Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 19 ottobre 2012

E i presidenti provinciali si accorsero dell'incompatibilità del doppio mandato

Andrea Cristofaro. Collettivo Ciociaro Anticapitalista


E’ impressionante assistere all’uso personalistico che i partiti e i loro esponenti fanno delle istituzioni. In piena ondata di antipolitica causata fra l’altro anche dalle ultime inchieste sulla diffusa abitudine dei rappresentanti del popolo di rubare soldi pubblici, i politici non si perdono d’animo e continuano a fare i loro porci comodi senza preoccuparsi della reazione dell’opinione pubblica. E lo fanno sicuramente a ragion veduta, visto che la gente ha dimostrato troppe volte la propria incapacità di reagire alle ingiustizie e agli imbrogli. Così in ottobre diversi presidenti e consigli provinciali tutti insieme si sono accorti, dopo aver svolto per anni il doppio incarico di presidente e di deputato, che le due cariche sono incompatibili. Quindi vari presidenti si sono dimessi entro il 12 ottobre, guarda caso l’ultimo giorno utile per potersi candidare alle politiche. Ma altri, fra cui il “nostro” Iannarilli sono stati ancora più creativi: hanno fatto in modo che il consiglio provinciale votasse l’incompatibilità del doppio incarico, facendoli decadere. La differenza è presto detta: in questo caso il presidente si potrà candidare e il consiglio non verrà sciolto, perché il suo posto sarà occupato dal vice presidente. Rimane il fatto che questo consiglio provinciale che improvvisamente si dimostra così attento alle regole, per diversi anni ha mantenuto un presidente incompatibile, difendendone il diritto a portare a termine tutti e due i mandati. Ma noi siamo sicuri che le persone a questi particolari non faranno caso, e continueranno a votare questa gentaglia che usa le istituzioni a proprio uso e consumo. Come stanno facendo i parlamentari che da mesi sono impegnati a sviluppare una nuova legge elettorale, come insistentemente chiede il presidente della repubblica raccomandandosi che sia una legge elettorale che tenga fuori dal parlamento le voci fuori dal coro e che non provochi un cambio della linea politica dell’attuale governo. Naturalmente il presidente fan del mercato e delle banche usa altre parole, ma il senso è quello. Questi tizi, dicevamo, fra una fiducia e l’altra votate per il governo Monti, essendo ormai esentati dal dover fare politica stanno usando tutte le energie per inventarsi una legge elettorale che renda impossibile che qualcuno perda e soprattutto che renda inutili le elezioni. Così si inventano i premi di maggioranza fatti a misura di sondaggio e di alleanze, la regola salva lega, i voti di preferenza finti, i quorum aumentati. E anche in questo caso fanno affidamento sull’indifferenza passiva del popolo. Neanche le primarie sfuggono alla regola: le regole vengono cambiate ad arte per impedire l’ascesa del sindaco di Firenze, fra doppio turno e albi di iscrizione resi pubblici e secondo turno a numero chiuso. Anche in questo caso gli elettori che andranno a votare alle primarie saranno dei semplici comprimari che pensano di essere invece i protagonisti. Stenderei un velo pietoso sulla battaglia per la data delle elezioni che si sta svolgendo nel Lazio. La situazione reale è che al centrosinistra ai fini elettorali conviene andare subito al voto, mentre al centrodestra conviene aspettare. Così inizia la battaglia sui regolamenti e sulle postille, che niente ha a che vedere con la soluzione dei problemi della regione Lazio e dei suoi cittadini: anche qui le istituzioni usate a proprio uso e consumo. Ma  il centrosinistra che in questi giorni va in piazza a chiedere elezioni entro l’anno per portare pulizia e giustizia è quello stesso centrosinistra che aveva votato insieme al Pdl l’aumento dei soldi dati ai gruppi consiliari e che quei soldi li ha anche presi ed usati; ed è lo stesso centrosinistra che in anni di governo ha fatto innumerevoli favori ai poteri forti a danno dell’ambiente e della qualità di vita dei cittadini. Ma queste sono cose che non contano: ciò che conta è che il centrosinistra ha già il candidato per le regionali, e invece il centrodestra è in pieno caos politico. E già, il candidato alla presidenza della regione del Pd dopo aver fatto campagna elettorale per le comunali di Roma ora non può aspettare, non sia mai che succeda qualcosa al nazionale e gli tocchi cambiare ancora e presentarsi alle politiche. E poi il tesoriere dell’Idv è stato colto con il malloppo nel sacco, meglio andare subito alle elezioni prima che ne scoprano qualcun altro. A proposito: nell’ufficio di presidenza regionale l’aumento dei soldi ai gruppi consiliari per il centrosinistra l’hanno votato il Pd e l’Idv. I consiglieri della Fds hanno detto che non ne sapevano niente, che i soldi li hanno presi si, ma li hanno usati solo per fare politica. Ora mi chiedo: ma quanta politica hanno fatto i consiglieri della Fds, visto che siccome non c’erano soldi, dal regionale del Prc per le elezioni delle ultime comunali di Frosinone alla lista del Prc sono arrivati 500 euro? E per fortuna c’era stato l’aumento. E così mentre il paese viene stritolato dalle spire del FMI i rappresentanti del popolo si dedicano a lotte dietro le quinte per conservare i privilegi e poltrone, e si delineano all’orizzonte le future alleanze che daranno origine ai patetici (politicamente) carrozzoni che si contenderanno le poltrone nelle varie assemblee, nazionali, regionali e comunali. Qualcuno si presenterà a sinistra fuori dal coro, e per questo andrà lodato, ma ciò non toglie che le prossime elezioni saranno del tutto inutili, avranno un risultato stabilito a tavolino, concordato fra i due poli principali, e di conseguenza il voto degli elettori sarà ininfluente sul risultato delle elezioni stesse. Quella parte della sinistra che avrà la fermezza di restare fuori dal centrosinistra deve organizzarsi per preparare il dopo elezioni, la stagione di lotte che sicuramente arriverà nei prossimi mesi, quando anche il gioco della Cgil verrà scoperto. Ormai in tutte le iniziative elettorali del Pd è presente un rappresentante della Cgil, non ultima l’iniziativa svolta a Frosinone davanti alla prefettura con la presenza di tutti i “pezzi grossi” del centrosinistra provinciale, o addirittura la Camusso che accompagna Bersani ad una iniziativa per le primarie: come si può pensare che un sindacato del genere possa svolgere il proprio ruolo, quando fa campagna elettorale insieme al partito che più di tutti, appoggiando il governo Monti, sta attaccando i diritti dei lavoratori? Un sindacato che non indice uno sciopero generale perché più che gli interessi dei lavoratori interessano i legami con uno dei partiti che stanno distruggendo i diritti conquistati con anni di lotta? E intanto, per ricordare a tutti che il parlamento ormai non decide più niente, si fa già il nome del prossimo presidente della Repubblica, un certo Monti…………

