Italia Libera civile e laica= Italia antifascista
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 16 giugno 2013
EVERYWHERE TAKSIM EVERYWHERE RESISTANCE!
http://taksimdayanisma.org/
Taksim Solidarity generated this announcement through meetings and forums that took long hours till the early morning.
Our resistance that started in order to prevent the demolition of Gezi Park and save its trees has spread to Istanbul and to the entire country with the anger of thousands of citizens accumulated over the 11 years of AKP rule. Hundreds of people completed the 18th day of the resistance.
We witness a resistance, the most expansive struggle to claim our rights in the history of our country, which has been exposed to intense police violence since day one. We are going through a period in which the rights of people, including right to life, are trodden. However, this cruelty have united the crowds instead of disintegrating them, has strengthened the solidarity of the people who get to know each other through this struggle. Under heavy gas bombardment, which suffocated every living being, more and more people filled the streets and turned this resistance into a major social movement.
The government’s fist reaction towards the crystal clear and righteous demands, which have been voiced since the very first day of the resistance was to ignore them entirely. Then, they attempted to divide the resistance, provoke people and damage the legitimacy of the movement. In both national and international public opinion, the government has failed in these attempts. At the end of the day, it was the legitimacy of the government, not the resistance, that eroded. Therefore, with the pressure of our righteous resistance, the AKP government was pushed to address the solidarity and start a dialogue. Nonetheless, this is just the beginning, our struggle continues.
During the first 18 days of the resistance four citizens lost their lives due to police violence: Ethem Sarısülük, Mehmet Ayvalıtaş, Abdullah Cömert and Mustafa Sarı. Many were wounded, lost their eyes, vision, and even limbs. We feel the pain of those who were killed and remember that they were killed in pursuit of their most basic democratic rights. We repeat that no serious legal action has yet been taken against those who perpetrated and oversaw the actions that lead to the killing of our friends, and we restate that we will make sure those who are responsible for the violence are brought to justice. Furthermore, many people are still in custody due to the arbitrary policies of the security forces concerning custody durations. On behalf of the people resisting in Gezi Park and Taksim Solidarity, we call for the release of those who were taken into custody because of their involvement in the uprisings across the country.
During this time we have seen that we were able to unite, converse, create commons, and struggle together despite the violence inflicted upon us. What was considered to be the weakness of pluralist democracy allowed us to stand tall in resistance against majoritarianism. Against the government’s power, which is dependent on capital and ecological destruction, hundreds of thousands gathered in Gezi Park to defend the trees and thus defended their own lives and freedoms. The Gezi Park Resistance as a space of freedom has shown great resolve in keeping a peaceful conduct against police violence.
As people resisting in Gezi Park and Taksim Solidarity the most important thing we have learned so far is that the resistance cannot be contained within time or space, and that it will continue in every aspect of life, in every part of the city and the country, in every square meter and every moment.
On the 18th day of our resistance, on Saturday June 15th, we will continue our occupation for the park and all the living creatures within it, our trees, our life spaces, our private lives, our freedoms, and our future. We will pursue this struggle until our demands are met.
This resistance will be the reflection of the collective will of Taksim Solidarity and a symbol of our comprehensive struggle. From this day forward, we will continue to fight against all kinds of injustice and suffering in our country with the dynamism and strength generated by our struggle which has spread across the country and perhaps the world. We are stronger, more organized and more hopeful than we were 18 days ago.
THIS IS JUST THE BEGINNING, RESISTANCE WILL CONTINUE!
_________________________________________
Oreste Scalzone
L’ultimatum di questo pomeriggio è stato effettivo, le parole di Erdogan non sono state smentite dai fatti, nessun albero nè pianoforte, nè corteo di mamme a sostegno dei propri figli in lotta è riuscita a bloccare la furia inguardabile della polizia turca e di tutti i mezzi a sua disposizione.
La carrellata di immagini che da qualche ora (mentre scrivo è quasi l’una di notte) lascia senza fiato: la piazza e il parco sgomberati con violenza e così ogni rifugio trovato dai manifestanti, come il Divan Hotel, l’ospedale tedesco, l’Hilton, il Ceylan Hotel, Il Marmara e altri alberghi della zona principale degli scontri, intorno a Taksim.
