Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 6 novembre 2010

7 novembre . Ricordare la rivoluzione d'Ottobre per preparare la prossima

di Francesco Ricci



25 ottobre 1917 (7 novembre del nostro calendario), dopo il crollo dello zarismo (febbraio) la sinistra governista dell'epoca, guidata da menscevichi e socialisti-rivoluzionari (potremmo definirli gli antenati - seppure ben più di sinistra e ben più consistenti - dei partiti della attuale "sinistra radicale", Prc, Sel, ecc.), cerca di rimettere il potere nelle mani della borghesia: come in ogni epoca hanno sempre fatto i riformisti, il cui unico scopo è predicare la collaborazione con i padroni cosiddetti progressisti, cioè la rinuncia all'obiettivo di fondo del movimento operaio (il governo dei lavoratori) e la subordinazione della classe operaia ai governi che gestiscono gli affari della borghesia, in cambio di qualche poltrona per gli apparati.
Ma i comunisti rivoluzionari, diretti dal partito bolscevico di Lenin e Trotsky, in quei pochi mesi frenetici sono cresciuti nelle lotte e hanno trasformato la loro organizzazione (prima relativamente piccola) nel partito più influente tra le masse proletarie, rifiutando ogni sostegno al governo "di sinistra" e anzi conducendo contro di esso una opposizione senza quartiere. Guadagnata da poche settimane la maggioranza negli organismi di lotta (i soviet) devono ora dirigere l'ultimo atto della rivoluzione: l'insurrezione che rovesci definitivamente il governo Kerensky (il Vendola di quei tempi, per così dire), governo composto e diretto dai partiti della sinistra riformista ma basato su un programma borghese, quindi anti-operaio.
La famosa presa del Palazzo d'Inverno lungi dall'essere un "golpe" fu appunto questo "ultimo atto" insurrezionale a Pietrogrado che, spazzando via anche simbolicamente il governo della borghesia (il presidente del Consiglio era peraltro già scappato), libera lo spazio al potere degli operai guidati dai comunisti rivoluzionari. Nelle ore successive si costituirà il Consiglio dei Commissari del Popolo, un governo basato sugli organismi di lotta del proletariato e su un programma operaio: l'unico governo a cui possono partecipare i comunisti, sostennero Lenin e Trotsky riprendendo le posizioni fondamentali del comunismo di Marx ed Engels.
Ricordiamo oggi quelle bellissime giornate rivoluzionarie. E lo facciamo non certo per nostalgia ma per fermarci ancora una volta a studiare il modo con cui i lavoratori e le classi subalterne, guidati dal partito comunista, seppero non solo liberarsi di un regime reazionario (quello dello zar) ma seppero anche distruggere ogni illusione in governi cosiddetti "progressisti".
Hanno un bel dire i padroni e i burocrati riformisti che si tratta di una storia vecchia. Certo la storia è vecchia (si avvia verso i cento anni) ma ci offre insegnamenti sull'unico rimedio finora trovato per mettere fine alla barbarie del capitalismo (un sistema ben più vecchio, anzi decrepito). E' vero che sono mutate tante cose da quei giorni: ma l'essenziale rimane lo stesso. Uguale il dominio brutale del capitalismo, uguali le sue guerre sociali e militari contro i lavoratori e i popoli oppressi, uguale il ruolo di argine alle lotte svolto dalle burocrazie sindacali e dalla sinistra governista. Così come uguale, identico, resta il bisogno di costruire un'altra direzione del movimento operaio, basata sull'indipendenza di classe, e cioè un partito di tipo bolscevico. Per preparare, nelle lotte di oggi, la prossima rivoluzione.

Le letture che presentiamo
Per ricordare il 7 novembre 1917 abbiamo selezionato i testi di due protagonisti e di uno storico: iniziamo con alcuni brani della bellissima cronaca di quei giorni fatta dal giornalista e dirigente comunista statunitense John Reed, che partecipò alla rivoluzione (alla sua vicenda è ispirato anche il bel film di Warren Beatty: Reds); segue un assaggio di un articolo di Lev Trotsky (con Lenin il principale dirigente dell'Ottobre); e chiudono questa piccola antologia alcune pagine dalla biografia che lo storico militante Pierre Broué ha dedicato a Trotsky, presidente del Comitato militare rivoluzionario che si occupò dell'insurrezione.




