Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 20 settembre 2012

Quale democrazia per l'Europa? Una risposta a Habermas


Articolo apparso su Liberation il 3 settembre 2012
La crisi europea cambia l'assetto dei poteri, modifica l'equilibrio instabile dei rapporti tra gli stati, e tra il livello nazionale e quello europeo. Le decisioni sull'economia non lasciano spazio ai processi democratici. Ma senza democrazia non c'è Europa
Jürgen Habermas ha parlato alto e chiaro sulla situazione europea e le decisioni che essa esige nell’articolo scritto assieme all’economista Peter Bofinger – membro del Consiglio tedesco dei saggi – e all’ex ministro bavarese Julian Nida-Ruemielin, uscito sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung il 3 agosto scorso (in italiano su Repubblica del 4 agosto) con il titolo “Rifiutiamo una democrazia di facciata”, nel quale prende di mira le allusioni di alcuni membri del governo sulla elezione a suffragio universale di un presidente dell’Europa per legittimare il patto di bilancio europeo.
Nell’essenziale la tesi di Habermas è che la crisi non ha nulla a che vedere con le “colpe’ degli Stati spendaccioni che gli stati “economi” stenterebbero a risanare (in tedesco “Schuld” significa sia “debito” sia ”colpa”). Ha invece tutto a che vedere con l’incapacità degli Stati, messi in concorrenza dagli speculatori, di neutralizzare il gioco dei mercati e a premere per una regolamentazione mondiale della finanza. Per cui non si uscirà dalla crisi se l’Europa non si decide a “varcare il passo” verso l’integrazione politica che permetterebbe insieme di difenderne la moneta e affrontare le politiche di riduzione delle ineguaglianze al proprio interno che è la sua ragione di esistere. Terreno naturale di questa trasformazione è il “nocciolo europeo » (Kerneuropa), cioè l’eurozona più gli Stati che dovrebbero entrarvi (in particolare la Polonia). Ma la condizione sine qua non è una democratizzazione autentica delle istituzioni comunitarie, che Habermas intende essenzialmente come formazione d’una rappresentanza parlamentare dei popoli finalmente effettiva (attraverso un sistema a due livelli che egli distingue dal “federalismo” di tipo tedesco), dotata di poteri di controllo politico a livello continentale, in particolare sulla dimensione e l’utilizzazione delle imposte che sosterrebbero la moneta comune, secondo il principio degli insorti americani: «No taxation without representation!».
Bisogna felicitarsi di questo intervento e non lasciarlo isolato. Esso viene dopo una serie di coraggiose prese di posizione con le quali Habermas ha attaccato “il nuovo nazionalismo della politica tedesca e i pregiudizi unilaterali” che esso copre. E comporta un notevole sforzo per tenere assieme il piano politico, quello economico e quello sociale, come a prefigurare il contributo che l’Europa potrebbe portare a una strategia di uscita dalla crisi su scala mondiale, basata sugli imperativi di una protezione dei diritti sociali (che non significa la loro immutabilità) e di una regolazione dei meccanismi di credito che proliferano “sopra la testa” dell’economia reale. Per ultimo, Habermas afferma senza ambiguità che un’Europa politicamente unificata (la si chiami o no «federale ») non è possibile che a condizione d’una democrazia sostanziale che investa la natura stessa dei suoi poteri e della loro rappresentatività, dunque legittimità. Da parte mia, da tempo sostengo una tesi più radicale (qualcuno dirà più vaga): una Europa politica, senza la quale non c’è che declino e impotenza per le popolazioni del continente, non sarà legittima, e quindi possibile, se non sarà più democratica delle nazioni che la compongono, se non farà un passo avanti rispetto alle loro conquiste storiche in tema di democrazia.
Il ragionamento del filosofo di Francoforte comporta tuttavia, ai miei occhi, due punti deboli fra loro connessi. Il primo è che non tiene in conto il tempo passato, e dunque la congiuntura: come se la crisi non si dispiegasse da anni; come se si potessero riportare indietro gli effetti che ha prodotto e realizzare ora quel che sarebbe stato necessario fare per evitarla, essenzialmente al momento di mettere in atto il sistema monetario europeo. Non credo che sia così. Converrebbe almeno sviluppare l’indicazione di Habermas relativa alla accettazione dell’imposta e il controllo del suo uso. Non ci sarà uscita dalla crisi, né in Europa né altrove, senza una “rivoluzione fiscale” che implica non solo imporre tasse su scala continentale e vegliare sulla loro giusta ripartizione, ma di utilizzarle in un’ottica diretta alla crescita dell’occupazione che la crisi ha devastato, alla riconversione delle attività produttive e alla riorganizzazione del territorio europeo. Qualcosa come un New Deal o un piano Marshall intereuropeo. Cosa che implica il ritorno a una politica monetaria equilibrata fondata sul circuito di scala non meno che su quello bancario (che è, vedi caso, quello che alimenta la speculazione).
Il secondo punto debole dell’argomentazione di Habermas è che si attiene a una concezione esageratamente formale della democrazia – sempre meno soddisfacente in una fase in cui sono in atto potenti processi « sdemocratizzazione » nella nostre società, che derivano anche dalla crisi, ragioni di opportunità ed efficacia a favore di una “governance” dall’alto. Non si tratta soltanto di correggerli, occorre contrastarli e opporre loro delle innovazioni democratiche “materiali”. Non mi si fraintenda: non ricuso affatto il bisogno di rappresentanza. Al contrario, la storia del 20mo secolo ne ha dimostrato assieme la necessità e i margini di fluttuazione, fra la semplice delega di potere e il controllo effettivo. Bisogna approfondire questo dibattito su scala europea. Ma anche introdurre altre modalità di democrazia, o meglio di democratizzazione dell’istituzione politica. È la chiave per risolvere la famosa aporia del «demos europeo». Il demos non preesiste come condizione della democrazia, ne deriva come un effetto. Ma neanch’essa esiste se non nel corso e nelle forme delle diverse pratiche di democratizzazione. Come democrazia rappresentativa, certo, ma anche come democrazia partecipativa, il cui limite è il comunismo autogestito (la costruzione dei comuni », direbbe Negri), e come democrazia conflittuale («contro-democrazia», direbbe Rosanvallon), che vive di rivendicazioni e proteste, di resistenze e di indignazioni. Sono modalità in equilibrio instabile – è vero – che ci allontana da un costituzionalismo «normativo». Non potrebbero esser messe in atto da decisioni prescrittive, quale che ne sia il modo di legittimazione (come altri, Habermas evoca con insistenza la possibilità delreferendum sul futuro dell’euro e dell’Europa). Può perfino sembrare che andando oltre la possibilità di una gestione da parte dei governi, dando vita alle virtualità dell’autonomia o del dissenso, esse vadano incontro all’obiettivo di una « rifondazione » dell’Unione europea: come fare unità con la molteplicità e la contraddizione, stabilità con l’incertezza, legittimità con la contestazione? Ma inversamente, si può chiedere a Habermas, come immettere democrazia nella costruzione europea senza un «salto» o un «passo di lato» rispetto alle strutture e procedure che sono state concepite per escluderla, neutralizzarla, e che i metodi di gestione della crisi, essenzialmente destinati a evitare l’intervento dei cittadini, hanno sistematicamente bloccato? Bisognerà pure che, su questo e altri punti («l’Europa sociale»…) si faccia avanti qualcosa come un’opposizione o un movimento.
Non lasciamo passare l’occasione che Habermas e suoi colleghi ci offrono di un dibattito sull’Europa per gli europei e fatto dagli europei. Esso si delinea in forme diverse dovunque è imposto dalla gravità della crisi: in Grecia, in Spagna, pochissimo in Francia malgrado l’allarme che dovrebbe provocare la valanga (di chiusure industriali e di polemiche) del rientro dall’estate, che sembra un remake delle campagne del 1992 e del 2005, con la sola differenza che non è previsto nessun referendum. Nulla che esca dalle frontiere nazionali. Nulla, quindi, che spinga la politica al livello che esigerebbero sia le urgenze sia i principi.

