Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 7 gennaio 2021

Vaccini ed economia criminale. Nulla sarà come prima. Sarà peggio

 Luciano Granieri


Siamo entrati in una seconda fase dell’era pandemica, quella in cui hanno conquistato la scena i vaccini. Una fase che, secondo molti, mostra  la visione della
 luce in fondo al tunnel. Ma la domanda è sempre la stessa: la presunta uscita dalla galleria  sarà per tutti? A ben riflettere, anche in questa seconda fase persiste la convinzione che sia privilegiata la tutela del profitto rispetto alla salvaguardia della salute. Proviamo a riassumere:

Una macchina senza ruote.

I  vaccini  ad oggi disponibili sono quello della Pfizer e di Moderna, che appena ieri ha ricevuto l’autorizzazione  dall’Agenzia Europea per il Farmaco. Per il preparato della Pfizer, con grande effetto mediatico,  è iniziata la distribuzione e la  somministrazione. 

Ma con l'intento di  realizzare un significativo risparmio sui costi di produzione la multinazionale americana ha confezionato  il medicinale  senza procedere alla sua diluizione. Ciò comporta tutte quelle complicazioni già note, come l’organizzazione di  una catena del freddo per  assicurare trasporto e conservazione a -70°,  la necessita della sostanza diluente, tempi ristretti di somministrazione con l’impiego di due siringhe diverse, una per diluire il vaccino, l’altra per  inocularlo. Al fine di evitare errori nell’estrazione della dose, sarebbero necessari due operatori, uno addetto alla diluizione l’altro alla somministrazione. Alcune presidi però,  per risparmiare tempo, affidano entrambe le operazioni ad un operatore, correndo il rischio di commettere errori.

Cioè la Pfizer fornisce la macchina ma  non le ruote per farla andare. A questo  ci devono pensare altri. Eppure non è che il risparmio dei costi di produzione si sia riversato  sull’importo di vendita.  Anzi, la multinazionale americana pare abbia richiesto ai Paesi clienti di rinegoziare il prezzo troppo basso perché concordato in un periodo in cui  i vari Stati avevano pianificato forniture anche  da altre case farmaceutiche  oggi in ritardo.  Della serie : “Se volete altre dosi a compensazione di ciò che vi manca le dovete pagare di più”. Ovviamente il titolo Pfizer sta volando in borsa.

Per pochi e non per tutti .

In merito alla diffusione dei vaccini  si calcola  che due terzi della popolazione mondiale non ne potrà usufruire. I paesi più poveri rischiano di rimanere senza fino al 2024 per le ferree regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, emanate ad uso e consumo delle multinazionali.

 Le case farmaceutiche non intendono rinunciare ai guadagni  di brevetto  e rifiutano di  cedere ad  aziende di altri Paesi la possibilità di produrre liberamente in proprio il vaccino contribuendo ad una diffusione più ampia. In realtà Moderna si è impegnata a rinunciare al monopolio e ad autorizzare altre case farmaceutiche a confezionare il proprio preparato, ma queste devono pagare ugualmente  i diritti di proprietà intellettuale. 

I governi di Sudafrica ed India si sono rivolti alla stessa organizzazione mondiale del commercio (Wto) proponendo di sospendere brevetti, e copyright su farmaci e vaccini necessari alla cura del Covid,  ricevendo l’assenso della metà degli Stati membri, ma ciò non basta. Per queste decisioni serve l’approvazione dei due terzi. Soprattutto  sono contrari Usa e Ue le quali ritengono che le regole del commercio internazionale siano già troppo permissive.

Vaccinatori precari

Veniamo ora agli operatori sanitari incaricati di inoculare il vaccino in Italia. Attualmente il numero di medici ed infermieri in grado di  seguire le complesse procedure di somministrazione   è assolutamente insufficiente.  Dal  16 dicembre scorso gli interessati a proporsi come vaccinatori hanno potuto inviare il proprio curriculum sul sito di Invitalia,  l’agenzia nazionale che gestisce l’assegnazione di appalti e incarichi per conto dello Stato.  

