Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 14 maggio 2017

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?

Rete per la Tutela della Valle del Sacco



La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro (Rm) è tornata agli onori delle cronache grazie alla proposta, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di utilizzarla per lo smaltimento dei rifiuti della capitale. A parte la confusione su chi abbia la proprietà –non la gestione- del sito attributo erroneamente alla regione mentre è del comune di Colleferro, questa dichiarazione crea ulteriori pesanti interrogativi sul suo futuro.

Cerchiamo allora di fare chiarezza laddove possibile o quanto meno cerchiamo di individuare i punti più controversi.

La discarica ha ottenuto parere positivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA), parere valido fino al 2022. Il fatto desta allarme poiché appare in contraddizione con le ripetute dichiarazioni di chiusura nel 2019 da parte delle istituzioni tra cui il sindaco di Colleferro, e come ribadito da diversi sindaci dei paesi limitrofi prima e dopo la notizia di rinnovo AIA. Noi vorremmo tanto credere a queste rassicurazioni ma ci sono diversi punti che non ci fanno stare tranquilli.

Una questione in particolare vorremmo che fosse chiarita, dirimente per la chiusura della discarica: dove sono i fondi per la gestione post-operativa del sito, il cosiddetto post mortem?

Per chiudere questo tipo di impianti, infatti, sono necessari importanti risorse finanziarie per gestire le operazioni di messa in sicurezza, manutenzione, sorveglianza e controllo per il periodo in cui può comportare rischi per l’ambiente secondo il Decreto Legislativo 36/2003, solitamente per trent’anni e a carico del gestore.   

La cifra necessaria non è indifferente e per legge deve essere accantonata durante tutta la vita attiva della discarica, attraverso una parte della tariffa pagata per il conferimento, fino ad oggi per i siti nella regione Lazio pari a 13,95 euro per ogni tonnellata di rifiuti sversati.
Il soggetto che deve provvedere all’accantonamento della somma per il post mortem è il gestore, nel caso di Colleferro il Consorzio Gaia fino al 2007 successivamente l’Amministrazione straordinaria del Consorzio Gaia fino al 31 luglio 2013, infine Lazio Ambiente S.p.A. di proprietà della Regione Lazio.

Stiamo parlando di cifre importanti, circa 29 milioni di euro, secondo la nota integrativa allegata al bilancio 2015 della società; ma questi soldi sono stati accantonati realmente? Pare proprio di no e pare anche che il problema fosse noto già da molto tempo. 

Nel resoconto stenografico della seduta del 14 maggio 2009 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il commissario straordinario del Consorzio Gaia, Andrea Lolli, dichiarava: “Nello stesso momento, ci siamo dovuti porre un altro problema: la discarica al servizio dei 44 comuni, quella di Colle Fagiolara a Colleferro, era esaurita. Inoltre, non erano state accantonate le risorse per il capping e per la gestione post mortem. Abbiamo verificato che vi era una condizione estremamente positiva per chiedere un riordino della discarica, in quanto la stessa era attraversata da due linee elettriche e la « calata » ne impediva il riempimento; lo spostamento delle linee avrebbe permesso un recupero molto importante di cubatura, senza aumentare il perimetro e l’altezza della discarica, anzi avvalendosi di tutte le infrastrutture già realizzate per il controllo della stessa. Ci siamo immediatamente attivati con TERNA per chiedere lo spostamento delle linee elettriche, così avremmo avuto a disposizione nel nostro territorio e nel territorio laziale circa due milioni di metri cubi di possibilità di smaltimento di rifiuti in discarica. Abbiamo, quindi, elaborato il progetto e chiesto l’autorizzazione integrale ambientale; sempre il giorno 8 maggio 2009 – giorno da festeggiare, quindi – finalmente abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Siamo riusciti, perciò, a incrementare il patrimonio della società, avendo la possibilità di trasferire all’assuntore l’autorizzazione al completamento di questa discarica e anche il modo per reperire le risorse per far fronte al capping della discarica e alla gestione post mortem”.

Per inciso, il dott. Lolli con la sua ipotesi avrebbe ventilato l’ampliamento della discarica di 1.700.000 tonnellate, poi ottenuta come “riordino”, garantendone di fatto la vita per parecchi anni e per trovare i soldi per chiuderla!

Nella relazione sulla gestione relativa al bilancio al 31.12.2013, Lazio Ambiente specifica: ”Infine tra i fondi del passivo il bilancio accoglie l’accantonamento della quota di tariffa di conferimento in discarica, pari a 13,95€ per tonnellata, destinata al finanziamento della gestione post mortem ai sensi del D.lgs 36/2003 e l’accantonamento per le spese future relative al Capping della discarica”.

