Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 17 giugno 2011

Lettera Aperta ai segretari

Associazione Politico culturale "20 Ottobre"





Al segretario provinciale  del Prc Giuseppe Sacco
Al segretario provinciale del PdCI Orlando Cervone
Al segretario provinciale di Sel Nazareno Pilozzi
Al segretario provinciale di Idv Viviana Fuoco


OGGETTO: LETTERA APERTA AI SEGRETARI
Alla luce dei risultati elettorali (amministrative e referendum) ottenuti in questa provincia, l’Associazione Politico-Culturale “20 Ottobre” ritiene che occorre stipulare un patto di consultazione tra le forze politiche al di là del Partito Democratico, affinché, sul territorio e per il territorio, si possano sviluppare politiche comuni che, oltre al rilancio della nostra provincia, consentano di battere la destra. Politiche e programmi in grado di condizionare le scelte del Pd, così come è stato con i referendum sui quali il partito di Bersani si è accodato solo in ultimo. Sulla scia di tale esperienza è necessario confrontarsi per non tradire la volontà di rinnovamento espressa dai elettori e per dare avvio, anche nel nostro territorio, a quella che i più autorevoli quotidiani stranieri hanno definito, the italian spring: la primavera italiana.
Un dialogo che porti alla stesura di un programma comune sui principali temi quali lavoro, economia ed ambiente e consenta di trattare con il Pd.
Per il raggiungimento di tali obiettivi è necessario allargare alla società civile, alle associazioni ed a tutti quei movimenti che hanno dato una grande prova di forza ed organizzazione in occasioni della recente consultazione elettorale.
Per avviare questa fase di consultazione e far nascere una grande alleanza per le prossime consultazioni provinciale, l’Associazione “20 Ottobre”, propone di un incontro per la fine del mesi di giungo presso la sede della C.I.A. di via Brighindi a Frosinone.
18/06/2011, Frosinone
Oreste Della Posta

Abolizione del debito pubblico

(nuovo)Partito comunista italiano




Oggi in Grecia le masse popolari sono scese nuovamente in piazza e protestano contro il governo e gli altri attori della politica borghese per le misure di miseria che vogliono imporre.
L’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, le altre istituzioni del sistema imperialista mondiale, le sue autorità, i suoi governi e le banche pretendono che i lavoratori e le masse popolari facciano nuovi sacrifici (riduzione di salari, pensioni, sussidi, ammortizzatori sociali, servizi, ecc.), accettino nuovi licenziamenti e un aumento della disoccupazione, la vendita di beni demaniali e di imprese pubbliche, la privatizzazione di servizi (trasporti, traghetti, poste e telefoni, sanità e istruzione pubblica, ecc. ecc.). Solo a questa condizione la UE, la Banca Centrale Europea, il FMI e altre istituzioni finanziarie pubbliche del sistema imperialista mondiale presteranno al governo greco alcuni miliardi di euro in modo che il governo abbia i soldi per pagare alle scadenze contrattuali interessi, rate di ammortamento e commissioni alle banche e alle istituzioni finanziarie private del sistema imperialista mondiale che detengono i titoli del Debito Pubblico greco. Il governo “socialista” greco, quindi non il governo di un qualche Berlusconi o Bossi greco, ma il governo di un Bersani o un Vendola greco, di un Prodi o di un D’Alema greco, appoggia l’Unione Europea e vuole imporre alle masse popolari greche di sottostare alle imposizioni dell’UE. Perché in Grecia le proteste delle masse popolari si succedono finora senza risultati?
Perché non basta dire NO ai sacrifici. Bisogna anche dire cosa bisogna fare ed essere decisi a farlo. Bisogna annullare il Debito Pubblico, rifiutare di pagare interessi, rate e commissioni, indicare i provvedimenti da prendere per far fronte al sabotaggio, al boicottaggio, al blocco dei beni greci all’estero, al rifiuto delle normali operazioni bancarie legate al commercio e agli scambi internazionali e ad altre analoghe misure che i governi, le istituzioni finanziarie e commerciali, le banche e le altre autorità del sistema imperialista mondiale adotteranno.  Bisogna quindi soprattutto essere pronti (e dichiarare di essere pronti) a costituire un governo che adotti le misure indicate, che le imponga con l’aiuto delle masse popolari organizzate che lo appoggeranno a quella parte delle classi dominanti greche che sostengono le autorità del sistema imperialista mondiale, che stringa relazioni di solidarietà, di collaborazione e di scambio con i governi e le autorità dei paesi che anch’essi vogliono sfuggire alla morsa del sistema imperialista mondiale, che guidi l’azione delle masse popolari greche a rimettere in moto l’economia del paese e sviluppare il resto delle relazioni sociali e dei servizi.
Solo a queste condizioni la lotta delle masse popolari contro le imposizioni delle istituzioni del sistema imperialista mondiale può avere successo.
Bisogna cioè costituire un governo analogo al GBP che il nuovo Partito comunista italiano propaganda da mesi tra le masse popolari del nostro paese, incitando le Organizzazioni Operaie e le Organizzazioni Popolari a costituirlo.
Questa è una grande lezione anche per noi. Una lezione simile ci viene anche dalle masse popolari dell’Irlanda, del Portogallo, della Spagna che affrontano le stesse imposizioni della UE. È una grande lezione per noi che dovremo far fronte ad analoghe imposizioni della UE nei prossimi mesi.