Verso il "No Monti Day"

Luciano Granieri. Collettivo Ciociaro Anticapitalista


  Ieri  pomeriggio ho partecipato con molto piacere all’incontro dibattito organizzato dagli amici di  www.ecodellarete.net presso la saletta centro delle arti di Frosinone. Nel corso dell’assemblea  i  rappresentanti di movimenti , partiti e singoli cittadini che parteciperanno il prossimo 27 ottobre al No Monti day erano chiamati a spiegare le  motivazioni della loro adesione  e mettere in luce l’assoluta necessità di costituire un fronte comune forte contro le politiche messe in atto dal governo dei tecnici.  L’incontro pubblico aveva la primaria finalità di fornire maggiori informazioni ad un ipotetico uditorio sulla natura dell’evento,  cercando di squarciare il velo  di falsità e di luoghi comuni costruiti ad arte dai media asserviti trasversali e bipartisan, secondo cui la cura di cavallo, che ammazza il cavallo, pianificata dal governo Monti sotto dittatura della troika (Bce, Fmi e Unione europea)  è necessaria per uscire dalla crisi.  Purtroppo l’uditorio era più che ipotetico, era praticamente assente, se si  esclude   una cittadina che ha avuto il buon cuore di ascoltarci ma anche di intervenire. Il  Dibattito quindi  si è svolto fra gli stessi  relatori che  evidentemente non dovevano convincersi l’un l’altro sulla necessità di contrastare il governo  Monti e i trattati europei  che impongono la macelleria sociale.  Rimane comunque  la platea della   rete. Spero  fortemente che i nostri interventi possano costituire, per chi avrà la bontà di visionarli   sul nostro blog o, ancora meglio,  su  www.ecodellarete.net,   un momento di controinformazione, una piccola ma affilata spina che si incunei nella costruzione mediatica  tesa ad   inculcare nelle menti l’ineluttabilità di questo piano di impoverimento di massa. In merito allo svolgimento del dibattito vorrei  fare qualche riflessione.  Intanto  non tutte i movimenti invitati hanno inviato un loro rappresentante.  Oltre al sottoscritto ,  in rappresentanza del Collettivo Ciociaro Anticapitalista , c’erano Severo Lutrario, dell’USB,  Luigi Sorge, del Partito Comunista dei Lavoratori, Domenico Belli segretario del circolo cittadino di Sel e  i padroni di casa di  www.ecodellarete.net Fiorenzo Fraioli e Claudio Martino. Non pervenuti gli esponenti della FIOM , di Rifondazione e del Movimento 5 Stelle, l’unico movimento  a motivare la sua assenza con una e.mail  nella quale si asseriva che, pur nella condivisione dell’ostilità al governo Monti, il Movimento 5 Stelle declinava l’invito a partecipare all’assemblea   perché composta da relatori troppo schierati a sinistra. Chissà  se ci fosse stato  qualcuno di CasaPound  forse  qualche grillino si poteva recuperare. La cosa personalmente mi ha interessato il giusto, cioè nulla, e ho trovato anche eccessivo il tempo dedicato da Fiorenzo Fraioli a stigmatizzare questa assenza.  Per il resto il dibattito ha evidenziato due posizioni ben precise.  Mentre  Fiorenzo Fraioli attribuisce alla moneta unica,  ai trattati europei -che impongono ai paesi che li hanno sottoscritti  il fiscal compact,  e il paraggio di bilancio - la colpa della crisi e dello strapotere dell’oligarchia finanziaria,  il sottoscritto e Luigi Sorge del Pcl,  invece,  sostengono  che l’euro e i trattati europei (funzionali  al trasferimento del potere decisionale nelle mani del’oligarchia capitalista) non sono altro che un’arma potentissima a disposizione  del capitalismo   e che non è sufficiente neutralizzare l’arma ma bisogna decisamente eliminare, attraverso la lotta di calasse,  l’assassino che la usa ossia il sunnominato  capitalismo. Purtroppo la polemica inaspritasi su queste posizioni ha forse un po’ deteriorato la natura unitaria del messaggio contro il  governo Monti  che sarebbe dovuto uscire chiaro  dall’assemblea. Ma si sa la discussione è il sale della democrazia, a patto magari che si rispetti il diritto  di tutti ad esprimere la propria idea senza interrompere continuamente  e bruscamente  con il tentativo di delegittimare le posizioni altrui. Del resto, a giudicare delle adesioni al  No Monti Day, saranno molti i comunisti che la pensano come me e Luigi a scendere in piazza .  Parteciperanno:  Rifondazione Comunista , la Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei lavoratori, Sinistra Critica, Carc (Comitato di appoggio alla resistenza Comunista)   e chi non è d’accordo con queste posizioni dovrà farsene una ragione   magari sacrificandosi  nel  condividere la protesta con persone che la pensano diversamente . A proposito! Dall’assemblea è uscita un notizia inaspettata . Domenico Belli di Sel ha assicurato la partecipazione del suo gruppo al No Monti day, è uno scoop perché ad oggi  Sinistra Ecologia e Libertà non figura nella lista delle adesioni né a livello di partecipazione di singoli circoli, né tanto meno  a livello nazionale.



