La redattrice di Aut ieri ha partecipato alla trasmissione speciale “Chi l’ha visto” dopo un incontro con il giornalista Guido Caldiron, di cui racconterà Luciano con i suoi potenti mezzo tecnologici. Dopo che è stato diffuso il simbolo della Federazione della Sinistra, mentre Rifondazione Umoristica, organizzazione religiosa trasmetteva la diretta del congresso su Facebook, Laura Jurevic si è rivolta a “Chi l’ha visto” per cercare il Signor Comunismo, sparito dal simbolo. Alla trasmissione sono stata invitata come navigante smarrita della sinistra, che ha abbandonato la zattera dell’amico Walter, ricordiamo, non quello famoso, ma quello smarrito dai tempi della Bolognina per salire a bordo dell’astronave degli alieni. Al momento le indagini sono circoscritte nell’ambito della famiglia, sono indagati Patta, Salvi, Diliberto e Ferrero. I vicini si casa dicono che da qualche tempo il Signor Comunismo aveva una brutta cera, aveva flirt con troppi amanti non riconosciuti nello stato di famiglia. Vespa, per non essere da meno, ha subito organizzato un “Porta a Porta”, è stato realizzato il plastico della location per individuare da quale punto il Comunismo sia potuto uscire o chi possa essere entrato a rapirlo. Alcuni testimoni sostengono che il Signor Comunismo sia prima stato imbavagliato e poi narcotizzato. Tra analisti, psichiatri, sociologi, presenti al dibattito, un professore universitario ha detto “ Per trovare l’altezza serve la base” ergo la base è importante. La Digos on si dà pace, avevano contato i rifondaroli comunisti, i comunisti italiani, i socialisti del 2000 e i pattiani non riescono a spiegarsi dove sia finito il Signor Comunismo. I Ris non sanno da che parte cominciare, non ci sono tracce di sangue rosso. Gli archeologi sono divisi, un ramo sostiene che bisogna partire Bertinotti “il comunismo è indicibile” gli altri dalla preistoria la scissione della Bolognina. Il vademecum per la tesi di Laura è “ Qualcuno era comunista” di Luca Telese. Partecipano alle ricerche; Raffaella Carrà “Carramba che sorpresa” la De Filippi con “C’è posta per te” e persino la trasmissione “Sranamore” ha avuto un alto share di ascolti. Stesi sul lettino dello psichiatra la base raccontava lo strano amore con il Signor Comunismo . “Se mi lasci non vale, il triangolo no, non dovevamo vederci più, maledetta primavera, ho scritto ti amo sulla sabbia, una rotonda sul mare” e poi Patty Pravo ha detto “ Pensiero stupendo, lei tra di noi, ma poi tu mi fai girare come fossi una bambola e poi mi butti giù...” Cocciante ha risposto” Bella senz’anima” e Battisti ha replicato” “Non è Francesca quella che hai visto” . Insomma una Babele per cercare il Signor Comunismo, Laura Jurevic si reca sul luogo delle indagini, la redattrice di Aut spera in una sfera di sole per fare la turista no global, mentre lascia al televoto. Tasto uno il colpevole è Patta, due Salvi, tre Diliberto, quattro Ferrero, cinque.....continuate voi, il tasto dl Televideo è di Berlusconi.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 21 novembre 2010
Video Clip del Centro diurno Pasquariello
di Patrizia Monti
Ecco videoclip realizzato dagli utenti che frequentano il corso del cinema del centro diurno Pasquariello . I docenti della sezione dedicata al videoclip sono della scuola "Sentieri Selvaggi", il videoclip è stato ideato dagli utenti ed è stato prodotto in due gg.
Stangata sui rifiuti
da Associazione Politico Culturale "20 ottobre"
“Nuova stangata in arrivo per comuni e famiglie della provincia di Frosinone: la Regione Lazio , guidata dalla presidente Polverini ha infatti annunciato che, secondo il nuovo piano regionale dei rifiuti, tutti i comuni che entro il 2011 non raggiungeranno almeno il 60% di differenziata pagherà una tassa molto salata che colpirà tutti i cittadini”.
