fonte Real News Network
Analisi di Norman Filkstein sull'assalto assassino israeliano contro i pacifici manifestanti a Gaza.
Norman Filkstein sostiene che l'esercito israeliano hanno condotto un assalto omicida verso i pacifici manifestanti a Gaza, perchè la protesta non violenta messa in atto durante "La Grande Marcia del Ritorno a Gaza" minaccia non gli Israeliani ma la loro occupazione.
Filkstein: Dove sta la solidarietà per GAZA?
Mentre i manifestanti Palestinesi stavano coraggiosamente resistendo a Gaza cadendo sotto lo spietato fuoco Israeliano la solidarietà internazionale è stata deludente.
E' possibile che la marcia di Gaza sfoci in un massacro ancora più crudele da parte di Israele?
Con la fine delle proteste per la Marcia del Grande Ritorno, Israele potrebbe essere sul punto di pianificare assassini più terribili contro i manifestanti Palestinesi non violenti a Gaza per lanciare ulteriori terribili avvertimenti.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
martedì 15 maggio 2018
domenica 13 maggio 2018
ALLE PERSONE BUONE. UNA LETTERA INGENUA E SENTIMENTALE
Carissime amiche e carissimi amici,
Gentilissime signore e signori gentilissimi,
pregiatissime associazioni ed istituzioni,
vorremmo pregarvi di scrivere al Presidente della Repubblica per invitarlo a non consentire che l'estrema destra razzista vada al governo del nostro paese.
Il razzismo e' incompatibile con la Costituzione della Repubblica Italiana.
Il razzismo e' incompatibile con la democrazia.
Il razzismo e' incompatibile con il rispetto della dignita' umana.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
*
E' possibile scrivere al Presidente della Repubblica entrando nel sito www.quirinale.it e cliccando su "Scrivi alla Presidenza della Repubblica" in fondo alla home page.
*
Trascriviamo qui di seguito il testo della lettera che noi abbiamo gia' inviato; chi vorra' potra' usarlo cosi' com'e' o variarlo, o naturalmente scriverne uno diverso:
Egregio Presidente della Repubblica,
non consenta che vada al governo del nostro paese chi nega i diritti umani di milioni di esseri umani.
Non consenta che vada al governo del nostro paese l'estrema destra razzista che in quanto tale si colloca fuori e contro la Costituzione repubblicana e la democrazia.
L'Italia e' una repubblica democratica.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
Egregio Presidente della Repubblica,
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", recita l'articolo 2 della nostra Costituzione.
"Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica", recita l'articolo 10 della nostra Costituzione.
Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega il dovere di soccorrere chi e' in pericolo di morte.
Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega il diritto alla vita di innumerevoli innocenti.
*
Grazie di cuore a tutte e tutti per quanto vorrete fare,
il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
L’ENI a trivellare Algarve, fra i mari piu’ belli del Portogallo
Dorsogna
Fa male al cuore, e fa vergogna all’Italia.
Queste che descriviamo sono azioni fatte, per il 30%, in nome di noi tutti,
cittadini d’Italia, e titolari di un terzo di questa ditta di morte chiamata ENI.
—-
Si chiama Algarve, ed e’ la regione piu a sud del Portogallo. Ci sono qui spiagge e villaggi di pescatori dipinti di bianco, ci sono scogliere, ci sono ville, ci sono pescatori, ci sono surfisti.
E’ una delle zone piu’ belle del turismo di Portogallo.
Partiamo dall’inizio. Le ditte che vogliono qui trivellare sono la benefattrice dell’umanita’ ENI e la sua collega portoghese GALP.
Hanno firmato degli accordi per l’assegnazione delle concessioni circa dieci anni fa. A quel tempo, nel 2007, le concessioni furono date dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.
Nel 2014 arriva l’ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.
Finalmente, nel Marzo del 2016 il consorzio ENI e GALP annunciano il loro intento di trivellare, con tutti i dettagli del caso, il mare offshore nei pressi della localita’ Aljezur. Nel concreto si trattava di un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu’ difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta’ di Sines.
L’obiettivo era di trivellare i mari atlantici di Algarve entro Maggio 2018, cioe’ … cioe’ adesso, con un investimento del costo di 100 milioni di dollari. La nave di appoggio dovrebbe essere la SAIPEM 12000.
A suo tempo, il portavoce dell’ENI, tale Franco Conticini, disse che le trivelle esplorative sarebbero durate per 45 giorni durante i quali recuperare campioni di petrolio da analizzare. Se il petrolio fosse stato buono e commercializzabile, sarebbe potuto arrivare il pozzo vero.
O i pozzi veri, perche’ i di estrazione potrebbero essere molteplici, senza considerare anche i pozzi di reiniezione, dove appunto seppellire tutto il materiale di scarto ad alta pressione.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.
