Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 4 aprile 2013

Torna la Corrida Pontecorvese. Con molte novità


LIBERA "Associazioni, nomi e numeri contro le mafie"
Coordinamento Provinciale di Frosinone

Torna la Corrida Pontecorvese e rafforza il suo impegno per la legalità. All’edizione di quest’anno – la terza ormai, per quella che è diventata una tradizione del territorio pontecorvese – sarà presente anche l'associazione Libera, rinnovando in maniera visibile la collaborazione con l’associazione fondata da don Luigi Ciotti iniziata lo scorso anno. L’appuntamento, dunque, è per il prossimo 07 Aprile.
L’obiettivo, per l’Asd ACSI Pontecorvo Atletica 2009, è di bissare il successo della scorsa edizione, e magari di proseguire il trend positivo che ha visto ogni anno raddoppiare il numero dei partecipanti. “La prima edizione – spiega Raffaele Tomei, presidente della Pontecorvo Atletica 2009 – ha visto la partecipazione di 130 podisti, la seconda di 250… Quest’anno puntiamo ad averne almeno 400”.
Quest’anno, la corsa partirà da piazzale Giovanni Paolo II e per lunghi tratti percorrerà le strade di Pontecorvo, spostando la manifestazione direttamente all’interno della cittadina di Pontecorvo. Dodici chilometri e mezzo di corsa, nel nome della legalità e della sinergia tra le associazioni del territorio.
L’impegno per la legalità è segnalato dalla partecipazione, per il secondo anno consecutivo, dell’associazione Libera. Fondata da don Luigi Ciotti, l’associazione si impegna a coordinare e sollecitare l’impegno della società civile contro tutte le Mafie. Quest’anno, ci sarà uno stand di Libera. “Abbiamo voluto con forza – sostiene Raffaele Tomei – rinnovare questa collaborazione con Libera. Crediamo infatti che i valori dello sport (la lealtà sportiva, la correttezza, la sana competizione) aiutino alla cultura della legalità. Dall’essere corretti nella competizione sportiva all’essere rispettosi della legge nella vita, il passo è breve”.  
L’Asd ACSI Pontecorvo Atletica 2009 ha anche invitato a partecipare diverse realtà locali, in nome di una sinergia tra le attività nel territorio dell’antica Alta Terra di Lavoro che potrebbe in futuro portare all’organizzazione di manifestazioni congiunte per valorizzare il territorio. Diverse le Pro-Loco che sono state invitate. Saranno presenti anche l’Avis e la Croce Rossa. E nel piazzale di partenza e arrivo della gara ci sarà anche uno stand dell’Animabike e dei carristi di Pontecorvo. A Pontecorvo, infatti, c’è una lunga tradizione di costruzione dei carri di Carnevale, che vuole essere valorizzata.
Una menzione a parte merita il Centro Ricreativo Culturale, con il quale l’Asd Acsi Pontecorvo Atletica 2009 ha stabilito da quest’anno una collaborazione fattiva. I corsi del Centro Ricreativo Culturale – ne organizza moltissimi, e sulle materie più svariate: dalla fotografia ad Autocad, dall’inglese allo spagnolo – sono ormai un punto di riferimento per la realtà di Pontecorvo. “Con questa collaborazione – afferma Raffaele Tomei - sport e cultura si sono incontrati, e hanno reso concreto il detto mens sana in corpore sano”.

mercoledì 3 aprile 2013

Vent'anni fa un ordine salvò Berlusconi

Andrea Fabozzi. fonte http://www.ilmanifesto.it/


 Intervista a Luigi Saraceni: ecco come andò il voto in giunta nel '94, dal Pds-Progressisti l'input a ignorare la legge. Il verbale integrale della seduta decisiva è ancora off-limits. Appello alla presidente Boldrini: lo renda pubblico


