"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Appello alle forze democratiche e progressiste della città di
Frosinone
“Difendiamo
e rilanciamo le ragioni e i valori della nostra cultura democratica e
civile"
La
preoccupante e triste vicenda del post offensivo nei confronti della
Shoah, condiviso sui social da un consigliere comunale
dell'amministrazione Ottaviani, giunta addirittura agli onori della
cronaca nazionale, fortunatamente si è conclusa con l’ammissione
di colpa e le pubbliche scuse dello stesso consigliere, rese note sia
sulla stampa sia durante l'ultimo consiglio comunale. Scuse dovute e
formali che tuttavia non dipanano i nostri dubbi circa la sincera
coscienza democratica e antifascista di questa amministrazione.
L’altro fatto positivo è che nei giorni scorsi si era registrata
anche la ferma condanna del gesto da parte di tutto il mondo politico
locale, senza distinzione di colore politico. Tuttavia, oltre alla
“distrazione personale” del consigliere, dobbiamo riflettere sul
fatto che nel nostro Paese, di recente, stiamo assistendo un po'
troppo spesso a “distrazioni” clamorose, anche da parte di
esponenti politici di calibro nazionale, basti ricordare le
dichiarazioni dell'ex ministro dell'Interno Salvini che, a un certo
punto, durante il suo mandato ha chiesto, con disinvoltura, i “pieni
poteri", rievocando una stagione storica e politica che ha
tragicamente segnato il recente passato del nostro Paese.
Se
la destra italiana non brilla in quanto a conoscenza del nostro
recente passato, incappando spesso in dichiarazioni dai toni a dir
poco reazionari e antistorici, il campo “democratico e
progressista” non può certo sorridere, dato che con il recente
referendum sul taglio dei parlamentari sembra aver sposato in pieno e
acriticamente le tesi pericolose della peggiore antipolitica in salsa
populista, per un mero e opportunistico calcolo politico. Tesi
subdolamente mascherate da istanze di progresso a favore del popolo e
forse per questo anche più pericolose di quelle esplicite e
anacronistiche della rozza destra sovranista. Proprio perché nulla
in politica è mai frutto solo dell'azione dei singoli ma di un
preciso clima culturale e politico, che nel nostro caso è
caratterizzato da pericolose tendenze neo- autoritarie, è importante
non sottovalutare nessuno di questi preoccupanti segnali.
Per
questi motivi abbiamo deciso di rivolgere un appello a tutti i
soggetti, del mondo politico e associativo, rappresentativi del campo
democratico e progressista della nostra città e che si riconoscono
nei valori democratici della nostra Costituzione: manteniamo alta
l‘attenzione sullo stato di salute della democrazia nella nostra
comunità territoriale e nel nostro Paese. Il modo migliore per
proteggere e rilanciare la cultura democratica che caratterizza la
nostra Repubblica è quello di riscoprire e mantenere in vita le
ragioni profonde e i valori che sono alla base del nostro ordinamento
democratico e civile. I partiti e la politica in generale che hanno
avuto un ruolo storico determinante nel coinvolgere le masse popolari
alla partecipazione attiva alla vita politica e civile del nostro
Paese, non possono restare indifferenti a questi preoccupanti
segnali, che rischiano di accelerare una clamorosa regressione della
cultura democratica e civile del nostro Paese, purtroppo già in
atto.
Siamo entrati in una seconda fase dell’era pandemica, quella
in cui hanno conquistato la scena i vaccini. Una fase che, secondo molti, mostra la visione della luce in fondo al
tunnel. Ma la domanda è sempre la stessa: la presunta uscita dalla galleria sarà per tutti? A ben riflettere, anche in
questa seconda fase persiste la convinzione che sia privilegiata la tutela del
profitto rispetto alla salvaguardia della salute. Proviamo a riassumere:
Una macchina senza ruote.