I filmati sono tratti da http://www.ecodellarete.net/

giovedì 18 ottobre 2012

No Monti Day: il 27 ottobre c'è rischio scontri. Forse un servizio d'ordine

fonte: http://www.huffingtonpost.it



Gli organizzatori del No Monti Day temono che la manifestazione del 27 ottobre degeneri in scontri e tafferugli organizzati da gruppi estranei alla protesta di piazza. E per questo starebbero organizzando un servizio d'ordine per tenere lontani coloro che dovessero presentarsi a volto coperto. Il tentativo, insomma, è quello di non replicare la giornata del 15 ottobre 2011 quando l'enorme mobilitazione sfociò nella lunga guerriglia urbana di piazza San Giovanni.
 «Sappiamo che qualcuno, non avendo le forze per organizzare niente di proprio, si comporta da parassita e approfitta delle masse in piazza per coprirsi e fare guerriglia», confessa un promotore che preferisce rimanere anonimo. La paura è che un eventuale pioggia di sampietrini e fumogeni possa oscurare ancora una volta, a livello mediatico, le ragioni di una mobilitazione che idealmente vorrebbe ricollegarsi alle altre mobilitazioni europee.
In effetti all'interno del frastagliato movimento la discussione sullo svolgimento del No Monti Day è sotterranea ma vivacissima. Per le aree più radicali, il corteo del 27 ottobre sarebbe un compromesso pacifico soprattutto nella scelta di rimanere lontano dai palazzi della politica: il percorso concordato infatti prevede di partire da piazza della Repubblica e arrivare a piazza San Giovanni. Nessun assedio al Parlamento come è accaduto recentemente a Madrid, dunque, e nessuna piazza Syntagma. In questo modo, è l'accusa, si cerca di stemperare «la giusta rabbia popolare» che invece diventa protagonista in Spagna e soprattutto in Grecia: ed è proprio la continua rivolta greca il riferimento di coloro che vorrebbero una reazione forte al governo Monti e alle politiche dell'austerity.
Al No Monti Day per il momento aderiscono parti della Fiom vicine a Giorgio Cremaschi (comitato No Debito), la Cgil insegnanti, il sindacato Cobas e molte rappresentanze sindacali di base, rete degli studenti universitari, Rifondazione Comunista, ma anche Gianfranco Mascia del Popolo Viola, scrittori e docenti universitari. Sempre nelle parole degli organizzatori, la speranza è quella di «coinvolgere la gente comune, non affiliata alla politica, persone giovani e meno giovani che non sono d'accordo con quello che sta succedendo in nome dello spread». 
Nessun esponente di Sinistra ecologia e libertà ha invece manifestato la propria adesione, al contrario dell'anno scorso: la battaglia del 15 ottobre in questo senso ha segnato uno spartiacque all'interno della sinistra, che nella sua parte maggioritaria avrebbe voluto scendere in piazza pacificamente sul modello degli allora “indignados” spagnoli e degli Occupy americani. Ora risulta difficile capire in quale modo l'opposizione alle politiche europee e del governo Monti possa esprimersi senza cadere nella trappola della violenza o non-violenza.

Centro sinistra provinciale in piazza per sollecitare le elezioni regionali

Luciano Granieri