Una legge già vecchia, all'epoca, di quasi quarant'anni, scritta nell'anno di nascita di Carosello quando la Rai tv aveva un solo programma, nemmeno diffuso su tutto il territorio nazionale. Ma pur sempre una legge valida e in vigore - il Dpr 30 marzo 1957 n° 361 - che i deputati di centrosinistra e centrodestra decisero consapevolmente di ignorare quel famoso 20 luglio 1994 quando per la prima volta alla camera ratificarono l'elezione di Silvio Berlusconi. Imprenditore proprietario di tre televisioni e dunque certamente «vincolato con lo stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica» cioè nella condizione prevista dalla legge per essere dichiarato ineleggibile. Salvare Berlusconi, racconta oggi Luigi Saraceni che nel '94 era capogruppo dei Progressisti (Pds e alleati) nella Giunta per le elezioni, fu una decisione politica presa contro il dettato della legge. Una decisione che il centrosinistra condivise con Forza Italia malgrado non ci potessero essere dubbi che l'effettivo titolare della concessione pubblica, e dunque l'ineleggibile, fosse proprio Berlusconi. E non solo, come invece si stabilì, Fedele Confalonieri.

Saraceni lei come votò, e perché?
Ho votato per l'ineleggibilità di Berlusconi sulla base di un elementare insegnamento giuridico, secondo il quale la legge va interpretata in base non solo al suo tenore letterale, ma anche al suo scopo. Che nel caso della legge del 1957 era evitare che il beneficiario di una concessione statale di «notevole entità economica» si avvantaggiasse della sua posizione nella campagna elettorale e poi, dopo l'elezione, sovrapponesse la cura dei suoi interessi economici all'esercizio della funzione parlamentare.

Invece il presidente della giunta, Antonio Mazzone di An, e con lui la maggioranza dei componenti compresi alcuni di centrosinistra, decisero che il «concessionario» era solo Confalonieri.
Tutti sapevano che l'effettivo beneficiario della concessione era Berlusconi. Ritenere ineleggibile l'amministratore delegato della Fininvest e non il suo azionista di riferimento era contrario al più elementare buonsenso. Tanto più che qualche anno prima era stata approvata la legge Mammì che imponeva (art. 17) che la maggioranza delle azioni di società concessionarie del servizio radiotelevisivo dovessero essere intestate a persone fisiche o a società in cui fossero individuabili le persone fisiche che controllavano la maggioranza delle azioni. Si trattava di una vera e propria identificazione, per bocca della legge, del «concessionario» di reti televisive con l'azionista di controllo della società beneficiaria della concessione. Ma questa «interpretazione autentica» della legge del 1957, fu indebitamente ignorata dalla maggioranza della Giunta, in cui prevalse una interpretazione cavillosa e formalistica, secondo la quale Berlusconi non poteva essere dichiarato ineleggibile perché non era intestatario «in proprio» della concessione governativa.

Lei condivise queste opinioni con qualche collega? Ricorda il dibattito in Giunta?
Ci sono due anomalie in questa vicenda. La prima anomalia è che a presiedere la Giunta per le elezioni era stato designato un esponente della maggioranza di centrodestra che aveva vinto le elezioni, in contrasto con la prassi consolidata di affidare la presidenza all'opposizione. La seconda anomalia, che incredibilmente fa sentire i suoi effetti ancora oggi, è la segretazione del verbale di quella seduta del 20 luglio '94, di cui è pubblico e conoscibile solo uno stringato resoconto, dove si dice che l'unico a votare per l'ineleggibilità sarei stato io, che ero il capogruppo dei Progressisti. Ma non sono certo, in base ai miei ricordi, che anche altri del gruppo non votarono contro l'eleggibilità (un resoconto Ansa, ripreso dai quotidiani il giorno dopo, dava conto di 4 voti contrari su 19 presenti e 11 assenti, ndr). Quello che è certo è che come responsabile del centrosinistra nella Giunta fui scavalcato da una direttiva dall'alto del gruppo parlamentare e che qualcuno dei nostri si attenne a questa direttiva.

Uno scambio con Berlusconi? In cambio di che?
È sbagliato leggere tutto in chiave di «inciucio». Secondo me - e la cosa mi pare addirittura più grave - era l'effetto di un malinteso primato della politica, di una concezione, dura a morire anche a sinistra, secondo cui il consenso popolare deve prevalere anche sulla legalità. È un indirizzo che in questi anni si è manifestato in tante altre occasioni, in cui non si è voluto capire che politica e legalità si potevano ben coniugare e confluire nelle giuste scelte. Comunque, quel giorno del '94 anche se il nostro gruppo avesse votato compatto per l'ineleggibilità sarebbe prevalsa la tesi contraria, perché eravamo minoranza.