martedì 18 settembre 2012

Genocidio Sabra e Shatila

fly may 1000

 Ricordare credo sia un dovere di tutti...perchè non accada più...perchè l'umanità resti umana e non una bestia senza amore...perchè la vita va difesa sempre e comunque.....ad ogni costo....perchè non ci sono " ragioni " per uccidere...M A I.
Voglio un mondo all'altezza dei miei sogni!!!!!




Una madre ...
"In questi giorni
in questa ricorrenza di sangue,
di ferite che non si rimarginano
vive di sangue,
come la mia testa che non smette di scappare.
Eri una bambina in gioco
con quella voglia di baci bianchi.

Sei morta
come fossi una
terrorista,
ti hanno strappata
dalle mie braccia,
hai cominciato a gridare
il nome mio,
e mi sentivo tagliare la carne,
colpi come siluri diretti per uccidere,
lacerante vuoto
mi ha fermato il cuore per sempre.
Ti hanno uccisa e gettata via
come
fossi un pezzo carne,
eri solo una bambina,
che rideva di niente.
In un giorno di lucida follia umana ,
in quelle 40 ore di mattanza
mi hanno uccisa lasciandomi
viva.
Sono morta,
vivo
solo per ricordare
che eri viva,
eri
una bambina
che rideva di niente.
Solo in questi giorni
torno ad essere
madre
che
accudisce il ricordo,
con la tua fotografia
sul cuore,
mostro il tuo volto
a
persone che
arrivano dal mondo
e scoprono
che
esitevi
figlia mia.


No Monti Day a Roma il 27 ottobre



Un ampio schieramento di persone, organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili, si è assunto l'impegno di dare voce e visibilità  alle tante e ai tanti che rifiutano Monti e la sua politica, dando vita il 27 ottobre a Roma a una giornata di mobilitazione nazionale, NO MONTI DAY.
I punti fondamentali di questa mobilitazione sono:
No a Monti e alla sua politica economica e sociale, oggi e domani.
No all'Europa del Fiscal Compact e delle misure che hanno distrutto la Grecia e ora fanno lo stesso in Italia.
No all' attacco autoritario alla democrazia e  no alla repressione contro i movimenti ed il dissenso.
Vogliamo manifestare per mostrare che, nonostante la censura del regime informativo montiano, c'è un'altra Italia che rifiuta l'austerità ed il rigore nel nome dell'eguaglianza, dei diritti e dello stato sociale, dei beni comuni e della democrazia per tutte e tutti, nativi e migranti. Un'Italia che vuole  e lotta per un'altra Europa rispetto a quella sottoposta alle decisioni autoritarie dei governi liberisti e antipopolari in primis quello tedesco, della Bce e della Commissione, del grande capitale e della finanza internazionale.
Promuoviamo una manifestazione rigorosa e radicale nei contenuti, pacifica nella sua forma, per far sentire ovunque la voce dell'altra Italia ed esprimere il massimo sostegno a tutte le lotte in atto per i diritti e per il lavoro, dalla Vallesusa al Sulcis, da Taranto agli inidonei e ai precari della scuola .
Vogliamo che la manifestazione, che partirà alle 14 da piazza della repubblica, si concluda con una grande assemblea popolare, ove si possa liberamente discutere di come dare continuità all'opposizione a Monti.
Proponiamo a tutte e tutti coloro che sono interessati a questa percorso di costruirlo assieme, specificandone e ampliandone i contenuti, fermi restando i punti di partenza e le modalità qui definiti.
Per queste ragioni ci ritroviamo Il 19 settembre alle ore 16 al Rialto occupato a Roma (v. S. Ambrogio, 4), per definire conclusivamente la piattaforma e l'organizzazione della mobilitazione, in una riunione, su un piano di assoluta parità, di tutte le persone e le forze organizzate che vorranno esserci.