Ad annunciarlo, all’indomani dell’approvazione dei piano rifiuti, è Oreste Della Posta esponente di spicco dell’Associazione Politico Culturale “20 Ottobre”.
“E’ ora di dire basta. Basta con le stangate e le tasse. Dopo la chiusura di sette ospedali, l’aumento dell’addizionale regionale Irpef e dell’Irap è ora di dire basta. non può essere la Ciociaria a pagare a caro prezzo la politica dissennata della Polverini”.
“Noi – spiega Oreste Della Posta – non siamo contro la differenziata, anzi ci auguriamo che si raggiunga il 100% e non il 60%. Ma questo si può fare solo se i comuni sono messi in condizione di raggiungere tale obiettivo. Non si posso fare i piani a tavolino e punire chi non lo rispetta. Invece che multe vanno dati i fondi per raggiungere tale obiettivo. Non posso essere i cittadini a pagare l’inefficienza della politica Regionale. Attualmente nessun comune della provincia di Frosinone è nelle condizioni economiche per raggiungere il 60 % di differenziata, quindi ci darà una vera e propria stangata su tutti i cittadini”.
“Per non parlare poi del piano rifiuti, vero fiore all’occhiello della dissennata gestione della Polverini: se il piano non verrà reimpostato e concertato con i comuni , allo stato attuale 300 mila tonnellate di rifiuti non potranno essere smaltite. Un vero e proprio disastro che sarà pagato dai cittadini ed ancora una volta dalla Ciociaria”.
venerdì 19 novembre 2010
Remember Tomorrow
di Luciano Granieri
Ogni volta che gli accadimenti storici e politici, hanno visto le masse conquistare diritti, immediatamente il capitale ha risposto, con la repressione violenta, e con pratiche di persuasione coatta . Persuasione che si sostanzia in campagne mediatiche finalizzate a convincere i “POVERI A VOTARE PER I RICCHI”. Ad affiancare la potenza dei media, con un lavoro contiguo di infiltrazione all’interno dei quartieri popolari ci stanno pensando i fascisti del terzo millennio, oggi, e in passato movimenti comunque di carattere fascista. Si fingono poveri per convincere gli altri poveri che il loro disagio sociale dipende dagli immigrati, e da chiunque sia diverso da loro, per razza fede religiosa e costumi sessuali. La certezza in un futuro migliore si avrà solo se si sarà in grado di scacciare altri disperati che minacciano l’identità comunitaria. Una comunità che, senza intrusi con un altro colore di pelle, assicurerà ai suoi membri casa, istruzione, lavoro, servizi sanitari. Per far questo occorre dunque affidarsi ai manganelli delle ronde fasciste, utili alla difesa del territorio e votare per i RICCHI i quali, grazie alle leggi sulle espulsioni, grazie a norme che penalizzano, anzi annientano chi non fa parte della comunità identitaria, danno benessere ai POVERI ITALIANI, i quali ringraziano e ossequiano . Ma questi poveri italiani rimarranno soli, sempre più disperati e frustrati costretti a ringraziare continuamente i RICCHI che grazie alla trasformazione del diritto in privilegio alla divisione dei poveri, messi l’uno contro l’altro, continuano nella loro opera di rapina a danno della collettività. Questo potrebbe essere uno degli argomenti che potremo discutere con Guido Caldiron domani a Ithaca. Rinnoviamo quindi l’invito a partecipare all’’evento :
E LA
Rete Antifascista antirazzIsta del Basso Lazio
PRESENTANO:
Da Salò a Tremonti, dalla schiavitù a Obama.
Evoluzione della destra e del razziamo, in Italia , in Europa ,
negli Stati Uniti.
SABATO 20 NOVEMBRE , PRESSO LA LIBRERIA, CAFFE’, LIVE MUSIC ITHACA circolo ARCI, in Via Garibaldi n, 62 a Frosinone, dalle ore 18,00, lo scrittore GUIDO CALDIRON presenta il saggio:
“LA DESTRA SOCIALE DA SALO’ A TREMONTI”
e il suo recentissimo libro:
“L’IMPERO INVISIBILE, DESTRA E RAZZISMO DALLA
SCHIAVITU’ A OBAMA”
editi entrambi da “manifestolibri”
Seguirà un dibattito e un confronto con i lettori.
