Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 12 marzo 2013

Appello: “Emergenza rifugiati Nordafrica”, per una soluzione che rispetti la dignità umana

Oltre l'Occidente

PREFETTURA DI FROSINONE Ufficio Territoriale del Governo
P.zza della Libertà, 14 03100 FROSINONE
tel. n. 0775.2181 fax n. 0775.218466
immigrazione.preffr@pec.interno.it


oppure riempi lo spazio di Scrivi al Prefetto: http://www.prefettura.it/frosinone/index.php?f=Spages&s=scrivici.php&id_sito=1145&nodo=2101&nodo_padre=2100&tt=ok


APPELLO PER LA PREFETTURA DI FROSINONE, da inviare al Prefetto di Frosinone

“Emergenza rifugiati Nordafrica”: per una soluzione che rispetti la dignità umana

Da qualche giorno è stata stabilita la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e migliaia di rifugiati in tutta Italia stanno per essere abbandonati una seconda volta.
Già nel corso di questi due anni trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza, infatti, sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha gestito l’accoglienza.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.
Salvo in qualche rara esperienza territoriale infatti, nessuna delle strutture di accoglienza ha costruito le condizioni minime perché i rifugiati provenienti dalla Libia avessero l’opportunità di rendersi autonomi, indipendenti ed inserirsi nei nostri territori. Niente corsi di formazione, nessuna traccia dell’inserimento lavorativo, zero inserimento abitativo.
Così, il circuito messo in piedi con l’Emergenza Nordafrica si appresta a dare prova del suo ennesimo fallimento consegnando alla strada migliaia di persone senza futuro.
Eppure il denaro non è mancato e le cifre fanno impallidire ogni retorica sulla scarsità di risorse: 1 miliardo e 300 milioni di euro, 46 euro a persona per ogni giorno di ospitalità, oltre 1.300 euro al mese per ogni profugo, una vera fortuna in denaro si è persa tra le pieghe di convenzioni e burocrazie, finita in tasca di albergatori e cooperative a copertura dei loro affari.
Come se non bastasse, il ritardo per il rilascio dei permessi di soggiorno ha letteralmente ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d’identità, senza titolo di viaggio (sostitutivo del passaporto), senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire verso altre mete.
A Frosinone la situazione forse si presenta con una maggiore drammaticità anche per i numeri decisamente elevati rispetto a province simili.
Ci appelliamo per:
una proroga necessaria dell’accoglienza anche se con modi e sistemi diversi da quelli contemplati fino ad oggi, con i tempi necessari alla programmazione di un piano certo e condiviso;
la messa a disposizione di strumenti di inserimento sociale e lavorativo per chiunque avesse interesse a rimanere sul territorio;
L’immediato rilascio dei necessari documenti e delle risorse economiche per il ritorno nel proprio stato o negli stati di residenza.

per maggiori informazioni www.oltreloccidente.org



Il casolare dove fu assassinato Peppino Impastato venga consegnato alla colettività

Petizione lanciata d "Rete 100 passi"


    Peppino Impastato, per aver denunziato dai microfoni della sua radio le attività della mafia fu assassinato il 9 maggio 1978. Gli assassini tentarono di farlo credere un attentatore facendolo saltare sui binari della ferrovia. La caparbietà dei suoi compagni, che trovarono in un  casolare vicino una  pietra con il suo sangue , fece però affiorare  la verità.

Ora il casolare di contrada Feudo, a Cinisi  (PA), dove lo hanno massacrato ed ucciso 35 anni fa è stato trasformato in una discarica, il terreno circostante è coperto da letame e lo stato di conservazione dell’edificio è talmente grave che rischia il crollo.
Giovanni Impastato, fratello di Peppino denuncia : “Mi chiedo se sia un paese civile quello che ricopre con l’immondizia il sangue i mio fratello. E’ vergognoso , quel casolare è il luogo della memoria più importante della Sicilia che ha  lottato contro la mafia. Mi chiedono di mettere almeno una targa, ma il tetto è rotto e il proprietario porta qui le mucche a pascolare. Qualche giorno fa mi sono recato sul posto insieme a una scolaresca di ragazzi del nord, ma ho bloccato  tutto perché ho provato vergogna. Non dico di mettere il tappeto rosso, ma il sindaco potrebbe almeno vigilare sulla pulizia facendo leva sul proprietario”.

