E’ impressionante assistere all’uso personalistico che i
partiti e i loro esponenti fanno delle istituzioni. In piena ondata di
antipolitica causata fra l’altro anche dalle ultime inchieste sulla diffusa
abitudine dei rappresentanti del popolo di rubare soldi pubblici, i politici
non si perdono d’animo e continuano a fare i loro porci comodi senza
preoccuparsi della reazione dell’opinione pubblica. E lo fanno sicuramente a
ragion veduta, visto che la gente ha dimostrato troppe volte la propria
incapacità di reagire alle ingiustizie e agli imbrogli. Così in ottobre diversi
presidenti e consigli provinciali tutti insieme si sono accorti, dopo aver
svolto per anni il doppio incarico di presidente e di deputato, che le due
cariche sono incompatibili. Quindi vari presidenti si sono dimessi entro il 12
ottobre, guarda caso l’ultimo giorno utile per potersi candidare alle
politiche. Ma altri, fra cui il “nostro” Iannarilli sono stati ancora più
creativi: hanno fatto in modo che il consiglio provinciale votasse l’incompatibilità
del doppio incarico, facendoli decadere. La differenza è presto detta: in
questo caso il presidente si potrà candidare e il consiglio non verrà sciolto,
perché il suo posto sarà occupato dal vice presidente. Rimane il fatto che
questo consiglio provinciale che improvvisamente si dimostra così attento alle
regole, per diversi anni ha mantenuto un presidente incompatibile, difendendone
il diritto a portare a termine tutti e due i mandati. Ma noi siamo sicuri che
le persone a questi particolari non faranno caso, e continueranno a votare
questa gentaglia che usa le istituzioni a proprio uso e consumo. Come stanno
facendo i parlamentari che da mesi sono impegnati a sviluppare una nuova legge
elettorale, come insistentemente chiede il presidente della repubblica
raccomandandosi che sia una legge elettorale che tenga fuori dal parlamento le
voci fuori dal coro e che non provochi un cambio della linea politica
dell’attuale governo. Naturalmente il presidente fan del mercato e delle banche
usa altre parole, ma il senso è quello. Questi tizi, dicevamo, fra una fiducia
e l’altra votate per il governo Monti, essendo ormai esentati dal dover fare
politica stanno usando tutte le energie per inventarsi una legge elettorale che
renda impossibile che qualcuno perda e soprattutto che renda inutili le
elezioni. Così si inventano i premi di maggioranza fatti a misura di sondaggio
e di alleanze, la regola salva lega, i voti di preferenza finti, i quorum
aumentati. E anche in questo caso fanno affidamento sull’indifferenza passiva
del popolo. Neanche le primarie sfuggono alla regola: le regole vengono cambiate
ad arte per impedire l’ascesa del sindaco di Firenze, fra doppio turno e albi
di iscrizione resi pubblici e secondo turno a numero chiuso. Anche in questo
caso gli elettori che andranno a votare alle primarie saranno dei semplici
comprimari che pensano di essere invece i protagonisti. Stenderei un velo
pietoso sulla battaglia per la data delle elezioni che si sta svolgendo nel
Lazio. La situazione reale è che al centrosinistra ai fini elettorali conviene
andare subito al voto, mentre al centrodestra conviene aspettare. Così inizia
la battaglia sui regolamenti e sulle postille, che niente ha a che vedere con
la soluzione dei problemi della regione Lazio e dei suoi cittadini: anche qui
le istituzioni usate a proprio uso e consumo. Ma il centrosinistra che in questi giorni va in
piazza a chiedere elezioni entro l’anno per portare pulizia e giustizia è
quello stesso centrosinistra che aveva votato insieme al Pdl l’aumento dei
soldi dati ai gruppi consiliari e che quei soldi li ha anche presi ed usati; ed
è lo stesso centrosinistra che in anni di governo ha fatto innumerevoli favori
ai poteri forti a danno dell’ambiente e della qualità di vita dei cittadini. Ma
queste sono cose che non contano: ciò che conta è che il centrosinistra ha già
il candidato per le regionali, e invece il centrodestra è in pieno caos
politico. E già, il candidato alla presidenza della regione del Pd dopo aver
fatto campagna elettorale per le comunali di Roma ora non può aspettare, non
sia mai che succeda qualcosa al nazionale e gli tocchi cambiare ancora e
presentarsi alle politiche. E poi il tesoriere dell’Idv è stato colto con il
malloppo nel sacco, meglio andare subito alle elezioni prima che ne scoprano
qualcun altro. A proposito: nell’ufficio di presidenza regionale l’aumento dei
soldi ai gruppi consiliari per il centrosinistra l’hanno votato il Pd e l’Idv.
