Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 15 febbraio 2015

ll Movimento 5 stelle incontra il coordinamento provinciale della sanità

Francesco Notarcola – Coordinamento provinciale sanità. 

Nei giorni scorsi, una delegazione del Coordinamento provinciale della sanità si è incontrata con il Gruppo dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, presso la sede del Consiglio regionale del Lazio.
I rappresentanti del Coordinamento hanno illustrato la drammatica realtà della organizzazione sanitaria, ospedaliera e territoriale, della provincia di Frosinone anche alla luce dei provvedimenti adottati dalla direzione generale della ASL.
Il Consiglieri del Gruppo del M5S hanno concordato nel valutare la situazione sanitaria del Frusinate e del Cassinate come la peggiore del Lazio e la più inadeguata a far fronte alle impellenti necessità di salute delle nostre popolazioni per il suo caos organizzativo, per la sua precarietà e per  il deteriorarsi progressivo dell’offerta sanitaria in loco,  che la sta portando velocemente verso un punto di non ritorno.
A conclusione del confronto il Gruppo del M5S ha deciso di tenere un evento pubblico a Frosinone su queste tematiche intorno al 20 marzo 2015 con lo scopo preciso di  elaborare, insieme al Coordinamento e ad altre realtà associative del territorio, proposte  atte a fermare il declino.
FROSINONE 15. 02. 2015. 


sabato 14 febbraio 2015

ACQUA,DIRITTI SOCIALI E DEMOCRAZIA

                                                       Fuori Acea Ato 5 S.p.A.
Verso un nuovo modello di governo e gestione del servizio idrico

Appello per la costruzione di una manifestazione provinciale Sabato 7 marzo – Frosinone

L’acqua prima di tutto è un diritto inalienabile perché essenziale alla vita. Questo principio contrasta evidentemente con gli aumenti reali delle nostre bollette che in poco più di un anno sono schizzate da un minimo del 35% per un'utenza commerciale sino a giungere al 71,6% per una coppia di pensionati al minimo consumo. Pagare il bene essenziale alla vita più del vino dimostra l’insostenibilità sociale della gestione di questo servizio.
Il diritto inalienabile all’acqua contrasta anche con i distacchi del servizio di erogazione che continuano a verificarsi e che sono da considerarsi una grave violazione ai danni della persona e inaccetabili in uno stato di diritto. Ancor più grave quando il distacco viene usato dal gestore privato come pratica estorsiva per i tanti cittadini che contestano quanto fatturato sulle bollette esercitando il loro diritto sacrosanto di contestare quanto si ritiene non fornito. L’acqua è senza controllo nelle mani di Acea Ato 5 ed i cittadini sono alla mercè di un gestore bandito.
La privatizzazione dell’acqua come tutte le politiche liberiste messe in campo, sta devastando le nostre comunità, ci ha tolto la possibilità di controllo e di accesso al servizio e sta producendo gravi danni all’ambiente per l'eccessiva captazione delle sorgenti che determina una netta riduzione dell'acqua nei fiumi, per la scarsa manutenzione delle fognature che genera un inquinamento diffuso nel territorio e per la mancanza di un'efficace funzionamento dei depuratori che scaricano nei fiumi acque ancora troppo inquinate.In questo senso le resistenze sui temi dell’acqua sono sempre più dentro tutte le altre conflittualità nel nostro territorio come in tutto il Paese.
I cittadini vogliono cambiare rotta, vogliono che venga data immediata attuazione alla risoluzione del contratto per colpa del gestore e quindi che venga approvata la Legge regionale in attuazione della  legge regionale n. 5 del 4 aprile 2014, Tutela e gestione pubblica delle acque, legge di iniziativa popolare approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. Questa Legge prevede la definizione dei nuovi Ambiti di Bacino Idrografico sulla base della risorsa nella sua tutela e salvaguardia e una nuova Convenzione di cooperazione tra i comuni all’interno dell’Ambito.
La legge, in controtendenza con quanto legiferato nelle altre regioni, cancella il grave vulnus democratico che si è realizzato con la costituzione degli ATO.
Infatti, il controllo, la pianificazione e le decisioni inerenti il Servizio Idrico Integrato vengono riportati negli enti locali di prossimità, ovvero nei comuni e nei consigli comunali, le cui deliberazioni vengono portate nell'Assemblea dell'Autorità d'Ambito col vincolo di mandato.
La legge, conseguentemente ai principi generali che assume, istituisce un fondo cui potranno attingere gli ABI che opteranno per la gestione attraverso un soggetto di diritto pubblico.
Conseguentemente alla democratizzazione istituzionale nel governo del Servizio, la legge individua nella partecipazione diretta dei cittadini a tutte le fasi dello stesso, un elemento fondante e caratterizzante del modello assunto.
Scopo del coinvolgimento dei cittadini è anche quello di evitare il riprodursi di quanto in passato si è prodotto in diverse gestioni pubbliche.
I cittadini vogliono partecipare alla gestione del patrimonio comune in un momento in cui si fa sempre più necessario un allargamento degli spazi democratici all’interno delle comunità e una stretta collaborazione tra parte istituzionale e società civile.
Non si tratta, infatti, solo di rivendicare beni comuni e diritti sociali ma di pensare e attuare un nuovo modello di governo e gestione dei territori, dei servizi, della ricchezza sociale, e sviluppare strumenti di democrazia partecipativa.