Il 7 novembre 1917 nel racconto di un testimone

di John Reed

Mercoledì 7 novembre, mi alzai molto tardi. Il cannone di mezzogiorno tuonava dal forte Pietro e Paolo mentre io mi avviavo lungo la prospettiva Nevsky. Era un giorno piovoso e freddo. Di fronte alla Banca di Stato alcuni soldati con la baionetta innestata montavano la guardia davanti alle porte chiuse.
"Di quale parte siete? Del governo?" domandai.
"Non c'è più il governo" mi rispose uno con un ghigno. 
 .. 
Davanti alla porta del palazzo Marinsky c'era una folla di soldati e di marinai. Un marinaio raccontava della fine del Consiglio della Repubblica. "Siamo entrati dentro" diceva "e abbiamo fatto guardare le porte dai compagni. Sono andato dal controrivoluzionario che sedeva nel seggio del presidente e gli ho detto: 'Non c'è più Consiglio, vattene a casa, ora."
Qualcuno rise.
 .. 
Quando arrivammo in vettura davanti allo Smolny, la sua massiccia facciata fiammeggiava di luci, e da tutte le strade vi facevano capo rapide correnti di forme indistinte nel buio. Automobili e motociclette andavano e venivano; un enorme carro armato, una specie di elefante multicolore, sormontato da due bandiere rosse ondeggianti sulla torretta, avanzava strepitando con la sua schiamazzante sirena. Faceva freddo e davanti alla porta esterna le Guardie Rosse avevano acceso un falò.  ...  Ai quattro cannoni a tiro rapido posti ai lati della porta d'ingresso erano state tolte le cuffie di tela e i nastri delle munizioni pendevano come serpi dalle culatte.  ...  
V'era nell'aria un senso di audacia. Già dalle scale si riversò un'ondata di folla, operai in camiciotto nero e berretto di pelliccia scuro  .... . La riunione del soviet di Pietrogrado era cominciata.  ... 
La sessione era stata importante: in nome del Comitato militare rivoluzionario, Trotsky aveva dichiarato che il governo provvisorio aveva cessato di esistere.
"La caratteristica dei governi borghesi" egli disse "è quella di ingannare le masse popolari. Noi, deputati del soviet degli operai, dei contadini e dei soldati, stiamo tentando un esperimento unico nella storia, stiamo ponendo le basi di un potere che non avrà altra mira se non quella di soddisfare i bisogni dei soldati, degli operai e dei contadini."
Lenin era apparso, accolto da una potente ovazione, e aveva preconizzato la rivoluzione socialista di tutto il mondo.  ... 
[Si apre il Secondo Congresso dei soviet, è eletta la presidenza, proporzionalmente ai diversi partiti sovietici: 14 bolscevichi, 7 socialisti-rivoluzionari, 3 menscevichi, 1 internazionalista. Ndr].
Improvvisamente si fa sentire un nuovo rumore, più cupo dello strepitio della folla, insistente, inquietante, il sordo rombo dei cannoni.  ...  Martov [dirigente riformista, ndr] domanda la parola e grida: "La guerra civile è cominciata, compagni! La prima questione deve essere la pacifica risoluzione della crisi. Per principio e da un punto di vista politico, dobbiamo urgentemente discutere i mezzi per allontanare la guerra civile. I nostri fratelli si stanno uccidendo nelle vie. In questo momento, prima ancora che il Congresso dei soviet sia aperto, la questione del potere è risolta coi sistemi di una congiura militare organizzata da uno dei partiti rivoluzionari [i bolscevichi di Lenin e Trotsky]."  ...  "Noi dobbiamo [continua Martov, ndr] formare un governo che sia riconosciuto da tutta la democrazia."    ...  
Il resto andò perduto in una tempesta di grida, di minacce, di maledizioni che si levò a un diapason infernale mentre cinquanta deputati [della sinistra governista, ndr] si alzarono e si fecero largo tra la folla per uscire.
Kamenev, che presiedeva, agitava il campanello gridando: "State ai vostri posti e seguitiamo il nostro lavoro!" Trotsky, in piedi, con il viso pallido e crudele, decretava con la sua voce potente e con un freddo disprezzo: "Sono i cosiddetti socialisti, menscevichi, socialisti-rivoluzionari, vigliacchi vari, lasciateli andare. Rappresentano quei rifiuti che saranno spazzati via nell'immondezzaio della storia!"

John Reed, da I dieci giorni che sconvolsero il mondo (pubblicato in varie edizioni).




