Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 24 luglio 2013

CASSA DI RESISTENZA

No Austerity - Coordinamento delle lotte

NO AUSTERITY PROMUOVE UNA CASSA DI RESISTENZA
PER I LICENZIATI POLITICI
DELL'ESSELUNGA DI PIOLTELLO E DEL GIGANTE DI BASIANO
 
 

Sono in campo varie iniziative di sostegno economico e cassa di resistenza per i lavoratori delle cooperative del settore della logistica (dalla cassa di resistenza per i lavoratori dell'Ikea a quella per i licenziati della logistica a Bologna). No Austerity sostiene attivamente queste iniziative di solidarietà. A nostra volta, abbiamo deciso di promuovere una cassa di resistenza per i licenziati politici dell'Esselunga di Pioltello e del Gigante di Basiano.

I lavoratori della logistica, in gran parte immigrati, sono stati in questi tre anni i protagonisti delle lotte più dure in Italia. Le mobilitazioni nel settore della logistica hanno avuto inizio nell'autunno del 2011 all'Esselunga di Pioltello: i lavoratori della cooperativa Safra (in appalto all'Esselunga di Pioltello), organizzandosi col Si.Cobas, hanno dato vita a una dura lotta per dire no a condizioni e ritmi di lavoro disumani, agli atteggiamenti vessatori dei capi reparto, alle irregolarità nelle buste paga.
Fin dai primi scioperi e picchetti, i padroni-caporali hanno organizzato una repressione violenta per impedire ai lavoratori di scioperare: intimidazioni, ricatti, licenziamenti degli scioperanti e bande di crumiri per sfondare i picchetti dei lavoratori. A tutto questo, come sempre, si è aggiunta una pesante repressione poliziesca, con agenti in assetto antisommossa che hanno più volte aggredito e ferito i lavoratori in sciopero. Ma le intimidazioni e la repressione non sono riuscite a fermare la lotta: attorno ai lavoratori dell'Esselunga si è creata una rete di solidarietà con l'organizzazione di manifestazioni, presidi, sostegno concreto.
Dopo la lotta all'Esselunga, è stata la volta della dura lotta dei lavoratori immigrati delle cooperative in appalto al Gigante di Basiano: qui i lavoratori (in gran parte egiziani) che scioperavano contro il peggioramento delle condizioni di lavoro (con la cessione dell'appalto a una nuova cooperativa le già miserrime retribuzioni passavano da 8 euro a 6 euro all'ora!) sono stati caricati selvaggiamente dalla polizia. Gli operai hanno organizzato l'autodifesa e per questo, oltre ad essere licenziati dal padrone, sono stati anche denunciati per aver "aggredito le forze dell'ordine"!
E' una storia simile a quella cui abbiamo assistito successivamente all'Ikea di Piacenza e alla Granarolo di Bologna. Sappiamo bene quali conseguenze comportano licenziamenti e denunce per i lavoratori immigrati: con la legge Bossi-Fini un immigrato che perde il lavoro o che viene denunciato rischia l'espulsione dall'Italia.
 
Anche per questo, oltre a sostenere attivamente le iniziative di cassa di resistenza in solidarietà con i lavoratori dell'Ikea di Piacenza e delle cooperative del bolognese, No Austerity promuove una cassa di resistenza per i licenziati politici dell'Esselunga di Pioltello e del Gigante di Basiano. Si tratta di lavoratori immigrati che oggi non riescono a sopravvivere, molti rischiano anche di essere espulsi: diamo un aiuto concreto a questi lavoratori! Facciamo appello a tutte le realtà di lotta, ai sindacati, alle associazioni, ai comitati, alle organizzazioni politiche, ai centri sociali perché si attivino per organizzare iniziative di autofinanziamento a sostegno dei licenziati politici dell'Esselunga e di Basiano.
 
A breve pubblicheremo sul  sito ( www.coordinamentonoausterity.org ) il numero di conto della cassa di resistenza a cui mandare un contributo economico. Alcune iniziative sono già state organizzate, altre sono in programma. Chiediamo a tutti coloro che vogliono contribuire a questa iniziativa di contattarci a questo indirizzo e-mail:info@coordinamentonoausterity.org . Gli attivisti di No Austerity si attiveranno per aiutarvi a organizzare al meglio le iniziative di solidarietà.
 
