Il Fatto Quotidiano TV
Industrie, rifiuti tossici e inceneritori. Non manca niente alla provincia di Frosinone. I comitati: "Sappiamo che si è interrato di tutto mentre si costruiva la terza corsia dell'A1, poi si sono spostati a Caserta"
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Il nostro contributo risalente al 2010
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
lunedì 25 novembre 2013
domenica 24 novembre 2013
Io so' Carmela
Maria Grosso. fonte: "Alias" del 23/11
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Unica: come tante ragazzine al mondo e come nessuna;
una pianta fragilissima e tenace che prorompe nei suoi primi germogli. 12 anni, quasi
13 - in cuffia e in testa la sua musica
preferita- Carmela vive a Taranto con la madre, il padre e il fratellino, frequenta
la scuola, intesse parole e uscite con le amiche,cerca i primi riflessi di sé,
si scopre innamorata. E’ il novembre 2005 ed è anche il punto in cui la sua
storia devia: lacerata violata bombardata. Un uomo noto come il “pedofilo”del
quartiere, comincia a molestrarla. Con difficoltà e
dolore Carmela parla. La sua
famiglia risponde con una denuncia. L’uomo, che pure ha confessato al padre della
ragazzina e a una sua insegnante, nega innanzi alla polizia, l’insegnante non
conferma la testimonianza. Si giunge alla diffida che però non viene
rispettata. I familiari segnalano la cosa,
invano. Ma già la sua vita è altra, tra
colloqui con una psicologa e il rimpicciolirsi delle libertà appena assaggiate:
niente più uscite al mare con le amiche; solo mura, fuori e dentro, chiusure. E’
allora che la sua rabbia si fa sentire e a scuola le insegnanti consigliano “un
allontanamento”. Ma è “per il suo bene”….9 Novembre 2006; Carmela infrange il
divieto dei suoi e scappa di casa, non sapendo che nel giro di 4 giorni la sua
anima e il suo corpo di ragazzina saranno violati e assassinati in vita 5 inenarrabili
volte, tante quanto saranno i suoi stupratori, 4 di loro sconosciuti,
incontrati per caso- Emanuele C. (minorenne), Massimo Carnevale, Filippo Landro
e Salvatore Costanzo - uno il ragazzo di
cui è innamorata, Cristian M. (17 anni), a cui per assurdo si è rivolta per
cercare conforto dopo le prime due violenze. Ricondotta a casa in stato di shock profondissimo, Carmela rivela un
corpo violato dai reiterati abusi sessuali,
che vengono accertati ma
ripostati ambiguamente nel referto ufficiale, mentre gli abiti insanguinati che
indossa le sono restituiti senza alcuna perizia. Gli interrogatori in questura
cominciano sottilmente ad insinuare la sua responsabilità in quello che è
accaduto. Sfinita fornisce nomi e indirizzi, ma le indagini inspiegabilmente
ristagnano. Credendo di supportare la figlia, i genitori, tramite il Tribunale
dei Minori, si rivolgono ai servizi sanitari. Carmela è rinchiusa nel Centro
Aurora di Lecce , specializzato in violenze familari. Qui, privata dei suoi,
che può vedere solo una volta al mese,
sottoposta a loro insaputa a
terapia con psicofarmaci, tenta due vote
la fuga. Il padre, constatate le condizioni stremate della figlia, si rivolge
ad una avvocato per chiedere il suo
ritorno a casa. Senza avvertire la famiglia, il Tribunale dei Minori la
trasferisce in un centro di Gravina dove finalmente iniziano la sospensione degli
pscicofarmaci. Ma troppi sono stati gli strappi, le deflagrazioni le ferite. La
ragazzina comincia a tornare a casa nel weekend…E’ il 15 aprile 2007quando
Carmela Cirella si lancia nel vuoto dal settimo piano. Sembrerebbe l’ultimo gesto, ma la sua storia
va oltre la sua morte. Il suo cuore continua a sbocciare nel cerchio devastato
dei suoi, e non solo . Il padre Alfonso Frassanito ( che, forza di un legame al
di là della biologa, è il padre acquisito, avendo Carmela perso piccolissima
quello naturale), intraprende una estenuante battaglia per vedere rispettata la
memoria della figlia e la sua “assurda morte “senza colpevoli” ( a oggi i responsabili
continuano a vivere indisturbati la loto vita). Combatte in sede processuale,
scrivendo un libro e lettere incontrando rappresentanti dello Stato e
sensibilizzando , fino a fondare l’associazione “Io so’ Carmela” al fine di
tutelare le vittime di stupro, i minori e le famiglie dagli abusi del sistema giudiziario.