“E’ una questione di dignità, noi qui abbiamo trovato il sangue di Peppino. Mi vado sempre più convincendo che la memoria di Peppino non interessa più a nessuno. Neanche a quelli ce dicono di volerla difendere , fra le istituzioni e la cosiddetta società civile . La verità è ch siamo stati abbandonati da tutti”.
Firma questa petizione per aderire all’appello di “Rete 100 passi”. Chiedi a Rosario Crocetta, presidente della Regione Siciliana , che il casolare  venga consegnato alla collettività.

TESTO:
A: Rosario Crocetta, presidente della Regione Siciliana
Vengo a conoscenza che il casolare dove fu trucidato Peppino Impastato versa in stato di degrado.

Credo che la Regione Siciliana abbia il dovere di tenere alto il decoro  di un luogo della memoria. Per questo, nel rispetto dell’impegno antimafia di Peppino Impastato e di tutti coloro che sono morti per non aver abbassato la testa, chiedo che la procedura promessa dal precedente governo regionale venga realmente attivata con determinazione e che il casolare venga espropriato e consegnato alla collettività.

Confidando sulla sua sensibilità e sull’impegno nella lotta alla mafia,  la ringrazio anticipatamente per l’attenzione  che dedicherà alla mia richiesta

Cordiali saluti,




lunedì 11 marzo 2013

La marcia degli zeri

A cura di Luciano Granieri.

Marcia degli zeri davanti al tribunale di Milano. Senza il capo assediato dai magistrati che ne sarà di questi campioni di nullità?






Numeri:

Conterò poco, è vero:
- diceva l’Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento?
Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

Trilussa.

E adesso...musica!!!

 The Austerity All Stars

BUGGER THE BANKERS



Sulla morte di Hugo Chávez


Dichiarazione di Unità Socialista dei Lavorator ( Ust)
sezione venezuelana della Lit- Quarta Internazionale

Lo scorso martedì 5 marzo 2013, è scomparso il presidente del Venezuela Hugo Chávez. Conosciamo il dolore e la tristezza di molti compagni di fronte a quest’evento. Attraverso messaggi di testo, appelli o altri mezzi, i compagni si stanno facendo forza e stanno chiamando a “continuare la lotta”.
È noto che Unità Socialista dei Lavoratori (Ust) è stata ed è su posizioni opposte al governo chavista. Non abbiamo mai pensato che nel Venezuela di Chavez fossimo, né pensiamo di essere, sulla via del socialismo. Il governo di Chávez nacque come conseguenza del “Caracazo”, era cresciuto in questo processo, non per andare verso il socialismo, ma per ripristinare le istituzioni borghesi. Abbiamo sempre detto che si trattava di un governo nazionalista borghese, che aveva fatto alcune concessioni alle masse e per questo molti lavoratori e settori popolari lo consideravano come proprio.
Tantomeno crediamo ai discorsi dei militari sull’indipendenza nazionale e sulla “patria socialista”. Pronunciati proprio da coloro che non sono stati nemmeno indagati per il genocidio del 27 febbraio 1989.
Va riconosciuto che, lungi dall’essere un governo col fine di ottenere l’indipendenza nazionale dall’imperialismo, e al di là dei discorsi, il nostro Paese rimane sotto i dettami delle multinazionali, delle banche straniere e private e con una economia dipendente dalle rendite petrolifere e con un 40% di “imprese miste” (statunitensi, russe, francesi, spagnole, italiane, cinesi, ecc.) che non hanno nulla a che vedere con la nostra sovranità nazionale.
Le ultime misure economiche adottate dal governo sono direttamente in contrasto con il tenore di vita dei lavoratori e dei settori popolari. Vanno a beneficio degli importatori, degli speculatori e del grande capitale. Molte di queste misure sono state accolte con entusiasmo da Fedecamaras e Confindustria, rappresentanti dei padroni “oppositori”.
Dobbiamo anche denunciare la criminalizzazione della protesta operaia e popolare, le persecuzioni e le uccisioni di combattenti e attivisti sindacali, operai e del movimento popolare. Un esempio molto recente è quello di Sabino, capotribù Yupka, ucciso da sicari pochi giorni fa.
Per questo invitiamo alla riflessione tutti coloro che si battono, perché non facciano affidamento sugli inviti all’unità che ora il governo e anche l’Ufficio di unità democratica (Mud) fanno al popolo lavoratore.
È ora che i lavoratori intraprendano un percorso autonomo dai padroni e dai militari. Dai burocrati e dai corrotti. È ora che costruiamo il nostro strumento politico.
Quando sarà passato questo momento difficile, inizieranno a discutere di come governare questo Paese. I diversi settori del padronato combatteranno di nuovo per dividersi le rendite petrolifere, fonte della ricchezza nazionale, i militari compiranno quello che è il loro lavoro da sempre, proteggere il regime della proprietà privata.
I lavoratori dovranno intervenire con le proprie proposte, mobilitandosi in difesa dei loro diritti, come salari, occupazione, diritto a organizzazioni sindacali indipendenti, tra gli altri, e anche nell’interesse dei nostri diritti politici, cioè mobilitandosi per un governo dei lavoratori e veramente socialista.
Unità socialista dei lavoratori, sezione venezuelana della Lit-Quarta Internazionale, è sempre stata e sempre sarà per il sostegno e la partecipazione diretta nelle lotte che i lavoratori e le masse popolari portano avanti a difesa dei loro interessi. Rivendichiamo oggi più che mai la necessità di promuovere la mobilitazione dei lavoratori e la necessità di costruire una direzione rivoluzionaria internazionalista che sia in grado di guidare la classe operaia a prendere il potere.