Per adesioni scrivere a: comitatoacquapubblicafrosinone@gmail.com
Partecipa alla riunione di organizzazione della manifestazione martedì 17 febbraio ore 18:30 presso la sede del Comitato provinciale Acqua Pubblica a Frosinone in via Marittima 187.



Lo sport come spettacolo… e le risorse dei cittadini ad onorarne i debiti!

http://www.oltreloccidente.org/

Il ritiro della squadra di basket del Veroli dal campionato di serie A2 trascina con sé tutta una serie di vicende economico sociali che nonostante le continue preoccupate segnalazioni raccontano una storia la cui fine era segnata sin dall’avvio, e risulta essere un monito per chi vuole avventurarsi sullo stesso terreno.
Barattare lo sviluppo della provincia su un versante economico/politico al pari di altre province o città metropolitane a suon di grandi opere, di cui tante non terminate, non ha prodotto mai risultati promessi, perché la promessa obnubilava il reale interesse della classe politica e di quella imprenditoriale: la costruzione fine a se stessa, con la cementificazione del territorio senza alcun progetto, senza alcuna idea sensata.E se pur finite – e agibili? –  le opere costano per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il palasport di Frosinone ha sempre avuto un costo per chi ne usufruiva. Il volley di Sora , il Basket Veroli, la Virtus Frusino, le ragazze della pallavolo e finanche per un anno il calcetto di serie A. La struttura è costata mediamente 200/300 mila euro all’anno? E’ stata utilizzata per anni 8 con annessi servizi, acqua, luce, gas ed altro? Quanto fa? Hanno questi soggetti mai pagato un solo euro per l’utilizzo degli allenamenti e delle partite? E se qualcuno ha pagato – lèggi casse comunali – quanto? -
Fino al 2013 alcuno aveva mai versato quote così come previste dalle convenzioni.Il volley maschile è tornato a casa…, la Virtus Frusino è scomparsa, come scomparsa è la serie A femminile di volley,  come è scomparso il calcetto, così come oggi scompare il basket.
Nonostante un allegro e libero utilizzo della struttura, costruita con impegni economici rilevanti con le tasse dei cittadini, lo sport inteso come spettacolo, quindi, non consegue, almeno nei nostri territori, alcun risultato sociale, lasciando invece pesanti pendenze sul territorio. Una struttura come il Palasport  che rimane lì vuota, senza possibilità di essere usata vista la morìa delle associazioni sportive e della debolezza dei loro progetti fantasmagorici, con l’Amministrazione che ha pensato di alzare le quote orarie a limiti vertiginosi pensando, lampo di genio, che se non si pagano tariffe basse uno possa pagare tariffe alte!
Ma tale scempiaggine non si arresta. Si è in attesa dell’opera omnia ed evidentemente imprescindibile per Frosinone che sarebbe il nuovo stadio, il Casaleno, iniziato più volte, ma mai terminato, anzi crollato, che prevederebbe l’ospitalità di ca 20.000 spettatori sulle tribune – la media oggi delle presenze negli ultimi 14 campionati degli spettatori alla partite del Frosinone è di 3.067!
Proprio sul Casaleno si gioca oggi una partita economica importante su cui l’Amministrazione prova a cavalcarne anche il risultato politico, indirizzando tutte le risorse cittadine in questo delirio, interpretando liberamente il Codice degli Appalti dove all’Art. 128 comma 3. “… sono da ritenere comunque prioritari i lavori di manutenzione, di recupero del patrimonio esistente, di completamento dei lavori già iniziati, i progetti esecutivi approvati, nonché gli interventi per i quali ricorra la possibilità di finanziamento con capitale privato maggioritario”. – e nel caso in questione il capitale privato sarà forse 1/7.
