, sono stati "pestati" dopo l'arresto, cosa che hanno denunciato e che, prontamente, è stato negato da un comunicato della questura. Poi sono stati infangati dalla penna di NUMA   che ha pubblicato articoli pieni di falsità.... 


Mandiamo loro un segnale forte della nostra solidarietà, facciamoli sentire parte di qualcosa che non si fermerà, anche grazie al loro tenace impegno. Questa sera dopo la fiaccolata ci sposteremo per un presidio solidale vicino al carcere (capolinea del 3) intorno alle 23:30, con il FAI, l'USB e molti attivisti NO TAV della valle. DOMANI presidio al carcere (Torino, capolinea del 3) dalle ore 17:30, cerchiamo di essere in tanti!http://www.facebook.com/ev​ent.php?eid=23780021623844​8Per scrivere agli arrestati:Marta Bifani, Roberto Nadalini, Salvatore Soru, Giancarlo Ferrari Casa Circondariale - Via Pianezza 300, 10151 TORINO




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Francesco Raffa


Assemblea pubblica – martedì  12 luglio alle ore 18, presso la sede del comitato di quartiere   Ponte Grande   di Ferentino , in via Aldo Moro (Palazzetto dello sport )

 Aeroporto di Frosinone Ferentino:  Adesso   basta

In questi giorni  stata pubblicato l’avviso della Variante Urbanistica, corredata da Valutazione Ambientale Strategica, del progetto dell’Aeroporto diì Frosinone.   Una forzatura inaccettabile da parte del Consorzio Asi e della Società  Aeroporti di Frosinone. Ad oggi il progetto aeroportuale non ha nessuna autorizzazion e da parte degli enti preposti (ENAC, ENAV, Ministero dei Trasporti e Ministero della Difesa). Ha solo collezionato sonore bocciature tutte documentate da   atti ufficiali. La Regione Lazio non può sostituirsi ad essi!   Perchè
in assenza delle necessarie autorizzazioni, del risultato positivo della VAS, si dà esecuzione ad una variante urbanistica di ben 3 milioni di metri   quadri ? Cosa nasconde veramente l’affare aeroporto?  Perché non sono stati coinvolti i cittadini fin dalla fase preliminare di scoping, come prescrive la Direttiva Comunitaria relativamente al  processo di Valutazione Ambientale. Perché    gli enti locali coinvolti nel progetto (Comune di Ferentino e Comune di Frosinone), non tutelano gli interessi dei cittadini della propria comunità. E’ ora di dire basta a un progetto insensato dal punto di vista tecnico, economico e ambientale.  Per pianificare insieme la strategia di opposizione a questa inutile infrastruttura è  convocata un’ assemblea pubblica martedì 12 luglio alle   ore 18, presso la sede del comitato di quartiere    Ponte Grande   di Ferentino , in via Aldo Moro (Palazzetto dello sport Coordinerà  i lavori il Prof. Fabio Magliocchetti. Sono previsti tra gli altri gli interventi degli organizzatori dell’incontro  Lorenzo Parlati  Presidente Legambiente Lazio Francesco Bearzi - Coordinatore provinciale Rete per la Tutela della Valle del Sacco Francesco Raffa -  Coordinatore Legambiente  provinciale e Assessore Ambiente Frosinone  Vittoria Cova - Presidente Legambiente Ferentino,  Marco Maddalena   Comitato    Cittadini NO Aeroporto Frosinone- Ferentino. Sono invitati a partecipare i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, culturali, economiche e sociali attive a livello nazionale, regionale, provinciale e locale, i rappresentanti dei comitati di quartiere e di zona, i cittadini e gli organi di stampa.

Francesco RAFFA Coordinatore Legambiente per la Provincia di FrosinonebViale Napoli 41 - 03100 Frosinone
Cell. 339.1886677 - Fax 0775.210398=20

