Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 22 giugno 2019

Lazio Pride di Frosinone e si torna a respirare

Luciano Granieri




“Ahh fate pippa eh?” Così diceva Vichi de Casapau (alias Caterina Guzzanti) nella gag dove metteva in ridicolo i fascisti del terzo millennio. Ebbene dopo il Lazio Pride di Frosinone a fare pippa sono un po’ di persone. Il  sindaco Ottaviani, il quale per la prima volta da quando è il proprietario e padrone assoluto della città ha dovuto abbozzare che qualcuno,  LGBT, antirazzisti, antifascisti, profanasse la sua proprietà che, purtroppo per lui,  non è privata ma  di tutti i cittadini che si riconoscono nella Costituzione italiana. 

Ha fatto pippa il presidente del consiglio provinciale Daniele Maura, se fosse venuto al Pride avrebbe saputo quale è il nome giusto delle persone  transgender, avrebbe constatato   che  scene  incresciose di scabrosa promiscuità , non ci sono state. Genitori con bambini al seguito  hanno salutato contenti , forse per la prima volta da decenni, una folla di gente che reclamava libertà. 

Ciò che avrebbe fatto male ai bambini, invece, sarebbe stato  assistere al pestaggio di   quattro scagnozzi vili e fascisti contro ragazzi che avevano il solo torto di indossare la maglietta del Cinema America.  Canti, balli , baci, abbracci, scambio di effusioni sono manifestazioni di amore che non suscitano vergogna. Vergognoso e disumano è tenere 42 migranti in ostaggio su una nave per acquisire consenso . 

Ha fatto pippa la Lega di Salvini. Il camion della manifestazione si è fermato proprio sotto le finestre della sezione di Frosinone. Dalla strada si alzavano canti e gioia  mentre la finestra dei leghisti rimaneva ingloriosamente abbassata. 

Ha fatto pippa la triste ed incattivita galassia neofascista, la quale aveva promesso di contrapporre al Pride una  contro manifestazione patriottica sfilando bandiere in pugno per riaffermare il motto “Dio Patria e Famiglia”……non li abbiamo visti.  

Hanno fatto pippa gli ipocriti del “non ho niente contro i gay, basta che non sia mio figlio” oppure del “non sono razzista ma sti negri ci stanno invadendo”. 

Hanno fatto pippa i fautori dell’archetipo WAFM (White All Frusino Male) ,solo  maschio bianco frusinate, i quali hanno dovuto constatare che la varietà umana è molto più ampia, colorata, composita e il  WAFM non è che sparuta minoranza. 

Vogliamo ringraziare tutti gli organizzatori, gli animatori,  i partecipanti  e i Comuni che hanno concesso il patrocinio al Pride. Non solo LGBT, ma  tante associazioni,  fra cui l’ANPI, partiti (Democrazia Atea, Possibile, Potere al Popolo, Pcl, Sinistra Italiana, PD), gente comune,  tutti insieme in un’azione di obbedienza civile. 

Infatti sollecitare il rispetto dell’art.3 della Costituzione, in cui si sancisce che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali  davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” è un atto di pura e semplice obbedienza civile, non è nulla di sovversivo. 

Dopo il Pride di ieri forse i cittadini di Frosinone non saranno più gli stessi, forse avranno capito  che non si può vivere sempre e comunque gli uni contro gli altri, non si può passare la giornata ad inveire contro chi la pensa diversamente, ha un colore della pelle diverso,  ha orientamenti sessuali diversi. Non si può sempre e solo fare il tifo per il più forte e il più prepotente. 

Riprendersi Frosinone è possibile, basta iniziare a pensare come una comunità, una collettività. E’ cio che ha insegnato la giornata di ieri, speriamo di farne tesoro fino in fondo e di cambiare il verso ad una deriva di barbarie e cinismo.

martedì 18 giugno 2019

Ripristinare il jazz nei licei

Petizione. Dopo otto anni si è avuta l’immotivata esclusione dell’insegnamento del jazz. Contro questa “rimozione” alcuni mesi fa è stata stilata una petizione.



