Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 17 marzo 2013

Er punticino (Udinese-Roma 1-1)

Kansas City 1927


 FRANCO!

Subito.

Così, a strappo. 

A freddo.

A freddo de Udine.

Che se sa, in un ipotetico contest tra freddi, er freddo de Udine te fa secco ar primo round.

Non lo devi fa er coatto, cor freddo de Udine.

C’è gente che c’è rimasta statua consegnata all’eternità tipo quelli de Pompei co la lava. Ce fanno le visite turistiche. E le guide ripetono in tutte le lingue der monnonfame: non lo fa er coatto cor freddo de Udine.

Ma Franco, se sa, se la guida non è scritta è come se non fosse proprio, e quindi je l’avranno pure detto, ma lui er coatto a freddo lo fa, e na cifra. Però evidentemente s’è scallato bene.

Duminuti e Di Natale sta là, pronto a facce piagne. Che come le statistiche ce ricordano, facce piagne a noi (dopo la pesca d’altura, er collezionismo de francobolli svedesi) è l’hobby preferito da Di Natale Totò detto Antonio. L’omo che ad ogni intervista sposta un passetto più in là il confine de quella che po esse ancora definita lingua italiana. Pioniere della glottodidattica, la sua ardita teoria linguistica “Uaaaa fraaaa” mira a dimostrare una sostanziale indifferenza tra un regime di comunicazione verbale che preveda l’utilizzo delle regole grammaticali e uno che le ignori. E la gente ancora lì a ripete “Quando parla nse capisce gnente”, ignoranti.

E comunque mo sta proprio là attuppertù co Francone nostro, dalla mattonella sua, che pe uno forte come lui so praticamente tutte le mattonelle all’interno dell’area de rigore.

Noi amo già capito tutto, se parte in salita, se accantona subito la velleità de potè vince sta partita.

“Accantona sto gran cazzo!” sembra dettare precise istruzioni la voce dai pali nostri quando, esplosivo come esplode urtimamente, Francone bello se allunga e mette fori na palla che sembrava fosse nata dai piedi der fine linguista co l’unico scopo de purgacce.

Ensomma Franco s’è imparato l’italiano. 

Ensomma Franco sta messo bene là sotto.

Ma soprattutto Franco fa in modo che sta partita non finisca prima de comincià, e quando comincia s’accorgemo che c’è na novità tattica, cioè che sordato Florenzi sta a fa la zanzara cacacazzi che gira e ronza intorno Arcapitano e poi se infila in areartrui quand’è il momento propizio, cioè la palletta imbucata Darcapitano.

Alla prima, Sturmentruppen nse raccapezza col ruolo nuovo e fa passà er momento bono.

Ercapitano se lo guarda. Florenzi abbozza.

Alla seconda la zanzara riesce armeno a pialla e a tirà, me je la tira addosso a Brkrrkrc.

Ercapitano se lo guarda male. Florenzi se sottera.

Alla terza, Ercapitano sente che è ora de motivà il ragazzo. 

“Soldato Florenzi! Che amo deciso? Je la fai a fa un tiro in porta fatto come Cristo comanda?”

“Sissignore! Ci provo signore! Ma non è che possiamo provarci di nuovo signore?”

“A coso! Le domande qui le faccio io fino a prova contraria, sono stato chiaro?”

“Signorsì, signore!”

“Bene, grazie mille, te dispiace se faccio Ercapitano io ancora per un po’?”

“Signorno, signore!”

“Sei mpo emozionato, sei mpo nervoso?”

“Signorsì, nervoso, signore! Me sto mpo a cacà sotto signore!”

“So io che te rendo nervoso?”

“Mpochetto Signore!”

“E allora va va, ma mo vedi de facce quarcosa co sta palla soldato!”

Ercapitano pennella, Sturmtruppen se tuffa e de mezzoesternorecchia a sto giro la mette pure bene, ma Brkrkrkckrkc fa er miracolo e la manna sulla traversa, e quando tutto sembra finito, se palesa lui.

All’improvviso Ladolescente. Ariva, imbuca, ride, ridemo. Ed è subito gioia, ed è subito gel, ed è subito sebo abbondante, ed è subito ormone fuori controllo, ed è subito “Ich bin ein Adolescenten”, si si, semo tutti adolescenti, se non ora quando, e adesso ammazzateci tutti de pippe, fate come ve pare, amo segnato, stamo sopra, se semo sbrinati, daje mo! 