Tutti i feriti che si erano rifugiati, così come tutto il personale paramedico che da giorni si da il cambio in piazza e negli ambulatori da campo sorti in diversi luoghi e spazzati via in queste ore, sono in una situazione drammatica, intrappolati all’interno delle hall di alcuni alberghi, dove da ore tirano gas lacrimogeni e urticanti anche all’interno, come si può vedere dalle immagini.
Gli idranti nel frattempo hanno cambiato colore: ora son comparse coloratissime strisce rosse d’acqua a tagliare le cariche e i cortei.
La reazione della pelle è sconcertante.
Mentre scrivo ci sono decine di migliaia di persone che stanno provando ad avvicinarsi alla zona: il ponte sul Bosforo, che separa i due continenti è un fiume impressionante e fitto di persone che non sembrano muovere un passo indietro davanti allo schieramento di polizia; stessa scena sull’autostrada E-5 e in tutti i quartieri della città, con barricate in ogni dove.
Poi Adana, Bursa, Eskişehir, Ankara (che porta in piazza numeri da lasciar senza fiato), Çanakkale, Edirne, Izmir: non c’è punto del paese che non si sta inondando di persone, di rumore, di resistenza, di lotta e di una determinazione che supererà anche questa lunga notte.
Che a vedere da come hanno deciso di iniziarla, vorrebbero fosse l’ultima di Taksim, e di Gezi Park, che ha messo radici in ogni dove e non sarà facile estirparle.
Che a vedere da come hanno deciso di iniziarla, vorrebbero fosse l’ultima di Taksim, e di Gezi Park, che ha messo radici in ogni dove e non sarà facile estirparle.
[LE IMMAGINI CI RACCONTANO CHIARAMENTE CHE BASTA RESPIRARE PER UN PO' QUEI GAS PER SANGUINARE COSA STANNO TIRANDO?
COSA C'E' NEI LACRIMOGENI? COS'E' IL ROSSO COMPARSO NELL'ACQUA SPARATA DAGLI IDRANTI? ]
COSA C'E' NEI LACRIMOGENI? COS'E' IL ROSSO COMPARSO NELL'ACQUA SPARATA DAGLI IDRANTI? ]
"Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano"
"Consulta dell'Ambiente di
Piedimonte San Germano"
Piedimonte San Germano"
Lo scorso 30 Aprile 2013, l’intero Consiglio Comunale della Città di Piedimonte San Germano, ha deliberato all’unanimità il punto n.° 09 all’ordine del giorno, così deliberando la nascita della “I° Consulta dell’Ambiente di Piedimonte San Germano”. Essa costituisce un momento istituzionale d'incontro e di libero confronto, tra l’Ente Locale, gli organismi di volontariato presenti nel territorio e i singoli cittadini. Attraverso la Consulta, l’Amministrazione Comunale, intende promuovere l’autonomo sviluppo delle associazioni di volontariato e favorirne l’originale apporto alle iniziative dirette al conseguimento di finalità significative nel campo sociale, sanitario, ambientale, culturale e della solidarietà civile, per affermare il valore della vita quale bene inalienabile ed indisponibile, migliorarne la qualità e affermare compiutamente i valori espressi nei principi fondamentali della Costituzione Italiana. La “Consulta dell’Ambiente della Città di Piedimonte San Germano”, intende dar voce alle competenze presenti nella comunità in materia di ambiente, salute pubblica e disciplina del territorio, promuovendone la partecipazione e la libera espressione. Viene istituita presso il Comune di Piedimonte San Germano e si configura come organismo consultivo e propositivo in riferimento alle azioni programmatiche e progettuali in campo ambientale. Rappresenta, dunque, un’importante sede di confronto e scambio di informazioni tra soggetti aventi scopi: di tutela dell’ambiente e della natura, di promozione ed educazione alla sostenibilità ambientale, di tutela della salute pubblica e di tutela degli animali e del patrimonio archeologico, con sede nel territorio comunale od operanti su di esso. Ha quale finalità prevalente, la valutazione degli aspetti generali riguardanti la tutela della salute della comunità pedemontana, relativamente agli insediamenti di vasta rilevanza che insistono sul territorio comunale e/o limitrofi. L’attività della “Consulta dell’Ambiente” si realizza: informando capillarmente la popolazione, garantendo la partecipazione di chiunque voglia aderire, promuovendo la sensibilità delle comunità vicine e degli organi istituzionali preposti, seguendo costantemente le procedure intraprese dalle autorità comunali, riservandosi di utilizzare le vie ritenute più idonee per il perseguimento dei fini prefissati, formulazione di pareri e giudizi non vincolanti, elaborando proposte che potranno entrare a far parte delle scelte dell’Amministrazione comunale con confronto diretto, attraverso la convocazione di riunioni su specifici temi, ascoltare bisogni, esigenze ed idee di cittadini attraverso appositi strumenti predisposti dalla Consulta (questionari, interviste, incontri, ecc.). Analizza e approfondisce particolari problematiche, avvalendosi anche di pareri d’esperti, organizzando convegni e congressi, mostre fotografiche, proiezioni, videoconferenze, seminari ed eventi su temi specifici.
