Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 14 maggio 2017

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?

Rete per la Tutela della Valle del Sacco



La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro (Rm) è tornata agli onori delle cronache grazie alla proposta, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di utilizzarla per lo smaltimento dei rifiuti della capitale. A parte la confusione su chi abbia la proprietà –non la gestione- del sito attributo erroneamente alla regione mentre è del comune di Colleferro, questa dichiarazione crea ulteriori pesanti interrogativi sul suo futuro.

Cerchiamo allora di fare chiarezza laddove possibile o quanto meno cerchiamo di individuare i punti più controversi.

La discarica ha ottenuto parere positivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA), parere valido fino al 2022. Il fatto desta allarme poiché appare in contraddizione con le ripetute dichiarazioni di chiusura nel 2019 da parte delle istituzioni tra cui il sindaco di Colleferro, e come ribadito da diversi sindaci dei paesi limitrofi prima e dopo la notizia di rinnovo AIA. Noi vorremmo tanto credere a queste rassicurazioni ma ci sono diversi punti che non ci fanno stare tranquilli.

Una questione in particolare vorremmo che fosse chiarita, dirimente per la chiusura della discarica: dove sono i fondi per la gestione post-operativa del sito, il cosiddetto post mortem?

Per chiudere questo tipo di impianti, infatti, sono necessari importanti risorse finanziarie per gestire le operazioni di messa in sicurezza, manutenzione, sorveglianza e controllo per il periodo in cui può comportare rischi per l’ambiente secondo il Decreto Legislativo 36/2003, solitamente per trent’anni e a carico del gestore.   

La cifra necessaria non è indifferente e per legge deve essere accantonata durante tutta la vita attiva della discarica, attraverso una parte della tariffa pagata per il conferimento, fino ad oggi per i siti nella regione Lazio pari a 13,95 euro per ogni tonnellata di rifiuti sversati.
Il soggetto che deve provvedere all’accantonamento della somma per il post mortem è il gestore, nel caso di Colleferro il Consorzio Gaia fino al 2007 successivamente l’Amministrazione straordinaria del Consorzio Gaia fino al 31 luglio 2013, infine Lazio Ambiente S.p.A. di proprietà della Regione Lazio.

Stiamo parlando di cifre importanti, circa 29 milioni di euro, secondo la nota integrativa allegata al bilancio 2015 della società; ma questi soldi sono stati accantonati realmente? Pare proprio di no e pare anche che il problema fosse noto già da molto tempo. 

Nel resoconto stenografico della seduta del 14 maggio 2009 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il commissario straordinario del Consorzio Gaia, Andrea Lolli, dichiarava: “Nello stesso momento, ci siamo dovuti porre un altro problema: la discarica al servizio dei 44 comuni, quella di Colle Fagiolara a Colleferro, era esaurita. Inoltre, non erano state accantonate le risorse per il capping e per la gestione post mortem. Abbiamo verificato che vi era una condizione estremamente positiva per chiedere un riordino della discarica, in quanto la stessa era attraversata da due linee elettriche e la « calata » ne impediva il riempimento; lo spostamento delle linee avrebbe permesso un recupero molto importante di cubatura, senza aumentare il perimetro e l’altezza della discarica, anzi avvalendosi di tutte le infrastrutture già realizzate per il controllo della stessa. Ci siamo immediatamente attivati con TERNA per chiedere lo spostamento delle linee elettriche, così avremmo avuto a disposizione nel nostro territorio e nel territorio laziale circa due milioni di metri cubi di possibilità di smaltimento di rifiuti in discarica. Abbiamo, quindi, elaborato il progetto e chiesto l’autorizzazione integrale ambientale; sempre il giorno 8 maggio 2009 – giorno da festeggiare, quindi – finalmente abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Siamo riusciti, perciò, a incrementare il patrimonio della società, avendo la possibilità di trasferire all’assuntore l’autorizzazione al completamento di questa discarica e anche il modo per reperire le risorse per far fronte al capping della discarica e alla gestione post mortem”.

Per inciso, il dott. Lolli con la sua ipotesi avrebbe ventilato l’ampliamento della discarica di 1.700.000 tonnellate, poi ottenuta come “riordino”, garantendone di fatto la vita per parecchi anni e per trovare i soldi per chiuderla!

Nella relazione sulla gestione relativa al bilancio al 31.12.2013, Lazio Ambiente specifica: ”Infine tra i fondi del passivo il bilancio accoglie l’accantonamento della quota di tariffa di conferimento in discarica, pari a 13,95€ per tonnellata, destinata al finanziamento della gestione post mortem ai sensi del D.lgs 36/2003 e l’accantonamento per le spese future relative al Capping della discarica”.

Lazio Ambiente SpA ne chiede conto anche nella relazione di gestione allegata all’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2015: “Tanto più che -come ampiamente noto al Socio [ndr la regione Lazio]- allo stato, la Società non dispone delle garanzie finanziarie necessarie per garantire la fase di chiusura e gestione post operativa della discarica. Questo in quanto, come confermato dalla perizia di valutazione degli asset aziendali ex Agensel [ndr ex gestore della discarica di proprietà del Consorzio Gaia] veniva evidenziato che, a fronte di un accantonamento presente in bilancio per € 26 ML di euro, non corrispondeva una reale disponibilità finanziaria”.

In pratica si dichiara che Lazio Ambiente SpA ha acquistato sapendo che i fondi non erano stati accantonati, non è dato sapere se questa mancanza si è protratta nelle precedenti gestioni e in che misura. Ulteriore gravità è che il Consorzio Gaia SpA era partecipato dai Comuni e che l’Amministrazione straordinaria successiva era stata ammessa con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Entrambi a conoscenza della situazione? 