UNA TARIFFA CHE FA … ACQUA
da COORDINAMENTO ACQUA PUBBLICA DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
La vicenda dell’acqua a Frosinone è ormai paradossale.
Dalle notizie di stampa di questi giorni apprendiamo che il Presidente dell’Amministrazione
Provinciale, onorevole Iannarilli, di concerto con la Consulta dei Sindaci, invece di dare seguito
all’esplicito mandato con cui l’Assemblea dei Sindaci chiedeva, ormai quasi un anno fa, di
verificare le condizioni per la risoluzione per colpa del contratto, preannuncia la determinazione
della tariffa per l’anno 2010 a € 1,21 a metro cubo.
Se l’onorevole Iannarilli si fosse degnato di ascoltare oltre ai suoi sodali e ai suoi tecnici, anche
questo Coordinamento (è dal giorno del suo insediamento che, benché richiesta, attendiamo una
convocazione), probabilmente si sarebbe risparmiato una simile cantonata.
Infatti, dopo gli errori commessi nel 2007 dai suoi predecessori, ci saremmo aspettati che
l’onorevole Iannarilli non vi ricadesse, almeno non così platealmente.
Quando, infatti, si fa riferimento al pronunciamento del Consiglio di Stato che ha definitivamente
sancito l’irretroattività delle tariffe, si fa riferimento alla sentenza relativa al caso in cui l’ATO della
Sardegna (che è unico per l’intera regione), a dicembre del 2005 aveva inopinatamente stabilito le
tariffe per l’anno … 2005… Cambiando regione e anno, perché dovrebbe cambiare il risultato?
Cosa dire: se l’Assemblea dei Sindaci dovesse avallare una simile decisione è già pronto il ricorso
al TAR e, se è per questo, è già scritta la sentenza, ma questa volta nessuno potrà accampare
scusanti e lamentare di essere stato indotto nell’errore.
Nel merito, sulla base di quanto affermato dal CO.N.VI.RI. e che viene assunto
dal’amministrazione, questa tariffa è determinata non già dalle reali e concrete modalità della
gestione di ACEA ATO5 S.p.A., ma sostanzialmente dalle inadempienze della parte pubblica che
non ha mai provveduto a revisionare la tariffa e, dunque, ad applicare ad essa i coefficienti di
correzione in danno del gestore e a vantaggio degli utenti.
Questo significa che nella proposta di tariffa preannunciata dall’onorevole Iannarilli i cittadini sono
“cornuti e mazziati” perché, prima (e tutt’ora) hanno subito gli effetti delle inadempienze di ACEA
ATO5 S.p.A. ed ora dovrebbero subire gli effetti delle inadempienze degli amministratori pubblici.
La tariffa che deve essere determinata, ormai, è quella per l’anno 2011 e a tutela dei cittadini
pretendiamo che sia determinata per tempo e con l’integrale applicazione del coefficiente MALL a
totale ristoro dei cittadini. Qualunque altra determinazione sarà respinta al mittente.
Lascia basiti che ancora oggi, invece di intraprendere la via della rescissione per colpa della
convenzione, si continui ad interrogarsi se aprire o meno un contenzioso con il gestore: sono
centinaia i milioni di Euro che i cittadini ed i Comuni devono vedersi restituiti e sono migliaia,
decine di migliaia i reclami dei cittadini che attendono soddisfazione ormai da anni.
Da ultimo, nessuno si illuda di ripulire l’intera vicenda con la stesura di un nuovo piano d’ambito
costruito a bella posta per garantire gli interessi economici di ACEA e nelle cui pieghe farne
scomparire gli addebiti.