Non ancora.
L’area come detto sopra e’ meta di pellegrinaggi di surifisti e di amanti del mare, nonche’ di pescatori.
Ma le cose non sono cosi lineari.
A dicembre 2017 al consorzio ENI- GULP era stato richiesto di presentare uno studio di impatto ambientale, ma l’ENI mise in dicussione tale necessita’, come anche la garanzia di 20 milioni di euro,
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.
Ohhh, nooo. Giammai.
Le cose non vanno mai storte, no? Mai a nessuno, e men che meno all’ENI!
Perche’ presentare studi, assicurazioni, garanzie?
Perche’ presentare studi, assicurazioni, garanzie?
Ovviamente le associazioni ambientaliste del Portogallo gia’ in subbuglio, lo sono state ancora di piu’. Hanno raccolto 42,000 firme contro le trivelle ENI, e sono arrivati veti e divieti da varie localita’ di Algarve.
Ma niente, il governo centrale non ci sente e le concessioni sono ancora li.
E non solo le concessioni sono ancora li, all’ENI e alla GULP sono state concesse pure delle estensioni per Lavagante, Santola e Gamba, a causa di “esigenze legali ed amministrative” e di “pubblico interesse” come ha detto il segretario dell’energia del Portogallo, Jorge Seguro Sanches.
Perche’ c’e’ il pubblico interesse? Non si sa, ma forse e’ bene ricordare che il governo di Portogallo ha tirato su 76 milioni di euro con le concessioni petrolifere dell’Algarve nel corso di questi 10 anni e che quindi e’ bene tenersi buoni i trivellatori. Alla fine, l’oceano non parla e non paga, i petrolieri si.
La vicenda e’ del tutto simile a quelle italiche: con l’ENI che fa comunella con i politici, i ministri dell’energia, dell’ambiente, del mare, con la GALP e con varie agenzie governative, che rassicura sul tuttapposto, e che in fine dei conti si prende gioco della democrazia.
Esempio? Come racconta il gruppo ASMAA, associazione di attivisti contro i mostri ENI, c’e’ stata una fase di consultazione pubblica gestita dall’ENI e durata per un mese e mezzo, dal 5 Marzo al 16 Aprile 2018, e che e’ stata definita una “farsa” dall’ASMAA. Mmh.
Mi ricorda tanto le nostre consultazioni pubbliche, se e quando si siano mai fatte! Dove si parla, parla, si promette, si rassicura ma poi alla fine ENI e compari fanno quel che vogliono e ignorano le richieste di buonsenso dei residenti e degli amanti di mare e natura.
La cosa interessante e’ che in Portogallo come in Italia del resto, i politici fanno proclami a destra e a manca contro i cambiamenti climatici, ma poi quando si tratta di trivelle e di agire e di fermarle, non ci vedono e non ci sentono.
Il profumo dei soldi che rende profumate anche le trivelle, eh?
E infatti anche qui il primo ministro António Costa nel 2016 annuncio’ alla conferenza del clima a Marrakesh che il Portogallo sarebbe diventato carbon neutral entro il 2050. E poi due anni dopo …. estendono le concessioni petrolifere. Un controsenso no?
All’ENI non posso che ribadire tutto il mio schifo verso di loro, schifo che non e’ dimunuito di un milligrammo in questi dieci anni del mio avere a che fare con loro. Ho voglia di dirlo a tutto il mondo in Portogallo e a chiunque voglia sentire e leggere, che non sono che una ditta di morte, di bugie, di scarsa trasparenza, di persone piccole piccole di vedute, di responsabilita’, di amore, e che dovrebbero solo vergognarsi.
Come vorrei avere il potere di fermarli.
martedì 8 maggio 2018
A quarant' anni dalla morte di Peppino Impastato, organizziamoci collettivizziamo la lotta contro tutte le mafie.
Luciano Granieri
Il brano La Commissione elettorale fu trasmesso il 5 maggio durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative in corso a Cinisi e Peppino raccontava lo svolgimento della riunione clandestina, cioè della Commissione elettorale nel Comune di Cinisi, dove i componenti della Commissione, la maggior parte appartenenti alla Democrazia Cristiana, si dovevano dividere i 45 scrutatori. Peppino dai microfoni di Radio Aut introduceva così il brano: Cuna riunione elettorale a Mafiopolica sa hannu a spartiri tra di iddri, e sa nna pigliari i scrutatori. Anche in questo brano, durante la diretta, venivano inseriti alcuni interventi musicali, come la canzone Quelli che di Enzo Jannacci ; inoltre in questo programma, come in tutti i brani di Onda Pazza, Peppino faceva largo uso del linguaggio dialettale.