Aurelio dalla panca, come ogni buona chioccia de marmo, se compiace dei purcini che crescono bene. 

Poi non succede gnente. La gestione. Le schermaglie a centrocampo. Lo sterile possesso. Du cojoni.

Er primo tempo se ne va cosí, 

L'intervallo ha il vago sapore de un gò de Lamela che però stamo talmente cloroformizzati che pare che c'è stato ar girone d'andata. 

Il secondo tempo, come segno de rispetto nei confronti der primo e con raro senso della continuità, decide de esse na busta de piscio pure lui, il che comporta pe coerenza semantica l'ingresso in campo dell'Acquistinho.

A dì la verità na cosa succede. Aurelio la fa.
La prima vera cazzata della gestione Andreazzoli. Er battesimo ner Giordano delle stronzate. Er cambio Dercapitano. 
"Eh ma lo ha visto nervoso"
E che vordì, pure a Gengis Khan, Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone ogni tanto je piavano i cinque minuti, ma nè che pe questo a quarcuno ner mezzo della battaglia je passava pe la testa la sostituzione der condottiero. 

Subito dopo Muriel se ricorda che oggi lui è forte forte forte e che il Ct della Selezione Mondiale Dribbling Sull'Out di Sinistra è lì in tribuna per lui, Burdisso rammenta che lui decise de fa er difensore principalmente pe il piacere antico e sempre nuovo de fa scivolate in libertà, Franco je sovviene che c'ha i pantaloncini scuciti proprio lì sotto e allarga le cianche pe controllà com'è la situazione, e noi tutti famo mente locale sulla nostra tradizione de pià gò a cazzo proprio mentre ne aggiungiamo uno alla lista sssorica.

Poi niente, succede che me devi dà i rigori. Che rivendico er mio diritto a vince pure le partite mezze e mezze. Epperò Porosidis rimane lì sciancato senza che ne consegua sanzione alcuna, e sarà forse perchè dopo Guida ce ripensa che invece Heurtaux quando scianca Florenzi la sanzione se la pia para para e va a assaggià le docce prime de tutti.

Er punto è che non cambia molto, perchè noi stamo in quei giorni là che potremmo pure aveccela tripla la superiorità numerica, ma la partita nun la addrizzi.

L'occasione a dilla tutta ce sarebbe, quando er Cigno fa una delle rare cose belle della stagione e sull’asse cipolla bionda-cipolla mora se costruisce er Contropiede de Cristo (che come è risaputo sulle ripartenze in velocità faceva miracoli).

Osvardone se ritrova solo davanti ar portiere a du minuti dala fine, è l’occasione pe buttala dentro, è l’occasione pe fasse perdonà, è l’occasione pe facce strillà, è l’occasione pe dimenticasse mpo de cazzate.

E invece diventa l’occasione pe niente. La prende de stinco. La prende male. 

Noi pure non la prendiamo benissimo, come dimostra il picco statistico de vendite de tv nuove er giorno dopo da Mediaworld.

Finisce così, cor punticino. Se lo damo moderatamente in fronte er punticino.

Raccojemo i cocci de Lcd o plasma sfonnati co na discreta rosicata ancora appiccicata alla pelle, tutti pensamo che se poco poco Ercapitano rimaneva in campo sta partita se portava a casa.

Tutti annamo a dormì rimasticandose un nome: Francesco...Francesco...Francesco...

In Vaticano, un Cardinale va a dormì rosicando come noi, rimasticandose lo stesso nome.

La prova dei fatti

Rete dei comunisti


Il Movimento Cinque Stelle al Senato non ha retto l'unità ferrea che Grillo e Casaleggio avevano voluto cucirgli addosso. Stavolta l'ideologia "anti-ideologica" non poteva restare indifferente alla scelta da fare.