 
 

No Austerity - Coordinamento delle lotte
 

Il Diavolo brucia

Coordinamento Valle del Sacco

Siamo stanchi di correre dietro alle emergenze. Vorremmo partecipare alla ricostruzione, ma non ce lo permettono.
Solo negli ultimi due mesi abbiamo dovuto fare i conti con il rogo di Castellaccio ed attivarci in esposti e sollecitazioni per denunciare il fetore insopportabile che emana la discarica di Colle Fagiolara.
Oggi ci siamo svegliati con l'ennesimo atto di mala gestione delle linee di incenerimento di Colleferro che ha causato l'incendio ad un nastro trasportatore dei rifiuti.
In relazione all’ennesimo "incidente" occorso chiediamo immediatamente al governo della Regione Lazio la verifica di ottemperanza delle prescrizioni relative all’ Autorizzazione Intergrata Ambientale (AIA) ed un riesame della stessa, attivando le condizioni improcrastinabili di revisione dei valori limite di inquinamento e adozione di ulteriori tecniche per la sicurezza di esercizio.
Questi sono i risultati delle fatue rassicurazioni da parte di burocratici regionali e provinciali.
Manca il fiato a furia di respirare nubi tossiche, ma non mancherà la voce del CVS nel denunciare lo scempio ambientale-sanitario e l'isolamento politico-amministrativo in cui è stata lasciata la Valle del Sacco.
Le nostre richieste partono da un cambiamento di rotta definitivo da parte del neo Amministratore Unico, dott. Vincenzo Conte, di Lazio Ambiente Spa, società regionale subentrante alla fallimentare Gaia SpA, con l'azzeramento di tutti i vertici aziendali delle bad company che in questi anni hanno gestito gli impianti di incenerimento, discarica e raccolta rifiuti, autori solo di vessazioni, speculazioni, danni erariali e buchi di bilancio. Come ci si può fidare di personaggi rinviati a giudizio in un processo ai cui atti sono allegate intercettazioni la cui lettura fa rabbrividire?
Non siamo per nulla rassicurati dalle esternazioni del Sindaco di Colleferro Mario Cacciotti, onnipresente ove ci sono disastri, che, in un comunicato stampa dal titolo fiabesco "Piccolo incidente a Colle Sughero", dichiara l’assenza di rifiuti durante l’incendio. La tesi suffragata anche dall’Avv. Carruba di Arpa Lazio non spiega però cosa sia realmente andato in fumo, infatti alcune testate giornalistiche riportano la seguente tesi: "Tra le cause del rogo, l'ipotesi che alcuni rifiuti possano essere caduti dal nastro inceppando il meccanismo e provocando le fiamme".
Super Mario dovrebbe imparare a ponderare quanto afferma perché ci risulta che c’erano rifiuti sul nastro, anche se in minima parte per la dinamica dell’incidente; che l’incendio sembra essersi avviato almeno un’ora prima di quando affermato dal comunicato stampa istituzionale; che i 15 minuti di durata sono da ricondurre all’intervento dei Vigili del Fuoco, chiamati ad intervenire dalle numerose telefonate dei cittadini allarmati.
Ci dovrebbe inoltre spiegare perché si affanna tanto a giustificare l’operato delle nefandezze ambientali del territorio con caparbia e ingiustificata costanza, visto che i cittadini del comprensorio si destano quotidianamente alzando gli occhi al cielo sperando che il sole non sia oscurato da minacciose nubi nere. Parla solo Super Mario e il resto dell’amministrazione cosa fa se non deridere la cittadinanza occupando un posto che non gli compete per negligenza conclamata.
Dal Sindaco di Colleferro, a cui ricordiamo di essere massima autorità sanitaria cittadina, esigiamo la fissazione di un'assemblea pubblica, e non come annunciato di riunioni private, in cui si faccia luce sugli innumerevoli incidenti accaduti ai vari impianti, chiamando a relazionare i dirigenti, purtroppo ancora al loro posto, delle partecipate e delle società, quali Mobilservice Srl, E.P. Sistemi Spa e Gaiagest Srl, responsabili di aver sempre taciuto e di non aver mai attivato una comunicazione trasparente nei confronti della cittadinanza.
Non manchiamo di inviare richieste anche agli altri Sindaci che usufruiscono dei servizi della ex-Gaia SpA ai quali chiediamo che si facciano carico di far allontanare il ceppo marcio minacciando la rescissione dei contratti. Solo per nota la nube nera questa volta ha preso la strada verso Ovest in direzione di una delle attrattive economiche dell’area come il Rainbow Magic Land. Non vogliamo minimamente immaginare cosa sarebbe successo se l’incendio avesse avuto proporzioni differenti con un Parco Giochi affollato.
In ogni caso non aspetteremo risposte alle nostre richieste.
Questa mancanza di dialogo che si è volutamente instaurata a vari livelli istituzionali ci costringe come CVS ad attivare nuove Mobilitazioni Ambientali di Base.
I MAB che organizzeremo, oltre alla continua denuncia, non escluderanno anche azioni di ostruzionismo al normale funzionamento degli impianti di trattamento e raccolta rifiuti.
Il Diavolo esiste ed è incarnato nell'incapacità dei vertici politici ed aziendali, regionali e locali.
Il Diavolo brucia, costruisce le pentole, ma spesso si dimentica di fare i conti con i coperchi!
Valle del Sacco, 23 luglio 2013