Cosa ha rappresentato la rivoluzione russa

di Lev Trotsky



Con Lenin, siamo entrati nella rivoluzione d'Ottobre profondamente convinti che la rivoluzione in Russia non poteva essere portata a compimento indipendentemente dagli altri Paesi. Ritenevamo che questa rivoluzione non poteva essere che il primo anello della catena della rivoluzione mondiale e che la sorte di questo anello sarebbe dipesa dal destino di tutta la catena. Manteniamo questa posizione.  ... 

Arriviamo a questo anniversario come deportati, prigionieri, esiliati, ma vi arriviamo senza il benché minimo pessimismo. Il principio della dittatura del proletariato è entrato saldamente nella storia. Ha mostrato la formidabile potenza di una giovane classe rivoluzionaria diretta da un partito che sa quello che vuole e che è capace di accordare la propria volontà al passo dell'evoluzione obiettiva. 
Gli anni trascorsi hanno mostrato che la classe operaia di un Paese anche arretrato non solo può fare a meno di banchieri, di proprietari e di capitalisti, ma è pure capace di assicurare all'industria uno sviluppo assai più rapido di quello avutosi sotto il dominio degli sfruttatori. Questi anni hanno mostrato che una economia centralizzata secondo un piano ha un netto vantaggio sull'anarchia capitalistica.
 ... 
Non abbiamo niente di cui pentirci e non rinunciamo a niente. Viviamo delle idee e della passione che ci animavano durante le giornate dell'Ottobre 1917. Attraverso le temporanee difficoltà possiamo guardare dinanzi a noi. Per quanto complicati siano i meandri del fiume, il fiume scorre verso l'oceano.

Lev Trotsky, da "Per il dodicesimo anniversario dell'Ottobre", 1929 (in Scritti 1929-1936, Einaudi, 1962








Lo scontro tra comunisti e riformisti

di Pierre Broué



Il governo provvisorio è informato di tutto. Ma non fa nulla, certo perché non può far nulla. I suoi ordini non sortiscono effetti o, se lo fanno, essi sono prontamente annullati. Sotto la presidenza di Trotsky, il Comitato militare rivoluzionario, invece, è attivissimo. Il 24 ottobre (6 novembre) designa propri delegati alle Poste, alle Ferrovie, all'Annona. Trotsky arringa la folla al Circo moderno e conquista un battaglione di motociclisti alla rivoluzione; parla al soviet di Pietrogrado; riunisce allo Smolny i primi delegati al Congresso panrusso dei soviet. Ordina la riapertura dei giornali chiusi dal governo provvisorio, mentre operai e soldati occupano redazioni e tipografie della stampa di destra.  ...
Verso le due del mattino dello stesso giorno iniziano i movimenti di truppe che precedono le prime operazioni militari. Alla riunione del Comitato esecutivo che siede con i delegati già arrivati del Congresso dei soviet, i socialisti conciliatori attaccano ancora una volta, per bocca di Dan, che fa il quadro di una situazione apocalittica in cui prevale la controrivoluzione: secondo lui, l'insurrezione sarebbe pura follia e porterebbe alla rovina della rivoluzione.
Questa volta Trotsky risponde apertamente, a nome del Comitato militare rivoluzionario, del partito bolscevico e dei soviet: abbandonando gli argomenti difensivi, rivendicando la responsabilità dell'insurrezione già cominciata egli cerca di galvanizzare i delegati.  ...
Nel corso di quella notte Trotsky dormirà solo pochissime ore, stendendosi verso le quattro completamente vestito, su un divano dello Smolny. ...
Durante la notte i distaccamenti di insorti avanzano. All'alba occupano già i ponti, le stazioni, gli edifici delle poste, la Banca di Stato, la maggior parte delle tipografie. Alle 10 del mattino del 25 ottobre (7 novembre) lo Smolny diffonde un bollettino di vittoria. "Il governo provvisorio è stato deposto. Il potere statale è passato al Comitato militare rivoluzionario."
In realtà, per il momento, le cose non stanno affatto così, e tutte le autorità sono ancora riunite attorno al governo provvisorio nel Palazzo d'Inverno. Gli scontri armati sono tuttavia molto limitati. Marinai, soldati e guardie rosse hanno disarmato senza colpo ferire vari distaccamenti di allievi ufficiali, una delle poche forze sulle quali il governo provvisorio credeva di poter contare. ...
La seduta [del Congresso dei soviet, ndr] è aperta, in nome dell'esecutivo in carica, dal menscevico Dan, vestito della sua divisa di medico militare. Sui 650 delegati presenti - alla fine saranno 900 - con voto deliberativo, ce ne sono 390 che si richiamano alle posizioni dei bolscevichi. Trotsky valuta in circa un quarto quella che chiama "l'opposizione conciliatrice in tutte le sue sfumature". La presidenza, costituita su base proporzionale, comprende 14 bolscevichi, una discreta maggioranza rispetto agli 11 rappresentanti della minoranza. Lenin figura al primo posto nella lista bolscevica, seguito da Trotsky.  ...
Martov avanza una disperata proposta di "compromesso", che condanna l'insurrezione bolscevica e stabilisce la sospensione dei lavori del Congresso fino alla conclusione di un accordo generale tra tutti i partiti socialisti. La risposta spetta evidentemente a Trotsky, che parla dalla tribuna in cui si trova accanto a Martov:
"L'insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di giustificazioni. Ciò che è accaduto è un'insurrezione, non una congiura. Noi abbiamo temprato l'energia rivoluzionaria degli operai e dei soldati di Pietrogrado. Abbiamo forgiato apertamente la volontà delle masse per l'insurrezione, non per una congiura. Le masse popolari seguono la nostra bandiera e la nostra insurrezione ha vinto. Adesso ci si dice: rinunciate alla vostra vittoria, fate concessioni, venite a compromessi. Con chi? Io mi domando con chi dovremmo venire a compromessi? Con quei miserevoli gruppetti che hanno lasciato il Congresso o che avanzano questa proposta? Ma li abbiamo conosciuti bene. Nessuno in Russia più li segue."
E conclude votando i conciliatori al "cestino dei rifiuti della storia".
La seduta è sospesa per mezz'ora alle due di notte. Quando riprendono i lavori, Kamenev può annunciare la caduta del Palazzo d'Inverno  ...  e l'arresto di tutti i ministri tranne Kerensky [che era scappato, ndr].