I consiglieri della Fds hanno detto che non ne sapevano niente, che i soldi li
hanno presi si, ma li hanno usati solo per fare politica. Ora mi chiedo: ma
quanta politica hanno fatto i consiglieri della Fds, visto che siccome non
c’erano soldi, dal regionale del Prc per le elezioni delle ultime comunali di
Frosinone alla lista del Prc sono arrivati 500 euro? E per fortuna c’era stato
l’aumento. E così mentre il paese viene stritolato dalle spire del FMI i
rappresentanti del popolo si dedicano a lotte dietro le quinte per conservare i
privilegi e poltrone, e si delineano all’orizzonte le future alleanze che
daranno origine ai patetici (politicamente) carrozzoni che si contenderanno le
poltrone nelle varie assemblee, nazionali, regionali e comunali. Qualcuno si
presenterà a sinistra fuori dal coro, e per questo andrà lodato, ma ciò non
toglie che le prossime elezioni saranno del tutto inutili, avranno un risultato
stabilito a tavolino, concordato fra i due poli principali, e di conseguenza il
voto degli elettori sarà ininfluente sul risultato delle elezioni stesse.
Quella parte della sinistra che avrà la fermezza di restare fuori dal
centrosinistra deve organizzarsi per preparare il dopo elezioni, la stagione di
lotte che sicuramente arriverà nei prossimi mesi, quando anche il gioco della
Cgil verrà scoperto. Ormai in tutte le iniziative elettorali del Pd è presente
un rappresentante della Cgil, non ultima l’iniziativa svolta a Frosinone
davanti alla prefettura con la presenza di tutti i “pezzi grossi” del
centrosinistra provinciale, o addirittura la Camusso che accompagna Bersani ad una iniziativa
per le primarie: come si può pensare che un sindacato del genere possa svolgere
il proprio ruolo, quando fa campagna elettorale insieme al partito che più di
tutti, appoggiando il governo Monti, sta attaccando i diritti dei lavoratori? Un
sindacato che non indice uno sciopero generale perché più che gli interessi dei
lavoratori interessano i legami con uno dei partiti che stanno distruggendo i
diritti conquistati con anni di lotta? E intanto, per ricordare a tutti che il
parlamento ormai non decide più niente, si fa già il nome del prossimo
presidente della Repubblica, un certo Monti…………
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
venerdì 19 ottobre 2012
E i presidenti provinciali si accorsero dell'incompatibilità del doppio mandato
Andrea Cristofaro. Collettivo Ciociaro Anticapitalista
Verso il "No Monti Day"
Luciano Granieri. Collettivo Ciociaro Anticapitalista
I filmati sono tratti da http://www.ecodellarete.net/
Ieri
pomeriggio ho partecipato con molto piacere all’incontro dibattito
organizzato dagli amici di www.ecodellarete.net presso la saletta centro delle arti di
Frosinone. Nel corso dell’assemblea i rappresentanti di movimenti , partiti e
singoli cittadini che parteciperanno il prossimo 27 ottobre al No Monti day erano
chiamati a spiegare le motivazioni della
loro adesione e mettere in luce l’assoluta necessità di costituire un fronte comune
forte contro le politiche messe in atto dal governo dei tecnici. L’incontro pubblico aveva la primaria finalità
di fornire maggiori informazioni ad un ipotetico uditorio sulla natura dell’evento, cercando di squarciare il velo di falsità e di luoghi comuni costruiti ad
arte dai media asserviti trasversali e bipartisan, secondo cui la cura di
cavallo, che ammazza il cavallo, pianificata dal governo Monti sotto dittatura
della troika (Bce, Fmi e Unione europea) è necessaria per uscire dalla crisi. Purtroppo l’uditorio era più che ipotetico,
era praticamente assente, se si esclude una cittadina che ha avuto il buon cuore di
ascoltarci ma anche di intervenire. Il Dibattito quindi si è svolto fra gli stessi relatori che evidentemente non dovevano convincersi l’un l’altro
sulla necessità di contrastare il governo
Monti e i trattati europei che
impongono la macelleria sociale. Rimane
comunque la platea della rete.
