Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 29 dicembre 2011

Spunta il forcone con Monti

Una produzione ME-TRO  (Merighi &Troja)




IL FUTURO E' NEI REBBI

IL CITTADINO CHE NON C’E’ Migrazioni, stranieri, minoranze

Associazione "Oltre l'Occidente"

Domani a Frosinone alle 17 Oltre l’Occidente nella propria sede di l.go Paleario 7 ospiterà Giuliana Sgrena suo malgrado protagonista di funesti eventi durante la guerra in Iraq ed oggi testimone di esperienze di pace e di lotta per i diritti, in primo luogo quelli della donna, nel mondo islamico. «La lotta per affermare i propri diritti è legata alla battaglia per la democrazia, quindi non può basarsi su una evoluzione della religione che affida comunque le scelte a Dio – interpretate poi da uomini – e non alla maggioranza della popolazione. Questo vale per tutte le religioni. La lotta delle donne si colloca all’interno della lotta più ampia della secolarizzazione dell’Islam, un processo difficile, anche a causa del contesto internazionale dove prevale il fanatismo religioso, non solo islamici. Un processo che il cristianesimo ha già attraversato ed è stato – è bene ripeterlo – altrettanto sanguinoso».
Così conclude Giuliana Sgrena il testo “Il prezzo del velo La guerra dell'islam contro le donne” un viaggio attraverso il mondo islamico al femminile per ribadire la necessità dell’affermazione della identità della donna.
Domani a Oltre l’Occidente di questo si parlerà in un incontro alle 17 dal titolo “La donna nel mondo arabo, la donna araba nel mondo occidentale”.

Sabato 31 conclusione con serata multietnica e concerto dei Damm&dong .Il vecchio proverbio formiano “damm e dong... amic' te song'” battezza questo gruppo di straordinario talento che genera e ricerca i suoni del mediterraneo, del mondo dell'ulivo, producendo un diluviante etno-altro, con vigore, impegno, cuore e ritmo ancestrali eppure futuribili. La colonna sonora ideale per un capodanno che voglia esorcizzare la paura dell'anno a venire.


L’Iniziativa realizzata con il contributo della Regione Lazio Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport” e con l’aiuto delle associazioni la Lanterna di Arce, Godere Operaio di Isola del Liri, la Casa dei Diritti Sociali di Frosinone e la Cantina Mediterraneo.

Riportiamo i video di  due momenti della conferenza che Giuliana Sgrena tenne la primavera scorsa ad Anagni.
Luciano Granieri



