Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 26 luglio 2010

Divestement Movement breaktrough -di Aaron Levitt

Wow!

I'm writing you from New York City where I just
got back from the TIAA-CREF annual meeting
and I'm still a bit overwhelmed by the experience.

TIAA-CREF is one the largest retirement funds in the world, and it holds investments in companies that profit from the Israeli occupation.

I can't tell you what it meant to have so many people at the TIAA-CREF meeting asking them to do better. 15,300 people to be exact. Each one had signed a petition or a postcard, or secured hundreds of postcards in their own community asking the fund to divest from the Israeli occupation. And you know what? That made all the difference --- to us, and
to the leadership of TIAA-CREF.

We finally got a chance to call on TIAA-CREF, in person, to divest from companies like Caterpillar and Elbit that profit from Israel's occupation. As a fellow activist in the room said, "This was a real breakthrough today." I couldn't agree more.

At the meeting, those who have retirement accounts with the company can stand up and speak. We had a designated speaker delivering the postcards to TIAA-CREF management, and we knew a few other people, mostly professors and teachers, would get up and ask that their money not be invested in companies that profit from discrimination, death, and destruction, and push hope and peace ever further away.
But  happened was extraordinary. First 5, then 10, then 14 people, then more got up, one after another, to speak from the heart about why TIAA CREF must not profit from Israel's occupation. These people weren't just JVP members, but included TIAA-CREF shareholders attending the meeting for entirely different reasons, who were spontaneously moved to speak in support of our campaign.

Not a single person spoke to defend Israel's occupation. Not one. But we all know that will change, which is why we need you now to join our call and help us grow the 15,300 to 25,000 and then 50,000.
Please sign the TIAA-CREF petition now.

In that meeting, the voice for justice, for full equality, for a lasting peace between Israelis and Palestinians, dominated the room. So many inspiring and courageous JVP activists stood up to say how TIAA-CREF was fueling death and destruction by literally investing in it. To implore TIAA-CREF to find a new way.

During the meeting, we had the honor of delivering the many stacks of petitions and postcards directly to the Chief Financial Officer, and could feel the energy in the room change as the TIAA-CREF executives saw how many people we were representing. The CEO of TIAA-CREF announced they would be meeting with our campaign team tomorrow, and I knew they were taking us seriously.

It was impossible for anyone in that room to not have been affected by what they saw and heard. Just imagine - statement after statement opposing the Israeli occupation were made in the boardroom of one of the largest financial services companies in the world. The executive managers and board members present listened attentively, respectfully.

We know the struggle will be long to actually get TIAA-CREF to divest, but this is just the beginning. Our story is already spreading across the world, with media coverage in US News and Report, Inside Higher Ed, Israel's Ha'aretz, Tablet and the Jewish Telegraphic Agency.

Please join our call! We are already having an impact at 15,300 but want to grow to 50,000. Please sign our petition today.
Thank you for listening. I wish we could have videotaped the statements of every person in that room-I promise you, you would have been moved and inspired. But none of us who were there will ever forget it.
Onward,
Aaron Levitt



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Caro Luciano,

Ti sto scrivendo da New York City dove sono appena tornato dall’ incontro annuale del TIAA-CREF e sono ancora un pò emozionato dall’ esperienza.

TIAA-CREF è uno dei più grandi fondi pensionistici, e detiene investimenti in compagnie che traggono profitto dall’ occupazione israeliana.

Non posso dirti cosa significa avere così tante persone al TIAA-CREF. 15,300 persone per l’esattezza. Ognuno ha firmato una petizione o una cartolina, o garantito centinaia di cartoline nelle loro comunità, chiedendo la privazione dei fondi dall’ occupazione israeliana. E sai cosa? Ha fatto la differenza---per noi e per la leadership della TIAA-CREF.

Abiamo finalmente la possibilità di chiamare la TIAA-CREF in persona per privare compagnia come Caterpillar e Elbit del loro profitto tratto dall’occupazione israeliana. Come un attivista ha detto: “Questà è una grande opportunità”. Non posso non essere d’accordo.

All’incontro, quelli che hanno un conto pensionistico con l’azienda possono alzarsi e parlare. Abbiamo un relatore designato che consegna le cartoline alla direzione della TIAA-CREF, e sappiamo che altre persone, per lo più professori ed insegnanti, sarebbero disposti a chiedere che i loro soldi non siano investiti nelle compagnie che traggono profitto dalla discriminazione, dalla morte, dalla distruzione, e a spingere la speranza e la pace ancora più avanti.