I vaccini ad oggi disponibili sono quello della Pfizer e di Moderna, che appena ieri ha ricevuto l’autorizzazione dall’Agenzia Europea per il Farmaco. Per il
preparato della Pfizer, con grande effetto mediatico, è iniziata la distribuzione e la somministrazione.
Ma con l'intento di realizzare un significativo risparmio sui costi di produzione la
multinazionale americana ha confezionato il medicinale senza procedere alla sua diluizione. Ciò
comporta tutte quelle complicazioni già note, come l’organizzazione diuna catena del freddo per assicurare trasporto e conservazione a -70°, la necessita della sostanza diluente, tempi ristretti di
somministrazione con l’impiego di due siringhe diverse, una per diluire il
vaccino, l’altra perinocularlo. Al fine
di evitare errori nell’estrazione della dose, sarebbero necessari due
operatori, uno addetto alla diluizione l’altro alla somministrazione. Alcune
presidi però, per risparmiare tempo,
affidano entrambe le operazioni ad un operatore, correndo il rischio di
commettere errori.
Cioè la Pfizer fornisce la macchina ma non le ruote per farla andare. A questo ci devono pensare altri. Eppure non è che il
risparmio dei costi di produzione si sia riversato sull’importo di vendita. Anzi, la
multinazionale americana pare abbia richiesto ai Paesi clienti di rinegoziare
il prezzo troppo basso perché concordato in un periodo in cui i vari Stati
avevano pianificato forniture anche da
altre case farmaceutiche oggi in
ritardo. Della serie : “Se
volete altre dosi a compensazione di ciò che vi manca le dovete pagare di più”.
Ovviamente il titolo Pfizer sta volando in borsa.
Per pochi e non per tutti .
In merito alla diffusione dei vaccinisi calcola che due terzi della popolazione mondiale non
ne potrà usufruire. I paesi più poveri rischiano di rimanere senza fino al 2024
per le ferree regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, emanate ad uso
e consumo delle multinazionali.
Le case farmaceutiche non intendono rinunciare
ai guadagni di brevettoe rifiutano dicedere ad aziende di altri Paesi la possibilità di
produrre liberamente in proprio il vaccino contribuendo ad una diffusione più
ampia. In realtà Moderna si è
impegnata a rinunciare al monopolio e ad autorizzare altre case farmaceutiche a
confezionare il proprio preparato, ma queste
devono pagare ugualmente i diritti di
proprietà intellettuale.
I governi di Sudafrica ed India si sono rivolti alla
stessa organizzazione mondiale del commercio (Wto) proponendo di sospendere
brevetti, e copyright su farmaci e vaccini necessari alla cura del Covid, ricevendo l’assenso della metà degli Stati membri, ma ciò non basta. Per queste
decisioni serve l’approvazione dei due terzi. Soprattutto sono contrari Usa
e Ue le quali ritengono che le regole del commercio internazionale siano già
troppo permissive.
Vaccinatori precari
Veniamo ora agli operatori sanitari incaricati di inoculare
il vaccino in Italia. Attualmente il numero di medici ed infermieri in grado di
seguire le complesse procedure di
somministrazione è assolutamente insufficiente.Dal16
dicembre scorso gli interessati a proporsi come vaccinatori hanno potuto
inviare il proprio curriculum sul sito di Invitalia,
l’agenzia nazionale che gestisce
l’assegnazione di appalti e incarichi per conto dello Stato.
Ma la procedura di selezione e
contrattualizzazione, non sarà seguita dall’ente guidato dal commissario per
l’emergenza Domenico Arcuri. A regolare e formare
il personale dedicato alla vaccinazione saranno agenzie private per il lavoro,
alle quali sarà riconosciuto un compenso globale di 25 milioni.
Antonio De Palma del sindacato infermieristico
Nursing Up, in una recente intervista
al quotidiano “il manifesto”, ha spiegato : “Se invece di pagare le agenzie avessero usato i soldi per pagare
direttamente i vaccinatori, avremmo avuto ben 71 mila ore di prestazioni infermieristiche in più per le Asl
italiane pagate 40 euro l’ora, a disposizione, mese per mese, per vaccinare più
gente possibile”.
