Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 13 luglio 2011

Aeroporto Ferentino- Frosinone: O si vince o si perde

Luciano Granieri

Torna l’incubo dell’aeroporto Ferentino- Frosinone. Questa volta l’assalto della società Aeroporto di Frosinone del consorzio Asi è ultimativo e di spessore. Il baraccone messo in piedi dall’ex presidente della provincia di Frosinone Francesco Scalia, oggi rilanciato dall’attuale amministrazione provinciale  capeggiata da  Antonello  Iannarilli , si presenta bene armato della variante urbanistica approvata dalla provincia sui 300 ettari destinati alla costruzione dello scalo, e dalla valutazione ambientale strategica. Dunque tutto è pronto  per dare il via all’ennesimo saccheggio della Valle del Sacco? Sembrerebbe di si ma la popolazione interessata dagli espropri e anche quella che semplicemente non vuole vendere terra  e aria alla speculazione NON CONDIVIDE  e sembra finalmente pronta ad agire. Chi segue il nostro blog sa che questa battaglia ha accompagnato l’iter dell’aeroporto sin dall’inizio  mettendo in campo  una contrapposizione a singhiozzo, ora partecipata, ora ignorata una pratica conflittuale che non ha prodotto molto. Volantinaggi, manifestazioni  non hanno impedito il progredire del progetto. Molto di più in questo senso hanno ottenuto ENAC , ENAV e ministero della difesa che hanno bocciato senza appello  non la fattibilità ma la semplice idea di un Aeroporto civile in quella zona.  Possibile che ci dobbiamo farci  superare dal ministro La Russa?  Assolutamente no.  Ecco perché  Comitati contrarti all’aeroporto di Ferentino- Frosinone  , cittadini comuni , amministratori si sono riuniti martedì 12 luglio presso il palazzo dello sport di Ferentino.  Si  doveva decidere quali azioni di contrasto predisporre e con quali modalità, tenendo presente che ormai si è al round finale. O SI VINCE  O SI PERDE senza appello.  All’assemblea erano presenti   fra gli altri   , Marco Maddalena del Comitato cittadini No Aeroporto Ferentino Frosinone,   IL Prof. Francesco Bearzi della Rete per la tutela della Valle del Sacco,  Riccardo Copiz del WWF di Frosinone,  Lorenzo Parlati presidente regionale di  Legambiente,  Francesco Raffa assessore all’ambiente dei comune di Frosinone, Fabio Magliocchetti di Legambiente Ferentino. 