Quello che è successo è straordinario. Prima 5, poi 10, poi 14 persone, poi altre, una dopo l’altra a spiegare il perchè TIAA-CREF non deve trarre profitto dall’ occupazione israeliana. Queste persone non erano solo membri JVP, ma anche azionisti TIAA-CREF che partecipavano all’ incontro per tutt’ altre ragioni, e che hanno parlato spontaneamente per supportare la nostra campagna.

Neanche una singola persona ha parlato a favore dell’ occupazione israliana. Ma noi sappiamo che cambierà, ecco perchè noi abbiamo bisogno di te adesso a rispondere alla nostra chiamata e ad aiutarci a crescere da 15.300 a 25.000 e poi 50.000.

Per favore firma la petizione della TIAA-CREF ora.

Nell ‘incontro, la voce per la giustizia, per l’ uguaglianza, per la pace tra israeliani e palestinesi ha dominato  nella sala. Così tanti coraggiosi membri JVP hanno parlato di come la TIAA-CRE stia alimentando la morte e la distrizione finanziandola direttamente. Ad implorarla di trovare una nuova soluzione.

Durante il meeting abbiamo avuto l’onore di consegnare la gran moltitudine di petizione e cartoline all’ amministratore ufficiale, e abbiamo sentito come l’energia nella sala è cambiata quando l’ esecutivo della TIAA-CREF ha visto quante persone stiamo rappresentando. Il CEO della TIAA-CREF ha snnunciato che avrà un incontro con noi domani e so che ci stanno prendendo seriamente.

Sappiamo che la lotta sarà lunga prima che la TIAA-CREF privi complatemnte i fondi, ma questo è solo l’inizio. La nostra storia si sta già diffondendo in tutto il mondo con la copertura mediatica del US News and Report, Insider Higher Ed, la Ha’ aretz di Israele, e l’ Agenzia Telegrafica Ebrea.

Per favore rispondi alla nostra chiamata! Stiamo già avendo un impatto con 15.300 persone ma vogliamo arrivare a 50.000. Per favore firma la nostra petizione oggi.

(per firmare la petizione basta cliccare sulle frasi scritte in rosso dall'inglese)

Musica nella Valle del Sacco - da Retuvasa

Questa volta non parliamo di disastri ambientali, ne di processi o di proposte alternative, ma di un qualcosa che non conosce tempo. Di un qualcosa che ha subito contaminazioni positive nel tempo per rendere più vicine culture provenienti da differenti continenti.



Si alla revisione del Distretto Rurale Agroenergetico - dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Le dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente e Vicepresidente della Provincia di Frosinone Fabio De Angelis circa il Piano del Distretto rurale e agroenergetico della “Valle dei Latini” elaborato dall’Arsial costituiscono a nostro avviso la prima corretta, razionale e limpida posizione sul tema espressa ad ogni livello istituzionale. Riteniamo anche noi potenzialmente molto pericoloso il progetto di produrre energia dai pioppi e biocarburanti dai girasoli: invece di sostenere e implementare le tradizionali attività agro-zootecniche, rischierebbe di rimpiazzarle con filiere produttive inadatte alla vocazione territoriale, penalizzando dunque il settore primario, da sempre “guardiano” della situazione ambientale. Aggiungiamo che ogni tipo di incenerimento non si coniuga facilmente con il risanamento ambientale. Più specificamente, nel caso dell’incenerimento di biomasse già organoclorurate, che possono aver immagazzinato ulteriore cloro dal beta-HCH, non è escluso l’incremento delle emissioni di PCB, diossine e furani in fase di combustione.
Manca invece in quanto comparso sulla stampa un cenno a una posizione che peraltro ci risulta condivisa dall’Assessore provinciale all’Ambiente: la positività di un altro progetto parte del “contenitore” del Piano di Distretto, ovvero la produzione di biogas mediante digestione anaerobica dal letame bovino, capace di coniugare una significativa produzione energetica al mantenimento della popolazione del bestiame esistente, con minimo impatto ambientale. Ricordiamo che il bilancio del biogas è decisamente più favorevole di quello della combustione di biomasse, sia in termini energetici che ambientali, come riportato da ultimo nel Rapporto Ispra 105/2010.
Concordiamo inoltre sull’opportunità di riperimetrare la “fascia rossa” cum grano salis e di estendere verso il sud del Frusinate il novero dei Comuni inclusi nella zona emergenziale.   
Interessantissimo inoltre il riconoscimento che per accelerare la naturale e lentissima degradazione del beta-HCH presente nei sedimenti del fiume Sacco, invece che piantumare pioppi è possibile promuovere opportuni interventi agronomici e sfruttare la naturale capacità dei microrganismi del suolo (batteri), come del resto fu segnalato nel corso dell’ultima legislatura regionale da studiosi della Facoltà di Agraria dell’Un. della Tuscia. Sarebbe dunque opportuno avviare una sperimentazione ad hoc di medio termine, volta a verificare l’applicabilità su larga scala di tali tecniche di biorisanamento.