Come Coordinamento Acqua Pubblica della Provincia di Frosinone continuiamo sulla nostra strada
procedendo all’apertura si sempre nuovi sportelli di aiuto ai cittadini, consapevoli che solo la
partecipazione e la mobilitazione dei cittadini saprà anche in questo caso avere ragione di un piano
istituzionale in cui i diritti e gli interessi dei cittadini sono sempre posti in subordine se non disattesi
e disconosciuti.
giovedì 18 novembre 2010
I conti Fiat e quelli degli operai
di Davide Margiotta, operaio metalmeccanico, responsabile nazionale lavoro sindacale Pdac
"Io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandi quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo... si parla sempre di diritti e mai di doveri. Bisogna volere bene a questo Paese e rimboccarsi le maniche per lavorare. Io stamattina quando sono arrivato alle sei e mezza non mi sono preoccupato se i miei diritti erano stati rispettati, sono andato a lavorare”.
No, a parlare non è un minatore di Qitaihe, a parlare è l'Amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, che secondo qualcuno una volta era amico degli operai: quei fannulloni che invece di rimboccarsi le maniche pensano, pensate un po', a fare rispettare i propri diritti!
Nel Manifesto comunista, Marx così rispondeva a chi obiettava che l’abolizione della proprietà privata porterebbe alla fine di ogni attività e che una pigrizia generale si impadronirebbe del mondo: “Se fosse vero, la società borghese avrebbe già da tempo ceduto alla fannulloneria, poiché chi ci lavora non guadagna e chi ci guadagna non lavora!”. Con buona pace del “lavoratore” Marchionne.
E' proprio vero, il capitalismo è un sistema sociale ed economico irrazionale. Un sistema in cui pochissimi possiedono tutto, e in cui (quasi) tutti non possiedono niente - a meno di non voler seriamente considerare il possesso di un telefonino o di un'automobile come “proprietà”, come talvolta si sente dire persino a sinistra! Un sistema in cui gli oppressi devono eleggere i propri oppressori e in cui gli sfruttati devono fare i sacrifici per salvare i propri sfruttatori.
Un sistema in cui un'azienda con un bilancio in crescita può richiedere aiuti per... salvare il proprio bilancio!
No, a parlare non è un minatore di Qitaihe, a parlare è l'Amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, che secondo qualcuno una volta era amico degli operai: quei fannulloni che invece di rimboccarsi le maniche pensano, pensate un po', a fare rispettare i propri diritti!
Nel Manifesto comunista, Marx così rispondeva a chi obiettava che l’abolizione della proprietà privata porterebbe alla fine di ogni attività e che una pigrizia generale si impadronirebbe del mondo: “Se fosse vero, la società borghese avrebbe già da tempo ceduto alla fannulloneria, poiché chi ci lavora non guadagna e chi ci guadagna non lavora!”. Con buona pace del “lavoratore” Marchionne.
E' proprio vero, il capitalismo è un sistema sociale ed economico irrazionale. Un sistema in cui pochissimi possiedono tutto, e in cui (quasi) tutti non possiedono niente - a meno di non voler seriamente considerare il possesso di un telefonino o di un'automobile come “proprietà”, come talvolta si sente dire persino a sinistra! Un sistema in cui gli oppressi devono eleggere i propri oppressori e in cui gli sfruttati devono fare i sacrifici per salvare i propri sfruttatori.
Un sistema in cui un'azienda con un bilancio in crescita può richiedere aiuti per... salvare il proprio bilancio!
I conti Fiat
E' questo quanto accade oggi alla Fiat. Dai dati trimestrali la Fiat ha registrato più di 2 miliardi di utile operativo, secondo le parole dello stesso Marchionne.
Nei primi nove mesi del 2010, con 586 miliondi di euro, il Gruppo ha quasi raddoppiato la gestione ordinaria rispetto al 2009. Portando la società a rivedere al rialzo gli obiettivi per quest'anno.
Bene, anzi, ottimo! Se l'azienda va bene, è meglio anche per gli operai. Così ci hanno inculcato da decenni i cantori del capitalismo e del libero mercato. Manco per niente! Nel capitalismo l'impossibile è possibile, e l'assurdo una regola. Infatti, contemporaneamente alla diffusione dei dati, Fiat ha chiesto la cassa integrazione in deroga (per otto mesi) per 4507 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano e 305 dello stabilimento di Nola (con il solo no della Fiom, ma solo perché, si sostiene, il cambio di tipologia – da cig straordinaria per ristrutturazione a cig in deroga, e la nuova newco, non garantiscono il futuro dei lavoratori), e al contempo ha sospeso la produzione nello stabilimento polacco di Tychy per 2 settimane.