Adf come la regione Lazio, che è entrata nella società con un milione e trecento mila euro di denari, pubblici pare non tengano in alcun conto degli autorevoli pareri negativi fin qui espressi.   In breve ci si è chiesti a chi giova costruire un’opera la cui fattibilità è stata bocciata da tutti gli enti  tecnici e amministrativi?.    Evidentemente a nessuno  non ai cittadini,sia a quelli che devono cedere le loro proprietà per un tozzo di pane (salvo accordi diretti sottobanco), sia a quelli che devono subire patologie a seguito di rumori ed emissioni nocive, nonché vedere i propri denari sperperati in una siffatta idiozia.  Alla luce di quanto è emerso dalle analisi  dei documenti  (Variante Urbanistica e Valutazione ambientale strategica)  la costruzione dell’aeroporto è necessaria perché giustifica la qualificazione  a zona edificabile ,con una rapporto area/cubatura maggiore,  dei 60 ettari annessi alla zona aeroportuale  su cui è possibile costruire e produrre un business di centinaia di milione di euro , inoltre lascia in pasto alla speculazione edilizia tutta l’area dell’attuale stazione ferroviaria , in quanto il nuovo scalo ferroviario verrà trasferito presso l’ aeroporto.  In buona sostanza tutto questo ambaradam serve semplicemente per dare in  pasto ai soliti palazzinari nuove aeree da edificare e consentire loro di produrre profitti milionari sulla pelle dei cittadini. Ma è possibile costruire un aeroporto senza i necessari pareri positivi di Enac Enav.  Certamente si, ma i costi dei servizi  e del personale necessario non avranno contributi da tali enti e  saranno totalmente a carico della proprietà, ovvero di Adf che ha come azionisti, la Regione Lazio, la Provincia di Frosinone, il comune di Ferentino e quello di Frosinone e dunque a carico nostro. Ma esiste la possibilità che comunque tale struttura produca guadagni che in qualche modo possano tornare nelle tasche dei cittadini? Da escludere categoricamente il traffico sarebbe talmente esiguo che non solo non produrrebbe profitto ma costituirebbe una voragine dentro la quale sparirebbe una montagna di denaro pubblico. Dunque l’affare non s’ha da fare. Per questo nell’assemblea di Ferentino si è deciso di intensificare la lotta nelle piazze sia di Ferentino che Frosinone allo scopo, oltre che di protestare apertamente anche di informare i cittadini delle reali deleterie conseguenze di questo Aeroporto. Inoltre accanto alla mobilitazioni si svilupperà un’azione legale. Lorenzo Parlati di Legambiente propone ,di ricorrere alla corte dei conti affinchè verifichi  la valenza finanziaria dell’opera,  e Francesco Raffa suggerisce un bel ricorso al TAR per giudicare la legalità dell’operazione. Noi di Aut, suggeriamo di fare pressione sui comuni di Ferentino e Frosinone, affinchè attraverso consigli comunali aperti informino e verifichino la disponibilità dei cittadini a subire una tale privazione di diritto alla salute.Il programma elettorale del sindaco Marini, non prevedeva la consultazione dei cittadini in merito a qualsiasi decisione si fosse dovuta prendere sull’aeroporto? Sarà il caso che il sindaco tenga fede al programma per cui è stato eletto e apra le consultazioni quartiere per quartiere e tenga conto della decisione della cittadinanza anche se questa determinasse l’uscita del comune di Frosinone da Adf?  LA LOTTA SI FA DURA ED E’ ORA CHE I DURI COMINCINO A LOTTARE.

Assemblea no Aeroporto Ferentino Frosinone

No Aeroporto Ferentino FrosInone


L’Assemblea pubblica tenutasi ieri a Ferentino, presso la sede del Comitato Ponte Grande, promossa da Comitato No Aeroporto, Legambiente, Retuvasa e WWF, ha visto una folta partecipazione dei cittadini minacciati di esproprio per la costruzione dell’aeroporto, nonché dei rappresentanti di numerose associazioni, comitati e partiti politici.

La relazione introduttiva del Prof. Francesco Bearzi, coordinatore provinciale Retuvasa, ha richiamato quella dell’Ente Nazionale Aviazione Civile, resa pubblica nel corso della conferenza dei servizi regionale del 04.11.09, concernente il progetto di uno scalo regionale a Frosinone. L’ENAC esprime una valutazione negativa a tal punto da sottolineare l’inopportunità di approfondimenti e revisioni progettuali. Insuperabili infatti quasi tutte le motivazioni ostative, relative alla sostenibilità economica, alle rotte di volo, alla sicurezza, alla compatibilità con la presenza della scuola elicotteristica di volo dell’A.M., alla sostenibilità ambientale (su quest’ultimo punto in coerenza con le argomentazioni da anni sostenute dagli ambientalisti). Le valutazioni dell’ENAC si estendono logicamente al progetto oggi presentato dalla società AdF, sostanzialmente identico al precedente, salvo che per il numero dei passeggeri/anno previsti, che quasi si dimezzano, passando da 5 milioni a 2-2,5 milioni, con evidente aggravio dell’insostenibilità economica. Ma il territorio da espropriare rimane lo stesso, 300 ettari oggetto di Variante ASI per l’attuazione dell’area intermodale, di cui 240 agricoli, ove è presente qualche centinaio di residenti.