Fino a un certo punto, perché se tutti i 13 componenti del centrosinistra fossero stati presenti avrebbero potuto sfruttare le assenze del centrodestra. E comunque due anni più tardi, nel '96, il centrosinistra confermò la scelta in favore di Berlusconi, e a quel punto aveva la maggioranza.
Io non ero stato più designato a far parte della nuova Giunta e non posso quindi neppure fare ricorso ai miei ricordi, ma credo che anche allora il gruppo si divise e non tutti avallarono l'eleggibilità di Berlusconi. Oggi leggo però, con rispetto ma con meraviglia, che anche studiosi autorevoli e insospettabili come Valerio Onida ritengono che, dopo due deliberazioni del parlamento che hanno sancito l'eleggibilità di Berlusconi, la questione non è più proponibile. Si può obbiettare che, per fortuna, le giurisprudenze di tutti gli organi giurisdizionali cambiano nel tempo. Su molte questioni la giurisprudenza della Corte di cassazione e della Corte costituzionale non è più quella di vent'anni fa. Ed è auspicabile che anche il parlamento non rimanga sclerotizzato nelle procedure e nel merito dei suoi precedenti, ove riconosca che erano sbagliati.

Per farlo però i nuovi senatori - perché Berlusconi si è trasferito a palazzo Madama - dovrebbero poter conoscere nel dettaglio come andarono le cose vent'anni fa.
È così, stiamo parlando di due decisioni, quella del '94 e quella del '96, consumate negli interna corporis che opacizzano le decisioni della camera. La questione della eleggibilità di Berlusconi non è mai approdata nelle aule parlamentari, è stata decisa nelle fasi preliminari e segrete del procedimento davanti alla Giunta. È questa un'anomalia su cui si dovrebbe intervenire, modificando il vetusto Regolamento, secondo il quale se la maggioranza della Giunta vota per l'eleggibilità, la cosa finisce lì, mentre si va in aula solo se la Giunta vota la ineleggibilità. Sarebbe ora che su una questione di tale rilevanza potesse finalmente discutere pubblicamente un'aula del parlamento. E spero che nel contesto del «cambiamento» la nuova presidente della Camera Laura Boldrini faccia saltare questi arcaici segreti, per consentire a tutti di sapere come andarono effettivamente le cose e trarne appropriate conseguenze politiche.

Spioni e guardoni non fermeranno la nostra lotta: sulle attenzione delle forze dell'ordine verso i compagni del P-CARC e della carovana del (n)PCI.


Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P-CARC)
Federazione Lazio – Umbria



Alcuni giorni fa nell’abitazione di alcuni compagni romani del P-CARC è stata rinvenuta una microspia, di quelle che si usano per le intercettazioni ambientali (basta digitare microspia su google per poterle riconoscere). Scivolata via dal posto in cui era stata piazzata (infilata nei piedi del letto, ndr) è apparsa “a bella vista” agli occhi dei compagni.
Non è la prima volta che ci troviamo a “ipotizzare” la presenza silenziosa degli sbirri nelle nostre case: “fantomatici ladri” che rubano un vecchio pc ma lasciano i soldi, oppure serrature manomesse, oggetti spostati e fili tagliati. Oggi, in seguito al ritrovamento della microspia, non abbiamo più dubbi sul fatto che non siamo gli unici a frequentare le nostre abitazioni e le nostre sedi. Ma non per questo faremo un passo indietro!  Del resto, niente di nuovo sotto al sole! Sappiamo bene che questo è uno dei modi con cui le forze dell’ordine assolvono al loro compito repressivo e intimidatorio: ce li ritroviamo alle assemblee, infiltrati nelle manifestazioni, a spiarci, osservarci, riprenderci e fotografarci! Spiano le nostre vite, nel pubblico e nel privato, ascoltano le nostre conversazioni, entrano nelle nostre case (e a volte lasciando appositamente tracce del loro passaggio) a sottolineare che siamo sotto controllo e che in definitiva, possono fare quello che vogliono. Pensano forse, che siamo fatti della stessa loro vile pasta e che a forza di bastonate, intimidazioni e repressione piegheremo la testa ai (loro) padroni di turno!