domenica 25 luglio 2010

Ospedali, Medici, Medicine e Guaritori - da Tribunale del Malato

UN CONCETTO MIOPE DELLA SANITA
NON SI  APPROFONDISCE MAI IL LEGAME TRA  RISPETTO DELL'AMBIENTE E SALUTE.
SI RIMANDA TUTTO  ALLA EMERGENZA  DELLA TERAPIA E COSI I MALI CONTINUANO AD AFFLIGGERCIIL CANE SI MORDE LA CODA
PIERLUIGI FANFERA



Una sanità basata quasi totalmente sugli ospedali, con un territorio non in  grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e ai compiti affidatigli dai  piani sanitari nazionale e regionale. Sono solo alcuni dei principali aspetti  emersi dal II Rapporto Audit civico del Lazio, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione con la Regione Lazio,  presentato il 13 luglio a Roma. Il lavoro è stato condotto da equipe “miste”,  composte da cittadini e operatori appositamente formati, e ha coinvolto 120  cittadini che, volontariamente, hanno analizzato 111 strutture sanitarie; in  particolare 29 ospedali, 18 distretti, 34 poliambulatori, 18 centri per la  salute mentale e 12 SerT, per un totale di 20 aziende di riferimento tra ASL, 
Aziende Ospedaliere e IRCSS. Il quadro che ne emerge è di una sanità regionale  che vede convivere eccellenze accanto all’inefficienza, non solo confrontando  diverse realtà, ma anche all’interno di una stessa azienda, con enormi  differenze a seconda di dove si risieda. “Dai dati del nostro rapporto emerge 
che la vera emergenza nella regione è l’assistenza domiciliare,ad oggi è  garantita in minima parte solo nei giorni feriali, mentre nei giorni festivi e  prefestivi l’unico riparo è l’ospedale. Come se i malati di Alzheimer, malati  di tumore, anziani, malati neurologici, guarissero miracolosamente il venerdì  sera e si riammalassero solo il lunedì mattina. Non esistono nei giorni festivi  servizi domiciliari pubblici adeguati e nel caso di una banale emergenza, come  per esempio la necessità di applicare un catetere vescicale, le possibilità che 
si hanno sono due: andare al Pronto Soccorso chiamando un’ambulanza oppure  ricorrere ad alternative onerose pagando la prestazione”. Diversi gli argomenti  affrontati da questa seconda edizione dell’Audit civico, con 380 indicatori  diversi. Gli aspetti valutati riguardano l’orientamento al cittadino nell’ organizzazione e gestione dei servizi; la prevenzione dei rischi, la riduzione  del dolore e il sostegno ai malati oncologici e cronici; il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini nel sistema sanitario regionale. Cercheremo ora di  analizzarne sinteticamente i principali. Il livello aziendale: maggiore 
attenzione alla sicurezza, terapia del dolore e oncologia punti dolenti. Il  fattore “accesso alle prestazioni” registra l’indice più elevato nell’edizione  2010 di Audit, sebbene anche in questo caso si registrino enormi variazioni  passando di realtà in realtà. A fronte di questo, comunque, i cittadini si  trovano molto spesso a non ricevere adeguate informazioni per poter usufruire  al meglio dei servizi. Quello che ne emerge è quindi un servizio sanitario  regionale fortemente incentrato sugli ospedali, con i cittadini che, una volta  usciti dal nosocomio, avvertono un senso di profonda solitudine. Le cure  primarie si confermano anche in questa edizione il vero anello debole del  sistema, nonostante le ripetute promesse susseguitesi negli anni, con punte 
particolarmente preoccupanti per quanto riguarda Centri per la Salute Mentale e  Servizi Territoriali per le Tossicodipendenze. La priorità individuata da  Cittadinanzattiva su questi argomenti è il potenziamento del territorio, prima  di un affidamento di un ulteriore ruolo di erogatore di servizi che attualmente  non sembra in grado di poter sostenere. I punteggi più elevati riguardano la  sicurezza delle strutture e degli impianti IAS 98 (Indice Adeguamento agli  Standard), così come quella dei pazienti (IAS 89). In tutte le aziende, con  qualche importante eccezione, non esiste inoltre una politica di reale  coinvolgimento delle associazioni dei cittadini, sia nelle scelte aziendali,  che nella possibilità di verificare e intervenire sulla qualità delle  forniture. Spesso ci si rifugia nella sola attivazione del Comitato Etico,  mentre poco o nulla si è fatto sul fronte delle forme extragiudiziali di  risoluzione dei conflitti. Inoltre, ancora troppo poco si fa sul fronte della  gestione del dolore (IAS 59), mentre l’attenzione per i pazienti oncologici o  affetti da patologie croniche è ancora non sufficiente (IAS 47). L’Assistenza  domiciliare integrata, vera chimera del sistema, erogata da pochissime realtà, 