Acqua, vediamoci chiaro

 Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano 


Nella mattinata del 23 luglio 2013 nel territorio di Piedimonte San Germano, sono intervenuti i tecnici dell'Arpa Lazio per effettuare i primi prelievi-campione per l'analisi batteriologica delle acque. I prelievi sono stati effettuati in 3 località distinte, ovvero, Località Volla, Via Pantanelle ed in Via Latina. La Consulta dell'Ambiente, dopo aver raccolto informazioni circa una probabile contaminazione delle falde acquifere e dopo aver preso atto delle indagini passate, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e l'Associazione Ambientalista "Vita al Microscopio", indagherà sulle eventuali cause. Troppi i casi di sorgenti inquinate, dovute molto probabilmente al massiccio utilizzo di diserbanti e in alcuni casi all'interramento illecito di rifiuti di ogni genere! «Per questo - spiegano i componenti della Consulta dell'Ambiente - abbiamo iniziato una serie di indagini dove Arpa Lazio, USL, NOE e Corpo Forestale dello Stato saranno chiamati ad intervenire e le cui indagini verteranno a 360°. Verranno effettuate campagne di monitoraggio per l'inquinamento da elettrosmog, dell'aria e dell'acqua, e i risultati saranno resi pubblici sul nostro sito web: http://consultambientepsg.wordpress.com/ e sul nostro gruppo Facebook: "Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano"». 

















martedì 23 luglio 2013

SMA Serbatoi: ricominciano gli scioperi. Ce ne parlano Ugo e Paolo, RSU di San Secondo.

Frida Kahlo


Si sta alzando la temperatura alla Sma Serbatoi: oggi assemblea sindacale accompagnata da una prima ora di sciopero.

