Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 9 aprile 2013

Crisi PD: Congresso si, commissariamento no

Video Intervista di Angelino Loffredi, fonte http://www.unoetre.it/

Nella crisi artatamente aperta nel PD ciociaro dove una componente che all'improvviso si ritiene maggioritaria chiede le dimissioni del segretario della federazione Sara Battisti tre dirigenti lanciano un appello perchè "in questo momento devono prevalere i bisogni di un popolo sottoposto a enormi sacrifici mentre sono a rischio il suo futuro e la stessa democrazia. Il PD è l'unica forza politica che può rispondere a quelle necessità se sarà capace di accantonare e superare le controversie interne per rivolgere le sue energie alla costruzione di un nuovo modello di società". Angelino Loffredi di unoetre.it ha intervistato Vincenzo Cacciarella, Stefania Martini ed Ermiso Mazzocchi che sono i primi firmatari dell'appello e le loro posizioni sono esposte nel video che vuol essere un messaggio anche al segretario regionale, Enrico Gasbarra, perchè non assuma decisioni autoritarie che sarebbero assolutamente ingiustificate e immotivate.

lunedì 8 aprile 2013

La salute è un diritto. Sostieni Emergency con una donazione al numero 45505

EMRGENCY ONG ONLUS


Dall'8 al 28 aprile Emergency lancia una campagna di raccolta fondi attraverso il numero solidale a favore del suo Programma Italia.
Chi invierà un sms del valore di 2 euro con il cellulare personale o effettuerà una telefonata da rete fissa del valore di 2/5 euro al numero 45505 contribuirà a offrire con Emergency cure gratuite ai migranti, agli stranieri e alle fasce più svantaggiate della popolazione italiana.
Secondo il CENSIS, oltre 9 milioni di italiani non hanno avuto accesso alle cure mediche nel 2011 per ragioni economiche.
Secondo il Rapporto Oasi 2012 dell’Università Bocconi, presentato a metà marzo dalla Fiaso, la federazione delle Asl italiane, i ticket sui farmaci sono aumentati del 40% nel corso del 2012.
Anche tra i pazienti di Emergency cresce il numero degli italiani che chiedono cure mediche gratuite o un aiuto per pagare il ticket per prestazioni da ricevere presso le strutture del servizio sanitario pubblico.
Nel Poliambulatorio di Emergency a Marghera, ad esempio, un paziente su 5 è italiano.
IL TEMA DELLA CAMPAGNA.
La campagna “La salute è un diritto. Sostieni Emergency con il numero solidale” prende ispirazione dall'articolo 32 della Costituzione: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti".
Pazienti italiani e stranieri di Emergency si alternano nella lettura dell'articolo in un video della durata di 30 secondi che fa riflettere: sebbene in Italia il diritto alle cure sia un diritto riconosciuto dalla legge, nella pratica migranti stranieri, poveri, non hanno acceso alle cure a causa della scarsa conoscenza dei propri diritti  delle difficoltà linguistiche, della capacità di orientarsi   all’interno di un sistema sanitario complesso. A volte anche per paura di essere denunciati se irregolari.
OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA.
La campagna si propone di raccogliere fondi per l'ampliamento dell'intervento umanitario di Emergency in Italia. Con i fondi raccolti verranno acquistati e allestiti due ambulatori mobili per portare cure ai braccianti agricoli, si finanzieranno due Poliambulatori che saranno avviati a Napoli e Polistena (RC) durante il 2013, le attività dei due Poliambulatori già operativi a Palermo e Marghera e dei due ambulatori mobili “Polibus” già operativi in zone di forte disagio sociale e dove l’accesso alla sanità è difficoltoso.
EMERGENCY IN ITALIA.
Emergency ha iniziato a lavorare in Italia, intervenendo nell'ambito dell’immigrazione e del disagio sociale.
Nel 2006 Emergency ha aperto a Palermo, in Sicilia, un Poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti, con o senza permesso di soggiorno, e a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Nel dicembre 2010, Emergency ha aperto un secondo Poliambulatorio a Marghera, in Veneto. Nel 2011, due pullman trasformati in ambulatori mobili hanno portato assistenza sanitaria ai migranti impegnati nell'agricoltura. Nel 2012, Emergency ha aperto a Sassari uno sportello che offre servizi di orientamento sociosanitario ai migranti.
Nelle sue strutture Emergency ha offerto oltre 80 mila prestazioni gratuite.