Il dubbio è dunque che il progetto aeroportuale intermodale, legato allo spostamento del terminal ferroviario di Frosinone e all’interporto, finisca per aprire a ben altro, ovvero a un’operazione che usa l’aeroporto semplicemente come cavallo di Troia. I terreni espropriati a prezzi calmierati verrebbero destinati a strutture commerciali e a servizi con una moltiplicazione dei valori immobiliari; le aree lasciate libere al quartiere Scalo di Frosinone sarebbero disponibili per edifici residenziali. Il giro d’affari potrebbe ammontare ad alcune centinaia di milioni di euro, con il pericolo di infiltrazioni della malavita organizzata che si annida in tali operazioni urbanistiche.  

Un gigantesco consumo dei suoli, un inutile appesantimento di un comprensorio già sottoposto all’azione di innumerevoli fattori di pressione ambientale, la creazione di una ingiustificata rendita fondiaria, lo sradicamento e l’impoverimento di centinaia di persone che verranno allontanate da quel territorio: questo lo scenario, condiviso dalle Associazioni organizzatrici e dall’assemblea.

Riccardo Copiz (WWF Frosinone) ha sottolineato l’inconsistenza di molteplici passaggi della Valutazione Ambientale Strategica complementare alla Variante ASI per l’area intermodale, esposti a facili obiezioni.

Marco Maddalena, coordinatore del Comitato No Aeroporto, ha sottolineato la necessità della mobilitazione di massa intorno a un programma operativo, che contempli tra l’altro il ricorso al TAR contro la Variante ASI e l’intera procedura aeroportuale, le osservazioni di associazioni e singoli a Variante ASI e VAS annessa, l’azione oppositiva in consiglio e commissioni competenti regionali, manifestazioni pubbliche a Ferentino e Frosinone. A partire dalle sue proposte si è sviluppato un intenso dibattito, moderato da Fabio Magliocchetti. Hanno dato il loro contributo Lorenzo Parlati, Francesco Raffa e Vittoria Cova per Legambiente, Francesco Notarcola per Coordinamento associazioni Frosinone, Anna Natalia per Anagni Viva, Paolo Iafrate per Oltre l’Occidente, Alessandro Compagno per DAS Anagni, Giulio Martino e Mauro Lamesi per Italia Nostra, Franco Sisti, l’Avv. Plinio Bianchi, Letizia Roccasecca e Domenico De Carolis per CODICI, l’Avv. Manuela Maliziola per Lega Consumatori, Giancarlo Canepa per “Il Cartello”, Giovanni Pizzuti per Centro studi Tolerus di Ceccano.

Sono intervenuti anche i rappresentanti di diverse forze politiche, offrendo concreto impegno alla mobilitazione civica contro l’aeroporto. Tra essi il presidente regionale dei Verdi Ferdinando Bonessio, il dirigente provinciale SEL Domenico Belli, il segretario IdV giovani di Ferentino Manuel D’Onofri. Analogo impegno è stato espresso in messaggi pervenuti agli organizzatori dal consigliere regionale Ivano Peduzzi e dal responsabile PRC-FdS Gaetano Alibrandi; dal circolo de La Destra di Anagni, attraverso il segretario Valeriano Tasca.

Le associazioni CODICI e Lega Consumatori, oltre all’Avv. Alberto Floridi di Anagni, hanno offerto ai cittadini interessati dall’esproprio assistenza legale per la redazione delle osservazioni da presentare contro la Variante Urbanistica.