L’unico accantonamento economico certo o quantomeno dichiarato al momento è quello di Lazio Ambiente che, durante la sua gestione, ha aperto un conto corrente dedicato su cui ha accumulato la cifra dovuta, poca cosa rispetto a quanto servirà.

La situazione è talmente ingarbugliata che anche Lazio Ambiente, tramite il suo socio la regione Lazio, ha chiesto un parere alla Corte dei Conti, come si evince da quanto riportato nella nota integrativa sempre allegata al bilancio 2015: “il fondo ereditato dalle precedenti gestioni è pari a € 26.234.350 ed oggetto di quesito, attraverso la regione Lazio alla Corte dei Conti circa la legittimità della provvista, da parte di questa Società”. Vista la situazione la domanda è d’obbligo: è stata avanzata la richiesta alla Corte dei Conti e quali sono i tempi di risposta?

Stando ai fatti, però, il Consorzio Gaia non esiste più, l’Amministrazione Straordinaria dello stesso Consorzio con Decreto del Tribunale fallimentare di Velletri il 3 maggio del 2016 ha cessato l’esercizio d’impresa; Lazio Ambiente SpA ha notoriamente le casse disastrate e il socio Regione Lazio ha stanziato nell’ultimo bilancio di previsione relativo al 2017-2019 solo i fondi finalizzati al light revamping degli inceneritori.

Tra l’altro Lazio Ambiente SpA nell’ultimo bilancio disponibile ripropone come soluzione quella dello spostamento dei tralicci, idea già del Dott. Lolli, al fine di avere a disposizione volumetrie utili per ricavarne il necessario e coprire il buco del post mortem. Sarebbe bene che l’attuale Dirigenza imparasse a far di conto in quanto con il costo attuale di conferimento presso la discarica di Colleferro per coprire la mancanza di accantonamento del post mortem bisognerebbe conferire circa 350.000 tonnellate di rifiuti entro il 2019, intesa come data di chiusura e senza avere nessuna spesa, inverosimile e mai accaduto in tutti questi anni di funzionamento del sito, figuriamoci oggi che la raccolta differenziata nei Comuni sta iniziando a prendere piede.

In sostanza, allo stato attuale non esistono garanzie finanziarie sufficienti per chiudere la discarica e sinceramente non crediamo che esista una società assicuratrice che stipuli una polizza fidejussoria così rischiosa, stante la situazione economica di Lazio Ambiente. In riferimento alla DGR 239/2009 “Criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero” – Allegato 1 (Documento Tecnico) – punto 6.2.1, come pensa Lazio Ambiente di rispondere all’AIA con le garanzie necessarie nel termine di 90 giorni a partire dal 4 aprile 2017?

Senza garanzie finanziarie la Regione Lazio, socio unico di maggioranza della società attuale gestore della discarica, potrebbe anche diffidare dall’utilizzo ulteriore di questo impianto o addirittura decretarne la chiusura definitiva (art. 29-decies comma 9 della L. 152/2006, sostituito dal DLGS 46/2014).

Siamo giunti alla resa dei conti ed è necessario e dovuto un chiarimento pubblico sulla questione da parte delle autorità competenti che ci auguriamo abbiano già trovato una soluzione al problema.

Ci auguriamo inoltre che altri soggetti interessati si attivino con tutti i mezzi per chiedere di far luce sulla vicenda.

sabato 13 maggio 2017

A Milano, ma per bloccare le leggi anti-immigrati Minniti-Orlando

Appello per la manifestazione del 20 maggio. «Mentre si parla di accoglienza, si stringono accordi con regimi liberticidi »


Il 20 maggio a Milano è stata convocata una mobilitazione, #20maggiosenzamuri, che si propone di rivendicare «il valore e il rispetto delle differenze culturali e etniche come occasione di crescita per tutti» e il rifiuto della «logica dei muri che fomenta la paura, che deve essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e dell’accoglienza anche attraverso l’effettivo superamento della legge Bossi-Fini, l’approvazione della legge sulla cittadinanza e il rafforzamento del sistema di accoglienza dei migranti».
Buoni propositi promossi, però, da Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del comune di Milano e fedele di Andrea Orlando, ministro della Giustizia e firmatario insieme al ministro dell’Interno Marco Minniti dei decreti – convertiti in legge – sulla sicurezza urbana e sull’immigrazione.
La contraddizione con le scelte politiche in materia di accoglienza ai migranti è parsa immediatamente evidente: l’appello alla mobilitazione omette la discriminazione insita nella legge, come l’introduzione di un diritto differenziale su base etnica con l’abolizione di un grado di giudizio per i profughi che si vedono respingere la richiesta di asilo; l’aumento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (ex Cie); la parificazione a pubblico ufficiale dell’operatore sociale per alcune fattispecie procedurali. Di pari passo il governo italiano sta stringendo accordi bilaterali con i regimi liberticidi in Libia, Nigeria e Sudan per il controllo dei flussi migratori e per i rimpatri forzati.
La settimana scorsa associazioni, spazi sociali, comitati, collettivi, partiti politici milanesi, riuniti sotto lo slogan «Nessuna persona è illegale», hanno deciso di partecipare alla mobilitazione pur non sottoscrivendo l’appello per le contraddizioni prima citate. Il lavoro di costruzione di questa piattaforma antirazzista unitaria ci ha dato lo slancio per decidere di sottoscrivere il loro appello e partecipare alla mobilitazione.
Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia regalato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici. Per questo motivo ci rivolgiamo agli organizzatori, ai grandi firmatari (tra cui Emma Bonino, Elio, Elio Germano, Gad Lerner, Daniele Luchetti, Luigi Manconi, Giusi Nicolini, Moni Ovadia, Igiaba Scego, Sergio Staino, Cecilia Strada, Nicola Zingaretti) affinché prendano una posizione chiara e netta e dicano che oggi battersi per l’accoglienza dei migranti vuol dire opporsi alle leggi Minniti-Orlando in materia di immigrazione e sicurezza urbana. Tutto questo è ancora più necessario dopo quello che è accaduto negli ultimi giorni: dal vergognoso rastrellamento in stazione centrale a Milano, alla caccia agli ambulanti, sempre in nome del decoro, a Roma, che ha portato alla morte di Magatte Niang.
Il 20 maggio a Milano noi ci saremo, consapevoli che questo è il tempo delle scelte e noi abbiamo deciso da che parte stare, senza mezze misure, ambiguità e contraddizioni.
Il primo passo per realizzare tutto questo è battersi con tutte le forze contro le leggi Minniti-Orlando.