 La protesta dei consiglieri regionale di opposizione delle Regione Lazio, dall’occupazione della sede della giunta si è diffusa alle  città capoluogo, con sit-in indetti dai vertici provinciali dei partiti del centro sinistra davanti alle prefetture .  L’ostinata decisione della dimissionaria Renata Polverini di rinviare le elezioni per il nuovo consiglio fino  almeno alla primavera del prossimo anno  sta esasperando anche i cittadini comuni i quali,  attraverso alcune associazioni hanno presentato un esposto contro la governatrice per abuso d’ufficio .   Ieri quindi anche a Frosinone  segretari provinciali ed  esponenti di spicco dei partiti di centro sinistra, hanno organizzato un presidio in Piazza della Libertà davanti alla prefettura.  Da I segretari provinciali Sara Battisti (Pd), Orlando Cervoni (PdCi) , Ornella Carnevale (Rifondazione Comunista) Nazzareno Pilozzi (Sel), al presidente Socialista e consigliere provinciale Gianfranco Schietroma, al consigliere regionale Pd Francesco Scalia all’eurodeputato, sempre del Pd,  Francesco De Angelis , tutti  hanno condiviso con forza, insieme ai militanti  e rappresentanti sindacali,  la necessità di andare alle elezioni del consiglio regionale entro il 16 dicembre.  L’ampio schieramento di centrosinistra in questo frangente sta cercando  anche   di ritrovare l’unità perduta nel convinto sostegno condiviso alla candidatura di Nicola Zingaretti, dirottato dai vertici Pd alla corsa per la Regione anziché concorrere come precedentemente previsto alla carica di sindaco di Roma. Al di la delle valutazioni politiche che possono più o meno essere condivise, per quello sarebbe auspicabile visionare il programma di Zingaretti,   resta il fatto che l’accanimento terapeutico  per tenere in vita l’assise  dimissionaria sta costando molto alla comunità, sia in termini di strappo alla democrazia che in meri termini economici.  Il risparmio di denaro pubblico che si otterrebbe accorpando in un election day , comunali d Roma, regionali e politiche, sarebbe irrisorio di fronte allo sperpero dovuto alla remunerazione di un consiglio destituito e inerme, alla perdita di fondi europei che lo stesso consiglio destituito non può chiedere nei tempi necessari.  Ma soprattutto votare a dicembre porrebbe fine alle ultime devastanti  scorribande dalla Polverini . Solo ieri  la governatrice ha riunito una giunta  fantasma per distribuire un pacchetto di provvedimenti  a beneficio di amici imprenditori.  Si tratta di 85 milioni di euro di regalie decise a  tempo scaduto , fra cui spicca il cambio di destinazione d’uso da industriale a commerciale della zona  di Castel Romano, in pratica il via libera alla costruzione di nuovi centri commerciali in quell’area. Andare  al voto prima possibile significa  porre termine al saccheggio di denaro pubblico regionale che la Polverini sta usando per foraggiare clientele elettorali  in vista della sua candidatura alle elezioni politiche. Il  prolungamento dell’agonia serve anche ai sodali della Polverini  come Luciano Ciocchetti  (Udc)   deciso  a rimanere asserragliato nel suo ufficio di assessore   fino a quando il partito  non riuscirà ad assicurargli un posto in Parlamento.  Questa grave e anomala situazione forse richiederebbe ben altra mobilitazione che non i semplici sit in organizzati dall’opposizione.  Ma chi semina  l’assopimento delle coscienze democratiche  predicando, in nome del riformismo,   moderazione ideologica   per il mantenimento di  una pace sociale che sta reggendo sempre meno, non può raccogliere  la forza popolare  necessaria per alimentare  un conflitto risolutivo. Sicuramente la sfilata dei segretari provinciali dei partiti di centro sinistra davanti ai Prefetti non sortirà alcun effetto , non sarà che acqua fresca per la determinata impunità della Poverini.  Speriamo solo che venerdì prossimo  la ministra Cancellieri, riesca a ottenere la resa della ex governatrice e ristabilire un minimo di giustizia democratica.