Spero fortemente che i nostri interventi
possano costituire, per chi avrà la bontà di visionarli sul
nostro blog o, ancora meglio, su www.ecodellarete.net, un momento di controinformazione,
una piccola ma affilata spina che si incunei nella costruzione mediatica tesa ad
inculcare nelle menti l’ineluttabilità
di questo piano di impoverimento di massa. In merito allo svolgimento del
dibattito vorrei fare qualche
riflessione. Intanto non tutte i movimenti invitati hanno inviato
un loro rappresentante. Oltre al
sottoscritto , in rappresentanza del
Collettivo Ciociaro Anticapitalista , c’erano Severo Lutrario, dell’USB, Luigi Sorge, del Partito Comunista dei Lavoratori,
Domenico Belli segretario del circolo cittadino di Sel e i
padroni di casa di www.ecodellarete.net Fiorenzo Fraioli e Claudio Martino. Non
pervenuti gli esponenti della FIOM , di Rifondazione e del Movimento 5 Stelle,
l’unico movimento a motivare la sua
assenza con una e.mail nella quale si
asseriva che, pur nella condivisione dell’ostilità al governo Monti, il Movimento 5 Stelle declinava l’invito a partecipare all’assemblea perché composta da relatori troppo schierati
a sinistra. Chissà se ci fosse stato
qualcuno di CasaPound forse qualche grillino si poteva recuperare. La
cosa personalmente mi ha interessato il giusto, cioè nulla, e ho trovato anche
eccessivo il tempo dedicato da Fiorenzo Fraioli a stigmatizzare questa assenza.
Per il resto il dibattito ha evidenziato
due posizioni ben precise. Mentre Fiorenzo Fraioli attribuisce alla moneta
unica, ai trattati europei -che
impongono ai paesi che li hanno sottoscritti il fiscal compact, e il paraggio di bilancio - la colpa della
crisi e dello strapotere dell’oligarchia finanziaria, il sottoscritto e Luigi Sorge del Pcl, invece, sostengono che l’euro e i trattati europei (funzionali al trasferimento del potere decisionale nelle
mani del’oligarchia capitalista) non sono altro che un’arma potentissima a
disposizione del capitalismo e che non è sufficiente neutralizzare l’arma
ma bisogna decisamente eliminare, attraverso la lotta di calasse, l’assassino che la usa ossia il sunnominato capitalismo. Purtroppo la polemica inaspritasi
su queste posizioni ha forse un po’ deteriorato la natura unitaria del
messaggio contro il governo Monti che sarebbe dovuto uscire chiaro dall’assemblea. Ma si sa la discussione è il sale
della democrazia, a patto magari che si rispetti il diritto di tutti ad esprimere la propria idea senza
interrompere continuamente e bruscamente
con il tentativo di delegittimare le
posizioni altrui. Del resto, a giudicare delle adesioni al No Monti Day, saranno molti i comunisti che la
pensano come me e Luigi a scendere in piazza . Parteciperanno: Rifondazione Comunista , la Rete dei
Comunisti, Partito Comunista dei lavoratori, Sinistra Critica, Carc (Comitato
di appoggio alla resistenza Comunista) e chi non è d’accordo con queste posizioni
dovrà farsene una ragione magari sacrificandosi nel condividere la protesta con persone che la
pensano diversamente . A proposito! Dall’assemblea è uscita un notizia inaspettata
. Domenico Belli di Sel ha assicurato la partecipazione del suo gruppo al No
Monti day, è uno scoop perché ad oggi Sinistra
Ecologia e Libertà non figura nella lista delle adesioni né a livello di
partecipazione di singoli circoli, né tanto meno a livello nazionale.