Baobab Experience
Rete degli Operatori e delle Operatrici contro i Decreti Minniti Orlando
Progetto Melting Pot
Campagna LasciateCIEntrare
Rete della Conoscenza
Link Coordinamento Universitario
UDS – Unione degli Studenti
Progetto Diritti onlus
European Alternatives
DiEM25 Italia
Cittadinanza e Minoranza
Focus-Casa deii diritti sociali


Sviluppare la solidarietà con i prigionieri politici palestinesi in sciopero della fame!

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia 



Dal 17 aprile più di 1.800 prigionieri politici palestinesi hanno iniziato uno Sciopero della fame a oltranza.
Lo Sciopero per la Dignità, che per numero dei partecipanti e durata, non ha eguali nella storia, sta andando avanti con coraggio e determinazione, nonostante tutte le manovre, le intimidazioni e la repressione delle autorità israeliane.
Le rivendicazioni dei prigionieri sono:
- Abolizione della detenzione amministrativa.
- Abolizione di tutte le forme di tortura, compreso l’isolamento.
- Fine dell'imprigionamento dei bambini e delle donne.
- Diritto di ricevere visite dei parenti, all’assistenza sanitaria, allo studio, etc.
- Rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali sui diritti umani dei prigionieri all'interno delle carceri.
Queste rivendicazioni si inseriscono all’interno della lotta di tutto il popolo palestinese per la fine dell’occupazione, delle violazioni e delle violenze che subisce da decenni.
Le vessazioni cui sono sottoposti i prigionieri in sciopero sono inaudite: trasferimenti in celle d’isolamento, barbecue davanti alle celle, offerte di cibo da parte dei medici, confisca di indumenti personali e coperte, incursioni delle unità speciali anche in piena notte, diniego dell'acqua in bottiglia, confisca del sale necessario per poter continuare lo sciopero, politica dell’alimentazione forzata, etc.
Ma tutti i tentativi di minare la volontà di lotta e dividere i prigionieri sono falliti. Il movimento di sciopero dei prigionieri prosegue unito!
Bisogna rompere il muro del silenzio intorno a questa eroica lotta!
I principali media non ne parlano, rendendosi complici del regime di occupazione e apartheid sionista. Il governo Gentiloni e le forze che lo sostengono sono proni ai voleri del governo di estrema destra di Netanyahu, che ha adottato la linea di bloccare ogni genere di informazione, perché la questione palestinese va rimossa e cancellata dal dibattito politico.
In questa situazione è importante che i palestinesi, a cominciare dai prigionieri in sciopero della fame, vedano che la loro battaglia è appoggiata a livello internazionale, che esiste un movimento popolare di solidarietà.
A tale scopo dobbiamo lavorare nei posti di lavoro, nei sindacati, nelle scuole, nei quartieri, facendo conoscere la lotta dei prigionieri palestinesi e partecipando alle iniziative a sostegno della lotta dei prigionieri!

venerdì 12 maggio 2017

Il compleanno di Giorgiana

Lidia Ravera

Me lo racconta tutte le volte. Non c’è compleanno, onomastico, che non sia celebrato come un anniversario di lutto. E’ sovreccitata fin dal mattino, nervosa, beata. Sorride da sola. Io la riconosco,oramai, in ogni forma di pazzia benigna, benedicente, euforicamente narcisistica, malinconica e medium. La riconosco nei preti che dal pulpito parlano di un regno dei cieli cui non avrò accesso. La riconosco nella grassa americana alcolista  che legge i tarocchi in piazza Navona. Vaga e vaticinante. Mia madre è così. Come lei, soltanto più magra. E marxista. Nonostante il volgere del mondo ad altre dottrine oppure a un mercantile appagamento del disordine. Mia madre è marxista. Lo era da ragazza. Non riesce a smettere. E’ marxista  e odia il governo (in generale, in particolar quello presente, ma in generale tutti), odia la polizia. Odia le armi. Odia la guerra. Da due mesi , ogni sera, si incaponisce in complicate macumbe. Sta cercando di colpire il pancreas di George doppio vu Bush. “Hai idea di quanto si soffre con la pancreatite?”….Forse stasera non lo farà. Stasera è il mio compleanno. Ne faccio 25, di anni. Sono nata il 12 maggio 1977 alle 23 e  45, con un mese di anticipo sulla data della mia nascita, le doglie, a mia madre le ha provocate una carica della polizia fra via Arenula e  Ponte Garibaldi. Me lo racconta tutte le volte.


Una carica della polizia: da bambina immaginavo cavalli schiumanti e alabarde. Dillo ancora, mamma, dillo, dai, dimmelo di nuovo.