Ma la procedura di selezione e contrattualizzazione, non sarà seguita dall’ente guidato dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. A regolare  e  formare il personale dedicato alla vaccinazione saranno agenzie private per il lavoro, alle quali sarà riconosciuto un compenso globale di 25 milioni. 

Antonio De Palma del sindacato infermieristico Nursing Up, in una recente intervista al quotidiano “il manifesto”, ha spiegato : “Se invece di pagare le agenzie avessero usato i soldi per pagare direttamente i vaccinatori, avremmo avuto ben 71 mila ore di  prestazioni infermieristiche in più per le Asl italiane pagate 40 euro l’ora, a disposizione, mese per mese, per vaccinare più gente possibile”. 

Ma perché rivolgersi ad agenzie private di somministrazione lavoro, sperperando 25 milioni, perdendo tempo, nell’aspettare che gli interessati rispondano al bando,  -chiuso il 29 dicembre - anziché consentire alle Asl di assumere direttamente il personale? Per il semplice motivo  che un contratto di assunzione stipulato con le aziende sanitarie è, nel peggiore dei casi, a tempo determinato, con quei pochi diritti  rimasti dopo il Jobs Act , che comunque sono meglio di niente. Quello sottoscritto con le agenzie private  è “atipico” limitato a nove mesi, può essere interrotto in qualsiasi momento, senza pagare penali e con retribuzioni sensibilmente inferiori. 

Cioè neanche in presenza di una grave emergenza sanitaria si rinuncia al precariato diffuso al risparmio  sul costo del lavoro.  Risparmio, per altro, vanificato dall’ingente somma versata alle agenzie private.

A Cuba

 Tutto questo non è altro che il risultato di un sistema economico criminale, che non recede nei suo propositi di scandalosa  e crudele accumulazione  neanche in presenza di una crisi sanitaria mondiale senza precedenti. Un sistema economico che nessun attore istituzionale e politico mondiale si sente di mettere in discussione. Un sistema che, anche per la maggior parte dei cittadini, è  ormai acquisito come un  ferreo e incontestabile postulato. Ci vuole tanto a rendere esclusivamente pubblica la sanità e la ricerca scientifica in modo che ai vaccini (ricerca-sperimentazione e diffusione) ci pensa lo Stato, cioè noi, lasciando al privato la produzione di integratori, creme di bellezza, trucco e parrucco? 

A Cuba l’hanno fatto. Hanno messo a punto un  vaccino già   a disposizione di tutti gratuitamente.  

martedì 5 gennaio 2021

Sulla legge elettorale le colpe sono tutte della maggioranza

 Alfiero Grandi (fonte "Domani"del 30/12/2020)



Paolo Mieli sul Corriere evidenzia il rischio che si arrivi ad una crisi politica del governo prima del semestre in cui il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere. In sostanza un incidente di percorso potrebbe costringerci a votare con la legge elettorale in vigore: il Rosatellum rimaneggiato dalla Lega. Presto entrerà in vigore il decreto del governo che ridefinisce collegi e circoscrizioni sulla base del taglio dei parlamentari, presentato come un atto dovuto, ma non è così.

Non è una “stranezza del destino” che questo decreto, che applica il taglio dei parlamentari, sia in arrivo, come scrive Mieli. La responsabilità è della maggioranza che ha rinunciato ad approvare una nuova legge elettorale, come si era impegnata a fare durante la campagna elettorale referendaria. Questo è il risultato dell'incoscienza di una maggioranza che così rischia di regalare la vittoria alle destre perchè incapace di approvare una nuova legge elettorale proporzionale, tale da aprire una dialettica anche nell'opposizione.

Governo e maggioranza sono attraversati da crescenti tensioni. Il governo tende a rinviare, mentre le destre più aggressive sono all'attacco per ottenere nuove elezioni ad ogni costo.

