Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 15 maggio 2018

La violenza degli Israeliani a Gaza

fonte Real News Network

Analisi  di  Norman Filkstein  sull'assalto assassino israeliano contro i pacifici manifestanti a Gaza.

Norman Filkstein sostiene che l'esercito israeliano hanno condotto un assalto omicida verso i pacifici manifestanti a Gaza, perchè la protesta non violenta messa in atto durante "La Grande Marcia del Ritorno a Gaza" minaccia non gli Israeliani ma la loro occupazione.



Filkstein: Dove sta la solidarietà per GAZA?

Mentre i manifestanti Palestinesi  stavano coraggiosamente resistendo a Gaza cadendo sotto lo spietato fuoco Israeliano la solidarietà internazionale è stata deludente.


E' possibile che la marcia di Gaza sfoci in un massacro ancora più crudele da parte di Israele?

Con la fine delle proteste per la Marcia del Grande Ritorno, Israele potrebbe essere sul punto  di pianificare assassini più terribili contro i manifestanti Palestinesi non violenti a Gaza per lanciare ulteriori terribili avvertimenti.



domenica 13 maggio 2018

ALLE PERSONE BUONE. UNA LETTERA INGENUA E SENTIMENTALE

Carissime amiche e carissimi amici,
Gentilissime signore e signori gentilissimi,
pregiatissime associazioni ed istituzioni,

vorremmo pregarvi di scrivere al Presidente della Repubblica per invitarlo a non consentire che l'estrema destra razzista vada al governo del nostro paese.



Il razzismo e' incompatibile con la Costituzione della Repubblica Italiana.
Il razzismo e' incompatibile con la democrazia.
Il razzismo e' incompatibile con il rispetto della dignita' umana.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
*
E' possibile scrivere al Presidente della Repubblica entrando nel sito www.quirinale.it e cliccando su "Scrivi alla Presidenza della Repubblica" in fondo alla home page.
*
Trascriviamo qui di seguito il testo della lettera che noi abbiamo gia' inviato; chi vorra' potra' usarlo cosi' com'e' o variarlo, o naturalmente scriverne uno diverso:


Egregio Presidente della Repubblica,

non consenta che vada al governo del nostro paese chi nega i diritti umani di milioni di esseri umani.


Non consenta che vada al governo del nostro paese l'estrema destra razzista che in quanto tale si colloca fuori e contro la Costituzione repubblicana e la democrazia.


L'Italia e' una repubblica democratica.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.


Egregio Presidente della Repubblica,


"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", recita l'articolo 2 della nostra Costituzione.


"Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica", recita l'articolo 10 della nostra Costituzione.

Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.


Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega il dovere di soccorrere chi e' in pericolo di morte.


Non consenta che prenda il governo del nostro paese chi nega il diritto alla vita di innumerevoli innocenti.
*
Grazie di cuore a tutte e tutti per quanto vorrete fare,

il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

L’ENI a trivellare Algarve, fra i mari piu’ belli del Portogallo

Dorsogna


Fa male al cuore, e fa vergogna all’Italia.
Queste che descriviamo sono azioni fatte, per il 30%, in nome di noi tutti,
cittadini d’Italia, e titolari di un terzo di questa ditta di morte chiamata ENI.
—-
Si chiama Algarve, ed e’ la regione piu a sud del Portogallo. Ci sono qui spiagge e villaggi di pescatori dipinti di bianco, ci sono scogliere, ci sono ville, ci sono pescatori, ci sono surfisti.
E’ una delle zone piu’ belle del turismo di Portogallo.
Partiamo dall’inizio. Le ditte che vogliono qui trivellare sono la benefattrice dell’umanita’ ENI e la sua collega portoghese GALP.
Hanno firmato degli accordi per l’assegnazione delle concessioni circa dieci anni fa.  A quel tempo, nel 2007, le concessioni furono date dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.
Nel 2014 arriva l’ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.
Finalmente, nel Marzo del 2016 il consorzio ENI e GALP annunciano il loro intento di trivellare, con tutti i dettagli del caso, il mare offshore nei pressi della localita’ Aljezur. Nel concreto si trattava di un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu’ difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta’ di Sines.
L’obiettivo era di trivellare i mari atlantici di Algarve entro Maggio 2018, cioe’ … cioe’ adesso, con un investimento del costo di 100 milioni di dollari. La nave di appoggio dovrebbe essere la SAIPEM 12000.
A suo tempo, il portavoce dell’ENI, tale Franco Conticini, disse che le trivelle esplorative sarebbero durate per 45 giorni durante i quali recuperare campioni di petrolio da analizzare. Se il petrolio fosse stato buono e commercializzabile, sarebbe potuto arrivare il pozzo vero.
O i pozzi veri, perche’ i di estrazione potrebbero essere molteplici, senza considerare anche i pozzi di reiniezione, dove appunto seppellire tutto il materiale di scarto ad alta pressione.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.
Non ancora.
L’area come detto sopra e’ meta di pellegrinaggi di surifisti e di amanti del mare, nonche’ di pescatori.