Il settore della formazione musicale in Italia, pre-accademico e accademico, presenta varie contraddizioni. Quasi tutti i conservatori del Bel Paese hanno dipartimenti di jazz e popular music e i loro studenti forniscono un importante “contributo” alla vita delle istituzioni per l’alta formazione musicale, in attesa di una riforma organica da decenni.Esistono da circa un decennio i Licei Musicali, nell’ambito della scuola secondaria di II grado, e dopo otto anni si è avuta l’immotivata esclusione dell’insegnamento del jazz. Contro questa “rimozione” alcuni mesi fa è stata stilata una petizione dal “Coordinamento Nazionale per il ripristino dei corsi jazz nei Licei Musicali”, organismo costituito da Stefano Luigi Mangia, Adriana Isoardi ed Alfina Sforza. La petizione ha raccolto un buon numero di qualificate firme a cui si è aggiunto una sorta di “Consulto tecnico” redatto dal musicologo Stefano Zenni e sottoscritto da varie personalità del settore.
NON E QUESTIONE di poco conto, perché gli studenti dei Licei Musicali sono, di fatto, obbligatoriamente indirizzati verso una formazione ad indirizzo classico ed è responsabilità del MIUR. Non ha creato con il DPR19 del 2016 le sottoclassi di concorso specifiche per gli strumenti jazz, provocando l’esclusione dell’insegnamento e la perdita del lavoro per i relativi docenti. In più, come ci ha dichiarato il Coordinamento, <<in un periodo storico come questo in cui c’è bisogno di incrementare cultura e creatività per tenere i ragazzi lontano da bullismo e dipendenze, “tagliare” sulla formazione musicale – come su qualsiasi altra forma di arte – equivale a togliere possibilità di “salvarsi” da queste tendenze negative a cui stiamo irrimediabilmente andando incontro ogni giorno>>.
PER RIPARARE a tale danno socio-culturale, la petizione chiede di integrare il decreto aggiornando le classi di concorso ed introducendo quelle che riguardano il jazz. Il ministro titolare del MIUR (Bussetti) in un “question time” in Senato ha liquidato la faccenda riferendosi al jazz come una musica circoscritta in un periodo storico e quindi di limitata valenza formativa. In realtà la musica di derivazione afroamericana ha tecniche strumentali ed esecutivi diverse che sono alla base di molte espressioni sonore del novecento e contemporanee. Gli studenti di liceo non potranno, tra l’altro, essere ammessi ai corsi di jazz e popular nei conservatori perché privi delle necessarie competenze, oltre ad avere una formazione unidirezionale. La petizione, con la sua proposta, non è certo contro gli studi classici ma si muove nel senso di un fondamentale ampliamento dell’offerta formativa. Il documento chiede anche l’appoggio dei direttori dei conservatori e, magari, la presentazione di una mozione a favore all’interno della conferenza che li riunisce. Per chi vuole firmare la petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT83449.
fonte "il manifesto" del 16 giugno

lunedì 17 giugno 2019

La risata del "Pride" seppellirà gli odiatori

Luciano Granieri




Astio, rancore, livore, queste le pulsioni in gran parte comuni a quel 34% che alle elezioni europee ha votato Salvini e a quell’altro 6% indirizzato verso la Meloni. 

Aggressioni verso chi indossa una maglietta inneggiante ad una cultura  inclusiva, pregnante e collettiva come quella che si  sta vivendo dentro il cinema America , violenza e dileggio  verso chi esibisce massaggi di pace: “ama il prossimo tuo”, crudeltà verso ogni tipo di sensibilità e manifestazione non conforme all’archetipo Dio, Patria Famiglia. Mari, piazze, strade, campagne…..tutto blindato, chiuso  in  nome di una sicurezza la cui mancanza si evidenzia in ben altri contesti, quello del lavoro ad esempio. 

Una domanda:  ma le persone che hanno votato come sopra descritto vivono bene? Che vita è riversare fiumi di odio sugli immigrati, sugli antifascisti, su gay, omosessuali, trans e anche su chi si schiera con loro nel rivendicare il diritto sacrosanto a vivere secondo le proprie aspirazioni? Che soddisfazione c’è a  prendersela con chi rivendica una società dove ognuno sia libero di vivere secondo la propria indole cercando di realizzare i propri sogni?  Perché anziché limitare i sogni degli altri costoro non provano a costruirsi sogni propri cercando di realizzarli anche attraverso il sorriso?