Le difficoltà e le incertezze su un contrasto efficace alla pandemia, a partire dai vaccini. Le decisioni da prendere a breve sulla destinazione delle imponenti risorse messe a disposizione dall'Europa per reagire alla crisi sociale ed economica. Sono tutte ragioni che spingono settori politici e sociali a puntare ad elezioni anticipate prima possibile. Renzi fa incursioni in questo contesto.

Senza una nuova legge elettorale ci troveremmo a votare con regole più maggioritarie del Rosatellum, perchè la Lega nel maggio 2019 ha ottenuto che il maggioritario fosse prevalente in modo da obbligare il centro destra ad un fronte unico e tentare di ottenere già con il 35%, o poco più, la maggioranza in parlamento.

Con questa legge elettorale, se si votasse prima del semestre bianco, il centro destra a trazione leghista potrebbe eleggere da solo il Presidente della Repubblica, ottenere una maggioranza parlamentare tale da modificare la Costituzione, con l'obiettivo di realizzare un'autonomia per le regioni sul modello di quelle a statuto speciale e il Presidenzialismo. Obiettivi scritti nel programma elettorale delle destre nel 2018.

La maggioranza aveva promesso pochi mesi fa una nuova legge elettorale per correggere almeno le peggiori storture derivanti dalla riduzione dei parlamentari, per migliorare la rappresentanza territoriale e per una rappresentanza politica proporzionale.

Questa situazione di stallo è grave e pericolosa. La maggioranza sembra non avvertire la gravità delle conseguenze del blocco della discussione parlamentare.

E' urgente l'approvazione di una nuova legge elettorale per arrivare ad un impianto proporzionale e per consentire ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, superando finalmente le liste bloccate dei nominati dall'alto. Le modalità per consentire agli elettori di decidere direttamente i loro rappresentanti possono essere diverse, ma al di là della modalità questo è un punto di fondo.

Mieli non resiste alla tentazione di insistere per una legge elettorale maggioritaria, discutibile sempre, ma che in questa fase taglierebbe di netto la rappresentanza di una parte del paese, che non si sentirebbe rappresentata. Eppure è evidente che il nostro paese è percorso da pulsioni antipolitiche che possono essere recuperate solo riconoscendo il valore di rappresentare il più possibile le diverse posizioni politiche e sociali, le originalità territoriali.

Il nostro paese ha bisogno di una sorta di nuova fase fondativa delle modalità con cui si prendono le decisioni, lavorando per coinvolgere nelle decisioni la grande maggioranza dei cittadini. Esattamente il contrario dell'indicazione del futuro Presidente del Consiglio nella scheda, cosa che con troppa leggerezza è stata fatta passare sotto la fattispecie di capo della coalizione, malgrado sia in evidente contrasto con la Costituzione.

Una legge elettorale maggioritaria sancirebbe l'imposizione di una parte sull'altra e questo potrebbe avvenire senza neppure avere la rappresentanza di una maggioranza dei cittadini.

Così si rischia di consegnare l'Italia alle destre per responsabilità della confusione nella maggioranza sulla legge elettorale

giovedì 31 dicembre 2020

Facciamo il 2021 migliore del 2020

 Rigenerare Frosinone

E’ ormai diventato luogo comune etichettare il 2020 come anno terribile, uno dei peggiori vissuto dall’umanità. Intendiamoci tale luogo comune ha un radicamento forte nella realtà. La malattia pandemica ha sfibrato molte donne e uomini nella salute e nella possibilità di trovare il necessario   per campare (non tutt* in verità) . Si fa dunque   molto affidamento sulle benefiche congiunture che il 2021 porterà in dote. Ma per dirla con Gianni Rodari, l’anno nuovo “avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto/ un Carnevale e un Ferragosto/ e il giorno dopo del lunedì/ sarà sempre martedì…….per il resto anche quest’anno/ sarà come gli uomini lo faranno”.

Appunto. Nonostante la grave crisi sanitaria, trasformatasi in crisi sociale, abbia indicato agli uomini di non fare ciò che è stato fatto fino alla diffusione della malattia, molti di loro, soprattutto coloro i quali hanno responsabilità governative , non solo non ne hanno tratto insegnamento, ma, da come si stanno mettendo le cose,  continueranno sulla stessa strada. Faranno il 2021 peggiore del 2020.