Il comitato promotore provvisorio

Poritutti (Roma-Bologna 2-3)

Kansas City 1927


Che poi, dimose la verità. Sta sosta dele qualificazioni ai mondiali pe fa giocà er campionato ha mpo rotto. Nse interompe nemozione azzura, nse fa così. Noi che eravamo così carichi, così orgojosi, ma soprattutto così interessati ale gesta dei Prandellici, noi così affezionati a quer team nonostante un nome che ricordava più l’industria autarchica da ventennio che il calcio: l’ItalRoma. Stavamo tanto bene, segnavano i nostri, se vinceva, era facile, era bello, la sistolica stava sotto i 170. Envece no, amo dovuto rimettese le majette rosse e giocà Corbo Logna, amo dovuto soffrì come le bestie, amo dovuto fasse er battesimo ner sangue.

E dì che era cominciata così bene.
 Pe il tifoso ancora saturo de istrionismo asturiano, vedè la formazione che ce s’aspetta è sempre un piccolo brivido, na cosa che riscalda e rassicura, senza sorprese, senza paure, da Franco a Destro passando pe Taccidis ce stanno tutti quelli che oggi voremmo in campo. Co na piccola novità tattica: er Santone l’ha separati.
Zema ha deciso che Pjanic e Totti non ponno giocà dalla stessa parte. Pare che nce siano stati problemi dopo ste comunicazioni tattiche. Cioè, na signora dele pulizie a Trigoria ha trovato un fojetto mezzo strappato co scritto “L’UNICO BOEMO BUONO E’ UN BOEMO MORTO”, e un giardiniere dell’Olimpico ha dovuto rizollà diversi punti della fascia sinistra dove era stato inciso “F+M WAS HERE”, e su na piastrella der cesso della security è stata cancellata la scritta ACAB ner senso de All Cignos Are Bastard, ma nessuno ha dato peso a st’indizi, e co tranquillità e convinzione s’è scesi in campo.
S’è scesi in campo e stavamo subito a giocà a pallone, ma bene, tanto da facce pensà che quell’atto de bullismo situazionista mutuato dar Subbuteo a cronometro ancora fermo non sia na stronzata da consegnà agli annali dele tante prese per il culo subite ma na specie de Haka der Cuppolone, na roba che impressiona e te fa partì già in vantaggio, na roba da fatte urlà tremate corete ariva lo squadrone giallorosso, e ringraziate che ce sta sta cazzo de ligna de centrocampo che ce regge (“lassame ligna, lassame, fammannà a menaje, lassame!” pensano i nostri nell’attesa dell’avvio).
 E quindi pronti via, pure stavorta er dueotto se schiera.
Du difensori dietro a convice se stessi e er pubblico der fatto che faranno er lavoro loro fin dar carcio d'inizio, e tutti l'artri a rombà er motore come centauri coatti, co Lamela e er Colosso tarmente convinti de sta cojonella da bulli da spot da aspettà er fischio d'inizio nela posizione der loto zemaniano, quella a gambe flesse su blocco de partenza co sguardo a tera a aspettà lo sparo boemo, come se poi, na vorta battuto er carcio d'inizio, non ce fossero comunque undici ostacoli bolognesi da sartà.
Ma la polaroid quest'anno è tradizione e annuncio der dogma che tosto s'impone a botte de sovrapposizioni in avanti, a ritroso e in buffering in quantità e qualità tali da far sì che su Youporn appaia tra le novità la categoria "bohemian sovrapposition".
E siccome quando se scoprono le gioie der sesso poi ce se va notoriamente a ròta, e siccome quando sei milite pure la commedia all'itagliana te lo impone, se dopo mille pippe ravanate e mille chilometri macinati hai finarmente scoperto quant'è bello fa all'ammore, la voja de rifallo subito te se magna vivo.
De San Siro ancora tremulo ma de rincore mai frenulo, Sturmentruppen Florenzi sbuffa, tosto si erge, turgido se pompa, ansimando se presenta: "Capitanomiocapitano, duro come un muro, puro come un mulo, mi ridia la palla per favore, a Milano ha funzionato! Posso rifarlo ancora!", implora audace la spina.
- “Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah non è nessuno eh?”, replica sereno Ercapitano.
- “Sono io Signore, quello che ha segnato domenica Signore!”
- “Non dire cazzate che Osvaldo non c'è e Marquinho è in panchina! Come ti chiami sacco di lardo?”
- “Signore Florenzi Signore!”
- “Florenzi? Il tuo è un nome da renziano, tu sei renziano? Tu sei un rottamatore che ce l'ha con noi vecchi?”- “Signornosignore!”
- “Non mi piace il nome Florenzi, solo finocchi e marinai si chiamano Florenzi, d’ora in poi tu sarai Chiara!”
- “Come Chiara?”
- “Chiara! Ho deciso di darti tre secondi, esattamente tre fottuti secondi per toglierti quel sorriso cretino dal muso, in caso contrario ti rimando in Aspromonte! Ormai er nemico ce sa e non posso rimette la palla sula testa come a Milano!”
- “Non capisco Signore!”
- “Tu prepara la stecchetta tua che io carico lo steccone mio!
”Toc! Stung! Frrrrr... è suono, musica, tutti i birilli giù.
Come Lo Scuro Ercapitano tira, crea l'universo, smonta un palo e spalanca la porta dove Sturmentruppen, vedendo finarmente luce, precocemente de capoccia ribatte e pe primo insacca, come in cielo così in terra, come a Milano, così a Roma.
E così sia.