L’Assemblea si è conclusa con l’impegno all’organizzazione delle iniziative concordate, tra cui a breve una seconda assemblea organizzativa a Frosinone, vista anche la richiesta in tal senso dei molti frusinati presenti.
Ferentino, 13.07.11

martedì 12 luglio 2011

Dieci anni da Genova

Luciano Granieri


Dieci anni fa,  come oggi, mancava   una settimana al G8 di Genova. In quei straordinari e maledetti giorni  emerse  la voglia da parte di singole presone di mettere in comune le proprie aspirazioni e desideri sepolti  da decenni di melassa mediatica  e nichilismo indotto . Emerse la condivisione e l’organizzazione di una lotta finalizzata ad ottenere il diritto di  decidere autonomamente come vivere, sottraendosi  ai diktat  con cui le regole della finanza  internazionale e del mercato  condizionavano le scelte di Nazioni, non più sovrane,   e ne affamavano le popolazioni . Quelle regole che favorivano e purtroppo ancora oggi favoriscono i profitti, il fare soldi con i soldi, deprimono lo stato sociale e la dignità della gente comune, e sono condivise dalle caste politiche  che hanno il compito di implacabili mastini impegnati  nel difendere con la violenza e la sopraffazione  il privilegio globale di pochi contro la sacrosanta dignità di molti. Prima di Genova questo grande processo di unione e solidarietà fra classi  riuscì  per un certo periodo a sopraffare con le rivolte operaie e studentesche degli anni ’70 le prerogative egoistiche di una èlite capitalistica imprenditorial- finanziaria  vorace e accattona. La contro rivoluzione, mascherata da lotta al terrorismo,  con le forze dell’ordine e i barbari neo fascisti  in prima linea non si fece attendere reprimendo nel sangue  i  tentativi di rivolta .   Dopo un trentennio di assopimento delle coscienze  ottenuto  attraverso gli story telling Reganiani e Tatcheriani,  di cui Berlusconi è stato grande continuatore e  maestro, qualcuno ha scoperto il gioco. I  movimenti si sono riorganizzati, partendo dalle rivendicazione degli anni settanta  hanno allargato il campo del conflitto . Da lotta nazionale di liberazione si passò a lotta globale di liberazione  uno  tsunami che da Porto Alegre a Seattle a Genova investì le coscienze e costruì una dinamica di lotta molto più ampia contro la potenza globale delle multinazionali . Anche questo nuovo risorgimento presto dovette trasformarsi  in resistenza  subendo  l’aggressione violenta  e bestiale delle forze dell’ordine e dei fascisti che questa volta occupavano i posti di comando all’interno della prefettura .  In quei giorni a Genova si consumò una mattanza feroce , si uccise deliberatamente si picchiò fino alla sfinimento  si costruirono prove false . In quei giorni a Genova  non  esistevano più diritti umani e civili.  Dopo dieci anni da quel macello, la speranza  e la condivisione   di un nuovo   progetto di comunità basato sulla difesa dei beni comuni e contro lo sfruttamento del capitalismo riemerge con forza attraverso il risultato dei  referendum,  delle lotte contro la TAV  e contro altre aggressioni locali al territorio  e ai beni comuni (vedi aeroporto di Frosinone-Ferentino) anche questo tentativo di riorganizzazione è contrastato con la violenza e la diffamazione, vedi la manifestazione No Tav.  Continua dunque la lotta.  Per rivivere quei drammatici eventi a 10 anni di distanza proponiamo in post  diversi il film (BELLA CIAO)  realizzato dal ACOIRIS TV. Sono nove video che invitiamo a vedere perchè il passato possa servire da lezione per il futuro.

Oltre ai video pubblichiamo testimonianze e racconti di chi c’era e di chi commentava .






Segue con altri due post

lunedì 11 luglio 2011

FERMIAMO LA TAV ISRAELIANA “MADE IN ITALY”