Sono fosche previsioni, è vero, allora vorrei provare a trovare qualcosa di positivo su come alcune  donne e  alcuni uomini hanno agito nel 2020  in presenza di una situazione drammatica senza precedenti.  Azioni  che potranno, e dovranno,    essere replicata in modo più efficace nel 2021. Diverse persone,  a seguito del morbo e della conseguente crisi economica e sociale, hanno, finalmente,  acquisito la consapevolezza che un sistema basato sulla dittatura del mercato, sulla mercificazione dei diritti inalienabili quali, tutela della salute, difesa ambientale del territorio, istruzione, lavoro - inteso come contributo alla collettività e non come sfruttamento -   non solo non assicura protezione,  ma aggrava in modo drammatico le conseguenze di una pandemia deflagrata su un tessuto sociale sfaldato e diviso, fra pochi che hanno molto e molti che hanno poco. Questo sparuto gruppo di  donne e uomini  ha pensato alla costruzione di un altro schema di vita  basato sulla cura delle persone e del luogo in cui vivono, piuttosto che sull’accumulazione  sfrenata della ricchezza.

Ad esempio nella nostra città alcuni  cittadini,  consapevoli della necessità del cambio di rotta si è aggregato in un collettivo  politico dal nome evocativo: “Rigenerare Frosinone”.  Rigenerare il territorio, non seppellirlo con  opere nocive, quanto profittevoli per le lobby della speculazione fondiaria e finanziaria.

Rigenerare il sistema sanitario, smembrato dagli interessi privati di chi vuole arricchirsi sulla salute della collettività.

 Rigenerare i rapporti sociali a cominciare dai Comuni, riformando  le  loro modalità di finanziamento,  imprigionati, come sono,  nella trappola del debito che li costringe   a cedere  a privati la gestione di  beni e servizi, con il conseguente aumento dei costi a fronte di uno scadimento delle attività di sostegno alla collettività.

Rigenerare le politiche del nostro Comune, che ha indirizzato le poche risorse lasciate dal patto di stabilità interna, all’ottenimento del consenso, piuttosto che alla salvaguardia dei cittadini.  

Rigenerare il substrato democratico e partecipativo, combattendo la deriva accentratrice che ha intaccato  le dinamiche legislative degli enti locali e da ultimo il Parlamento con  l’approvazione della riforma costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari.

Rigenerare Frosinone ha tratto linfa dalla consapevolezza che i processi di rigenerazione dovevano riverberarsi  concretamente sul territorio.  Ha provato a coinvolgere anche le forze di opposizione attive, (o passive?) nel consiglio comunale senza grandi risultati. Per cui  il nostro impegno si è dispiegato autonomamente  sulla condivisione del bilancio economico dell’ente con i cittadini, sulla pianificazione di proposte  alternative alla politica dei tagli alla cultura, ai servizi, alla mobilità scolastica,   messa in campo dalla giunta. Una politica che  comunque non sta evitando il dissesto, ma lo sta  ulteriormente aggravando. E siamo rimasti sorpresi su  come il bilancio economico di un ente,  argomento di per se ostico, si stato compreso da molti cittadini.

Costante è stato il nostro impegno, insieme ad altre associazioni, per la salvaguardia del territorio, attraverso la battaglia per la difesa e la riqualificazione di siti storici, come la “Fontana Bussi”, e oasi di bellezze naturali, come la cascata dello “Schioppo” sul fiume “Cosa”. Porzioni di città devastate dall’incuria e dalla speculazione edilizia.

Ci siamo battuti, e ancora lo stiamo facendo, per evitare che sulla martoriata Valle del Sacco siano edificati impianti di smaltimento rifiuti nocivi per la salute e salvifiche per le tasche dei soliti noti.  