Sapete in realtà mi fanno un po’ pena questi che hanno votato Salvini e Meloni, che poi sono gli stessi di Casapound, Forzanuova, i  quali non hanno avuto il coraggio di spendere il proprio consenso per fascistoidi patacche insignificanti  e patetiche come i gruppuscoli a cui dicono di appartenere.

Mi fa pena il loro dannarsi nel provare a reprimere i diritti, le aspirazioni e i sogni degli altri.  Come vivono male! Vivono male, frustrati  e senza futuro. 

Perché quand’anche gli immigrati non sbarcheranno più, quando i Rom saranno cacciati dai loro quartieri, o quando gli LGBT verranno perseguiti e incarcerati,  la vita grama degli odiatori  rimarrà tale.  La loro fatica ad arrivare a fine mese potrebbe persino diventare più dura, le loro possibilità di curarsi qualora stessero male saranno sempre più ridotte. E allora che senso ha odiare tanto, quando poi forse non avranno più nessuno da odiare?  

Esiste invece una comunità di persone bistrattate, dileggiate, violentate, depredate del  loro diritto di esprimere la propria indole  e  personalità ,  proprio dagli odiatori di cui sopra -innescati dalla disumanità fascio leghista -  che si difende mostrando la gioia di continuare a sognare una  vita di amore di apertura verso gli altri, indipendentemente dal colore della pelle, dal genere, dalla grandezza del portafogli. 

Una comunità gaia, allegra, nonostante le angherie che deve subire. E’ la comunità del Pride, che nelle ultime settimane è scesa nelle strade e nelle piazze colorando ogni cosa esibendo la loro, la nostra, “conforme diversità”. Già perché ognuno di noi è diverso dall’altro e meno male! Ma questa diversità deve essere rispettata e coltivata come una ricchezza, non repressa da un pensiero unico, da  un modello unico razzista e fascista. 

Il 22 giugno prossimo alle  ore 15,30 da Piazza Salvo D’Acquisto a Frosinone  partirà il Frosinone Pride, la carovana gioiosa e colorata si snoderà per via Aldo Moro fino a raggiungere la Villa Comunale. Insieme agli LGBT sfileranno tutti coloro i quali difendono la prerogativa per cui i diritti civili, ma anche e soprattutto sociali, siano assicurati in modo da "rimuovere gli ostacoli al  pieno sviluppo della dignità umana”. La festa proseguirà al Parco Matusa. 

Invitiamo caldamente gli odiatori, siano essi membri del popolo o delle istituzioni, a partecipare. Chissà forse scopriranno che una vita senza odio è più lieve e sana. Una volta si diceva una risata vi seppellirà. Ebbene io aggiungo che non solo una risata vi seppellirà, ma il livore vi affogherà nella bile.

P.S. Oggi  è iniziata la settimana che porterà al Pride di Sabato prossimo. Giorni  in cui si susseguiranno incontri ed appuntamenti legati all’evento  Di seguito il programma:


sabato 15 giugno 2019

Rapporto Gimbe 2019: “Sanità pubblica cade a pezzi e si avvia in silenzio verso la privatizzazione.

fonte: quotidiano sanità.it





Fotografia impietosa nel 4° report della Fondazione sullo stato del Ssn. “Troppi Lea garantiti solo sulla carta, sprechi, inefficienze e chiari segnali di privatizzazione rendono infausta la prognosi del servizio sanitario nazionale. Senza un adeguato rilancio il disastro sanitario, sociale ed economico è dietro l’angolo, ma negli ultimi 10 anni nessun esecutivo ha avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica, né i cittadini sono mai scesi in piazza per difendere un fondamentale diritto costituzionale”. Da Gimbe le proposte per evitare la “catastrofe”


 11 guigno 
Definanziamento pubblico, sostenibilità ed esigibilità dei nuovi LEA, sprechi e inefficienze ed espansione del “secondo pilastro””. Sono queste le 4 malattie che secondo la Fondazione  GIMBE rappresentano la causa che rende “infausta la prognosi del servizio sanitario nazionale”. La fotografia emerge dal 4° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) presentato oggi al Senato.