Ma le cose non sono cosi lineari.
A dicembre 2017 al consorzio ENI- GULP era stato richiesto di presentare uno studio di impatto ambientale, ma l’ENI mise in dicussione tale necessita’, come anche la garanzia di 20 milioni di euro,
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.
Ohhh, nooo. Giammai.
Le cose non vanno mai storte, no? Mai a nessuno, e men che meno all’ENI!
Perche’ presentare studi, assicurazioni, garanzie?
Ovviamente le associazioni ambientaliste del Portogallo gia’ in subbuglio, lo sono state ancora di piu’. Hanno raccolto 42,000 firme contro le trivelle ENI, e sono arrivati veti e divieti da varie localita’ di Algarve.
Ma niente, il governo centrale non ci sente e le concessioni sono ancora li.
E non solo le concessioni sono ancora li, all’ENI e alla GULP sono state concesse pure delle estensioni per Lavagante, Santola e Gamba, a causa di “esigenze legali ed amministrative” e di “pubblico interesse” come ha detto il segretario dell’energia del Portogallo, Jorge Seguro Sanches.
Perche’ c’e’ il pubblico interesse? Non si sa, ma forse e’ bene ricordare che il governo di Portogallo ha tirato su 76 milioni di euro con le concessioni petrolifere dell’Algarve nel corso di questi 10 anni e che quindi e’ bene tenersi buoni i trivellatori. Alla fine, l’oceano non parla e non paga, i petrolieri si.
La vicenda e’ del tutto simile a quelle italiche: con l’ENI che fa comunella con i politici, i ministri dell’energia, dell’ambiente, del mare, con la GALP e con varie agenzie governative, che rassicura sul tuttapposto, e che in fine dei conti si prende gioco della democrazia.
Esempio? Come racconta il gruppo ASMAA, associazione di attivisti contro i mostri ENI, c’e’ stata una fase di consultazione pubblica gestita dall’ENI e durata per un mese e mezzo, dal 5 Marzo al 16 Aprile 2018, e che e’ stata definita una “farsa” dall’ASMAA. Mmh.
Mi ricorda tanto le nostre consultazioni pubbliche, se e quando si siano mai fatte!  Dove si parla, parla, si promette, si rassicura ma poi alla fine ENI e compari fanno quel che vogliono e ignorano le richieste di buonsenso dei residenti e degli amanti di mare e natura.
La cosa interessante e’ che in Portogallo come in Italia del resto, i politici fanno proclami a destra e a manca contro i cambiamenti climatici, ma poi quando si tratta di trivelle e di agire e di fermarle, non ci vedono e non ci sentono.
Il profumo dei soldi che rende profumate anche le trivelle, eh?
E infatti anche qui il primo ministro António Costa nel 2016 annuncio’ alla conferenza del clima a Marrakesh che il Portogallo sarebbe diventato carbon neutral entro il 2050. E poi due anni dopo …. estendono le concessioni petrolifere. Un controsenso no?
All’ENI non posso che ribadire tutto il mio schifo verso di loro, schifo che non e’ dimunuito di un milligrammo in questi dieci anni del mio avere a che fare con loro. Ho voglia di dirlo a tutto il mondo in Portogallo e a chiunque voglia sentire e leggere, che non sono che una ditta di morte, di bugie, di scarsa trasparenza, di persone piccole piccole di vedute, di responsabilita’, di amore, e che dovrebbero solo vergognarsi.
Come vorrei avere il potere di fermarli.

martedì 8 maggio 2018

A quarant' anni dalla morte di Peppino Impastato, organizziamoci collettivizziamo la lotta contro tutte le mafie.

Luciano Granieri





Come sempre,   dal 1978 ad oggi, il ricordo di Peppino Impastato, la sua vicenda, sono   sempre stati  offuscati   dall’omicidio di Aldo Moro avvenuto lo stesso giorno,  il 9 maggio di quarant'anni fa,  in cui Peppino fu trucidato  dalla mafia. Una tragedia, quella di Moro,   molto più eclatante della  scomparsa di un  comunistucolo arruffa popolo , prossimo alla lotta armata (all’inizio si avanzò l’ipotesi che Peppino Impastato  fosse rimasto vittima dell’attentato dinamitardo che egli stesso stava confezionando per far saltare in aria la ferrovia). 