Al Senato, per la carica di presidente, al quarto turno, il regolamento prescirve il ballottaggio tra i due primi arrivati al terzo. E il Pd ha avuto la furbizia di presentare un candidato per molti versi inguardabile, Pietro Grasso, che era stato capo dell'Antimafia su nomina di Berlusconi. E il Pdl ha avuto la dabbenaggine di ripresentare Renato Schifani, ex presidente, siciliano, più volte "chiacchierato" - nulla di definitivo o certo - per le sue frequentazioni locali.
Facile, insomma, presentare questo voto come uno scontro tra antimafia e "sicilianità" quantomeno disattenta alla mafia. Per i siciliani, soprattutto, non c'era neppure bisogno di montare il castello di chiacchiere intorno a Schifani. Da quelle parti si parla forse più chiaro, nei capannelli, di quanto non si possa fare sui giornali, a rischio di querela.
Mettiamoci anche che oggi era la giornata della memoria dedicata alle vittime della mafia. E il cerchio non poteva che chiudersi con lo schieramento dei parlamentari "cinque stelle" provenienti dalla Trinacria a favore del "meno peggio". Ovvero col voto a Grasso.

Una rondine non fa primavera così come una nuvola non fa autunno. Nessuno può scommettere che il movimento grillino appoggerà sistematicamente il Pd, né l'opposto. Qui ci tocca semplicemente registrare che questa massa di neofiti - magari assai competenti nei rispettivi campi professionali - non è indifferente al "merito" delle cose da votare in Parlamento. E che il "comando dispotico" del padrone del logo - Grillo - non è in grado di orientare i comportamenti in aula.
Può darsi che su altri temi ritrovino una tetragona unità, può darsi che si dividano ancora, rispecchiando le cento anime diverse - socialmente e politicamente - lì dentro sono presenti. In fondo, stavolta si trattava solo di scegliere tra due diversi gradi di impresentabilità. Dal momento stesso di dover decidere cosa fare sul governo, un altro sì o no, sapremo se questo "esperimento reticolare" possiede una sua consistenza oppure è stato solo un bacino di raccolta dell'incazzatura senza progetto.
Noi possiamo solo augurarci che le prossime fratture si verifichino su cose più decisive - i trattati europei, da rispettare o no, e le questioni concernenti mercato del lavoro, contrattazione, pensioni, sanità, istruzione, ricerca, ecc. 
Ma siamo anche consapevoli che questo "augurio" potrà diventare un fatto concreto soltanto se un nuovo movimento politico di massa si metterà lì dove ha senso mettersi: all'incrocio tra dispotismo governativo e urgenze sociali. Come dire: nessuna delega.

Cosa c'è dietro le dimissioni di Benedetto XVI


di Matteo Bavassano
Torneremo prossimamente sul tema del nuovo papa, l'ex amico dei generali torturatori argentini, Francesco. In questo articolo ci soffermiamo invece sulle dimissioni del predecessore, per cercare di capire cosa vi sia dietro.
Le dimissioni di Joseph Ratzinger da Pontefice della Chiesa cattolica rivestono a nostro avviso una grande importanza per dei rivoluzionari che operano in Paesi e tra masse che sono influenzate dalla religione cattolica. Strappare le masse dall’apatia e dallo stato di sottomissione passiva in cui sono relegate dalle religioni dominanti è un compito importante che dobbiamo porci. Prima però di tentare un’analisi di quanto è successo, vorremmo fare alcune considerazioni di base sulla religione cattolica in quanto fenomeno sociale.
Lo scopo delle religioni e la burocrazia della Chiesa
Ogni religione nasce per rispondere a dei bisogni dell’uomo. Solitamente la classe dominante in ogni epoca ha il controllo più o meno totale dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso, attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del suo potere. Non bisogna mai dimenticare che la teologia, lungi dal parlare di dio, parla in realtà dell’uomo e di come questo deve organizzare la società, anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Quando nasce una nuova religione, questa si pone solitamente in contrasto con la religione dominante e ha una certa carica progressiva: questa è anche la storia del cristianesimo, che all’inizio lancia un messaggio che potremmo considerare rivoluzionario per l’epoca. In questa fase l’insegnamento della Chiesa è ancora molto fluido e non dogmatico. L’esigenza del dogma arriva in seguito, quando con l’imperatore Costantino avviene di fatto l’istituzionalizzazione della religione cristiana come religione dell’impero romano. Un solo dio era più adatto ad un solo impero, con il suo imperatore che, in quanto designato da un dio onnipotente, diviene di fatto divino e infallibile.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.
L'infallibilità papale
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.
Banche e scandali della Chiesa
Perché Ratzinger potesse anche solo rischiare di far traballare l’intera impalcatura ecclesiastica la situazione doveva evidentemente essere diventata talmente tanto grave che egli stesso non se la sentiva più di coprire le cricche di potere del Vaticano con la sua permanenza alla guida della Chiesa. Tendiamo a escludere che egli ritenesse di non essere più in grado di contrastare questi gruppi che, a quanto è dato sapere, si scontrano nel Vaticano e che invece un nuovo Papa potesse riuscirci meglio. Questo perché comunque non è escluso che il nuovo Papa non faccia parte di uno di questi gruppi di potere, anche se forse è per evitare questa possibilità che Ratzinger ha introdotto la necessità di una “maggioranza qualificata” per eleggere il nuovo Papa. Le (pochissime) indiscrezioni che trapelano dal Vaticano parlano di scambi loschi di denaro nonché di ricatti a membri della gerarchia che hanno “rapporti mondani”, spesso omosessuali, con dei laici. Lo stesso Benedetto XVI aveva commissionato a tre cardinali una inchiesta per far luce sulle cricche presenti nei palazzi vaticani, che ha prodotto un rapporto di due tomi da 300 pagine che sarebbe alla base della decisione delle dimissioni.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.