Lazio Ambiente SpA ne chiede conto anche nella relazione di gestione allegata all’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2015: “Tanto più che -come ampiamente noto al Socio [ndr la regione Lazio]- allo stato, la Società non dispone delle garanzie finanziarie necessarie per garantire la fase di chiusura e gestione post operativa della discarica. Questo in quanto, come confermato dalla perizia di valutazione degli asset aziendali ex Agensel [ndr ex gestore della discarica di proprietà del Consorzio Gaia] veniva evidenziato che, a fronte di un accantonamento presente in bilancio per € 26 ML di euro, non corrispondeva una reale disponibilità finanziaria”.

In pratica si dichiara che Lazio Ambiente SpA ha acquistato sapendo che i fondi non erano stati accantonati, non è dato sapere se questa mancanza si è protratta nelle precedenti gestioni e in che misura. Ulteriore gravità è che il Consorzio Gaia SpA era partecipato dai Comuni e che l’Amministrazione straordinaria successiva era stata ammessa con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Entrambi a conoscenza della situazione? 

L’unico accantonamento economico certo o quantomeno dichiarato al momento è quello di Lazio Ambiente che, durante la sua gestione, ha aperto un conto corrente dedicato su cui ha accumulato la cifra dovuta, poca cosa rispetto a quanto servirà.

La situazione è talmente ingarbugliata che anche Lazio Ambiente, tramite il suo socio la regione Lazio, ha chiesto un parere alla Corte dei Conti, come si evince da quanto riportato nella nota integrativa sempre allegata al bilancio 2015: “il fondo ereditato dalle precedenti gestioni è pari a € 26.234.350 ed oggetto di quesito, attraverso la regione Lazio alla Corte dei Conti circa la legittimità della provvista, da parte di questa Società”. Vista la situazione la domanda è d’obbligo: è stata avanzata la richiesta alla Corte dei Conti e quali sono i tempi di risposta?

Stando ai fatti, però, il Consorzio Gaia non esiste più, l’Amministrazione Straordinaria dello stesso Consorzio con Decreto del Tribunale fallimentare di Velletri il 3 maggio del 2016 ha cessato l’esercizio d’impresa; Lazio Ambiente SpA ha notoriamente le casse disastrate e il socio Regione Lazio ha stanziato nell’ultimo bilancio di previsione relativo al 2017-2019 solo i fondi finalizzati al light revamping degli inceneritori.

Tra l’altro Lazio Ambiente SpA nell’ultimo bilancio disponibile ripropone come soluzione quella dello spostamento dei tralicci, idea già del Dott. Lolli, al fine di avere a disposizione volumetrie utili per ricavarne il necessario e coprire il buco del post mortem. Sarebbe bene che l’attuale Dirigenza imparasse a far di conto in quanto con il costo attuale di conferimento presso la discarica di Colleferro per coprire la mancanza di accantonamento del post mortem bisognerebbe conferire circa 350.000 tonnellate di rifiuti entro il 2019, intesa come data di chiusura e senza avere nessuna spesa, inverosimile e mai accaduto in tutti questi anni di funzionamento del sito, figuriamoci oggi che la raccolta differenziata nei Comuni sta iniziando a prendere piede.

In sostanza, allo stato attuale non esistono garanzie finanziarie sufficienti per chiudere la discarica e sinceramente non crediamo che esista una società assicuratrice che stipuli una polizza fidejussoria così rischiosa, stante la situazione economica di Lazio Ambiente. In riferimento alla DGR 239/2009 “Criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero” – Allegato 1 (Documento Tecnico) – punto 6.2.1, come pensa Lazio Ambiente di rispondere all’AIA con le garanzie necessarie nel termine di 90 giorni a partire dal 4 aprile 2017?

Senza garanzie finanziarie la Regione Lazio, socio unico di maggioranza della società attuale gestore della discarica, potrebbe anche diffidare dall’utilizzo ulteriore di questo impianto o addirittura decretarne la chiusura definitiva (art. 29-decies comma 9 della L. 152/2006, sostituito dal DLGS 46/2014).

Siamo giunti alla resa dei conti ed è necessario e dovuto un chiarimento pubblico sulla questione da parte delle autorità competenti che ci auguriamo abbiano già trovato una soluzione al problema.

Ci auguriamo inoltre che altri soggetti interessati si attivino con tutti i mezzi per chiedere di far luce sulla vicenda.

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