sabato 15 giugno 2013
Se me lo dicevi prima!!
Luciano Granieri
Lo dovevi dire prima che il sindaco Ottaviani di Frosinone avrebbe usato il rispetto del patto di stabilità come pretesto per indire lo stato di pre-dissesto del comune , licenziare i lavoratori della Multisrevizi privatizzare i servizi di pubblica utilità, triplicare i tributi locali. Se lo dicevi prima noi avremmo invitato i sindaci a ribellarsi e a non rispettare il patto di stabilità
Se me lo dicevi prima…
Se me lo dicevi prima che inserire il pareggio di bilancio in Costituzione avrebbe
significato la fame per il popolo,
noi non avremmo firmato il fiscal
compact.
Se me lo dicevi prima che l’obbligo di mantenere il deficit
annuale ad un livello non superiore allo 0,5% del Pil , e l’abbattimento dello
stock del debito per portarlo in 20 anni al di sotto del 60% del Pil ci sarebbe
costato….anzi vi sarebbe costato 47 miliardi l’anno fino al 2020, noi non
avremmo aderito ai trattati.
Se me lo dicevi prima che dobbiamo, anzi dovete, sborsare 87 miliardi l’anno di interessi sul debito
pubblico, noi avemmo introdotto una
moratoria sul pagamento per verificare la provenienza del debito e non pagare
gli interessi a chi ha imbrogliato e continua a imbrogliare con la speculazione finanziaria.
Se me lo dicevi prima che chiunque fosse andato al governo non avrebbe potuto fare altro che cercare la moneta per pagare
tutti i buffi che abbiamo contatto con la Troika, ci saremmo risparmiati i soldi delle elezioni.
Lo dovevi dire prima…che le risorse per togliere l’IMU e scongiurare l’aumento
dell’Iva non ci sono. Avresti evitato al
governo Berlusconi/Napolitano, cui Letta fa da prestanome, di sparare cazzate su ipotesi irrealizzabili.
Se lo dicevi prima che il patto di stabilità avrebbe strangolato
gli enti locali proibendo loro di investire risorse sui servizi per il
cittadino pur avendo fondi disponibili, noi avremmo fatto la voce grossa a
Bruxelles per eliminarlo
Lo dovevi dire prima che il sindaco Ottaviani di Frosinone avrebbe usato il rispetto del patto di stabilità come pretesto per indire lo stato di pre-dissesto del comune , licenziare i lavoratori della Multisrevizi privatizzare i servizi di pubblica utilità, triplicare i tributi locali. Se lo dicevi prima noi avremmo invitato i sindaci a ribellarsi e a non rispettare il patto di stabilità
Se me lo dicevi prim…..
MA CAZZO!!! E’ DAL 2008 CHE LO VADO DICENDO. QUANTO PRIMA LO DEVO DIRE? L’HO DETTO DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER
LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE A FROSINONE,
L’HO GRIDATO NELLE PIAZZE DELLA CITTA’.
HO RISCHIATO PURE LE MANGANELLATE A ROMA DURANTE LA MANIFESTAZIONE DEL 15
OTTOBRE DI DUE ANNI FA. LO DETTO, RIDETTO, URLATO A TUTTA QUELLA GENTE LA’ FUORI….
Già è vero, ma devi capire che di te e di tutto questo che
dici a
quella gente li…NON GLIENE FREGA NIENTE.
Quella gente sta male, ma si industria
ad ottenere le briciole che il
potente di turno gli getta dal tavolo delle libagioni. Sta male ma se la prende con l’immigrato che gli frega il
posto di lavoro , se la prende con le donne, se la prende con i gay, che non si sa cosa cazzo gli possono fregare.