Pierre Broué, da La rivoluzione perduta. Vita di Trotsky (Bollati Boringhieri, 1991).

venerdì 5 novembre 2010

Situazione Agusta e Videocon

Associazione Politico- Culturale 20 ottobre



            “Le notizie di recente apparse sulla stampa locale di una imminente crisi dello stabilimento ciociaro dell’Augusta sono prive di qualsiasi fondamento”.
A dichiararlo è Oreste Della Posta esponente di spicco dell’Associazione politico culturale “20 Ottobre”.
“È  vero – spiega Della Posta – che le multinazionali come l’Augusta  sono soggette alla legge di mercato che premia gli stabilimenti più produttivi. Ma quello in provincia di Frosinone è uno dei più competitivi e efficienti di tutto il gruppo. Non teme in sostanza la concorrenza.”
“ Ipotizziamo – afferma – che queste notizie siano state diffuse da qualche ex dirigente e sono solo finalizzate a cerare allarmismo”.
“Noi – conclude Della Posta – siamo seriamente preoccupati invece per le sorti della Videocon dove, più di mille operai sono in cassa integrazione e nulla il ministero e la Regione stanno facendo per studiare una soluzione. Le sorti dello stabilimento sono ancora incerte così come lo è il futuro di tutti gli operai e delle loro famiglie. È un vero dramma sociale e del lavoro. . Chiediamo con forza che arrivi una risposta immediata dal Governo sulle sorti di quello stabilimento”.

05/11/2010, Aquino

La Francia indica la strada: “Masse popolari d’Europa, sollevatevi!”

dichiarazioni delle sezioni europee della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale


“Sarkozy ci ha dichiarato guerra”, hanno detto i lavoratori francesi riferendosi ai provvedimenti del governo e in particolare alla riforma delle pensioni che ha provocato l’attuale ondata di mobilitazioni, la più grande dal 1995.
A maggio, è stato il “socialista” Zapatero che ha fatto lo stesso, annunciando la propria manovra correttiva che prevedeva la diminuzione degli stipendi degli impiegati pubblici, il congelamento delle pensioni e una profonda controriforma del mercato del lavoro, a cui ha fatto seguito un drastico taglio del bilancio e la prevista riforma delle pensioni. In questi giorni, è il governo inglese ad aver annunciato la distruzione di 500 mila posti di lavoro nell’amministrazione pubblica, un brutale taglio al welfare state e la riforma delle pensioni. In Portogallo, il nuovo piano di austerità del “socialista” Socrates ha già provocato la convocazione di uno sciopero generale per il 24 novembre. Agli inizi dell’anno, è stata la classe lavoratrice greca a scendere in piazza contro i draconiani piani di austerità decisi a Bruxelles e applicati dal “socialista” Papandreu. In Germania, la Merkel ha annunciato un piano di tagli di 80 miliardi di euro. In Italia, il governo Berlusconi impone le stesse misure. Tutta l’Europa si scontra con questa piaga.
L’Unione Europea, agli ordini del capitalismo tedesco e con l’avallo del Fmi, indica i piani dei governi di ogni “colore”. E' un’autentica guerra sociale quella che è stata messa in campo. In ogni caso, è stato deciso che il deficit pubblico e il debito generato dai 700 miliardi di euro stanziati per il salvataggio delle banche quando il sistema finanziario è stato sull’orlo del collasso dovranno essere pagati dalle lavoratrici e dai lavoratori. Questo è il senso delle manovre correttive che tutti i governi stanno applicando a scapito delle pensioni, degli stipendi degli impiegati pubblici, dei servizi e delle prestazioni sociali. Con questo, insieme al massiccio impoverimento, vogliono spianare la strada alle banche, alle imprese assicuratrici e ai fondi di investimento, nella gestione e nel controllo del sistema delle pensioni, della sanità e dell’istruzione.
Si tratta, né più né meno, che di un piano unificato per porre fine alle conquiste della classe operaia europea ed imporre un arretramento storico al livello di vita e ai diritti democratici finora ottenuti. Non a caso, in molti Stati dell’Ue esistono ancora importanti conquiste sociali e democratiche, nel pieno di un mondo sotto i colpi del più selvaggio neoliberalismo. Diritti come le ferie pagate, salari dignitosi, la sicurezza sociale praticamente universale, i sistemi pensionistici pubblici o lo stesso diritto di sciopero, sono finiti nel mirino della classe capitalista europea. Porvi fine rappresenta la precondizione per competere con gli altri imperialismi nella spartizione della torta del mercato mondiale nel pieno di una crisi storica, la più grande che si conosca dalla Grande Depressione degli anni Trenta.
A partire da questa unità di tutti i governi contro la classe lavoratrice, si gioca nell’Unione Europea un’altra battaglia, fra quelli che appartengono al “nucleo duro” e quelli che ne sono esclusi. La crisi ha assegnato a ciascuno il suo posto: sotto l’egemonia tedesca, l’asse franco-germanico si mostra come il padrone indiscusso d’Europa, mentre i paesi periferici, come Grecia, Portogallo o Spagna, sono sottoposti a un regime di “protettorato” economico, senza parlare inoltre dei Paesi dell’Est che recentemente hanno fatto ingresso nell’Ue, privi di ogni sovranità nazionale. Non significa nient’altro che questo la nuova “governance economica” europea. Per il resto, i brutali piani di austerità trascinano inevitabilmente verso la recessione e la stagnazione europea, la qual cosa mette in dubbio le stesse prospettive dell’euro e dell’Ue.
La risposta della classe lavoratrice europeaLa risposta alle manovre correttive, iniziata l’anno scorso dai lavoratori e dalle masse popolari greche, si è estesa all’Europa nel suo insieme. Grandi manifestazioni e scioperi si sono susseguiti in Italia, Spagna, Portogallo, Germania, nei paesi dell’Est… E, all’avanguardia, la classe operaia e la gioventù francesi, con un impressionante impulso dalla base e travolgendo i vertici burocratizzati, hanno messo alle corde il governo Sarkozy, costretto a militarizzare le raffinerie e a scatenare una massiccia repressione, con migliaia di arresti.
A ogni latitudine, pur con ritmi differenti, la classe lavoratrice e la gioventù d’Europa mostrano la loro disponibilità alla lotta. Una disponibilità che, in ogni dove, si scontra con la burocrazia sindacale della Ces e delle sue organizzazioni nazionali, che cercano di bloccare le mobilitazioni, di impedire lo scontro diretto dei lavoratori con i governi e con la Ue e di sbarrare a tutti i costi la strada a una risposta unificata della classe lavoratrice europea. La sola ipotesi di uno sciopero generale europeo provoca alla Ces i brividi. In Francia, le burocrazie sindacali si rifiutano di centralizzare il movimento lanciandolo in uno sciopero a tempo indeterminato che avrebbe tutte le carte in regola per ottenere il ritiro della riforma pensionistica e la caduta di Sarkozy. Al contrario, attendono che il movimento perda forza e si demoralizzi. La direzione delle Tuc britanniche si rifiuta di convocare una manifestazione nazionale contro i brutali piani di Cameron, nonostante le richieste dei sindacati dei trasporti e dell’istruzione. In Spagna, i dirigenti delle Cc.Oo. e dell’Ugt si rifiutano di convocare un nuovo sciopero generale, nel vano intento di riprendere il “dialogo sociale”. E potremmo continuare con esempi simili in altri Paesi.