sabato 9 luglio 2011

Civitavecchia. Trenitalia denuncia i pendolari

http://www.agoravox.it/



Può sembrare paradossale, ma in un'Italia al contrario, i diritti dei cittadini pendolari possono finire in tribunale, ma sono i viaggiatori ad essere denunciati da Trenitalia e non il contrario, come forse tutti si sarebbero aspettati.
Tutto accade sul litorale a nord di Roma dove il 31 maggio scorso, nella stazione di Ladispoli, è andata in onda l'ennesima protesta di centinaia di pendolari che, giunti al limite della sopportazione, hanno bloccato il traffico ferroviario per un paio d'ore. Un acuto ossevatore della realtà come Patrizio Paolinelli, su http://www.bignotizie.it ha paragonato il viaggio del pendolare alla "vita in cella... un'odissea fatta di bagni inagibili, sedili sporchi, sovraffollamento, climatizzatori che non funzionano, vagoni maleodoranti, ritardi". Ritardi costanti, treni soppressi, guasti che moltiplicano i disagi di migliaia di impiegati o operai, che quotidianamente si spostano da Civitavecchia o Ladispoli per recarsi nella capitale, arrivando sul posto di lavoro in ritardo o esasperati. L'insufficienza di posti a sedere è quasi una consuetudine che negli anni nessuna tecnologia ha consentito di risolvere. Anzi, il traffico dei turisti delle navi da crociera ormeggiate nel porto di Civitavecchia, che si recano a Roma, aggrava il già difficile quadro complessivo del trasporto. La protesta dei pendolari appare quindi quanto mai motivata. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che la miopia della classe dirigente di Trenitalia sarebbe sfociata in una denuncia dei pendolari.E non è estranea a questa vicenda, la responsabilità della Regione Lazio, che sotto tutte le amministrazioni, di tutti i colori e di tutti i tempi, non ha saputo risolvere un annoso problema.
Naturalmente, per questa circostanza, il sostegno ai pendolari è arrivato dal sindaco di Ladispoli, da vari partiti e dalla Cgil. L'Idv ha anche messo a disposizione l'avvocato Cristina Riccetti del Foro di Civitavecchia,che a titolo gratuito fornirà il supporto legale necessario a quanti verranno denunciati per interruzione del traffico ferroviario.
Ma, in definitiva, i pendolari, oltre il danno di servizi valutati inadeguati o scadenti e la perdita di migliaia di ore di lavoro, subiscono anche la beffa della denuncia. Davvero troppo, ma accade anche questo, in Italia, si capisce.

Appello al sindaco di Ravello

A :sindaco@pec.comune.ravello.sa.it



g.mo sindaco,
con la presente sono ad esprimere il mio massimo dissenso in qualità di cittadina campana per la scelta fatta dalla vs bellissima cittadina, ma molto probabilmente non dai suoi cittadini, forse da pochi di questi, non necessariamente i "primi", di premiare e omaggiare una persona che per la numerosità e gravità delle offese rivolte, nonostante la sua carica istituzionale, al mio popolo e in particolare proprio alla mia regione, e quindi a me in quanto campana, e dunque anche a lei, signor sindaco, in quanto campano, ha manifestato più che chiaramente il proprio pensiero a riguardo, non lasciando alcun margine di incertezza.

Pertanto rimango avvilita di tale scelta che non può dati i presupposti che tradursi in una nuova terribile offesa per questo popolo e questa terra già continuamente e spudoratamente avvilita e mortificata.

una cittadina campana qualunque
Emanuela Rullo



venerdì 8 luglio 2011

Economisti contro e crisi del capitalismo

A cura di Luciano Granieri.

Il lamento dell'economista Grazia Ietto Gillies

da www.sbilanciamoci.info



Viviamo in tempi difficili per gli economisti: l'opinione pubblica e i media ci guardano con sospetto, mentre all’interno della professione si nota arroganza, disagio e rabbia. L'arroganza sta dalle parti di quelli che credono che avevano e hanno ragione a propagandare il modello neoclassico e neoliberista di economia malgrado la crisi (tutt’altro che superata). Per loro è solo questione di tempo; il modello è valido e con il tempo le politiche di tagli, combinate con ritocchi dal lato dell'offerta, porteranno alla ripresa delle economie e il modello di capitalismo dominato dalla finanza (o: a trazione finanziaria) continuerà a trionfare.
Il disagio è quello di quanti, avendo appoggiato il modello neoclassico, si trovano ora a dover giustificare la loro posizione. C'è rabbia invece tra i molti che non hanno mai aderito al modello neoclassico e neoliberista, compresi i pochi che avevano previsto la crisi sulla base di teorie e modelli alternativi. La loro voce non è stata ascoltata né a livello politico né è stata ospitata sulle pagine delle riviste scientifiche considerate autorevoli e prestigiose.

Video la Crisi del Capitalismo di David Harey

Rilanciamo!!! Incazzati: NO all'accordo del 28 giugno!