 E non c'è manco er tempo de temè che il bel gioco fine a se stesso possa esse fine a se stesso che subito se raddoppia. Caricato pure lui a pallettoni de renzismo spinto, dopo na settimana che gne se po parlà che come je dici na cosa te risponde "Adesso!", co l'occhi ignettati de ricambio generazionale e la spietatezza de chi deve soddisfà le sue esigenze Primarie (tirà e fa gò), Lamela va dritto ar punto. Se ne sbatte de un mezzo morto rottame dela seconda repubblica che je intrarcia er cammino verso la leadership, se ne fotte dei compagni che cercano de allargà il suo consenso a destra e a sinistra pe costruì na piattaforma programmatica condivisa, se ne strafotte cor fischio e cor botto der collettivo, arza la testa, vede Ercapitano co la faccia de Bersani, Destro co quella de Letta e Piris co quella dela Bindi e al grido de "Adesso!" lascia partì un sinistro che de paletto se insacca bello bello. Manco er tempo de esurtà che subito precisa "sì, ho segnato de sinistro, ma la palla ha sbattuto sur palo destro, e comunque non ero defilato, stavo al centro, non mettiamo inutili etichette su sto gò che è un gò de tutti". Pjanic, che oggi non po vedè nessuno, je sussura disgustato: "Ammerda, voi fa le scarpe ar SegretarioCapitano, nu lo capisci che sei solo npupazzo nele mani der potere vero, ma quanno cresci?"
"Adesso!"
"Ma non me pare proprio, me pari er solito rigazzino pieno de brufoli da schiaccià"
"Adesso!"
"No, adesso me fa schifo, te li schiacci tu, e poi fai così perchè mo hai segnato, ma n'è che de solito te la senti meno calla"
"Adesso!"
"Senti. Io già me so svejato coi problemi mia e co ncerchio ala testa. Me so preso du Oki appena svejo. Nun strillà. Tu non c'entri gnente ma è nattimo che ce vai de mezzo. QUARCUNO c'ha messo sula stessa fascia, famo er lavoro nostro ebbasta, ndovemo esse amici tanto se raccoje SOLO AMAREZZA A ESSE AMICI DENTRO A STA SQUADRA. Mo dimme, quand'è che te devi dà na carmata?"adesso."
"O vedi che quanno voi capisci".
 E Insomma, non solo dopo poco già se stamo a preoccupà de non mettese Corbo Logna nele stesse condizioni future create pe anni Corca Tagna dopo avejene fatti 7 un dì, ma grazie ala sfrontatezza de Nadolescente s'è finarmente messo nargine a quer vezzo antico ma sempre attuale che rende er carcio ridicolo all'occhi de chi carcio non mastica. Insomma, buttasse pe tera pe fermà azioni artrui simulando fratture pe corpa de no spiffero è ostruzionismo degno dei radicali dei bei tempi, pratica da ignorà e punì senza rispetto, e che a squarcià la tela de ipocrisia dei finti svenimenti sia stato Nadolescente, pe nattimo, ce fa ritrovà improvvisa fiducia nele generazioni nove. E quando tutto ciò avviene e la figura de merda è fatta ar punto che manco i compagni tua te difendono, per il bolognese che invano svenne passà da Lazzaro a Kill Bill rosicone è nattimo, ragion per cui er Poroperez da Guarente guarisce pe partì all'arembaggio dele guarnizioni dela Sacra Tibia Dercapitano, arzalla uruguagiamente da tera e venì ammonito. Ulula e sibila l'Olimpico ar foco de sto sole de settembre che ce scalla i cori e ricolora l'abbronzatura ormai spellata. Canta e balla l'Olimpico nel ripassar geometrie tanto ignote ai tempi dela scola quanto zemanianamente introiettate ai tempi dela disoccupazione. Commenta e opinionizza l’Olimpico nel rimaner desto a studiar Destro che mesto poco lesto resta. Urla e s'encazza l'Olimpico quando er Poroperez, mai domo e mai pago dela figura de cui prima, capisce che senza espursione e un femore pe trofeo da riportà a chi lo sta a vede in video a Montevideo non potrà più tornà. Qui ce vole nespursione uruguagiamente bella e nosso duro da azzannà, se possibile brasiliano, che a Montevideo come lo videano te lo pagano de più, e tanto basta ar Poroperez pe puntà er Libertador Castan, sfasciallo, rimontallo e a testa china, ormai espursando (come colui che sta per essere espurso), dirigese verso lo spojatojo.
 Ma come noi sapemo mejo de lui, quando nun è giornata nun è giornata, e non c'è gnente de peggio che fa de tutto pe fasse buttà fori e trova er libero arbitrio de narbitro che, ignorando i regolamenti de carcio e taekwando, te obbliga a rimané in campo. E se continua così, 11 contro 11, Corcapitano a riprovacce da lontano trovando i guanti gajardi d'Ajardi e noi a pensà "mejo così", che a noi le goleade ce fanno quasi più paura dele rimonte. L'intervallo c'ha er gusto piacevole ma stordente de na pennica dopo un pranzo d'estate dove te potevi abboffà ma te sei tenuto pe continuà al risvejo.
Però nun se risvejamo.
 Se ritorna molli, mezzi stanchi, mezzi svagati, mezzi mezzi. Non è che se gioca male, è che se gioca sempre meno noi, sempre più loro. E dì che in sto meno ce sarebbe comunque occasione de chiudela sta partita, senfosse che Ajardi proprio sto venerdì all’ultimo minuto utile prima che chiudessero l’uffici s’è iscritto ar noto sindacato RI.D.E.P.CO.LA.R. (RIcordasse De Esse Portieri Contro La Roma) e co la collaborazione della porta anch’essa de recente affiliazione al RE.CO.LA.R. (REstringese COntro La Roma) il risultato è che la capocciata Dercapitano genera solo nurlo strozzato, ninutile arzata in piedi, nantro stress test pe le arterie e pe i legni de na porta troppo corta.E comunque dai, semo vivi, daje co le forze fresche.L’incisivo rileva Lamela, Riscattinho rileva che a Pjanic je rode er culo e cerca de ammorbidillo co la sua ars oratoria: “non la prende così male/ è alternanza naturale/ ce lo sai, comanna er miste/ famme largo a me e ale buste”. Er Malincosniaco non lo degna de no sguardo e sembra assente, finchè non vede che er nuovo entrato nse mette a destra ndo stava lui, ma viene immediatamente spostato alle spalle Dercapitano. Na vampa de sangue barcanico je va ala testa, assartà er Santone è questione de millisecondi, ma Taddei, unico maggiorenne rimasto in panca, je mette na mano sulla spalla: “Lascia perde, passi daa parte der torto, na così bella domenica, non c’è motivo de rovinalla”.
Già, non c’è motivo.