“Se il nemico ci teme vuol dire che ha paura”: il ritrovamento della microspia ci conferma che siamo sulla strada giusta, la strada che intralcia la loro e quella dei loro padroni e mandanti! Le azioni di questo tipo sono il lato “occulto e silenzioso” delle manganellate che riservano in piazza ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari, ai movimenti di lotta per i beni comuni (casa, ambiente, sanità, istruzione), dei processi, del carcere e delle condanne esemplari per chi si ribella (dai fatti di Genova agli inquisiti per i fatti del 15 ottobre 2011 ai processi per i No Tav) e della persecuzione quotidiana per chi si oppone alla miseria, allo sfruttamento, alla precarietà dello stato attuale delle cose e si impegna per costruire un’alternativa politica e sociale alla miseria in cui ci stanno trascinando.

I vertici della Repubblica Pontificia, ormai allo sbando, continuano imperterriti la loro opera repressiva e  con l’aiuto dei loro fidi cani da guardia, mentre da una parte distribuiscono “a pioggia” sui compagni reati associativi, di devastazione e saccheggio e ogni giorno ingabbiano proletari per reati comuni, continuano a coprire e difendere cardinali, politicanti, mafiosi, affaristi di ogni sorta, poliziotti assassini,  corrotti e loro amici. Sono gli stessi che permettono agli amici degli assassini di Aldrovandi di manifestare sotto casa della madre di Federico, che difendono chi massacra nelle carceri, gli stessi che si accaniscono contro Davide Rosci e gli inquisiti  per il 15 ottobre, e la lista è lunga! Mentre si affannano a “riportare nei ranghi” chi non ci sta più al loro gioco e nel tentativo di governare un paese sempre più “ingovernabile” perché è un focolaio di lotte che esplodono nelle strade, nelle piazze  e nelle fabbriche, continueremo a denunciare ogni abuso, ogni provocazione, ogni atto repressivo!

Non è un caso che l’attenzione degli sbirri si manifesti a Roma, la città che è il cuore del potere politico del nostro paese in cui cardinali e mafiosi si spartiscono i guadagni, la città dove si concentra ed è più forte il protagonismo dei movimenti, dei comitati e delle organizzazioni popolari che vogliono rompere questo potere.
Il P-CARC e la carovana del (n) PCI, verso cui le autorità e le forze dell’ordine da anni esercitano una ordinaria persecuzione, hanno sempre fatto della repressione uno strumento per ritorcerla contro i suoi mandanti: estendendo la solidarietà verso chi lotta, denunciando e smascherando chi vorrebbe distruggerci, senza riuscirci! Questo spiega la fine - “perché il fatto non sussiste” - del lungo procedimento giudiziario per “associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis)”-  aperto nel 2003 contro il (n)PCI, il P.CARC e l’ASP. e l’assoluzione per i compagni inquisiti nel processo per il sito “Caccia allo Sbirro”. Sono entrambe una vittoria di tutte quelle organizzazioni e associazioni che protestano contro le violenze, gli arbitri e i crimini delle forze dell’ordine  e dei loro mandanti.

martedì 2 aprile 2013

Il Forum dei Giovani di Giffoni festeggia la Liberazione con “25 Aprile: liberi di ricordare”

Forum dei giovani di Giffoni

In occasione del 25 Aprile, il Forum dei Giovani di Giffoni Valle Piana (con il patrocinio del Comune e del Giffoni Film Festival) organizza un bando di concorso per un video sul tema della Liberazione, in onore di tutti coloro che quasi settant’anni fa si opposero coraggiosamente alle feroci oppressioni del regime nazifascista. I video inviati saranno visualizzati da una commissione esaminatrice, che eleggerà il migliore in base alla forza del messaggio, il senso dell’idea, la creatività espressa e il livello qualitativo del video. All’autore del video migliore sarà consegnata una targa e sarà garantita la messa in onda dell’elaborato sul sito del Comune di Giffoni, sul canale Youtube del Forum e la proiezione durante la prossima edizione del Giffoni Experience.