L' azienda di San Prospero, con un altro stabilimento a San Secondo, sta affrontando una nuova vertenza sindacale. I temi sul tavolo sono molti, ed uno dei più sentiti riguarda certamente l'erogazione dei premi di produzione, che non avviene nemmeno quest'anno.
"Gli esiti dell'assemblea sono stati positivi -- ci dice Daniele, RSU dello stabilimento di San Prospero -- anche solo per il fatto che essa è stata fatta con una partecipata ora di sciopero. Il problema grosso è il nostro contratto aziendale, che è in fase di rinnovo. L'azienda non sta erogando gli incentivi che ci spetterebbero, volendoli inserire nella contrattazione. In realtà per un motivo o per l'altro non li eroga mai: sono quattro anni che ci ripete che ogni anno perde un milione di euro, ogni anno perde un milione di euro.
Il problema è che noi siamo incontro alle richieste dell'azienda, in altri anni, constatando che il fatturato era basso. Ora invece una ripresa c'è, e abbiamo assolto alle richieste della proprietà: il premio l'hanno fissato loro a quota centomila euro di fatturato per addetto, e noi lo abbiamo superato. Ed anche in questo caso il premio non c'è: hanno fatto male i conti, ma non credo...credo che i conti li sappiano fare bene!"
L'estate incombe, e le forme di lotta paiono dover attendere Settembre per avere una migliore efficacia.
" In primis -- specifica Daniele -- occorre confrontarci con gli altri lavoratori (quelli dello stabilimento di San Secondo, ndr) e quindi faremo un'altra assemblea per decidere le forme di lotta da attuare, per ora non lo so...ma penso ai "quarti d'ora", delle forme di lotta che hanno sempre funzionato benone, qui da noi. Però ti dico che sono auspicabili anche iniziative più visibili, come il blocco della via Emilia, che alla dirigenza danno normalmente molto fastidio perché intaccano l'immagine cui loro tengono molto."
Poche ore dopo stessa forma di protesta è stata adottata anche dallo stabilimento di San Secondo. Lì i toni sono stati altrettanto accesi, se non di più. Si è affrontata la questione nella sua interezza, comprendendo anche la lezione da trarre da vertenze del passato, che gli operai devono aver mandato correttamente a memoria. Un corpo operaio decisamente più variegato, per provenienze e per età.
"Qui a San Secondo -- ci dice Ugo , RSU nello stabilimento SMA nella bassa parmense -- abbiamo problemi specifici: nel giro di pochi anni siamo passati da una fabbrica composta da lavoratori del luogo ad una fabbrica multiculturale. A mano a mano che questi sono andati in pensione la fabbrica si è decisamente globalizzata. Dal punto di vista di noi RSU la sfida è stata creare una "tenuta" fra i vari gruppi e le varie provenienze, perché è facilissimo che ci si scontri sulla base di queste differenze. Prima, in questo senso, c'era più omogeneità."
La domanda che sorge spontanea è ovviamente se e come questo stia incidendo sulle capacità di lotta e di rivendicazione dei lavoratori.
"Beh, diciamo che stiamo decisamente guadagnando terreno!" chiosa Ugo lanciandoci un'occhiata furbetta. Probabilmente qualche risultato lo hanno già ottenuto, anche se non lo dice apertamente.
L'impressione tratta dalle cose ascoltate è che ci sia una forte irritazione nei confronti dei metodi di Bertolucci e della dirigenza in generale, che con atteggiamenti tutt'altro che dialoganti sta mettendo il sindacato dei metalmeccanici di fronte ad una scelta duale: o piegare la testa di fronte ai suoi diktat e fare una figura conseguenziale con i lavoratori, o andare allo scontro frontale e conflittuale.
" Le posizioni si stanno indurendo -- ci dice Paolo, altro RSU della SMA sansecondina -- nel senso che anche i nostri colleghi di lavoro vedendo queste chiusure cosi nette si incazzano anche loro perché dicono "la ditta è in fatturato positivo e quindi perché non ci deve essere il premio di risultato anche per noi!" ...e questa chiusura netta non so dove ci vuole portare. Nemmeno un attivo di fatturato di quasi il 5% sembra bastare. E a questo punto anche i nostri colleghi vogliono entrare in lotta, e perciò vediamo anche a settembre che cosa ne esce."
Parlare di SMA porterebbe a parlare anche degli affari che la dirigenza sta facendo in Serbia, ma per ora è prematuro affrontare l'argomento, che approfondimento casomai in un secondo momento.
Come Partito Comunista dei Lavoratori non possiamo che esprimere vicinanza ai Lavoratori e stare al loro fianco nella vertenza, che a Settembre chiamerà ad una presenza fattiva chiunque si dichiari di Sinistra, e comunque più in generale chiunque voglia rispettati i Diritti dei Lavoratori: la riappropriazione dei diritti rinasce da dentro le fabbriche, laddove avviene una parte del predonaggio capitalista.

lunedì 22 luglio 2013

Intrigo kazako a Barcellona

Luciano Granieri 

I burrascosi intrallazzi  fra  il governo Letta e il dittatore Kazako Nursultan Nazarbayev, non sembrano destinati a terminare con la brutta storia dell’espulsione di Salabayeva e Alua, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, dissidente kazako e strenuo oppositore del regime. 