Riprendeva come una fiaba, tono cantante.

C’era una volta il movimento delle donne. C’era una volta. C’era una volta il Partito Radicale. No, non come adesso. Più chiaro, più giusto, più forte. C’erano le Grandi Battagli Civili. Si lottava.

Da bambina immaginavo mia madre in calzoncini di raso  su un ring  appoggiato al fiume, dalle parti dell’isola Tiberina. I pugni chiusi nei guantoni. 
Che cos’è lottare?
C’erano le lotte. Un tempo. Una volta. C’erano.

“Che cos’erano le lotte mamma?”

Si vuole forte forte qualcosa e si chiede tutti insieme.

“Come la Barbi trapezista?”

“No deve essere qualcosa che serve a tutti. Come mandare un cargo pieno di Barbie trapeziste ai bambini del  terzo mondo.”

Immaginavo bambini neri che giocavano con le Barbie trapezista fuori dalla Capanna dello Zio Tom.
E mia madre con i guantoni. E tutte le sue amiche anche loro con i guantoni. Mentre grossi cavalli grigi con i fianchi sudati si impennavano contro i loro corpi svestiti.

Fra la polizia e mia madre c’era, quel giorno, qualcosa di astratto e utilissimo per l’umanità. Un referendum. Il divorzio. La legge 194.

“Si tratta di diritti tesoro. Non te li danno volentieri”


Quand’ero bambina mi immaginavo mia madre a capo di una delegazione  che va dal Re e chiede pane, lavoro pace e libertà.

A dodici anni, il giorno del compleanno in cui uscii dall’età pediatrica , incominciai ad immaginarmi mia madre  con una grossa pancia a forma di uovo  mentre corre incontro a uno sbarramento di cattivi in tuta mimetica. Niente cavalli, ormai vedo carrarmati e fucili.

“Mamma perché andavi a fare cose pericolose come le lotte con me dentro l’utero? E se morivo?”

Per tutta l’adolescenza abbiamo litigato il giorno del mio compleanno.

“La mamma di Cristina ha fatto sei mesi di ginnastica perparto, tu andavi alle manifestazioni.”

“Io non sono un animale addetto alla riproduzione come quella vacca idiota della madre di Cristina.”

La madre di Cristina preparava cenette meravigliose, era gentile, non si dava arie, aveva licenziato la gioventù con discrezione attorno ai 35 anni. Ed era riuscita a tenersi un marito.
Ma naturalmente era una vacca idiota.

Mia madre ha rischiato di ammazzarmi prima della nascita, perché quella giornata di sole e di battaglia non se la sarebbe persa per niente al mondo.

“Correvo con la pancia. E allora?”

Mia madre non era una vacca idiota.

E poi non avrebbero dovuto esserci incidenti. Era una festosa manifestazione di maggio.

“C’era il palco in piazza Navona. Eravamo in tanti. C’era anche tuo padre. Mi infilava continuamente dentro i portoni, prima quando scappavamo nella stradine attorno a Campo de’ Fiori. Mi spingeva nel buio, crucciato. Come è sempre lui. Vai vai vai! Ricordo il tonfo del portone alle mie spalle. L’odore del cibo cucinato a pranzo. Era  giovedì c’era quest’umidità delle case vecchie, e odore di uova, peperoni. Aglio nell’aria, aglio fritto . Appoggiavamo le spalle a muri scrostati e tuo padre mi metteva una mano sulla pancia”.

Me lo racconta tutte le volte.

Me lo racconterà anche stasera.

“Tuo padre sentiva i tuoi piedini. Al riparo della polizia, nel portone. Scappando.”

Quanto mi perseguiterà ancora quel pomeriggio di sole? Quel presepe iconoclasta, di madonne scarmigliate e san Giuseppe accigliati e gioia e morte.

Quanto ancora?

E’ un quarto di secolo oggi.

“Sai, tesoro, si sentiva sparare,piccoli secchi palpiti, patùc, patùc, ti guardavi attorno, giravano vestiti come noi, a imitazione della nostra sbandierata povertà di esteti dell’usato rivoltato sfilacciato e lurido.  Ci copiavano i calzoni e le magliette  i fazzoletti a coprire il viso. Si fingevano noi, per sparare e far credere che eravamo noi che era fra noi che si annidava la violenza.”
…. Patùc, patùc….

Me lo racconterà ancora.

Ha imparato a distinguere il palpito della pistola dal fischio del lanciarazzi, dal tonfo della scacciacani, dal botto del lacrimogeno.

Ha imparato.

Aveva la mia età.

Venticinque più venticinque cinquanta.

Io non so distinguere il patùc di una pistola dal puf del lancio  di un lacrimogeno dal tatatà di una mitragliatrice.
Non mi vesto tutti i giorni nello stesso modo. Sarebbe difficile copiarmi. Adesso, per esempio, mentre salgo le scale della sua casa, ho una gonna di tela bianca e le espadrillas e una camicetta di seta.

Lei mi apre la porta e ha questi pantaloni militari largotti e pieni di tasche. Tutte le tasche sono piene , le spuntano oggetti dappertutto.

“Sembri un magazzino mamma.”

Mi bacia ha gli occhi lucidi                    .

E’ ancora così sottile, così svagata, ha gli occhiali da presbite, un metro da sarta, una ghirlanda di lecca lecca. Tutto appeso al collo.
Ha piccole rughe sotto gli occhi.
Ha sicuramente pianto.
Lo capisco da come mi abbraccia stretta.