Come sempre, dal 1978 ad oggi, il ricordo di Peppino
Impastato, la sua vicenda, sono sempre stati
offuscati dall’omicidio di Aldo
Moro avvenuto lo stesso giorno, il 9
maggio di quarant'anni fa, in cui Peppino fu trucidato dalla mafia. Una tragedia, quella di Moro, molto
più eclatante della scomparsa di un comunistucolo arruffa popolo , prossimo alla
lotta armata (all’inizio si avanzò l’ipotesi che Peppino Impastato fosse rimasto vittima dell’attentato dinamitardo
che egli stesso stava confezionando per far saltare in aria la ferrovia).
In
effetti per scoprire i mandanti e gli esecutori mafiosi dell’omicidio ci sono voluti
ben tre processi con la sentenza definitiva arrivata solo nel 2001. Oggi,
grazie all’impegno del Centro di Documentazione che porta il suo nome, al film i 100 passi di Marco Tullio Giordana e al
brano omonimo dei Modena City Ramblers, a
lui dedicato , la storia del marxista leninista libertario (definizione mia) di
Cinisi è diventata patrimonio comune. Tanto che Peppino Impastato è diventato
un’icona preminente di quell’antimafia sociale animata da
personaggi quali, Placido
Rizzotto, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava .
Gente comune, strenui oppositori della mafia non per mestiere, ma per sensibilità e
voglia di giustizia sociale.
E’ innegabile come Peppino Impastato sia diventato
anche un’ icona dei movimenti di
sinistra che ne hanno esaltato l’impegno politico, ma proprio questa attività è
sempre passata in secondo piano, nell’immaginario costruito dai media
mainstream. Era molto più rassicurante
esaltare un eroe antimafia posponendo, o addirittura
anestetizzando, le sue concezioni politico-sociali .
Un eroe antimafia, per quanto repellente mi suoni
la parola “eroe”, Peppino Impastato lo fu realmente. Portò avanti la sua lotta contro la mafia, al limite dell’impossibile, circondato da un
contesto in cui il padre stesso
era affiliato al clan del boss Tano Badalamenti (Don Tano seduto come lo chiamava lui) . Eppure fu proprio l’impegno politico
a dare forza e consapevolezza alla battaglia di Peppino.
In particolare, a
essere mal sopportata oggi, è la determinazione che la mafia, pur nelle sue peculiarità
ambientali, non è altro che un
prodotto del capitalismo. Una delle
leggi fondanti il capitalismo si basa sull’ineluttabilità dell’accumulazione , della concentrazione
della ricchezza nelle mani di pochi. Tale obbiettivo deve essere realizzato ad ogni costo,
con tutti i mezzi, anche quelli mafiosi. Ne è naturale conseguenza che la lotta alla
mafia non può prescindere dalla lotta al capitalismo questo pensava Peppino . A cinquant’anni dalla sua
morte, come curatore del blog Aut Frosinone, vorrei ricordare quel Peppino. l’Impastato che nella sua irrequietezza
libertaria era passato dal Pci, a Lotta Continua, agli Indiani Metropolitani ,
a Democrazia Proletaria, sempre mosso dalla sua natura marxista-leninista tesa a promuovere la giustizia sociale vero motore della sua
attività antimafia .
Significativo in
questo senso è il documento che segue, riportato nel libro scritto dal suo amico Salvo Vitale
dal titolo , “Nel
Cuore dei Coralli Peppino Impastato una vita contro la mafia” (ed.
Rubbettino). E’ un appello, redatto a Cinisi l’otto
giugno 1977 che invitava alla mobilitazione rispetto ad un provvedimento, licenziato dal Parlamento di allora, che normalizzava di fatto il precariato.
“Il KAPITALE produce
disoccupati e, di conseguenza, lavori marginali e stagionali con due scopi
precisi:
1)
AUMENTARE LA PRODUZIONE E DIMINUIRE IL COSTO DEL
LAVORO;
2)
DISGREGARE IL PROLETARIATO.
La crisi ha generato una nuova
figura di giovane proletario destinato al lavoro marginale saltuario. La sua condizione è caratterizzata
da un alternarsi di periodi lavorativi a momenti di disoccupazione, quindi da
un’estrema instabilità del salario.
In Italia ci sono circa 1,5
milioni di disoccupati ufficiali, senza contare i milioni di studenti, sottoccupati,
precari e i milioni di casalinghe (11 milioni nel ’74 dati Doxa).
Diamo ora un’occhiata alla legge
truffa di Tina Anselmi, varata con il consenso
di DC, PCI, PSI, PSDI. Giovani dai 15 ai 29 anni svolgeranno il LAVORO
NERO LEGALIZZATO, con contratti a tempo determinato.
Vogliono farci studiare e
contemporaneamente lavorare per 8 ore complessive e ce ne pagano 4 con il
minimo salariale.