non è altro che la conferma di quanto sinora detto. “Quello che chiediamo con  urgenza alla Regione”, sostiene Scaramuzza, “è di strutturare un’assistenza  domiciliare 7 giorni su 7. Ciò significa evitare non solo ricoveri impropri, ma  alleggerire le famiglie da un onere economico ed assistenziale pesantissimo,  oltre che fornire un’adeguata e doverosa assistenza sanitaria. Tutte le Giunte  che si sono susseguite negli ultimi quindici anni hanno sempre annunciato un rafforzamento della sanità territoriale, ma alla fine sono rimaste sempre solo 
promesse con qualche piccola eccezione”. L’assistenza ospedaliera: punto di  forza del SSR. L’analisi delle 29 strutture prese in considerazione conferma  come gli ospedali rappresentino la “prima donna” della sanità laziale. Sebbene  il risultato registrato sia buono, restano delle enormi differenze tra ospedale  e ospedale, e spesso anche tra reparto e reparto. Inoltre, gli ospedali che  dipendono dalle ASL registrano performance inferiori rispetto alle Aziende Ospedaliere o agli IRCSS. I punteggi inferiori riguardano l’informazione e 
comunicazione (IAS 51 per le Asl, 66 per gli altri), comfort (IAS rispettivamente 51 e 71) e personalizzazione delle cure (59 e 72). E’ quindi  necessario intervenire per migliorare il livello dell’informazione e comunicazione con i cittadini, in particolare rispetto ai loro diritti in  ospedale, alle informazioni generali sul funzionamento interno, alla diffusione  e accuratezza del consenso informato scritto rispetto agli interventi di 
adenotonsillectomia e/o appendicectomia; predisporre e attuare un piano di  verifica e intervento mirato e sistematico per il controllo e la manutenzione  degli edifici ospedalieri: esiste infatti una situazione diffusa di presenza di  segni di fatiscenza e di degrado strutturale. E’ necessario inoltre sviluppare  modalità d’accoglienza e di assistenza ai degenti attente alle differenze  culturali e agli aspetti socio-relazionali che, ci piace sottolinearlo, fanno  parte della presa in carico della persona che ha bisogno di cure in una cultura 
dell’umanizzazione delle cure e dell’assistenza. Anche la gestione del dolore,  il cui IAS è pari a 49, indica chiaramente la necessità di intervenire sul tema  negli ospedali dipendenti dalle ASL. L’assistenza sul territorio: cenerentola  della sanità laziale. Come già anticipato, l’assistenza al livello del  territorio risulta essere la “priorità delle priorità”. Il cittadino si trova  infatti molto spesso di fronte ad una vera e propria sindrome dell’abbandono  quando passa dall’ospedale al territorio. Mancano le informazioni sulle  modalità di accesso e sui servizi disponibili, quando questi esistono. Tra le  criticità più evidenti la mancanza di servizi adeguati per l’assistenza ad  anziani non autosufficienti, o la mancanza di continuità assistenziale che  dovrebbe invece garantire l’ADI. I fattori più critici per quanto concerne l’orientamento verso i cittadini sono la tutela dei diritti e l’informazione e la  comunicazione (IAS medi da 41 a 47). Il risultato è che spesso i cittadini sono  spinti a “doversela cavare da soli”, sia sul fronte delle informazioni che per  affrontare spese per servizi che dovrebbero invece essere erogati dal SSR. “Attraverso l’Audit civio crediamo possa nascere nel Paese un modello Lazio, basato sul contributo dei cittadini, la trasparenza, i controlli e la valutazione dei dirigenti. In vista della nomina dei Direttori generali delle ASL, e considerando che la valutazione di essi è sempre stata annunciata ma mai  perseguita negli anni passati, crediamo che sia arrivato il momento di attuare veramente la valutazione dei direttori attraverso i risultati realmente raggiunti”. “Proponiamo, quindi”, “che nel fornire ai nuovi Direttori generali gli obiettivi di mandato (Rispetto del Piano Sanitario nazionale, Piano sanitario Regionale, Piano di rientro, ecc.) ci possa essere spazio anche per degli obiettivi “civici”, definendo un vero e proprio set di indicatori presi dall’Audit civico, su cui valutare, a distanza di 18 mesi, le capacità manageriali”. “Questo sarebbe un modo per caratterizzare il Lazio con un sistema sanitario trasparente in grado di contribuire ad accrescere la fiducia nelle Istituzioni, e a mettere realmente al centro delle scelte il punto di 
vista dei cittadini che partecipano direttamente e concorrono attivamente al miglioramento della qualità del servizio sanitario regionale”.