STANNO MALE MA DI TE A TUTTA QUELLA
GENTE LI NON GLIENE FREGA NIENTE!!!
venerdì 14 giugno 2013
Altra pubblicità progresso del Comune di Frosinone
Luciano Granieri
Altra grande prodezza della giunta di cento destra alla guida del Comune di Frosinone. Nella consiliatura precedente di centro-sinistra, fu inaugurato ed entrò in funzione una ascensore che avrebbe dovuto collegare la città bassa con quella alta, con benefici effetti sul traffico e sull'inquinamento. L'ascensore i cui binari poggiano lungo una collina fragile e franosa, sin dall'inizio non ha mai funzionato a dovere. L'incedere lento, la cabina priva di aria condizionata e il frequente verificarsi di guasti ha reso un'opera dalle finalità degne il monumento alla insipienza e al pressapochismo degli amministratori che l'avevano voluta a tutti i costi. Ma finalmente con la salita al soglio di primo cittadino Ottaviani, sindaco del fare di centro destra, Il destino dell'ascensore ha subito una svolta. Pazienza se nel frattempo la collina su cui poggia sta franando, il sindaco del FARE, l'ardito Ottaviani si è adoperato affinchè l'ascensore salisse più velocemente. Basta perdere tempo!, I cittadini devono poter andare e venire dall'alto in basso alla velocità della luce . Si rompe il sensore di velocità? Pazienza, anzi meglio così vedi come schizza la cabina. E' vero qualche giorno fa,il trabiccolo con un gran botto ha divelto il fermo corsa ed è salito di sette centimetri sul marciapiede, ma non importa il Ciociaro, intrepido come è, pagherà anche di più il biglietto della corsa pur di provare l'emozione di volare sull' ascensore turbo.Magari ne uscirà un po' ammaccato ma vuoi mettere che scarico di adrenalina!
I brani che accompagnano il filmato sono : "Trio" dei King Crimson e "Mercury" dei Clutch
giovedì 13 giugno 2013
Antifascisti europei e partigiani si incontrano a Gorizia
Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI
Un’esperienza bellissima a Gorizia l’8 giugno: un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei.
Sabato 8 giugno, a Gorizia, ho collocato un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei. Io vedo, infatti, la necessità di ritrovarsi, prendere posizioni comuni, premere perché l’Europa sia unita, sociale, democratica e antifascista. Non è pensabile di trovarsi tutti insieme (in uno stadio?), in una qualsiasi località europea, per mille ragioni, non esclusa quella economica. Ed allora bisogna procedere per gradi, creando incontri parziali, favorendo e sviluppando i rapporti che, in vari luoghi, si sono creati. Vedremo poi come trovare collegamenti stabili e duraturi. Ma, intanto, bisogna andare avanti; e fin d’ora informo che altri incontri ci saranno a Bruxelles il 7 luglio e vi
parteciperò (un altro tassello!). Ma per tornare a noi, l’esperienza di Gorizia è stata bellissima: un ‘incontro appassionante tra le associazioni combattentistiche, partigiane, antifasciste di Italia, Slovenia, Croazia e
Carinzia. Il Convegno si è svolto presso la sede dell’Università ed è stato affollatissimo, con la presenza anche di molti studenti (classi superiori di due scuole), che hanno assistito all’incontro con molta attenzione e interesse.