mercoledì 28 dicembre 2011

Il primo consiglio comunale dopo il Big Bang

Luciano Granieri


Frosinone. Mercoledì 28 dicembre, ore 18,00.   Si riunisce in seconda seduta, il primo consiglio comunale “DOPO CRISTO” ossia dopo la bufera giudiziaria abbattutasi sull’amministrazione Marini. La curiosità è molta perché, anche se all’ordine del giorno c’è la votazione della delibera sulla costituzione della  nuova società che andrà ad assorbire parte degli addetti  in quota al comune di Frosinone che lavoravano presso la Multiservizi, lasciata andare in malora, e l’approvazione di piccoli  aggiustamenti di bilancio,  si vuole vedere le reazioni di consiglieri, assessori, sindaco e affini sull’”affaire” Lacava e Gallon. Il tutto viene affidato ad un qustion  time richiesto dai banchi dell’opposizione sui cicloni  “occhi vigile” e urbanistica.  Purtroppo le aspettative di una grande discussione e di rivelazioni eclatanti lasciano il posto ad uno squallido e prevedibile gioco della parti. Si comincia con il  presidente del consiglio comunale, dott. Norberto Venturi, che snocciola l’ordine del giorno. Al primo punto la nomina dei nuovi consiglieri che andranno a sostituire i dimissionari Gianfranco Pizzutelli e Paolo Lacava vittime sacrificali di “quer pasticciaccio brutto de P.zza VI dicembre”. Sono  rispettivamente, Giuseppe Scaccia per Pizzutelli e Nicoletta Lombardi per Lacava.  Subito si verifica  il primo intoppo. Il sindaco Michele Marini, ancora prima, che si dia inizio ai lavori e anticipando la bufera che incombe dai banchi dell’opposizione,  prende la parola per dire la sua sulla questione. E’ tutta una sequela di luoghi comuni. “Siamo tutti rattristati e addolorati per l’accaduto, ma esiste la presunzione di innocenza, abbiamo piena fiducia nei magistrati, e comunque Majora Premunt (azzo che cultura)  per cui andiamo avanti con fiducia, che la giunta continui a governare. In  fondo cosa  è successo?  Nulla a parte un consigliere colto da infide telecamere mentre intasca  l’anticipo di una mazzetta e un altro consigliere, insieme con un funzionario, scelto direttamente dal sindaco, indagato per corruzione, non c’è nulla di che preoccuparsi nonostante le deleghe assessorili siano divenuti peggio dei titoli subprime, cioè spazzatura,  e non le vuole più nessuno. Il consigliere di minoranza Fabio Tagliaferri già bello carico, si scaglia imbufalito contro il sindaco urlando che il suo intervento non vale una cippa in quanto proferito quando ancora i nuovi consiglieri non erano stari nominati,  quindii rivolto ad un’assise non formalizzata.  Si accende la bagarre il presidente Venturi sbraita minacciando l’espulsione di Tagliaferri, il consigliere Smania inveisce contro Tagliaferri  manco fosse al congresso del circolo di Rifondazione di Frosinone Carlo Giuliani.  Ritorna la calma anche perché ci si rende conto che gli astanti soprattutto i lavoratori  della Multiservizi,  loro si alle prese con i problemi veri, sono in preda alla nausea più totale .  Si ratifica la nomina dei due nuovi consiglieri ai quali viene concesso un intervento di saluto. Scaccia preferisce non intervenire in un atmosfera incandescente,  Nicoletta Lombardi non riesce neanche a leggere le quattro parole messe in croce che qualcuno gli ha scritto su un foglietto. Inizia il question time. Il consigliere Pdl Magliocchetti  chiede notizie  su  come e a chi verranno riaffibbiate le deleghe assessorili, chiede lumi sul terremoto politico che sta attraversando la maggioranza. Gli viene risposto che il consiglio comunale non è il luogo dove i partiti che appoggiano Marini devono discutere del proprio destino.  Tradotto in Italiano  “Che  ne vuoi sapere tu che  sei della minoranza? Sono cazzi nostri”.  Il consigliere Tagliaferri  rifatto il pieno di adrenalina  ricomincia a caricare a testa bassa: chi governa Frosinone?  Non ci sono più gli assessori,  non ci sono più i consiglieri, si sono dimesse pure le donne delle pulizie  e lo sciacquone del cesso della sala consiliare non funziona, IL COMUNE E’ ALLA PARILISI. Viene facile rispondere che anche la Provincia governata dal partito di Tagliaferri è alla paralisi pur non essendoci alcun dimissionario. Ma qui siamo in Comune e comunque ci penserà il consigliere Quaresima a ricordare a Tagliaferri l’”iperattività” del consiglio provinciale. Il sindaco forte di una calma montiana risponde con  un berlusconiano “ghe pensi mi”. Piacentini sempre dai banchi dell’opposizione riporta la calma e fa un intervento tutto basato sul “noi però vi avevamo avvertito  e ve l‘aveva detto anche un vostro consigliere attraverso un’informativa del marzo 2010, che la pratica della lottizzazione di via Mastruccia era impicciata ma voi niente”. Gualdini transfuga Pd approdato a Sel timidamente si permette di rilevare che il suo piccolo, ma che dico piccolo, minuscolo movimento ritiene che le azioni poste in essere dal comune per lavare i panni non siano sufficienti neanche ad un prelavaggio. Quindi irrompe il consigliere di maggioranza Pierluigi Quaresima, il quale sbraca  affermando che in fin dei conti qualche sbaglio in buona fede si può fare, infatti Lacava mica lo sapeva perché gli stavano mettendo in mano una mazzetta di 25mila euro, credeva fosse un funzionario dello stato che gli  stesse consegnando la vincita del gratta e vinci. Poi Quaresima si riprende e dice due cose sensate. La prima”Sulla questione morale si giocano le fortune elettorali del centro sinistra” la seconda rivolto ai banchi dell’opposizione “se continuiamo così la genti non vota più né voi né noi”.  Ecco su questo secondo punto inviterei a riflettere i cittadini. Forse è veramente giunto il momento di andare oltre la semplice scelta  fra centro destra e centrosinistra, non è più sufficiente scegliere fra questo  o quel candidato,  fra questo o quel programma, non è più il tempo delle scelte fra proposte preconfezionate da burocrati  che tutto hanno a cuore tranne che il benessere dei cittadini. E’ tempo di  proporre noi cittadini un programma di governo è tempo di decidere  noi cittadini come dovranno essere gli scenari futuri. Sono passate le 20,00 nauseato vado via. I lavoratori della Multiservizi sono ancora li per conoscere il proprio destino.