UNIVERSITA' UNA RIFORMA DA INCUBO - di Fabiana Stefanoni

E' un'afosa serata di fine luglio, sono passate da poco le ore 20. Mentre scoliamo la pasta, in sottofondo è sintonizzato il telegiornale "progressista" de La7. Certo, non che si parli dei milioni di licenziamenti in corso, né tantomeno - ci mancherebbe! - delle lotte degli operai o dei precari della scuola: ma almeno qualche cosa sugli scandali della P3 la dicono. Meglio di niente, meglio di Minzolini: giusto per scolare la pasta.
Dallo schermo ronzano le solite noiose notizie, che stancamente si mischiano alla canicola estiva: ministri e sottosegretari coinvolti in logge massoniche o associazioni a delinquere di stampo mafioso, festini a luci rosse per i parlamentari del centrodestra e del centrosinistra, preti e prelati pedofili difesi a spada tratta da papa Benedetto XVI. La solita tiritera, nessuno ci fa più caso: anche il cane sbadiglia.
Ma c'è una parola che suscita terrore, più di tutte, soprattutto se la si sente pronunciare nel cuore dell'estate: è la parola "riforma". Il cane, che sonnecchiava, ha uno sconquasso e drizza le orecchie quando sente che, "finalmente", è arrivata in Senato "la tanto attesa riforma dell'università". Se si parla di riforme -soprattutto, se si parla di riforme di mezza estate- un cataclisma, di sicuro, è in arrivo. "Una riforma di alto profilo", rincara la dose il relatore del provvedimento, Giuseppe Valditara del PdL: la pasta si raffredda, il cane mugugna.
 