In effetti per scoprire i mandanti e gli esecutori mafiosi  dell’omicidio ci sono voluti ben tre processi con la sentenza definitiva arrivata solo nel 2001. Oggi, grazie all’impegno del Centro di Documentazione che porta il suo nome,  al  film i 100 passi di Marco Tullio Giordana e al  brano omonimo dei Modena City Ramblers, a lui dedicato , la storia del marxista leninista libertario (definizione mia) di Cinisi è diventata patrimonio comune. Tanto che Peppino Impastato è diventato un’icona preminente di quell’antimafia sociale  animata da  personaggi  quali, Placido Rizzotto,  Mauro Rostagno, Giuseppe Fava . Gente comune,  strenui oppositori  della  mafia non per mestiere, ma per sensibilità e voglia di giustizia sociale. 

E’ innegabile come Peppino Impastato sia diventato anche un’ icona dei  movimenti di sinistra che ne hanno esaltato l’impegno politico, ma proprio questa attività è sempre passata in secondo piano, nell’immaginario costruito dai media mainstream. Era molto più rassicurante  esaltare un eroe antimafia posponendo, o addirittura anestetizzando,  le sue  concezioni  politico-sociali .  

Un eroe antimafia, per quanto repellente mi suoni  la parola “eroe”,  Peppino Impastato lo fu realmente.  Portò avanti la sua lotta contro  la mafia, al limite dell’impossibile,  circondato  da un  contesto in cui il  padre stesso era affiliato al clan del boss Tano Badalamenti (Don Tano seduto come lo chiamava lui)  . Eppure fu proprio l’impegno politico a dare forza e consapevolezza alla battaglia di Peppino. 

In particolare, a essere mal sopportata oggi, è la determinazione  che la mafia, pur nelle sue peculiarità ambientali,  non è altro che un prodotto  del capitalismo. Una delle leggi fondanti il capitalismo si basa sull’ineluttabilità  dell’accumulazione , della concentrazione della ricchezza  nelle  mani di pochi.  Tale obbiettivo deve essere realizzato ad  ogni costo,  con tutti i mezzi, anche quelli mafiosi.  Ne è naturale conseguenza che la lotta alla mafia non può prescindere dalla lotta al capitalismo questo pensava Peppino  . A cinquant’anni dalla sua morte, come curatore del blog Aut Frosinone, vorrei ricordare quel Peppino.  l’Impastato che nella sua irrequietezza libertaria era passato dal Pci, a Lotta Continua, agli Indiani Metropolitani , a Democrazia Proletaria, sempre mosso dalla  sua natura marxista-leninista   tesa  a promuovere la  giustizia sociale vero motore della sua attività antimafia  . 

Significativo in questo senso è il  documento che segue, riportato  nel libro scritto dal suo amico Salvo Vitale dal titolo  ,  “Nel Cuore dei Coralli Peppino Impastato una vita contro la mafia” (ed. Rubbettino).  E’  un appello,  redatto a Cinisi  l’otto  giugno 1977 che invitava alla mobilitazione rispetto ad un provvedimento, licenziato dal Parlamento di allora, che normalizzava di fatto il precariato.

“Il KAPITALE  produce disoccupati e, di conseguenza, lavori marginali e stagionali con due scopi precisi:
1)      AUMENTARE LA PRODUZIONE E DIMINUIRE IL COSTO DEL LAVORO;
2)      DISGREGARE IL PROLETARIATO.

La crisi ha generato una nuova figura di giovane proletario destinato al lavoro marginale  saltuario. La sua condizione è caratterizzata da un alternarsi di periodi lavorativi a momenti di disoccupazione, quindi da un’estrema instabilità del salario.

In Italia ci sono circa 1,5 milioni di disoccupati ufficiali, senza contare i milioni di studenti, sottoccupati, precari e i milioni di casalinghe (11 milioni nel ’74 dati Doxa).

Diamo ora un’occhiata alla legge truffa di Tina Anselmi, varata con il consenso  di DC, PCI, PSI, PSDI. Giovani dai 15 ai 29 anni svolgeranno il LAVORO NERO LEGALIZZATO, con contratti a tempo determinato. 

Vogliono farci studiare e contemporaneamente lavorare per 8 ore complessive e ce ne pagano 4 con il minimo salariale.

Non solo viene legalizzato il lavoro nero, ma lo stato rapina 1.060 miliardi ai PROLETARI per regalarli  ai PORCI PADRONI:  riceveranno £ 32.000 al mese per ciascun assunto nel nord e £ 64.000 nel mezzogiorno.