“Davanti al lento e progressivo sgretolamento della più grande opera pubblica mai costruita in Italia – esordisce il Presidente Nino Cartabellotta – negli ultimi dieci anni nessun Esecutivo ha mai avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica, ignorando che la perdita di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, oltre a compromettere la salute delle persone e a ledere un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, porterà ad un disastro sociale ed economico senza precedenti”.
Dal Rapporto GIMBE emerge la “mancanza di un disegno politico di lungo termine per “preservare e potenziare” la sanità pubblica – già invocato dal Presidente Mattarella nel discorso di fine anno –  oltre che la scarsa attitudine degli attori della sanità a rinunciare ai privilegi acquisiti per tutelare il bene comune e soprattutto, constata amaramente il Presidente, che ‘cittadini e pazienti, ignorando il valore inestimabile del SSN di cui sono “azionisti di maggioranza” non sono mai scesi in piazza per rivendicare la tutela della sanità pubblica e costringere la politica a tirarla fuori dal dimenticatoio’”.
L’Italia – affonda il Presidente – siede nel G7 tra le potenze economiche del mondo, ma la politica ha fatto precipitare il finanziamento pubblico per la sanità ai livelli dei paesi dell’Europa orientale, considerando la sanità come un mero capitolo di spesa pubblica da saccheggiare e non una leva di sviluppo economico da sostenere, visto che assorbe solo il 6,6% del PIL e l’intera filiera della salute ne produce circa l’11%. In tal senso, mentre il mondo professionale e i pazienti aspirano alle grandi (e costose) conquiste della scienza e l’industria investe in questa direzione, l’entità del definanziamento pubblico allontana sempre di più l’accessibilità per tutti alle straordinarie innovazioni farmacologiche e tecnologiche oggi disponibili”.