E per non essere da meno alle Amministrazioni precedenti non mancano progetti di costruzione di abitazioni e zone commerciali a partire proprio da due altri, di cui Frosinone non può proprio fare a meno!, come il megapalazzo sulle terme romane, e i grattacieli sull’area Matusa. Si rimane perplessi su chi dovrebbe costruire tali opere visto che l’imprenditore di riferimento è colui è legato a filo doppio al basket Veroli, alla emittente Extra TV…
Gli Amministratori, quelli pertinaci e impassibili, intanto richiamano i lavoratori della Frosinone Multiservizi e la cittadinanza tutta ad un nuovo, necessario, taglio (- 3 milioni) sui servizi (asili, scuolabus, verde, ecc.) per stare dentro il piano di riequilibrio economico finanziario, preannunciando una nuova stagione di difficoltà della popolazione già martoriata da indici di disoccupazione raddoppiati, da case ingurgitate dalle banche, da centinaia di sfratti in corso, da redditi ridotti, da un welfare sempre più asfittico che elargisce carità, forse meno attendibile della Caritas locale, e soprattutto senza uno straccio di piano di redistribuzione di reddito e lavoro.
Tutti in piedi ad applaudire per i 6 milioni di euro previsti – per ora – per lo stadio prelevati dalle tasche dei cittadini; tutti infastiditi per le intercettazioni telefoniche che respingono i “bifolchi ciociari” nella loro provincialità; tutti pronti al sacrificio per due ore di sport spettacolo, che come testimoniano le società locali con i piedi d’argilla, che hanno succhiato il bene pubblico per assaporare, bontà loro, il grande sport, è solo l’anticamera prima del capitombolo con nuovi e pesanti costi a carico della collettività.

venerdì 13 febbraio 2015

Che c'e famo cor Frosinone in "A"

Luciano Granieri
Presentazione del nuovo acquisto Neymar

Il sindaco degli effetti speciali Nicola Ottaviani sta portando avanti il suo speciale "memorandum" da somministrare alla popolazione di Frosinone. Taglio delle prestazioni , sociali, aliquote fiscali al massimo, privatizzazione dei servizi, il tutto in sacrificato sull'altare di una doloroso piano di riequilibrio economico  e finanziario che per dieci anni ridurrà la popolazione di Frosinone alla stregua dei Greci, senza la speranza di uno Tsipras che possa venire ìn soccorso. Il "memorandum del Capoluogo, però, non si applica allo stadio. Infatti mentre i servizi di mensa e mobilità scolastica saranno sempre più costosi ed inefficienti, l'impianto sportivo del Casaleno sembra destinato a diventare lo stadio più bello del mondo, migliore dell'Allianz Arena grazie ai cospicui finanziamenti che il primo cittadino sottrae alla spesa sociale e destina all'arena del Frosinone. Lo scopo, oltre a quello di prepararsi un trionfale ingresso in Parlamento per se, è quello di aiutare i Canarini  ad arrivare in serie A. Il problema è che in serie A a noi ciociari nun ce vonno. Bisogna raccomannasse al lazziale padre padrone del calcio nostrano  Lotito. Er presidente dei lazziali    non ce vo' perchè semo straccioni e nun potemo venne i diritti televisivi. Chi se li compra i diritti der Frosinone? Nun sanno manco n'do stà Frosinone . A Ottavià, senti un po' che se dice:



La casa di vetro della manager Asl Mastrobuono

Un nuovo comunicato, dai toni che ci sembrano trionfalistici della direttrice generale della asl annuncia che “….la direzione aziendale per redigere il piano strategico e l’atto aziendale ha voluto un percorso trasparente e partecipato che ha permesso a tutti di seguire i vari passaggi e di rendere proposte…”
 Inoltre, dichiara il direttore generale :” ….non credo si potesse compiere un percorso piu’ ampio e coinvolgente. La direzione aziendale ha voluto assicurare a tutti il massimo grado di partecipazione…”.
Letto così sembrerebbe un comunicato ineccepibile, peccato che:
1-    In data 21 settembre 2014 la CGIL, Camera del Lavoro di Frosinone, a firma del suo segretario generale recitava: “atto aziendale della ausl di Frosinone: percorso partecipato solo a parole" forse bisognerà rivolgersi alla redazione di "chi l'ha visto?" per avere finalmente le proposte di piano strategico e di atto aziendale elaborate dal direttore generale della ausl di Frosinone, dr.ssa Mastrobuono, perché al di là delle 26 diapositive proiettate nella sala teatro dell'azienda sanitaria, nessun documento è stato realmente fornito - come una corretta e obbligata procedura di consultazione impone – alle OO.SS. per instaurare un confronto serio e davvero partecipato su tali importantissime materie….omissis”;
2       - in data 6 novembre 2014, con nota protocollo n° 1286 /dg a firma del direttore generale azienda asl di Frosinone, e dei direttori amministrativo e sanitario, veniva testualmente affermato: “ .. l’atto aziendale di una asl è – per legge- atto di diritto privato, di competenza esclusiva del direttore generale ( ex art. 3 dlgs n° 502/92 e ss.mi. ), con cui provvede alla “marco-organizzazione” dell’azienda che –in quanto tale- non è soggetto ad alcuna compartecipazione di soggetti diversi dalla direzione dell’azienda….” .
Per quanto ci riguarda, ci sentiamo di commentare: “Alla faccia  della trasparenza e….  di un percorso ampio e coinvolgente….” !
Rimandiamo ai lettori e ai cittadini tutti qualsiasi altra considerazione e commento……!
Frosinone 13.02.15   -   Il Coordinamento Provinciale della Sanità.






MANIFESTIAMO PER GRECIA UNITI ALTERNATIVA AUSTERITY

DE-LIBERIAMO ROMA

La rete sociale De-Liberiamo Roma è a fianco alla battaglia che il nuovo governo greco insieme al suo popolo sta portando in Europa per cambiare le politiche di austerity che strozzano qualsiasi possibilità di uscita dalla crisi.

La Grecia ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno della Grecia: la solidarietà e la fratellanza tra i popoli sono già il segno di una rivoluzione in atto contro politiche che innescano frantumazione sociale, individualismo e competizione per l’affermazione di sé contro gli altri.

Una rivoluzione il cui primo segno sta nella volontà di un governo di essere davvero al servizio del suo popolo, battendosi da solo contro l’Europa della finanza per restituire dignità alla sua gente attraverso tutto quel che gli è stato tolto: lavoro, casa, istruzione, servizi.

Questo è ciò che hanno prodotto e continueranno a produrre le politiche di austerità volute dalla Troika, alle quali gli stessi governi che si sono succeduti in Italia, da Berlusconi a Renzi, sono asserviti. 