CREDITS.
Emergency ringrazia TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Noverca, Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e TWT per la concessione del numero unico; La7, Mediaset, Sky, Radio RMC, 105 e Virgin che trasmetteranno gratuitamente gli spot della campagna.
Emergency inoltre ringrazia:

Mirandola comunicazione per la collaborazione nella diffusione della campagna; Matteo De Mayda e Giacomo Covacich (Art Direction), Giulio Tami (Video Editing), Jhon William Castaño Montoya (Musica), Alessio Romeo (Motion Graphic), Marina Rosso, Carlo Zoratti e Guglielmo Alati (Produzione) e Studio Peperoncino. Un grazie particolare a Lella Costa che ha messo a disposizione la sua voce

I minatori inglesi in festa per la morte di Thatcher

fonte: http://www.lettera43.it/


I sindacati: «Giorno meraviglioso». Ken Loach: «Donna distruttiva».















Altro che lutto, per i minatori inglesi la morte di Margaret Thatcher è motivo di grande festa.
«Oggi è un giorno meraviglioso, sono felice», ha detto David Hopper, responsabile per il Nord-est dell'Inghilterra della Num, il sindacato dei minatori inglesi.
I minatori stanno «cercando di organizzare una festa in coincidenza del giorno del suo funerale», ha aggiunto ricordando il duro scontro tra la Lady di ferro e la categoria.

«HA DECIMATO L'INDUSTRIA». La Thatcher «ha fatto più male nel Nord-est di chiunque altro» e non lo ha fatto solo alle «miniere di carbone: ha iniziato a distruggere i sindacati, decimato l'industria, distrutto la nostra comunità», ha ricordato con rabbia Hopper.

Il sindacalista ha sottolineato che «oggi l'Inghilterra è costretta ad importare 40 milioni di tonnellate di carbone l'anno, è scandaloso». E sul funerale ha concluso: «Non ci saranno molte lacrime: molti guarderanno la cerimonia in tivù, ma come si guarda il calcio».

LABURISTI: «FIGURA CONTROVERSA». Acerrima nemica del partito laburista, oggi il suo leader, Ed Miliband, che con la Thatcher primo ministro è cresciuto (aveva 10 anni quando la Lady di ferro entrò a Downing Street, 20 quando ne uscì) accenna solo a quella durissima contrapposizione che fu la guerra Tory-Labour di quegli anni: «Sarà ricordata come una figura unica, che ha ridisegnato la politica di un'intera generazione», ha detto. «Il Labour è stato in disaccordo con quello che ha fatto e lei rimarrà per sempre una figura controversa, ma rispettiamo grandemente le sue conquiste politiche e la sua forza».
LIVINGSTONE: «POLITICHE SBAGLIATE». Più 'decisa' è la reazione di Ken Livingstone, detto 'il rosso', sindaco laburista di Londra dal 2000 al 2008: «Le politiche di Margaret Thatcher erano fondamentalmente sbagliate. Ha provocato l'odierna crisi degli alloggi, ha prodotto la crisi delle banche e quella dei sussidi pubblici». È poi Gerry Adams a ricordare un altro dolorosissimo capitolo di quegli anni: Margaret Thatcher «ha causato grande sofferenza all'Irlanda», ha detto il leader repubblicano irlandese. «Ha provocato grande dolore agli irlandesi e ai britannici, la classe lavoratrice è stata devastate dalle sue politiche».