La Coalizione Stop That Train



Un nuovo treno ad alta velocità collegherà Tel Aviv e Gerusalemme. Questa nuova linea ferroviaria, il “Treno A1”, attraversa i confini ufficiali dello Stato israeliano penetrando nella Cisgiordania occupata, confiscando terre palestinesi per un progetto di trasporto israeliano dedicato esclusivamente ad israeliani. Ad essere colpiti saranno i residenti dei due villaggi di Beit Surik e Beit Iksa, che, già privati di gran parte della terra agricola e isolati da Gerusalemme a causa della costruzione del Muro, vedranno le loro proprietà nuovamente sottoposte a confisca.
La realizzazione del progetto A1 rappresenta una palese violazione della Legalità Internazionale, in quanto, percorre 6,5 chilometri attraverso la Cisgiordania occupata, contravvenendo alla normativa internazionale sui Diritti Umani, tra cui la IV Convenzione di Ginevra, che vietano lo sfruttamento delle terre da parte della potenza occupante.
Il progetto dell’A1 si inscrive inoltre nella politica israeliana di lungo periodo che mira ad attuare il trasferimento forzato della popolazione palestinese, diventando parte di un sistema infrastrutturale coloniale e di apartheid, che mentre provvede alle necessità della popolazione israeliana, nega quelle della popolazione palestinese.
Tra le aziende private, il progetto prevede il coinvolgimento dell’italiana Pizzarotti S.p.A. Un coinvolgimento che è complice nel violare la Legalità Internazionale, facendosi partecipe dei crimini di guerra commessi da Israele.
Per questo in Italia è nata la CoalizioneStop That Trainche mette insieme oltre60 organizzazioni, associazioni, reti, movimenti, ONG, e che ha dato vita ad una mobilitazione contro il progetto e il coinvolgimento della Pizzarotti S.P.A.
La Coalizione Stop That Train chiede:
  • ALLA AZIENDA PIZZAROTTI S.P.A DI RITIRARSI IMMEDIATAMENTE DAL PROGETTO
  • Al governo nazionale, ai governi locali e ai consigli cittadini di porre fine ai contratti con la Pizzarotti S.p.A., e a non stipularne di nuovi se non risolverà il contratto per la costruzione della A1
  • Alle persone di coscienza, di avviare effettive campagne di disinvestimento rispetto a titoli ed istituti finanziari collegati alla Pizarotti S.p.A