Ma perché rivolgersi ad agenzie private di
somministrazione lavoro, sperperando 25 milioni, perdendo tempo, nell’aspettare
che gli interessati rispondano al bando, -chiuso il 29 dicembre - anziché consentire
alle Asl di assumere direttamente il personale? Per il semplice motivo che un
contratto di assunzione stipulato con le aziende sanitarie è, nel peggiore dei
casi, a tempo determinato, con quei pochi diritti rimasti dopo il Jobs Act , che comunque sono
meglio di niente. Quello sottoscritto con le agenzie private è “atipico” limitato a nove mesi, può essere
interrotto in qualsiasi momento, senza pagare penali e con retribuzioni
sensibilmente inferiori.
Cioè neanche in presenza di una grave emergenza
sanitaria si rinuncia al precariato diffuso al risparmio sul costo del lavoro. Risparmio, per altro, vanificato dall’ingente
somma versata alle agenzie private.
A Cuba
Tutto questo non è
altro che il risultato di un sistema economico criminale, che non recede nei
suo propositi di scandalosa e crudele accumulazione
neanche in presenza di una crisi
sanitaria mondiale senza precedenti. Un sistema economico che nessun attore
istituzionale e politico mondiale si sente di mettere in discussione. Un
sistema che, anche per la maggior parte dei cittadini, è ormai acquisito come un ferreo e incontestabile postulato. Ci vuole
tanto a rendere esclusivamente pubblica la sanità e la ricerca scientifica in
modo che ai vaccini (ricerca-sperimentazione e diffusione) ci pensa lo Stato,
cioè noi, lasciando al privato la produzione di integratori, creme di bellezza, trucco e parrucco?
A Cuba l’hanno
fatto. Hanno messo a punto un vaccino già a disposizione di tutti gratuitamente.
Paolo Mieli sul Corriere evidenzia il rischio che si arrivi ad una crisi politica del governo prima del semestre in cui il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere. In sostanza un incidente di percorso potrebbe costringerci a votare con la legge elettorale in vigore: il Rosatellum rimaneggiato dalla Lega. Presto entrerà in vigore il decreto del governo che ridefinisce collegi e circoscrizioni sulla base del taglio dei parlamentari, presentato come un atto dovuto, ma non è così.
Non è una “stranezza del destino” che questo decreto, che applica il taglio dei parlamentari, sia in arrivo, come scrive Mieli. La responsabilità è della maggioranza che ha rinunciato ad approvare una nuova legge elettorale, come si era impegnata a fare durante la campagna elettorale referendaria. Questo è il risultato dell'incoscienza di una maggioranza che così rischia di regalare la vittoria alle destre perchè incapace di approvare una nuova legge elettorale proporzionale, tale da aprire una dialettica anche nell'opposizione.
Governo e maggioranza sono attraversati da crescenti tensioni. Il governo tende a rinviare, mentre le destre più aggressive sono all'attacco per ottenere nuove elezioni ad ogni costo.
Le difficoltà e le incertezze su un contrasto efficace alla pandemia, a partire dai vaccini. Le decisioni da prendere a breve sulla destinazione delle imponenti risorse messe a disposizione dall'Europa per reagire alla crisi sociale ed economica. Sono tutte ragioni che spingono settori politici e sociali a puntare ad elezioni anticipate prima possibile. Renzi fa incursioni in questo contesto.
Senza una nuova legge elettorale ci troveremmo a votare con regole più maggioritarie del Rosatellum, perchè la Lega nel maggio 2019 ha ottenuto che il maggioritario fosse prevalente in modo da obbligare il centro destra ad un fronte unico e tentare di ottenere già con il 35%, o poco più, la maggioranza in parlamento.