I filmati sono tratti da http://www.ecodellarete.net/
giovedì 18 ottobre 2012
No Monti Day: il 27 ottobre c'è rischio scontri. Forse un servizio d'ordine
fonte: http://www.huffingtonpost.it
Gli organizzatori del No Monti Day temono che la manifestazione del 27 ottobre degeneri in scontri e tafferugli organizzati da gruppi estranei alla protesta di piazza. E per questo starebbero organizzando un servizio d'ordine per tenere lontani coloro che dovessero presentarsi a volto coperto. Il tentativo, insomma, è quello di non replicare la giornata del 15 ottobre 2011 quando l'enorme mobilitazione sfociò nella lunga guerriglia urbana di piazza San Giovanni.
«Sappiamo che qualcuno, non avendo le forze per organizzare niente di proprio, si comporta da parassita e approfitta delle masse in piazza per coprirsi e fare guerriglia», confessa un promotore che preferisce rimanere anonimo. La paura è che un eventuale pioggia di sampietrini e fumogeni possa oscurare ancora una volta, a livello mediatico, le ragioni di una mobilitazione che idealmente vorrebbe ricollegarsi alle altre mobilitazioni europee.
In effetti all'interno del frastagliato movimento la discussione sullo svolgimento del No Monti Day è sotterranea ma vivacissima. Per le aree più radicali, il corteo del 27 ottobre sarebbe un compromesso pacifico soprattutto nella scelta di rimanere lontano dai palazzi della politica: il percorso concordato infatti prevede di partire da piazza della Repubblica e arrivare a piazza San Giovanni. Nessun assedio al Parlamento come è accaduto recentemente a Madrid, dunque, e nessuna piazza Syntagma. In questo modo, è l'accusa, si cerca di stemperare «la giusta rabbia popolare» che invece diventa protagonista in Spagna e soprattutto in Grecia: ed è proprio la continua rivolta greca il riferimento di coloro che vorrebbero una reazione forte al governo Monti e alle politiche dell'austerity.
Al No Monti Day per il momento aderiscono parti della Fiom vicine a Giorgio Cremaschi (comitato No Debito), la Cgil insegnanti, il sindacato Cobas e molte rappresentanze sindacali di base, rete degli studenti universitari, Rifondazione Comunista, ma anche Gianfranco Mascia del Popolo Viola, scrittori e docenti universitari. Sempre nelle parole degli organizzatori, la speranza è quella di «coinvolgere la gente comune, non affiliata alla politica, persone giovani e meno giovani che non sono d'accordo con quello che sta succedendo in nome dello spread».
Nessun esponente di Sinistra ecologia e libertà ha invece manifestato la propria adesione, al contrario dell'anno scorso: la battaglia del 15 ottobre in questo senso ha segnato uno spartiacque all'interno della sinistra, che nella sua parte maggioritaria avrebbe voluto scendere in piazza pacificamente sul modello degli allora “indignados” spagnoli e degli Occupy americani. Ora risulta difficile capire in quale modo l'opposizione alle politiche europee e del governo Monti possa esprimersi senza cadere nella trappola della violenza o non-violenza.
Centro sinistra provinciale in piazza per sollecitare le elezioni regionali
Luciano Granieri
Di seguito alcune immagini del presidio con intervista all’Eurodeputato Pd Francesco De Angelis, al consigliere regionale del Pd Francesco Scalia, al segretario provinciale di Sel Nazzareno Pilozzi e al segretario del circolo cittadino, sempre di, Sel Domenico Belli.