“Io so’ Carmela”, così scriveva sul diario – ritrovato dopo la sua morte- sui
muri della sua stanza, sul corpo frantumato, grido di una soggettività in lotta
per la sopravvivenza in un mondo che dopo verla violata, non le credeva e la
espungeva. E “Io so’ Carmela” è anche il graphic novel in prima persona che,
grazie alla passione civile delle edizioni BeccoGiallo e al coraggio di Alessia
Di Giovanni e Monica Barengo, rispettivamente autrici del testo e dei disegni
intreccia una narrazione rispettosa e attenta al minimo dettaglio dell’anima e
dell’immagine. “Mi sono sempre piaciute le cose malconce. Si possono sempre
ricucire”. “Io non ci sto a esser vittima, non ci sto a essere una martire,
voglio solo essere me, me e basta”.
La clip
è composta da alcuni disegni tratti dal
graphic novel e la musica del gruppo “La
casa del vento” con il brano “ Falena”
Comitato in difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone. Incontro a Ceprano
Comitato in difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone
Il comitato in
difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone si riunirà lunedì prossimo 25 novembre. Per allargare maggiormente la partecipazione
ai cittadini di tutta la provincia di Frosinone, l’assemblea avrà luogo a Ceprano
presso la sala consiliare del comune in Via Alfieri a partire dalle ore 17,00.
La Costituzione è la via maestra. Il
comitato ne è profondamente convinto.
Anche i componenti del governo dovrebbero esserne coscienti , considerato che nell’accettare il loro mandato
hanno giurato proprio sulla Carta
costituzionale. La Costituzione è la via maestra. Sarebbe stato sufficiente, per l’esecutivo e il Parlamento in carica,
applicarla per trovare soluzione a molti problemi che hanno travagliato il
percorso parlamentare e governativo negli ultimi giorni. La risposta ai destini
del ministro Cancellieri e del senatore Berlusconi, le cui vicende personali
hanno tenuto e stanno tenendo impegnato governo e parlamento, è chiaramente
scritta nella Costituzione all’art.54 dove si sancisce che “ ….I cittadini cui sono affidate funzioni
pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e con onore…” Dunque
le dimissioni sarebbero state la logica
conseguenza determinata dal dettato
costituzionale. Ma ciò non è avvenuto.
Anche le modalità con cui gestire i beni
comuni e i servizi di utilità generale sono
chiaramente indicate nella Carta e non
prevedono privatizzazioni. All’art. 43 si legge: “ A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo
indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici
o comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di
imprese, che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia
o a situazioni di monopoli ed abbiano carattere di preminente interesse
generale.” Cioè tutto il contrario di quanto il governo Letta sta
pianificando con la privatizzazione di aziende dalla fondamentale importanza
industriale e dalla preminente utilità per la vita dei cittadini. E’ evidente
che la via maestra è stata smarrita. Riteniamo dunque fondamentale rinnovare il
nostro impegno , di mobilitazione e di lotta, non solo in difesa dell’art.138, oggetto di un inusitato attacco
parlamentare volto a sovvertirne le
prerogative di salvaguardia dell’impianto costituzionale, ma anche al fine di
esercitare pressioni sulle istituzioni affinchè ritrovino la via maestra e
comincino ad applicare le norme di quella Costituzione a cui hanno giurato
fedeltà. Esortiamo
quindi tutti i
cittadini a partecipare numerosi all’assemblea di lunedì prossimo, per darci
una mano a portare avanti la nostra azione di “obbedienza civile”.