Ci sono state tre relazioni introduttive, sul tema generale “Il fascismo in Europa. L’Europa e il fascismo”; poi, interventi dal pubblico, e infine le conclusioni tratte dai Presidenti delle associazioni della Slovenia, Croazia e da me, nella veste di Presidente dell’Anpi nazionale. Relazioni e interventi di grande interesse e spessore, e conclusioni altrettanto significative. Un’atmosfera molto calda, non di reducismo (anche se non mancavano i ricordi e gli incontri tra “vecchi” combattenti) ma di riflessione e di impegno, nel più vivo e sincero senso di
fraternità. Alla fine, è stato approvato un documento che espone il contenuto del Convegno e l’impegno per il futuro; documento che è stato poi firmato, pubblicamente, dai quattro Presidenti, con la solennità di un atto che non è diretto a chiudere semplicemente un Convegno, ma ad avviare un processo e a definire una prospettiva. Credo che sia opportuno pubblicarlo qui di seguito, perché non si tratta di un atto rituale, ma di un documento da prendere a base di ulteriori riflessioni e di più ampie iniziative, sul particolare terreno indicato. Ne raccomando la lettura attenta, perché lo considero ricco di contenuti e significati e denso di impegni:
“Risoluzione delle
Associazioni combattentistiche partigiane antifasciste dell’Italia, Slovenia, Croazia e della Carinzia austriaca – Gorizia 8 giugno
2013
L’ANPI, ZZB NOB,
SABA, RH e la ZKP e VKP , rappresentanti dei combattenti della seconda
guerra mondiale per la liberazione dei loro popoli e dell’Europa dalla oppressione nazista e fascista,
richiamano l’attenzione delle forze democratiche europee sui pericoli e sui
rischi che l’Europa corre per la
regressione dei valori di democrazia , libertà e giustizia sociale per i quali
furono fatti tanti sacrifici nella lotta
contro il nazifascismo.
Questi valori comuni ai popolo che si opposero con la
resistenza e la guerra di liberazione al
nazifascismo , costituivano il seme e la consapevolezza da cui nacque quel grande moto popolare europeo che attraverso menti illuminate e lungimiranti
seppe individuare le basi per avviare il
percorso verso un’Europa democratica e
libera, basata sulla solidarietà, sull’eguaglianza, sulla pari dignità di ogni
cittadino.
Questo processo nel quale sono oggi impegnati già 27 Paesi e con il
primo luglio, con l’adesione della Croazia saranno 28, è stato avviato, ma deve ancora completarsi
per superare l’attuale sistema politico,
basato quasi esclusivamente sulla
cooperazione economica , monetaria e del
libero mercato e per arrivare ad una
identità europea democratica di unione politica, sociale e culturale.
La crisi economica, generata dal sistema bancario fuori controllo e dalla
speculazione finanziaria sta scaricando il suo costo intollerabile in
grandissima parte sui ceti più deboli . Vengono colpiti, in primo luogo, il
lavoro in particolare il lavoro giovanile , quello femminile e le tutele
sociali. Si estendono le aree della disoccupazione e della povertà e aumentano
le profonde ingiustizie sociali e la redistribuzione della ricchezza è clamorosamente iniqua.
La difficoltà del potere politico di regolamentare i
processi economici e finanziari
responsabili della crisi e la politica europea di solo rigore monetario e di
pareggio di bilanci si rivelano impotenti a risolvere il problema essenziale della
crescita, al contrario, senza tener conto delle ripercussioni sociali, accrescono
i disagi , l’euroscetticismo e la protesta dei cittadini.
In questo contesto nascono e crescono le comprensibili e
giustificate proteste popolari che in assenza di soluzioni e in mancanza di
adeguate politiche sociali possono sconfinare in fenomeni inquietanti e approdare , come già sta
avvenendo , ad organizzazione e formazioni
politiche nazionaliste, xenofobe, populiste, razziste e fasciste.
Anche i Governi nazionali di alcuni Paesi, sfruttando il malcontento,
e in nome della “sovranità nazionale ”, assumono comportamenti in contrasto ai principi
democratici essenziali, per altro previsti dai Trattati dell’UE, principi che permettono loro la permanenza
nella UE stessa.
Come la storia insegna, l’insufficiente risposta politica e
il crescente malessere sociale, possono
portare a svolte autoritarie come nel passato fu l’affermazione del nazismo e
del fascismo. L’Europa deve fare una
svolta verso un’unione politica, sociale e culturale deve garantire soprattutto
la giustizia sociale, e i diritti dei cittadini, deve combattere i
nazionalismi, i populismi e ogni forma di discriminazione , e deve combattere
le nuove forme di fascismo. In questo impegno noi le saremo vicini, forti dei valori che abbiamo
acquisito nella resistenza e nella
guerra di liberazione dell’oppressione
nazifascista , valori che continuiamo a custodire gelosamente.