Non solo viene legalizzato il
lavoro nero, ma lo stato rapina 1.060 miliardi ai PROLETARI per regalarli ai PORCI PADRONI: riceveranno £ 32.000 al mese per ciascun
assunto nel nord e £ 64.000 nel mezzogiorno.
COMPAGNI, DISOCCUPATI, STUDENTI,
PROLETARI,
iscriversi alle liste di
collocamento non basta; dobbiamo organizzarci per rifiutare le regole del
Kapitale e imporre le nostre:
-Salario garantito per vivere e
assistenza medica gratuita
-Rifiuto del lavoro nero e lotta
contro il blocco delle assunzioni in fabbrica e nel pubblico impiego
-Riduzione generalizzata del
tempo di lavoro.
ORGANIZZIAMOCI PER FORMARE UN
COLLETTIVO"
Cinisi 08/06/1977 Siamo
disoccupati,sottoccupati,casalinghe, studenti proletari.
Come non rilevare l’attualità di
questo appello? Qui si dimostra senza
ombra di dubbio che il jobs act e l’alternanza scuola lavoro, sono frutti avvelenati
che vengono dal lontano. Come ignorare che proprio dalla disgregazione del
proletariato, dall’isolamento di disoccupati, sottoccupati, precari, immigrati, le mafie traggono la loro forza, sia in termini di arruolamento che di facilità d’imposizione della legge del più
forte, anche e soprattutto al di fuori
dello Stato.
A quarant'anni dalla morte di Peppino
Impastato, voglio fare mia l’esortazione con cui si conclude l’appello: “ORGANIZZIAMOCI
PER FORMARE UN COLLETTIVO” Dopo la devastazione
culturale provocata da decenni di narrazione liberista, organizzarsi sarà
complicato, lungo, con un percorso pieno di pericoli ed incognite, ma questa è
l’unica alternativa per un decisivo riscatto sociale , per determinare la sconfitta definitiva di tutte
le mafie.
ORGANIZZIAMOCI, COLLETTIVIZZIAMO
E UNIAMO LE LOTTE, lo dobbiamo alla nostra dignità. Solo così potremo onorare
completamente la memoria di Peppino Impastato.
Di seguito la trasmissione di Radio Aut andata in onda il maggio '78 il cui tema era "La Commissione elettorale" buon ascolto:
Il brano La Commissione elettorale fu trasmesso il 5 maggio durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative in corso a Cinisi e Peppino raccontava lo svolgimento della riunione clandestina, cioè della Commissione elettorale nel Comune di Cinisi, dove i componenti della Commissione, la maggior parte appartenenti alla Democrazia Cristiana, si dovevano dividere i 45 scrutatori. Peppino dai microfoni di Radio Aut introduceva così il brano: Cuna riunione elettorale a Mafiopolica sa hannu a spartiri tra di iddri, e sa nna pigliari i scrutatori. Anche in questo brano, durante la diretta, venivano inseriti alcuni interventi musicali, come la canzone Quelli che di Enzo Jannacci ; inoltre in questo programma, come in tutti i brani di Onda Pazza, Peppino faceva largo uso del linguaggio dialettale.
lunedì 7 maggio 2018
Quel manganello che fa Bop! Bop! Be Bop!!
Luciano Granieri
Be-Bop , che è robba che se magna? E' una nuova marca di popcorn
o patatine? Lo so non indignatevi amici
miei “jezzemani” mi rendo conto che voi conoscete alla
perfezione quello stile che contraddistinse tutto il jazz dal dopoguerra in poi. Però per chi non fosse
addentro alla materia servono spiegazioni .
Negli anni ’40 in America, durante e subito dopo la guerra, il jazz cessò
di essere musica da ballo, perché quattro
giovanotti neri decisero di riappropriarsi del loro linguaggio, dalle origini assolutamente
africane, di depurarlo da tutti i banalismi e ammiccamenti utili a far
divertire i bianchi. Alle scontate e
stucchevoli armonie, funzionali a
scongiurare la presa di coscienza di una vita piatta ed
incolore, i quattro ragazzotti neri
opposero una vera e propria rivoluzione musicale e sociale .
La sezione ritmica partecipava alla tenzone
creativa, non più come semplice arnese utile a tenere il tempo per far dimenare
improbabili ballerini, ma era protagonista
principale del flusso sonoro. Certo erano necessari : un batterista che
si ingegnasse nella poliritmia usando creativamente rullante, cassa, e hi-hat, liberi da ogni vincolo di accentuazione temporale deputata al solo tintinnare del piatto, e un contrabbassista capace di inserirsi nel
processo improvvisativo in modo decisamente
creativo.