E però poi ariva quer minuto là.
Ariva quer minuto che se vai ar bagno e ritorni pensi che te sei sbajato.
Ariva quer minuto che ce stai a ripensà da 24 ore.
Ariva quer minuto che ce penserai tutto l’anno e chissà quanti anni ancora.
Ariva quer minuto che gli esperti dicono "è nel Dna della squadra".
Ariva quer minuto che te chiedi quanto possa costà un trapianto de Dna, più o meno de un terzino?
Ariva quer minuto che Poropiris se perde Gilardino.
Ariva quer minuto che palla in mezzo e riparti in 8 come se niente fosse.
Ariva quer minuto che na partita po esse fero e po esse piuma.
Ariva quer minuto che pure io paro Piris e non so più chi so e me perdo pure Diamanti.
Ariva quer minuto che Poritutti, Poriloro che dormono in campo, Porinoi che se svejamo sugli spalti.
Ariva quer minuto che guardi l’orologio, er tabellone, i bruscolini pe tera.
Ariva quer minuto che guardi l’amici intorno che guardano te che guardi loro che guardano te.
Ariva quer minuto che diventi più vecchio ancora.
Due a due.
Ma come cazzo se fa.

Ner tempo che passa dar decide d'annà ar cesso a rinunciacce, piamo du gò sufficienti e necessari a ogni settore de ssadio pe facce ricordà che se in tutto er monnonfame semo solo noi quelli che sur duazzero vorebbero er terzo pe sta tranquilli e che comunque sur treazzero vorebbero er quarto pe sta tranquilli e sur quattrazzero, ecco, forse lì, no, puro lì ce piacerebbe tanto un quinto pe sta tranquilli, quarche motivo ce sarà pure. E mentre lo pensamo se ricordamo però che la ssoria meno recente nostra ogni tanto se colora puro de partite ripiate de core e de gò predestinati e occasionali de bomber che all'improvviso s'appaleseranno all'urtimo minuto pe dacce la gioia che pensamo de merità. Uno tipo Destro, presempio, uno che wikipedia te spiega ala noia che ogni vorta che ha esordito co na maja nova ha purgato, uno che so armeno tre quarti d'ora che se je passa na palla accanto se sposta pur de non toccalla, uno così, ecco, questo è er momento suo o no? O armeno, se ce giocasse contro o sarebbe o no? Ma a noi la sorte quando ce bacia in bocca lo fa ar massimo pe facce pareggià Corca Tagna e pe facce capì quanto sarà dura che se riconceda, se o fa o fa co la maschera da Incisivo. E se oggi la sorte ha distribuito ali Arcapitano pe volà in cielo a incornà ma puro a Ajardi pe volà all'incrocio a parà, lento come Ercolosso realizzi che ar peggio, pure oggi,  potrebbe non essece fine. Quanno na percentuale troppo arta de occasionali da sssadio già ha lasciato i seggiolini pe annà a disquisì i dogmi der Santone tra nparcheggio e l'artro, quanno Ercapitano se fa uruguagio e cerca de fasse buttà fori piando a pizze l’avversari, na palla rasotera loro taja l'area grossa nostra verso l'area piccola nostra che monnonfame è monnonfame è soprattutto sua, sua de Franco. “Esci Franco!”, imploramo rochi e muti quer che basta pe sprigionà gli ultrasuoni sufficienti, tanto che Franco se stende e esce e abbranca e urla "miaaaaaaaaaa!!!!!!"  (o armeno, a noi c’è sembrato naturale che urlasse "mia").Ora, fa dialogà nolandese co nargentino, soprattutto dopo la finale der '78 co tanto de coriandoli, carta igienica e colonnelli a bordo campo, tanto facile non è stato mai. Fanne dialogà uno co conclamate difficortà de espressione co nantro abituarmente dedito all'espianto d'organi de chunque osi esprimese intorno a lui, diventa impresa più bellicosa de na missione de pace. Fidasse reciprocamente, in queste condizioni, se fa scommessa da over, motivo per cui quando Burdisso ariva urlando "Franco nun te vedo e nun te sento!", chi li conosce pensa a na reciproca presa per il culo, ma chi non li conosce, perché notoriamente ai margini der carcio che conta, decide de non fa sconti, trascinando er gambone s'insinua, insinuandose svirgola e svirgolando insacca all'angolino.
L'angolino de Gilardino.
Gilardino che ce fa er violino e ripete, perché Paganini nun va più de moda. E così, mentre lui sta là a fa Stradivari, pensi ale strade varie nostre, a quante se ne so prese anche solo durante l'urtima ora e a come possa bastà nattimo a perde bussola, finì benzina e bucà fino a ritrovasse sorpassati sur traguardo.Romabologna treaddue, pe loro. Na cicatrice nova se fa strada tra le vecchie.“Non sei all’artezza nostra, sgomma” je urlano Romaliverpool e Romalecce. “Camhere” je sibila Mancesteroma. “Niet, tovarisc, viè qua che so ancora fresca” je dice Romaslova.Ma er posto suo sur core nostro pare esse nantro.
“Taa ricordi Romaintecinquaqquatro sì?” urlano invertendo i numeri i più fatalisti e avvelenati tra quelli che per età pensano de avelle viste tutte ma sanno che co la Roma non ne vedranno mai abbastanza. “Co Zema è così!”, chiosano gli stessi dimenticando che un conto è fasse fa du gò da Gilardino artro fasseli fa da Ronardo. E quanno a casa accenni la tv pe vedé se davero è successo quello che hai visto ao sssadio, cerchi invano de fatte nopinione tua dando ragione tanto a chi se la pia cor solito Zema quanto a chi se la pia co le solite pippe.E mentre t’addormi quasi te vergogni de pensà an tempo antico e banale ar punto che, quando na squadra annava in vantaggio de un gò e poi de du gò, a na certa decideva che bastava e paradossarmente s’aroccava a difenne er risultato. E quasi te vergogni a pensà che quella squadra era la tua e o faceva nonostante fosse spesso la più forte de tutte. Un tempo in cui vedevi e vivevi e pensavi cose semplici e lineari, cose fie de na prima repubblica che nseventava gnente, cose der tipo levi nattaccante metti ncentrocampista, der tipo levi ncentrocampista metti ndifensore, cose der tipo che poi ce vincevi le partite e sì, tocca ammettelo, costi quer che costi, oltre le Asturie e la Boemia, te sentivi schiavo del risultato, ai limiti der provinciale. E mentre te giri e te rigiri e er senso de corpa pe avé pensato brutto te devasta, ala fine t’addormi.
Pure i rivoluzionari erano pieni de dubbi e speravano un giorno de poté vince er campionato.