Frosinone
24/11/2013
Comitato
in difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone
sabato 23 novembre 2013
GENOVA: Respingere accordo truffaldino, continuare la lotta. Il sindaco Doria di SEL è nemico dei lavoratori
CONTROPOTERE!
Milano 24.novembre 2013
Milano 24.novembre 2013
A Genova il sindacato collaborazionista sta svendendo la lotta autonoma dei tranvieri contro la privatizzazione della società di trasporto urbano ( AMT). Questa sera i sindacati hanno firmato un accordo capestro e truffaldino che lascia aperta la strada della privatizzazione a partire dal 2015 e di fatto vanifica la lotta durata cinque giorni per difendere il principio della gestione pubblica dei servizi di interesse collettivo e i diritti acquisiti dei lavoratori. Hanno voluto chiudere in fretta e furia una vertenza di carattere prevalentemente politica, perché stava diventando eversiva ed ingestibile. Sindacati confederali, autonomi e di base erano stati di fatto esclusi dalla gestione politica di questo scontro sociale che andava e va al di là della situazione genovese. Stavano per entrare in lotta a fianco dei lavoratori autoferrotramvieri, anche i portuali e altri settori dei servizi e del pubblico impiego. Il Comune di genova, la Regione Liguria e lo Stato ( attraverso il prefetto) hanno temuto e temono la contaminazione di questa lotta con altre realtà, per cui hanno fatto di tutto per contenerla e fermarla. Di fatto hanno costretto il sindacato ad organizzare un'assemblea per l'approvazione o il respingimento di un accordo sottoscritto rapidamente e in modo superficiale da Comune e sindacati che di fatto rinvia al 2015 la privatizzazione del trasporto pubblico locale e non garantisce i diritti acquisiti dai lavoratori dopo decenni di lotte. La votazione alla fine dell'assemblea é stata truffaldina e volgare. Il metodo seguito è stato inusuale ed originale, nonché truffaldino e mascalzonesco: chi acconsentiva alla sottoscrizione dell'accordo si doveva mettere da una parte, chi era contrario dall'altra. I voti poi non si sono contati, ma a vista si è stabilito che erano a leggera maggioranza i favorevoli. Naturalmente questa truffa ha scatenato le giuste proteste dei lavoratori che richiedevano a gran voce il conteggio dei voti, anche perchè non era affatto chiaro il risultato. Lo scarto tra favorevoli e contrari non era affatto evidente. Tra i favorevoli c'erano parecchi individui estranei ai lavoratori come risulta da testimonianze in nostro possesso. A questo punto é chiaro che la lotta contro le privatizzazioni a Genova come nel resto d'Italia non è affatto conclusa e dovrà proseguire a partire da quanto è successo stasera a Genova. L'ACCORDO NON DEVE ESSERE RITENUTO VALIDO e la lotta continuerà in forme e modi nuovi. Il fronte della mobilitazione va ampliato e ci si dovrà muovere al di fuori delle burocrazie sindacali confederali e della FAISA- CISAL. NON SI DOVRA' rispettare la legge 146 che regolamenta il diritto di sciopero e non si deve temere la ritorsione del sistema, a cui si dovrà far fronte con la solidarietà proletaria e con l'estensione della mobilitazione ad altre categorie di lavoratori che lottano per spezzare il blocco dei salari, per combattere la precarietà e per respingere l'attacco ai diritti acquisiti e alle pensioni. Con l'unità dei lavoratori e con la mobilitazione generalizzata si può ancora fare dei passi in avanti e modificare a nostro favore i rapporti di forza per creare le condizioni di una lotta ancor più avanzata per l'abbattimento di questo sistema capitalistico e del suo stato, per la costruzione di una società liberata dal lavoro salariato: La società comunista.
Reddito Minimo: Pd, Sel e 5 stelle, la maggioranza c'è allora usiamola!