Ken Loach: «Privatizziamo il suo funerale»

Duro il commento del regista Ken Loach, che ha dedicato la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita della classe operaia: «Margaret Thatcher è stata il primo ministro più controverso e distruttivo dei tempi moderni», ha sostenuto. «La disoccupazione di massa, la chiusura di fabbriche, le comunità distrutte: questa è la sua eredità. Era una combattente e il suo nemico era la classe operaia inglese. Le sue vittorie sono state aiutate dai capi politici corrotti del Partito laburista e di molti sindacati. È a causa di politiche avviate da lei che siamo in questo casino oggi».

«BLAIR ERA LA SUA SCIMMIA». Loach ha avuto parole pesanti anche per Tony Blair: «Se la Thatcher era la suonatrice di organetto, lui era la scimmia». E ha ricordato l'amicizia tra il dittatore cileno Augusto Pinochet e la Thatcher, la quale «ha chiamato Nelson Mandela terrorista».

Come dovremmo onorarla dunque, si è chiesto il regista. «Privatizziamo il suo funerale. Lo mettiamo sul mercato e accettiamo l'offerta più economica. È quello che avrebbe voluto».

Lunedì, 08 Aprile 2013

diaz bis un’altro massacro

http://tor100.wordpress.com/


C.I.E. MODENA: SBIRRI DENTRO STANNO FACENDO UN MASSACRO PER SEDARE UNA PROTESTA PACIFICA,SI
SENTONO URLA DA FUORI. CHI PUO’ ANDARE QUALCUNO E’ GIA’ LA’. CHIAMATE RADIO,GIORNALI
OSPEDALI.
FATE GIRARE!

Piacenza, la combattiva manifestazione del 6 aprile contro la repressione

Massimiliano Dancelli


Sabato 06 Aprile si è svolta una nuova, partecipata e combattiva manifestazione dei facchini delle cooperative del settore della logistica.
Si è scelto come sede la città di Piacenza, dal momento che è da qui che è partita questa importante battaglia con i picchetti al magazzino dell'Ikea ed è qui che sono state attuate le più importanti misure repressive con 29 denunce e tre fogli di via tra cui quello ad Aldo Milani, portavoce del sindacato che sta dirigendo questa lotta: il Si.Cobas.
Il corteo è stato organizzato proprio per protestare contro tali misure e chiedere l'immediato annullamento dei provvedimenti. La manifestazione è stata un successo, migliaia di persone, con i lavoratori immigrati in prima fila, hanno animato le vie del centro storico fino ai comizi conclusivi davanti alla sede della prefettura.
Noi di Alternativa Comunista, dopo aver partecipato a tutte le precedenti scadenze di lotta e di mobilitazione, anche sabato eravamo presenti in forze per portare ancora una volta la nostra solidarietà e il nostro sostegno a quella che riteniamo essere a oggi la più importante e avanzata situazione di lotta presente nel Paese.
Questa lotta è importante per due ragioni: la prima è che si tratta di una lotta avviata all'interno di uno dei settori più strategici e influenti, quello della circolazione delle merci e quindi i padroni seguono con molta apprensione e cautela gli sviluppi di questa vertenza. La seconda ragione è che si tratta della lotta più avanzata, per piattaforma e per coesione tra i lavoratori ad oggi in Italia. Con la loro lotta i lavoratori della logistica mettono sempre di più in discussione le fondamenta stesse del sistema capitalistico, rivendicano tutti i diritti basilari del mondo del lavoro e non vogliono più accettare soluzioni di ripiego (che invece i sindacati confederali continuano a cercare di propinare loro) quali la cassa-integrazione e la mobilità. Rivendicano l'unità tra i lavoratori e tra lavoratori immigrati e nativi quale unica soluzione per poter far vincere la loro lotta, non accettano nessun tipo di compromesso col padrone e con le sue istituzioni.
Noi speriamo che questa lotta, che cresce qualitativamente e quantitativamente, di tappa in tappa, possa rappresentare il volano per trainare e coinvolgere anche tutti gli altri lavoratori, e per questo continueremo a mettere a disposizione le nostre energie militanti nello sviluppo di questa battaglia.
La prossima iniziativa (data ancora da stabilire) sarà davanti ai cancelli del magazzino Ikea sempre a Piacenza.

domenica 7 aprile 2013

Sempre la stessa Storia (Palermo-Roma 2-0)

Kansas City 1927


Che poi vaje a dà torto.