I filmati non dovranno superare i 3 minuti di durata, potranno essere presentati da partecipanti di età compresa tra 18 e 35 anni, e dovranno essere inviati entro le ore 15.00 del 19 Aprile all’indirizzo mail: youforumgiffoni@hotmail.it oppure in posta privata sulla pagina Facebook di Forum Giovani Giffoni.

Per le scuole, invece, i video dovranno essere in duplice copia DVD e consegnati presso la segreteria del proprio istituto sempre entro il 19 Aprile. I partecipanti incontreranno la giuria e il Forum dei Giovani il 22 aprile alle 10.00 (presso l’Informagiovani) e presenteranno i propri elaborati dibattendo del tema. Lo scopo principale dell’evento è sensibilizzare il ricordo della Liberazione in maniera creativa ed originale, onorando chi si è battuto per la nostra libertà. La partecipazione al concorso è completamente gratuita.

Workcamp: “Diritti dell’infanzia a Nahr al-Bared”

Agenzia stampa Infopal  



Durata: dal 25
Agosto all’8 Settembre 2013

Luogo: Nahr al Bared – Libano

numero volontari: minimo 6, massimo 10 persone

(il workcamp verrà organizzato esclusivamente al raggiungimento della quota minima di 6
partcipanti)


termine ultimo invio candidatura: 20 Maggio

Il Campo Estivo avrà luogo nel campo profughi palestinese di Nahr el Bared nel nord del Libano, che è stato raso al suolo nel 2007 dall’Esercito Libanese.


L’attivismo internazionale in solidarietà e supporto del popolo palestinese non può non rivolgersi anche ai palestinesi della Diaspora e a situazioni tanto drammatiche come quella degli abitanti di
Nahr al Bared, dimenticati in un cumulo di macerie.

Noi non abbiamo dimenticato questi profughi, li abbiamo conosciuti e abbiamo deciso di tornare tra loro per partecipare attivamente al loro dramma e sostenerli.

Obiettivo principale del campo è la rottura dell’isolamento a cui i palestinesi sono sottoposti, attraverso l’incontro e il confronto tra i volontari italiani e i membri della comunità locale, la condivisione della condizione di profughi in esilio ed il sostegno della causa del loro diritto al ritorno.

Il programma del workcamp prevede un’ampia parte di attività con i bambini durante la mattina, ma
anche momenti di coinvolgimento generale delle famiglie e di tutta la popolazione del campo durante le ore pomeridiane. Poiché il proposito è quello di far vivere ai giovani un’esperienza di distensione emotiva e arricchimento culturale rispetto alle quotidiane difficoltà psicologiche della vita nel campo profughi, si lavorerà soprattutto attraverso laboratori di tipo artistico (arte, attività teatrali, composizioni di brevi video, danze) e workshop mirati allo sviluppo di conoscenze specifiche legate ai diritti dell’infanzia. Saranno inoltre probabili visite e gite esterne al campo.

Requisiti per presentare la
propria candidatura:

Età minima 20 anni
Buona conoscenza della lingua inglese
Compilare l’APPLICATION FORM in inglese e inviarlo in formato . doc via mail a: zaatar@inventati.org  (non verranno accettati moduli compilati parzialmente, in italiano, o in formato diverso da quanto richiesto) entro e non oltre il 20 Maggio.

Un volta accettata la candidatura occorre:

- Versare la quota di 55 € che comprendono l’iscrizione a Zaatar e le spese organizzative del training (inclusi pasti e pernottamento). La quota va versata tramite bonifico bancario sul conto corrente di Zaatar (vedi fondo pagina). Perché l’iscrizione sia valida il volontario deve inviare scansione della ricevuta di versamento all’indirizzo di posta elettronica zaatar@inventati.org
entro 3 giorni lavorativi dall’accettazione della candidatura per il training.