Audit sul debito, istruzioni per l'uso

Guido Viale.Fonte "il manifesto" del 28/12


Il costo del debito pubblico italiano non è sostenibile: 8585miliardi di euro all’anno di interessi su 1.900miliardi di debito complessivo, che l’anno prossimo saranno probabilmente di più: 90-100; a cui dal 2015 si aggiungeranno (ma nessuno ne parla) altri 40-50 miliardi all’anno, previsti dal patto di stabilità europeo, per riportare progressivamente i debiti pubblici dell’eurozona al 60% del Pil. Ma questa è solo la parte nota del nostro debito pubblico; ce n’è un’altra “nascosta”, che forse vale quasi altrettanto e che emergerà poco per volta, mano a mano che verranno a scadenza impegni che lo Stato o qualche Ente pubblico hanno assunto per conto di operatori privati sotto le mentite spoglie di una finanza di progetto. Il Tav (treno ad alta velocità) è l’esempio e il modello più clamoroso di questo sistema; comporta per la finanza pubblica – finora,ma non è finita qui, e Passere ci si è messo d’impegno – un onere nascosto di circa 100 miliardi di euro. Ma secondo Ivan Cicconi dietro la circa 20 mila Spa messe in piedi dalle diverse amministrazioni locali si nasconde  un numero indeterminato di “finanze di progetto” , i cui oneri verranno alla luce poco per volta nei prossimi anni. Doppia insostenibilità Colpa della Politica? Certamente. Ma soprattutto colpa delle privatizzazioni, che non sono un’alternativa agli sperperi della Politica, ma il loro potenziamento a beneficio della finanza privata e di profittatori di ogni risma. La vera alternativa alla cattiva politica è la trasparenza e il controllo dal basso della spesa e dei servizi pubblici: la loro riconquista come beni comuni.
Finora gli interessi sul debito pubblico italiano sono stati pagati ogni anno, in tutto o in parte, con nuovo debito (che infatti è in larga parte il prodotto non di veri  investimenti, mai fatti, ma di interessi accumulati nel corso del tempo). Ma con il pareggio di bilancio in Costituzione, quegli 85-100 e poi 130-150 miliardi all’anno, dovranno essere ricavati interamente da un taglio ulteriore  della spesa pubblica o da maggiori entrate fiscali. Finchè il sistema finanziario globale è stato stabile, il debito italiano (ora al 120 per cento del Pil) non creava problemi: era una cuccagna sia per coloro che incassavano gli interessi, sia, soprattutto, per l’evasione fscale (120 miliardi) e la corruzione (altri 60 miliardi; altro che le pensioni troppo generose!). Quei costi e quegli ammanchi venivano infatti coperti dal Stato, indebitandosi. Ma da quando il sistema finanziario è diventato turbolento ( e nei prossimi anni lo sarà sempre di più) fare fronte a quel debito è sempre più difficile e costoso; e prima o dopo la corda si spezza. E’ un po’ quello che è successo con i mutui subprime, per anni hanno reso bene a chi li concedeva, a chi li rivendeva impacchettati a milioni nei cosiddetti Cdo, e a chi li comprava, ripartendo il rischio  -  come sostiene la teoria economica  - su tutto il pianeta: in particolare, per quello che riguarda l’Europa, tra le banche inglesi, francesi, e tedesche, che ne sono ancora oggi piene. Ma un debito non può crescere e accumularsi all’infinito; prima o dopo arriva la resa dei conti. Con i mutui subprime la si è in parte attutita e in parte nascosta finanziando a man bassa, con migliaia di miliardi di denaro pubblico, le banche che li detengono perché non fallissero. Con i debiti pubblici dei paesi dell’Europa mediterranea la Bce di Draghi ha deciso di fare la stessa cosa: finanziare le banche a tassi scontati perché riacquistassero i debiti pubblici in scadenza, a tassi  cinque-sette volte maggiori .  E le banche lucrano la differenza . Ma è un gioco che non può durare in eterno; nemmeno se, per miracolo, la Bce fosse autorizzata a comprare quei titoli  direttamente (“stampando” – come si dice, me le cose non stanno proprio così – moneta). Che cosa c’è allora , alla stazione di arrivo di questo binario? O la “crescita” o il default. Ecco perché politici ed economisti (e gli economisti-politici) si sbracciano a snocciolare  ricette inconsistenti  e persino ridicole per la “crescita”.Ma quale crescita? Con il pareggio di bilancio  - e in un contesto in cui gli interessi sul debito non vanno a sostenere la domanda, ma volano a gonfiare la bolla finanziaria  - per tornare a crescere il Pil italiano dovrebbe aumentare a un tasso superiore all’incidenza del servizio del debito (interessi più ratei di rimborso) . Ritmi cinesi ( e di una Cina che non c’è più) se lo spread resta ai livelli attuali; ma anche, a partire dal 2015, se tornasse a livelli giudicati “normali”. Ma niente di questo è in vista: invece di crescere , l’Italia è già in recessione; l’Europa sta per entrarci: le economie emergenti non “tirano” più e il mondo intero sta correndo incontro a un disastro ambientale irreversibile. Per questo il default non è fantascienza ma , ahimè, una prospettiva sempre più probabile; non ci siamo abituati, ma non sarebbe né il primo né l’ultimo della storia. Meglio dunque prepararsi. E prepararsi vuol dire negoziare a livello europeo una ristrutturazione del debito (di molti paesi; e di molte banche; anche quelle dei paesi più forti). E per  ristrutturare i debiti bisogna sapere come si sono formati , chi li detiene, e come isolare le conseguenze più negative di un loro congelamento, di una loro riduzione (il cosiddetto haircut: taglio di capelli) o di un loro annullamento selettivo (larga parte del debito italiano è classificato come “odioso” e “illegittimo” a seconda delle categorie coinvolte. E’ l’audit del debito: un programma che dovrebbe vederci impegnati per i prossimi mesi e forse anni; ma con cui è possibile costruire in forme condivise una piattaforma alternativa di governo dell’economia. In altri paesi – in Europa, Grecia, Irlanda, Spagna; e in altri in America Latina – questo lavoro è già in corso. Da noi potrebbe assumere dimensioni più vaste e profonde. Non si tratta infatti soltanto di coinvolgere un gruppo di economisti -  il più vasto possibile -  disposti a impegnarsi in questo esercizio; di rivendicare l’accesso ai documenti mai resi pubblici; e di diffondere i risultati della ricerca con una grande campagna di informazione . Per essere esauriente l’audit dovrebbe ricostruirne non solo il passato – come si è formato il debito – ma scavare nel presente  e, per i motivi spiegati prima, anche nel futuro. Cioè portare alla luce come viene gestita la spesa pubblica nella sua dimensione operativa. Per condurre un audit in questo modo bisognerebbe costruire in ogni città e in ogni ente un nucleo di persone disposte e interessate a rendere pubblico – senza violare per ora alcun obbligo di riservatezza – il modo in cui concretamente si formano le decisioni relative all’erogazione della spesa in cui il loro ufficio o il loro servizio è coinvolto; e di includere in questa disamina una rappresentanza dei cosiddetti stakeholder, gli utenti, siano essi pazienti, fruitori, soggetti di registrazione o controlli, o contribuenti; le imprese che accedono a qualche servizio o che ne sono fornitori; le altre banche, correlate, della pubblica amministrazione. Chiunque abbia lavorato in o a contatto con organismi pubblici sa che tra le leggi che disciplinano una materia e la loro applicazione operativa c’è un’infinità di passaggi, alcuni normati in forma di regolamento, altri gestiti in modo discrezionale, alcuni del tutto inutili o facilmente semplificabili, e molti sottoposti ai condizionamenti delle lobby legali che di attività illecite. In più, chiunque abbia lavorato in questo contesto sa che in certi ambiti  una parte del personale è veramente superflua , perché l’organico risponde esclusivamente  a una logica di potere della gerarchia; mentre in altri è decisamente insufficiente  o insufficientemente qualificata; e che anche la mobilità interna potrebbe essere gestita molto meglio, e in modo non vessatorio, con il coinvolgimento non episodico e non condizionato sia di chi il lavoro lo svolge tutti i giorni che di chi ne fruisce o concorre al suo risultato come fornitore o utente.  Si tratta di portare tutto questo alla luce, connettendo, mano a mano che l’analisi procede, al contesto dell’elaborazione macro sul debito sviluppata dagli economisti. Una riforma democratica della spesa pubblica e del debito non può prescindere da un’operazione del genere. Ma non può prescindere nemmeno una vera riforma della pubblica amministrazione fondata sui principi della partecipazione. Quella spending review che Brunetta ha varato interpretandola come licenza di bastonare  sadicamente i lavoratori e Tremonti cone programma di “tagli lineari” a cui sottoporre in modo indiscriminato e devastante tanto gli organici della pubblica amministrazione quanto la dotazione di risorse gestita da ogni servizio, i lavoratori del pubblico impiego la potrebbero prendere nelle loro mani. Per farne la base tanto di una piattaforma rivendicativa per una riorganizzazione dal basso del loro lavoro, quanto di una informazione dirompente del modo in cui si forma giorno per giorno la spesa e giorno per giorno si accumula il debito. E’ una proposta irrealizzabile o è il completamento irrinunciabile di un programma di conversione ecologica?