Ma, nonostante l’onnipresente propaganda capitalista che insiste un giorno sì e l’altro pure con la solita solfa per cui non c’è alternativa all’impoverimento e alla perdita di diritti, bisogna dire che è possibile respingere le manovre correttive con una mobilitazione generale che si scontri direttamente con i governi e faccia confluire le forze di tutta la classe lavoratrice europea in una risposta unificata e schiacciante, rompendo le frontiere che la dividono, di Stato in Stato, di nazione in nazione.
Esigiamo, pertanto, che le direzioni sindacali della classe operaia dei diversi paesi europei mettano in campo piani di lotta combattivi e conseguenti con l’obiettivo di sconfiggere queste manovre antioperaie, invece di sedersi al tavolo delle trattative per negoziare con i governi piccoli cambiamenti, che non mettono in discussione il contenuto di questi attacchi. Esigiamo anche che convochino scioperi generali nei loro Paesi e uno sciopero generale europeo che possa respingere i piani dei governi, della Ue e del Fmi.
Le lavoratrici e i lavoratori europei sono entrati in un periodo storico in cui affrontano la gigantesca sfida di sconfiggere questi piani – che, come dicono i compagni greci, “vogliono riportarci agli anni ’50” – e di imporre una soluzione operaia alla crisi, aprendo l’orizzonte della lotta per la distruzione dell’Unione Europea e per l’edificazione degli Stati Uniti Socialisti d’Europa.
Imporre una soluzione operaia alla crisi esige il rifiuto categorico delle manovre correttive, la divisione del lavoro mediante la riduzione della giornata lavorativa senza riduzione dei salari, il sussidio di disoccupazione a tempo indeterminato fino a che i lavoratori non vengano reimpiegati, la pensione a 60 anni, l’avvio di ambiziosi e duraturi piani di opere pubbliche per risolvere le grandi necessità sociali, la fine delle privatizzazioni dei servizi pubblici e la loro ripubblicizzazione, forte tassazione ai ricchi, la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle grandi industrie e dei settori strategici, l’espropriazione delle banche per porre le risorse del paese al servizio della riorganizzazione dell’economia a vantaggio dell’immensa maggioranza ed il mancato riconoscimento dei debiti nazionali.
Imporre una soluzione operaia alla crisi esige che si faccia fronte con la massima determinazione al risorgere delle pulsioni razziste e xenofobe, dietro le quali si prospetta il risorgere dell’estrema destra, un’arma sulla quale la borghesia europea comincia a fare affidamento per il futuro.
In realtà, ciò che stiamo vivendo oggi è una guerra sociale dei padroni e dei governi contro i lavoratori e le masse popolari. Imporre una soluzione operaia alla crisi esige, pertanto, non solo scontrarsi con le manovre ma anche con i governi in carica che stanno facendo sì che siano i lavoratori a pagare per una crisi che non è la loro. Senza combattere direttamente questi governi della borghesia, siano essi di destra o di centrosinistra o socialdemocratici, non riusciremo a respingere questi piani.
In questo senso, questa crisi non ha fatto altro che mettere in chiaro – e nella forma più cruda – la barbarie del sistema capitalista, che non dà altra soluzione a quelli che vivono del loro lavoro se non il supersfruttamento e la miseria. Un sistema che passa di crisi in crisi, che si fonda sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che ci priva della vita e della dignità facendoci lavorare fino alla morte, che sostiene il lusso dei ricchi con la distruzione del pianeta e dell’umanità. Per questo, per la Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (Lit-Ci), questa crisi – la più grande dal 1929 – pone all’ordine del giorno la necessità di sconfiggere non solo le manovre dei governi, ma tutto il sistema capitalista.
Avanzare nella riorganizzazione sindacale e politica del movimento operaioI lavoratori e le lavoratrici, la gioventù francese, mostrano un’enorme forza e, al tempo stesso, la necessità urgente di raggruppare la forza combattiva che dalle basi sindacali e dai giovani postuli un’alternativa rispetto alle burocrazie che sono il principale tappo della mobilitazione. In questo momento, questa è la necessità più urgente in ogni Paese e su scala europea: raggruppare la sinistra sindacale coordinandola a livello europeo, dove l’arretramento è ancora grande.
Tutti i passi nella riorganizzazione sindacale sono inseparabili dalla riorganizzazione politica, dalla lotta per avanzare una direzione rivoluzionaria rispetto a una sinistra governista che da molto tempo ha cessato di essere sinistra per convertirsi in strumento del capitalismo europeo. In questo compito sono fortemente impegnate le sezioni europee della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale.