“Peraltro – continua il Presidente – la scarsa attitudine ad investire in sanità va a braccetto con la facilità a disinvestire, visto che dal 2010 tutti i Governi hanno ridotto la spesa sanitaria per fronteggiare le emergenze finanziarie, fiduciosi che il SSN fornirà sempre risultati eccellenti e consapevoli che qualcun altro raccoglierà i cocci. Ma al tempo stesso, con l’obiettivo (fallito) di aumentare il consenso elettorale, hanno puntato sui sussidi individuali (bonus 80 euro, reddito di cittadinanza, quota 100), indebolendo di fatto le tutele pubbliche in sanità ed aumentando la spesa delle famiglie”.
“Per progettare il SSN del futuro – puntualizza il Presidente – bisogna innanzitutto uscire dal perimetro della spesa sanitaria, perché la spesa sociale di interesse sanitario e la spesa fiscale per detrazioni e deduzioni sono custodite nello stesso “salvadanaio”: quello utilizzato per la salute degli italiani”.
Secondo le analisi effettuate la spesa per la salute in Italia 2017 ammonta complessivamente a € 204.034 milioni:
Spesa sanitaria: € 154.920 di cui € 113.131 milioni di spesa sanitaria pubblica e € 41.789 milioni di spesa sanitaria privata. Di questa € 35.989 milioni a carico delle famiglie e € 5.800 milioni intermediati da fondi sanitari/polizze collettive (€ 3.912 milioni), polizze individuali (€ 711 milioni) e da altri enti (€ 1.177 milioni).
Spesa sociale di interesse sanitario: € 41.888,5 milioni di cui € 32.779,5 milioni di spesa pubblica, in larga misura relative alle provvidenze in denaro erogate dall’INPS, e € 9.109 milioni stimati di spesa delle famiglie.
Spesa fiscale: € 7.225,5 milioni.  Per deduzioni e detrazioni di imposta dal reddito delle persone fisiche per spese sanitarie (€ 3.864,3 milioni) e € 3.361,2 milioni per contributi versati a fondi sanitari integrativi, (cifra ampiamente sottostimata per l’indisponibilità dei dati relativi al welfare aziendale e alle agevolazioni fiscali a favore delle imprese).
“Al di là delle cifre – spiega Cartabellotta – oggi la vera sfida è identificare il ritorno in termini di salute delle risorse investite in sanità (value for money): secondo le nostre analisi il 19% della spesa pubblica, almeno il 40% di quella delle famiglie ed il 50% di quella intermediata non migliorano salute e qualità di vita delle persone. Ecco perché bisogna avviare riforme sanitarie e fiscali, oltre che azioni di governance a tutti i livelli, per ridurre al minimo i fenomeni di sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate e sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate, aumentando il value for money delle tre forme di spesa sanitaria e pervenendo ad una loro distribuzione ottimale”.
Il Rapporto conferma le 4 determinanti della crisi di sostenibilità del SSN: definanziamento pubblico, sostenibilità ed esigibilità dei nuovi LEA, sprechi e inefficienze ed espansione del “secondo pilastro”.
Definanziamento pubblico. “Nel periodo 2010-2019 – precisa Cartabellotta – sono stati sottratti al SSN circa € 37 miliardi e l’incremento complessivo del fabbisogno sanitario nazionale è stato di € 8,8 miliardi, con una media annua dello 0,9% insufficiente anche solo a pareggiare l’inflazione (+ 1,07%). Nessuna luce in fondo al tunnel visto che il DEF 2019 riduce progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022 e le buone intenzioni della Legge di Bilancio 2019 (+€ 8,5 miliardi nel triennio 2019-2021) sono subordinate ad ardite previsioni di crescita e alla stipula, tutta in salita, del Patto per la Salute”.
Sostenibilità ed esigibilità dei nuovi LEA. Il Rapporto analizza le criticità per definire e aggiornare gli elenchi delle prestazioni e quelle che condizionano l’omogenea erogazione ed esigibilità dei nuovi LEA : “È ormai inderogabile – sottolinea il Presidente – un consistente “sfoltimento” delle prestazioni basato su evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia per mettere fine ad un paradosso inaccettabile: in Italia il finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa convive con il “paniere LEA” più ampio, garantito però solo sulla carta. Quale prova tangibile, la mancata pubblicazione del “decreto tariffe” in ostaggio del MEF per mancata copertura finanziaria non permette l’esigibilità dei nuovi LEA su tutto il territorio nazionale, trasformando un grande traguardo politico in una cocente delusione collettiva”.
Sprechi e inefficienze. Il Rapporto aggiorna le stime sull’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: € 21,59 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (€ 6,48 mld), frodi e abusi (€ 4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (€ 2,16 mld), sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (€ 3,24 mld), inefficienze amministrative (€ 2,37 mld) e inadeguato coordinamento dell’assistenza (€ 2,59 mld).