Ma la rivoluzione non si limitava alla ritmica, si estendeva
profondamente al rapporto armonia-melodia disarticolando la corrispondenza matematica delle due forme, tipica del linguaggio europeo. Cioè la melodia era inventata ogni volta devastando il tema che rendeva il brano
riconoscibile e quindi fruibile . Questa musica non poteva essere ballata,
nemmeno cantata. Tu bianco, brutto “pulito”
e cattivo siediti e ascolta, siediti e
cerca di capire, se ci riesci, la
profonda rivoluzione che viene dall’Africa e dal blues. Se non ci riesci “so
what” chissenefrega, tradotto in italiano, anzi meglio .
I ragazzotti in
questione rispondevano al nome di Kenny Clarke, batterista, Thelonius Monk, Bud Powell, Mary Lou Williams pianisti , Dizzy Gillespie e Joe
Guy trombettisti, Charlie Christian chitarrista, Nick Fenton contrabbassista. Ad essi si aggiunse quello che fu il vero
profeta di questa rivoluzione l’altossassofonista Charlie Parker detto Bird . Più in la si unirono altri jazzisti, non molti per la verità. Tutti musicisti straordinari perché, per
sollevare una tale sommossa musicale, oltre che ad essere pazzi, visionari, bisognava saper suonare, e bene anche.
Le loro
gesta si diffusero per tutta l’America e il mondo partendo da un
localino sulla 118° ovest ad Harlem, non lontano da Morningside park: “Minton’s Playhouse” si chiamava, più noto come Minton’s. Furono gesta rivoluzionarie che uscirono dall’ambito musicale, per entrare,
all’inizio degli anni ’50 e per tutti gli anni ‘60, nell’epopea della beat generation. Un gruppo di scrittori e poeti fra cui Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti,
Corso, che influenzarono intere generazioni di giovani, scrivevano le loro opere traendo ispirazione
proprio dalle evoluzioni musicali di Bird
e compagni. La colonna sonora giusta
per sferzare quella società americana affogata
in un mare di Coca Cola, immersa nella sua mediocrità, nel suo qualunquismo
tranquillizzante, tenuta insieme dalla mistificazione del benessere per tutti
scandito dalla scadenza delle rate mensili.
Ecco, la musica che scatenò questo putiferio fu
nominata Be Bop. Sulle origini del nome
resiste ancora qualche mistero. Lo stesso Kenny Clarke fra gli inventori del nuovo stile non seppe spiegare la denominazione: “ Non si
parlava ancora di bop - disse il batterista -noi avevamo una parola,
per descrivere la musica che
stavamo facendo . Noi dicevamo semplicemente “moderno” il nome bop venne fuori dopo la guerra” Alcuni altri
avanzano l’ipotesi che il termine Be Bop , fu usato da Dizzy Gillespie per
descrivere in senso onomatopeico l’innovativo drumming di Kenny Clarke.
Ma forse la tesi più suggestiva è quella del poeta nero Langostone
Hughes il quale mise in relazione la nuova musica con gli scontri di piazza che sconvolsero l'America nel 1943: “E’ la polizia che picchia sulla testa dei neri che ha ispirato il Bop. Ogni qual volta uno
sbirro colpisce un nero con il suo manganello, questo maledetto bastone fa: Be Bop!!.....Be Bop!!.....Bop!....Bop! E il
nero urla Ya Kooo! Ouoo! , e il maledetto poliziotto ne approfitta per
continuare a picchiare: Mop! Mop! Be Bop! Mop!”
Come si vede ogni volta che una rivoluzione da culturale, in questo caso
musicale, si trasforma in sociale ed anti borghese, i manganelli tornano a suonare sempre la loro musica.
Marx e Eurostat
fonte: Teoria e Prassi
Una delle più importanti scoperte di Marx – di cui il 5 maggio è ricorso il 200° anniversario della nascita – è la legge generale dell’accumulazione capitalistica.
Questa legge assoluta, derivante dalla corsa al plusvalore e dalla concentrazione e centralizzazione del capitale, significa ammassamento della ricchezza nelle mani di una minoranza sfruttatrice ed accrescimento della miseria dei lavoratori e dell’immensa maggioranza della società.
I borghesi e i riformisti hanno sempre tentato di negare questa legge, sostenendo che con lo sviluppo del capitalismo sarebbe cessato il fenomeno del pauperismo.
I fatti sociali registrati dalle recenti statistiche di Eurostat (l’istituto di statistiche della “civile e progredita” Unione Europea) confermano invece l'aumento del divario fra chi ha redditi più alti e chi fatica ad arrivare a fine mese: la fetta più povera della popolazione nel 2016 poteva contare su appena l'1,8% dei redditi, mentre quasi un quarto del reddito complessivo andava ad appena il 10% dei cittadini. In Italia le cose vanno ancor peggio.