martedì 27 dicembre 2011

1961

Lucia Fabi, Angelino Loffredi
Il 1961 è ricordato come l’anno della costruzione del Muro di Berlino e dei primi astronauti che volano nello spazio ( Gagarin, Shepard, Titov ); se vogliamo essere più vicini alla nostra realtà territoriale ricordiamo che è l’anno in cui il Prodotto Interno Lord ( PIL ) in Italia tocca un indice mai più ripetuto ( +8,3% ). Oggi si direbbe una crescita cinese. Ma non era tutto oro quello che luce. Nell’interno di quell’eccezionale risultato c’erano le contraddizioni che riemergevano, prima fra tutte l’emigrazione. Nella provincia di Frosinone mediamente emigravano più di 1.000 persone l’anno. A Ceccano, invece il fenomeno che si stava affermando era quello del pendolarismo. Per gli abitanti delle campagne, infatti, sorgeva la necessità di andare a lavorare nei cantieri romani.Sempre a Ceccano, della magica squadra calcistica di Annunziata rimaneva solo un ricordo. Il nuovo gruppo sportivo militante nelle categorie inferiori non brillava per capacità. E’ solo il torneo rionale che riempe le gradinate del campo sportivo e sollecita antagonismi e passioni. In tale occasione, a giugno, la squadra rappresentante il rione Piazza, allenata da Leandro Mattone, si riconferma la più forte superando quella del Ponte. Sempre nello stesso anno, trascinati dal successo della grande olimpiade romana e dalla sorprendente vittoria di Livio Berruti, si apre un nuovo settore sportivo: non solo calcio ma anche atletica leggera. La squadra si chiama Società Atletica Ceccano che, pur priva di strutture e mezzi finanziari, sarà sulla cresta dell’onda fino a tutto il 1967. Per tutto il periodo costituirà per i cinquecento giovani, saltuari o fissi, che la frequenteranno, un eccezionale centro di formazione fisica e morale: Filippo Ranieri, Franco Del Brocco, Antonio Micheli, Fernando Fabi, Romeo Barletta, Vittorio Masi, ne saranno i protagonisti più affermati, artefici di risultati di valore nazionale.
Se questo è il contesto generale e cittadino, se la scienza porta l’uomo nello spazio è l’economia è in piena espansione e necessario ricordare che rimane sempre aperta la questione nell’interno del saponificio Annunziata dominata dall’arbìtrio e dall’arretratezza. Sono passati, infatti, otto anni dal licenziamento degli undici dipendenti; ne sono trascorsi tre da quando vennero licenziate le cinque donne colpevoli di aver illustrato agli Ispettori del Ministero le drammatiche condizioni di lavoro esistenti e la situazione è rimasta immobile, potremmo dire “ normalizzata”
Nel 1959 circolò solamente un volantino della CGIL che ricordava le terribili condizioni interne. Insomma il commendatore, odiato e temuto, in quel momento rappresentava veramente l’immagine dell’onnipotenza. Il suo potere, per i sostegni governativi di cui godeva, era tanto rafforzato che nel 1960 inventò un sindacato tutto padronale quasi a dimostrare di avere un sostegno operaio.
A luglio del 1961, convinto di aver un potere immenso, presentò una lista per le elezioni della commissione interna. Si prospettava, dunque un voto con lista unica, utile per tacitare gli avversari politici e necessario per dimostrare che in fabbrica esistevano le libertà sindacali.
Quando tutto sembra procedere secondo i suoi piani avviene l’imprevedibile, un fulmine a ciel sereno: la CISL presenta una lista di candidati. Ma ancora più sorprendente è che anche la Uil e la stessa CGIL sono in grado di depositare la proprie.
Improvvisamente sembra che il mondo stia cambiando!
Ma la storia non finisce qui. I mezzi a disposizione di Annunziata sono infiniti. Sente la necessità di reagire e di porre i suoi rimedi.
A tanti anni di distanza è per noi difficile ricostruire in maniera precisa quanto avvenne nell’interno degli uffici; la rabbia e lo sconcerto del servitorame, i tentativi di scarica-barile fra gli stessi e tutte le ipotesi di intervento discusse e prospettate. Quello che possiamo scrivere è che il giorno dopo tanto convulso movimento tre candidati della lista CSL ritirano la loro partecipazione alle elezioni.

Anche questo è imprevisto, comunque un colpo durissimo. Dopo qualche ora dalla notizia, il segretario provinciale della CSL, Nicola Sferruzza, insieme con i ceccanesi Osvaldo Rocca e Luigino Santodonato varcano il portone della Questura di Frosinone per presentare una denuncia riguardante l’avvenimento.

Certo è una tempestiva risposta ma fra gli operai incomincia ad aleggiare il fantasma del dubbio: chi saranno i prossimi a ritirarsi ?Quale sarà la lista vincente ? Come andrà a finire ?