Il debito pubblico è il nodo che viene al pettine anche in Italia con il nuovo Patto di Stabilità approvato a marzo in sede UE e messo a punto nella riunione della Commissione Europea a Strasburgo il 7 giugno. Lo Stato italiano dovrebbe entro il 2014 annullare il deficit di bilancio e portare il Debito Pubblico sotto il 60% del PIL.
Lo Stato italiano attualmente ha un debito pubblico di 1.800 miliardi di € (120% del PIL che è di 1.500 miliardi). La UE quindi impone che lo Stato italiano restituisca alle banche e alle istituzioni finanziarie private del sistema imperialista mondiale e ai loro clienti circa 900 miliardi di euro entro il 2014. Dove li dovrebbe prendere?
Riduzione della spesa pubblica, aumento delle imposte, vendita alla elite del sistema imperialista mondiale di beni demaniali e di imprese pubbliche (quel poco che ancora resta) e privatizzazione di servizi pubblici: queste sono le misure a cui dovrebbe ricorrere. Analogamente il governo greco dovrebbe spremere le masse popolari greche, privatizzare i servizi pubblici e vendere e svendere alla elite del sistema imperialista mondiale le imprese ancora pubbliche e perfino isole e opere d’arte. Allo Stato italiano imporranno di vendere e svendere anche i musei, le opere d’arte oggi ancora statali, le spiagge e quanto altro i ricchi gradiranno comperare.
A fronte del Debito pubblico di 1.800 miliardi di €, attualmente ogni anno lo Stato italiano versa ai ricchi, al clero e alla Chiesa Cattolica, ai finanzieri, ai banchieri e ai clienti di questi circa 100 miliardi/anno di interessi e commissioni (ogni anno 1.700 € a testa per ogni italiano, bambini compresi), pari a circa il 20% della spesa pubblica (statale).
Grazie anche a questi 100 miliardi di interessi e commissioni, lo Stato italiano attualmente ha un deficit di bilancio pari a circa il 4% del PIL, 60 miliardi di €. Già solo per annullare entro il 2014 questo deficit, dovrebbe ridurre le spese e aumentare le entrate per circa 60 miliardi di €/anno.

Per soddisfare le imposizione della UE e le altre esigenze del “mercato finanziario” del sistema imperialista mondiale, la Repubblica Pontificia si propone quindi di affamare, impoverire, emarginare una parte importante delle masse popolari, svendere quello che ancora resta del patrimonio pubblico e cedere ai capitalisti la gestione di servizi da cui (con bollette e tariffe) spenneranno il pubblico.
 Contro questo evento il (n)PCI chiama le masse popolari alla mobilitazione. Le misure che le autorità della Repubblica Pontificia prenderanno per soddisfare le esigenze del mercato finanziario sono della stessa gravità, ma su scala più grande delle misure che Marchionne ha preso e vuole prendere contro gli operai FIAT e che i suoi soci della Confindustria si preparano a prendere con l’appoggio non solo del PdL e della Lega Nord, ma anche del PD e del resto del teatrino della politica borghese. Le autorità pubbliche possono graduare con ammortizzatori sociali gli effetti delle misure di Marchionne attingendo alla spesa statale. Ma alla riduzione della spesa statale, all’aumento delle tasse e all’aumento delle bollette e tariffe, a queste tre operazioni combinate tra loro, non possono ovviare. Esse ricadranno per intero e in un breve periodo sulle spalle delle masse popolari e in particolare su quelle dei lavoratori e aggraveranno ulteriormente la crisi economica (disoccupazione, emarginazione e tutto quello che segue).