Questa è la drammatica realtà in cui oggi vivono gli operai e le masse proletarizzate. Non una povertà derivante dall’ozio, ma soprattutto povertà di operai e di operaie che producono tutta la ricchezza sociale, determinata dalle contraddizioni proprie del capitalismo, acuita dalle sue crisi e dalle politiche della borghesia.
L’impoverimento relativo e assoluto del proletariato non ci parla però solo della riduzione della quota di reddito sociale destinata ai produttori. Esso mette in luce l’assurdità di rapporti di produzione in cui più si sviluppano le forze produttive e più si sviluppa la povertà e la regressione sociale; esprime l’accentuazione degli oggettivi antagonismi di classe nella società capitalistica.
Marx aveva ragione: le piaghe del capitalismo – sfruttamento, povertà, guerre, oppressione delle donne, negazione dei diritti dei popoli, devastazione ambientale etc. – non possono essere eliminate che con l’abolizione dei vigenti rapporti di classe. Dunque rivoluzione proletaria, espropriazione dei capitalisti, demolizione del loro apparato statale, costruzione del socialismo. Solo così si potrà mettere fine all’arricchimento dei parassiti ed all’impoverimento delle masse lavoratrici.
sabato 5 maggio 2018
Un proiettile israeliano distrugge il sogno di un ciclista di Gaza diretto verso i Giochi Asiatici
Maha Hussaini
Una gamba di
Alaa al-Dali è stata amputata, dopo che era stato colpito nelle proteste
della Grande Marcia del Ritorno, infrangendo il suo sogno di partecipare ai
giochi del 2018.
Nel momento in cui Alaa al-Dali è stato colpito alla
gamba destra da un cecchino israeliano, un sogno da lungo tempo inseguito si
è infranto sul terreno con lui. Il ciclista 21enne si stava allenando da mesi
per gareggiare nei Giochi Asiatici del 2018 che si terranno in Indonesia
questa estate.
"Il mio sogno ha balenato davanti ai miei occhi
come se fosse già diventato una cosa del passato ", al-Dali ha
ricordato.
Stava partecipando alle proteste nel 46° giorno
della campagna della Grande Marcia del Ritorno nel Giorno della Terra, il 30
marzo, che fa appello per il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi
alle loro antiche case ora all'interno di Israele, quando è stato colpito
vicino alla recinzione di confine ad est di Gaza.
"Sapevo nel momento in cui sono stato colpito e
sono caduto a terra, sapevo che non avrei mai più potuto cavalcare una
bicicletta ", al-Dali ha detto a Middle East Eye. "Mi stavo
allenando da mesi, per almeno sei ore al giorno per rappresentare la mia
squadra e alzare la bandiera del mio paese ai Giochi Asiatici ".
Dopo essere stato sottoposto a nove operazioni, alla
famiglia di al-Dali è stato detto dai dottori che la sua gamba doveva essere
amputata per il danno alle ossa e ai tessuti causato da un proiettile
presumibilmente "esplodente", che è proibito dalla legge umanitaria
internazionale. È congegnato per frammentarsi ed esplodere in seguito
all'impatto, frantumando ossa, e lacerando i vasi sanguigni.
Non avevo neanche pietre'
Con numerosi riconoscimenti alla sua cintura , al-Dali,
un ciclista di Rafah nel sud della Striscia di Gaza e membro della
Federazione Palestinese di Motorsport, Motociclismo e Ciclismo, aveva messo
gli occhi sul premio ai Giochi Asiatici 2018, che si svolgeranno a Jakarta in
agosto.
Solo lo scorso anno, al-Dali aveva vinto tre premi
locali, tra cui la medaglia di bronzo nella Tokyo Race 2, una corsa
organizzata dal Comitato Olimpico Palestinese in partnership con il Programma
di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e il governo del Giappone.
Il 30 marzo, al-Dali, insieme a migliaia di altri,
si era recato alla recinzione di confine ad est di Gaza per prendere parte
alle proteste che chiedevano il loro diritto al ritorno, 70 anni dopo la
Nakba palestinese (la catastrofe ) , quando più di 750000 palestinesi furono
forzatamente sfollati dalle loro città e villaggi nei territori palestinesi,
alla vigilia dell'istituzione dello stato di Israele nel 1948.
"Ho guidato la mia bicicletta alla recinzione
del confine orientale con tre dei miei amici quel giorno", ha ricordato.
"Ero disarmato. Non avevo neanche pietre. Stavo solo a circa 200 metri
dalla recinzione di confine e sono stato colpito da un proiettile vero
proprio sotto il ginocchio ".
Secondo il ministero della salute, almeno 40
palestinesi sono stati uccisi e più di altri 5000 sono stati feriti, mentre
dozzine sono stati lasciati con disabilità permanenti dall'inizio delle
proteste. Nel frattempo, il capo per i diritti umani delle Nazioni Unite ha
criticato l'esercito israeliano per la "deplorevole " uccisione di
42 palestinesi in quattro settimane.