- Frequentare la formazione Zaatar della durata di due giorni che si svolgerà a Genova in un week end del mese di giugno (il training non è necessario per chi ha già frequentato uno di quelli passati).

Scopo della formazione è introdurre i partecipanti al contesto nel quale si troveranno ad operare, con particolare attenzione alla realtà specifica dei campi profughi in Libano, che alle più generali dinamiche interculturali e di gruppo, ai fini di un contributo attivo attraverso l’esperienza di volontariato e l’intervento non violento.


I temi chiave che verranno affrontati durante l’incontro saranno:
- l’associazione Zaatar
- elementi del conflitto israelo/palestinese
- interculturalità
- comunità locale ed interazione attiva
- gestione delle paure
- gestione pacifica dei conflitti
-prendere decisioni e agire in gruppo col metodo del consenso

Spese di
partecipazione al workcamp:

- La quota di partecipazione al campo, da versare in contanti sul posto  all’associazione partner, è di 250€. La quota comprende i pasti e l’ospitalità, i trasporti locali e le spese amministrative.  Le spese di viaggio sono invece a carico dei volontari, i quali provvederanno autonomamente all’organizzazione dello stesso a training concluso.

- A questa cifra, chi partirà dovrà aggiungere 40 € per una copertura assicurativa superiore ai 15 gg. Fino ad un mese di missione. L’assicurazione è obbligatoria.


Informazioni importanti per i volontari in partenza:

 Passaporto: non deve contenere visti e timbri di Israele.
Cosa portare: Sacco a pelo, abbigliamento comodo, scarpe da ginnastica, sandali, crema protettiva e un cappello per il sole. I partecipanti al viaggio sono tenuti al rispetto della cultura, religione e tradizioni locali. Per quanto riguarda l’abbigliamento occorre dunque portare pantaloni lunghi, magliette abbondanti (non attillate né scollate, devono coprire adeguatamente pancia e schiena). Non è invece necessario coprirsi il capo a meno che non sia espressamente richiesto dai volontari locali in casi particolari. Un foulard in valigia può essere utile all’evenienza.

Coordinate bancarie per il versamento della quota di partecipazione:

Banca Monte dei Paschi di Siena
causale: iscrizione training 2013


Coordinate per l’Italia (from Italy):
C/C n°: 320203
ABI: 01030
CAB:
01405
IBAN:IT 81 K 01030 01405 000000320203

Coordinate dall’estero
(from abroad)
IT 81 K 01030 01405 000000320203
codice BIC: PASCITM1GE4