Per far fronte alle imposizioni della UE e delle altre istituzioni del sistema imperialista mondiale bisogna abolire il Debito Pubblico, tutelando solo i risparmi delle masse popolari da convertire in titoli speciali e nuovi.
Ma solo con la costituzione del GBP l’abolizione del Debito Pubblico è un provvedimento realistico, perché è per sua natura una misura tale da sconvolgere le relazioni dell’Italia con il mercato finanziario e con il resto del sistema imperialista mondiale. Quindi è un provvedimento che può essere adottato con beneficio solo da un governo deciso e capace di far fronte all’intero processo che ne deriva sul commercio internazionale e sull’intera vita economica del paese.
La lotta contro le misure di impoverimento chieste dalla UE e dalle altre istituzioni del sistema imperialista mondiale, la lotte contro la vendita e svendita dei beni pubblici e le lotte contro la dittatura BM-FMI-BCE ed Unione Europea sui rispettivi paesi, può essere efficace e vittoriosa, ma deve essere inquadrata in una lotta unica e generale per costituire un governo popolare d’emergenza, indicando le relative misure programmatiche e tessendo le relative alleanze internazionali con i governi e le organizzazioni che lottano per sottrarsi o non essere fagocitate dal sistema imperialista mondiale.
Le sei misure generali che abbiamo indicato come programma del GBP, gli obiettivi, i principi e i criteri a cui devono corrispondere i provvedimenti particolari che il GBP prenderà, su indicazione delle OO e OP e che applicherà con l’aiuto e l’intervento delle OO e OP, creano il contesto necessario per abolire il Debito Pubblico.
L’abolizione del Debito Pubblico è uno dei provvedimenti di ordine generale che il GBP dovrà necessariamente prendere. Voler soddisfare alle richieste ed esigenze del mercato finanziario, rispettando gli impegni previsti dalle regole e procedure relative al Debito Pubblico, impedirebbe ogni libertà di manovra e di azione al GBP.
Ma sarebbe sbagliato isolare la campagna per l’abolizione del Debito Pubblico dalle presmesse, dalle misure collaterali e dalle misure conseguenti, senza delle quali la campagna si riduce a nulla, come senza la costituzione del GBP a nulla si riducono le piattaforme rivendicative sindacali e affini (le politiche economiche auspicate da Landini, dalla Camusso e da altri: ognuno ci mette la sua).
Bisogna inquadrare la campagna per l’abolizione del Debito Pubblico come misura particolare del movimento perché le OO e OP costituiscano il GBP, quindi come esempio di traduzione del generale nel particolare. Il debito pubblico si può realmente abolire (e non solo usare la rivendicazione per attirare voti e deviare l’attenzione) solo con un governo d’emergenza che sappia, voglia e abbia un adeguato sostegno popolare in Italia e il sostegno a livello internazionale dei governi progressisti per gestire gli effetti dell’abolizione del Debito  Pubblico e prendere le misure collaterali che l’abolizione del Debito Pubblico richiede per dare nel complesso un risultato positivo per le masse popolari.

La crisi generale del capitalismo si aggrava. La borghesia e il clero cercano di salvarsi scaricandola sulle spalle delle masse popolari e lanciandosi in criminali avventure come l’aggressione alla Libia.