lunedì 17 settembre 2012

Svenduti

Luciano Granieri

 Francamente non riesco a capire lo stupore  e lo sdegno con cui governo e sindacati (Cisl Uil) hanno accolto l’annuncio dell’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne in merito all’annullamento del programma Fabbrica Italia. Quel programma  - usato come ricatto affinchè  gli operai di Pomigliano e quelli di Mirafiori,  accettassero  la riduzione in schiavitù,  e sbandierato per giustificare la chiusura di Termini Imerese e della Irisbus -  prevedeva l’investimento di 20 miliardi  di euro per un piano industriale  in cui sarebbe stato ulteriormente ampliato l’impianto  G.B. Vico di Pomigliano ,dove si produce la Panda , con la riassunzione di tutte le maestranze precedentemente licenziate. Inoltre erano  previste:   l’organizzazione delle linee del nuovo mono volume 500L presso Mirafiori -in sostituzione dei modelli Idea e Musa - l’aggiornamento del sito di Cassino con le linee per la realizzazione di due Suv, e il nuovo progetto della vettura  segmento B, la Punto per intenderci, destinato a Melfi . Non era difficile capire sin dalle prime avvisaglie che il Piano Fabbrica Italia non si sarebbe mai realizzato  per il semplice fatto che non era mai esistito nella realtà, era solo un contenitore vuoto. Ad esempio dei quattro miliardi di euro destinati a Pomigliano  ne sono stati  investiti solo 800milioni, non tutti gli operai sono stati riassunti  come promesso. Poco meno della metà è rientrato  in fabbrica e, ovviamente,  fra questi non figuravano gli iscritti alla FIOM. La catena della 500L, originariamente prevista a Mirafiori, è stata dirottata in Serbia dove gli operai guadagnano una miseria e la metà di questa miseria viene corrisposta dallo Stato Serbo. Dei Suv destinati a Cassino e della nuova  Punto, o come si chiamerà, non c’è traccia. Nel frattempo si è andati avanti aumentando a dismisura le ore di cassa integrazione,  discriminando, espellendo dalla rappresentanza sindacale le organizzazioni non gradite  (FIOM),  cercando di esportare il modello  Pomigliano agli altri comparti Fiat, e  ad altre aziende non del gruppo, comprimendo sempre di più i diritti sotto il ricatto dalla fuga dall’Italia. Oggi Marchionne sostiene l’impraticabilità di quel  piano che doveva concludersi nel 2014. La ragione è che il mercato dell’auto è calato del 20% quindi  attualmente, per produrre le vetture necessarie a soddisfare la domanda,  sono sufficienti solo due stabilimenti.  Un buon manager come si ritiene Marchionne, prima di mettere in piedi Fabbrica Italia, avrebbe dovuto prevedere un calo simile  considerando che la grave crisi economica ha colpito e sta colpendo le classi medie, target principale degli  acquirenti potenziali dei modelli Fiat.  Dunque la convinzione che fra il 2010 e il 2014 la domanda di veicoli sarebbe tornata ai livelli record del 2007  si è rivelata,  solo dopo due anni,   un madornale errore di valutazione o forse era semplicemente un gettare fumo negli occhi  dei sindacati  di regime e del  governo per ottenere la svendita dei diritti dei lavoratori.  Quale sarà il prossimo imbroglio? Parzialmente già lo si conosce.  L’Ad in maglioncino  aspetta l’evoluzione del mercato . Se la ripresa auspicata si manifesterà entro due anni, se la 500L avrà un buon successo di vendite , è possibile che Marchionne si limiterà ad un utilizzo massiccio della cassa integrazione,  costringendo gli operai a campare con mezzo stipendio , succhiando  ancora più denaro pubblico necessario per finanziare gli ammortizzatori sociali. Se invece la crisi avrà tempi più lunghi allora necessariamente almeno due stabilimenti verranno  chiusi. Altro che nuovi  investimenti.  E’ inutile però prendersela con Sergio Marchionne. Lui il suo mestiere lo sa fare molto bene. Delocalizzare, comprimere a dismisura i costi di produzione,   attentando alla dignità  dei lavoratori, determina un aumento dei profitti finanziari. Non a caso gli azionisti sono entusiasti di acquisire dividendi notevoli e, non a caso, lo stesso Marchionne, non più di un mese  fa ha percepito  un bonus di 50milioni di euro quasi esentasse.  I veri truffatori  sono quei sindacati che hanno svenduto i diritti dei  lavoratori non accorgendosi di ciò che era chiarissimo, cioè che quanto proposto in cambio della schiavizzazione degli operai era una bufala. Ricordate quando Bonanni   segretario di quella manica di maggiordomi del potere che è la Cisl disse, rivolto alla FIOM, che non si poteva combattere per i diritti sul lavoro se il lavoro non c’era? Bene oggi non ci sono né i diritti e né il lavoro. Ha poco da lamentarsi Angeletti  dell’altra premiata ditta serva del padrone la, Uil. Non ricorda il segretario quando redarguiva la FIOM  nel 2010 intimando  ai metalmeccanici della Cigl l ’accettazione supina  del risultato del referendum di  Pomigliano, rinunciando riaprire qualsiasi trattativa  , sbandierando come una grande vittoria  sindacale il risultato di un consultazione truffa dove il 60% dei lavoratori con la pistola del licenziamento puntata alla tempia   scelse  di  accettare condizioni di lavoro disumane?   Cosa pretende il segretario della Uil?  Che il padrone Marchionne stia a sentire le lamentele di chi lo ha servito  e continua a servirlo così fedelmente?  Ma anche il partito riformista per eccellenza  non ha alcun diritto di stracciarsi le vesti   per il voltafaccia di Marchionne. Non era Fassino che invitava gli operai di Mirafiori a cadere nella trappola preparata dell’ad italo canadese,  accettando a mezzo referendum le stesse condizioni capestro di Pomigliano?  E che dire del rottamatore  Matteo  Renzi  il quale da sempre si è dichiarato a favore del piano Marchionne convinto, non sappiamo se per dabbenaggine o per piaggeria, che l’illuminato manager stesse investendo sul futuro dell’azienda ?  I veri  truffatori sono loro sindacati di regime e riformisti del Pd, doppiogiochisti incalliti che  fingendo  di fare gli interessi del popolo e dei lavoratori, ne hanno svenduto  la dignità  in cambio di posti privilegiati nei salotti buoni dei poteri forti .  Dunque la prima azione da fare per riaffermare il potere di chi  realmente manda avanti il paese, ovvero i lavoratori, è quella di smascherare il doppio gioco.  E per fare questo è necessario sin da subito rilanciare la lotta sociale,  nelle piazze, nelle fabbriche  evitano di cadere in certi tranelli affinchè  presto gli ostacoli attendisti posti  da  chi si finge alleato  dei lavoratori siano definitivamente rimossi.