COMPAGNI, DISOCCUPATI, STUDENTI, PROLETARI,

iscriversi alle liste di collocamento non basta; dobbiamo organizzarci per rifiutare le regole del Kapitale e imporre le nostre:
-Salario garantito per vivere e assistenza medica gratuita
-Rifiuto del lavoro nero e lotta contro il blocco delle assunzioni in fabbrica e nel pubblico impiego
-Riduzione generalizzata del tempo di lavoro.

ORGANIZZIAMOCI PER FORMARE UN COLLETTIVO"

Cinisi 08/06/1977 Siamo disoccupati,sottoccupati,casalinghe, studenti proletari.

Come non rilevare l’attualità di questo appello?  Qui si dimostra senza ombra di dubbio che il jobs act e l’alternanza scuola lavoro, sono frutti avvelenati che vengono dal lontano. Come ignorare che proprio dalla disgregazione del proletariato, dall’isolamento di disoccupati, sottoccupati, precari, immigrati,  le mafie traggono la loro forza,  sia in termini di arruolamento che di  facilità d’imposizione della legge del più forte, anche  e soprattutto al di fuori dello Stato.  

A   quarant'anni dalla morte di Peppino Impastato, voglio  fare mia  l’esortazione con cui si conclude l’appello: “ORGANIZZIAMOCI PER FORMARE UN COLLETTIVO” Dopo la  devastazione culturale provocata da decenni di narrazione liberista, organizzarsi sarà complicato, lungo, con un percorso pieno di pericoli ed incognite, ma questa è l’unica alternativa per un decisivo riscatto sociale  , per  determinare la sconfitta definitiva di tutte le mafie. 

 ORGANIZZIAMOCI, COLLETTIVIZZIAMO E UNIAMO LE LOTTE, lo dobbiamo alla nostra dignità. Solo così potremo onorare completamente la memoria di Peppino Impastato.
Di seguito la trasmissione di Radio Aut  andata in onda il  maggio '78 il cui tema era "La Commissione elettorale" buon ascolto:




Il brano La Commissione elettorale fu trasmesso il 5 maggio durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative in corso a Cinisi e Peppino raccontava lo svolgimento della riunione clandestina, cioè della Commissione elettorale nel Comune di Cinisi, dove i componenti della Commissione, la maggior parte appartenenti alla Democrazia Cristiana, si dovevano dividere i 45 scrutatori. Peppino dai microfoni di Radio Aut introduceva così il brano: Cuna riunione elettorale a Mafiopolica sa hannu a spartiri tra di iddri, e sa nna pigliari i scrutatori. Anche in questo brano, durante la diretta, venivano inseriti alcuni interventi musicali, come la canzone Quelli che di Enzo Jannacci ; inoltre in questo programma, come in tutti i brani di Onda Pazza, Peppino faceva largo uso del linguaggio dialettale.

lunedì 7 maggio 2018

Quel manganello che fa Bop! Bop! Be Bop!!

Luciano Granieri




Be-Bop , che è robba che se magna? E' una nuova marca di popcorn o patatine?  Lo so non indignatevi amici miei  “jezzemani”  mi rendo conto che voi conoscete alla perfezione quello stile che contraddistinse  tutto il jazz  dal dopoguerra in poi. Però per chi non fosse addentro alla materia servono spiegazioni . 

Negli anni ’40 in America,  durante e subito dopo la guerra, il jazz cessò di essere  musica da ballo,  perché quattro giovanotti neri decisero di riappropriarsi del loro linguaggio, dalle origini assolutamente africane, di depurarlo da tutti  i banalismi e ammiccamenti utili a far divertire i bianchi. Alle scontate  e stucchevoli armonie, funzionali  a scongiurare  la  presa di coscienza di una vita piatta ed incolore,  i quattro ragazzotti neri opposero una vera e propria rivoluzione  musicale e sociale .  

La sezione ritmica partecipava alla tenzone creativa, non più come semplice arnese utile a tenere il tempo per far dimenare improbabili ballerini, ma era protagonista  principale del flusso sonoro. Certo erano necessari : un batterista che si ingegnasse nella poliritmia usando creativamente rullante, cassa, e hi-hat, liberi da ogni vincolo di  accentuazione temporale deputata al solo tintinnare del  piatto,   e un  contrabbassista capace di inserirsi nel processo improvvisativo  in modo decisamente creativo. 