sabato 16 marzo 2013

Il treno verde

Il Corrosivo


Un  treno che nel cuore della notte, mentre voi dormivate ignari di quanto accadeva, ha percorso mezzo Piemonte, da Vercelli a Novara, ad Alessandria, ad Asti e poi su, fino a Torino e attraverso la Val di Susa fino alla Francia.
Un treno Castor riempito di scorie nucleari e destinato agli stabilimenti della Areva di La Hague, sulle coste dell'Atlantico, dove il materiale radioattivo sarà sottoposto a riprocessamento, prima di venire rispedito in Italia.
Un treno di gran lunga più pericoloso di quello che a Viareggio tre anni fa bruciò come tizzoni 32 persone e ne lasciò almeno un migliaio senza casa, senza che ad oggi sia stato individuato alcun colpevole...
Un treno del cui passaggio, per legge, la popolazione interessata dovrebbe essere avvisata, affinché in caso d'incidente sia preparata ad affrontare il piano d'emergenza predisposto dal suo comune. Siete stati avvisati? Conoscete il piano d'emergenza predisposto dal vostro comune? Probabilmente no, perché in Italia generalmente queste operazioni vengono fatte in gran segreto, il vostro comune non ha nessun piano d'emergenza e nel caso esista giace ad ammuffire da tempo immemorabile rinchiuso in un cassetto.
Nonostante ciò, mentre dormivate tranquilli il sonno dei giusti, il treno è passato accanto alle vostre case, con sulle fiancate la scritta Treno Verde e le forze dell'ordine nelle stazioni erano impegnate ad intimidire e identificare le poche persone che sapevano ed hanno abbozzato una qualche forma di protesta.
Quando vi sveglierete il Treno Verde avrà già valicato la frontiera ed il pericolo sarà passato, almeno fino al prossimo trasferimento. In fondo avete ragione voi, meglio non saperle queste (ed altre) cose, si dorme più sereni e si vive più a lungo e poi la mano delle autorità ci protegge e non permetterebbe mai ci accadesse qualcosa di brutto.


Un giorno tutto questo sarà tuo. (NO NUKE - STOP THAT TRAIN!)

Simonetta Zandiri


 15 marzo 2013
Alle 22:45 del 14 marzo siamo arrivate alla stazione di Vercelli, quasi contemporaneamente all'arrivo di camionette della polizia. All'interno un gruppo di presidianti, presente anche Legambiente. Qualche minuto ed ecco arrivare un colonnello dei Carabinieri, poi auto blu tirate a lucido, presumibilmente prefetto e questore di Vercelli. Entriamo tra un discreto numero di agenti in borghese riconoscibili perché indossano la kefiah tipo un foulard e ti guardano storto perché intuiscono che non sei un no nuke locale. Tra i presidianti gira un termos con tisana calda e qualche dolce, tra lo sguardo invidioso degli agenti che fanno battute tipo "voi siete più organizzati di noi!". Certo, rispondiamo. Solo che voi siete più pagati di noi.
Entriamo in stazione, i treni civetta sono pronti ma il castor non si vede. E' nell'ultimo binario....