Festa della città che resiste

 Per il PRC/FDS     Riccardo Palma – Segr. Circolo Cassino “M. De Sanctis”

Nei giorni dal 20 al 23 settembre 2012, a Cassino in Piazza Labriola, si terrà la 2^ edizione della “Festa della Città che Resiste” che quest’anno il PRC/FDS gli ha conferito una connotazione provinciale.

E' una scadenza importante al fine di consolidare i rapporti politici instaurati con i settori del movimento, con i collettivi studenteschi, con le rappresentanze del mondo del lavoro, con le associazioni e con i soggetti dell'autorganizzazione sociale. E' anche uno strumento fondamentale di autofinanziamento e per cementare i rapporti tra le compagne e i compagni e che consente di trasmettere e difendere i valori di eguaglianza, di libertà e di solidarietà che caratterizzano la nostra storia e il nostro modo di amministrare. Attraverso la Festa il PRC si dota di uno strumento aperto alle nuove prospettive, ai giovani e agli indipendenti di sinistra, occupati in diversi settori: dall'impiegato all'operaio metalmeccanico, dallo studente universitario all'artigiano, dal pensionato al precario e disoccupato ed altro, dal momento, che abbiamo l'obiettivo di divenire un polo di aggregazione anche per elettori che non sono ortodossamente comunisti, ma che sono sensibili alle tematiche ambientaliste, all'uguaglianza sociale, allo sviluppo sostenibile e ai temi propri della Sinistra, di chi si batte per riaffermare i valori fondanti della Repubblica italiana, contenuti nella nostra Carta Costituzionale e derivati dalla Resistenza antifascista. Valori di eguaglianza, libertà, democrazia, fratellanza, solidarietà, giustizio sociale, diritti individuali e collettivi, diritto di cittadinanza per gli strati più poveri della popolazione.

Ma la Festa della Città che Resiste è anche, e soprattutto, un momento di confronto nella costruzione di una nuova sinistra capace di amministrare, quando è questo il mandato assegnatogli dall'elettorato, come di costruire modelli di alternativa quando è collocata all'opposizione. Una forza, quella del Partito della Rifondazione Comunista, che indica la strada dell'unità della sinistra ma anche della chiarezza della collocazione e dei contenuti alternativi della propria proposta politica.

Quindi, quello della Festa, è un appuntamento politico di riflessione, proposta, iniziativa e confronto che caratterizzeranno i 4 giorni della manifestazione ma, non dimentichiamoci che una Festa, è anche, appunto, un momento di festa, di divertimento, di musica e sperimentazioni artistiche e comunicative. Una grande occasione per stare insieme e per fare e dire cose nuove e diverse.

Una occasione importante per rilanciare la politica provinciale e quella cittadina. Per noi, compagne e compagni di Rifondazione Comunista di Cassino, una occasione ed una opportunità doppia che ci viene offerta di concerto con i vertici provinciali e nazionali del Partito. Un'evidente valutazione positiva sull'azione e sul lavoro sul territorio di Cassino, un investimento sul futuro ma anche, uno stimolo ed una cassetta degli attrezzi volta a fare di più e meglio per i prossimi mesi. Partecipando alle diverse serate della Festa, si capiranno sia le proposte più generali che quelle che riguardano la comunità ed il territorio provinciale e del cassinate. Sarà per noi, e faremo di tutto perché lo sia, l'inizio di una nuova fase della politica di rinnovamento della città, una città che resiste al ritorno della vecchia politica, che resiste al ritorno alle vecchie logiche e che resiste al tentativo di far appassire la sua primavera.

Cassino, 17.09.2012


20 GIOVEDI’
21 VENERDI’
22 SABATO
23 DOMENICA

Ore 17.30 – Dibattito

CHE FINE HA FATTO LA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI DEBITI COMUNALI?

modera Stefano Di Scanno de “L’Inchiesta”
Presiede:
RICCARDO PALMA segr. Circolo PRC \FDS Cassino
Sono invitati esponenti dell’amministrazione comunale
Intervengono:
Prof. BIANCHI SERGIO Ordinario di Matematica generale e Finanziaria –“Università degli Studi di Cassino e del Lazio
Meridionale".