Espansione del secondo pilastro. Ruolo e potenzialità dei fondi sanitari integrativi sono compromessi da una normativa frammentata e incompleta, che da un lato ha permesso loro di diventare prevalentemente sostitutivi, con la garanzia di cospicue agevolazioni fiscali, dall’altro consente all’intermediazione assicurativa di gestire i fondi invadendo il mercato della salute con “pacchetti” di prestazioni superflue che alimentano il consumismo sanitario e possono danneggiare la salute. “Continuare a dirottare risorse pubbliche sui fondi sanitari tramite le agevolazioni fiscali e non riuscire a rinnovare contratti e convenzioni e, più in generale ad attuare le inderogabili politiche sul personale – spiega il Presidente –  è un chiaro segnale di privatizzazione del SSN che configura un grave atto di omissione politica”.
Accanto a queste quattro “patologie”, due “fattori ambientali” peggiorano ulteriormente lo stato di salute del SSN: la non sempre leale collaborazione tra Governo e Regioni, oggi “ulteriormente perturbata dalle istanze di regionalismo differenziato, e le irrealistiche aspettative di cittadini e pazienti che da un lato condizionano la domanda di servizi e prestazioni, anche se inutili, dall’altro non accennano a cambiare stili di vita inadeguati che aumentano il rischio di numerose malattie”.
La prognosi del Ssn. Con questa diagnosi, la prognosi per il SSN al 2025 non può che essere infausta: secondo le stime del Rapporto GIMBE per “riallineare il SSN a standard degli altri paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio sanitario di qualità, equo e universalistico sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di € 230 miliardi. Visto che la soluzione offerta dal “secondo pilastro” non è che un clamoroso abbaglio collettivo, il rilancio del SSN richiede la convergenza di tutte le forze politiche e un programma di azioni coraggiose e coerenti: dal consistente aumento del finanziamento pubblico alla ridefinizione del perimetro dei LEA, dalla rivalutazione delle agevolazioni fiscali per i fondi sanitari al ripensamento delle modalità con le quali viene erogata la spesa sociale di interesse sanitario al fine di pervenire ad un fabbisogno socio-sanitario nazionale”. «
“Ma soprattutto – spiega il Presidente – bisogna “mettere in sicurezza” le risorse ed evitare le periodiche revisioni al ribasso, ovvero definire sia una soglia minima del rapporto spesa sanitaria/PIL, sia un incremento percentuale annuo del fabbisogno sanitario nazionale pari almeno al doppio dell'inflazione”.
“Riprendendo parole di gattopardiana memoria – conclude Cartabellotta – se vogliamo rilanciare il SSN dobbiamo cambiare tutto – entità del finanziamento, criteri di riparto, verifica adempimenti LEA, pianificazione e organizzazione dei servizi sanitari, modalità di rimborso delle prestazioni – affinché non cambi nulla, ovvero per non perdere i princìpi di equità, solidarietà e universalismo che da 40 anni costituiscono il DNA del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.
Il “piano di salvataggio” del SSN della Fondazione GIMBE:
- Mettere la salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche ambientali, industriali, sociali, economiche e fiscali
Rilanciare il finanziamento pubblico per la sanità e evitare continue revisioni al ribasso
- Aumentare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel rispetto delle loro autonomie
Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali condizionano la salute e il benessere delle persone
- Ridisegnare il perimetro dei livelli essenziali di assistenza secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia
Ridefinire i criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria ed eliminare il superticket
Lanciare un piano nazionale per ridurre sprechi e inefficienze e reinvestire le risorse recuperate in servizi essenziali e innovazioni
Avviare un riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione
Regolamentare l’integrazione pubblico-privato e la libera professione secondo i reali bisogni di salute
Rilanciare politiche e investimenti per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari
- Finanziare ricerca clinica e organizzativa con almeno l’1% del fabbisogno sanitario nazionale
- Promuovere l’informazione istituzionale per contrastare le fake news, ridurre il consumismo sanitario e favorire decisioni informate
Per l’attuazione del Piano di Salvataggio il Rapporto avanza proposte di riforme di rottura per l’attuale sistema di finanziamento, pianificazione, organizzazione ed erogazione dei servizi sanitari, auspicando possano informare sia la stesura del Patto per la Salute 2019-2021, sia le prossime decisioni dell’Esecutivo. 