La cosa parrebbe un vero e proprio controsenso, se non fosse che nel capitalismo si produce non ciò che serve, ma ciò che crea profitto. E in nome della logica del profitto azioni che il più comune buonsenso giudicherebbe insensate, diventano perfettamente logiche.
Sempre secondo “l'amico degli operai” Marchionne, di questi utili nemmeno un euro sarebbe arrivato dall'Italia, rinnovando il ricatto sulla chiusura degli stabilimenti se gli operai non abbasseranno la testa sino a leccare le scarpe del padrone.
Affermazione che ha scatenato le ire persino del nuovo paladino della cosiddetta sinistra italiana, Nichi Vendola, scandalizzato dal fatto che “le cose che ha detto sono venate da una specie di insensibilità nei confronti della Patria”.
Nei primi nove mesi del 2010, con 586 miliondi di euro, il Gruppo ha quasi raddoppiato la gestione ordinaria rispetto al 2009. Portando la società a rivedere al rialzo gli obiettivi per quest'anno.
Bene, anzi, ottimo! Se l'azienda va bene, è meglio anche per gli operai. Così ci hanno inculcato da decenni i cantori del capitalismo e del libero mercato. Manco per niente! Nel capitalismo l'impossibile è possibile, e l'assurdo una regola. Infatti, contemporaneamente alla diffusione dei dati, Fiat ha chiesto la cassa integrazione in deroga (per otto mesi) per 4507 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano e 305 dello stabilimento di Nola (con il solo no della Fiom, ma solo perché, si sostiene, il cambio di tipologia – da cig straordinaria per ristrutturazione a cig in deroga, e la nuova newco, non garantiscono il futuro dei lavoratori), e al contempo ha sospeso la produzione nello stabilimento polacco di Tychy per 2 settimane.
La cosa parrebbe un vero e proprio controsenso, se non fosse che nel capitalismo si produce non ciò che serve, ma ciò che crea profitto. E in nome della logica del profitto azioni che il più comune buonsenso giudicherebbe insensate, diventano perfettamente logiche.
Sempre secondo “l'amico degli operai” Marchionne, di questi utili nemmeno un euro sarebbe arrivato dall'Italia, rinnovando il ricatto sulla chiusura degli stabilimenti se gli operai non abbasseranno la testa sino a leccare le scarpe del padrone.
Affermazione che ha scatenato le ire persino del nuovo paladino della cosiddetta sinistra italiana, Nichi Vendola, scandalizzato dal fatto che “le cose che ha detto sono venate da una specie di insensibilità nei confronti della Patria”.
Come nazionalizzare la Fiat
Sempre nel corso della trasmissione Che tempo che fa di Fazio (che lo ascoltava con sguardo entusiastico), Marchionne ha anche detto che Fiat è l'unica azienda durante la crisi a non avere bussato al governo per avere aiuti, e che per quanto riguarda gli aiuti passati... “qualsiasi cosa sia successa è successa, è passata. Lo Stato è sempre stato ripagato creando realtà industriali”; mentre gli incentivi sarebbero “soldi dati ai consumatori, non a noi direttamente”.
Secondo gli studi della Cgia di Mestre negli ultimi 30 anni Fiat ha ricevuto dallo Stato (in realtà, dai lavoratori, cioè dagli unici che devono pagare le tasse) poco meno di 8 miliardi di euro, ed in questa analisi viene specificatamente detto che non è stato tenuto conto dell'importo sostenuto per gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione etc.).
Come dire che la Fiat è già stata nazionalizzata dai lavoratori italiani. Che non è però ancora quello di cui ci sarebbe bisogno, perché le aziende in crisi, dove il sangue e le lacrime dei lavoratori è scorso copioso negli anni, vessati e sfruttati fino al limite della sopportazione umana, devono essere nazionalizzate davvero, e cioè senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori. Altro che pagare 8 miliardi di euro per avere ciò che già ci dovrebbe appartenere!