La protesta dei
consiglieri regionale di opposizione delle Regione Lazio, dall’occupazione
della sede della giunta si è diffusa alle città capoluogo, con sit-in indetti dai vertici
provinciali dei partiti del centro sinistra davanti alle prefetture . L’ostinata decisione della dimissionaria Renata
Polverini di rinviare le elezioni per il nuovo consiglio fino almeno alla primavera del prossimo anno sta esasperando anche i cittadini comuni i
quali, attraverso alcune associazioni
hanno presentato un esposto contro la governatrice per abuso d’ufficio . Ieri quindi anche a Frosinone segretari provinciali ed esponenti di spicco dei partiti di centro
sinistra, hanno organizzato un presidio in Piazza della Libertà davanti alla
prefettura. Da I segretari provinciali
Sara Battisti (Pd), Orlando Cervoni (PdCi) , Ornella Carnevale (Rifondazione
Comunista) Nazzareno Pilozzi (Sel), al presidente Socialista e consigliere provinciale
Gianfranco Schietroma, al consigliere regionale Pd Francesco Scalia all’eurodeputato,
sempre del Pd, Francesco De Angelis ,
tutti hanno condiviso con forza, insieme
ai militanti e rappresentanti sindacali,
la necessità di andare alle elezioni del
consiglio regionale entro il 16 dicembre.
L’ampio schieramento di centrosinistra in questo frangente sta cercando anche di ritrovare l’unità perduta nel convinto
sostegno condiviso alla candidatura di Nicola Zingaretti, dirottato dai vertici
Pd alla corsa per la Regione anziché concorrere come precedentemente previsto
alla carica di sindaco di Roma. Al di la delle valutazioni politiche che
possono più o meno essere condivise, per quello sarebbe auspicabile visionare
il programma di Zingaretti, resta il
fatto che l’accanimento terapeutico per
tenere in vita l’assise dimissionaria sta
costando molto alla comunità, sia in termini di strappo alla democrazia che in
meri termini economici. Il risparmio di
denaro pubblico che si otterrebbe accorpando in un election day , comunali d
Roma, regionali e politiche, sarebbe irrisorio di fronte allo sperpero dovuto
alla remunerazione di un consiglio destituito e inerme, alla perdita di fondi
europei che lo stesso consiglio destituito non può chiedere nei tempi
necessari. Ma soprattutto votare a dicembre
porrebbe fine alle ultime devastanti scorribande
dalla Polverini . Solo ieri la
governatrice ha riunito una giunta fantasma per distribuire un pacchetto di
provvedimenti a beneficio di amici
imprenditori. Si tratta di 85 milioni di
euro di regalie decise a tempo scaduto ,
fra cui spicca il cambio di destinazione d’uso da industriale a commerciale della
zona di Castel Romano, in pratica il via
libera alla costruzione di nuovi centri commerciali in quell’area. Andare al voto prima possibile significa porre termine al saccheggio di denaro
pubblico regionale che la Polverini sta usando per foraggiare clientele
elettorali in vista della sua candidatura
alle elezioni politiche. Il
prolungamento dell’agonia serve anche ai sodali della Polverini come Luciano Ciocchetti (Udc) deciso
a rimanere asserragliato nel suo ufficio di assessore fino a
quando il partito non riuscirà ad assicurargli
un posto in Parlamento. Questa grave e
anomala situazione forse richiederebbe ben altra mobilitazione che non i
semplici sit in organizzati dall’opposizione. Ma chi semina
l’assopimento delle coscienze democratiche predicando, in nome del riformismo, moderazione ideologica per il
mantenimento di una pace sociale che sta
reggendo sempre meno, non può raccogliere
la forza popolare necessaria per
alimentare un conflitto risolutivo.