Le terme romane bene comune come l'acqua

Luciano Granieri

In queste ultime settimane il concetto di beni comuni, grazie alla  campagna referendaria, è assurto a protagonista delle cronache politiche e sociali . L’acqua è un bene comune perché è un elemento naturale  e un diritto umano universale. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona. Altri beni comuni come l’acqua sono definiti in modo simile. Personalmente ho la convinzione che un bene comune è tale quando se ne ha percezione  nel momento in cui viene a mancare   .  Si ha consapevolezza  dei benefici  di acqua, aria, cibo, salute, qualità ambientale solo quando questi elementi vengono sottratti . L’accesso a tali beni si  acquisisce dalla nascita  non deve essere comprato  , ecco petche  i beni comuni non possono rientrare nella categoria dei SERVIZI PUBBLICI DI RILEVANZA ECONOMICA. E’ come se una cosa che spetta per diritto universale venga sottratta  e diventi necessario  riacquistarla  spendendo dei soldi e assicurando profitti  al colpevole del furto.  Tutto questo vale per i diritti inalienabili  della persona. Esistono però beni comuni che attengono alla  comunità intera  perché nascono con essa, costituiscono parte integrante della sua identità collettiva. Anche questi beni non possono essere sottratti alla libera fruizione della società che li possiede sin dalla sua nascita . Non può accadere che la libera fruizione venga limitata o negata per il profitto di pochi.  Ci riferiamo in particolare al patrimonio storico archeologico  che è parte integrante di un popolo    definisce l’appartenenza e l’identità non ai suoi  confini territoriali, ma ai sui  capisaldi culturali . Questo patrimonio deve appartenere alla collettività la quale deve liberamente usufruirne senza pagare dazio.  A Frosinone  il caso dei reperti archeologici sepolti sotto il suolo cittadino costituisce un classico esempio di appropriazione indebita di un bene comune da parte del settore privato con la complicità dell’anmministrazione comunale.  Tra via Giacomo De Matthaeis e la Villa Comunale, si sviluppa  un importante impianto termale di epoca Romana.. Nel bel mezzo di questo comprensorio esiste un’area  nella quale è prevista l’edificazione da parte di soggetti privati di un complesso polifunzionale residenziale e destinato ad ospitare    edifici commerciali.  Oggi la quesitone aperta riguarda la presenza o meno sotto l’area destinata  ai privati, di reperti ad elevata valenza  archeologica. In base al valore dei reperti che eventualmente si troveranno si potrà autorizzare Le Imprese Vellucci del Gruppo Zeppieri Costruzioni a iniziare i lavori. La manfrina che si sta consumando su questa faccenda  ha dell’incredibile. Dopo perizie della sovraintendenza ai beni culturali, che ieri affermavano una cosa e oggi ne sostengono un’altra, c'è stata la scampagnate organizzate dal sindaco in mezzo al fango degli scavi sul suolo privato  per dimostrare  a stampa, cittadini e comitati che ad un primo esame la zona destinata ai privati ha il sottosuolo privo di reperti ad alta rilevanza archeologica.   Dunque anche dopo delle ricerche più approfondite questa sarà  destinata ad essere sepolta dal cemento. In  ogni caso dopo diversi ripensamenti e strumentalizzazioni  lo scippo del "BENE COMUNE TERME ROMANE" alla popolazione frusinate si sta consumando in maniera irreversibile, con la complicità di alcuni consiglieri  di maggioranza che innanzi ai comitati a favore delle  terme hanno sostenuto  una mozione salvo poi modificarla in seduta consiliare stravolgendone il significato. Il punto vero della questione non è relativo al fatto che la costruzione del complesso edilizio sia condizionata alla presenza di reperti , ma concerne la libera fruibilità dei cittadini del BENE COMUNE TERME ROMANE.  Un tale colata di tonnellate e tonnellate di cemento nel bel mezzo di un area che che nasconde questi tesori, deve essere impedita. Perché oltre a togliere valore al sito contaminato da un insediamento urbano enorme, IMPEDISCE LA COMPLETA FRUIBILITA’ DEL SITO STESSO DA PARTE DEI CITTADINI.  Questo sacrosanto principio è il pilastro della mozione (il testo è nel post seguente),  presentata dal Compagno Francesco Smania  della Lista  la Sinistra in Consiglio Comunale. Una documento che come è nel costume della politica assoggettata al potere economico è stato snobbato dai consiglieri di maggioranza di minoranza, alcuni dei quali, pur facendosi belli davanti alle associazioni assicurando il pieno appoggio alla lotta per le terme, dinanzi al rischio di inimicarsi  un imprenditore illuminato come Zeppieri hanno preferito darsela a gambe facendo mancare il numero legale. Vogliamo però avvertire questi signori che il vento è cambiato. Anche in Ciociaria il 57% dei cittadini ha  votato un referendum in cui si afferma il principio che un BENE COMUNE non può essere fonte di profitti da parte di privati né può essere sottratto alla disponibilità della collettività. LE TERME ROMANE in quanto patrimonio storico culturale della cittadinanza SONO INDUBITABILMENTE  UN BENE COMUNE. E’ necessario dunque tenere conto che a seguito del referendum questo  bene deve essere gestito e controllato da tutta la comunità e nessun Zeppieri o chi per lui può incrinare questo principio.

giovedì 16 giugno 2011

mozione sulla tutela del potenziale parco archeologico delle terme romane presentata dal consigliere Smania

 Prc Frosinone Circolo CarloGiuliani



Ecco la mozione presentata al consiglio comunale di Frosinone dal consiglere della lista La Sinistra, Francesco Smania. Con tale mozione si chiede che il Comune di Frosinone tuteli il patrimonio storico-culturale presente nell'area della villa comunale, dove sono stati rinvenuti resti di terme romane in aree sia private che pubbliche. La mozione chiede che il Comune si attivi per determinare l'effettiva valenza dei resti archeologici presenti nel sottosuolo delle aree pubbliche prima che nelle aree private si possano fare lavori di qualunque tipo. Il tutto per non arrivare al paradosso che se nell'area privata dove si stanno effettuando scavi non venisse trovato niente si possa procedere a costruirci il grosso complesso progettato, venendo a togliere completamente valore ad un eventuale importante sito archeologico presente invece nelle vicine aree pubbliche. Noi riteniamo che la tutela del patrimonio storico della città sia un dovere a cui il Comune non può sottrarsi, anche e soprattutto per rispetto verso la Cittadinanza tutta. Evidentemente non la pensano così i consiglieri comunali sia di maggioranza che di minoranza, che dopo aver discusso e votato importanti questioni come la solidarietà ai cristiani nel mondo, come la richiesta di un'azienda agricola che vuole produrre fagiolini, carote e melanzane, e altre cose egualmente importanti, hanno pensato bene di alzarsi alla chetichella e uscire dalla sala consiliare, facendo venir meno il numero legale prima che si potesse presentare e votare la mozione sulla tutela delle terme.