Coordinamento Lavoratori Autoconvocati

Ieri abbiamo manifestato a gran voce sotto la sede della Cgil tutto il nostro dissenso e la nostra ferma opposizione al vergognoso accordo del 28 giugno. Abbiamo portato la voce degli oltre 300 delegat/e, lavoratori e lavoratrici che in meno di 3 giorni si sono raccolti/e attorno a questo appello. Abbiamo avuto la visita e l'appoggio di dirigenti della Fiom e del sindacalismo di base ma le risposte della Camusso al direttivo nazionale della Cgil sono completamente inaccettabili e sorde all'ondata di protesta che si sta levando nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e tra i precari del paese.
Sorde perchè le centinaia di firme che chiedono il ritiro della firma sull'accordo della resa rappresentano chi ha lottato in questi mesi contro il piano Marchionne, i licenziamenti e i tagli, l'attacco a una rappresentanza democratica sui posti di lavoro, i tentativi di cancellare la centralità del contratto nazionale e dello Statuto dei Lavoratori.
Inaccettabili perchè questo vergognoso accordo concede con un tratto di penna a Confindustria-Cisl-Uil quanto gli era stato negato da milioni di persone scese in piazza a manifestare e scioperare in questi mesi. E si vuole far passare questo vero e proprio suicidio del sindacato concedendo un referendum-farsa in cui nelle assemblee l'unica posizione che si è obbligati a sostener è quella della Camusso e di chi è favorevole all'accordo. E tutto entro il 17 settembre. Alla faccia del confronto democratico!
A questo punto non ci fermiamo e rilanciamo!
Continuiamo a diffondere L'APPELLO 
e a raccogliere adesioni. Via mail, su facebook ma anche tra i colleghi sul proprio posto di lavoro.
E mandiamo tutti le firme e i contatti alla mail: scioperogenerale@gmail.com
Diamo un segnale forte e unitario dal basso costruendo un movimento di opposizione all'accordo del 28 giugno. L'accordo non deve passare, la firma deve essere ritirata!