Secondo gli studi della Cgia di Mestre negli ultimi 30 anni Fiat ha ricevuto dallo Stato (in realtà, dai lavoratori, cioè dagli unici che devono pagare le tasse) poco meno di 8 miliardi di euro, ed in questa analisi viene specificatamente detto che non è stato tenuto conto dell'importo sostenuto per gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione etc.).
Come dire che la Fiat è già stata nazionalizzata dai lavoratori italiani. Che non è però ancora quello di cui ci sarebbe bisogno, perché le aziende in crisi, dove il sangue e le lacrime dei lavoratori è scorso copioso negli anni, vessati e sfruttati fino al limite della sopportazione umana, devono essere nazionalizzate davvero, e cioè senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori. Altro che pagare 8 miliardi di euro per avere ciò che già ci dovrebbe appartenere!
Cassa integrazione o lotta di classe
All'inizio della crisi, siamo stati l'unico partito della sinistra italiana (ogni tanto bisogna pur dirlo) ad avanzare la parola d'ordine “No alla cassa integrazione!”, consapevoli che questa altro non è che uno strumento in mano al capitale per fare pagare la crisi ai lavoratori e per rompere la solidarietà operaia: dividendoli e allontanandoli dai luoghi di lavoro al fine di prevenire possibili esplosioni di lotta. Quanto sta accadendo a Pomigliano è la migliore riprova di quanto avessimo (ahinoi) ragione. Basti pensare a cosa avrebbe potuto facilmente portare la coraggiosa resistenza degli operai in lotta in una situazione diversa da quella attuale (in cui gli operai sono di fatto messi fuori dalla fabbrica).
Per la fine di questo mese la Cgil ha indetto l'ennesima manifestazione di sabato. Cioè l'ennesima parata voluta dal gruppo dirigente, che ora ha anche il compito di incoronare la neo-segretaria Susanna Camusso, craxiana salita al vertice del sindacato con il mandato di piegare le resistenze della Fiom e di firmare il patto sul nuovo modello contrattuale che il suo predecessore non aveva potuto firmare.
Di ben altro ci sarebbe bisogno per ribaltare i rapporti di forza e gettare le basi per fare pagare la crisi a chi l'ha causata, padroni e banchieri. Ma lo diciamo chiaramente: nemmeno lo sciopero generale, giustamente tanto invocato dai lavoratori, se isolato, sarebbe sufficiente.
Il momento che stiamo vivendo non è un momento storico come un altro. Si sta giocando l'esistenza stessa delle classi in lotta. La borghesia rischia di perdere tutto (e se non l'ha già perso, è solo perché ai lavoratori manca una direzione rivoluzionaria), i lavoratori di tornare indietro di 50 anni.
La borghesia, almeno quella più illuminata, sa del rischio potenzialmente enorme che sta correndo: che è molto più grande della caduta dei profitti: è quello dell'ascesa rivoluzionaria del proletariato, suo nemico e successore naturale alla guida della società umana. E allora non esita a giocare tutte le carte in suo possesso: dai manganelli della polizia a... Nichi Vendola, identificato come nuovo pompiere ideale per spegnere i fuochi delle lotte. Per questo, se si vuole provare a vincere, che oggi equivale a dire a non soccombere, occorre una prova di forza straordinaria, che vada ben al di là dello sciopero generale.
Occorre uno sciopero prolungato, occorre togliere ai padroni quello che hanno di più caro: le loro aziende. E da lì costruire una vertenza generale che unifichi tutte le istanze di lotta della società (immigrati, precari, donne, casa, studio, gblqt, sanità, ecc.).
Una prova di forza che deve unire il proletariato del mondo intero, a partire dall'Europa che già si sta sollevando, anche se per ora ognuno nel proprio Stato nazionale, a causa delle barriere erette dalle burocrazie sindacali e dalla socialdemocrazia. Bisogna invece unire le lotte su scala internazionale: perché la vittoria dei lavoratori (cioè la rivoluzione) o è mondiale, o non è.