Abbiamo collaborato con l’associazione  Comunità Solidali”, per liberare la Certosa di Trisulti, bene di proprietà pubblica, dall’occupazione di un soggetto privato, intenzionato a usare quei luoghi allo scopo di  aprire una  scuola d’indottrinamento per suprematisti bianchi. Occupazione resa possibile, ahimè, da una scellerata procedura di affidamento della Certosa,  messa in atto  dal Ministero dei Beni Culturali.

 E ancora, corroborati da una sentenza della commissione tributaria provinciale di Frosinone, nella quale si stabilisce che il tributo TARI dal 2015 al 2018, è stato troppo elevato rispetto al servizio svolto dalla ditta di smaltimento rifiuti, stiamo organizzando una campagna per indicare ai cittadini come farsi restituire i soldi spesi in eccesso. Perché un servizio come il trattamento dell’immondizia non può essere il pretesto per lucrare sulle tasche già vuote di gran parte della collettività.

Ci siamo, inoltre, schierati contro la riforma costituzionale per la riduzione del numero di parlamentari invitando a votare No al referendum, convinti di essere di fronte all’ennesimo strappo al principio di rappresentanza democratica che tanto dà fastidio alle consorterie elettoralistiche, sempre più impegnate ad allontanare dai cittadini le modalità di decisione che li riguardano. Quest’ultima è stata una battaglia persa ma, se non altro, abbiamo avuto il merito di rendere dubbio il risultato di un referendum, la cui vittoria dei Si sembrava schiacciante.

Ecco, possiamo dire che  le associazioni le donne, gli uomini che hanno agito dentro Rigenerare Frosinone, hanno cercato di rendere il 2020 meno disastroso di quello che è stato, e siccome siamo pienamente d’accordo con Gianni Rodari, continuiamo ad operare in modo che molte altre persone si impegneranno a fare il 2021 migliore del 2020 seguendo la strada da noi e da molti altri, a livello nazionale, indicata.

 

mercoledì 16 dicembre 2020

Frosinone.Rimborso Tari, secondo appuntamento.

 Rigenerare Frosinone



Sabato 19 dicembre al partire dalle ore 17,00, il nostro gruppo politico, in un evento pubblico che si terrà in P.zza Cervini (Via Aldo Moro) a Frosinone, illustrerà alla cittadinanza  le modalità per ottenere dal Comune di Frosinone il rimborso dell’80% della TARI per gli anni 2015-2016-2017-2018.

La sentenza numero 358/2020, emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone il 9 novembre scorso, ha sancito che la tariffa per lo  smaltimento dei rifiuti è risultata eccessiva  in rapporto al servizio svolto dal gestore. Per quegli anni l’importo del tributo da corrispondere doveva essere del 20% rispetto all’imponibile richiesto. La mancanza di controllo del Comune sul corretto espletamento del servizio ha arrecato un enorme danno ai cittadini di Frosinone gravati di un onere tributario eccessivo. Ciò a dimostrazione del fatto che i servizi fondamentali - come ad esempio la tutela della salute, la salvaguardia idrogeologica del territorio, l’erogazione idrica e il trattamento dei rifiuti -diventano scadenti, e con  un costo elevato per la collettività, quando vengono affidati al privato e quindi consegnati alla logica del profitto. Ed è ancora più grave il fatto che gli enti locali, in primis i comuni, non controllino l’effettivo rispetto del contratto di gestione,  rilevandone  le criticità,  e ponendo in essere le necessarie contromisure  a difesa dei cittadini.

Anche il Comune di Frosinone, rispetto allo smaltimento e trattamento  dei rifiuti, non ha vigilato sulla correttezza del servizio svolto, avallando una tariffa abnorme. Per questa ragione invitiamo tutti i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della tariffa. Sul come fare invitiamo tutta la cittadinanza  a partecipare al nostro incontro del 19 dicembre a Piazza Cervini.

Rigenerare Frosinone.