“Buon Compleanno Giorgiana”



E’ una  bella responsabilità chiamarsi come una ragazza che è morta tre ore e quarantacinque minuti prima che tu nascessi, che è arrivata, già morta, nello stesso ospedale in cui sei nata, che correva vicino a tua madre, più giovane ancora di lei, che forse le ha anche dato una mano, perché a correre la gravidanza di sbilancia, che prima di aiutare  tua madre ha mandato a casa una bambina di 11 anni che era finita in quel subbuglio per caso  uscendo dalla lezione di danza  e che l’ha poi riconosciuta sui giornali del giorno dopo e che ha testimoniato  della sua gentilezza e senso materno….. è una bella responsabilità, nascere con una morte addosso.

Mia madre ha cucinato un risotto colloso e un arrosto stopposo. Ma il vino è buonissimo.

Beviamo.

Gli occhi di mia madre spaziano inquieti fra la finestra aperta percorsa dal volo delle rondini  la libreria sovraccarica di volumi.

“Lei avrebbe ancora , 50 anni” dice.

“No” convengo, “ne avrebbe 44.”

“Chissà com’è…..rimanere per sempre giovani…..”

“Brutto.”

“Tu sei già più vecchia di lei…..”

“Per questo lo so che è brutto, rimanere per sempre giovani, io sono già stufa, vorrei averli  anch’io i tuoi brutti ricordi. Se il male è già successo non tocca aspettarne altro.”

La prima bottiglia è finita. Mia madre apre la seconda. Abilmente, rapidamente , la annusa, ne sbocca un po’, ne versa un po’, fa girare il liquido e beve.

“Diciotto euro e cinquanta” recita, chiude gli occhi “però: valeva la pena.”

Bevo.

A lei scivolano fuori due lacrime dagli occhi socchiusi per l‘estasi alcolica.

“Questo vino è un poema epico” dico.

Lei piange silenziosamente, senza  che alcuna contrazione del viso contrasti il fluire del liquido, giù  per le gote, sul mento.

“Il vino… deve essere buono….  Se no è inutile.”

“Infatti.”

Le porgo un kleenex.

Si soffia il naso ride.

“Tu sei il tipo di ragazza che ha sempre  i kleenex nella borsetta.”

Sorrido, in attesa.

“Questa notte ho fatto di nuovo il sogno…”

Le lacrime si disordinano, adesso il viso di mia madre è chiuso a pugno, naso, zigomi, mento, bocca, tutto è in lotta contro il pianto. I singhiozzi le scuotono le spalle magre. Mi alzo da tavola ad abbracciarla. La fragilità del suo scheletro mi impensierisce.

“Mamma  mangi?”

La domanda è incongrua, sono incongrui i ruoli come si disegnano ogni tanto fra noi. Ma lei è una donna ferita, figlia di una generazione ferita. Io no, sono figlia di tempi ottusi. Noi si fatica a provare emozioni, possiamo indossare tute virtuali, custodie che scaldano il cuore, possiamo rimpinzarci di dolcezze , ma viviamo la nostra primavera di plastica. Senza ossessioni.

“Raccontamelo mamma, il sogno.”

“Oh è sempre il solito”.

Si accende una sigaretta. Sbuffa il fumo con decisione.

“Non avrei dovuto chiamarti come lei. Ogni tuo compleanno è un rintocco funebre.”

“E’ giusto non dimenticare.”

Mi guarda con tenerezza, più che guardarmi mi contempla.

“Tu sei il tipo di ragazza che dice sempre la cosa giusta.”

“Non è vero.”

“Non dovevo chiamarti Giorgiana, Giorgiana, mi sono appropriata della tua vita, sei nata sotto il segno di un crimine e Freud mi punisce….”

Torno a sedermi, il livello del vino scende nella seconda bottiglia.
Mia madre porta in tavola una crostata di frutta, che, per fortuna, è stata prodotta dal pasticcere e non dal suo disordine culinario.
Accende venticinque candeline, tutte un po’ corte, sporche di vecchie torte, sporche.

“Soffia!”

Si è dimenticata di invitare mio padre, non si è dimenticata di farmi un regalo: un bellissimo paio di occhiali da sole, lenti Persol, montatura Armani.

“Mamma proprio tu che detesti le firme…”

“Almeno questo son riuscita a non fartelo pagare, povera bambina.”

Gli occhiali sono bellissimi, e poi nascondono gli occhi, li metto, la guardo non vista.
Potrei raccontarlo io il sogno.

……Davamo le spalle al fiume, correvamo avanti, patùc patùc, la ragazza che corre accanto a me ha i capelli lunghi la scriminatura li divide in due, dondolano castani, danzano compatti, spessi come nastri attorno al suo viso piccolo, picchiano sulle spalle, la vedo cadere. Ricordo benissimo l’inerzia. Non cade così chi prende una storta, chi inciampa. Cade così chi è, momentaneamente, senza vita. Mi chino su di lei . Nel sogno mi chino su di lei…..

Non nella realtà. Nella realtà la mia madre reale , di anni venticinque, studentessa universitaria fuori corso, incinta di otto mesi, vede cadere Giorgiana Masi, di anni diciannove, lei pure studentessa, la sente dire distintamente “Oddio che male”, e continua a correre.

“Nei sogni si è sempre un po’ migliori che nella vita vera. Apposta si sogna. Non un futuro radioso, ma un più radioso io, un io più eroico”.

“Quando la smetterai di tormentarti per non esserti fatta sparare, per aver difeso me, che ero un grosso girino innocente, che nuotavo ignara dentro di te, quando la smetterai mamma?  Non avresti  potuto fare altro che spostare la morte un po’ più in là, cosa che altri hanno fatto…… mamma, dai….”