Il voto degli operai e degli impiegati è stabilito per il 9 di agosto. Una data decisiva, importantissima. Il giorno precedente per i dirigenti sindacali e per tutti gli operai coinvolti sarà drammatico, caratterizzato da una serie ininterrotta di conferme di impegni solenni proclamati ma anche di diffidenza e di sospetti. La notte prima del voto si prospetta per tutti piena di incubi.

Caro Ferrero, o stai con Cremaschi o stai con Bersani…

Redazione  http://www.controcorrentesinistraprc.org/

Pubblichiamo questa lettera aperta inviata da 20 dirigenti nazionali della sinistra di Rifondazione a Ferrero. Nelle sue conclusioni al dibattito svoltosi al congresso nazionale di Napoli, due settimane fa, il segretario di Rifondazione indicava la necessità di sostenere il movimento No Debito e di contribuire alla riuscita della manifestazione del 17 dicembre a Roma. Meno di una settimana dopo il consiglio nazionale della Federazione della Sinistra approvava – con i voti contrari delle sole compagne Previato e Forenza – la convocazione di una manifestazione contro il governo Monti il 18 dicembre a Roma. Un modo curioso di sostenere il movimento. All’assemblea dei NO Debito peraltro una fugace visita di Ferrero, pochi rappresentanti della maggioranza di Rifondazione e nessun intervento della segreteria nazionale. Se questo è il modo di iniziare la stagione dell’opposizione a Monti siamo ben messi…


Lettera aperta al segretario del Prc Paolo Ferrero.
Caro Segretario, abbiamo appena concluso un congresso del nostro partito che ci ha visto su mozioni distinte, tuttavia i fatti hanno la testa dura: la crisi del capitalismo e la gestione che ne fanno le classi dominanti spinge il partito ad assumere una posizione di contrasto netto al governo Monti. Siamo tutti d’accordo con la necessità di costruire la più ampia opposizione al governo, che peraltro ha appena varato una delle manovre economiche più classiste dei tempi recenti. L’ipotesi da alcuni paventata che il governo potesse godere di una luna di miele, in virtù della soddisfazione della caduta di Berlusconi, si è rivelata in pochi giorni totalmente errata. La controriforma delle pensioni, il blocco degli assegni pensionistici, l’ennesimo aumento dell’Iva, la reintroduzione dell’Ici con tanto di rivalutazioni degli estimi catastali e la demagogia sui costi della politica e sulla tassa ai patrimoni scudati hanno reso chiaro la natura di classe di questo governo, che dà un messaggio politico netto: la crisi deve essere pagata dal lavoro dipendente. L’opposizione sociale stenta ad organizzarsi a causa del sostegno scandaloso da parte delle forze politiche del centro sinistra al governo. La Cgil, costretta a promuovere lo sciopero, balbetta la sua insoddisfazione per gli esiti della “trattativa” con il governo sulla modifica della manovra. Tutta la strategia del sindacato è improntata a non alimentare l’opposizione al fine di garantirsi equilibri politici più avanzati (un governo di centrosinistra) alle prossime elezioni politiche.
In questo contesto come il Partito della Rifondazione comunista intende costruire l’opposizione? La cosiddetta “sinistra liberale” è totalmente allineata alla politica economica del rigore della Bce e del Fmi, insieme alla destra del PdL e al Terzo Polo. Esiste uno spazio enorme alla sinistra del partito unico del governo. In questo solco il nostro partito ha dato la sua adesione al comitato NO DEBITO che ha promosso la sua seconda assemblea nazionale a Roma il 17 dicembre 2011, dopo la prima riuscita iniziativa del 1 ottobre, nella quale tu stesso sei intervenuto. Perché abbiamo dato