                                            MOZIONE

Oggetto tutela dei beni archeologici.

Vista la mozione aprovata da questo Consiglio in data 13 maggio 2011 riguardante la tutela del sito archeologico presente nell'area della villa comunale;
vista la disponibilità di fondi espressa dalla Regione Lazio per la salvaguardia del patrimonio artistico-culturale della nostra provincia ed il rilancio del turismo;
visto l'impegno preso dal consiglio comunale con la mozione sopra richiamata a reperire fondi per l'acquisto eventuale delle aree facenti parte del futuro parco archeologico;
vista la disponibilità espressa dal consiglio comunale alla tutela del sito in questione

                                            Chiede:

Che il consiglio comunale attivi l'amministrazione a far effettuare scavi nei terreni di sua proprietà con l'ausilio della sovrintendenza ai beni archeologici, al fine di valutare la rilevanza dell'intero sito prima di concedere qualsivoglia autorizzazione a costruire nelle limitrofe aree private;
che il consiglio comunale impegni l'amministrazione a reperire i fondi per effettuare gli scavi di cui sopra;
che il consiglio comunale impegni l'amministrazione a stabilire in via definitiva l'effettiva entità e rilevanza dell'intero sito archeologico al fine di poter realizzare un patrimonio storico-culturale per la nostra città.


Presentata dal consigliere Smania in data 7 giugno 2011 e non letta nè discussa in consiglio comunale perchè è venuto a mancare il numero legale a metà consiglio. Complimenti al senso civico dei consiglieri comunali di minoranza e soprattutto a quelli di maggioranza, a parole tutti disponibili alla tutela del parco archeologico, ma assenti al momento del voto.

L'insognata e la discarica archeologica

Fausta Dumano


L' insognata stamattina è andata ad un evento particolare,L' OPEN DAY,nella città dove vive SONNIFERO,va di moda scavare velocemente, ruspe giganti scendono e trivellano,ma questo non si può dire ,significa insinuare dubbi,poi diciamoci la verità a cosa serve sapere cosa stai calpestando, se in quel terreno nel passato c'era una tomba,tra qualche anno anche la tua storia sarà archeologia inutile.......l' insognata per un attimo pensa di trovarsi al BAR BALTIC BROWN circondata da pensionati scoglionati,o nell' era dei futuristi, queli che volevano distruggere i musei,come baluardo del passato,ops per la paletta a parlare con tanta indifferenza è una tecnica del mestiere, che ha decretato che alcuni villaggi sono insignificanti , perchè non sono città come insediamento, prima si era nomadi e si lasciano tracce sparse ovunque......Impossibile registrare questa filosofia,parola dell' insognata, quindi teste non attendibile, ops per la paletta niente foto.....ci serve un' autorizzazione speciale del PADRE ETERNO......cmq dei coccetti insignificanti ci sono li scova LOUISE, l' amica dell' insognata, ma sono fuori dal tour ......l' insognata sostenuta da LOUISE, VUOLE ANDARE DOVE  LA PORTA IL CUORE........nella discarica......richiesta troppo rivoluzionaria e ardita, un tira e molla, trattative politiche .....ciac THELMA E LOUISE vanno nella discarica dei sogni, ops per la paletta a prima vista non è la discarica dei sogni, questa non puzza, nell' immaginario collettivo la visione era quella di una montagna di terra, invece la pioggia veloce ha  compattato tutto, LOUISE è una con la vista da falco......trova dei coccetti insignificanti fuori dal contesto, ma sono dei coccetti.Nella discarica sono controllate a vista , ops per la paletta ''PROF SEI SEMPRE UNA ROMPI....ONI'' Come è piccolo il mondo, dice l' insognata, se la tua professoressa di storia nel biennio di avesse insegnato ad amare il passato, ad indagare sulle tue origini,oggi capiresti perchè invece di stare al mare  con questo sole  sto qui nella discarica......L' ex ragazzo , che non è un sognatore,non è stato vittima delle mie cure insognate,è un rampante ingegnere,che ha voglia di chiudere i conti con il passato, che ostacola il dio cemento.....freme,l' altro '' guardiano''sentenzia ''noi non siamo archeologi, ma costruttori........Giove, il dio supremo chiama a raccolta gli agenti atmosferici, il sole si copre, il cielo si tinge di lutto , consapevole dell' ennesimo crimine , una luce avanza,,,,,un lampo precede un tuono.......è il grido di dolore dei coccetti che avrebbero voluto ricomporsi per raccontare il loro vissuto , esposti in una vetrina in un museo......ma questa sarebbe fantascienza dell' archeologia.L' ex ragazzo sbianca quando squilla il cellulare''HAI SBAGLIATO DISCARICA.......noi stiamo qui,,''ROBA DA SPIONAGGIO INDUSTRIALE,obietta  l' ex ragazzo....,''SEGUITE CAMION SBAGLIATI'' Altra terra proveniente chissà da dove sbarca,l' insognata pensa e se adesso come in un film mafioso,ma quello è un film, la terra ci sommerge????Pensieri maligni, gli stessi pensieri maligni che l' accompagnano nel viaggio di ritorno,scortate a vista come duie pericolose terroriste ambientali....Questa storia ha troppi lati tetri , leggende metropolitane alimentano i dubbi,come la storia che corre come un tam tam veloce  in un telefono senza fili, una giovane archeologa avrebbe osato avvicinarsi al cantiere per chiedere ''MA LE RUSPE????Nel diario di bordo del cantiere l' archeloga, nel gioco del telefono senza fili avrebbe aggredito l' esperta del cantiere.....ma questo è il chiacchiericcio.....non ha valore storico nei fatti.......leggende metropolitane raccontano che la notte della luna piena si sente il lamento di unabagnante  delle terme seppelllita vuole raggiungere il suo amante disperso nell' anfiteatro, che a sua volta insegue il figlio smarrito nella città sotterranea......voci che si intersecano nelle facciate realizzate con il cemento armato......ma sono solo voci.....