Si accende un’altra sigaretta, mentre la precedente invecchia di cenere sull’orlo del piatto.

“Nel sogno la salvo.”

Sorride , come per una decisione coraggiosa.

Mi consento di sdrammatizzare.

“Io nel sogno trovo lavoro.”

Mi sono laureata  due anni fa. Filosofia. Centodieci, lode, bacio accademico. Stretta di mano del Preside di facoltà. Mi mancava soltanto lo stupro del rettore, poi avevo collezionato tutte le carnalità simboliche  della perfetta studentessa.
A parte tre mesi ad insegnare step dance alle amiche della nuova donna di mio padre non ho mai lavorato. Nei sogni colleziono proposte per posti ad elevata qualificazione teorica. Si sogna quello che non si è disposti a desiderare nello stato della veglia.
“
…..è da quando hanno ammazzato Carlo Giuliani.”

Ho perso l’inizio della frase.

“Che cosa?”

Mia madre si alza da tavola e incomincia a sparecchiare. Non è un buon segno, quando la cena è andata bene, quando sta  bene, mia madre sparecchia il giorno dopo, quando si sveglia, ascoltando la lettura dei giornali.
La aiuto meccanicamente, ci muoviamo fra il salotto e la cucina, silenziose.
Ho ancora sugli occhi gli occhiali da sole.
L’azzurro carico che segna la fine dei pomeriggi  di quasi estate è diventato nero. Mia madre ha acceso la luce, mi striscia una carezza sui capelli.

“E’ buio. Togliteli o andrai a sbattere.”

Non so com’è che finiamo abbracciate.
E poi sul divano. Le offro una canna che ho preparato per lei a casa, prima di venirmi a farmi festeggiare. Fuma con un complicato sistema che ha imparato negli anni settanta.

“Buona. Pakistano nero?”

“Macchè pakistano, la fa crescere Peppe nel giardino di sua nonna all’Eur.”

“Fuma anche sua nonna?”

“Ma dai…. Peppe si scoccia perfino che fumo con te, a sua nonna ha detto che è hierba buena, quella che usano a Cuba per fare il mojito.”

“Perché si scoccia che fumi con me?”

“A lui piacciono le madri regolari”

“Come la madre di Cristina, te la ricordi?”

“La vacca idiota?”

Ridiamo.

“Lo sai che Cristina è incinta’”

Finisce la canna in un unico avido respiro. Ed è di nuovo triste.

“Ti secca che non ho invitato papà?”

“Ma no figurati….”

“E’ che proprio non lo sopporto , non sopporto quando si pavoneggia di questa scema col  botto che ha sposato.”

“Prima o poi dovrai digerirla.”

“Ma io a lei la digerisco….è lui che mi è rimasto sullo stomaco.”

Ridiamo ancora un po’, beviamo una grappa, un’altra,un caffè, finiamo il vino.

“Tuo padre non me l’ha mai perdonata  di aver rischiato di non farti nascere.”

“Digli di prendersela con Cossiga, è lui  che ha vietato la manifestazione no? Che ha coperto l’operato della polizia, tu eri soltanto una ragazza di sinistra che manifestava in piazza in un pomeriggio di sole.”


“Quando ho sentito le doglie mi sono appoggiata al muro del cinema Reale…..te l’ho già raccontato?”

“Ventiquattro volte, ma ricordo soltanto le ultime diciotto.”

“Da quando è morto Carlo Giuliani ho capito che il tempo non passa mai. Patùc, patùc…..fine. Io ho una figlia che avrà dei figli che avranno dei figli. Giorgiana no. Neanche Carlo. C’è quacosa di osceno nella morte dei giovani. Vite interrotte prime di entrare nel ciclo della ripetizione. Della riproduzione. Prima che il lusso estremo della noia abbrevi i tempi della nostalgia, l’ansia della rappresentazione. Chissà se se ne rendono conto, quelli che premono il grilletto, perché così hanno avuto ordine di fare, perché hanno imparato a sparare, chissà se se ne rendono conto che stanno creando questo terribile squilibrio, che stanno interrompendo una vita?”


La guardo: ha soltanto due rughe, ma sono profonde, le chiudono il sorriso in una parentesi tonda, anche quando non sorride.
Anche adesso, che va a prendere dal lavello un mazzo di fiori di campo, umidi, saturi di profumo, e dice: “Andiamo, ti va?”

Mi va.

Mi deve andare. Mi va tutti gli anni, da quando ho memoria.

Camminiamo con un passo assurdamente atletico, come se qualcuno   volesse fermarci , come se dovessimo sfuggire a qualcosa. Che abbiamo detto, oppure sottinteso.

Arriviamo al punto esatto in cui Giorgiana è caduta e sono io, come tutti gli anni ad appoggiare i fiori.
Ce ne sono degli altri, molti altri. Ce ne saranno sempre, tutti i 12 maggio. E continuano a essercene, anche quando quelle dell’età di mia madre saranno morte di vecchiaia. Ci penserò io, e dopo di me….?

Sono passati venticinque anni. Tutta la mia vita, tutta la vita che lei ha vissuto.

“Sarebbe ora che facessi un figlio anche tu, se c’è riuscita quella deficiente di Cristina….”

“D’accordo, mamma, lo farò….. se Peppe è d’accordo.”

Mia madre fa una piroetta.

“Oh Peppe non è mica l’unico portatore sano di spermatozoi di questo mondo!”