giovedì 7 luglio 2011

Stasera Jazz

Per entrare nel  mondo del jazz pagai cinque lire. Tanto costava il biglietto d’ingresso a uno dei concerti i organizzati, ogni mese , dal Circolo del Jazz Hot a Milano. Nell’ottobre 1936, per un ragazzo d diciassette anni quale ero io, quelle cinque lire d’argento erano piuttosto pesanti, ma le pagai volentieri. Non so perché, qualcosa mi diceva che stavo compiendo un dovere. Di fatto, dopo quella sera, mi considerai una specie di militante: non avrei mai immaginato, però, fino a qual punto mi sarei trovato  coinvolto nel mondo del jazz, quante migliaia di volte avrei pronunziato e scritto quello strano monosillabo, jazz, sul cui significato avrei avuto idee confuse per molto tempo ancora. Ora so che, allora c’erano solo pochissime persone, in Europa come in America , che avessero le idee abbastanza chiare su cosa si dovesse intendere per “jazz”. Quando entrai  nei locali del Lyceum, in Via Filodrammatici, dove si era appena insediato il Circolo del Jazz Hot,i giovani che vi trovai riuniti sapevano qualcosa di più. Sapevano, per cominciare, che bisognava distinguere fra jazz”straight” e jazz “hot” e che solo quest’ultimo meritava considerazione. In realtà lo straight (oggi si direbbe: il liscio”) non era affatto jazz, ma orecchiabile musica da ballo eseguita senza variazioni “commerciale” , come si diceva allora.  Devo ammettere che , a me, lo straight piaceva moltissimo : avevo più dischi di quel tipo che dischi hot. Lo confessai candidamente a un ragazzo  che  mi sedeva accanto quella sera, e che aveva pressappoco la mia età. Si chiamava Perugini. “Non ti far sentire” ammonì. “Io ti capisco, perché anch’io vengo dallo straight. Però qui conta solo, il jazz Hot”. Mi sentii molto square (ma la parola con cui gli amatori del jazz bollano i profani, quelli che non capiscono niente, l’avrei imparata più tardi, leggendo le riviste americane) e fui pervaso da un grande desiderio di redimermi.   Quella sera feci la conoscenza dei due fondatori e factotum del circolo: Gian Carlo Testoni e Ezio Levi. Testoni che allora aveva 23 anni era un missionario del jazz, un crociato. Fra gli articoli dello statuto fondativo del circolo c’era scritto testualmente che il principale scopo di Associazione era quello di “svolgere un’attività capace di servire il jazz hot in Italia”. Mesi dopo quell’articolo di statuto fu commentato con parole sferzanti da un corsivista del “Popolo d’Italia” : era inconcepibile che degli italiani, ormai lanciati verso luminosi destini imperiali, potessero “servire” la causa di una musica straniera. La quale, poi, chi non lo sapeva?, era una “musica di selvaggi” , nata quasi non bastasse, in un paese demo-plutocratico . (Quei paladini del jazz sarebbero stati stigmatizzati anche sulle pagine di “Libro e Moschetto” , il giornale dei GUF , i Gruppi Universitari Fascisti: si trattava di “gagarelli” esterofili, ecco cosa erano.). Pochi mesi prima, nel 1935 per iniziativa di Charles Delaunay – giovane rampollo di due illustri pittori: Robert e Sonia Delaunay – e di Hugues Panassiè – critico precocissimo – era nata a Parigi la rivista mensile “Jazz Hot” , che diffondeva la buona novella del jazz per chi aveva orecchie per intenderla : parve indispensabile a Testoni e a Levi prendere contatto coi correligionari d’oltralpe , che furono lieti di pubblicare regolarmente sulla loro rivista i loro comunicati, spesso redatti in termini spudoratamente auto-laudatori . I pionieri evidentemente sentivano il dovere di aiutarsi fra di loro. Quelli del Circolo Jazz Hot erano davvero dei pionieri. Probabilmente  si dovette proprio a loro il primo concerto di jazz italiano- presentato come tale, dinanzi ad un pubblico pagante-  che sia mai stato organizzato.  Il primo complesso che prese coraggiosamente parte  a quel primo concerto del nostro circolo era costituito da Impallomeni  (tromba), Cottiglieri (sax tenore), Gallone (clarinetto e sax baritono), Levi (piano)  e D’Elia (contrabbasso). In genere artisti eccellenti, che da allora ne hanno fatto strada: ma vi assicuro che in quel lontano 14 marzo 1936, salirono sul piccolo palcoscenico del circolo “Nuova Vita” tremanti di emozione. Ricordo che, con apparente freddezza, li avevo esortati a fare del buon jazz, solamente del buon jazz: “siate più hot che potete”. In prima fila, tra gli spettatori c ’erano i più bollenti soci del circolo…”Il complessino iniziò esitante, timido: fece dello straight più che hot, e cominciò Gallone a “svisare”, uscendo, purtroppo, imperterrito, fuori dalle armonie  del tema con suprema disperazione dei suoi compagni . I quali , verso la fine del programma, cominciarono a scaldarsi davvero, suscitando gli applausi frenetici del pubblico. Nei primi mesi del 1938 il circolo morì quietamente. Gli attivisti si erano stancati perché erano troppo pochi e i tempi non erano propizi per certe cose. Venne la guerra e di jazz non si parlò più per qualche anno. Nel 1949  Charles Delaunay mi fece sapere di essere a buon punto con l’organizzazione di un grande festival del jazz che si sarebbe svolto nel mese di maggio alla Salle Pleyel, a Parigi, e che sarebbe durato una settimana. Erano previsti due concerti al giorno con complessi americani ed europei sarebbero arrivati Charlie Parker, Sidney Bechet , Miles Davis, Max Roach, Tadd Dameron, “Hot Lips” Page  e Dio sa quanti altri. Nel darmi queste strepitose notizie , Delaunay mi chiedeva di inviare al festival un musicista in rappresentanza del jazz italiano  e mi invitava a Parigi: avrei potuto scrivere una recensione dei concerti. Dovendo scegliere un solo musicista non poteva che trattarsi che di un pianista: ma chi era il migliore?  