Vuoi mette Pasqua e Pasquetta a Roma? 

Chi te lo fa fa a spostasse, prende l’aereo, fasse er pranzo in trasferta. Mejo restà in città no?



Loro ce so rimasti, a Palermo nce so mai annati.



Va detto perchè va detto che lo sforzo della società pe trovà tutti sti sosia così simili è stato impressionante, pare che se siano appoggiati alla stessa agenzia che forniva quelli de Saddam e Bin Laden. Gente esperta. Parevano loro a vedelli vè?



La Accollo Cam che spulciava negli spogliatoi non pareva lascià alcun dubbio: so loro, so la Roma, pure se nun c’era la scritta nte potevi sbaglià.



E invece c’assomigliavano un sacco ma erano QUASI uguali.



Teskelenburg, Burdosso, Paris, Crastan, Florenti, Sachtsidis Lametta, Tarquinho, De Nossi, Perolta e Toti.



“Noi siamo l’Aroma!” hanno gridato prima de scende in campo, furbi, consapevoli che l’apostrofo nse sente.



“Ma hanno detto l’aroma?”
“No no era la Roma ma j’è uscito co l’accento palermitano, stanno lì da tre ore e già j’ha attecchito”



Poi la partita è cominciata e dopo 5 minuti i più smart avevano già capito.



O il Real Madrid s’era messo le maschere dei giocatori der Palermo o er problema eravamo noi.



Ma tu te lo vedi a Sergio Ramos che se traveste da Von Bergen? A Xabi Alonso che nvede l’ora de esse Donati? A Cristiano Ronaldo e Benzema che scalpitano pe diventà i gemelli der gò Miccoli Dybala?



No, ncii vedi.



E infatti i farlocchi erano i nostri, pe quello loro parevano e Merenghe e Sannino gridava “Zeru tituli” già dopo 5 minuti, che sarebbero stati ritrasmessi in replica pe i prossimi 85.



Er dominio rosanero.



Na cosa imbarazzante e insensata come solo noi e pochi altri esperti der suicidio de massa sappiamo esse certe volte.



E quando decidiamo de evaporà così dar tereno de gioco come na goccia de rugiada ar primo raggio de sole de na precoce primavera dell’anima de li mortacci nostri, ecco, quando decidiamo così, presto o tardi, nell’arco dei 90 minuti ariva er temibbile momento dele statistiche dell’avversari, il “da quanto tempo non”, l’arma definitiva contro ogni forma de residua autostima.



In questo caso ce siamo visti costretti a ricordà che:



- il Palermo non segnava un gol dal 1997



- il Palermo non passava in vantaggio in casa dalla caduta del Muro di Berlino



- il Palermo non vinceva dalla formazione del primo governo Andreotti



- il Palermo non vinceva con due gol di scarto dal bombardamento di Dresda



- il Palermo non terminava una gara a portiere imbattuto dall’invasione della Polonia



- Miccoli non segnava dalla battaglia de Waterloo



- Miccoli non segnava su azione dall’avvio della rivoluzione industriale

- Miccoli non faceva quella bella esultanza sua da quando era magro (qua gli storici se dividono sulla data ma so concordi sul fatto che sia nsacco de tempo fa)



- Aronica non azzeccava un anticipo dalla Sala della Pallacorda



- Kurtic non faceva interdizione a metà campo dal Concilio di Trento



- Munoz non finiva na partita col soriso dalla scoperta dell’America



- Dossena non indovinava un cross dall’invenzione della stampa a caratteri mobili