RAFFAELE MANFELLOTTO Avvocato Tributarista

TIZIANO DI CLEMENTE coord. Regione Molise PCL

Associazioni del territorio

TECCE RAFFAELE Resp. Naz.le EE.LL PRC

Conclude:
GIOVANNI RUSSO SPENA
Direzione Naz.le PRC

Ore 20.00 COMIZIO

PAOLO FERRERO

Segr. Naz.le PRC/FDS

Ore 20.45 MUSICA                         ERIS  - INDELEBILE SQUAD MENTI FERTILI:
Sine & Shekkero (Sho)
Dj Xen – Dual -S.K.I-gruppi ballo:
WYLD STYLE ROCKERS


Raccolta fondi Terremoto Emilia
Raccolta firme Reddito Minimo Garantito

GIOCHI per Bambini

RISTORAZIONE





Ore 17.30 – Dibattito

PERCHE’ ALL’OPPOSIZIONE A CASSINO

modera Sandro Mariani de “L’Inchiesta”

Presiede:
VINCENZO DURANTE Consigliere comunale PRC\FDS Cassino

Sono invitati esponenti dell’amministrazione comunale

Intervengono:
BEATRICE  MORETTI
Segr. Gen FP-CGIL Frosinone

Associazioni del territorio

PAOLO IAFRATE
Associazione Oltreoccidente

UMBERTO TERENZI Capogruppo PRC/FDS Ceccano

Conclude:
MARCELLO NOTARFONSO
Resp. Reg.le PRC EE.LL


Ore 20.00 COMIZIO

LOREDANA FRALEONE

Segr. Reg.le PRC/FDS


Ore 20.45 MUSICA

CONCERTO REGGAE
PAPACALURA




Ore 17.30 – Dibattito

DEMOCRAZIA e PARTECIPAZIONE nella GESTIONE del TERRITORIO

modera Marco Sellone de “L’Inchiesta”
Presiede:
ORNELLA CARNEVALE
Segr. Prov.le PRC/FDS –

Sono invitati esponenti dell’amministrazione comunale

Intervengono :
Associazioni del territorio

Comitato «No amianto »

BENEDETTO TRUPPA
Segr. CGIL Cassino

DANTE SACCO
Archeologo

GIOVANNI MORSILLO
Pres. Prov.le A.N.P.I.

Conclude:
ALESSANDRO FUCITO  Capogruppo PRC/FDS Napoli

Ore 20.00 COMIZIO

IVANO PEDUZZI

Consigliere Reg.le PRC/FDS

Ore 20.45 –  Monologo –
“La Presidentessa”
Tratto da “Le Beatrici” di S. Benni – interpretato da Vera CAVALLARO

Ore 21.00 MUSICA
Direttamente dall’Irlanda
Progressive Rock Blues Band


Ore 17.30 – Dibattito

IL LAVORO


modera Rita Cacciami de “L’Inchiesta”

Presiede:
DOMENICO MAZZIERI
Comitato Politico regione Lazio PRC\FDS

Intervengono:

DE PALMA MICHELE – Coord. Naz.le Settore Auto FIOM-CGIL

ANGELO DE SIENA
Operaio FIAT Cassino
RSU FIOM-CGIL

PAOLO SABATINI
Segr. Naz.le USB

DELIO FANTASIA – Operaio FIAT Cassino
Segr. Prov.le FLM UNITI CUB

ANGELO COMPAGNONI
Segr. Prov.le FIOM-CGIL

DOMENICO DE SANTIS
Segr. Gen. Prov.le CGIL

Conclude:
ROBERTA FANTOZZI
Resp.le Naz.le Lavoro PRC/FDS

Ore 20.00  COMIZIO

CLAUDIO GRASSI
Segr. Naz.le PRC/FDS



Ore 20.45 MUSICA
Gruppo Folk-Rock
DIFETTOXFETTO



domenica 16 settembre 2012

Bonanni vuol dire fiducia

Alessandro Robecchi. fonte "il manifesto" del 16/09/2012

All’indomani della comunicazione di Fiat su Fabbrica Italia (uno stringato comunicato che dice: “Marameo! Ahahah! Ci siete cascati!”), rendiamo omaggio a un’enorme figura del sindacalismo italiano attraverso le sue più geniali e storiche dichiarazioni. Grazie, Raffaele Bonanni!

Bonanni e l’attentato di Sarajevo. “Solo chi vuole dividere il sindacato insiste con il più nero pessimismo. Domani non succederà nulla e il nostro amato arciduca Francesco Ferdinando attraverserà indenne Sarajevo tra ali di lavoratori festanti!” (27 giugno 1914).

Bonanni e Matteotti. “L’onorevole Matteotti si è soltanto preso una meritata vacanza e ricomparirà presto in piena salute. Demonizzare il governo ha senso solo per quelle componenti del sindacato ancora legate ad antiche ideologie rivendicative”. (11 giugno 1924)

Bonanni e la Grande Depressione. “La Borsa di Wall Street è solida e garantisce prosperità a tutti i lavoratori d’America, con buona pace di chi vuole dividere il sindacato!” (28 ottobre 1929).

Bonanni e Hiroshima. “I lavoratori di Hiroshima possono stare tranquilli, noi della Cisl li difenderemo come sempre alla faccia di chi semina pessimismo”. (5 agosto 1945).

Bonanni e Allende. “Pur nel suo massimalismo, che non condividiamo, siamo certi che il presidente Allende governerà ancora a lungo. Vagheggiare di potenze straniere che lo odiano è solo astio di componenti sindacali estremiste”. (10 settembre 1973)

Bonanni e la Fiat. “La cosa che mi fa stare così sereno e tranquillo e’ che la Fiat conferma la parola data. Imparino tutti gli altri che hanno ciarlato come le cicale a fare invece come hanno fatto le formiche, imparino che l’Italia di domani sarà un’Italia positiva se ciascuno si prende le sue responsabilità”. (23 giugno 2010).

Siamo certi che tanta cristallina lungimiranza verrà premiata, nella prossima legislatura, con una carica istituzionale di alto prestigio. E’ il minimo, per un così sincero impegno in difesa dei lavoratori. Grazie, Raffaele Bonanni!