Ma la rivoluzione non si limitava alla ritmica, si estendeva profondamente al rapporto armonia-melodia disarticolando la corrispondenza  matematica  delle due forme, tipica del   linguaggio europeo. Cioè  la melodia era inventata ogni volta    devastando il tema che rendeva il brano riconoscibile e quindi fruibile . Questa musica non poteva essere ballata, nemmeno cantata. Tu bianco,  brutto   “pulito”  e cattivo siediti e ascolta, siediti e cerca di capire, se ci riesci,  la profonda rivoluzione che viene dall’Africa e dal blues. Se non ci riesci “so what” chissenefrega, tradotto in italiano, anzi meglio . 

I ragazzotti in questione rispondevano al nome di Kenny Clarke, batterista, Thelonius Monk,  Bud Powell, Mary  Lou Williams pianisti , Dizzy Gillespie e Joe Guy trombettisti, Charlie Christian chitarrista,  Nick Fenton contrabbassista.  Ad essi si aggiunse quello che fu il vero profeta di questa rivoluzione l’altossassofonista  Charlie Parker detto Bird .  Più in la si unirono  altri jazzisti, non molti per la verità.  Tutti musicisti straordinari perché, per sollevare  una tale sommossa musicale,   oltre che ad essere pazzi, visionari,  bisognava saper suonare, e bene anche. 

Le loro gesta si diffusero per tutta l’America e il mondo  partendo da    un localino sulla 118° ovest ad Harlem, non lontano da Morningside park:  “Minton’s Playhouse”  si chiamava, più noto come Minton’s.  Furono gesta rivoluzionarie  che uscirono dall’ambito musicale, per entrare, all’inizio degli anni ’50 e per tutti gli anni ‘60,  nell’epopea  della beat generation.  Un gruppo di scrittori e poeti  fra cui Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, che influenzarono intere generazioni di giovani,    scrivevano le loro opere traendo ispirazione proprio dalle evoluzioni musicali  di Bird e compagni.  La  colonna sonora giusta per sferzare quella società americana  affogata in un mare di Coca Cola, immersa nella sua mediocrità, nel suo qualunquismo tranquillizzante, tenuta insieme dalla mistificazione del benessere per tutti scandito dalla scadenza delle rate mensili.  

Ecco,  la musica che scatenò questo putiferio fu nominata Be Bop. Sulle origini del nome  resiste ancora qualche mistero. Lo stesso Kenny Clarke  fra gli inventori del nuovo stile non seppe  spiegare la denominazione: “  Non si parlava ancora di bop  - disse il batterista  -noi avevamo una parola,  per descrivere la musica  che stavamo facendo . Noi dicevamo semplicemente “moderno” il nome bop  venne fuori dopo la guerra” Alcuni altri avanzano l’ipotesi che il termine Be Bop , fu usato da Dizzy Gillespie per descrivere in senso onomatopeico  l’innovativo drumming di Kenny Clarke.

Ma forse la tesi più suggestiva  è quella del poeta  nero Langostone Hughes il quale mise in relazione la nuova musica con gli scontri di piazza che sconvolsero l'America nel 1943: “E’ la polizia che picchia sulla testa dei neri  che ha ispirato il Bop. Ogni qual volta uno sbirro colpisce un nero con il suo manganello, questo maledetto bastone fa:  Be Bop!!.....Be Bop!!.....Bop!....Bop! E il nero urla Ya Kooo! Ouoo! , e il maledetto poliziotto ne approfitta per continuare a picchiare: Mop! Mop! Be Bop! Mop!”  Come si vede ogni volta che una rivoluzione da culturale, in questo caso musicale, si trasforma in sociale ed anti borghese, i  manganelli tornano a suonare sempre la loro musica.

Marx e Eurostat

fonte: Teoria e Prassi




Una delle più importanti scoperte di Marx – di cui  il 5 maggio è ricorso  il 200° anniversario della nascita – è la legge generale dell’accumulazione capitalistica.

Questa legge assoluta, derivante dalla corsa al plusvalore e dalla concentrazione e centralizzazione del capitale, significa ammassamento della ricchezza nelle mani di una minoranza sfruttatrice ed accrescimento della miseria dei lavoratori e dell’immensa maggioranza della società.

I borghesi e i riformisti hanno sempre tentato di negare questa legge, sostenendo che con lo sviluppo del capitalismo sarebbe cessato il fenomeno del pauperismo.

I fatti sociali registrati dalle recenti statistiche di Eurostat (l’istituto di statistiche della “civile e progredita” Unione Europea) confermano invece l'aumento del divario fra chi ha redditi più alti e chi fatica ad arrivare a fine mese: la fetta più povera della popolazione nel 2016 poteva contare su appena l'1,8% dei redditi, mentre quasi un quarto del reddito complessivo andava ad appena il 10% dei cittadini. In Italia le cose vanno ancor peggio.