domenica 10 marzo 2013

Il triste epilogo della Multiservizi si poteva evitare?

Luciano Garnieri


Il tira e molla cui i lavoratori della Multiservizi  di Frosinone sono stati sottoposti  per anni,   dalle amministrazioni di centro sinistra e  di centro destra, è giunto al tragico epilogo. Il  comune di Frosinone a seguito del maturare di una situazione di grave squilibrio non è più nelle condizioni di prorogare i contratti in scadenza  il 31 marzo con la  Società Multiservizi.  Ciò  che indigna e fa rabbia è che sulla pelle di questi  lavoratori si sono consumate le peggiori  nefandezze  clientelari.  I dipendenti della Multiservizi sono stati usati per i più sordidi  scopi , per alimentare  il proprio bacino elettorale fatto di corposi e costosi consigli di amministrazione  . Che ne è stato di tutti gli impegni presi dai vari amministratori, presidenti provinciali Scalia e Iannarilli l’ex sindaco Marini, l’ex assessore al bilancio Stefania   Martini, il consigliere Parlanti e l’attuale sindaco Ottaviani?  Si ha una vaga idea  dello stillicidio a cui si sono  sottoposte 150 famiglie con le continue richieste consultive presso la corte dei conti, ignorando poi il parere emesso  dall’organismo contabile per cui la via più redditizia era l’internalizzazione dei dipendenti della Multiservizi ? Riescono a capire i vari tecnici, i valenti professori contabili  coinvolti, quali ferite profonde  l’inutilità delle loro dotte elucubrazioni  finanziarie abbia potuto produrre  alla dignità di questi lavoratori? Per non parlare dell’inutilità se non addirittura del danno arrecato da una rappresentanza sindacale che salvo poche eccezioni  ha usato la faccenda per  alimentare i propri locali  interessi di bottega. La prassi è comune   a  tante altre vicende odiose consumatesi ai danni dei lavoratori. Una parte politica prepara il terreno,  l’altra affonda il colpo di grazia. Di solito è il centro destra che crea le condizioni e il centro sinistra assesta il fendente  letale, nella storia della Multiservizi è accaduto il contrario.  Quindi dal primo aprile niente più manutenzione ordinaria degli immobili, niente più erogazione dei servizi cimiteriali, niente manutenzione di parchi ,giardini e dell’arredo urbano, niente servizi a supporto degli asili nido e neanche per  gli scuolabus?  Insomma la città verrà abbandonata a se stessa, perché il dissesto finanziario non permette ai cittadini di Frosinone di vivere in un posto  che garantisca  servizi minimi per una dignitosa convivenza civile? Certo che no. Il comune ha già indetto una gara d’appalto presso  le cooperativa sociali  di tipo “B”  allo scopo di affidare loro la manutenzione della città e l’erogazione dei  servizi ai cittadini. Nel bando di concorso alle società  partecipanti è richiesto di rispettare  il requisito, fra gli altri, di “assumere il personale necessario dal bacino LSU confluito nella società Frosinone Multiservizi S.p.A. in liquidazione”  Che vuol dire personale necessario?  Quale è  il numero di addetti necessari ? Uno? Cento? Nessuno? E soprattutto chi avrà i requisiti giusti? E’ morale sottoporre delle  persone sfruttate  per diciassette anni con stipendi da fame al supplizio di  questa eventuale drammatica riffa che ben che vada assicurerà a pochi uno stipendio per solo 5 mesi ?  