Si allontana da me quasi correndo, mi saluta con un ondeggiare della mano. Una ragazza che licenzia i suoi fantasmi e torna a casa a disperarsi. Come se andasse ad una gita.
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Il testo è tratto dal libro “In ordine pubblico, 10 scrittori per 10 storie” curato da Paola Staccioli, pubblicato nel 2005 in collaborazione con l’Associazione  Walter Rossi.


giovedì 11 maggio 2017

Rialto: noi non parteciperemo al bando!


Associazione Culturale Rialtoccupato, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Attac Italia, Transform Italia, Maschile/Plurale, Archivio Storico di Critica Marxista, Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, ADP - Associazione Diritti Pedoni di Roma e Lazio, Associazione Culturale Circolo Gianni Bosio
 

“Roma Capitale intende concedere in comodato d'uso gratuito, ad Enti rientranti nelle previsioni dell’articolo 48, comma 3, lettera c) del D.Lgs, 159/2011, l’immobile sito in Via Dell’Acqua Bulicante, n. 316, confiscato alla criminalità organizzata, ai sensi dell’articolo 24 D.lgs. 159/2011, disposto dal Tribunale di Roma Sezione M.P. e per il quale questo Ente ha avviato le procedure per l’assegnazione dell’immobile in oggetto, per lo svolgimento di attività e progetti socio-culturali volti a promuovere la collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la valorizzazione dei beni comuni urbani, con particolare riguardo ad iniziative di sensibilizzazione sul valore sociale delle risorse idriche comunali”. 

Questa è la soluzione che l'amministrazione comunale pentastellata propone dopo aver sgomberato per la seconda volta il Rialto. Evidentemente questi nuovi amministratori, che della onestà hanno fatto il loro slogan elettorale, una volta entrati in campidoglio si sono subito adeguati a vecchie logiche politiche basate su una gestione del potere becero e volgare.

Ma veramente si può pensare che promettere un'immobile a uso gratuito avrebbe pulito coscienze e ridato dignità a coloro che hanno sgomberato un luogo storico di democrazia sostanziale?

Ma veramente si può pensare che usando la parola “bando” ci si assicuri trasparenza e buon governo?

Già si era partiti male già nei primi incontri dopo la ri-occupazione del Rialto quando responsabili dell'assessorato al patrimonio facevano girare foglietti con indirizzi di immobili destinati alla edilizia residenziale pubblica paventando soluzioni imbarazzanti e immediatamente respinte al mittente.

Non è bastato il nostro comunicato stampa del 18 aprile dove si ribadiva con chiarezza e alla luce del sole che la soluzione era una e coerente con tutti gli atti e le procedure amministrative in essere: attuare la delibera di Consiglio Comunale 40/04 che prevede lo spostamento delle realtà del Rialto all'ex autoparco dei vigili urbani di via delle mura portuensi.

Ma soprattutto ci domandiamo che differenza passa tra quello di cui oggi parliamo con le pratiche politiche che hanno portato a mafia capitale o al vecchio motto democristiano “frà che te serve”?

Si continua così ad alimentare un meccanismo clientelare, al limite della corruzione, per cui l'Amministrazione si erge a giudice, in maniera del tutto arbitraria, di quali realtà possano usufruire del patrimonio pubblico.

La giunta Raggi da questa vicenda ne esce devastata: sgombera il Rialto e costruisce un bando ad hoc imbarazzante per il Forum dei Movimenti per l'Acqua.

Un bando che proprio identificando l'oggetto nel solo tema dell'acqua e dei beni comuni cancella la pluralità degli ambiti su cui intervengono da anni le realtà presenti al Rialto.

Un bando che non è neanche tale fino in fondo in quanto si tratta di un avviso e infatti si afferma "La documentazione del bando di gara per l’assegnazione dell’immobile, in concessione in comodato d’uso gratuito, verrà definita solo al perfezionamento delle procedure di acquisizione e della effettiva disponibilità del bene confiscato e, pertanto, la presente procedura non è vincolante per questa Amministrazione."

Così si scopre il trucco, ovvero l'immobile non è ancora nell'effettiva disponibilità del Comune ma evidentemente c'era fretta di provare a costruirsi un'alibi in previsione dell'imminente sgombero che infatti è avvenuto, guarda caso, il giorno successivo alla pubblicazione dell'avviso stesso.

Ci sottraiamo convintamente a questo ricatto e proseguiremo la mobilitazione per individuare la soluzione reale e concreta che può garantire l'effettiva continuità alle attività finora svolte.

Soprattutto facciamo appello alla cittadinanza, a quella parte che non si fa ingannare da un simulacro di legalità, da una trasparenza opaca, da una partecipazione impossibile. 
La invitiamo a partecipare con i propri corpi, nelle piazze e nelle centinaia di spazi sociali della città. Dopo le 10.000 persone che hanno sfilato sabato 6 maggio a Roma contro le politiche della giunta Raggi, la città solidale è più viva che mai!
Roma, 11 Maggio 2017.

Contenimento dei cinghiali a Cassino: "si vede il dito ma non la luna"