Infatti le mire di Nazarbayev erano destinata anche a perseguire risultati sportivi eclatanti grazie alla collaborazione del carrozzone governativo  inciucesco italiano. L’obbiettivo era quello di rafforzare l’immagine del regime attraverso una vittoria di prestigio nella partita di pallanuoto femminile  disputatasi domenica scorsa   nell’ambito dei campionati mondiali di nuoto,che vedeva opposta la nazionale kazaka a quella  italiana. 

Battere le giocatrici del sette rosa, oltre che a costituire una grande affermazione per  tutto i movimento sportivo kazako, era operazione estremamente facile da ottenere. Infatti quella partita non doveva finire 9 a 7 per l’Italia, ma 12 a 1 per il Kazakistan. Visto che  nel'affare Salabayeva tutto è stato consentito agli ambasciatori kazaki, truccare la partita dei  mondiali in corso a Barcellona non avrebbe dovuto costituire un problema.  

Ma una serie di leggerezze e disattenzioni compiute dalle nostre istituzioni ha fatto fallire l’impresa. Noi di Aut, grazie a nostri informatori segreti siamo riusciti a scoprire tutta la faccenda e proviamo a raccontarvela.  

Nei giorni fra il 28 e il 31 maggio gli ambasciatori kazaki, dopo aver occupato il ministero degli interni per concertare la cattura di Mukhtar Ablyazov, poi fallita e risoltasi con la  sola espulsione di sua moglie e della sua figlioletta, si sono spostati presso l’ufficio segreto,  a loro ben conosciuto,  dei servizi segreti. Scopo convincere la nostra intelligence, sempre guidata dall’IGNORANTE (nel senso che ignora) Alfano, a redigere dei falsi dossier contenenti contraffatte  analisi cliniche delle giocatrici della squadra di pallanuoto, in base alle quali si sarebbe dovuta evidenziare una dopatura di massa, a base di  un cocktail  micidiale contenente, efedrina, creatina, eritropoietina, gli spinaci di Braccio di Ferro  e la bevanda magica del Druido Panoramix, (sostanza suggerita da Calderoli). 

Con tali analisi la squalifica delle ragazze ai mondiali di Barcellona sarebbe stata automatica. Quindi attraverso i buoni uffici del ragionier Spinelli, le giocatrici squalificate sarebbero state sostituite dalle olgettine ancora a libro paga dell’amico Berlusconi. I risultati sarebbero stati ampiamente prevedibili.  Fra un bulrlesque acquatico e l’altro la disfatta della nazionale italiana era praticamente e certa .  Attraverso l’agente “Scolorina colorata” , gli ambasciatori provarono a mettersi in contatto anche per questo affare con il ministro Alfano. Il quale non c’era, e se c’era dormiva,  o non era cosciente  di esserci. 

Ragion per cui la asfissiante pressione della diplomazia kazaka  (madò che rompicoglioni!!!) convinse l’agente Scolorina colorata a provvedere autonomamente alla redazione del dossier. Ma si sa non esistono più i professionisti di una volta. I Lavitola, gli Igor Marini, gli agenti Betulla  ormai sono merce rara, per cui la nostra intelligence, minorata nell’intelligence dalla frequentazione con il grande capo Ministro  dormiente Alfano, combinò un bel pasticcio. 

Nel dossier furono erroneamente inseriti i risultati del rapporto Bondi sull’Ilva di Taranto. Per cui le pallanuotiste italiane non risultarono dopate, ma strafatte di sigarette e margaritas. Sostanze non considerate dopanti. All’uscita del dossier, nei primi giorni  di giugno gli ambasciatori kazaki si incazzarono come le bestie capendo che il piano era fallito. 