Questa è la drammatica realtà in cui oggi vivono gli operai e le masse proletarizzate. Non una povertà derivante dall’ozio, ma soprattutto povertà di operai e di operaie che producono tutta la ricchezza sociale, determinata dalle contraddizioni proprie  del capitalismo, acuita dalle sue crisi e dalle politiche della borghesia.

L’impoverimento relativo e assoluto del proletariato non ci parla però solo della riduzione della quota di reddito sociale destinata ai produttori. Esso mette in luce l’assurdità di rapporti di produzione in cui più si sviluppano le forze produttive e più si sviluppa la povertà e la regressione sociale; esprime l’accentuazione degli oggettivi antagonismi di classe nella società capitalistica.

Marx aveva ragione: le piaghe del capitalismo – sfruttamento, povertà, guerre, oppressione delle donne, negazione dei diritti dei popoli, devastazione ambientale etc. – non possono essere eliminate che con l’abolizione dei vigenti rapporti di classe. Dunque rivoluzione proletaria, espropriazione dei capitalisti, demolizione del loro apparato statale, costruzione del socialismo.  Solo così si potrà mettere fine all’arricchimento dei parassiti ed all’impoverimento delle masse lavoratrici.

sabato 5 maggio 2018

Un proiettile israeliano distrugge il sogno di un ciclista di Gaza diretto verso i Giochi Asiatici

Maha Hussaini 

 

Una gamba di Alaa al-Dali è stata amputata, dopo che era stato colpito nelle proteste della Grande Marcia del Ritorno, infrangendo il suo sogno di partecipare ai giochi del 2018.

Nel momento in cui Alaa al-Dali è stato colpito alla gamba destra da un cecchino israeliano, un sogno da lungo tempo inseguito si è infranto sul terreno con lui. Il ciclista 21enne si stava allenando da mesi per gareggiare nei Giochi Asiatici del 2018 che si terranno in Indonesia questa estate.

"Il mio sogno ha balenato davanti ai miei occhi come se fosse già diventato una cosa del passato ", al-Dali ha ricordato.
Stava partecipando alle proteste nel 46° giorno della campagna della Grande Marcia del Ritorno nel Giorno della Terra, il 30 marzo, che fa appello per il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alle loro antiche case ora all'interno di Israele, quando è stato colpito vicino alla recinzione di confine ad est di Gaza.

"Sapevo nel momento in cui sono stato colpito e sono caduto a terra, sapevo che non avrei mai più potuto cavalcare una bicicletta ", al-Dali ha detto a Middle East Eye. "Mi stavo allenando da mesi, per almeno sei ore al giorno per rappresentare la mia squadra e alzare la bandiera del mio paese ai Giochi Asiatici ".

Dopo essere stato sottoposto a nove operazioni, alla famiglia di al-Dali è stato detto dai dottori che la sua gamba doveva essere amputata per il danno alle ossa e ai tessuti causato da un proiettile presumibilmente "esplodente", che è proibito dalla legge umanitaria internazionale. È congegnato per frammentarsi ed esplodere in seguito all'impatto, frantumando ossa, e lacerando i vasi sanguigni.

Non avevo neanche pietre'
Con numerosi riconoscimenti alla sua cintura , al-Dali, un ciclista di Rafah nel sud della Striscia di Gaza e membro della Federazione Palestinese di Motorsport, Motociclismo e Ciclismo, aveva messo gli occhi sul premio ai Giochi Asiatici 2018, che si svolgeranno a Jakarta in agosto.

Solo lo scorso anno, al-Dali aveva vinto tre premi locali, tra cui la medaglia di bronzo nella Tokyo Race 2, una corsa organizzata dal Comitato Olimpico Palestinese in partnership con il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e il governo del Giappone.

Il 30 marzo, al-Dali, insieme a migliaia di altri, si era recato alla recinzione di confine ad est di Gaza per prendere parte alle proteste che chiedevano il loro diritto al ritorno, 70 anni dopo la Nakba palestinese (la catastrofe ) , quando più di 750000 palestinesi furono forzatamente sfollati dalle loro città e villaggi nei territori palestinesi, alla vigilia dell'istituzione dello stato di Israele nel 1948.

"Ho guidato la mia bicicletta alla recinzione del confine orientale con tre dei miei amici quel giorno", ha ricordato. "Ero disarmato. Non avevo neanche pietre. Stavo solo a circa 200 metri dalla recinzione di confine e sono stato colpito da un proiettile vero proprio sotto il ginocchio ".

Secondo il ministero della salute, almeno 40 palestinesi sono stati uccisi e più di altri 5000 sono stati feriti, mentre dozzine sono stati lasciati con disabilità permanenti dall'inizio delle proteste. Nel frattempo, il capo per i diritti umani delle Nazioni Unite ha criticato l'esercito israeliano per la "deplorevole " uccisione di 42 palestinesi in quattro settimane.

L'esercito israeliano dice che le sue forze aprono il fuoco su "istigatori" o per fermare i manifestanti dall'avvicinarsi alla recinzione che separa il territorio da Israele.

Tuttavia, gruppi per i diritti hanno detto che Israele sta conducendo una politica di mirare deliberatamente ai manifestanti con fuoco vivo e usando "una forza eccessiva e letale". Il gruppo israeliano per i diritti B'Tselem ha anche lanciato ai primi del mese una campagna di appello ai soldati israeliani di rifiutare gli ordini di "aprire il fuoco su manifestanti disarmati " a Gaza.

- Negato il trattamento medico da Israele
La madre 56enne di al-Dali, Intisar, ha detto che aveva avuto un brutto presentimento circa le proteste e aveva avvertito al-Dali prima che partisse per la marcia.

"Alle forze israeliane non importa se i manifestanti sono pacifici o no. Io stessa ho preso parte a molte proteste durante la prima Intifada (rivolta) nel 1987, e i soldati israeliani erano soliti inondarci di proiettili veri anche quando non facevamo altro che scandire slogan", ha detto.

Al-Dali ricorda di essere arrivato all'Ospedale Europeo di Gaza e di avere aspettato cinque ore prima di essere trattato per l'alto numero di altri manifestanti feriti. Ha perso conoscenza dopo avere perduto molto sangue ed è stato tenuto nell'unità di terapia intensiva per due giorni prima di essere operato.

Secondo Intisar, quando la famiglia ha domandato il suo trasferimento in un ospedale della Cisgiordania per avere accesso ad un migliore trattamento medico ed evitare l'amputazione, le autorità israeliane gli hanno negato il permesso di partire.
"L'ufficio di collegamento del ministero palestinese della salute ci ha detto che le autorità israeliane li avevano informati che non avrebbero accettato alcuna richiesta di trasferimento per i palestinesi feriti durante le proteste ", ha detto.

Al-Dali crede che le autorità israeliane hanno di proposito negato a lui, e a dozzine di altri, il permesso di partire come una forma di punizione,. "Negandomi l'accesso al trattamento medico, l'occupazione ha distrutto tutto quello che stavo costruendo da anni", si è lamentato.
Reuters ha riferito che l'esercito israeliano ha detto che eccetto "casi umanitari eccezionali ", il trattamento medico non sarebbe stato fornito ai palestinesi che avevano preso parte alle proteste.

"È stato deciso che ogni richiesta di trattamento medico da un terrorista o un rivoltoso che aveva partecipato ad eventi violenti sarebbe stata negata", ha detto una dichiarazione dell'esercito, "I residenti stranieri non hanno alcun diritto acquisito ad entrare in territorio israeliano, compresi i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza ".

Le forze dell'esercito israeliano erano state posizionate lungo la recinzione che separa Gaza da Israele nelle tre settimane passate, usando gas lacrimogeni, cecchini che sparavano munizioni vere, bombardamento di carri armati, e attacchi aerei.

I dimostranti palestinesi hanno bruciato pneumatici lungo il confine per ridurre la visibilità e hanno lanciato pietre e dispositivi incendiari in direzione delle truppe israeliane.

- 'Proiettile esplodente'
Il fratello 25enne di al-Dali, Mohammed, dice che c'era una buona probabilità che i medici potessero salvare la gamba di suo fratello se fossero stati disponibili i necessari equipaggiamenti e staff medici.
Gaza sta soffrendo una crisi umanitaria come risultato di un blocco imposto da Israele sulla Striscia dal 2007.

Quasi il 43 per cento dei medicinali necessari a Gaza sono a zero stock e "l'equipaggiamento medico salvavita necessario ha smesso di funzionare per la costante fluttuazione della corrente elettrica ", secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Come risultato, gli ospedali di Gaza stanno lottando per far fronte al massiccio afflusso di feriti nelle trascorse tre settimane.


"Per salvare la gamba di mio fratello, i dottori avrebbero dovuto trascorrere non meno di dieci ore per eseguire un complicato intervento chirurgico per rimuovere i frammenti del proiettile. Ma c'erano dozzine di altri giovani con bisogno di operazioni urgenti. Trascorrere dieci ore per salvare una persona significa lasciare morire le altre", ha detto.

Ashraf al-Qidra, il portavoce per il ministero della salute di Gaza , dice che l'uso da parte di Israele di proiettili esplodenti riflette la sua intenzione di infliggere il più alto numero di vittime tra i civili.

"Le munizioni esplosive causano gravi danni e serie ferite che richiedono un' enorme quantità di forniture e medicinali per essere trattati, e lascia gli ospedali di Gaza completamente sopraffatti ", ha detto a MEE. "Dozzine di casi soffriranno disabilità permanenti, in quanto i principali ospedali di Gaza mancano di staff ed equipaggiamenti medici per trattare centinaia di casi ogni giorno ".

Il proiettile - proibito dalla legge internazionale umanitaria - esplode all'impatto per causare il maggior danno possibile. Ciò rende difficile l'estrazione, costringendo i medici a ricorrere all'amputazione. Secondo Medical Aid for Palestine, i chirurghi a Gaza sono stati costretti ad eseguire 17 amputazioni (13 gambe e 4 braccia ) dal 30 marzo.

"Puoi immaginare come sia difficile per ognuno quando gli viene detto che la sua gamba è stata amputata. La sola cosa che mi sta aiutando a realizzare il mio sogno. ..è stata amputata ", ha detto al-Dali. "Il momento in cui mi hanno detto che avevo perso la mia gamba è stato come un incubo. Non credevo che questa potesse essere una realtà che devo accettare e con cui avere a che fare per il resto della mia vita ".

In una dichiarazione in risposta a Middle East Eye, l'esercito israeliano ha detto che "impiega solo armi e munizioni standard che sono legali sotto la legge internazionale ".

Amnesty International ha chiamato per un embargo globale delle armi contro Israele, accusando le sue forze di commettere crimini di guerra nella Striscia di Gaza.

Sebbene non ci fosse menzione di proiettili esplodenti, il gruppo per i diritti ha detto che la natura delle ferite dei manifestanti palestinesi "mostra che i soldati israeliani stanno usando armi militari ad alta velocità progettate per causare il massimo danno ai manifestanti palestinesi che non costituiscono una imminente minaccia per loro".

"Questi apparenti deliberati tentativi di uccidere e mutilare sono profondamente inquietanti , per non dire completamente illegali. Alcuni di questi casi sembrano ammontare ad uccisioni volontarie, una grave violazione alle Convenzioni di Ginevra ed un crimine di guerra ", ha proseguito Magdalena Mughrabi, direttrice incaricata di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa.

- Mirando agli atleti
Hassan Abu Harb, l’allenatore di al-Dali, aveva grandi speranze che al-Dali avrebbe vinto parecchi premi internazionali. “Alaa è uno dei migliori ciclisti in Palestina. Ha vinto numerosi premi e stavamo dipendendo da lui per rappresentare la Palestina ai Giochi Asiatici”, ha detto Abu Harb, aggiungendo che al-Dali era stato selezionato insieme ad altri due ciclisti per partecipare alla competizione e i preparativi per il suo viaggio erano già in corso.

Secondo Abu Harb, dall’inizio delle proteste almeno altri cinque atleti di Gaza avevano perso le gambe per le ferite sostenute da munizioni esplosive, tra cui Muhammed Khalil, un 23enne giocatore di football, la cui gamba era anche stata amputata.

Abdul Salam Hanyya, un membro del Consiglio Supremo per la Gioventù e lo Sport in Palestina, dice che il prendere di mira, da parte di Israele, gli atleti palestinesi non è nulla di nuovo.

“Le forze israeliane hanno sistematicamente preso di mira gli atleti palestinesi per anni. Usando munizioni vere e proiettili esplosivi, stanno chiaramente causando loro con intenzione delle disabilità”, ha detto.

Secondo il ministero palestinese per i giovani e lo sport, 32 atleti erano stati uccisi e altri 27 feriti nella guerra del 2014 lanciata sulla Striscia di Gaza, tra cui Ahed Zaqout, un calciatore palestinese, che è stato ucciso dopo che le forze israeliane avevano bombardato il suo appartamento .

Tuttavia, al-Dali dice che non rimpiange di avere preso parte alle proteste, anche se gli costa una gamba.

Secondo al-Dali, la sua attuale meta è viaggiare all’estero per sostituire la sua gamba con un arto artificiale e partecipare ai prossimi Para Giochi Asiatici , che sono per gli atleti con disabilità. “Sia che otterrò un arto artificiale o no, continuerò il mio allenamento e a lavorare per rinforzare la mia gamba sinistra, per essere in grado di cavalcare di nuovo la mia bicicletta “, ha detto.

“La prenderò come una nuova sfida e dipenderà dall’altra mia gamba realizzare il mio sogno”, ha detto.


( Fonte: www.facebook.com/IlPopoloCheNonEsiste )