Alessandro Barbieri e Salvatore Avella  



«E continua l'inosservanza delle linee guida nazionali per il contenimento degli animali selvatici». Così esordiscono gli esponenti di Fare Verde di Cassino e la Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano in relazione all'ordinanza nº 99 del 21/04/2017 "Ordinanza contingibile e urgente relativa all'allontanamento e/o abbattimento e/o cattura di alcuni cinghiali selvatici allo stato brado". «Giovedì 11 maggio abbiamo diffidato il Sindaco di Cassino, Carlo Maria D'Alessandro, dal consentire la messa in atto degli indirizzi operativi oggetto dell'Ordinanza del Comune di Cassino n. 99 del 21/04/2017, in quanto illegittimi, illeciti ed irragionevoli e, contestualmente, invitato gli organi competenti a promuovere immediatamente ogni intervento volto a determinare, in autotutela, l’annullamento della stessa. E' inammissibile che il Comune di Cassino ordini la cattura e/o l'abbattimento dei cinghiali senza neanche aver effettuato preventivamente il "censimento faunistico", ossia la ricostruzione di "dimensione" e "struttura" della popolazione provinciale del Sus scrofa (cinghiale). Altra colpa è non aver coinvolto le associazioni animaliste e ambientaliste che, nel settembre 2014, vollero e ottennero un primo tavolo tecnico tra Polizia Provinciale, Corpo Forestale dello Stato, Parco dei Monti Aurunci e lo stesso Comune. Come spiega il biologo Francesco Petretti: “La falla è rappresentata dai ripopolamenti che ancora oggi vengono fatti annualmente a ritmo di decine di migliaia di capi. Inutile pensare di risolvere il problema del sovrannumero dei cinghiali se prima non si tappa la falla, arrestando questo fiume di esemplari liberati ogni anno dalle strutture pubbliche e private per alimentare una crescente domanda venatoria”. Eppure, nonostante i danni perpetrati al territorio, le associazioni venatorie continuano ad avere ascolto presso le istituzioni. E' bene ricordare che l'art. 11 della "Legge quadro sulle aree protette" (Legge 6 dicembre 1991, n. 394 e s.m.), sui parchi prevede il divieto di “cattura, uccisione, danneggiamento, disturbo delle specie animali”, e che pertanto per poter cacciare occorrerebbe modificare la legge. Dunque, è altrove che bisogna indirizzare le forze per la risoluzione del problema e non puntare il dito, anzi il fucile, contro animali selvatici indifesi. La colpa, pertanto, - concludono Avella e Barbieri - ancora una volta è nella specie uomo e non già nella specie animale.»

mercoledì 10 maggio 2017

Malcom X e le elezioni a Frosinone.

Luciano Granieri

1bis
"Bisogna innanzitutto svegliare la gente. Non si può assegnarle un programma finchè essa non si rende conto di averne bisogno".

Malcom X

Questa verità  è stata  affermata    da un tizio  che ha lottato per i diritti civili dei neri ,   nato a Omaha nel Nebraska 92 anni fa e morto assassinato a Washington  Heights New York nel 1965.   Tale  concetto  potrebbe essere tranquillamente attribuito a gente di Frosinone incazzata, come il sottoscritto, costretta a lamentare una predisposizione dei propri concittadini alla narcolessia ogni volta  che si presenta la riffa elettorale per la poltrona di sindaco. 

I Frusinati  - anestetizzati dai buoni   benzina, dalle regalie trovate sotto i piatti nelle cene elettorali, dalle gesta di medici, avvocati,  ingegneri, che spacciano i propri doveri professionali   per preziosi servigi degni di una lauta ricompensa elettorale - non si rendono conto delle necessità di  un programma organico  indispensabile  a far uscire la propria città dal degrado. 

Su questo sonno del diritto di cittadinanza  le consorterie democristiane, socialiste riformiste corrette al fascismo, post democristiane, liberali dispotiche,  in decenni di governo cittadino, hanno spinto Frosinone ad essere una delle città più inquinate d’Italia  con una incidenza di disoccupazione e  povertà di  gran lunga superiore alla media nazionale.  

 Nonostante questi disarmanti risultati nella prossima tornata elettorale,  due soggetti che fondano saldamente le radici della loro campagna elettorale sull’atavica narcolessia frusinate, ovvero il despota liberale Nicola Ottaviani ed il  post democristiano, maldestramente  ricoperto da scrostata vernice socialista riformista, Fabrizio Cristofari ,  quasi sicuramente si contenderanno la poltrona di sindaco al ballottaggio. 

C’è che ci sta provando ad assegnare un programma al popolo dormiente. La lista Frosinone in Comune, formata da movimenti della sinistra variamente allocata  a sostegno del  candidato  Stefano Pizzutelli, dopo diversi tentativi precedentemente naufragati, ritenterà, confidente in un fato meno cinico  e baro . Il neofita Movimento 5 Stelle,  con il candidato Christian Bellincampi, forte del consenso nazionale, è convinto di suonare una deflagrante sveglia e imporre il suo programma ad una cittadinanza improvvisamente diventata consapevole.  

Curiosa la posizione della lista la Tenda, la quale dopo aver passato anni  a tentare  di rianimare  gli inerti cittadini frusinati, si consegna come amorfo corpaccione pentothalizzato all’Orfeo post democristiano  Cristofari. Il  sonno della ragione genera mostri, forse  per certi soggetti della Tenda potrebbe generare qualche posticino all’ombra del sottoscala consiliare, e tanto basta per non svegliare il can che dorme. 

Per quanto mi riguarda credo che la massima di Malcom-X sia dannatamente applicabile  ancora oggi alla narrazione elettorale frusinate. Non si può assegnare un programma alla gente di Frosinone se questa non si rende conto di averne bisogno  e   per svegliarla non basterebbero neanche certi   potenti botti tipo quelli che vengono sparati dal Casermone per avvisare gli spacciatori che è arrivata la roba. 


Per illustrare meglio la situazione propongo una video clip in cui la  musica sarebbe tanto piaciuta a Malcom-X . Si tratta del brano “I got my brand on you” un blues classico di Muddy Waters, eseguito dai Mojo Coffee Blues un gruppo autoctono, ciociaro puro sangue. Così  tanto per sancire il connubio fra rivendicazione dei diritti dei neri e rivendicazione dei diritti dei frusinati.

Good Vibrations