 A Roma queste politiche si chiamano "Salva Roma", "Patto di stabilità", "Piano di rientro" e stanno mettendo in ginocchio la città con il taglio dei servizi, l'aumento delle tariffe, le privatizzazioni, mentre aumentano le famiglie sotto la soglia di povertà, i senza casa, i senza lavoro.

Come rete sociale deLiberiamo Roma abbiamo avanzato da tempo proposte che indicano un'altra politica possibile, a partire dalla contestazione del Patto di stabilità interno e la ricontrattazione del debito con CDP, l'uso sociale del patrimonio edilizio cominciando dal grave problema della casa che non può essere un’occasione per far cassa, la tassazione dei grandi patrimoni immobiliari, la ripubblicizzazione di AceaATO2 e la garanzia della scuola dell'infanzia per tutti i bambini.

Queste proposte vanno in direzione contraria ai diktat della finanza. 

Lo diciamo perciò con le parole dell’appello internazionale di economisti e accademici in solidarietà con la Grecia: “Ciò che è in gioco non è solo il destino della Grecia, ma il futuro di tutta l’Europa. Una politica di minacce, ultimatum, ostinazione e ricatto significa per tutti il fallimento morale, politico ed economico del progetto europeo”. La vittoria di Tsipras dice che è ora di dire basta all’Europa della finanza per affermare l’Europa dei popoli.

La rete sociale De-liberiamo Roma unisce la sua battaglia a quella del popolo greco, e aderisce alla manifestazione nazionale che si terrà sabato prossimo 14 febbraio a Roma.

I muti cantano l'Aida a Maastricht

Luciano Granieri


L’era di Maastricht, ve la ricordate? La moneta unica, l’euro, la libera circolazione dei capitali, un mercato di 500milioni di consumatori,  questo era il sol dell’avvenire, ricchezza e prosperità per tutti. Ma per iscriversi al  club era necessaria sobrietà nella spesa , morigeratezza dei conti. Il deficit di uno Stato che voleva entrare nella virtuosa cerchia europeista non doveva superare il 3% del Pil. 

  Ma l’Europa degli Stati di fine ‘900 era popolata di ricchi,  e di straccioni. Non tutti avevano i conti a posto. Alcuni Paesi denunciavano  un deficit di gran lunga superiore al 3% rispetto al Pil.  Come fare, dunque,  per succhiare il sangue anche ai disperati? Come consentire  agli straccions tipo  la Grecia, ma anche l’Italia ed altri Paesi europei , di entrare nell’esclusivo club ?  Imbrogliando. E quali migliori imbroglioni  se non i buontemponi banchieri di Goldman Sachs e J.P Morgan?  

Fingendo un commercio di valuta, per  mascherare quello che era un prestito a tutti gli effetti, Goldman Sachs ha inondato la Grecia di soldi freschi  (300 milioni di dollari). Con questi denari, avvelenati anche da  forme speculative pericolose come i derivati, Goldman Sachs,  nel 1999, consentiva al Governo greco   di livellare  il deficit  al di sotto del 3% del Pil, con modalità poco ortodosse e  truffaldine e di favorirne l’entrata nell’area euro. In cambio gli Ellenici, per anni, avrebbero dovuto destinare  i magri introiti fiscali, flagellati da una evasione monstre, al pagamento di un debito nascosto verso la spietata banca d’affari statunitense. In poche parole per entrare nell’euro, i proventi delle tasse anziché essere spesi  a favore dei servizi sociali, andavano a riempire i forzieri di Goldman Sachs. Così la Grecia, consegnando il proprio popolo agli aguzzini della banca d’affari più spietata del mondo è entrata nella moneta unica. 