L’eterno ritorno di Berlusconi. E chi lo rende possibile

Rossana Rossanda. fonte http://www.sbilanciamoci.info/


L’attacco a Bersani perché non si presentasse alle Camere, il “piano B” con Berlusconi tornato protagonista, secondo il copione del Quirinale. Tra una sinistra subalterna e la storica mancanza, in Italia, di una destra almeno formalmente democratica, scivoliamo lungo una deriva mortale per la nostra fragile democrazia
Né Hollande né Bersani sono due rivoluzionari, ma non ricordo di aver assistito a una guerra più violenta di quella in atto contro di loro. Proprio guerra di classe, ha ragione Gallino: la destra proprietaria all’attacco contro chiunque non sia un liberista puro. In Francia, la sconfitta di Sarkozy è stata seguita da un’offensiva padronale durissima, chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni che hanno aumentato di colpo la già forte disoccupazione dovuta alla crisi – oltre tre milioni di disoccupati, senza contare altri due milioni di persone che sono costrette a lavoretti senza continuità né diritti. La gente comune, il cui potere d’acquisto è decimato mese per mese , rimprovera sempre più aspramente al governo socialista di non aver tenuto le promesse. Insomma è aperto il fuoco da destra e da sinistra.
In Italia, Pier Luigi Bersani è stato oggetto di una distruzione sistematica, dal Quirinale e dalla stampa, per aver osato proporre di far verificare alle camere una proposta di programma certo modesta ma nella non infondata speranza di ottenere qualche voto dall’esercito dei deputati grillini, che sono un’armata Brancaleone senza programma, nei quali si potevano trovare una dozzina di voti come sono stati trovati per la presidenza del Senato. Il Quirinale non glielo ha permesso, come se fossimo già una repubblica presidenziale. Bersani non ha accettato, ma neppure si è ribellato alla volontà del capo dello stato. Così sta avanzando il cosiddetto “piano B”, che punta alla reintroduzione al governo di un Berlusconi più sfacciato che mai: “voglio questo, voglio quello” inossidabile, persuaso di poter proporre per il governo una maggioranza di cui lui sarebbe parte fondamentale e al Quirinale un suo uomo (“Letta o, perché no, io stesso”).
Non saprei quanto sarebbe durato un governo come quello proposto da Bersani, anche se gli fosse stato permesso di strapparlo alle Camere, ma quel che è sicuro è che il senso del divieto presidenziale è riaprire la strada a una unità nazionale di cui Berlusconi deve essere una parte determinante. In qualche modo, il fatto che Napolitano l’abbia ricevuto al Quirinale dopo che il Cavaliere aveva vomitato le sue insolenze due giorni prima in Piazza del Popolo l’ha, politicamente parlando, legittimato. E in tutta l’Italia sembra aver tirato un respiro di sollievo, basta con le interdizioni, chi propone e decide è il voto popolare – tesi che nel Novecento ha dato il potere alle dittature fasciste. Perché l’Italia non ha voluto assolutamente Bersani? Non certo, ripeto, perché avesse un programma sovversivo né estremista, e neppure antieuropeo; ma assai vagamente riformista, perché aveva dei rapporti con Vendola e la Fiom, perché aveva permesso che nel suo partito si annidassero pericolosi soggetti come Orfini e Fassina. Questo andava impedito.
È venuto il momento di smettere di domandarsi com’è che Berlusconi rispunta sempre sulla scena politica. Bisogna riconoscere che quando sembra del tutto abbattuto, c’è sempre una mano di destra o di sinistra che lo risolleva dal pantano in cui si trova. Bisogna chiedersi invece perché per la quinta volta questo scenario si ripete e se non ci sia nel paese un guasto assai profondo che ne consente la disposizione. Pare evidente la responsabilità di una sinistra – specificamente il Pci, che era stato dopo la guerra il più rilevante e interessante di tutto l’occidente – nel non aver esaminato le ragioni del crollo dell’89, quando i figli di Berlinguer si sono convertiti di colpo a Fukuyama (“la storia è finita”) con la stessa impermeabilità che avevano opposto a chi, fino a un mese prima, aveva avanzato qualche critica al sistema sovietico.
Ma, una volta ammessa questa debolezza della sinistra e dei comunisti italiani in particolare, è impossibile non chiedersi perché l’Italia sembri incapace, ormai storicamente, di darsi una destra almeno formalmente democratica, non sull’orlo dell’incriminazione in nome del codice penale. È questa una maledizione che ci perseguita fin dall’unità del paese e non sembrano certo i dieci “saggi” proposti dal Colle in grado di affrontarne le ragioni e estirparne le radici. Destra e sinistra sembrano ammalate nel loro stesso fondamento culturale e morale; la ragione di fondo per cui ci troviamo nella bruttissima situazione odierna sta, evidentemente, qui, finché questa diagnosi non viene seriamente fatta, non ne usciremo, neppure quando non mancano, come oggi, ragionevoli proposte per bloccare una deriva che appare mortale per la nostra giovane e fragile democrazia.