Ci infiliamo nel sottopassaggio per raggiungere il secondo civetta, dietro c'è sicuramente il castor e vogliamo almeno tentare di filmare la partenza. Siamo scortate da agenti in borghese, acceleriamo e raggiungiamo il fondo del binario dal quale riusciamo a filmare solo l'inizio del Castor. Un minuto, al massimo, ed ecco che l'avvicinamento diventa accerchiamento. "Non si può filmare". " E perché?" . "Perché è una cosa delicata, non si può filmare".
Una risposta poco soddisfacente. Facciamo notare che l'unica cosa che non si potrebbe fare è far transitare un treno carico di ignari paseggeri accanto ad un treno carico di scorie, ci rispondono malamente... Poi ci dicono che se volevamo fare una manifestazione dovevamo mandare un avviso, facciamo notare che siamo in due, anzi in tre, e che non è una manifestazione. E' una passeggiata.... informativa.
"Guardate che voi avete ragione, lo sappiamo, ma la questione è delicata... e poi è meglio se le scorie vanno da un'altra parte".
"Si, ma poi ritornano qui. Non fate finta di non saperlo".

O forse, non fanno finta?
Arriviamo al dunque... documenti. Perché? "Perché è una normale identificazione", risponde l'uomo in borghese, scocciato. OK, ma lei chi è? Sempre più irritato, mostra il suo documento. E' un agente. Tiriamo fuori i nostri documenti e con molta flemma se li passano, tanto per far passare il tempo e anche il convoglio (civetta e castor), che nel frattempo parte (23:31)
Complimenti vivissimi. L'ordine pubblico è stato gestito molto bene, la salute pubbica un po' meno. Per non parlare di quella del pianeta terra.
Vorrei che questo messaggio arrivasse agli ignari passeggeri.
Questo è il sesto trasporto di scorie. Ce ne saranno altri, a breve.

Bilancio della situazione dei trasporti di combustibile consumato italiani:
Totale a consegnare (contratto firmato con Areva) : 235 tonnellate
Già consegnato: 207 tonnellate
Già ritrattato : 190 tonnellate
Consegnato all'ultimo viaggio : 7, 36 tonnellate
Resta a consegnare : 20,6 tonnellate (ossia circa 3 trasporti).
fonte: La Hague

Tratta: Vercelli - Novara - Mortara - Alessandria - ASTI - TORINO LINGOTTO - GRUGLIASCO - BARDONECCHIA - MODANE


venerdì 15 marzo 2013

Corteo Nazionale Antifascista e Anticapitalista


Milano. 15, 16, 17 Marzo 2013
Tre giorni di mobilitazione, solidarietà e sport popolare ricordando Dax!
16 marzo 2013, ore 15, Piazza 24 Maggio
CORTEO NAZIONALE “Antifascismo è Anticapitalismo”
Dax Vive! 10 anni con te, 10 anni senza te.