questa adesione? Ipotizziamo che il nostro sostegno sia determinato dai cinque punti rivendicativi alla base del comitato che possono rappresentare la leva per una riscossa del mondo del lavoro e di tutte le vertenze aperte contro la politica di rapina del capitale. Promuovere mobilitazione, mettersi a sostegno della autorganizzazione del conflitto. Le vertenze non mancano, e sono destinate ad aumentare, lo scontro promosso da Marchionne, gli effetti della crisi economica e degli attacchi del governo, per quanto possano provocare paure e disorientamento, creano le condizioni per l’esasperazione del conflitto sociale. È decisivo pertanto rivolgersi a quei settori di movimento che in contrapposizione al quadro politico istituzionale sono il terreno privilegiato della nostra proposta di costruzione dell’opposizione. Sorprendentemente sabato 10 dicembre scorso il coordinamento della Federazione della Sinistra ha proposto unitariamente un’assemblea nazionale il 18 dicembre 2011 a Roma aperta a tutte le forze politiche “che hanno annunciato l’opposizione alla manovra” e in particolare per proporre un patto di consultazione “alle forze che si oppongono da sinistra alla manovra” dentro e fuori dal Parlamento. Come è noto l’iniziativa viene decisa con il voto contrario di Previato, e l’astensione di Forenza, dopo un dibattito nel quale è stato reso esplicito che l’obiettivo dell’iniziativa è mantenere aperta la prospettiva di una forma di coordinamento con le forze di centrosinistra, Pd incluso.
Ci sembra pertanto che questa iniziativa entri in diretto contrasto con quella del 17 e non solo per motivi organizzativi. Nelle tue conclusioni al nostro congresso nazionale hai ribadito l’importanza della partecipazione al percorso del comitato No debito. Eppure, a pochi giorni di distanza, nulla si fa per promuovere questa partecipazione e al contrario se ne organizza un’altra di segno completamente opposto. Noi chiediamo elezioni subito, quindi siamo per le dimissioni del Governo. Come è possibile proporre un patto di consultazione a forze politiche che hanno votato la fiducia a Monti e di ‘coordinarsi’ con uno dei due pilastri della maggioranza che sostiene il Governo stesso? Ci proponiamo di costruire l’opposizione o di prefigurare il nuovo quadro di alleanze per l’anno 2013? Inoltre, per quale ragione queste forze dovrebbero consultarsi con il nostro partito, dopo che hanno affossato il referendum per la legge proporzionale, che hanno affossato la volontà di 27 milioni di no alla privatizzazione dell’acqua. Cos’altro devono fare e dire queste forze per dimostrare la loro adesione al neoliberismo? Cos’altro aspettiamo noi a chiudere ogni confronto con questi “sinceri democratici”? D’altra parte Pd, Idv e Sel sono talmente saldamente attaccati ad una prospettiva di governo del paese da non temere un’erosione del loro consenso elettorale proprio perché noi non siamo una minaccia. Il patto di consultazione, ammesso che mai si realizzi, avrà l’unico effetto di non rendere credibile la nostra opposizione.
Caro Ferrero, l’opposizione a Monti è la discriminante di ogni alleanza, tu da che parte stai? Noi non abbiamo dubbi: siamo nelle vertenze operaie e contro le burocrazie che le mandano alla deriva, siamo con chi tutela i beni pubblici e contro chi li vuole privatizzare, e per questo facciamo appello a te a sciogliere le riserve, abbandona ogni velleità di fronti democratici e schierati con nettezza con chi la crisi vuole farla pagare ai padroni a partire dal comitato No debito e dal percorso di opposizione e di mobilitazione avanzato nelle sue assemblee nazionali.