Di seguito alcune immagini del presidio con intervista all’Eurodeputato Pd  Francesco De Angelis, al consigliere regionale del Pd Francesco Scalia, al segretario provinciale di Sel Nazzareno Pilozzi e al segretario del circolo cittadino, sempre di, Sel Domenico Belli.

mercoledì 17 ottobre 2012

Il presidente decaduto

Luciano Granieri


Ciò che è accaduto oggi al consiglio provinciale di Frosinone è l’ennesimo esempio di uso privatistico delle cariche istituzionali. E’ una consuetudine molto in voga ultimamente soprattutto  nelle assisi  provinciali. In vista dell’accorpamento delle province, che depotenzia  i poteri dei dirigenti,   e della disponibilità di  caselle lasciate libere nei consigli regionali dimissionari e in odor di camorra, molti presidenti provinciali sono invogliati a salire di grado, e dal momento che  per candidarsi ad altre poltrone devono disfarsi della loro ormai ingombrante e inutile carica provinciale, fanno di tutto per svincolarsi. Ma solidarietà di casta vuole che un presidente di provincia debba comunque assicurare  la pagnotta ad assessori e consiglieri di maggioranza che l’hanno appoggiato mantenendoli  ben saldi sulla loro poltrona . Ciò non sarebbe possibile in caso di dimissioni perché il consiglio verrebbe commissariato e di fatto la giunta azzerata.  Ma il geniale  escamotage escogitato dalla giunta provinciale di Frosinone guidata da Iannarilli riesce ad accontentare tutti.  L’attuale presidente Iannarilli ha mire alte, vuole candidarsi a consigliere regionale   e, per assicurare la permanenza dei suoi adepti nei  posti che contano,  ha resuscitato una vecchia norma. Ovvero una legge che rende incompatibile la carica di Presidente della Provincia con incarichi parlamentari ( Iannarilli è attualmente deputato). L’entrata in vigore di tale normativa risale al 2011, ma fino ad oggi nessuno nell’assise provinciale se ne era accorto  .   Finalmente  oggi una distratta giunta ed un ancora più svagato consiglio provinciale hanno fatto  ammenda della  loro distrazione e si sono resi conto   che Iannarilli,  essendo deputato,  non può ricoprire la carica  di presidente della Provincia,  MEGLIO TARDI CHE MAI.  Dunque un rinsavito consiglio provinciale riunito oggi  ha posto a votazione “La contestazione dell’incompatibilità dei ruoli del presidente della Provincia” provvedimento approvato grazie ai voti della maggioranza che ha fatto decadere l’attuale presidente, evitando così il commissariamento dell’ente e l’azzeramento della giunta. Piccolo particolare al comando della Provincia dovrebbe accedere il vice presidente, incarico che nella giunta provinciale frusinate risulta vacante in quanto la delega alla vice presidenza attribuita a Cardinali era stata ritirata da Iannarilli qualche mese fa . Ma ad eleggere un vice presidente da far diventare in un battibaleno presidente non ci vuole molto.  I consiglieri di opposizione consci di essere testimoni  dell’ennesima presa in giro, hanno tentato di far mancar il numero legale   per rinviare il voto. La cosa sembrava riuscire, ma come al solito ci hanno pensato quelli dell’Udc a rompere le uova nel paniere. Gli ex democristiani di Casini si sa   non si fanno  scrupoli a favorire dall’opposizione la maggioranza o, viceversa, a far cadere una maggioranza di cui son membri  favorendo l’opposizione. Infatti Alessia Savo  consigliere Udc d’opposizione assieme all’altro consigliere di opposizione, ex fascista ripulito  Fabio Bracaglia, rientrano in aula assicurando il numero legale e la riuscita della farsa.  