Frignuitte, Toto' e la Fontana di Trevi

Luciano Granieri




Oggi è possibile vendere la fontana di Trevi. Frignuitte è un soggetto molto particolare  , come Totò   nel famoso  film : “Toto’truffa” ci prova.  In una bella giornata di sole  monta un piccolo gazebo vicino alla fontana. Davanti alla postazione mettono in mostra i loro sensualissimi corpi due “ombrelline” che tengono in mano un cartello con su scritto: “Vendesi Fontana di Trevi: TRATTATIVA RISERVATA”.  Ogni  giorno il gazebo si affolla di curiosi, qualcuno palpa le “ombrelline” . Finalmente unna bella mattina si avvicinano a Frignuitte due miliardari Italo-Canadesi.  I Fratelli  Lecce. Questi si trasferirono in Canada dalla Val di Comino quando erano ancora in fasce. I genitori  giravano per Toronto a vendere gelati con un camioncino. Dopo decenni e decenni di lavoro da quel camioncino è nata e si è sviluppata  la “Lecce’s  Ice Cream  Corporation”  una delle più grandi catene per la vendita di gelati in  tutto il Canada. Mr. Tom Lecce e Mr. Anthony Lecce, quella bella mattinata d’estate s’intrattenevano  sotto il gazebo di Frignuitte  a contrattare il prezzo per acquistare la fontana di Trevi, la location ideale per costruire la “Marvellous Trevi Fontain Ice Cream and pie” . Nei pressi della fontana sarebbero sorti  immensi  Ice Cream Store con annessi  Pies  Store e yougurterie.  Vicino ai bordi del  capolavoro del Bernini  suggestivi tavolini in pietra viva   avrebbero consentito ai turisti di consumare un buon gelato rimirando uno dei più bei monumenti  del mondo.  La trattativa per l’acquisto si fece quanto mai serrata. Frignuitte chiedeva 130 miliardi di Euro, i Lecce ne offrivano 80. A sera l’accordo fu raggiunto sulla base di 100 miliardi di euro con pagamento a mezzo bonifico che i Lecce avrebbero dovuto effettuare per l’intero importo il giorno dopo.  Affare fatto ma Frigniutte , come Totò, non possedeva la fontana. “Nun te preuccapà statte cuntiente” La versione ciociara di “Don’t Worry be Happy”  .  Frignuitte contatta il ministero dei beni culturali, la presidenza del consiglio e il ministero dell’economia chiedendo in prestito la fontana per un anno allo scopo tentarne la vendita a un prezzo da definire. Qualora l’operazione non si fosse conclusa, Frignuitte avrebbe restituito la fontana  riconoscendo un intreresse sul prestito del bene di un milione di Euro. Berlusconie Tremonti  considerando che come minimo avrebbero  guadagnato il milione di euro di interesse, concessero  in prestito la fontana a Frignuitte il quale, verificato di aver incassato i 100 milioni di euro dai Canadesi mise a disposizione il sito ai fratelli Lecce. I lavori cominciarono, ma nel frattempo squadre di camerati , pagate sottobanco da Frignuitte, (per una spesa di circa 50 mila euro) iniziarono a sabotare i cantieri, a insozzare la piazza. Inoltre Frignuitte,  riuscì a corrompere dirigenti e funzionari del servizio idrico, affinchè  chiudessero i rubinetti della fontana  in modo da lasciarla a secco. Dopo un anno i Lecce si ritrovarono con la fontana priva d’acqua, scrostata e sporca , la piazza sudicia e  i cantieri che ancora dovevano partire. Fu allora che Frignuitte si offrì di riacquistare la fontana al prezzo di 60 milioni di euro, un importo inferiore ai cento pagato dai Lecce, ma ormai il monumento era  in degrado e dunque  il compenso offerto era più che onesto . Gli Italo-Canadesi per non perdere ulteriori soldi accettarono. Frignuitte ritornò in possesso della fontana e  la restituì  allo stato estinguendo il suo debito. Morale della favola:  Frignuitte,  dopo aver incassato 100 milioni di euro per la vendita di  un bene che non possedeva, dopo aver speso  un milione di euro di interessi da corrispondere allo stato per il prestito della fontana, più  altri 300.000 euro per pagare guastatori,   ombrelline,  e corrompere funzionari affinchè mandassero in malora il monumento in modo da costringere i Lecce a rivenderglielo ,  60 milioni di euro per tornare in possesso del  bene ,  realizzò un profitto  per un operazione fondata sul nulla di  38 milioni e seicentocinquantamila  mila euro. Altro che Totò.  Questo racconto  potrebbe essere la sceneggiatura di un film  comico basato su sgangherate truffe  e invece accade veramente. Frignuitte nella realtà è una grossa società finanziaria che specula vendendo AZIONI ALLO SCOPERTO . La  Fontana di Trevi  nel film rappresenta   titoli azionari  sovrani in questo caso emessi dall’Italia.  La grossa società finanziaria (Frignuitte nel film) dopo aver venduto a 100 titoli dello Stato italiano,  che non possiede,  ( Fontana di Trevi nel film)  a degli investitori (I fratelli  Lecce nel film ) chiede in prestito le stessa azioni oggetto della vendita  alla banca che le detiene (lo Stato nel film ) . In molti casi  la grossa società finanziaria e la banca fanno parte dello stesso gruppo. Dopo di chè sempre la società finanziaria (Frignuitte) fa in modo, una volta ceduto il titolo che questo si deprezzi. Coinvolge agenzie di rating (camerati nel film) affinchè declassino il titolo, corrompe amministratori , politici, economisti (dirigenti del servizio idrico nel film ) affinchè adottino politiche economiche inconsistenti  finalizzate a sfiduciare l'affidabilità della nazione che ha emesso il titolo sovrano e ridurla al fallimento . Raggiunto lo scopo la grande società finanziaria (Frignuitte) compra a 60  i titoli presi  in prestito  e venduti  a cento  agli investitori (fratelli Lecce)  realizzando un profitto di circa 38. A seguito di queste ripetute azioni speculative sui titoli sovrani molte nazioni fra cui la Grecia e in questi  giorni l’Italia sono costrette, per salvarsi, a imporre ai  propri cittadini  manovre lacrime e sangue che servono a reperire quei soldi che le società finanziarie, le banche, le agenzie di rating, gli economisti e i politici sottraggono in modo truffaldino alla comunità. E’ una pratica comune nella dinamica del potere del mercato e di un capitalismo sempre più vorace che divora stati , istituzioni e persone . Oggi per riparare a questi disastri si sta  parlando di ricette insane.  In Italia tutti insieme responsabilmente, la malandata maggioranza e l’inconsistente opposizione,  concorrono a ordire una manovra che ridurrà sul lastrico famiglie su famiglie , solo per compiacere quei mercati finanziari che hanno prodotto il disastro. L’unica vera azione responsabile, sarebbe quella di non pagare il debito ai malfattori che lo hanno creato attraverso le loro truffaldine speculazioni . In un periodo di crisi, si deve agire affinchè non solo si evitino speculazioni sui titoli sovrani ma si esentino gli stati a restituire gli interessi, perché quei soldi servono alla sopravvivenza delle popolazioni.