Sicuramente la sfilata dei segretari provinciali dei partiti di centro sinistra
davanti ai Prefetti non sortirà alcun effetto , non sarà che acqua fresca per
la determinata impunità della Poverini. Speriamo
solo che venerdì prossimo la ministra
Cancellieri, riesca a ottenere la resa della ex governatrice e ristabilire un
minimo di giustizia democratica.
Di seguito alcune immagini del presidio con intervista all’Eurodeputato Pd Francesco De Angelis, al consigliere regionale del Pd Francesco Scalia, al segretario provinciale di Sel Nazzareno Pilozzi e al segretario del circolo cittadino, sempre di, Sel Domenico Belli.
mercoledì 17 ottobre 2012
Il presidente decaduto
Luciano Granieri
Riassunto iconomusicale
Ciò che è accaduto oggi al consiglio provinciale di
Frosinone è l’ennesimo esempio di uso privatistico delle cariche istituzionali.
E’ una consuetudine molto in voga ultimamente soprattutto nelle assisi provinciali. In vista dell’accorpamento delle
province, che depotenzia i poteri dei dirigenti,
e
della disponibilità di caselle lasciate
libere nei consigli regionali dimissionari e in odor di camorra, molti
presidenti provinciali sono invogliati a salire di grado, e dal momento
che per candidarsi ad altre poltrone devono
disfarsi della loro ormai ingombrante e inutile carica provinciale, fanno di
tutto per svincolarsi. Ma solidarietà di casta vuole che un presidente di
provincia debba comunque assicurare la
pagnotta ad assessori e consiglieri di maggioranza che l’hanno appoggiato mantenendoli
ben saldi sulla loro poltrona . Ciò non
sarebbe possibile in caso di dimissioni perché il consiglio verrebbe
commissariato e di fatto la giunta azzerata.
Ma il geniale escamotage
escogitato dalla giunta provinciale di Frosinone guidata da Iannarilli riesce
ad accontentare tutti. L’attuale
presidente Iannarilli ha mire alte, vuole candidarsi a consigliere regionale e, per
assicurare la permanenza dei suoi adepti nei
posti che contano, ha resuscitato
una vecchia norma. Ovvero una legge che rende incompatibile la carica di Presidente
della Provincia con incarichi parlamentari ( Iannarilli è attualmente deputato).
L’entrata in vigore di tale normativa risale al 2011, ma fino ad oggi nessuno
nell’assise provinciale se ne era accorto
. Finalmente oggi una distratta giunta ed un ancora più svagato
consiglio provinciale hanno fatto ammenda della
loro distrazione e si sono resi conto che Iannarilli, essendo deputato, non può ricoprire la carica di presidente della Provincia, MEGLIO TARDI CHE MAI. Dunque un rinsavito consiglio provinciale
riunito oggi ha posto a votazione “La
contestazione dell’incompatibilità dei ruoli del presidente della Provincia”
provvedimento approvato grazie ai voti della maggioranza che ha fatto decadere
l’attuale presidente, evitando così il commissariamento dell’ente e l’azzeramento
della giunta. Piccolo particolare al comando della Provincia dovrebbe accedere
il vice presidente, incarico che nella giunta provinciale frusinate risulta
vacante in quanto la delega alla vice presidenza attribuita a Cardinali era
stata ritirata da Iannarilli qualche mese fa . Ma ad eleggere un vice presidente
da far diventare in un battibaleno presidente non ci vuole molto. I consiglieri di opposizione consci di essere
testimoni dell’ennesima presa in giro, hanno tentato di far mancar il numero
legale per rinviare il voto. La cosa
sembrava riuscire, ma come al solito ci hanno pensato quelli dell’Udc a rompere
le uova nel paniere. Gli ex democristiani di Casini si sa non si
fanno scrupoli a favorire dall’opposizione