Claudio Bellotti Alessandro Giardiello Marco Veruggio Mara Armellin Franco Bavila Donatella Bilardi Maria Lucia Bisetti Margherita Colella Antonio Erpice Lucia Erpice Francesco Giliani Patrizia Granchelli Luisa Grasso Domenico Loffredo Lidia Luzzaro Dario Salvetti Paolo Scarabelli Jacopo Renda Sonia Previato Ilic Vezzosi Serena Capodicasa Luigi Minghetti


Freddie in Terrassa

Luciano Granieri

Roma, teatro Olimpico. E’ una memorabile serata  di  primavera del 1982 .  Sul palco cinque straordinari musicisti hanno appena finito di far saltare il pubblico sulle poltroncine concludendo una scintillante esecuzione di  One of a Kind.  Fra quegli appassionati c’era anche il sottoscritto ed  un estasiato Nino  Manfredi,   che seduto per caso accanto a me, esprimeva tutta la sua passione e ammirazione per quei  cinque musicisti .  Al chetarsi  degli applausi,  all’improvviso,  un amplificatore emette un fischio acuto,  effetto larsen si dice in gergo tecnico. Un dei cinque musicisti, il trombettista, si volge verso la cassa acustica e mentre con  la tromba prende la stessa nota acuta del fischio, con il piede batte il quattro e il quintetto attacca  ad improvvisare un blues che ha come semplice tema quella nota riportata dall’effetto larsen. Abbiamo assistito all’esecuzione di un pezzo   che evidentemente non sarà  mai più eseguito  perché basato sull’improvvisazione pura scaturita da un semplice rumore uscito dagli apparati acustici. Questa è l’esaltazione della musica jazz. Ah  dimenticavo.  I cinque musicisti protagonisti di questa straordinaria performance erano:  Harold Land al sax tenore, Billy Child al pianoforte, Herbie Lewis  al contrabbasso, Steve Houghton alla batteria.  Il trombettista alla testa del gruppo che ha dato il la (ma forse era un do) all’improvvisazione era l’incredibile  FREDDIE HUBBARD, uno dei più talentuosi  interpeti del panorama jazzistico  degli ultimi  sessant’ anni. E’ proprio con questo musicista, la cui performance del teatro Olimpico ha segnato profondamente  la mia militanza  di "jezzemane", che voglio chiudere l’anno jazzistico  di Aut,  e aprire il prossimo.  Infatti  dedicherò due post (questo ed  un secondo che uscirà all’inizio di gennaio)   ad un concerto tenutosi nel 1991 a Barcellona in occasione del festival jazz di Terrassa il cui protagonista è il trombettista di Indianapolis, questa volta alla testa di un quintetto composto da:  Donald Braden al sax tenore,  Benny Green al pianoforte, Jeff Chambers al contrabbasso, Louis Hayes alla batteria.  Freddie Hubbard è senza dubbio un virtuoso del suo strumento, talmente virtuoso che ogni tanto  eccede nel  mostrare la sua straripante tecnica  rendendo le sue esibizioni un po’ freddine.  Resta il fatto  che  questa sua caratteristica lo ha fatto diventare  un icona per tutti i trombettisti che  calcano  palchi   e jazz club di mezzo mondo, in particolar modo dopo la sua morte sopravvenuta nel 2008 .  Ricordo una chiacchierata con Fabrizio Bosso, uno dei musicisti  italiani più affermanti nel panorama jazzistico internazionale. Il trombettista piemontese  alla mia domanda su quali fossero i musicisti che lui apprezzava di più non ebbe dubbi nel rispondere che, pur riconoscendo la grandezza di Miles Davis o la liricità di un Chet Baker, i migliori erano, soprattutto per la grande valenza tecnica,  Freddie Hubbard, appunto, e Woody Shaw. Nei brani che seguono relativi al festival jazz di Terrassa, Freddie offre una prestazione eccellente. Nei suoi assoli  non eccede mai in inutili virtuosismi , la sua straordinaria  tecnica pur emergendo da  ogni nota, riesce a non occultare le altre doti di sensibilità e originalità armonica e timbrica ben presenti nel suo bagaglio artistico.  Anche il gruppo che lo accompagna è tecnicamente ben attrezzato. Del resto ogni ensemble che ha suonato con  Freddie Hubbard   nel corso della sua carriera, doveva per forza di cose comprendere  musicisti eccellenti per essere all’altezza della sua straripante tecnica . Freddie sosituiì Miles Davis nel leggendario quintetto composto da Shorter, Hancock, Williams e Carter e fu una delle stelle degli Art Blakey’s Jazz Messanger . Con lui hanno  suonato, fra gli altri,  jazzisti del calibro di , Oscar Peterson,  Dexter Gordon, Sonny Rollins  McCoy Tyner e altri trombettisti. Ricordo una formidabile incisione di Hubbard per la "Pablo"dal titolo  “Alternate Blues” in cui con, Dizzy Gillespie  e Clark Terry, ci offre  delle tracce una più esaltante dell’altra.  Tornando al  concerto del festival la Terrassa, cui si riferiscono le immagini.  In questo primo intervento  propongo tre pezzi: Il primo è  “Bolivia” di Cedar Walton, un pianista che spesso ha suonato con Freddie. Il brano è composto da due sequenze ritmiche di 16 battute che si alternano l’un l’altra.  Ogni volta che si passa dal tempo "afro" allo swing, l’esecuzione ha un sussulto di groove potentissimo. Pregevoli gli assoli  tanto di Freddie, quilibrato e sofisticato nel fraseggio , quanto di Braden e Green, straripante invece la batteria di Louis Hayes, vera spina dorsale del brano. Hayes , detta il passaggio fra una fase  ritmica  e l’altro e si produce in una assolo conclusivo impressionante per velocità e precisione.  Segue “God Bless the Child”. Lo standard, reso famoso da Billy Holiday, segna un momento di elevato livello emotivo. Freddie Hubbard esegue l’introduzione e successivamente il tema, avvicinandosi e allontanandosi dal microfono  creando una suggestione timbrica molto particolare. Questa tensione si scoglie poi nelle successive battute più tipicamente blues in cui Benny Green al piano offre una prestazione magistrale carica di blue notes.  Si conclude il contributo con il brano “Off Minor” di Thelonius Monk.  Qui oltre alle splendide sortite solistiche di Hubbard e Green, si apprezza la fluidità di fraseggio di Donald Braden al tenore, in particolare nelle battute dove si esprime non accompagnato dal resto del gruppo. Aggiungo un ultima notazione interessante. I video sono introdotti dai quadri del pittore impressionista olandese Karen Appel, un connubio  fra pittura e musica che spesso ha trovato spazio  su Aut. Buona visione. And
GOOD VIBRATIONS