Iannarilli  è decaduto  per mano del consiglio, libero quindi di assurgere ad incarichi più alti, mentre  i suoi consiglieri possono comunque  rimanere li dove sono sempre stati.  Ma la provincia di Frosinone  non è l’unica ad aver pianificato questa strategia.  Anche nella provincia di Napoli il presidente Cesaro è decaduto libero di candidarsi alle elezioni politiche. Questi stratagemmi meschini offendono la dignità dei cittadini che hanno votato il loro rappresentanti. Ormai le cariche nei consigli provinciali, regionali,  le poltrone di sindaco, passano di mano come se le istituzioni pubbliche fossero  holding in cui gli amministratori delegati si scambiano le posizioni di comando.  Così come nelle multinazionali i dipendenti non devono mettere bocca sulla composizione del consiglio di amministrazione, anche  ai cittadini non deve interessare se un presidente di provincia decide di diventare consigliere regionale,  o un sindaco  preferisce candidarsi alla presidenza della provincia. Ai cittadini si chiede di votare ogni tanto  e poi di lasciar fare agli eletti senza impicciarsi.  Se non si riesce a minare il senso di impunità di questi loschi figuri, la collettività dovrà sempre più subire decisioni  lesive alla propria dignitosa  sopravvivenza. Urge  dunque  provare a rovesciare il sistema ed esigere il controllo popolare sull’operato dell’oligarchia  elettoralistica. E’ ORA CHE IL POTERE TORNI NELLE MANI DEL POPOLO.

Riassunto  iconomusicale




ll presidente Iannarilli non vuole giocare più, vuole andare via  a giocare in altri campi (regionali o nazionali) , ma gli assessori voglio fermarsi li, non vogliono lasciare più la loro poltrona. E allora? E allora essendo il presidente Iannarilli anche deputato   torna buona una norma secondo la quale un presidente di provincia non può ricoprire contemporaneamente la carica di deputato. Era una norma di tanto tempo fa che ovviamente nella giunta provinciale di centrodestra si sono guardati bene dall'applicare. Del resto si sa per gli adepti di Berlusconi la legge è uguale per tutti ma per alcuni è più uguale di altri.
Oggi  quel codicillo torna buono, perchè consente di far decadere il presidente della provincia che così può candidarsi alla regione o di nuovo al parlamento, senza far commissariare  il consiglio provinciale la cui presidenza verrà affidata al vice presidente per altro ancora da nominare. Si salva così la capra Iannarilli che potrà sedere su qualche scranno della Pisana o di Montecitorio e si salvano anche i cavoli degli assessori e consiglieri di maggioranza che rimarranno viceversa incollati allo scranno provinciale grazie al quale hanno goduto già di enormi privilegi .E poi qualcuno dice che questi assessori e questi consiglieri sono inetti...Tutta invidia

A proposito i brani sono  "Non gioco più" di Mina con uno straripante TOOT THIELEMAN  all'armonica e un frammento di  "Io mi fermo qui" dei Dik Dik.

martedì 16 ottobre 2012

Dopo la manifestazione per la Valle del Sacco il "No Monti day"

Collettivo Ciociaro Anticapitalista


Prima tappa resistente
Manifestazione in difesa della Valle del sacco.
con l'aiuto straordinario degli AreA il brano è "Le labbra del tempo"