Avessi imparato a suonare il bandoneon!!!

Luciano Granieri


E’ la prima volta che nel nostro blog promuoviamo una pagina facebook. Non credo ci saranno altre occasioni, ma per gli appassionati di jazz uno spazio facebook dedicato a     Chet Baker dal titolo   NASCE LA PAGINA DEDICATA A CHET BAKER, è  un’occasione unica per esprimere impressioni, comunicare fatti e ricordi relativi al grande trombettista di Yale scomparso drammaticamente il 13 maggio 1988. Nel post che segue pubblichiamo un’intervento del blogger Andrea Degidi responsabile del musical box del sito  Quotidiano.net che magnificamente racconta Chet in tutte le sue sfumature artistiche e caratteriali. Personalmente Chet Baker ha segnato due momenti fondamentali, forse i più importanti della mia passione  di “Jezzemane” Il primo risale alla primavera del 1980, allora insieme ad altri amici avevamo costituito la  cooperativa culturale, “Incontro” . In quel periodo stringemmo  una collaborazione con l’associazione “Murales” di Roma che organizzava in Italia, e in particolare nel Lazio, i  concerti dei jazzisti più famosi. Fu così che riuscimmo ad invitare a Frosinone proprio Chet Baker. Nel mitico auditorium del grattacielo Edera, in una splendida serata di primavera salirono sul palco  insieme  a Chet, Enrico Pierannunzi al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria e Nicola Stilo al flauto. Rimanemmo incantati da quel set, soprattutto per gli incredibili impasti sonori fra tromba e flauto, e dalla splendida forma di Baker .  Di quella serata è l’autografo che orgogliosamente allego al mio intervento. All’inverno di due anni dopo risale il momento più bello della mia vita di appassionato di jazz ed è legato ancora una volta a Chet Baker. In un’ umida sera invernale io e il mio amico pianista Andrea Zanchi , ci rifugiammo al Music Inn, il leggendario jazz club  di L.go Fiorentini a Roma aperto nel ’71 dall’appassionato, nonché sofisticato batterista Pepito Pignatelli. Dopo la sua scomparsa la moglie Picchi, ha continuato a tenere alta la fama dell’ex cantina abbandonata dell’Arciconfraternita “la pecorella smarrita” . Purtroppo la morte di Picchi nella metà degli anni ’90 segnò la definitiva chiusura del locale che diventò prima una pizzeria, poi un ristorante, ospitò una scuole di arte drammatica ed infine fu restituito come era logico al jazz, ma questa è un’altra storia. Dunque in quella umida serata io e Andrea scendemmo le magiche  scalette del locale. Enrico Pierannunzi, buon amico di Andrea, si sarebbe esibito al pianoforte, accompagnato da Furio Di Castri al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. Picchi ci venne incontro avvolta ne suo voluminoso scialle di lana e ci propose delle penne all’arrabiata annaffiate da uno, due, tre, non ricordo più quanti, bicchieri di vino. Enrico si accomodò al nostro tavolo e chiese ad Andrea un passaggio per  dopo il concerto, infatti chi  lo aveva accompagnato non poteva rimanere fino alla fine del set. Satolli di alcool e cibo ci apprestammo a farci avvolgere  dalle trame improvvisative del trio. Pierannunzi, come sempre, sfoggiò una prestazione eccellente con l’incredibile supporto ritmico di Roberto Gatto, già allora uno dei più grandi batteristi della scena jazzistica mondiale e con il timing rigoroso, ma mai scontato, di un ispirato Furio di Castri al contrabbasso. Dopo alcuni standard ed un paio di pezzi composti da Pierannunzi l’atmosfera era quella giusta per una grande serata di jazz . E qui avvenne l’inaspettato. Sotto l’arco d’ingresso della sala comparve la sfumata figura di Chet Baker. Dopo un primo momento di smarrimento per noi fu il tripudio. Chet attraverso con incedere  dinoccolato la sala si accomodò su una sedia. Come d’incanto sul palco comparve un microfono, Chet si alzò chiese