Per l’associazione Nazionale Partigiani d’Italia ANPI
Il presidente Carlo Smuraglia
Per la Zveva
Zdruneji Borocev za vrednote NOB-ZZB NOB
della Slovenia
Il presidente Janez Stanovnik
Per il Savez
Antifasistickhi Boraca i Antifasista SABA RH della Croazia
Il Presidente Ratko
Maricic
Per la Sveza Koroskih Partizanov-Verband Der Karntner Partisanen
ZKP VKP della Carinzia Austriaca
Il Presidente Katja
Sturm-Schnabl
Verso la manifestazione del 15 contro la Bossi-Fini: intervista a Moustapha Wagne
a cura di Patrizia Cammarata
Il volantino-appello per la manifestazione nazionale che si terrà sabato 15 giugno a Milano organizzata dal Comitato Immigrati in Italia e dal sindacato Cub (Confederazione Unitaria di Base) intitola “Togliamoci le catene della vergogna”, puoi spiegare la scelta di queste parole?
M.Wagne: Lo sfruttamento è terribile, chi non conosce la nostra realtà da vicino, al di là delle apparenze o dei demagogici attacchi della Lega Nord, non può immaginare l’oppressione cui sono sottoposti i lavoratori immigrati irregolari e regolari.
Abbiamo deciso di partire con una manifestazione ma di proseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo: abbiamo intenzione di non fare dormire il parlamento fino a quando non sarà annullata la legge Bossi-Fini che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.
Se il cuore della piattaforma della manifestazione di sabato 15 è l’abrogazione della legge Bossi-Fini si nota, leggendo l’appello, la presenza di altri contenuti…
Certo. I problemi che dobbiamo affrontare sono molti e si collegano fra di loro. E’una piattaforma che contiene diversi punti programmatici. Ne cito alcuni: l’abolizione della tassa sui permessi di soggiorno, il diritto di cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia, il diritto d’asilo ai rifugiati politici, la fine dei respingimenti in mare e degli accordi d’espulsione, il diritto di voto ma manifestiamo anche contro i licenziamenti, contro il lavoro precario e contro l’accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil-Cisl- Uil e Confindustria.
La ministra dell’integrazione dell’attuale governo di "concordia nazionale" (Pd-Pdl-Centro di Monti) si chiama Cécile Kyenge, all'anagrafe Kashetu Kyenge, ed è nata a Kambove, nella provincia congolese del Katanga da una famiglia benestante. Che significato attribuisci a questa scelta che è stata fatta per il governo borghese? La manifestazione del 15 avviene a meno di due mesi dalla sua nomina..
Gli attacchi razzisti da parte di Borghezio che la Kyenge ha dovuto subire sono da condannare, come tutte le forme di razzismo. Non dobbiamo dimenticare, però, che il lavoratore immigrato sbaglia se si identifica in questo governo solo perché è stata nominata una ministra nera. Questo è un governo dei padroni, poco importa se il ministro è di pelle nera. Se gli immigrati si fermano e non lottano perché sperano nel governo, sbagliano. Non sarà certo il governo Letta a risolvere i problemi degli immigrati. Si tratta di uno strumento che il Pd sta usando per esibire una volontà, ma in realtà è un modo per deviare. Diversi immigrati pensano che adesso, siccome “c’è Cécile”, i problemi si risolveranno. Pensare così è grave. Bisogna continuare la lotta. Diversi giovani immigrati poveri e precari pensano che appoggiando il Pd potranno avere le stesse opportunità di Cécilie ma si accorgeranno presto che non sarà così.
Quindi c’è la necessità è di inasprire e spingere avanti la lotta…
Certo. A causa della crisi economica del capitalismo, e le migliaia di licenziamenti, la vita dei lavoratori italiani è difficile e gli italiani stanno precipitando nel baratro della povertà e della disperazione ma gli immigrati sono disperati già da molto tempo. Quando un immigrato perde il posto di lavoro non ha solo il dramma del licenziamento: c’è gente nascosta che non può muoversi da casa perché il permesso di soggiorno è legato al contratto di lavoro. Dobbiamo dire basta a questa schiavitù moderna!
M.Wagne: Lo sfruttamento è terribile, chi non conosce la nostra realtà da vicino, al di là delle apparenze o dei demagogici attacchi della Lega Nord, non può immaginare l’oppressione cui sono sottoposti i lavoratori immigrati irregolari e regolari.
Abbiamo deciso di partire con una manifestazione ma di proseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo: abbiamo intenzione di non fare dormire il parlamento fino a quando non sarà annullata la legge Bossi-Fini che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.