giovedì 4 novembre 2010

Iniziativa Anticlericale

da Satyricon


Il Gruppo Anarchico Carlo Cafiero - Federazione Anarchica Italiana, in collaborazione con Satyricon Caffè Letterario di Frosinone e con anarchici ed anarchiche del Lazio, organizza domenica 7 novembre, nei locali del Satyricon Caffè Letterario, in via Firenze 28/30 a Frosinone un'iniziativa anticlericale.
La serata comincerà alle 19:00 con la proiezione del film "Le regole del Vaticano"
Alle 20:00 dibattito, interverranno Francesco Paoletti e Vincenzo 'gnazio della Commissione Anticlericale della Federazione Anarchica Italiana, presiede Tommaso Aversa del Gruppo Cafiero
Alle 22:00 concerto degli Ucronutopia di Roma
Durante tutta la serata sarà possibile sbattezzarsi.
Appuntamento domenica 7 novembre dalle 19:00 al Satyricon Caffè Letterario via Firenze 30 a Frosinone.
Gruppo C. Cafiero – Federazione Anarchica Italiana
fairoma@federazioneanarchica.org 




Totò Sketches

di Daniele Sepe


Siamo in un periodo in cui le forbici la fanno da padrone. Tagli alla sanità, alla scuola. A quando la sottrazione dell’aria visto che con l’acqua ci stanno seriamente provando ?  In un regime di privazione dove la gente comune, consapevolmente o inconsapevolmente, viene umiliata  l’unico campo che gode di finanziamenti illimitati per volontà suprema del capo in persona è quello dell’intrattenimento!!!!! Vedo già gli appassionati di teatro, musica, cinema saltare sulla sedia . E’ necessaria una precisazione. Senza alcun dubbio il mondo dello spettacolo, soprattutto nelle sue forme di espressione culturale più alte ha subito  e anche pesantemente l’azione della scure . Per intrattenimento si intendeva il sollazzo sessuale del premier e dei suoi compagni di merende da Bertolaso a Brunetta. E’ indubbio che i finanziamenti a sostegno delle escort e del mignottaio di alto bordo sono duplicati se non  triplicati. Per tornare alla cultura segnaliamo con entusiasmo l’idea dei Daniele Sepe  che, per risparmiare mette,  insieme due forme di espressione  quella cinematografica e quella musicale in maniera che con pochi fondi si riesce a creare  musica e    cinema  insieme .  Vi presentiamo “Totò Sketches” .L’operazione consiste nel selezionare alcune sequenze di film di Totò , togliere il sonoro originale e commentare le scene attraverso la musica. Niente di nuovo, il cinema muto funzionava così. Ma  la qualità degli arrangiamenti e dei brani eseguiti da Daniele Sepe con l’Art Ensemble of Soccavo, la varietà di stili  e contaminazioni  tra  jazz,   ska, la musica popolare integrata nella comicità di Totò danno origine a delle performance veramente originali che noi di Aut andiamo a proporvi.
La Redazione 

Video tratti  da Totò Sketches di Daniele Sepe & Art Ensemble of Soccavo.
"Un montaggio originale delle migliori cose del principe,
tolto l' audio originale siamo noi medesimi che sonorizziamo
e addirittura vi facciamo i dialoghi in tempo reale!
Musiche da Rota a Kalhed, da Piccioni a Stravinsky...
modestia a parte uno spettacolo parte Nopeo e parte Napoletano."
Registrato live in Lainate, Padania
Daniele Sepe.