Per la fine di questo mese la Cgil ha indetto l'ennesima manifestazione di sabato. Cioè l'ennesima parata voluta dal gruppo dirigente, che ora ha anche il compito di incoronare la neo-segretaria Susanna Camusso, craxiana salita al vertice del sindacato con il mandato di piegare le resistenze della Fiom e di firmare il patto sul nuovo modello contrattuale che il suo predecessore non aveva potuto firmare.
Di ben altro ci sarebbe bisogno per ribaltare i rapporti di forza e gettare le basi per fare pagare la crisi a chi l'ha causata, padroni e banchieri. Ma lo diciamo chiaramente: nemmeno lo sciopero generale, giustamente tanto invocato dai lavoratori, se isolato, sarebbe sufficiente.
Il momento che stiamo vivendo non è un momento storico come un altro. Si sta giocando l'esistenza stessa delle classi in lotta. La borghesia rischia di perdere tutto (e se non l'ha già perso, è solo perché ai lavoratori manca una direzione rivoluzionaria), i lavoratori di tornare indietro di 50 anni.
La borghesia, almeno quella più illuminata, sa del rischio potenzialmente enorme che sta correndo: che è molto più grande della caduta dei profitti: è quello dell'ascesa rivoluzionaria del proletariato, suo nemico e successore naturale alla guida della società umana. E allora non esita a giocare tutte le carte in suo possesso: dai manganelli della polizia a... Nichi Vendola, identificato come nuovo pompiere ideale per spegnere i fuochi delle lotte. Per questo, se si vuole provare a vincere, che oggi equivale a dire a non soccombere, occorre una prova di forza straordinaria, che vada ben al di là dello sciopero generale.
Occorre uno sciopero prolungato, occorre togliere ai padroni quello che hanno di più caro: le loro aziende. E da lì costruire una vertenza generale che unifichi tutte le istanze di lotta della società (immigrati, precari, donne, casa, studio, gblqt, sanità, ecc.).
Una prova di forza che deve unire il proletariato del mondo intero, a partire dall'Europa che già si sta sollevando, anche se per ora ognuno nel proprio Stato nazionale, a causa delle barriere erette dalle burocrazie sindacali e dalla socialdemocrazia. Bisogna invece unire le lotte su scala internazionale: perché la vittoria dei lavoratori (cioè la rivoluzione) o è mondiale, o non è.
APPELLO
Da Patrizia Monti
SALVIAMO I CONSULTORI DELLA REGIONE LAZIO DALLA PROPOSTA DI RIFORMA
Le donne e gli uomini della Regione Lazio
dicono NO
alla proposta di legge Tarzia (e altri) perché:
● cancella un patrimonio pubblico di grande valore, frutto di lotte e di conquiste sociali e civili
delle donne, che hanno garantito la salute per tutti;
● sovverte l’attuale modello dei servizi consultori ali che garantiscono una maternità libera e
consapevole;
● sposta ingenti somme a favore di associazioni private che, in quanto tali, hanno obiettivi
diversi da quelli di una struttura pubblica che si rivolge a tutte e tutti, rispettandone la
sensibilità.
Dicono SI
alla piena applicazione della legge in vigore (15/76) attraverso:
● la salvaguardia dell’intero campo di applicazione dei compiti assegnati ai Consultori (servizi
alle donne, alla maternità, alle famiglie, alle e agli adolescenti, assistenza psicologica
individuale e di coppia, ecc);
● lo stanziamento di risorse adeguate (economiche, di personale, di strutture idonee) affinché
i Consultori siano messi nella condizione di ben operare e venga finalmente riconosciuta e
apprezzata l’alta professionalità delle operatrici e degli operatori;
● il rispetto di intese già approvate come il “percorso nascita” del Piano Sanitario Regionale e
la certezza dell’applicazione della Legge 194;
● l’apertura di un Consultorio ogni 20.000 abitanti così come già previsto;
● la conferma del carattere di struttura pubblica dei Consultori e del Personale che vi
nonché del carattere di laicità e quindi di rispetto delle diverse sensibilità e culture di chi si
opera
rivolge ai servizi consultoriali.
CHIEDONO
il ritiro della proposta di legge Tarzia e un impegno della Giunta regionale e del Consiglio ad adoperarsi nell’azione di rafforzamento degli attuali Consultori.
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