Se il cuore della piattaforma della manifestazione di sabato 15 è l’abrogazione della legge Bossi-Fini si nota, leggendo l’appello, la presenza di altri contenuti…
Certo. I problemi che dobbiamo affrontare sono molti e si collegano fra di loro. E’una piattaforma che contiene diversi punti programmatici. Ne cito alcuni: l’abolizione della tassa sui permessi di soggiorno, il diritto di cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia, il diritto d’asilo ai rifugiati politici, la fine dei respingimenti in mare e degli accordi d’espulsione, il diritto di voto ma manifestiamo anche contro i licenziamenti, contro il lavoro precario e contro l’accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil-Cisl- Uil e Confindustria.
La ministra dell’integrazione dell’attuale governo di "concordia nazionale" (Pd-Pdl-Centro di Monti) si chiama Cécile Kyenge, all'anagrafe Kashetu Kyenge, ed è nata a Kambove, nella provincia congolese del Katanga da una famiglia benestante. Che significato attribuisci a questa scelta che è stata fatta per il governo borghese? La manifestazione del 15 avviene a meno di due mesi dalla sua nomina..
Gli attacchi razzisti da parte di Borghezio che la Kyenge ha dovuto subire sono da condannare, come tutte le forme di razzismo. Non dobbiamo dimenticare, però, che il lavoratore immigrato sbaglia se si identifica in questo governo solo perché è stata nominata una ministra nera. Questo è un governo dei padroni, poco importa se il ministro è di pelle nera. Se gli immigrati si fermano e non lottano perché sperano nel governo, sbagliano. Non sarà certo il governo Letta a risolvere i problemi degli immigrati. Si tratta di uno strumento che il Pd sta usando per esibire una volontà, ma in realtà è un modo per deviare. Diversi immigrati pensano che adesso, siccome “c’è Cécile”, i problemi si risolveranno. Pensare così è grave. Bisogna continuare la lotta. Diversi giovani immigrati poveri e precari pensano che appoggiando il Pd potranno avere le stesse opportunità di Cécilie ma si accorgeranno presto che non sarà così.
Quindi c’è la necessità è di inasprire e spingere avanti la lotta…
Certo. A causa della crisi economica del capitalismo, e le migliaia di licenziamenti, la vita dei lavoratori italiani è difficile e gli italiani stanno precipitando nel baratro della povertà e della disperazione ma gli immigrati sono disperati già da molto tempo. Quando un immigrato perde il posto di lavoro non ha solo il dramma del licenziamento: c’è gente nascosta che non può muoversi da casa perché il permesso di soggiorno è legato al contratto di lavoro. Dobbiamo dire basta a questa schiavitù moderna!
La legge Bossi-Fini è stata la conseguenza della legge Turco- Napolitano che ha inaugurato l’organizzazione del ricatto nei confronti degli immigrati. La legge Bossi-Fini è stata creata per gli immigrati ma in realtà è servita anche per mettere in discussione le regole di tutto il mondo del lavoro. Gli immigrati, pur di avere il permesso di soggiorno, sono disponibili e costretti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Questo ha creato le condizioni per la precipitazione dei diritti di tutti, è un problema che si ripercuote sia su i lavoratori immigrati sia sui lavoratori nativi. Senza difendere i lavoratori immigrati quest’attacco si è rivolto anche ai lavoratori italiani. La natura del rapporto di lavoro è cambiato, soprattutto attraverso le cooperative. La crisi del capitalismo è reale ma i capitalisti se ne servono per abbassare i diritti dei lavoratori. E’ per questo che la battaglia va fatta insieme: facciamo appello a tutti i lavoratori, nativi ed immigrati, a scendere in piazza insieme contro sfruttamento, disoccupazione, licenziamenti, precarietà, ricatto e paura. Invitiamo tutti a Milano alla manifestazione nazionale e ricordo, inoltre, che sono previste manifestazioni e presidi in varie altre città d’Italia.
Ci saranno altri sindacati insieme alla Cub e al Comitato Immigrati in Italia?
L'appello è rivolto a tutti i lavoratori, a tutti gli attivisti sindacali appartenenti a qualsiasi sigla sindacale. Dobbiamo lottare uniti per arrivare agli obiettivi. Noi diciamo NO alle catene. Faccio appello per l’unità della battaglia, siamo all’inizio di un percorso che non dovrà fermarsi, mi auguro si possa procedere per arrivare a costruire insieme un grande sciopero generale, dobbiamo riuscire ad allargare e dare continuità alla battaglia.