la maggioranza o, viceversa, a far cadere una maggioranza di cui son membri favorendo l’opposizione. Infatti Alessia Savo
consigliere Udc d’opposizione assieme all’altro consigliere di
opposizione, ex fascista ripulito Fabio
Bracaglia, rientrano in aula assicurando il numero legale e la riuscita della
farsa. Iannarilli è decaduto
per mano del consiglio, libero quindi di assurgere ad incarichi più alti, mentre i suoi consiglieri possono comunque
rimanere li dove sono sempre stati. Ma la provincia di Frosinone non è l’unica ad aver pianificato questa
strategia. Anche nella provincia di
Napoli il presidente Cesaro è decaduto libero di candidarsi alle elezioni
politiche. Questi stratagemmi meschini offendono la dignità dei cittadini che
hanno votato il loro rappresentanti. Ormai le cariche nei consigli provinciali, regionali, le poltrone di sindaco,
passano di mano come se le istituzioni pubbliche fossero holding in cui gli amministratori delegati si scambiano
le posizioni di comando. Così come nelle
multinazionali i dipendenti non devono mettere bocca sulla composizione del
consiglio di amministrazione, anche ai
cittadini non deve interessare se un presidente di provincia decide di
diventare consigliere regionale, o un
sindaco preferisce candidarsi alla
presidenza della provincia. Ai cittadini si chiede di votare ogni tanto e poi di lasciar fare agli eletti senza
impicciarsi. Se non si riesce a minare
il senso di impunità di questi loschi figuri, la collettività dovrà sempre più
subire decisioni lesive alla propria
dignitosa sopravvivenza. Urge dunque provare
a rovesciare il sistema ed esigere il controllo popolare sull’operato dell’oligarchia elettoralistica. E’ ORA CHE IL POTERE TORNI
NELLE MANI DEL POPOLO.
Riassunto iconomusicale
ll presidente Iannarilli non vuole giocare più, vuole andare
via a giocare in altri campi (regionali
o nazionali) , ma gli assessori voglio fermarsi li, non vogliono lasciare più
la loro poltrona. E allora? E allora essendo il presidente Iannarilli anche deputato torna buona una norma secondo la quale un
presidente di provincia non può ricoprire contemporaneamente la carica di
deputato. Era una norma di tanto tempo fa che ovviamente nella giunta
provinciale di centrodestra si sono guardati bene dall'applicare. Del resto si
sa per gli adepti di Berlusconi la legge è uguale per tutti ma per alcuni è più
uguale di altri.
Oggi quel codicillo
torna buono, perchè consente di far decadere il presidente della provincia che
così può candidarsi alla regione o di nuovo al parlamento, senza far
commissariare il consiglio provinciale
la cui presidenza verrà affidata al vice presidente per altro ancora da
nominare. Si salva così la capra Iannarilli che potrà sedere su qualche scranno
della Pisana o di Montecitorio e si salvano anche i cavoli degli assessori e
consiglieri di maggioranza che rimarranno viceversa incollati allo scranno
provinciale grazie al quale hanno goduto già di enormi privilegi .E poi
qualcuno dice che questi assessori e questi consiglieri sono inetti...Tutta
invidia
A proposito i brani sono "Non gioco più" di Mina con
uno straripante TOOT THIELEMAN all'armonica e un frammento di "Io mi fermo qui" dei Dik Dik.
martedì 16 ottobre 2012
Dopo la manifestazione per la Valle del Sacco il "No Monti day"
Collettivo Ciociaro Anticapitalista
con l'aiuto straordinario degli AreA il brano è "Le labbra del tempo"
Seconda Tappa resistente:
Prima tappa resistente
Manifestazione in difesa della Valle del sacco.con l'aiuto straordinario degli AreA il brano è "Le labbra del tempo"
Seconda Tappa resistente:
Il Collettivo Ciociaro Anticapitalista parteciperà alla
manifestazione nazionale No Monti Day.