Sabato 16 marzo, a dieci anni dall’omicidio fascista di Davide “Dax” Cesare, una manifestazione nazionale attraverserà le vie della città riportando in piazza valori, pratiche e contenuti che da sempre animano le lotte autorganizzate sul territorio della città di Milano.
Nell’acuirsi della crisi strutturale che alimenta resistenze nei quattro angoli del globo, il ricordo di un compagno deve farsi memoria viva e condivisa, spinta a riprendere in mano le sue battaglie con ancora più rabbia ed entusiasmo. Di fronte alle macerie della governance capitalista le nostre risposte sono chiare e determinate e si fondano su bisogni reali che chiunque può toccare con mano: il diritto ad una casa, una condizione di vita dignitosa, qualsiasi sia la nazionalità o provenienza di un individuo, un’istruzione libera e gratuita, un sistema sanitario accessibile a chiunque e la difesa dei territori dalla devastazione ambientale ed economica.
Il corteo sarà strutturato per spezzoni tematici: i comitati e le lotte territoriali per la casa e contro il razzismo, gli studenti che animano le mobilitazioni delle scuole ed delle università, quindi lo spezzone dello sport solidale e antirazzista e delle palestre popolari, le delegazioni internazionali, lo spezzone contro carcere e repressione e quello skinhead.
Il corteo del sabato pomeriggio si colloca all’interno di una tre giorni di mobilitazione che sarà inaugurata la mattina di venerdì 15 dal corteo studentesco per Dax delle scuole milanesi che si concluderà proprio in via Brioschi e con una serata di incontri e solidarietà internazionale con diverse realtà e movimenti da tutto il mondo. Invece la giornata di sabato, dopo il corteo, si concluderà con un concerto dedicato a Dax delle posse militanti della penisola.
La domenica sarà invece dedicata allo sport popolare con dimostrazioni e tornei presso un parco del quartiere Ticinese: si comincerà dalla mattina e si andrà avanti per tutta la giornata tra tornei di calcetto, di basket e di rugby, dimostrazioni delle palestre di sport da combattimento, spazio bambini e giochi.
Uno spazio per ospitare gli incontri, il concerto e la cucina cruelty free sarà allestito per l’occasione, dando vita all’Area Grizzly in uno dei troppi spazi vuoti ed inutilizzati della nostra città.
Appuntamenti:
14 marzo
- h17 Incontro “da Valerio Verbano a Dax”, in Uni. Statale
- h22 Festa Autofinanziamento in Uni. Statale
Milano. 15, 16, 17 Marzo 2013
TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE, SOLIDARIETÀ E SPORT POPOLARE RICORDANDO DAX!
15 marzo:
- h 9.30 Corteo Studentesco per Dax h9.30 @ L.go Cairoli
-h 21 ASSEMBLEA INTERNAZIONALE h21 @ Area Grizzly
16 marzo:
CORTEO NAZIONALE ore 15 P.zza XXIV Maggio
Concerto per Dax con 99Posse, Assalti Frontali e altri @ Area Grizzly
17 marzo:
GIORNATA DI SPORT POPOLARE dalle 10 @ Parco Argelati
 More info: daxvive.info
Le compagne e compagni di Dax


Il Cordoglio dell’ANPI Nazionale per la scomparsa di Teresa Mattei


LA PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Ci ha lasciato Teresa Mattei, partigiana combattente, Costituente, per anni componente della Presidenza onoraria dell’ANPI.
Un lutto gravissimo per tutti i sinceri democratici e antifascisti: Teresa è stata il simbolo di una lotta autentica e appassionata per l’uguaglianza nei diritti di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione: proprio l’articolo 3 della Costituzione porta la sua firma.
Una vita di battaglie, la sua, a cominciare dall’esperienza partigiana – fu valorosa
combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù con la qualifica di
Comandante di Compagnia – fino all’attività nell’Assemblea Costituente, di cui a 25 anni fu la più giovane componente, alle battaglie successive per i diritti delle donne, per non dimenticare il suo impegno nell’educazione dei minori: fu lei a fondare la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione che promosse in tutto il mondo campagne per la pace e la non violenza, come anche la Cooperativa di Monte Olimpino, la cui attività era tesa a far realizzare - in piena autonomia - ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per handicappati, dei documentari e cortometraggi. Alcuni di questi furono ospitati nel 1969 dalla mostra del Cinema di Venezia.
Il cinema, una passione che l’ha accompagnata per anni. Ma la più grande fu forse quella
per i giovani. La trasmissione della memoria alle nuove generazioni è stata un’altra
“battaglia” che ha segnato buona parte della sua esistenza. Memoria attiva, che guarda al
futuro. Ci piace oggi ricordare e riportare uno dei suoi ultimi messaggi - accorato, pieno di
senso di responsabilità e tenacia morale seppure pronunciato con voce ormai flebile -
rivolto ai giovani dell’ARCI di Mesagne (Brindisi): “Siete la nostra speranza, il nostro futuro.
Custodite gelosamente la Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile.
Cercate di fare voi quello che quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente
fondata sulla giustizia e sulla libertà”.
Porteremo con noi - e non cesseremo mai neanche un giorno di trasmetterla alle ragazze
e ai ragazzi - la forza di queste parole, la loro carica di futuro e di limpido e inossidabile
amore per il Paese.