Dopo essermi guardato attorno  e avere consultato qualche amico mi fissai sul nome di Armando Trovajoli. Arrivammo che il festival era già iniziato. Trovai Delaunay un po’ giù di corda. “Stiamo perdendo soldi” mi confidò con un mesto sorriso “E  Parker?” gli chiesi subito. Parker per noi era una specie di padreterno: ero arrivato a Parigi soprattutto per ascoltare lui. “Con Charlie non si può mai sapere  cosa può  succedere . Appena arrivato a Parigi, qualcuno gli ha fatto conoscere i vini francesi, e allora sono stati guai” . Flavio Ambrosetti, un amico nostro che militava nel sestetto svizzero di Hazy Osterwald, e che suonava, come tanti in quegli anni, in uno stile simile a quello di  Parker, fu ancora più tranchant: “Parker è finito” , mi disse, con accento dolente. In realtà il grande Bird non era affatto finito, come si sarebbe visto negli anni successivi : era solo inebetito dall’alcool e dall’eroina . Resterà per me sempre un mistero come sia stato possibile a un “pirata” discografico mettere insieme un long playing più che decoroso utilizzando le registrazioni effettuate, con mezzi di fortuna, durante quei concerti. Forse ha scelto pezzi eseguiti  nei momenti felici che Parker riusciva ogni tanto a trovare. Comunque sia, io ricordo Parker in condizioni pietose: con un sorriso stolido sulle labbra, dondolante sulle gambe malferme anche sul palcoscenico . E ricordo le sue goffe presentazioni in cui cercava di essere  spiritoso. Rammento  anche il tentativo fatto da non so quale giornalista di intervistarlo, fra le quinte. Costui, che si era presentato molto compitamente, non riuscì a porgli una sola domanda . Aveva appena aperto bocca che già Chiarlie lo abbracciava e lo baciava sulle guance con trasporto : “My friend” ripeteva, ed era sicuro che non l’aveva mai visto prima. A parte Charlie Parker, quei concerti rappresentarono per me una specie di viaggio nel Paese delle meraviglie .Eravamo tutti intimiditi: noi appassionati di jazz perchè eravamo al primo nostro incontro con i grandi d’oltre oceano. I musicisti americani, che erano quasi tutti alla loro prima spedizione  oltre Atlantico   non sapevano come comportarsi di fronte ad un pubblico entusiasta e adorante quale non avevano mai incontrato. In patria erano dei poveracci, trattati il più delle volte con aperto disprezzo. A Parigi erano divi a cui si chiedeva rispettosamente l’autografo . Il più intimidito di tutti era Miles Davis . Era un musicista ammirevole (aveva da poco inciso una parte dei suoi famosissimi dischi Capitol e altri ne avrebbe registrati subito dopo il suo ritorno in patria)  ma era poco più che un ragazzo : avrebbe compito ventitré anni  di lì a pochi giorni. Aveva i capelli impomatati e ondulati e la faccia impassibile di sempre, ma nei suoi occhi si leggeva una sconfinata timidezza. (In quegli stessi occhi, parecchi anni dopo, si sarebbe letta una sconfinata arroganza…). I concerti alla Salle Pleyel non costituivano le uniche jazzistiche emozioni che Parigi poteva offrire in quei giorni ai pellegrini dal jazz arrivati ai quattro angoli d’Europa. Sul piccolo palco del Club St.Germain suonava chiunque ne avesse voglia . Ogni sconosciuto poteva misurarsi con i giganti di oltre oceano ,e magari giovarsi  dell’accompagnamento di Max Roach, che in quei giorni ci aveva lasciato tutti allocchiti. Quando tornai a casa, in Italia, avevo le orecchie piene di jazz. Quello che avevo ascoltato avrebbe dovuto bastarmi per mesi. Emi bastò. Per lo meno fino a quando non arrivò a Milano Louis Armostrong coi suoi All Stars.

Da Stasera Jazz di ARRIGO POLILLO

Abbiamo tratto questo passo del libro di Arrigo Polillo   “Stasera  Jazz” perché descrive splendidamente le emozioni e le gioie che un appassionato di jazz prova nell’ascoltare i suoi beniamini. I brani che accompagnano le foto sono uno strepitoso “Night in Tunisia” con Charlie Parker (qui in splendida forma) al sax alto, Dizzy Gillespie alla tromba, Bud Powell al pianoforte, Charlie Mingus al contrabbasso, Max Roach alla batteria. Segue Alternate One  un blues spettacolare eseguito da due trombettisti leggendari come Dizzy Gillespie che in questo frangente suona la tromba con sordina e lo sfavillane Freddie Hubbard. I due sono accompagnati da Oscar Peterson al pianoforte, Niels Pedersen al contrabasso, Joe Pass alla chitarra, Bobby Durham alla batteria.
GOOD VIBRATION.!!!!
P.s  Ci scusiamo ma alcuni nomi di jazzisti non sono esatti ce ne siamo resi conto solo dopo aver caricato il girello.


Luciano Granieri.