SUL BIOTESTAMENTO

Giuseppina Bonaviri

“Vorrei morire come sono vissuta, con dignità, e guardando in faccia le cose. E se dovessi cadere nell’incoscienza, che sia solo per il breve tempo di un sospiro. Questo è il mio testamento biologico. Quello che non potrò mai lasciare se approverete la legge così come la state votando”.


Dopo una pausa di circa due anni, ritorna al voto in parlamento, in questi giorni, nel silenzio più assoluto dei media, il dibattito sul cosiddetto testamento biologico. Alla Camera, la maggioranza sta andando verso la decisione di negare il diritto di rifiutare trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata, dunque escludendone il carattere terapeutico e dandone potere decisionale al medico, non al paziente. L'argomento è delicato, sarebbe bene evitare contrapposizioni troppo aspre e pure volendo lasciare libertà di scelta alle singole coscienze, ogni singola forza politica dovrebbe ora esprimere una sua posizione ufficiale, chiara.

In queste ore, alla Camera, stanno decidendo la legge sul bio-testamento legge che non ci consentirà di decidere del nostro destino, di stabilire se e quando una vita è degna di essere vissuta.

Questa è la situazione. Dimostriamo ai nostri Parlamentari, con una mobilitazione di coscienze lucide e serene che anche Frosinone, città europea, sa esprimersi.

domenica 10 luglio 2011

ENZA PERNA 
(dal periodico Torresette dell´8 luglio 2011)