Seconda Tappa resistente:

Il Collettivo Ciociaro Anticapitalista parteciperà alla manifestazione nazionale No Monti Day.  Sabato 27 ottobre saremo in piazza a Roma   insieme ad altri  movimenti,  organizzazioni e singoli cittadini  perché siamo convinti che non esistono altri mezzi , alternativi alla mobilitazione, per  tentare di incrinare il pensiero unico neoliberista.  L’oligarchia finanziaria, in sinergia con gli interessi delle multinazionali, ha di fatto preso il potere diretto  anche nel nostro Paese. Il governo Monti, strenuo difensore degli interessi di questa oligarchia, non è una parentesi emergenziale, ma è il prodotto della degenerazione politica, del decadimento di questo esercizio da strumento di rappresentanza  dei cittadini  a corporazione  tesa alla strenua difesa degli interessi del capitale. Tanto più si è resa necessaria questa svolta autoritaria , quanto più  sono risultati  evidenti i disastri che il pensiero neoliberista ha procurato alla società e alla  stessa economia.  Il potere finanziario non può ammettere che è il sistema da cui trae linfa e  capacità di accumulo a provocare la crisi, né può permettere che questa incontrovertibile verità possa diffondersi nella società civile.  Ecco perché  la presenza  di  un governo diretta  emanazione delle oligarchie finanziarie è indispensabile. Un governo come quello guidato da Monti - che  faccia pagare la crisi   provocata   dalle grandi scorribande finanziarie  a chi subisce incolpevole gli  effetti nefasti della crisi stessa,  che continui nella sistematica operazione di saccheggio del reddito da lavoro  a favore delle rendite finanziarie, che, grazie alla compiacenza dei media di regime, di comitati elettorali conniventi e spesso di forze sindacali asservite ,  diffonda  la falsità per cui è l’eccessiva spesa sociale a provocare il debito e non l’emorragia di capitali necessari a pagare gli interessi maturati attraverso scorribande  finanziarie criminali - è vitale per la sopravvivenza del pensiero unico . Non si deve sapere ad esempio  che nel 2011 il rapporto fra entrate fiscali e spese sociali era in attivo (avanzo primario) di 370miliardi, mentre la spesa per il pagamento di interessi  maturati, spesso a seguito di attacchi speculativi orditi  dai facoltosi clienti delle banche d’affari ammontava a 2000 miliardi.  Le conseguenze  che l’azione di un governo simile provoca sulla collettività sono terribili. Disoccupazione, precarietà del lavoro, sanità e scuola pubblica annientate, mercificazione di beni comuni,  sono il prezzo che la comunità deve pagare alla dittatura della finanza . Per non finire annientati da questo  perverso sistema  è necessario ribellarsi sin da subito ai governi  come quello guidato da Monti che tale sistema impongono, ecco perché sabato 27 noi saremo in piazza, per dire basta alla dittatura del capitalismo e alle ingiustizie prodotte  dal regime neoliberista che pervade tutta l’Europa.
Sul  seguente link l’elenco delle adesioni.


Aquino, raccolta firme per i referendum sul lavoro


Comitato referendario di Aquino

La prima iniziativa promossa  dal comitato referendario di Aquino per quanto concerne la raccolta firme per i referendum sul lavoro ha dato un esito molto positivo,infatti si sono raccolte ben più di 200 firme.  Questo testimonia il grande interesse dei nostri cittadini verso temi di grande spessore sociale e sopratutto si evidenzia la volontà di non sottostare alle decisioni di un governo  composto da banchieri e dalla grande finanza.
La raccolta firme continuerà con altre iniziative pubbliche in modo da  dare a tutti i cittadini la possibilità di firmare . Ricordiamo ancora una volta che possono firmare solo i residenti del comune di  Aquino fino al 12 gennaio 2013.
Come si può facilmente notare  ancora una volta i mass  media non danno nessuna notizia su questi referendum, ed ecco perché abbiamo deciso di coordinarci e dare vita a questo comitato in modo da poter informare tutti di queste  iniziative  e dare un grande contributo a queste lotte di democrazia.
Togliere il lavoro ad un uomo corrisponde esattamente a privarlo della propria dignità. Quindi lanciamo un forte appello a tutti coloro, che come noi intendono portare avanti questa battaglia, a venire  firmare e ad aderire a questo comitato.
Diciamo no alla precarietà e riappropiamoci della nostra dignità di lavoratori.