Era infatti ormai troppo tardi per redigere un altro dossier. Allora i kazaki cambiarono strategia e cercarono di interessare della questione il dicastero  dello sport. Ancora non sapevano i meschini che il ministro Idem si era dimesso.  La notizia fece andare Nazarbayev su tutte le furie. Italiani popolo di puttanieri intrallazzatori di quart’ordine, non ci si può mai fidare di loro. 

Per cui in fretta e furia i kazaki prepararono dei passaporti falsi per le atlete italiane in modo da farle risultare di origine kazaka scappate dal Kazakistan   perchè contrarie al regime. Con questa documentazione, venuta pronta proprio il giorno prima della partita, gli ambasciatori si presentarono ancora una volta dal ministro Alfano. Lo trovarono davanti allo specchio mentre con espressione beota ripeteva: specchio specchio delle mie brame sono o no il ministro più leccaculo del reame?  

Capirono che non c’era più nulla da fare incaricarono allora  un funzionario dei servizi di trasferire immediatamente la documentazione presso la sede del CIO a Roma, con una lettera nella quale si intimava  il presidente del CONI Giovanni Malagò a far pressione sulle atlete italiane affinchè perdessero la partita con Kazakistan in modo da evitare un’estradizione di massa da Barcellona  direttamente ad Astana e relativa incriminazione per attività sovversiva.  

Certi che questa volta l’operazione avesse sortito gli esiti desiderati Nazarbayev e i suoi ambasciatori si misero a veder la partita davanti alla televisione. L’inizio della gara  fu entusiasmante quanto inaspettato, ma non per gli ambasciatori di Astana .   La squadra del Kazakistan  infilò una tripletta lasciando all’Italia una sola rete  tanto da chiudere  il primo quarto  sul risultato sorprendente di 1 a 3.  Il piano si stava realizzando . La gioia dell’èlite kazaka era incontenibile. 

Ma nel secondo quarto la squadra italiana mise a segno  ben cinque gol  uno dietro l’altro e a metà della contesa il risultato era di 6 a 3 per le ragazze italiane. Nazarbayev  ebbe un travaso di bile capì che ancora una volta gli italiani avevano fatto casino. Gli ambasciatori nel frattempo si erano già precipitati al Viminale. Scoprirono che il messo incaricato di consegnare a Malagò la documentazione con i passaporti falsi e la lettera di minaccia,  era stato trattenuto da Alfano che, colto da una crisi di  leccaculaggine infantile acuta,  si era messo a cantare “Avanti popolo alla riscossa vogliamo l’Inter dentro la fossa - e la Juventus al gabinetto - e il Milan con lo scudetto”,   suscitando la preoccupazione del messaggero che dimenticò di effettuare la sua consegna. 

Non si sa se per fax o  e.mail  la minaccia riuscì a raggiungere egualmente  le atlete del sette rosa. Ma qualche cosa doveva essere  trapelato. Infatti nel terzo quarto,  con un parziale favorevole di 2 a 3 il Kazakistan iniziò una parziale rimonta  chiudendo il tempo sull’ 8 a 6. La quarta e ultima frazione fu giocata in preda alla paura da tutte e due le squadre che evidentemente avevano intuito la presenza di qualche losca trama.    Entrambe misero a segno un gol chiudendo la partita sul definitivo 9 a 7 per l’Italia.

 Ora si attende il risultato delle analisi antidoping effettuato sulle atlete.  Non è da escludere che in extremis l’intelligence kazaka sia riuscita, senza l’aiuto degli italiani,  a contraffare le analisi tanto da far risultare qualche atleta del sette  rosa positiva. In modo da far  assegnare  la vittoria al  Kazakistan a tavolino. Ma i campionati mondiali si disputano in Spagna non in Italia. Un luogo dove ministri e forze dell’ordine sono più svegli  e meno servi.