L'esercito israeliano dice che le sue forze aprono
il fuoco su "istigatori" o per fermare i manifestanti
dall'avvicinarsi alla recinzione che separa il territorio da Israele.
Tuttavia, gruppi per i diritti hanno detto che
Israele sta conducendo una politica di mirare deliberatamente ai manifestanti
con fuoco vivo e usando "una forza eccessiva e letale". Il gruppo
israeliano per i diritti B'Tselem ha anche lanciato ai primi del mese una
campagna di appello ai soldati israeliani di rifiutare gli ordini di
"aprire il fuoco su manifestanti disarmati " a Gaza.
- Negato il
trattamento medico da Israele
La madre 56enne di al-Dali, Intisar, ha detto che
aveva avuto un brutto presentimento circa le proteste e aveva avvertito
al-Dali prima che partisse per la marcia.
"Alle forze israeliane non importa se i
manifestanti sono pacifici o no. Io stessa ho preso parte a molte proteste
durante la prima Intifada (rivolta) nel 1987, e i soldati israeliani erano
soliti inondarci di proiettili veri anche quando non facevamo altro che
scandire slogan", ha detto.
Al-Dali ricorda di essere arrivato all'Ospedale
Europeo di Gaza e di avere aspettato cinque ore prima di essere trattato per
l'alto numero di altri manifestanti feriti. Ha perso conoscenza dopo avere
perduto molto sangue ed è stato tenuto nell'unità di terapia intensiva per
due giorni prima di essere operato.
Secondo Intisar, quando la famiglia ha domandato il
suo trasferimento in un ospedale della Cisgiordania per avere accesso ad un
migliore trattamento medico ed evitare l'amputazione, le autorità israeliane
gli hanno negato il permesso di partire.
"L'ufficio di collegamento del ministero
palestinese della salute ci ha detto che le autorità israeliane li avevano
informati che non avrebbero accettato alcuna richiesta di trasferimento per i
palestinesi feriti durante le proteste ", ha detto.
Al-Dali crede che le autorità israeliane hanno di
proposito negato a lui, e a dozzine di altri, il permesso di partire come una
forma di punizione,. "Negandomi l'accesso al trattamento medico,
l'occupazione ha distrutto tutto quello che stavo costruendo da anni",
si è lamentato.
Reuters ha riferito che l'esercito israeliano ha
detto che eccetto "casi umanitari eccezionali ", il trattamento
medico non sarebbe stato fornito ai palestinesi che avevano preso parte alle
proteste.
"È stato deciso che ogni richiesta di
trattamento medico da un terrorista o un rivoltoso che aveva partecipato ad
eventi violenti sarebbe stata negata", ha detto una dichiarazione
dell'esercito, "I residenti stranieri non hanno alcun diritto acquisito
ad entrare in territorio israeliano, compresi i palestinesi che vivono nella
Striscia di Gaza ".
Le forze dell'esercito israeliano erano state
posizionate lungo la recinzione che separa Gaza da Israele nelle tre
settimane passate, usando gas lacrimogeni, cecchini che sparavano munizioni
vere, bombardamento di carri armati, e attacchi aerei.
I dimostranti palestinesi hanno bruciato pneumatici
lungo il confine per ridurre la visibilità e hanno lanciato pietre e
dispositivi incendiari in direzione delle truppe israeliane.
- 'Proiettile
esplodente'
Il fratello 25enne di al-Dali, Mohammed, dice che
c'era una buona probabilità che i medici potessero salvare la gamba di suo
fratello se fossero stati disponibili i necessari equipaggiamenti e staff
medici.
Gaza sta soffrendo una crisi umanitaria come risultato
di un blocco imposto da Israele sulla Striscia dal 2007.
Quasi il 43 per cento dei medicinali necessari a
Gaza sono a zero stock e "l'equipaggiamento medico salvavita necessario
ha smesso di funzionare per la costante fluttuazione della corrente elettrica
", secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Come risultato,
gli ospedali di Gaza stanno lottando per far fronte al massiccio afflusso di
feriti nelle trascorse tre settimane.
"Per salvare la gamba di mio fratello, i
dottori avrebbero dovuto trascorrere non meno di dieci ore per eseguire un
complicato intervento chirurgico per rimuovere i frammenti del proiettile. Ma
c'erano dozzine di altri giovani con bisogno di operazioni urgenti.
Trascorrere dieci ore per salvare una persona significa lasciare morire le
altre", ha detto.
Ashraf al-Qidra, il portavoce per il ministero della
salute di Gaza , dice che l'uso da parte di Israele di proiettili esplodenti
riflette la sua intenzione di infliggere il più alto numero di vittime tra i
civili.