Tremonti e Gelmini: un cocktail micidialeLe notizie che giungono, a ministri e sottosegretari, dalle tradizionali località turistiche estere degli italiani non sono per loro rassicuranti (sarà per questo che il presidente del Consiglio si cimenta in prima persona negli spot per incentivare le vacanze in Italia?). In Grecia, la rivolta è all'ordine del giorno e non risparmia nessuno, nemmeno i turisti: i porti sono rimasti bloccati per una serie di scioperi che hanno paralizzato il trasporto marittimo. In Spagna, lo sciopero dei trasporti organizzato dal sindacalismo conflittuale ha paralizzato il Paese: e nuove proteste si annunciano, anche in piena estate. Per fortuna dei ministri e dei sottosegretari di casa nostra, la Francia non è una meta molto ambita d'estate: altrimenti ai turisti italiani toccherebbe di sentire delle decine di fabbriche occupate e presidiate dagli operai in via di licenziamento. Meglio che l'Italiano che può permettersi una vacanza resti in Italia, dove, grazie al prezioso (per i padroni) lavoro di pompieraggio del conflitto orchestrato dalle direzioni dei sindacati concertativi (dall'Ugl alla Cgil) -e grazie anche al settarismo e all'autoreferenzialità di una gran parte delle attuali direzioni del sindacalismo di base, più pronti a ritagliarsi spazi di sopravvivenza nella barca che affonda che a organizzare le lotte- la protesta di massa non è ancora arrivata.
Ma, a nostro avviso, manca poco: il massacro in corso non risparmia nessuno. Il settore privato oggi appare come un malato terminale, che è tenuto in vita solo dagli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, contratti di solidarietà, ecc). Il pubblico subisce la più grossa batosta dal dopoguerra: agli 8 miliardi di tagli previsti dalla Legge 133 dell'estate 2008 vanno ad aggiungersi altri pesantissimi tagli con la manovra Tremonti. E' prevista per il prossimo anno, sulla pelle dei lavoratori dell'università e degli studenti, una cura dimagrante pari a 1,3 miliardi di euro al fondo di funzionamento degli atenei, senza contare gli altri tagli che riguardano il mondo della cultura e dell'istruzione.
La "riforma" Gelmini dell'università, come già quella della scuola primaria e secondaria, serve a dare un vestito alla realtà nuda e cruda dei tagli miliardari. Se nel nostro Paese l'aria che tira è ancora fiacca, è lecito supporre che si tratti della calma prima della tempesta: nessun governo è così sciocco da pensare che si possano far digerire milioni di licenziamenti senza aspettarsi qualche fuoco di protesta, tanto più se finiscono le briciole da distribuire. E a fronteggiare quel fuoco il governo si è già preparato, inasprendo le cosiddette leggi sulla sicurezza. Dall'altra parte della barricata, ci dovremo preparare a organizzare le lotte affinché siano vincenti.
 
Non c'è mai fine al peggioL'Università italiana godeva di pessima salute, su questo non c'è dubbio. Decenni di riforme bipartisan -da De Mauro e Berlinguer  per il centrosinistra, fino alla Moratti per il centrodestra- l'hanno trasformata in un contenitore vuoto, sempre meno alla portata dei figli dei lavoratori (per il vertiginoso aumento delle tasse e per lo smantellamento dei servizi), sempre più scadente dal punto di vista della formazione. Gran parte della didattica degli atenei, fino a oggi, si è basata sul volontariato di borsisti e ricercatori sottopagati, disposti ad accettare condizioni salariali infime e degradanti (i borsisti non hanno nemmeno un contratto di lavoro!) pur di svolgere attività di ricerca. Il baronato è una realtà palpabile negli atenei italiani: chi, fino ad oggi, aspirava a un posto di lavoro, doveva farsi decenni di gavetta non pagata, per sperare che il buon animo di un professore ordinario lo aiutasse a organizzare un concorso ad hoc come premio a tanta prostazione. Si poteva così diventare ricercatori a poco più di mille euro al mese, ma finalmente a tempo indeterminato.
Ora, grazie alla Gelmini, tutto questo squallore baronale scomparirà: come scompare il male a un piede dopo che la gamba è stata amputata. Il paragone è macabro, ma rende bene l'idea di quello che sta per accadere all'università italiana e, in particolare, ai tanti precari della ricerca: l'università statale verrà privata delle risorse minime utili a sopravvivere, i precari potranno sperare solo nella disoccupazione. Il Ddl, infatti, prevede, oltre al taglio delle risorse, la scomparsa del contratto a tempo indeterminato per i ricercatori: verranno assunti per tre anni, rinnovabili di altri tre. E poi? "Al termine dei sei anni (3+3) se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato", recita un opuscolo informativo diffuso dall'ufficio stampa del ministero. Peccato che quel "se" sia grosso come una montagna: il blocco del turn over farà sì che per ogni cinque docenti che vanno in pensione se ne assumerà, se va bene, solo uno. Sempre che nel frattempo l'ateneo abbia raggiunto gli standard richiesti dal Ministero -ricevendo quindi i finanziamenti dal governo- e non sia andato in bancarotta. Per la stragrande maggioranza di coloro che riusciranno ad ottenere un contratto da ricercatore la probabilità di restare disoccupato dopo il secondo rinnovo (a sua volta incerto) è altissima.
A questo vanno aggiunti: la riduzione di un terzo dei fondi per le borse di studio, la riduzione del 20% delle risorse per mostre e convegni, la riduzione del 50% dei fondi per i viaggi d'istruzione all'estero (Erasmus), la dilatazione del pagamento del Tfr, il congelamento degli effetti economici delle conferme in ruolo per un triennio (ricostruzioni di carriera). Per i ricercatori già assunti, la musica non cambia: si propone il blocco degli scatti di anzianità per ricercatori e docenti fino al 2013, l'eventuale recupero potrebbe dipendere dall'aumento delle tasse sul consumo di tabacchi. E' proprio il caso di dire che l'università sta andando in fumo...
 