Domenica 10 Luglio 2011 ore 17:58 “No entry”. Un nuovo divieto imposto ai ragazzi provenienti da Torre Annunziata. L’ ultimo codice che non si trova nei libri di scuola guida, ma solo nella vita di tutti i giorni, quella torrese però. Non è un pettegolezzo, magari lo fosse, ma è pura realtà. E’ accaduto ai 65 giovani dell’Oratorio Salesiano dell’istituto Mazzarello. Un “no” secco all’entrata dell’acquapark “Isola Verde” di Pontecagnano. Motivazione? Erano di Torre Annunziata. Come ogni estate, le suore salesiane, ed un’equipe di animatori, accompagnano i loro ragazzi ai parchi acquatici. Ragazzi, o meglio, bambini, visto che la loro età oscilla tra i 6 e i 13 anni. Verrebbe da dire un gruppo ben “scortato”, visto che ora dobbiamo parlare in termini malavitosi. Sì, perché queste persone, dato che parliamo di esseri umani e non animali, giusto per rammentarlo, non sono state accettate all’ingresso del parco acquatico, dopo una regolare prenotazione e diverse conversazioni telefoniche avvenute tra suor Aurelia, organizzatrice dell’escursione ed il gestore del parco. I due si sono messi in contatto più volte per definire i dettagli della giornata. «Devo dire - spiega la suora - che già dalla prima telefonata ho avvertito una certa resistenza. Il gestore era un po’ restio nell’accettare persone di Torre Annunziata. Dopo mille rassicurazioni da parte mia, sono riuscita a persuaderlo». «Va bene suora - rispose -, la sua bella voce è riuscita a convincermi, vi aspetto giovedì 30 giugno». «Una cosa assurda, convincere una persona a farci entrare - continua suor Aurelia -, ma tenendo a cuore i nostri giovani, ci siamo, per così dire, “sottomessi”. Meritavano una giornata di divertimento. Li conosciamo tutti e di loro ci possiamo fidare. Prima di partire i nostri ragazzi hanno subìto il cosiddetto “lavaggio del cervello” da tutti noi. Volevamo fargli fare bella figura e sfatare il mito che la popolazione torrese è tutta contaminata. Contenti e sicuri di aver avuto il consenso, siamo partiti. Al nostro arrivo - continua il racconto la suora - la sbarra però è rimasta chiusa. Ovviamente sono scesa dal bus che ci ha accompagnati per farmi riconoscere, ma la ragazza all’entrata e diversi dipendenti mi hanno detto che avevano avuto l’ordine di non fare entrare il gruppo di Torre Annunziata. A quel punto mi sono imposta. Volevo parlare con colui che ha accettato la mia prenotazione. Hanno trovato mille scuse. La cosa più assurda, e che mi ha fatto davvero male, è che mentre altre persone accedevano al parco acquatico, la ragazza mi diceva che i motori degli scivoli si erano guastati e per questo non potevamo entrare». «Andate più avanti, lì accettano tutti» - ci hanno detto. «Dopo questa frase infelice - spiega ancora suor Aurelia -, ce ne siamo andati all’Aqua Farm. Lì ci siamo divertiti ricevendo elogi da parte del personale per il comportamento impeccabile tenuto dai ragazzi». Se non è discriminazione questa, allora cos’è! Paura del diverso? Perché, noi siamo diversi? E chi erano queste persone messe alla porta? Ragazzi che hanno avuto una vita difficile, che hanno conosciuto le crudeltà della vita in tenera età, che hanno imparato a vivere in maniera civile frequentando l’Oratorio. Ragazzi dagli occhi vivaci, sorrisi pieni di vitalità, che con le loro t-shirts con su scritto “Estate Ragazzi”, provano a riscattarsi, tentano di crescere in maniera “sana”. Ogni giorno trascorrono i loro pomeriggi all’insegna dei discorsi positivi e importanti della vita: amore, rispetto, coraggio, paura. Tutti insieme come una grande famiglia. Sono talmente spaventosi? La “signoria” dell’Isola Verde ha ignorato tutto questo. In realtà non sono stati gli unici. Un episodio del genere dovrebbe smuovere chi di dovere, non si può star fermi a guardare mentre veniamo messi alla porta dagli altri Comuni come se fossimo degli appestati. Questo è un discorso che riguarda la nostra società. Se non c’è sinergia tra istituzioni, oratori e famiglie, i nostri ragazzi rischiano di essere abbandonati a loro stessi. Messi da parte proprio come i progetti che l’istituto Mazzarello propone e che aspettano di essere sostenuti. Ma i bambini non aspettano, crescono in fretta. Dovranno essere sempre mortificati ed etichettati come “quelli di Torre Annunziata”? Se c’è un po’ di orgoglio, dignità da parte di chi ci dovrebbe rappresentare, questo accaduto non può restare un caso impunito. Ma se questo “se” dovesse persistere ancora, allora è giusto che qualcun altro venga messo alla porta, perché è chi accetta la discriminazione che va discriminato. E poi, come ha detto un bambino salesiano, “non si può vivere bene senza coraggio e con la paura”.