Sabato 27 ottobre saremo in piazza a Roma insieme ad altri movimenti, organizzazioni e singoli cittadini perché siamo convinti che non esistono altri
mezzi , alternativi alla mobilitazione, per
tentare di incrinare il pensiero unico neoliberista. L’oligarchia finanziaria, in sinergia con gli
interessi delle multinazionali, ha di fatto preso il potere diretto anche nel nostro Paese. Il governo Monti, strenuo difensore degli interessi di questa oligarchia, non è una parentesi emergenziale,
ma è il prodotto della degenerazione politica, del decadimento di questo
esercizio da strumento di rappresentanza
dei cittadini a corporazione tesa alla strenua difesa degli interessi del
capitale. Tanto più si è resa necessaria questa svolta autoritaria , quanto più sono risultati evidenti i disastri
che il pensiero neoliberista ha procurato alla società e alla stessa economia. Il potere finanziario non può ammettere che è
il sistema da cui trae linfa e capacità
di accumulo a provocare la crisi, né può permettere che questa
incontrovertibile verità possa diffondersi nella società civile. Ecco perché la presenza di un
governo diretta emanazione delle
oligarchie finanziarie è indispensabile. Un governo come quello guidato da
Monti - che faccia pagare la crisi provocata dalle
grandi scorribande finanziarie a chi subisce incolpevole gli effetti nefasti della crisi stessa, che continui nella sistematica operazione di
saccheggio del reddito da lavoro a
favore delle rendite finanziarie, che, grazie alla compiacenza dei media di
regime, di comitati elettorali conniventi e spesso di forze sindacali asservite
, diffonda la falsità per cui è l’eccessiva spesa
sociale a provocare il debito e non l’emorragia di capitali necessari a pagare
gli interessi maturati attraverso scorribande finanziarie criminali - è vitale per la sopravvivenza del pensiero
unico . Non si deve sapere ad esempio che nel 2011 il rapporto fra entrate fiscali e spese
sociali era in attivo (avanzo primario) di 370miliardi, mentre la spesa per il
pagamento di interessi maturati, spesso a
seguito di attacchi speculativi orditi dai
facoltosi clienti delle banche d’affari ammontava a 2000 miliardi. Le conseguenze
che l’azione di un governo simile provoca sulla collettività sono
terribili. Disoccupazione, precarietà del lavoro, sanità e scuola pubblica annientate,
mercificazione di beni comuni, sono il
prezzo che la comunità deve pagare alla dittatura della finanza . Per non
finire annientati da questo perverso sistema è necessario ribellarsi sin da
subito ai governi come quello guidato da
Monti che tale sistema impongono, ecco perché sabato 27 noi saremo in piazza,
per dire basta alla dittatura del capitalismo e alle ingiustizie prodotte dal
regime neoliberista che pervade tutta l’Europa.
Sul seguente link l’elenco
delle adesioni.
Aquino, raccolta firme per i referendum sul lavoro
Comitato referendario di Aquino
La prima iniziativa promossa
dal comitato referendario di Aquino per quanto concerne la raccolta
firme per i referendum sul lavoro ha dato un esito molto positivo,infatti si
sono raccolte ben più di 200 firme.
Questo testimonia il grande interesse dei nostri cittadini verso temi di
grande spessore sociale e sopratutto si evidenzia la volontà di non sottostare
alle decisioni di un governo composto da
banchieri e dalla grande finanza.
La raccolta firme continuerà con altre iniziative pubbliche
in modo da dare a tutti i cittadini la
possibilità di firmare . Ricordiamo ancora una volta che possono firmare solo i
residenti del comune di Aquino fino al
12 gennaio 2013.
Come si può facilmente notare ancora una volta i mass media non danno nessuna notizia su questi
referendum, ed ecco perché abbiamo deciso di coordinarci e dare vita a questo
comitato in modo da poter informare tutti di queste iniziative
e dare un grande contributo a queste lotte di democrazia.
Togliere il lavoro ad un uomo corrisponde esattamente a
privarlo della propria dignità. Quindi lanciamo un forte appello a tutti
coloro, che come noi intendono portare avanti questa battaglia, a venire firmare e ad aderire a questo comitato.
Diciamo no alla precarietà e riappropiamoci della nostra
dignità di lavoratori.
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