uno sgabello , tirò fuori la sua tromba, si accomodò davanti al microfono e attaccò "Soul Dance", un bellissimo brano scritto da Enrico. Da quel preciso istante ci trovammo catapultati in un altra dimensione musicale. Chet stava suonando in un modo incredibile, struggente nelle ballads con il tipico fraseggio introspettivo fatto di note tenute e piegate, agile e lucido nelle improvvisazioni più veloci. Incredibile ma quella sera evidentemente ancora non  era fatto completamente di  roba. In quel periodo Chet aveva ripreso a drogarsi in modo pesante,  non aveva mai una lira, lasciava tutti i suoi cachet nelle mani degli spacciatori e spesso chiedeva soldi agli altri musicisti e anche a suoi fans. Quella notte però il trombettista sfoderò una prestazione sfavillante, tecnicamente impeccabile, ogni sua nota, ogni suo   vocalizzo faceva accapponare la pelle. Esegui un “My Funny Valentine” dal pathos incredibile. Ancora oggi quello è il più bel concerto a cui ho mai assistito. Ma le sorprese non erano finite. Alle tre di notte circa, il quartetto propose il bis finale . Un ultimo bicchiere, salutammo Picchi, aspettammo Enrico che doveva venire con noi e ci avviamo ubriachi di musica e non solo, verso l’uscita. Qui ci raggiunse Chet. Pregò Pierannunzi di ospitarlo a casa sua. Enrico un po’ titubante accettò pur sapendo che Chet gli avrebbe chiesto soldi. Fu così che alle tre e mezza di notte una R4 si trovò a percorrere una  via Giulia deserta con dentro  l’abitacolo il grande Enrico Pierannunzi, l’immenso Chet Baker il sottoscritto e Andrea increduli per gli illustri compagni di viaggio. Chiesi a Chet se ricordava il concerto di Frosinone, disse di si anche se probabilmente non era vero. Domandò come mi chiamavo e quando sentì il mio nome disse che Granieri era un suo vecchio  amico argentino bandoneonista,  stabilì  anzi che io ero un  parente di questo fantomatico amico argentino  . Precisai  che non ero mai stato in Argentina e che non suonavo il bandoneon ma la batteria. Iniziò un lungo  discorso sulla musica latino americana. Quando arrivammo a destinazione Chet scese e nel salutarmi chiese se era possibile organizzare una jam con il sottoscritto. Voleva assolutamente improvvisare assieme ad un suontore di bandoneon. Risposi di essere lusingato dal suo invito ma io suonavo la batteria non il bandoneon. Non finii la frase che Chet era scomparso nella notte. Enrico lo chiamò ma lui era già lontano. Mio caro Chet ovunque tu sia, sarebbe stato meraviglioso suonare con te, ma avrei dovuto apprendere i segreti del  bandoneon. Per un povero batterista dilettante come me appassionato fino alle midolla di Jazz quella fu una serata indimenticabile. Grazie Chet.

Un angelo caduto in volo: Chet Baker

 Andrea Degidi



Mentre precipitava, pensava che fosse uno dei suoi soliti incubi scatenati dallo speedball. 'Ora mi sveglio'. Invece stava morendo, il grande Chet Baker stava morendo.


La caduta dal terzo piano del Prins Hendrik, squallido alberguccio per drogati di Amsterdam, fu l’ultimo volo dell’angelo dalla tromba d’oro. Ultimo volo, ultimo mistero: perché il grande jazzista bianco, con le vene delle braccia ridotte a fili di ferro, smagrite a forza di overdose, cadde da quella finestra larga appena 40 centimetri sfracellandosi sul marciapiedi? Lo ammazzò uno spacciatore, si suicidò, scivolò intontito dall’eroina: le verità erano e restano tante, però nessuna oggi è quella assoluta. Era il 13 maggio 1988, vent’anni fa. Ma il mito del trombettista dal viso d’angelo è ancora vivo, e rimarrà intoccabile anche fra altri vent’anni. È la parabola di un ragazzo invecchiato troppo presto e male, capace, nella sua vita bruciata, di essere tutto: inaffidabile, buono, crudele, dolce, egoista, appeso a quella voce esile come un filo di tungsteno.