Nell’avanzarsi degli anni 2000, dopo un discreto periodo di  relativa tranquillità, a fronte della crisi del 2008, i nodi sono venuti al pettine. Fra prestiti da restituire agli investitori e il pizzo da corrispondere alle banche i soldi sono finiti. Che si fa, si esce dall’euro? Giammai, alla Goldman Sachs si sostituisce un’altra associazione a delinquere formata dagli estorsori di Ue Bce e Fmi, la famigerata troika . 

Questi signori si sono dichiarati  pronti a resuscitare le esangui casse elleniche, ma in cambio  hanno preteso   una straordinaria trasfusione di denaro dal reddito al profitto.    Privatizzazioni, distruzione della  scuole e della sanità pubblica, licenziamenti, triplicazione del numero dei disoccupati, aumento della povertà, questo è il pizzo da pagato alla troika , quanto più il debito aumentava  tanto più si infieriva  sulle persone, negandogli la dignità di una vita decente. 

Ma che vantaggio c’è stato ad entrare nell’euro, se tutta l’operazione è iniziata consegnandosi alle banche per occultare il deficit, e  continuata  nella  spoliazione dei diritti dei cittadini a fronte dell’aumentare vorticoso del debito?  

Oggi l’importo dovuto ai creditori è proibitivo e impossibile da restituire. Yanis  Varoufakis il ministro delle finanze del nuovo governo Greco, ha avanzato   una soluzione, proponendo un rinvio dei pagamenti, un prestito ponte,  depurato dalle condizioni imposte dalla troika,  per mettere un po’ di soldi in tasca ai Greci e permettere ad essi  di sopravvivere . Il  tutto in attesa che finalmente si riesca a  recuperare, attraverso una nuova politica fiscale, il bottino dei grandi evasori, si riducano privilegi, sprechi e si possa    mettere insieme, con queste misure, una parte di denaro necessario a pagare il debito.  E’ l’unico modo che hanno i creditori di vedere qualche quattrino.  Concedere altri denari in cambio di ulteriore smembramento dello stato sociale dell’alienazione del bene pubblico, come pretende l’Unione europea,  non è funzionale a recuperare un debito fuori controllo. 

Allora il dubbio sorge spontaneo. Siamo sicuri che lo scopo sia quello di rientrare del prestito? Non è che la strategia sia un'altra? Cioè mantenere e aumentare il debito, usandolo come pretesto per permettere la schiavizzazione dei lavoratori, la privatizzazione di tutti i servizi l’acquisizione  delle proprietà pubbliche  a favore del profitto delle èlite finanziarie private?  La seconda ipotesi sembra essere quella vera e il neo presidente greco Tsipras  ha rivelato il gioco. Ecco perché sta combattendo  con un eurogruppo intransigente , con dentro anche il nostro ministro delle finanze, per sottrarre  i propri cittadini dalle grinfie della troika.  

Ecco perché la battaglia intrapresa dalla Grecia dovrebbe essere appoggiata da un’ampia parte di popolazione europea, quella popolazione stanca di essere  sfruttata dal potere finanziario capitalista. Un potere che usa con maestria le istituzioni per ottenere  i proprio privilegi. Ma dirò di più, ormai è chiaro il reale obbiettivo dell’adozione della moneta unica. E’ un piano  ordito dalle ricche lobby finanziarie in combutta con i loro burattini politici, per allargare smisuratamente il campo del profitto  travolgendo i cittadini. E il  puntuale intervento delle  banche  d’affari pronte a speculare sin dagli albori di Maastricht per consentire ad alcuni Stati di entrare nell’euro ne è buona testimonianza. 

Dunque  forse uscire dall’euro potrebbe costituire un primo atto di sabotaggio al piano capitalista. Con questi signori non si tratta, anche se il nuovo governo greco, dopo aver ostentato fermezza,  sembra intenzionato a farlo . Questo è l’avversario di classe e come tale va combattuto. L’uscita dall’euro il ritorno alla moneta nazionale,  un audit sul debito ed un eventuale moratoria sono  le prime azioni di questa battaglia. Ormai e diventata  una questione di sopravvivenza. Prima li si capisce, meglio sarà.