Con questa legge elettorale, se si votasse prima del semestre bianco, il centro destra a trazione leghista potrebbe eleggere da solo il Presidente della Repubblica, ottenere una maggioranza parlamentare tale da modificare la Costituzione, con l'obiettivo di realizzare un'autonomia per le regioni sul modello di quelle a statuto speciale e il Presidenzialismo. Obiettivi scritti nel programma elettorale delle destre nel 2018.
La maggioranza aveva promesso pochi mesi fa una nuova legge elettorale per correggere almeno le peggiori storture derivanti dalla riduzione dei parlamentari, per migliorare la rappresentanza territoriale e per una rappresentanza politica proporzionale.
Questa situazione di stallo è grave e pericolosa. La maggioranza sembra non avvertire la gravità delle conseguenze del blocco della discussione parlamentare.
E' urgente l'approvazione di una nuova legge elettorale per arrivare ad un impianto proporzionale e per consentire ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, superando finalmente le liste bloccate dei nominati dall'alto. Le modalità per consentire agli elettori di decidere direttamente i loro rappresentanti possono essere diverse, ma al di là della modalità questo è un punto di fondo.
Mieli non resiste alla tentazione di insistere per una legge elettorale maggioritaria, discutibile sempre, ma che in questa fase taglierebbe di netto la rappresentanza di una parte del paese, che non si sentirebbe rappresentata. Eppure è evidente che il nostro paese è percorso da pulsioni antipolitiche che possono essere recuperate solo riconoscendo il valore di rappresentare il più possibile le diverse posizioni politiche e sociali, le originalità territoriali.
Il nostro paese ha bisogno di una sorta di nuova fase fondativa delle modalità con cui si prendono le decisioni, lavorando per coinvolgere nelle decisioni la grande maggioranza dei cittadini. Esattamente il contrario dell'indicazione del futuro Presidente del Consiglio nella scheda, cosa che con troppa leggerezza è stata fatta passare sotto la fattispecie di capo della coalizione, malgrado sia in evidente contrasto con la Costituzione.
Una legge elettorale maggioritaria sancirebbe l'imposizione di una parte sull'altra e questo potrebbe avvenire senza neppure avere la rappresentanza di una maggioranza dei cittadini.
Così si rischia di consegnare l'Italia alle destre per responsabilità della confusione nella maggioranza sulla legge elettorale
E’ ormai diventato luogo comune etichettare il 2020 come
anno terribile, uno dei peggiori vissuto dall’umanità. Intendiamoci tale luogo
comune ha un radicamento forte nella realtà. La malattia pandemica ha sfibrato
molte donne e uomini nella salute e nella possibilità di trovare il necessario per
campare (non tutt* in verità) . Si fa dunque molto affidamento sulle benefiche congiunture
che il 2021 porterà in dote. Ma per dirla con Gianni Rodari, l’anno nuovo “avrà di certo quattro stagioni, dodici
mesi, ciascuno al suo posto/ un Carnevale e un Ferragosto/ e il giorno dopo del
lunedì/ sarà sempre martedì…….per il resto anche quest’anno/ sarà come gli
uomini lo faranno”.
Appunto. Nonostante la grave crisi sanitaria, trasformatasi
in crisi sociale, abbia indicato agli uomini di non fare ciò che è stato fatto
fino alla diffusione della malattia, molti di loro, soprattutto coloro i quali
hanno responsabilità governative , non solo non ne hanno tratto insegnamento,
ma, da come si stanno mettendo le cose, continueranno sulla stessa strada. Faranno
il 2021 peggiore del 2020.