"Le munizioni esplosive causano gravi danni e
serie ferite che richiedono un' enorme quantità di forniture e medicinali per
essere trattati, e lascia gli ospedali di Gaza completamente sopraffatti
", ha detto a MEE. "Dozzine di casi soffriranno disabilità permanenti,
in quanto i principali ospedali di Gaza mancano di staff ed equipaggiamenti
medici per trattare centinaia di casi ogni giorno ".
Il proiettile - proibito dalla legge internazionale
umanitaria - esplode all'impatto per causare il maggior danno possibile. Ciò
rende difficile l'estrazione, costringendo i medici a ricorrere
all'amputazione. Secondo Medical Aid for Palestine, i chirurghi a Gaza sono
stati costretti ad eseguire 17 amputazioni (13 gambe e 4 braccia ) dal 30
marzo.
"Puoi immaginare come sia difficile per ognuno
quando gli viene detto che la sua gamba è stata amputata. La sola cosa che mi
sta aiutando a realizzare il mio sogno. ..è stata amputata ", ha detto
al-Dali. "Il momento in cui mi hanno detto che avevo perso la mia gamba
è stato come un incubo. Non credevo che questa potesse essere una realtà che
devo accettare e con cui avere a che fare per il resto della mia vita ".
In una dichiarazione in risposta a Middle East Eye,
l'esercito israeliano ha detto che "impiega solo armi e munizioni
standard che sono legali sotto la legge internazionale ".
Amnesty International ha chiamato per un embargo
globale delle armi contro Israele, accusando le sue forze di commettere
crimini di guerra nella Striscia di Gaza.
Sebbene non ci fosse menzione di proiettili
esplodenti, il gruppo per i diritti ha detto che la natura delle ferite dei
manifestanti palestinesi "mostra che i soldati israeliani stanno usando
armi militari ad alta velocità progettate per causare il massimo danno ai
manifestanti palestinesi che non costituiscono una imminente minaccia per
loro".
"Questi apparenti deliberati tentativi di
uccidere e mutilare sono profondamente inquietanti , per non dire
completamente illegali. Alcuni di questi casi sembrano ammontare ad uccisioni
volontarie, una grave violazione alle Convenzioni di Ginevra ed un crimine di
guerra ", ha proseguito Magdalena Mughrabi, direttrice incaricata di
Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa.
- Mirando
agli atleti
Hassan Abu Harb, l’allenatore di al-Dali, aveva grandi
speranze che al-Dali avrebbe vinto parecchi premi internazionali. “Alaa è uno
dei migliori ciclisti in Palestina. Ha vinto numerosi premi e stavamo
dipendendo da lui per rappresentare la Palestina ai Giochi Asiatici”, ha
detto Abu Harb, aggiungendo che al-Dali era stato selezionato insieme ad
altri due ciclisti per partecipare alla competizione e i preparativi per il
suo viaggio erano già in corso.
Secondo Abu Harb, dall’inizio delle proteste almeno
altri cinque atleti di Gaza avevano perso le gambe per le ferite sostenute da
munizioni esplosive, tra cui Muhammed Khalil, un 23enne giocatore di
football, la cui gamba era anche stata amputata.
Abdul Salam Hanyya, un membro del Consiglio Supremo
per la Gioventù e lo Sport in Palestina, dice che il prendere di mira, da
parte di Israele, gli atleti palestinesi non è nulla di nuovo.
“Le forze israeliane hanno sistematicamente preso di
mira gli atleti palestinesi per anni. Usando munizioni vere e proiettili
esplosivi, stanno chiaramente causando loro con intenzione delle disabilità”,
ha detto.
Secondo il ministero palestinese per i giovani e lo
sport, 32 atleti erano stati uccisi e altri 27 feriti nella guerra del 2014
lanciata sulla Striscia di Gaza, tra cui Ahed Zaqout, un calciatore
palestinese, che è stato ucciso dopo che le forze israeliane avevano
bombardato il suo appartamento .
Tuttavia, al-Dali dice che non rimpiange di avere
preso parte alle proteste, anche se gli costa una gamba.
Secondo al-Dali, la sua attuale meta è viaggiare
all’estero per sostituire la sua gamba con un arto artificiale e partecipare
ai prossimi Para Giochi Asiatici , che sono per gli atleti con disabilità.
“Sia che otterrò un arto artificiale o no, continuerò il mio allenamento e a
lavorare per rinforzare la mia gamba sinistra, per essere in grado di
cavalcare di nuovo la mia bicicletta “, ha detto.
“La prenderò come una nuova sfida e dipenderà
dall’altra mia gamba realizzare il mio sogno”, ha detto.
( Fonte:
www.facebook.com/IlPopoloCheNonEsiste )
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