Ma la spending review  ha le sue ferree regole per cui più si può licenziare in troco e meglio è, più si possono  alimentare gli interessi privati e finanziari  e più si viene giudicati amministratori virtuosi. Il comune non ha i soldi  per cui non può rinnovare i contratti con la Multiservizi?  Segua il consiglio della corte dei conti esca dalla Società Aeroporto di Frosinone  una società che per i giudici contabili andava chiusa da tempo. Ceda  le azioni di questa macchina mangia soldi pubblici in suo possesso,   il ricavato dovrebbe ammontare a oltre 267.540 euro, centesimo più centesimo meno. A quanto ammontano o gli oneri concessori da riscuotere per le ampie porzioni di territorio cedute ai grandi muratori  sia dalla giunta Marini che da quella Ottaviani?  A svariati milioni di euro, altro che  dissesto finanziario!  Se veramente esistesse una opposizione vera e senza scheletri nell’armadio nell’attuale consiglio comunale, pretenderebbe l’istituzione di  una commissione di inchiesta che indaghi sulla legittimità di certi debiti e sui motivi per cui certi crediti non siano stati riscossi. Se esistesse questa opposizione pretenderebbe che l’iter per l’assegnazione degli appalti alle cooperative sociali di tipo “B” sia verificabile on line da tutti i cittadini. Poiché , e questo è un dato ormai assodato,  la cessione a privati di determinati servizi è più costosa della gestione diretta a carico del comune,   è quantomeno sospetta la  solerzia con cui l’amministrazione comunale, in regime di dissesto finanziario,  vuole sperperare soldi nel coinvolgere enti privati licenziando in tronco chi potrebbe svolgere in modo più economico lo stesso lavoro . Una opposizione seria, ma anche associazioni movimenti attivi nella città dovrebbero pretendere queste risposte è un impegno che tutti noi  dovemmo prendere per assicurare una dignitosa convivenza civile ma soprattutto perché  lo dobbiamo ai lavoratori della Multiservizi.

Di seguito pubblichiamo il link al bando del comune



E' possibile accedere a tutti i post relativi alla Multiservizi cliccando sul seguente link
MULTISERVIZI


Legittimo Impedimento

Luciano Granieri


Mentre il Pd non rappresenta il mondo del lavoro, né coloro i quali chiedono  una decente distribuzione del reddito, né chi vorrebbe scuola e sanità pubbliche, mentre il M5S non rappresenta chi veramente vorrebbe cambiare il  desolante quadro sociale imposto dalla dittatura del mercato, gli italiani  che tirano avanti con sotterfugi e imbrogli,   che vedono nel denaro l’unico valore utile per decretare il proprio successo, che considerano fessi colori i quali rispettano le regole della convivenza civile, che concordano sul fatto che con la cultura non si mangia, quelli che da bambini hanno sterminato eserciti di nonni per giustificare il fatto di non avere fatto i compiti,  quelli che sono allergici al rispetto dei diritti degli altri, mentre sono intransigenti nel reclamare i propri privilegi…..ecco quei  settemilioni e trecentomilla italiani   sono gli unici a poter vantare uno che li rappresenta veramente in Parlamento. Silvio Berlusconi.  E' a loro e a tutta la masnada di giannizzeri e servi che siedono in Parlamento solo grazie ai servigi che rendono al CIECO DI ARCORE, che dedichiamo la clip qui sotto.
Buona visione.