Sono fosche previsioni, è vero, allora vorrei provare a
trovare qualcosa di positivo su come alcunedonne e alcuni uomini hanno agito
nel 2020 in presenza di una situazione
drammatica senza precedenti. Azioni che potranno, e dovranno, essere
replicata in modo più efficace nel 2021. Diverse persone, a seguito del morbo e della conseguente crisi
economica e sociale, hanno, finalmente, acquisito la consapevolezza che un sistema
basato sulla dittatura del mercato, sulla mercificazione dei diritti
inalienabili quali, tutela della salute, difesa ambientale del territorio, istruzione,
lavoro - inteso come contributo alla collettività e non come sfruttamento -non
solo non assicura protezione, ma aggrava
in modo drammatico le conseguenze di una pandemia deflagrata su un tessuto
sociale sfaldato e diviso, fra pochi che hanno molto e molti che hanno poco. Questo
sparuto gruppo di donne e uomini ha pensato alla costruzione di un altro schema
di vita basato sulla cura delle persone
e del luogo in cui vivono, piuttosto che sull’accumulazione sfrenata della ricchezza.
Ad esempio nella nostra città alcuni cittadini, consapevoli della necessità del cambio di
rotta si è aggregato in un collettivo politico dal nome evocativo: “Rigenerare Frosinone”. Rigenerare il territorio, non
seppellirlo conopere nocive, quanto
profittevoli per le lobby della speculazione fondiaria e finanziaria.
Rigenerare il sistema sanitario, smembrato dagli
interessi privati di chi vuole arricchirsi sulla salute della collettività.
Rigenerare i
rapporti sociali a cominciare dai Comuni, riformando le loro
modalità di finanziamento, imprigionati,
come sono, nella trappola del debito che
li costringea cederea privati la gestione dibeni e servizi, con il conseguente aumento
dei costi a fronte di uno scadimento delle attività di sostegno alla
collettività.
Rigenerare le politiche del nostro Comune, che ha
indirizzato le poche risorse lasciate dal patto di stabilità interna,
all’ottenimento del consenso, piuttosto che alla salvaguardia dei cittadini.
Rigenerare il substrato democratico e partecipativo,
combattendo la deriva accentratrice che ha intaccato le dinamiche legislative degli enti locali e
da ultimo il Parlamento conl’approvazione della riforma costituzionale sulla riduzione del numero
di parlamentari.
Rigenerare Frosinone ha tratto linfa dalla consapevolezza
che i processi di rigenerazione dovevano riverberarsi concretamente sul territorio. Ha provato a coinvolgere anche le forze di
opposizione attive, (o passive?) nel consiglio comunale senza grandi risultati.
Per cui il nostro impegno si è
dispiegato autonomamente sulla
condivisione del bilancio economico dell’ente con i cittadini, sulla
pianificazione di propostealternative
alla politica dei tagli alla cultura, ai servizi, alla mobilità scolastica,messa in campo dalla giunta. Una politica
checomunque non sta evitando il
dissesto, ma lo staulteriormente
aggravando. E siamo rimasti sorpresi sucome il bilancio economico di un ente,argomento di per se ostico, si stato compreso da molti cittadini.
Costante è stato il nostro impegno, insieme ad altre
associazioni, per la salvaguardia del territorio, attraverso la battaglia per
la difesa e la riqualificazione di siti storici, come la “Fontana Bussi”, e oasi di bellezze naturali, come la cascata dello “Schioppo” sul fiume “Cosa”. Porzioni di città devastate
dall’incuria e dalla speculazione edilizia.
Ci siamo battuti, e ancora lo stiamo facendo, per evitare
che sulla martoriata Valle del Sacco siano edificati impianti di smaltimento
rifiuti nocivi per la salute e salvifiche per le tasche dei soliti noti.
Abbiamo collaborato con l’associazione “Comunità
Solidali”, per liberare la Certosa di
Trisulti, bene di proprietà pubblica, dall’occupazione di un soggetto
privato, intenzionato a usare quei luoghi allo scopo di aprire unascuola d’indottrinamento per suprematisti bianchi. Occupazione resa
possibile, ahimè, da una scellerata procedura di affidamento della
Certosa,messa in attodal Ministero dei Beni Culturali.