Documento sulla vicenda rifiuti

il modulo per richiedere il rimborso

Un'altra via

 Luciano Granieri



Il Natale del Covid. Si moltiplicano   foto che ritraggono  gente inzeppata  nelle vie delle compere, immagini che fanno indignare molti operatori sanitari e indurre   gli organi governativi  ad inasprire  i  tempi  e modi  della clausura.  Ciò  causa l’isteria   di chi deve decidere rimanendo prigioniero di un terribile corto circuito:  comprare-ma non assembrare. 

Siamo preda di una diffusa, quanto fallace, suggestione  per   cui l’esercizio della libertà individuale si esplica nel  consumare, nel  fare incetta di merci, anche le più inutili. Se non si possono percorrere le vie del commercio, non si può   uscire, dunque si rimane prigionieri, vittime di una libertà negata. 

Ma è proprio vero?  

Il nostro Paese è  ricco di bellezze naturali, architettoniche , paesaggistiche.  Disgraziatamente sull’altare dell’affollamento,  officiante il  Dio consumo, sono stati sacrificati  musei, teatri , cinema.  Ma  c’è rimasto tutto il resto.  

Si  potrà, forse inaspettatamente,  scoprire che a pochi chilometri da casa esiste un borgo, un bosco, una sentiero di  montagna da percorrere a piedi o con le ciaspole. Insomma si potrà scoprire che bearci  delle bellezze di cui i nostri  territori  abbondano -anche se stiamo facendo di tutto  per distruggerle - non costa nulla,   mentre  il costosissimo telefonino di ultima generazione sarà destinato a rimanere un sogno artificiale dentro una  vetrina abbagliante di luci. Roba per pochi ricchi,  che tanto se lo comprano su Amazon,  ma che genera   un assembramento di masse abbagliate dal mito del possiedo-sfoggio, quindi sono.  

Una domanda sorge spontanea: Ha senso affollare le vie degli acquisti, soffrendo   la sorda  frustrazione di poter comprare, poco o nulla di ciò che si desidera,  rimpinzando  assembramenti  le cui conseguenze   imporranno restrizioni su chi magari avrebbe voluto andare al cinema o a teatro?  Si può anche uscire, respirare, spaziare, insomma essere liberi, senza affollarsi per lo spritz, ma   frequentando le   meraviglie  dei propri territori. 

E’ più bello non ci si assembra e, oltre tutto, è gratis.

Di seguito la testimonianza dell'altra via, quella che abbiamo percorso in queste domeniche in cui si raccomandava di "NON AFFOLLARSI"


lunedì 14 dicembre 2020

Svegliatevi

Comitato per la Democrazia Costituzionale



Il direttivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale esprime una forte preoccupazione per il blocco delle iniziative parlamentari per l'approvazione di una nuova legge elettorale.

Governo e maggioranza sono attraversati da tensioni e le destre sono all'attacco per ottenere nuove elezioni prima del “semestre bianco”, durante il quale il Presidente della Repubblica non può sciogliere le camere.


Il rinvio dell'approvazione di una nuova legge elettorale ha portato alla conseguenza grottesca che il governo ha avviato la ridefinizione dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, vista l'entrata in vigore del taglio del parlamento (5/11/ 2020) e quindi della collegata legge elettorale, imposta nel maggio 2019 dalla Lega e votata anche dal Movimento 5 Stelle.


Questa legge - come abbiamo denunciato durante il referendum costituzionale - è una spada di Damocle sull'esito delle prossime elezioni. Senza una nuova legge elettorale ci troveremo a votare con le regole ancora più maggioritarie del Rosatellum che renderebbero il parlamento ancora meno rappresentativo della volontà delle elettrici e degli elettori. Infatti la Lega ha ottenuto che il maggioritario fosse prevalente in modo da costringere tutto il centro destra ad un fronte unico e tentare di arrivare al 35/40 % dei voti che le darebbe la maggioranza in parlamento, pur rappresentando una minoranza di elettori.


Se si votasse con questa legge prima del semestre bianco il centro destra a trazione leghista potrebbe perfino eleggere da solo il Presidente della Repubblica, ottenere una maggioranza parlamentare sufficiente a modificare la Costituzione, con l'obiettivo di   dare più autonomia per le regioni, anche in modo differenziato, e di imporre il presidenzialismo. Obiettivi scritti nel programma elettorale delle destre nel 2018.


Questa situazione di stallo è quindi pericolosa, ma la maggioranza sembra non avvertire la gravità delle conseguenze del blocco della discussione parlamentare.


La maggioranza attuale si era impegnata, durante la campagna referendaria, ad approvare una nuova legge elettorale per superare almeno alcune storture provocate dal taglio del parlamento, ma finora è tutto bloccato e la proporzionalità incerta.

  

Chiediamo con urgenza l'approvazione di una legge elettorale proporzionale che consenta ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, superando le liste bloccate di nominati dall'alto, obiettivo che si può raggiungere con modalità diverse.


Così esiste il serio rischio di consegnare l'Italia alle destre anche per responsabilità della confusione nella maggioranza sulla legge elettorale.

 

venerdì 11 dicembre 2020

Bazookiamoci

 Luciano Granieri



Chrstine Lagarde, la presidente della Bce, ha annunciato l’aggiunta di altri 500 miliardi al fondo PEPP per l’emergenza pandemica, fino a marzo 2022. Ciò significa che la Banca Centrale acquisterà debito pubblico italiano dalle banche,dagli istituti bancari,   a tasso zero,  per 80 miliardi di euro.

 Facciamo due conti. Il Mes sanitario, qualora lo accettassimo ammonterebbe a 37 miliardi a tassi agevolati, ma sarà subordinato al rispetto delle regole che disciplinano il ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nell’ambito dell’Ue”. Ovvero l’immediato ritorno all’avanzo primario (entrate in tasse superiore alle uscite in spesa sociale), deregolamentazione del lavoro, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni

Del resto a questa tagliola ci siamo già consegnati, accettando i 127 miliardi di prestiti inseriti nel Recovery Fund. Da un lato 80 miliardi, a tasso zero,  che arriveranno entro il 2022  senza condizionamenti sulle nostre politiche finanziarie da parte della UE, dall’altro 127 miliardi, più eventuali 37 che ci pongono sotto la ghigliottina  ordoliberista europea di derivazione tedesca. I 127 arriveranno, fra l’altro,  a babbo morto, sicuramente non entro il 2022. Ha senso, visto il bazooka della Bce, metterci in mezzo alle forbici sociali della UE? Evidentemente no. 

Il debito pubblico aumenterebbe ugualmente, anche se senza interessi in questo frangente, ma almeno saremmo padroni del nostro destino. Però  vediamolo un attimo sto’ maledetto debito.  146 miliardi vengono da lontano, non sono il frutto di una gestione allegra della finanza pubblica , ma semplicemente il risultato del processo di annullamento della progressività fiscale che, dal 1974 ad oggi, ha considerevolmente ridotto l’imposizione fiscale ai più ricchi facendo mancare i 146 miliardi di cui sopra. Somma  che abbiamo dovuto recuperare con l’emissione di debito pubblico per un importo totale, compreso interessi, di 300 miliardi. 

Inoltre dei 2.500 miliardi di debito accumulato, la parte prodotta dal deficit di spesa è di 266 miliardi, solo l’11%. Il resto sono interessi, guadagno per gli strozzini legalizzati dei fondi d’investimento. Appunto in piena pandemia, non si potrebbe fare in modo di bloccare il taglieggio, evitando di pagare un  pizzo  pari a 70 miliardi l’anno (il doppio del Mes)? 

Resta il fatto che gli 80 miliardi della Bce sono comunque ad interessi zero. Dunque se c’è da emettere debito pubblico a tasso nullo, emettiamolo pure, non avremmo condizionamenti politici. Certo che se la Bce facesse lo sforzo anche di assumere il costo per interessi dei paesi membri, l’Europa “SOCIALE” avrebbe una sorta di concretezza. Ma interessa un progetto simile ai burocrati di Bruxelles?