domenica 21 luglio 2013

Genova, il paradosso è che nulla è come allora

Checchino Antonini. fonte http://popoff.globalist.it/

Il paradosso è che quella pistolettata che ha ammazzato Carlo ha generato più vita di quella che 'è rubata, oltre al dolore irrimediabile di un omicidio e all'ingiustizia di un processo negato. E' la vita che torna a respirare ogni 20 di luglio in piazza Alimonda, che rimette gli striscioni sulla ringhiera della chiesa e fa suonare la gente dal palco, che fa tornare i "reduci", che li fa abbracciare, piangere, ridere e indignarsi. C'era chi ci doveva stare anche stavolta, la dodicesima da quel 2001. Mancava don Gallo ma le sue parole sono risuonate dall'altoparlante. 

Il paradosso è che nella città di don Gallo e don Paolo Farinella c'è un altro prete che quegli striscioni non li sopporta assieme a certi suoi parrocchiani perbenisti. 

Il paradosso è che «siamo pochissimi» lo dice Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, «non perché siano passati dodici anni ma perché siamo divisi». Guarda il padre di Federico che arriva al convegno del mattino, e pensa ai tanti Federico che sopravvivono alla violenza dei "controlli" di polizia ma si portano dentro quell'umiliazione nell'indifferenza. E per la prima volta Haidi piange in pubblico. Ma lo fa pensando a una madre che ha una figlia di sei anni e nove anni di galera sul groppone. Piange perché pensa che non potrà mai accompagnare la bambina a scuola o a prendere un gelato. Perché, questo è l'articolo dei paradossi, il paradosso è che per un pezzo di vetro c'è chi sconta dieci anni, preso nel mucchio, e chi ha mezzo ammazzato Mark Covell nemmeno avrà un processo. 

Il paradosso è che il poliziotto che disobbedì e chiamò l'ambulanza che salvò il mediattivista inglese è rimasto anonimo per non rischiare di essere espulso come un corpo estraneo da uno spirito di corpo crudele e fascistoide. 

Il paradosso è che le ragioni di quel luglio sono più vere che dodici anni fa ma da allora ogni questione sociale viene tradotta in problema di ordine pubblico. Italo Di Sabato, con l'Osservatorio repressione, sta facendo i conti ed è arrivato a 17mila processi. Mentre si discute arriva il bollettino valsusino di altri arresti e altri feriti e i bossoli delle cazzate sparate dai giornalisti mainstream. Sta per partire una campagna contro le leggi speciali e il codice Rocco e la denuncia di alcuni metodi che le procure stanno affinando per mettere la sordina ai conflitti sociali. Come i "decreti di condanna penale" che colpiscono sempre più spesso i lavoratori in lotta, spesso pene pecuniarie, senza nemmeno un processo per potersi difendere. Tutto questo nell'Europa della black list post 11 settembre e degli arresti preventivi. Mentre in parlamento si discutono leggi per arrestare in flagranza chi contesta il governo, per equiparare i blocchi stradali al sequestro di persona, per trasformare le occupazioni di case in associazioni per delinquere. Ai padroni è piuttosto chiaro che o c'è libertà di mercato o libertà di movimento. 

Il paradosso è quello di un bilancio in chiaroscuro dei processi con sentenze importanti contro i funzionari di polizia della Diaz e di Bolzaneto ma senza un reato di tortura non è stato possibile condannarli adeguatamente. La sproporzione con i cento anni comminati ai dieci capri espiatori che non hanno comunque mai messo a repentaglio le vite di qualcuno è siderale. E 255 fatti di strada sono stati letteralmente insabbiati. Il paradosso, e stavolta lo segnala Lorenzo Guadagnucci, uno della Diaz, è che della giustizia ottenuta nei tribunali non ce ne siamo fatti niente. 

Sì, la crisi ci mette gli uni contro gli altri, ricorda Vittorio Agnoletto ma ci sono ancora dei fili che ci tengono insieme. Ma anche qui c'è un paradosso. Ed è questo: che tutti ci dipingono come degli anti-Stato ma siamo gli unici a difendere lo stato di diritto, a credere nei diritti universali. Non è solo l'estabilshment a non aver voluto mettere bocca nei fatti di Genova ma anche tanta parte della società civile ha preferito guardare dall'altra parte. L'ex portavoce del Gsf di allora ritiene che anche questo abbia contribuito a un'ulteriore degenerazione del tessuto sociale e politico. 