Chet vent’anni dopo, anniversario che non sarà celebrato né da cd, né da dvd né da film: Hollywood parla da anni di girarne uno, ‘The prince of cool’, con regista Bruce Beresford e Josh Hartnett, il pliota bellone di ‘Pearl Harbor’ nei panni di Baker, ma il progetto è sfumato. Oggi solo i jazzisti italiani rammentano la morte di Chet, con innumerevoli concerti. Ma il suo destino è questo: essere ricordato più per la sua folle vita randagia, polverizzata a 58 anni, che per la sua musica. E non è giusto, perché lui è stato prima un grande trombettista, poi un grande cantante. Già, prima e poi, perché Baker di vite musicali ne ha avute due. Si svezzò, rampante trombettista alla corte di Charlie Parker. Componeva poco, ma la sua tromba fu protagonista della rivoluzione del cool jazz nel celebre ‘pianoless quartet’ di Gerry Mulligan, con cui però litigò aspramente e definitivamente per una questione di soldi: infatti appena Mulligan, in cella per i soliti affari di droga, uscì di prigione, trovò Baker a chiedergli 175 dollari d’aumento, figurarsi… E anche la sua stella cometa, Miles Davis, lo detestò pubblicamente, tanto da scriverlo nella propria autobiografia ('Baker suonava peggio di me quando ero fatto').



Bello come un divo del cinema, in America Chet trovò durezza, disprezzo, e anche i primi guai per droga, che lo accompagneranno dal 1957 fino alla morte. In Italia invece era diverso. C’era più tenerezza per lui, almeno fino a quel giorno di fine luglio del 1960, quando l’agente di polizia Neri Gugliermino lo vide in un cantuccio della toilette di una stazione di servizio di San Concordio, a Lucca: il lavandino sporco di sangue, le maniche tirate su, la siringa fra le mani e la faccia tremante per l’astinenza. Allora in Italia l’eroina non circolava, Baker però aveva scoperto che poteva sostituirla con il Palfium, un potente analgesico. Dal processo, il primo clamoroso caso di droga in Italia, emerse che 25 medici compiacenti avevano prescritto il Palfium a Baker, e lui aveva rubato e falsificato i ricettari: 'Faccia d’angelo, cuor di demonio', sintetizzò il pm davanti alla corte, chiedendo per lui 7 anni di galera. Lo condannarono a 16 mesi. Quando uscì la sua vita era quella di prima: jazz, donne e tanta droga.



E una volta tornato a casa, in America, andò anche peggio. Nel 1966 uno spacciatore non pagato si vendicò spaccandogli la faccia a San Francisco facendogli saltare tutti i denti. Finito, il grande Chet Baker era finito. Si ridusse a slavoricchiare in un distributore di benzina, finché un giorno non impietosì il grande Dizzy Gillespie: 'Con una dentiera - gli disse - potrai tornare a suonare'. Chet ci provò. Fu durissima, ma piano piano rivide la luce. La sua tromba uscì dall’astuccio nel 1968, alba della sua seconda vita musicale. L’Italia lo abbracciò di nuovo, ma siringa, cucchiaino e laccio emostatico erano sempre a portata di mano. Lui diceva di sì a tutti, esibendosi in bettole, puzzolenti club di quint’ordine, incidendo centinaia di dischi, e tutto questo perché aveva sempre bisogno di soldi per pagarsi la ‘roba’. Un giorno Elvis Costello gli chiese di suonare un assolo di tromba in un pezzo (‘Shipbuilding’) del suo album ‘Punch the clock’: Chet venne in sala d’incisione, non salutò, suonò la sua parte, prese i soldi e se ne andò in silenzio. Era pesantemente invecchiato, le rughe che a ragnatela coprivano il bel viso di una volta sembravano pagine aperte della sua storia di autodistruzione, narrata nello spettrale documentario ‘Let’s get lost’ di Bruce Weber. Il simbolo della sua fine imminente divenne la voce: così angosciante, elegiaca, eterea. Eppure il suo era un meraviglioso lirismo interiore, dipinto in pezzi simbolo come ‘Almost blue’, ‘Everytime we say goodbye’, ‘My one and only love’ e ‘My funny Valentine’.






Daybreak:
Chet Baker: Tromba e voce,
Niels Pedersen: Contrabbasso
Doug Raney: Chitarra.

L'autografo che apre e chiude  la clip me l'ha firmato  Chet nel 1980, quando organizzamo un suo concerto dove suonava con una favolosa line-up composta da:
Enrico Pierannunzi Pianoforte
Enzo Pietropaoli: Contrabbsasso
Roberto Gatto: Batteria
Nicola Stilo: Flauto e lo stesso Chet voce e tromba
FANTASTICO

Luc Girello