E ancora, corroborati
da una sentenza della commissione tributaria provinciale di Frosinone, nella
quale si stabilisce che il tributo TARI dal 2015 al 2018, è stato troppo
elevato rispetto al servizio svolto dalla ditta di smaltimento rifiuti,
stiamo organizzando una campagna per indicare ai cittadini come farsi
restituire i soldi spesi in eccesso. Perché un servizio come il trattamento
dell’immondizia non può essere il pretesto per lucrare sulle tasche già vuote
di gran parte della collettività.
Ci siamo, inoltre, schierati contro la riforma
costituzionale per la riduzione del numero di parlamentari invitando a votare
No al referendum, convinti di essere di fronte all’ennesimo strappo al
principio di rappresentanza democratica che tanto dà fastidio alle consorterie
elettoralistiche, sempre più impegnate ad allontanare dai cittadini le modalità
di decisione che li riguardano. Quest’ultima è stata una battaglia persa ma, se
non altro, abbiamo avuto il merito di rendere dubbio il risultato di un
referendum, la cui vittoria dei Si sembrava schiacciante.
Ecco, possiamo dire che le associazioni le donne, gli uomini che
hanno agito dentro Rigenerare Frosinone, hanno cercato di rendere il 2020
meno disastroso di quello che è stato, e siccome siamo pienamente d’accordo con
Gianni Rodari, continuiamo ad operare in modo che molte altre persone si
impegneranno a fare il 2021 migliore del 2020 seguendo la strada da noi e da
molti altri, a livello nazionale, indicata.
Sabato 19 dicembre al partire dalle ore 17,00, il nostro gruppo politico, in un evento pubblico che si terrà in P.zza Cervini (Via Aldo Moro) a Frosinone, illustrerà alla cittadinanza le modalità per ottenere dal Comune di Frosinone il rimborso dell’80% della TARI per gli anni 2015-2016-2017-2018.
La sentenza numero 358/2020, emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone il 9 novembre scorso, ha sancito che la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti è risultata eccessiva in rapporto al servizio svolto dal gestore. Per quegli anni l’importo del tributo da corrispondere doveva essere del 20% rispetto all’imponibile richiesto. La mancanza di controllo del Comune sul corretto espletamento del servizio ha arrecato un enorme danno ai cittadini di Frosinone gravati di un onere tributario eccessivo. Ciò a dimostrazione del fatto che i servizi fondamentali - come ad esempio la tutela della salute, la salvaguardia idrogeologica del territorio, l’erogazione idrica e il trattamento dei rifiuti -diventano scadenti, e con un costo elevato per la collettività, quando vengono affidati al privato e quindi consegnati alla logica del profitto. Ed è ancora più grave il fatto che gli enti locali, in primis i comuni, non controllino l’effettivo rispetto del contratto di gestione, rilevandone le criticità, e ponendo in essere le necessarie contromisure a difesa dei cittadini.
Anche il Comune di Frosinone, rispetto allo smaltimento e trattamento dei rifiuti, non ha vigilato sulla correttezza del servizio svolto, avallando una tariffa abnorme. Per questa ragione invitiamo tutti i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della tariffa. Sul come fare invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare al nostro incontro del 19 dicembre a Piazza Cervini.
Il Natale del Covid. Si moltiplicano foto che ritraggono gente inzeppata nelle vie delle compere, immagini che fanno
indignare molti operatori sanitari e indurre gli
organi governativi ad inasprire i tempi
e modi della clausura. Ciò causa
l’isteria di chi deve decidere rimanendo prigioniero di
un terribile corto circuito: comprare-ma
non assembrare.
Siamo preda di una diffusa, quanto fallace, suggestione percui l’esercizio della libertà individuale si
esplica nel consumare, nel fare incetta di merci, anche le più inutili.
Se non si possono percorrere le vie del commercio, non si può uscire,
dunque si rimane prigionieri, vittime di una libertà negata.
Ma è proprio vero?
Il nostro Paese è ricco di bellezze naturali, architettoniche , paesaggistiche.
Disgraziatamente sull’altare dell’affollamento,officiante il Dio consumo, sono stati sacrificati musei, teatri , cinema. Ma c’è
rimasto tutto il resto.