- Ilicic non prendeva na sufficienza dallo schiaffo di Anagni



- Morganella non giocava a calcio dal basso medioevo



- Sorrentino non faceva na parata dalle Guerre Puniche



- Zamparini non era così soddisfatto da quando aveva esonerato gli Ittitti



- I rosanero in generale non scrivevano pagine così belle de calcio da quando se scriveva in cuneiforme



- Sto calore a Palermo nse sentiva da quando c’era stata quella brutta giornata pe i dinosauri a fine Mesozoico



Tutta sta rinfrescata de Storia, anni, secoli e millenni condensati in 90 minuti solo ed esclusivamente per ricordacce che pe noi è sempre la stessa storia.



Perchè a noi non ce rodeva così tanto da adesso e da sempre, dall’arfa e dall’omega, dall’alba e dal tramonto dei tempi. Sempre uguali e sempre diversi, ma soprattutto sempre uguali.



Corsi e ricorsi. Pe andà dove, a fa che, co chi e perchè, nse sa. Però magari se cori da quarche parte ce arivi.



Loro invece, quei sosia lì de cui sopra, de core non je annava proprio che, poi voi mette tutti gli sgradevoli inconvenienti che torni su casa sudato e mamma se incazza che aveva detto “Ok scendi a giocà ma non sudà che t’ammali”.



Ma a noi, se ce fosse stata nipotetica Scojonamento Cam piazzata davanti ar televisore nostro, c’avresti forse visto stupiti? No, solo tanto scojonati come suggerisce la didascalica onomastica dell’inqudratura.



Perchè noi aiutame a dì quanto lo sapevamo che annavamo a pià sti schiaffi a Palermo. No no aiutame nte ne annà ndo cazzo vai, mica puoi scappà mo.



Noi non scappamo, so sempre loro che corono scappano che ariva lo squadrone giallorosso, che però è no squadrone fino a quando se fa squadretta a 90°.



E quando te metti a 90° poi non te puoi stupì se un pure ormai impotente Palermo coglie l’occasione.



Inutile dì che se ce fossero abbastanza partite, dopo avè incontrato noi mo i rosanero farebbero un filotto de vittorie che li proietterebbe tempo du mesi in volata Champions e tempo altri due ad affermasse come l’unica vera antiJuve.



Noi invece, semplicemente, ogni tanto, senza nessun vero motivo, diventamo l’antinoi, l’antiRoma e se famo male de un male che nessun agente esterno ce potrebbe mai infligge. Ce l'abbiamo ner Dna, dicono.

Poi un giorno nascerà nantropologo forte forte forte che riuscirà a spiegacce co parole chiare e al di là de ogni fraintendimento che cazzo possa volè dì "Dna della squadra", perchè ancora non è che ce sia chiarissimo er concetto.



Però che fai mo, piagni lacrime palermitane fino a giugno?



No, a noi de piagne nce va proprio, da qui ala fine ce stanno ancora nsacco de partite, e alcune fra queste so incroci co la Storia nostra che capitano nell’immediato domani.



Immediato tipo la prossima partita.



So du anni che parlamo de progetto e de futuro: pe comincià sarebbe carino dimenticasse subito de sto recente passato.



Fatecelo sto presente.

Gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro (7 aprile 1944)