lunedì 1 aprile 2013

Il blasone fascista della città di Balbo


Giuseppe Aragno fonte: http://www.ilmanifesto.it 

Ras di Ferrara fu Italo Balbo, un modello dell'«uomo nuovo fascista». S'era fatto il cursus honorum del gerarca sanguinolento: scampoli di gloria feroce tra i volontari della carneficina nella «grande guerra», capo delle «squadracce» al soldo degli agrari, quando bastonature e omicidi di avversari politici mostravano il «senso dello Stato» del primo fascismo, comandante generale della milizia. Implicato nell'assassinio di Don Minzoni, arrivò in Parlamento e presto giunse al governo.
A Ferrara il 26 sono ritornati gli squadristi. Balbo mancava, è vero, ma s'è trovato un sostituto degno. Rivendicavano il diritto d'ammazzare impunemente e non a caso il colpo vibrato in piazza era assassino: mirato al cuore d'un madre - l'immensa Patrizia Aldovrandi - per fermarne il palpito di dignità, la passione e l'indomito coraggio. Chi ha voluto vederla, l'ha vista bene l'Italia di questi tempi bui: un Paese nel quale l'umanità spesso è donna, ma molto più spesso si perde in una divisa che mostra i distintivi della guerra. La guerra, sì, che la Costituzione ripudia ma offre la leva per la polizia della repubblica antifascista: Medio Oriente, Balcani e Afghanistan. Un'Italia in cui la Caporetto dei valori della Resistenza- di questo ormai si tratta, non di altro - non si spiega semplicemente col berlusconismo, ma chiama alla mente - ed è un morire di dolore - Piero Gobetti e la sua terribile sentenza: il fascismo malattia congenita della nostra storia, la natura elitaria del Risorgimento, un potere mai saldo in mano al "popolo sovrano" e sempre molto lontano dai cittadini. Chiama alla mente lontani maestri, appena tornati in armi dai monti partigiani e subito impegnati a scrivere una Carta Costituzionale tesa a colmare lo storico deficit di partecipazione. Quella Costituzione che ormai non conta più.
La crisi economica procede di pari passo con lo smantellamento della democrazia. Si sono visti chiari i segnali d'asfissia d'una politica priva di respiro ideale e s'è misurato l'abisso che ci attende, se non sapremo restituire al dibattito sullo stato dell'economia, il contributo decisivo di storici e filosofi. In un Paese che dopo la Liberazione non mandò a casa sciarpe littorie, sansepolcristi, scienziati della razza, questori, prefetti e magistrati mussoliniani e chiamò a presiedere la Corte Costituzione quell'Azzariti già capo del "tribunale della razza", sono vent'anni ormai che, a parlare d'antifascismo, si disturba il manovratore. Vent'anni che si batte la grancassa su una inesistente ferocia partigiana e si trova la sinistra consenziente. Mentre Veltroni e i suoi cancellavano dalle rare sedi del «partito liquido» persino il ricordo dei partigiani - si fa un gran parlare di donne, ma a Napoli il Pd ha eliminato dalla sua sede la partigiana Maddalena Cerasuolo - l'accademia s'è adeguata.
In questo clima, dopo le acrobazie dei lacrimogeni sui tetti del ministero di Grazie e Giustizia, le violenze di Napoli e Genova e gli indiscriminati attestati di stima agli immancabili servitori dello Stato, più che la resurrezione di Balbo a Ferrara, stupisce lo stupore sbigottito di chi solo oggi intuisce l'esito fatale di un vergognoso revisionismo. Perché meravigliarsi della polizia, dopo che s'è voluto ridurre l'antifascismo a una questione privata tra veterocomunisti e neosquadristi, dopo l'armadio della vergogna e l'inascoltato allarme di Mimmo Franzinelli, che ci ha ammonito sul significato profondo d'una amnistia che fu colpo di spugna e sancì la continuità con lo Stato fascista? Rinnegata la propria storia, attestata a difesa di un'Europa che Spinelli ripudierebbe, collocato in soffitta Marx per far le fusa al liberismo targato Monti, era fatale che la polizia tornasse alla tradizione dell'Italia liberalfascista e si facessero nuovamente i conti con Frezzi massacrato di botte, Acciarito torturato e Bresci suicidato.
Qui non si tratta di solidarietà di corpo. Emilio Gentile l'ha spiegato chiaramente: la mistica fascista del cameratismo fu il fulcro di una identità nuova che, nel cuore d'una crisi, fuse in anima collettiva l'individualismo solitario dell'eroe, sicché i "rigenerati della guerra" pretesero di essere "rigeneratori della politica". Quand'è che il Parlamento pretenderà che si accenda la luce sui meccanismi di reclutamento delle forze dell'ordine e sulla loro formazione culturale e politica?