lunedì 3 giugno 2019

Un due giugno sinceramente democratico grazie al fronte unitario antifascista della Provincia di Frosinone

Luciano Granieri




La manifestazione   di ieri, organizzata a Frosinone  per lanciare la costituzione di un fronte unitario antifascista nella nostra provincia , ha avuto il merito di rimetter al centro le reali  motivazioni  su cui poggiano   le  celebrazione della festa della Repubblica. Radici  che spesso si  sono confuse in una sorta di esaltazione patriottarda,   fra sfilate delle forze armate (da qualche anno fortunatamente  con meno carri armati ad occupare i fori imperiali), schieramento  di  alte cariche istituzionali, spesso annoiate, ma comunque impettite a salutare i corpi militari. 

Ieri a  Frosinone, in Piazza VI dicembre di fronte al Comune, è stato subito  chiaro che si stava festeggiando  la Repubblica, non le forze armate.  Ma soprattutto era del tutto evidente che si stavano celebrando    le fondamenta antifasciste radicate nel patto sociale scritto nella  Costituzione figlia della resistenza. 

Ai vari Caudilli  del “prima gli Italiani” , alla paccottiglia razzista nostalgica di una sciagura storica che probabilmente non conoscono neanche bene, è stato sonoramente ricordato che vivono in una Repubblica democratica fondata sul lavoro, in cui "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". 

Al  “bacia crocifissi”, con annesse litanie alla “Gasperino er Carbonaro” vestito da marchese, è stato ricordato che le leggi  disumane licenziate per acchiappare consensi - dopo aver diffuso  fiumi di  paura in gente già resa insicura da una devastante crisi economica  - sono incostituzionali.  La giurisprudenza costituzionale le smonterà pezzo per pezzo. Le sentenze del tribunale di Firenze, e più recentemente di quello di Bologna, che  hanno giudicato incostituzionale la norma del decreto sicurezza per la quale si  vietava la registrazione all’anagrafe dei richiedenti asilo,  stanno li a dimostrarlo. Meno male che c’è la Costituzione! 

Piuttosto si è levato alto dalla piazza l’appello  ad un maggior  rispetto della Costituzione. Non è tollerabile che gruppi i quali  fanno orgogliosa mostra di iconografia nazifascista  possano tranquillamente partecipare ad elezioni per eleggere soggetti istituzionali che dovranno giurare su quella Costituzione   così tanto odiata. 

Non è tollerabile che uno di questi gruppi, i sedicenti fascisti del terzo millennio, occupino abusivamente  un palazzetto di proprietà dello Stato democratico ed antifascista senza pagare alcun affitto. 

Non è tollerabile che un ministro legiferi in pieno disprezzo dei principi costituzionali ignorando il ruolo del Parlamento e le elementari regole istituzionali. 

Non è tollerabile che, in qualsiasi forma venga declinato, il fascismo sia considerata un’idea. Il Fascismo è un crimine. 

Questo è stato ribadito più volte dal variegato  e pluralista fronte riunito dall’Anpi della provincia di Frosinone. Un fronte composto da partiti politici, sindacati, movimenti studenteschi e associazioni antifasciste,  che da ieri ha iniziato il suo percorso fatto di incontri, manifestazioni, confronti nelle piazze. 

A proposito, non sarebbe male andare nelle periferie a spiegare a chi ha votato Salvini  che, nonostante i rom siano stati cacciati, nonostante gli immigrati siano sempre di meno, il loro condottiero li sta per derubare di 41 miliardi di euro. Sono quelli che dovremo  restituire in interessi per il debito di 17,5 miliardi  che il difensore del popolo italico si sta accingendo a contrarre  con i mercati europei allo scopo  finanziare la famosa flat tax. 

Una riforma della tassazione che, per consentire a chi più ha di pagare di meno (alla faccia della progressività fiscale scritta in costituzione), accolla ai poveracci un ulteriore  debito di 41 miliardi. Un salasso   che li renderà ancora più poveri indipendentemente dal numero dei rom o degli immigrati che popoleranno il loro quartiere.  Al di la di tutte le discriminanti fasciste e razziste, gli conviene?   ci conviene?





Gli aderenti al fronte unitario antifascista della Provincia di Frosinone: 

Anpi della provincia di Frosinone (sezioni di Ceccano e Frosinone)
Frosinone Libera
Collettivo UgualMente
Lazio Pride
Rete degli studenti medi  
CGIL (Spi Mfe)  
Rete delle Comunità Solidali
Osservatorio Peppino Impastato
Cittadinanzattiva TDM
Blog Aut Frosinone
Giovani Democratici 
Possibile
Potere al Popolo
Democrazia Atea
Rifondazione Comunista
Partito Comunista dei lavoratori
Partito Socialista Italiano
Partito Democratico 

 Si attendono altre adesioni sia di movimenti che di singoli cittadini. 

venerdì 31 maggio 2019

2 giugno: Frosinone è Antifascista

Per la fondazione di un fonte antifascista unito.



-Contro  il vento  di   odio e d’intolleranza che imperversa nel Paese.

-Contro lo spirito di divisione e di rancore fra i cittadini  che questo vento diffonde.

-Contro ogni razzismo e discriminazione di genere.