La complicità del Pd, la necessità di una risposta di classeLa riforma dell'università, a differenza di quella della scuola primaria e secondaria, è un argomento che interessa molto la borghesia italiana: non è un caso che il quotidiano che sta dedicando più spazio al decreto legge è il Sole24ore. Lo sfascio dell'università statale apre, per banche e imprese, l'occasione di investire nella formazione privata: il loro auspicio è che si possa arrivare presto a università appendici di banche e imprese, con rette stratosferiche. La stessa riforma Gelmini apre le porte a quel modello, imponendo ad ogni ateneo un consiglio di amministrazione costituito per il 40% da esterni (cioè manager privati, incluso il presidente) che dovrà gestire le università come fossero aziende: la didattica diventa un optional, la cultura pure.
In vari atenei hanno preso il via le prime proteste: dopo lo sciopero del personale universitario del 1 luglio (con occupazioni simboliche in tutte le università), i ricercatori, i borsisti ma anche alcuni docenti stanno organizzando azioni di protesta che potranno paralizzare l'avvio dell'anno accademico.
Proprio perché la riforma dell'università è cara a Confindustria,  il Pd -a differenza che per la riforma delle scuole primarie e superiori, dove si concede di emettere qualche gemito di rimostranza (per bocca di quelli che hanno contribuito ai tagli, come Fioroni e la Bastico)- collabora attivamente. L'onorevole Treu del Partito Democratico si è pubblicamente compiaciuto del "clima di dialogo costruttivo" che c'è stato in Commissione Cultura, sottolineando come le "idee di fondo si sono rivelate comuni". Quando si tratta degli interessi fondamentali della borghesia, i due schieramenti padronali, Pd e Pdl, marciano compatti.
L'unica strada che occorre percorrere per respingere i tagli all'istruzione è quella della lotta: occorre unificare le vertenze e creare un fronte unico della classe lavoratrice che respinga la manovra finanziaria e i licenziamenti nel pubblico e nel privato, rispedendoli al mittente.

Fasti Fringe Festival - da Assessorato alla cultura di Frosinone



26 luglio
1 agosto
Fasti Fringe Festival Internazionale Artisti di Strada
  Frosinone, Villa  Comunale


Il Festival è aperto ad : artisti di strada , teatro, nuovo circo, pittori (writers e madonnari), scultori (installazioni all’aperto) musicisti e performer di strada.


L’idea è quella di portare i Fringe Festival che normalmente si svolgono nei centri cittadini, in un parco pubblico, a contatto con la natura e l’aria fresca, e più protetti per bambini e famiglie. In questi ultimi anni è sempre minore e sempre più difficile uno spazio pubblico all’interno dei nostri centri storici, e per quanto sia piacevole vedere evoluzioni al trapezio davanti una cattedrale crea comunque noie ai residenti per via della tanto amata mobilità e difficoltà di parcheggio, senza poi parlare del rumore che inevitabilmente un festival produce, un parco pubblico offre però emozioni differenti e suggestioni diverse.