Di che strumenti c’è bisogno per arrivare a questa unità nelle lotte?
Bisogna coordinarsi fra i diversi attivisti sindacali e fra i lavoratori in modo da arrivare ad una piattaforma di lotta comune. Penso, ad esempio, che uno strumento come il “Coordinamento No Austerity” possa servire a questo scopo, penso che potrebbe svolgere un ruolo importante perché è nato proprio per collegare e unire le lotte fra loro. L’unità di classe è l’urgenza che abbiamo tutti se vogliamo vincere. E’ necessario un’avanguardia sindacale a livello internazionale, le fabbriche chiudono perché manca una difesa. Ho partecipato, come Cub Immigrazione, a Parigi, nello scorso marzo, all'incontro internazionale del sindacalismo combattivo, promosso dal sindacato brasiliano Csp Conlutas, da Solidaires di Francia e dalla Cgt spagnola. All'incontro hanno partecipato le organizzazioni sindacali di una quarantina di Paesi e c’era la presenza di oltre 250 delegati provenienti da tutti i continenti. E’nata, in quell’occasione, una "Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta". E’ stato, a mio avviso, un passo indispensabile e molto importante. Dobbiamo muoverci tutti uniti su questa strada.
Un ultimo appello per la manifestazione…
Per quanto riguarda la manifestazione di sabato 15 giugno penso che, pure essendo stata organizzata dal Comitato Immigrati in Italia e dalla Cub, può diventare un patrimonio di tutti, spero possa essere una tappa di un percorso per arrivare all’obiettivo del ritiro della legge Bossi-Fini ma anche una tappa per la ricomposizione della classe proletaria. Mi auguro e faccio appello a tutti i lavoratori e lavoratrici, immigrati e nativi, appartenenti a qualsiasi sigla sindacale, affinché sabato si realizzi una grande manifestazione unitaria!
Ci saranno altri sindacati insieme alla Cub e al Comitato Immigrati in Italia?
L'appello è rivolto a tutti i lavoratori, a tutti gli attivisti sindacali appartenenti a qualsiasi sigla sindacale. Dobbiamo lottare uniti per arrivare agli obiettivi. Noi diciamo NO alle catene. Faccio appello per l’unità della battaglia, siamo all’inizio di un percorso che non dovrà fermarsi, mi auguro si possa procedere per arrivare a costruire insieme un grande sciopero generale, dobbiamo riuscire ad allargare e dare continuità alla battaglia.
Di che strumenti c’è bisogno per arrivare a questa unità nelle lotte?
Bisogna coordinarsi fra i diversi attivisti sindacali e fra i lavoratori in modo da arrivare ad una piattaforma di lotta comune. Penso, ad esempio, che uno strumento come il “Coordinamento No Austerity” possa servire a questo scopo, penso che potrebbe svolgere un ruolo importante perché è nato proprio per collegare e unire le lotte fra loro. L’unità di classe è l’urgenza che abbiamo tutti se vogliamo vincere. E’ necessario un’avanguardia sindacale a livello internazionale, le fabbriche chiudono perché manca una difesa. Ho partecipato, come Cub Immigrazione, a Parigi, nello scorso marzo, all'incontro internazionale del sindacalismo combattivo, promosso dal sindacato brasiliano Csp Conlutas, da Solidaires di Francia e dalla Cgt spagnola. All'incontro hanno partecipato le organizzazioni sindacali di una quarantina di Paesi e c’era la presenza di oltre 250 delegati provenienti da tutti i continenti. E’nata, in quell’occasione, una "Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta". E’ stato, a mio avviso, un passo indispensabile e molto importante. Dobbiamo muoverci tutti uniti su questa strada.
Un ultimo appello per la manifestazione…
Per quanto riguarda la manifestazione di sabato 15 giugno penso che, pure essendo stata organizzata dal Comitato Immigrati in Italia e dalla Cub, può diventare un patrimonio di tutti, spero possa essere una tappa di un percorso per arrivare all’obiettivo del ritiro della legge Bossi-Fini ma anche una tappa per la ricomposizione della classe proletaria. Mi auguro e faccio appello a tutti i lavoratori e lavoratrici, immigrati e nativi, appartenenti a qualsiasi sigla sindacale, affinché sabato si realizzi una grande manifestazione unitaria!
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