-Contro la  palese sottovalutazione, e in qualche caso accettazione, da parte delle Istituzioni del rifiorire di movimenti che apertamente manifestano apologia di fascismo e la esprimono indisturbati attraverso aggressioni e  comportamenti violenti nelle piazze.

Tutte le forze e i movimenti antifascisti  della Provincia di Frosinone 

scenderanno in piazza Domenica 2 giugno alle ore 10,00 presso  Piazza VI dicembre a Frosinone.

-Per  dar vita ad un largo fronte antifascista e democratico a difesa della libertà di tutti, a partire dai cittadini della Provincia di Frosinone, non risparmiata anch’essa dalla marea nera che sta invadendo l’Italia e l’Europa.

-Affinchè   la democrazia,  la libertà conquistate con il sangue con la Resistenza e  la Liberazione nel 1945 non  vengano infangate dal ritorno di  fantasmi del passato attraverso  biechi revisionismi storici e pericolose nostalgie totalitarie .  

-Per ribadire  con forza che Frosinone è antifascista perché il fascismo non è un’idea è un crimine.

lunedì 27 maggio 2019

Un' Europa al passo con i tempi

Luciano Granieri





Tanto tuonò che non piovve. Una caotica caciara sta accompagnando i risultati delle elezioni europee. Maratone, mezze maratone, podistiche amatoriali, rimandano clamori sul risultato eclatante  dei sovranisti difensori della cultura giudaico cristiana in Italia, in Ungheria, in Francia. 

Salvini,  baciando e  giocherellando con il suo cromato luccicante rosario, promette sfaceli continentali  preservando in Italia  l’unità del governo a patto che da oggi in poi si farà  come dice lui senza se e senza ma. 

I verdi, trainati  dalla ragazzina terribile Greta Thunberg, capitalizzano in senso civile il malcontento diffuso a piene mani da un’oligarchia europea schierata sempre e comunque contro i più deboli. Non sarà comunque l’approdo in Parlamento di qualche fascista in più, o di una nouvelle vague verde a cambiare l’antifona. Tanto a decidere sarà la Bce, l’Ecofin,  i singoli Stati, i cui capi occupano  il consiglio ed eleggono a loro immagine e somiglianza la Commissione. 

La realtà vera è che le elezioni continentali non sono altro che una presa in giro per legittimare democraticamente delle decisioni prese sopra la testa dei cittadini e sistematicamente antisociali. Non a caso le tematiche sviluppatesi,  sia in campagna elettorale, che nell’analisi del voto, riguardano per lo più tematiche interne non solo in Italia. 

E’ andata in scena la nuova edizione di un talent che di solito premia chi c'ha la pagina social più bella e strilla di più. Nel 2014 incoronò il “bomba” Renzi, nel 2018  il burattino Di Maio e oggi l’urlante e rancoroso Salvini. Chi sarà   nella prossima edizione l'acclamato    dal tripudio popolar-mediatico? Già perché la demonizzazione delle tanto vituperate ideologie (ideologie, non crimini  fascisti e postfascisti) ha  lobotomizzato la coscienza civile  dell’elettore che, di volta in volta ,propende per il concorrente più a la page. 

Oggi come oggi, il "dagli al negro" va molto di moda, così come nel 2014 era in voga la rottamazione renziana ed in seguito i vaffa grillini. Aspettando il prossimo "conducator" di tendenza, una questione mi rammarica e rattrista. 

Per decenni ci hanno raccontato che  la  coscienza di classe, la  lotta al capitalismo erano storie desuete, vecchio orpello di una stagione politica morta e sepolta. Roba da reduci nostalgici. I più assidui ad affermare certe verità inoppugnabili sono stati proprio quelli che una volta venivano da lontano per andare lontano. 

Oggi  si va imponendo   una classe dirigente formata da  altri nostalgici; i nostalgici dei regimi nazi-fascisti. Oggi   viene spacciato per nuovo corso politico un processo di devastazione di  diritti sociali, civili e perfino umani tipico  all’ancient regime dell ‘800 con lavoratori sfruttati, schiavismo diffuso, razzismo imperante. Quando si dice corsi e ricorsi storici! Ma è la post-modernità bellezza!