MARIA PIA PIZZOLANTE . dal "manifesto" dl 23/11
Presidente dell'associazione Tilt!, ch e nell'aprile scorso ha presentato alla camera, insieme a più di 160 associazioni, oltre 60mila firme sulla proposta di legge sul reddito minimo garantito
La storia sembra non insegnare nulla. Le classi dirigenti utilizzano la «non prontezza» della società per rimandare delle riforme che la stessa società richiede, ma che fanno paura proprio a loro, ai poteri forti. Accadde anche negli anni Settanta quando si pensava così di evitare per esempio le leggi su divorzio e aborto. Accade anche oggi, nel 2013, quando si parla di uno strumento come il reddito minimo garantito, presente in tutta Europa, tranne che in Italia e Grecia (guarda caso), che il Parlamento europeo ci chiede dal 1992, che abbiamo proposto con una legge di iniziativa popolare accompagnata da oltre 60.000 firme, che tre partiti politici hanno presentato seppur con delle differenze. Eppure i detrattori parlano ancora di utopia, le forze politiche che siedono in Parlamento non lo utilizzano, come si dovrebbe, per ribaltare questa tremenda legge di stabilità. «Non ci sono le risorse, mancano le coperture». «Non si può fare nulla per l'economia, ci sono i parametri dell'Europa». È il mantra per non fare niente. È il mantra che copre un'ipocrisia gigantesca e insopportabile di chi sta in questo governo. Perché le risorse vanno distribuite e ridistribuite a maggior ragione in un paese in cui il 10% delle famiglie detiene il 50% della ricchezza totale, in un paese in cui si spendono 70 milioni al giorno e 26 miliardi di euro l'anno nel settore militare (fonte Sipri), in un paese in cui i manager della pubblica amministrazione sono i più pagati dell'area Ocse. Succede che per la prima volta in Parlamento giacciono ben tre proposte di legge sul reddito minimo garantito, sono tre proposte di tre forze politiche che disegnerebbero l'altra maggioranza possibile e mai voluta: Pd, Sel e M5S. Già ad aprile, quando consegnammo le firme, ad accoglierci trovammo parlamentari di questi tre partiti, che ci promisero, senza dar seguito alle promesse, di creare un intergruppo. Perché non si è fatto e perché non si farà è presto detto. Ci sono le larghe intese e a farla da padrone sono ancora le proposte del Pdl; le mani in tasca si possono mettere solo alla povera gente; i grandi interessi, i grandi patrimoni, le grandi rendite e le maxi pensioni non si possono toccare. Per questo, caro Fassina e cari cittadini a 5 stelle, non è possibile discutere di reddito minimo garantito. Perché significherebbe mettere la parola fine a questo governo e forse anche a questa legislatura, che però almeno passerebbe alla storia per aver dato all'Italia uno strumento per ripartire davvero. Ma forse questo non è nell'interesse di nessuno dentro i palazzi ma di una enorme maggioranza fuori, una maggioranza che sotto la pressione della povertà, dell'assenza di futuro, della frustrazione di non sentirsi nemmeno più cittadine e cittadine prima o poi vi presenterà il conto di questi mesi di inutili battibecchi e parole da talk show, utili solo a dar l'idea che tutto cambi per non cambiare nulla. Ci propongono una legge di stabilità nel momento in cui si dovrebbe dare uno scossone a questo paese. Si riempiono la bocca di proclami per i giovani e li lasciano fuggire, daranno vita a liturgie stanche per la giornata contro la violenza sulle donne senza liberarle davvero, mentre ci sarebbe uno strumento rivoluzionario per liberare tutti e tutte dai ricatti quotidiani, del lavoro e della vita, per ridistribuire ricchezze e potere, per rivoluzionare un welfare che promuova le persone e le loro opportunità, ne riconosca l'autonomia di scelta professionale, intellettuale e artistica. Noi continueremo a pretendere reddito e chiarezza, verremo a chiedervelo con i nostri corpi fin sotto le stanze in cui vi chiudete dimenticando la vita vera. Perché del reddito minimo garantito sentiamo l'urgenza, oltre che la necessità. E se Casaleggio, si può permettere di aspettare, la vita no, quella non aspetta! Per questo vi chiediamo di anteporre i diritti dei cittadini e delle cittadine di questo paese a qualsiasi interesse particolare e di dimostrarci attraverso l'approvazione del reddito minimo garantito che la politica esiste ancora e non è subalterna alle botteghe e alle poltrone.
venerdì 22 novembre 2013
Genova. Appello di solidarietà ai lavoratori in lotta e in sciopero
Comitato Di Lotta Frosinone
Carissimi lavoratori e lavoratrici, oggi uniti idealmente contro la svendita dei servizi degli enti locali, per ribadire dignità e futuro ai territori, alla popolazione.