Si potrà, forse inaspettatamente, scoprire che a pochi chilometri da casa esiste
un borgo, un bosco, una sentiero di montagna da percorrere a piedi o con le
ciaspole. Insomma si potrà scoprire che bearci delle bellezze di cui i nostri territori abbondano -anche se stiamo facendo di tutto per distruggerle - non costa nulla, mentre il costosissimo telefonino di ultima
generazione sarà destinato a rimanere un sogno artificiale dentro una vetrina abbagliante di luci. Roba per pochi
ricchi, che tanto se lo comprano su
Amazon, ma che genera un assembramento
di masse abbagliate dal mito del possiedo-sfoggio, quindi sono.
Una domanda sorge spontanea: Ha senso
affollare le vie degli acquisti, soffrendo la
sorda frustrazione di poter comprare,
poco o nulla di ciò che si desidera, rimpinzando assembramenti le cui conseguenze imporranno restrizioni su chi magari avrebbe
voluto andare al cinema o a teatro?Si
può anche uscire, respirare, spaziare, insomma essere liberi, senza affollarsi
per lo spritz, ma frequentando le meraviglie dei propri territori.
E’ più bello non ci si assembra e, oltre tutto, è gratis.
Di seguito la testimonianza dell'altra via, quella che abbiamo percorso in queste domeniche in cui si raccomandava di "NON AFFOLLARSI"
Il direttivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale esprime una forte preoccupazione per il blocco delle iniziative parlamentari per l'approvazione di una nuova legge elettorale.
Governo e maggioranza sono attraversati da tensioni e le destre sono all'attacco per ottenere nuove elezioni prima del “semestre bianco”, durante il quale il Presidente della Repubblica non può sciogliere le camere.
Il rinvio dell'approvazione di una nuova legge elettorale ha portato alla conseguenza grottesca che il governo ha avviato la ridefinizione dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, vista l'entrata in vigore del taglio del parlamento (5/11/ 2020) e quindi della collegata legge elettorale, imposta nel maggio 2019 dalla Lega e votata anche dal Movimento 5 Stelle.
Questa legge - come abbiamo denunciato durante il referendum costituzionale - è una spada di Damocle sull'esito delle prossime elezioni. Senza una nuova legge elettorale ci troveremo a votare con le regole ancora più maggioritarie del Rosatellum che renderebbero il parlamento ancora meno rappresentativo della volontà delle elettrici e degli elettori. Infatti la Lega ha ottenuto che il maggioritario fosse prevalente in modo da costringere tutto il centro destra ad un fronte unico e tentare di arrivare al 35/40 % dei voti che le darebbe la maggioranza in parlamento, pur rappresentando una minoranza di elettori.
Se si votasse con questa legge prima del semestre bianco il centro destra a trazione leghista potrebbe perfino eleggere da solo il Presidente della Repubblica, ottenere una maggioranza parlamentare sufficiente a modificare la Costituzione, con l'obiettivo di dare più autonomia per le regioni, anche in modo differenziato, e di imporre il presidenzialismo. Obiettivi scritti nel programma elettorale delle destre nel 2018.
Questa situazione di stallo è quindi pericolosa, ma la maggioranza sembra non avvertire la gravità delle conseguenze del blocco della discussione parlamentare.
La maggioranza attuale si era impegnata, durante la campagna referendaria, ad approvare una nuova legge elettorale per superare almeno alcune storture provocate dal taglio del parlamento, ma finora è tutto bloccato e la proporzionalità incerta.
Chiediamo con urgenza l'approvazione di una legge elettorale proporzionale che consenta ai cittadini di scegliere direttamente i loro rappresentanti, superando le liste bloccate di nominati dall'alto, obiettivo che si può raggiungere con modalità diverse.
Così esiste il serio rischio di consegnare l'Italia alle destre anche per responsabilità della confusione nella maggioranza sulla legge elettorale.