Il paradosso è che il capo della polizia di allora sia appena diventato il manager della principale industria bellica dopo essere stato il capo di tutti i servizi segreti del paese. Anche il miagolio di qualche foglia di fico in Parlamento è uno dei paradossi di questa storia. Nessuno di loro ha messo il naso in piazza Alimonda. Solo un leader nazionale, Ferrero del Prc, s'è mostrato - con la discrezione dovuta - tra il popolo di Piazza Carlo Giuliani. Il paradosso è che per prendere parola in mezzo a questa gente un ispettore di polizia sia dovuto andare in pensione: il sindacalismo di polizia - spiega - è morto quando il portavoce di De Gennaro, che era un sindacalista importantissimo, sbarrò la strada ai legali e ai parlamentari che volevano entrare alla Diaz dicendo che tutto quel sangue era di ferite pregresse. E paradossi in fondo a questo catalogo sono le nomine fresche e sorprendenti a questori del funzionario che liberò a Milano la nipote di Mubarak e dei dirigenti che hanno gestito il rapimento della donna kazaka e di sua figlia. Il paradosso è che uno dei giornali "progressisti" ha scatenato alla vigilia una polemica contro la presenza annunciata  SERGIO SERGIO    uno che comunque ha pagato ogni sua pendenza con la giustizia. La lettera che ha spedito a chi è venuto a Genova per parlare di amnistia sociale è stata letta da Enrica Bartesaghi ed è disponibile sul sito del comitato Verità e giustizia per Genova.

Shock al contrario

Luciano Granieri


"Ho dedicato le mie immagini per le vittime di tutte le guerre che sono morti per quello che credevano fosse un ideale, in un mondo dove la giustizia, l'ingiustizia, il bene e il male si intersecano in un commercio in cui innocenti pagano con la vita"






Le parole del fotografo libanese,  unite alla serie di scatti riportati nel video descrivono  l’orrenda strage   che   la guerra, l’unica immensa  guerra in atto nel mondo, quella che  racchiude le miriadi di conflitti grandi e piccoli, dall’Afghanistan al  Medio Oriente,  alle varie   aree di crisi africane,  provoca presso intere comunità nel mondo . 

Questi conflitti si perpetuano  anche all’interno delle società stesse, dove un ristretto gruppo di gerarchi in giacca e cravatta  continua a seminare morte, uccidendo attraverso lo smisurato accumulo del profitto finanziario. Non solo morti da bombe dunque, ma anche vittime degli stenti dell’impoverimento globale, della guerra fra poveri, dal furto di dignità. 

Sono queste gli agnelli scarificali che un ultra liberismo cinico e spietato fagocita in un drammatico gioco dispensatore di  stragi e interi genocidi, vedi l’immenso cimitero marino formatosi sotto  il Mediterraneo .  Una strage le cui vittime, sotto alcuni aspetti, si consegnano spontaneamente al martirio, perché insensibili e indifferenti alle miserie del vicino che spesso coincidono con le proprie. 

Un individualismo indotto dalle sirene mediatiche che vendono stili  di vita falsi e inarrivabili, terribili bocche da fuoco destabilizzanti dell’esercito dei forzati del mercato, che con l’inganno diffondo l’idea secondo  cui   tutti possono arricchirsi, basta disfarsi dei pesi morti, degli accattoni che con la fandonia della giustizia sociale, ostacolano il progresso e il benessere.

 La globalizzazione della truffa finanziaria planetaria  si sostiene con la globalizzazione dell’indifferenza per usare la parole di Papa Francesco. Le foto di Mohdad sono significative, spesso sono un pugno nello stomaco, ma è uno  shock al contrario quello  che serve per far tacere le armi, quelle da fuoco e quelle degli hedge fund.

Brani: Tera del Fuoco. Modena City Ramblers
         Serenata alla Carpinese: Daniele Sepe