Non possiamo per ora fare altro che solidarizzare con tutti coloro che si stanno opponendo alle privatizzazioni previste a Genova e partecipiamo idealmente alle manifestazioni in atto nella città, volte alla difesa del diritto al lavoro, al salario, ai servizi pubblici.
Anni fa i lavoratori scriventi, dopo un percorso di precariato decennale, di durissime lotte. sono riusciti a imporre la costituzione di una società pubblica che fornisse servizi e stabilizzasse lavoratori, per salari sempre e comunque bassi. Nel 2011, dopo appena 60 mesi dalla stabilizzazione in società pubblica, la società veniva messa in liquidazione e, dopo due anni, nell’aprile del 2013 chiusa, licenziando tutti, 270 persone. - Nell’ultimo anno si sono persi il salario, il posto di lavoro, la società ed ora ci si avvale dell’ASPI fino a febbraio (o giugno) del prossimo anno…
Gli enti locali protagonisti, il Comune di Frosinone, di Alatri e l’ente provincia in questi lunghi 17 anni avranno messo mano al portafogli forse tre anni in tutto, e nonostante questo risparmio hanno liquidato l’esperienza della società pubblica per trasferire in mano ai privati tutti e 21 servizi che svolgevamo (verde, scuolabus, manutenzione, musei, biblioteche, custodia strutture pubbliche, asili nido, strisce blu, viabilità, uffici ecc.) . La stragrande maggioranza dei lavoratori non si sono piegati alla logica della privatizzazione e del taglio del 40% del salario (da 800 a 500 euro con contratti a tempo determinato!!!)
Da mesi siamo in lotta con gli enti. Sei mesi di sit in sotto il comune di Frosinone, manifestazioni, occupazioni, presidi alla regione. Abbiamo protestato in ognuno dei 26 consigli comunali di Frosinone. Abbiamo redatto un piano industriale per una nuova società pubblica e lotta dopo lotta abbiamo rimesso in piedi le disponibilità degli enti: manca uno solo all’appello, quello decisivo per ruolo e risorse, il comune di Frosinone.
Siamo stanchi, alcune volte perdiamo la speranza, ma non ci tiriamo indietro, nonostante la desolazione occupazionale e di risorse che ci attornia in questa parte d’Italia che precipita velocemente verso la miseria assoluta.
Sappiamo che in altre parti stanno avvenendo le stesse cose, le politiche di impoverimento sono complessive. Vi esortiamo a tenere duro, a difendere le politiche pubbliche, le risorse di tutti, i servizi, attraverso la lotta per il lavoro e contro le privatizzazioni. Genova è da esempio per noi, è di sostegno alle apparenti piccole crisi locali dove migliaia di persone sono oggi impegnate con propri e scarsi strumenti alla difesa del servizio pubblico contro la svendita.
Vi pensiamo, vi sosteniamo. Dobbiamo capire che siamo tutti nella stessa barca che colpo dopo colpo sta affondando definitivamente.
Un abbraccio a tutti coloro che lottano e che difendono ancora la dignità dei propri territori.
Per i lavoratori della Frosinone Multiservizi in lotta Paolo Iafrate (mobile 339-3848905)
Dall’Accordo di programma parte la sfida a tutta la nostra comunità
Giuseppina Bonaviri
Il dibattito alla Luiss di Roma sull’economia del Lazio, di un paio di giorni fa, ha messo nella giusta luce le prospettive della nostra regione e delle realtà provinciali ridimensionando i contenuti ottimistici di un dossier pubblicato in precedenza. Gli effetti della crisi e le limitatissime possibilità di attingere alla finanza pubblica rendono estremamente critica la condizione della popolazione, in particolare nelle province. Da questa constatazione deve essere sollecitata la migliore riuscita di qualunque iniziativa imprenditoriale come di tutte quelle che riguardano percorsi di solidarietà sociale.
E’ questa la ragione per la quale bisogna, ora, guardare con estrema attenzione ed auspicare il più sollecito percorso all’Accordo di programma stipulato, diciotto mesi fa, a livello provinciale.
Ne ho parlato con il Commissario Straordinario della Provincia Giuseppe Patrizi che, seppur in modo più misurato rispetto a quanto divulgato nel dossier, ha confermato le prospettive che si aprono per il nostro territorio purché vengano fino in fondo colte le opportunità offerte dall’Accordo.
Emerge con chiarezza che l’Accordo di programma Frosinone- Anagni- Fiuggi, che utilizza gli strumenti riservati alle aree di crisi complessa per rilanciare la reindustrializzazione di molti comuni locali - siglato 2 agosto 2013-, sta procedendo finalmente come un progetto pilota dopo trent’anni di controverso sviluppo territoriale.
L’accordo di programma riguarda 31 comuni dell’area nord dove si trovano mille addetti d’imprese a rischio chiusura.
Il lusinghiero risultato raggiunto (il nostro territorio è uno dei tre soli vincitori di una selezione fra 148 domande presentate, dalle diverse amministrazioni locali ed imprese, al Governo) premia anche il metodo usato nella costruzione dell’Accordo. Esso è scaturito dopo un lungo lavoro di consultazione e coinvolgimento, guidato dalla Provincia, con le associazioni sindacali ed imprenditori tra cui non sono mancati confronti con i lavoratori della realtà da lungo tempo in crisi come dell’ex VDC.
Al termine di questo percorso ci sono state 160 manifestazioni di interesse- il 90% da parte delle aziende che producono già dalle nostre parti- e su queste manifestazioni è impegnata, al momento, una Commissione tecnico-operativa già riunitasi in cinque occasioni presieduta dalla Provincia, dal Comitato di sviluppo, da un rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico e da Invitalia ed in procinto di emettere l’avviso pubblico per l’inizio del nuovo anno. Un ulteriore motivo di speranza è dato dalla partecipazione di società multinazionali che si sono dichiarate interessate allo sviluppo di diversi settori produttivi ciociari.
Il progetto ha una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro, per due terzi finanziati dalla Regione Lazio, in gran parte già stanziati e in parte in programma nel 2014. La strada tracciata è buona anche perché parallela al piano “destinazione Italia” del Governo Letta.
Non tutto è compiuto: vi sono due questioni a cui dobbiamo però dare risposta.
Una prima riguarda cosa si prevedere per l’area sud della provincia, quella in cui insiste la Fiat e non solo.
La seconda questione, che coinvolge sia l’area nord che l’area sud, è la necessità di esplicitare il modello specialistico a cui si rifà il nostro territorio. In altri termini occorre ragionare su come favorire la realizzazione di filiere fra case madri e fornitori e da qui come creare quelle reti di imprese da estendere anche oltre. Per l’Italia questo appare, attualmente, il modello vincente in quanto capace di coinvolgere anche le più piccole imprese altrimenti a rischio. Non tutti i settori sono nella possibilità di creare filiere e reti che, tra l’altro, dipendono anche da quanto già c’è sul nostro territorio.
Ci pare che, a questo punto, la stampa locale potrà avere un ruolo importante potendo rappresentare il contenitore di qualificati pareri sull’attuale processo di sviluppo e per capacità di impresa ad accettare la sfida del mercato che va oltre i confini nazionali. Le forze sindacali lo stanno chiedendo da tempo dimostrandosi seriamente interessate allo sviluppo complessivo e non solo a quello di più ristretto interesse localistico.
Frosinone cantiere della ripartenza dell’Italia?
Ce lo auguriamo ed auspichiamo, per tutti noi, una seria innovazione che partendo dalle tecnologie verdi a basso impatto ambientale guardi alla città intelligente dove si concentreranno maggiormente le attività umane quelle che rimango al centro dell’interesse del nostro movimento indipendente.
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