Cobham un cantiere aperto sulla World Music - di Luciano Granieri

Billy Cobham è tornato in ciociaria. Dopo la performance a Colfelice di tre anni fa, il batterista panamense ma newyorchese d’adozione, si è esibito sabato scorso ad Alatri  nell’ambito della rassegna Alatri in blues. Questo festival sta diventando una solida tradizione in Ciociaria e già da quando era Colfelice blues esibiva  la peculiarità  di ospitare  grandi batteristi.  Da Karl Palmer a Dave Weckl a Oracio El Negro Herndez. Insomma un  appuntamento  imperdibile per chi ama tamburi e cimbali. Anche venerdì  infatti il popolo dei batteristi, dopo aver visitato gli stand con le ultime novità in fatto di bacchette piatti e tamburi, si è radunato sotto il palco per non perdersi neanche un beat di un musicista, che ha fatto la storia della batteria jazz e jazzrock. Di Billy Cobham abbiamo già scritto in sede di presentazione dell’evento pubblicando anche una interessante intervista nel post  COBHAM_DAL_JAZZ_AL_JAZZROCK_AL_MONDO
Concentriamoci quindi sul concerto, di cui trasmettiamo un ampio contributo filmato con ben quattro brani. Billy Cobham anche questa volta ha tenuto fede alla sua fama di scorpitore di talenti. La nuova line up è composta da musicisti giovani e di grande talento provenienti dalla Francia multietnica , e dall’Inghilterra multietnica  . Jean -Marie Ecay– chitarra da Parigi  , Fifi Chayeb – basso,  da Nizza, Junior Gill - steel pan/Pan Cat Mallots/percussioni, da Londra,  Christophe Cravero – tastiere e violino,  da Iles de France  Camelia Ben Naceur – tastiere dai Pirenei, tutti dotati di ottima tecnica improvvisativa, ampia  varietà di fraseggio, grande capacità di dialogare fra loro, con lampi di virtuosismo di notevole livello. Il tutto però senza cadere nell’autocompiacimento e nel manierismo. Una band dal groove illimitato, ma anche dall’estrema raffinatezza di esecuzione. Una menzione speciale per la stupenda Camelia Ben Naceur, una musicista notevolmente  talentuosa dalle grandi risorse  improvvisative. Il concerto si è sviluppato sulla traccia dell’ultimo CD di Cobham “Palindrome” incisione di cui abbiamo già trattato sempre nel post  COBHAM_DAL_JAZZ_AL_JAZZROCK_AL_MONDO Sono stati eseguiti tutti i brani di questo lavoro da Mirage, a Cancun Market, a Two For Juan, da Saippuakivikaupias, Obliquely Speaking. Molto particolare è stata l’esibizione di Junior Gill allo steel pan in Cancun Market, il musicista inglese di origini brasiliane ha  creato  un gioco precussivo che, incrociando col drumming di Cobham, produceva un complesso armonico ritmico veramente originale. Numerosi e notevoli le sortite solistiche di  Chayeb Ecay, cosi come sono stati determinanti i contributi di Cristophe Cravero con il Violino e le tastiere. Un consiglio, non perdetevi l’assolo di Cameila Ben Naceur in   “Stratus”,  un brano tratto dall’LP del 73’ Spectrum, strabiliante. Ma veniamo a Billy. Questo signore di 65 anni è la dimostrazione vivente che dopo decenni e decenni di concerti, incisioni, composizioni, clinics , si è ancora in grado di migliorare. Il suo drumming pur mantenendo quelle caratteristiche magmatiche, rutilanti  cariche di controtempi (più volte ha eseguito delle bossa nova, sempre con soluzioni ritmiche differenti) tipiche del Cobham che conoscevamo, si impreziosisce di una raffinatezza fuori dal comune. Altro consiglio, per rilevare l’evoluizione tecnico ritmica di Cobham ascoltate le due versioni di Stratus, quella pubblicata nel post COBHAM_DAL_JAZZ_AL_JAZZROCK_AL_MONDO e quella che segue questo intervento. La differenza è enorme. Un ulteriore testimonianza della ricerca  ancora ben attivo che contraddistingue il linguaggio del batterista panamense è stata l’assolo finale. Oltre alle solite sfavillanti e spericolate rullate, in cui traspare una tecnica immensa (spalle e braccia quasi ferme, con le bacchette che volano governate esclusivamente dai polsi e dalle dita)  la sortita solistica ha messo in luce la sperimentazione  timbrica con la modulazione del beat ora più marcato ora più accennato, una straordinaria  combinazione di timing fra i piedi (doppia cassa /charleston), e le mani (rullante tom e cimbali). Insomma cosa altro chiedere ad un musicista, che è sempre in evoluzione alla ricerca di linguaggi sempre diversi, che in ogni suo progetto valorizza giovani musicisti dal talento cristallino? Nulla, c’è solo da ascoltare
Buona visione.