fonte: http://baruda.net/


Roma, tra il febbraio e l’aprile del 1944, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città sfinita, murata dall’occupante nazista. È il momento peggiore della guerra: bombardamenti, attentati, rastrellamenti, rappresaglie, gli Alleati sono fermi ad Anzio, non vanno né avanti né indietro, gli uomini al fronte o prigionieri o nascosti o non se ne sa più niente; i figli e i vecchi da sfamare.
L’approvvigionamento di una città di quasi due milioni di abitanti come Roma si presenta soprattutto come un problema di trasporti, visto che i rifornimenti di viveri arrivano non solo dal Lazio, ma anche da regioni molto più lontane; se fino al gennaio 1944 gli alimenti, nonostante gli attacchi aerei alle linee ferroviarie, erano ancora trasportati con i treni merci,
donne_nella_resistenza
dopo lo sbarco alleato a Nettuno e l’aggravarsi della situazione per tutte le ferrovie dell’Italia centrale, i trasporti avvengono per mezzo di autocarri. Quotidianamente partono 100 autocarri per il rifornimento della città. Ma i viveri che arrivavano non sono comunque sufficienti, tanto che l’Ufficio alimentare dell’Amministrazione militare vede nella parziale evacuazione della città l’unica possibile “soluzione”, ma, prevedibilmente, il tentativo non viene mai fatto. Interi quartieri restano senza pane. Poveri e ricchi sono ugualmente costretti a ricorrere al mercato nero. I romani mangiano, quando ne trovano, carrube lesse, pane di vegetina, bucce di patate bollite; bruciano mobili d’arredamento per scaldarsi e cucinare. La città sopravvive sospesa in una atmosfera di terrore, fame e freddo.
La situazione economica alimentare va sempre peggiorando e la popolazione trae motivo di ulteriore pessimismo dalle recenti disposizioni circa l’aumento del prezzo del pane e la ritardata distribuzione di parte della già modesta razione di pasta. Si vorrebbe una energica e fattiva azione da parte delle autorità per arrestare la corsa al rialzo dei prezzi che, se favorisce l’ingorda speculazione dei commercianti e dei cosiddetti borsari neri, pregiudica ed esaspera i consumatori ed in special modo 
wlaresistenzatrastevere
quelli appartenenti alle classi meno abbienti o a quelle costrette a vivere del reddito fisso.

A complicare ulteriormente una situazione già inquietante, da una parte gli Alleati, che mitragliavano i convogli di viveri diretti in città, dall’altra gli occupanti che sequestravano per il loro uso, ma soprattutto per una sorta di deontologia dell’occupazione, intere partite di generi alimentari. L’idea che i tedeschi tenessero tutti i depositi sequestrati per il loro uso e consumo, è molto diffusa.
Ulteriori problemi provoca un vertiginoso ma invisibile (perché clandestino, non ufficiale) aumento della popolazione: dai Castelli, da Genzano, da Albano, dalle campagne intorno ad Anzio e Nettuno, arrivano a Roma intere famiglie di disastrati che cercano alloggio nelle scuole, nelle caserme o nell’ala abbandonata di qualche ospedale, un incremento silenzioso che va ad accelerare un andamento già crescente della popolazione romana, prima del ventennio fascista. Si calcola che oltre 200.000 persone vivessero in alloggi di fortuna in condizioni inumane e senza lavoro. E trovare cibo diventa ancora più difficile.
Gli ospedali sono pieni di bambini denutriti, e si contano numerosi casi di piccoli deceduti per fame e malattie da denutrizione: forse più di trecento, una strage, altre vittime innocenti da inserire nell’elenco di atrocità commesse dai nazifascisti a Roma e in Italia.
Dopo l’attentato di via Rasella del 23 marzo, la rappresaglia tedesca non si ferma alla strage delle Fosse Ardeatine, ma vuole colpire il maggior numero di persone possibile. Così, per ordine diretto del generale Maeltzer, la razione di pane dei romani viene ridotta da 150 a 100 grammi al giorno. Oltretutto è pane nero, spesso ammuffito.
Ai primi di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fanno intollerabili portando allo stremo la popolazione. La situazione nel settore del pane peggiora in modo drammatico con l’approssimarsi del fronte. A metà aprile, a causa delle difficoltà dei trasporti e dei disordini creati dalla lotta partigiana, la distribuzione ufficiale subisce un’ulteriore diminuzione; a quel punto ci si rende conto che non solo circolano 50.000 carte per il pane falsificate, ma anche che ingenti quantitativi di farina sono stati venduti di contrabbando dagli organi addetti alla distribuzione.
psiup


Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, cercano di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvengono i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti; sono le donne spinte dal bisogno che li pensano e li organizzano spontaneamente anche se qualche volta c’è dietro l’aiuto e l’impulso dei gruppi femminili della Resistenza. Si passano parola, vanno all’assalto provviste di sporte per metterci dentro quel po’ che riusciranno a prendere, usano i figli come scudo; sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti.
Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre.
In via Leone IV, davanti alla sede della Delegazione rionale, scoppia una rabbiosa protesta contro la sospensione della distribuzione di patate e farina di latte. Nella stessa strada viene assaltato il forno De Acutis, ma qui c’è il consenso dello steso proprietario, che distribuito il pane e la farina, si dà alla clandestinità.
Sempre fra i Prati e il Trionfale, zona di piccola e media borghesia, avvengono assalti ai panifici in via Vespasiano, via Ottaviano e via Candia.
Il 1° aprile 1944, di fronte a un forno di via Tosti, nel quartiere Appio, una forte manifestazione di donne contro la riduzione della razione di pane, dà inizio ad una nuova e disperata serie di assalti ai forni.

“Sabato primo aprile, al forno Tosti, quartiere Appio, la fila era interminabile: le donne attendevano da più di due ore l’arrivo dell’ordine di distribuzione e non si
2550_67020193277_618018277_2260848_380951_n
 capiva perché tardassero tanto ad aprire. Esasperate le donne protestavano ad alta voce, erano furibonde, e c’era tra loro chi temeva che non ci fossero neppure quei cento grammi per tutti. [] aveva cominciato una in prima fila in faccia ai militi [che vigilavano alla porta]: “Ci ho quattro creature che me se magnano puro a me se je porto sta crioletta de cento grammi! Ve volete da’ na mossa! Buffoni!”. Un milite la prese per il braccio e la portò fuori dalla fila, le donne cedettero che la volessero arrestare e cercarono di strapparla dalle mani della GNR: seguì un parapiglia, tutte strillavano, insultavano; poi d’improvviso, rotta la fila, si ammassarono tutte davanti alla porta del forno. La porta forzata cedette e tutte entrarono [] le donne trovarono, oltre al pane nero, anche sacchi di farina bianca, forse pronti per la panificazione per le alte gerarchie fasciste o per le truppe di occupazione tedesche”.
Nei giorni a seguire e per tutto il mese di aprile, furono attaccati camion carichi di pane, come a Borgo Pio dove la folla assale un camion, scortato da militi fascisti, che trasporta pane per una caserma. Tale è l’improvvisa e inaspettata irruenza delle assalitrici che i militi possono fare ben poco e si trovano il camion completamente saccheggiato. Altri assalti hanno lugo a forni in tutti i quartieri, costringendo i tedeschi a scortare ogni convoglio e a presidiare ogni punto di distribuzione.

L’episodio più tragico avviene all’Ostiense, al Ponte di Ferro. Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.
Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.
Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 2 maggio, all’indomani delle manifestazioni del giorno prima, una guardia della PAI (la Polizia Africa Italiana che funge da servizio d’ordine per conto del Governo fascista repubblicano), accorsa per sedare il tumulto uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sei figli.
Cade sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante: stramazza a terra sopra la figlia che sopravvive ma che avrà poi la spina dorsale lesionata. Una specie di monumento alla madre affamata.
Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello antifascista ricorda la vittima. Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide a Roma liberata.
Mario Socrate, partigiano gappista e poeta, così testimonia di quell’episodio: “… ci fu l’assalto al forno e uno della Pai sparò e uccise una donna. Allora noi facemmo una manifestazione, e io quel giorno stesso ho scritto la lapide e la mettemmo al punto dov’era ancora il sangue a terra”. Fu lui a scrivere le parole che si possone leggere ancora oggi nella lapide sulla facciata di una casa in via del Badile 16:
Il 2 maggio 1944 in questo luogo durante un assalto al forno per cercare il pane per i suoi figli venne uccisa dalla violenza fascista Caterina Martinelli «io non volevo che un po’ di pane per i miei bambini non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme»