Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 20 maggio 2014

Su il sipario sul nuovo teatro comunale Nestor

Luciano Granieri

Non è vero che siamo rosiconi, così come ci apostroferebbe Renzi. Lo ammettiamo, spesso, quasi sempre, diciamo pure SEMPRE,  abbiamo duramente criticato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. In primo luogo  per l’assurdo atteggiamento tenuto nei confronti dei lavoratori della Multiservizi di Frosinone, di fatto licenziati in tronco. 

Abbiamo anche  pesantemente censurato il piano lacrime e sangue con cui ha condannato i cittadini di Frosinone, per i prossimi 10 anni,  a tassazioni  calcolate secondo le aliquote massime   e all’integrale pagamento  di servizi scadenti.

 E’ stato più volte stigmatizzato il degrado dei servizi offerti al cittadino e l’ennesimo regalo ai grandi  padroni  muratori   della città   di aeree pronte ad essere cementificate.  E’ stato sottolineato come i lampioni delle strade si spengono uno ad uno e non vengono riparati per mancanza di fondi,  mentre si è scialato per un patriottico effetto d’acqua  che impreziosisce la riverniciata P.zza Vittorio Veneto. Un getto d’acqua che spesso   schizza senza controllo facendo il bidet agli incauti frequentatori della piazza (chiedere ai grillini riuniti in comizio, vittime di una bella doccia biancorossoverde) . 

Non abbiamo taciuto delle vicende di corruzione  che hanno coinvolto il vice sindaco incarcerato a Monza  per 5 mesi  (responsabilità da accertare, per carità) né della totale insipienza  mostrata dal primo cittadino  all’interno della consulta dei sindaci di Ato5 nel difendere i cittadini contro gli abusi  di Acea.  Abbiamo perfino ipotizzato che il sindaco Ottaviani portasse iella.

Ma su una cosa dobbiamo ricrederci e siamo ben contenti di ammetterlo. Come detto non siamo rosiconi e dunque il nostro giudizio sulle iniziative culturali organizzate nella nostra città va completamente rivisto.  Il programma  culturale del Comune  non è solo la macchina di San Silverio e Sant’Ormisda, non sono solo le feste nazional- popolari di fanti e santi,  ma è anche il festival  dei conservatori e , soprattutto, l’acquisto  per un tozzo di pane all’asta fallimentare , con un blitz da consumati cravattari,  del mitico teatro Nestor di Frosinone.  I soldi per l’acquisizione  nel bilancio previsionale non ci sono, comunque a parte questa quisquilia,  complimenti, bel colpo sindaco!!

 Non siamo  rosiconi, tant’è vero che,  unici nel  panorama dei blog locali, trasmettiamo la prima teatrale assoluta andata in scena per festeggiare l’affare. Uno spettacolo straordinario  che ha visto come eccellente attore protagonista il sindaco Ottaviani e tanti altri pregiatissimi  suoi amici. E allora ladies e gentlemen …. SU IL  SIPARIO.


Monti Lepini, protezione poco speciale.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco


Una passeggiata per gli splendidi sentieri dei Monti Lepini nella stagione primaverile offre spettacoli irrinunciabili: prati e sottobosco coperti di fiori coloratissimi, tra cui diverse specie di orchidee, agrifogli dalle lucide bacche rosse, tappeti di semi di faggio in germoglio, verdi brillanti ovunque.
Questo patrimonio collettivo, a causa di azioni antropiche,  rischia la perdita di alcune specie fondamentali per la conservazione della biodiversità, tanto da essere poste sotto stretta tutela da programmi specifici dell'Unione Europea.
A questo proposito, arrivati al campo di Montelanico e addentrandosi nella faggeta ci si imbatte in un cartello che dice:"DOCUP OB. 2 Lazio 2000/2006 Misura I.1 Sottomisura  I.1.2 "Tutela e gestione degli ecosistemi naturali" D.G.R. 21.11.02 n. 1534 Attuazione programma di sistema  Flora e Fauna - Tutela e valorizzazione di alcune porzioni del territorio di proprietà comunale  interessate dagli habitat di interesse comunitario 9210 Faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e 5130 formazioni di ginepro comune  su lande e prati calcicoli. SIC Monte Semprevisa e Pian  della Faggeta - ZPS Monti Lepini centrali".
Per i non addetti ai lavori, SIC sta per Sito di Interesse Comunitario e ZPS sta per Zona di Protezione Speciale.
Il termine  SIC in ambito ambientalista è usato per definire un'area che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat o una delle specie definite nella direttiva europea Habitat.Inoltre il SIC è giudicato di fondamentale importanza per il mantenimento della biodiversità. Entro sei anni dalla definizione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona di protezione speciale (ZPS).
I SIC formano insieme la rete Natura 2000, il cui scopo principale è quello di  conservare la biodiversità.
Tornando al cartello nella faggeta, esso mostra che il comune di Montelanico, assieme alle altre istituzioni competenti, aveva individuato in quell'area un habitat per le tre specie indicate (agrifoglio, tasso e ginepro), il cui insediamento correva pesanti rischi a causa delle attività umane. A rischio quindi era la biodiversità, l'ecosistema di cui le tre specie arboree sono un elemento fondante.
Per tutelare la ZPS, riportata schematicamente in un altro cartello illustrativo, questa era stata recintata al duplice scopo “di proteggere la faggeta dall'azione di pascolo degli animali domestici e dal taglio saltuario”.

Ai nostri occhi purtroppo si è presentata una situazione di degrado: ampi tratti della recinzione sono danneggiati o addirittura inesistenti, venendo meno alla funzione di protezione dell'habitat e vanificando gli effetti positivi  raggiunti negli anni precedenti del progetto, finanziato per il periodo 2000-2006.
Lo stato  delle protezioni ci dice che,  individuato il valore naturalistico, ambientale e paesaggistico delle aree e avviato  un primo progetto, non si è data  continuità all'azione di protezione e valorizzazione. Quali cause e motivazioni hanno impedito la necessaria continuità?

Dobbiamo avere chiaro che l'equilibrio idrogeologico ed ambientale della Valle del Sacco e dei territori circostanti si regge sul mantenimento degli ecosistemi dei monti che la circondano. La salute del territorio e la qualità della vita dei suoi abitanti dipendono dalla conservazione degli habitat montani e dallo sviluppo coerente con l'ambiente, la biodiversità e l’equilibrio idrogeologico  delle attività agricole, di mezza montagna, e collina oltre che di pianura.
La situazione delle faggete del Campo di Montelanico fornisce in proposito un pessimo segnale.

E' urgente il confronto con le istituzioni interessate per approfondire questi aspetti e, al contempo, proseguire l'azione di informazione e sensibilizzazione dei cittadini.


Valle del Sacco, 20 maggio 2014

Elezioni europee Sole le lotte possono mettere fine ai sacrifici

Alberto Madoglio

Le liste della Lit-Quarta Internazionale in Spagna e Portogallo




Le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo che si svolgeranno il 25 maggio, per la prima volta nella loro storia, sono al centro del dibattito politico in Italia, così come negli altri Paesi membri dell’Unione Europea.
Europa: dalla routine all’austerità
Fino alla scorsa tornata elettorale (nel 2009) si trattava in sostanza di un momento di secondaria importanza nella propaganda dei partiti politici di ogni Paese. Nella maggioranza dei casi, e certamente per quanto riguarda il caso italiano, erano un momento in cui definire i rapporti di forza tra le varie correnti e fazioni all’interno dei diversi partiti, e anche un modo per sistemare politici di secondo piano o avversari scomodi, sul piano nazionale, dei leader di partito.
Questa volta non sarà così.
La crisi del debito pubblico, sottoprodotto della crisi economica globale iniziata nel 2007, è esplosa nel Vecchio Continente solo quattro anni fa (era il maggio 2010), ma sembra passato un secolo per i cambiamenti epocali e per certi versi irreversibili che ha causato.
Alcuni Paesi sono stati commissariati dalle istituzioni finanziarie europee e mondiali (la famigerata Troika, formata dalla Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea): è il caso di Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro. Altri, per il momento, hanno avuto una sorte differente, anche se le loro politiche in campo economico e finanziario sono lasciate sempre meno alla libertà di azione dei Governi nazionali: è il caso di Spagna e Italia.
Tutti i Paesi membri della Ue, a prescindere che adottino o meno la moneta comune, hanno imposto scelte draconiane alle loro popolazioni: taglio del welfare, privatizzazioni selvagge, licenziamenti, riduzioni dei salari, riduzione degli spazi democratici che la borghesia aveva concesso alle classi subalterne negli ultimi 60 anni. Questa è stata la ricetta imposta dai governi a Londra come a Atene, Berlino, Parigi, Madrid come a Lisbona e Roma.
In un quadro in cui le sorti di ogni Paese sono determinate dai rapporti di forza in ambito europeo, in cui le varie borghesie nazionali combattono non solo contro i lavoratori del loro Paese, ma anche contro quelli di altri Stati e contro le borghesie loro concorrenti, le elezioni europee assumono un’importanza che mai fino ad ora avevano avuto.
Cosa propongono gli schieramenti in campo
I vari schieramenti in campo sono noti.
Popolari e Socialisti sono la rappresentazione continentale di partiti e coalizioni che a livello nazionale si schierano a destra e a sinistra della politica borghese.
Al di là dei differenti toni usati in campagna elettorale, entrambi riconoscono e difendono le politiche di austerità adottate negli ultimi anni. Come in ogni campagna elettorale cercano di ingannare i lavoratori promettendo la fine dei sacrifici, incolpando i partiti dello schieramento avverso di aver causato la crisi in cui si trovano centinaia di milioni di lavoratori, disoccupati e giovani dei 28 paesi della Ue. In una polemica trasversale agli schieramenti, si incolpa, a seconda dei casi, la rigidità e l’egoismo dei Paesi del nord Europa, o la dissolutezza e lo spreco di quelli del Sud.
Popolari e Socialisti rappresentano una contraddizione insanabile: la necessità delle classi dominanti di ogni Paese di agire non più solo a livello nazionale e allo stesso tempo l’impossibilità di rinunciare ai privilegi, grandi o piccoli, che gli Stati garantiscono alle rispettive borghesie. Rappresentano in buona sostanza l’impossibilità di una vera unificazione europea sotto il dominio del capitalismo, in cui ogni borghesia nazionale abbandoni, volontariamente, parte del proprio potere in nome di un “interesse comune superiore”.
Anche a livello europeo il malcontento e l’odio che larghi settori di popolazione provano contro le istituzioni di Bruxelles, giustamente viste come la causa delle loro disgrazie, si indirizzerà verso formazioni populiste, xefonobe e razziste. Il Front National in Francia, l’Ukip in Gran Bretagna, il M5S di Grillo in Italia, Alba Dorata in Grecia, sono tutte formazioni politiche che, stando ai sondaggi, calamiteranno il malcontento popolare.
Come già abbiamo scritto in vari articoli e analisi apparsi sul nostro sito o sul giornale, questi partiti non rappresentano in nessun caso una soluzione per la crisi che sta devastando il continente. Il mix di demagogia razzista, di ricerca dell’uomo forte in grado di risolvere i problemi, di politiche economiche autarchiche, se mai risultassero vincenti, non farebbe altro che consolidare il potere della borghesia a livello continentale e condannare le classi subalterne in uno stato di prostrazione e demoralizzazione.
Il loro successo non era né è inevitabile: è il frutto principalmente dell’assenza di un’alternativa di classe, anticapitalista alle direzioni borghesi nazionali e europee. E’ favorito dal fatto che le maggiori organizzazioni del movimento operaio (partiti ma soprattutto sindacati) o si sono schierate al fianco dei Socialisti Europei oppure hanno dato vita all’ennesimo inganno riformista, illudendo e illudendosi che l’Unione Europa possa essere riformata, possa diventare più attenta alle esigenze delle popolazioni europee.
Contro tutte quelle forze che, in un modo o nell’altro, difendono lo status quo di un’Europa dominata dal capitale e dalla sua infinita sete di profitto, la Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale è la solo forza che si batte per un’alternativa di classe all’Europa delle banche e delle multinazionali. Non ci nascondiamo le difficoltà di questa nostra battaglia né siamo soddisfatti della nostra unicità di difensori di un programma rivoluzionario per le classi subalterne.
Questa situazione è frutto del fallimento storico dello stalinismo e del riformismo così come della scelta fatta da tutte quelle forze, che un tempo potevano dirsi parte della sinistra di classe, di abbandonare anche a parole oltre che nei fatti ogni prospettiva realmente rivoluzionaria (a puro titolo di esempio si pensi all'Npa in Francia e Sinistra Critica, ora divisa in due gruppi, in Italia). La lista Tsipras è l’esempio più chiaro di questo fallimento: una coalizione che dovrebbe, negli auspici dei suoi promotori, rappresentare l’alternativa di sinistra all’Europa del capitale, che in realtà non propone altro che una messa a punto del programma del capitale: democratizzare l’Europa, renderla più vicina ai cittadini, senza però toccarne i capisaldi: la moneta unica, il debito pubblico e infine, ma più importante, l’inevitabilità dell’economia di mercato. Rifondazione Comunista e Sel sono in Italia i protagonisti di questo ennesimo inganno ai danni dei lavoratori. Solo una consolazione: il quasi certo fallimento elettorale di questo ennesima truffa riformista molto probabilmente sarà la pietra tombale sui residui sogni di gloria di Ferrero, Vendola e soci.
Le liste della Lit in Portogallo e Spagna: un’Europa socialista è possibile
Tuttavia la nostra non è una scelta di pura testimonianza.
Le imponenti mobilitazioni e scioperi generali che hanno percorso le strade delle varie capitali europee, e che in alcuni casi hanno assunto un carattere pre-rivoluzionario, dimostrano che la lotta di classe in Europa non è un retaggio del passato, e che la classe operaia non è stata definitivamente battuta.
Riteniamo che oggi più che mai sia indispensabile per i rivoluzionari non solo intervenire in tutte le mobilitazioni che via via si creano in ogni Paese, ma che essi devono farlo con la chiarezza del programma, non nascondendo le difficoltà della situazione in cui si trovano a lottare, ma nemmeno le enormi possibilità che questa stessa situazione offre.
Mentre la maggior parte delle organizzazioni della sinistra si limita a rivendicare un ritorno alla sovranità nazionale in materia economica, a una moratoria nel pagamento del debito pubblico, a un intervento dello Stato in economia, un sorta di keynesismo del XXI secolo (versione europea del socialismo del XXI di venezuelana memoria), noi diciamo chiaramente che la sola e possibile Europa dei popoli può nascere attraverso una rivoluzione che abbatta a livello continentale il dominio della grande borghesia.
Contro le politiche di austerità che impoveriscono i lavoratori italiani come quelli tedeschi (milioni di proletari di quel Paese vivono con salari di poche centinaia di euro, frutto dei mini job creati dalla Spd che nelle parole di qualcuno sarebbe la vera alternativa alle politiche della Merkel!), contro l’aumento del debito pubblico, frutto non delle concessioni fatte ai lavoratori, ma dei regali che i governi hanno fatto a banche e imprese per salvarle dalla crisi, noi rivendichiamo la fine della precarietà e la trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Rivendichiamo aumenti salariali per il recupero del potere d’acquisto perso negli anni a causa delle crisi.
Respingiamo il pagamento del debito pubblico che è lo strumento principe dello sfruttamento dei lavoratori europei di quelli del sud come quelli del nord del continente. Di fronte alle politiche di delocalizzazione delle imprese nei Paesi dell’Est, così come all’aumento dell’immigrazione non diciamo: prima i lavoratori italiani (o tedeschi, francesi ecc.) ma rivendichiamo l’occupazione sotto controllo operaio delle imprese sia dove chiudono le fabbriche, sia dove le aprono, sfruttando manodopera sottopagata e senza quelle minime garanzie sindacali che, sempre in maniera minore, i lavoratori dei Paesi occidentali hanno. Dobbiamo lottare per la totale apertura delle frontiere, per la distruzione dell’Europa di Schengen e per il pieno riconoscimento dei diritti civili a tutti gli immigrati senza nessuna restrizione.
Queste sono le parole d’ordine del nostro programma e su queste rivendicazioni si presenteranno alle elezioni i compagni del Mas del Portogallo e di Corriente Roja in Spagna. Sono le due sezioni della Lit in Europa che sono riuscite a superare gli sbarramenti che le legislazioni borghesi usano per impedire ai rivoluzionari di partecipare alle elezioni. Sono partiti che difendono un programma rivoluzionario perché consapevoli che le elezioni sono un momento, fra i tanti, in cui i comunisti possono propagandare le loro posizioni.
Sono liste in cui sono presenti giovani, donne, lavoratori che hanno avuto un ruolo di primo piano nelle mobilitazioni che si sono avute in quei Paesi: in Spagna il capolista è un compagno che ha diretto la lotta dei lavoratori dell’Ups, a dimostrazione che il settore della logistica è oggi all’avanguardia delle lotte, come i casi dell’Esselunga, Ikea e Coop in Italia hanno dimostrato.
Al momento queste rivendicazioni appaiono in grado di essere comprese solo da settori di avanguardie della classe operaia e dei giovani. Siamo tuttavia convinti che la crisi in cui sono precipitate le economie del Primo Mondo è lungi dall’essere risolta. Il rallentamento delle crescita nei Paesi in via di sviluppo, i segnali di guerra civile che si scorgono ai confini orientali della Ue provano che la borghesia non ha vie d'uscita: o ne ha solo colpendo ancora più ferocemente gli operai.
Gli avvenimenti si susseguono a una velocità impensabile fino a poco tempo fa. E così sarà anche dopo il 25 maggio, quando l’imbroglio di promesse mirabolanti si rivelerà per quello che è. Ai rivoluzionari il compito di far crescere le lotte, di unificarle su scala europea e mondiale e di dimostrare come l'unica prospettiva per i lavoratori è quella rivoluzionaria, la prospettiva di demolire l'Europa dei banchieri e degli industriali per sostituirla con 
gli Stati Socialisti d’Europa.

lunedì 19 maggio 2014

Confusa e infelice

Simonetta Zandiri


Il guru Casaleggio ha dichiarato che se ‪#‎M5S‬ vince europee/amministrative cadrà il governo (in Italia, nota bene). O almeno questa sarà la loro richiesta. Il piano B sta tutto nella nuova legge elettorale, ed è sicuro che ‪#‎Renzi‬ avrà vita breve, nello scenario politico. Alla domanda dell'Annunziata su quale sarebbe la prima misura economica che darebbe per far ripartire il PIL il guru risponde "dal mio punto di vista il problema fondamentale per l’Italia è quello di aiutare le PMI a svilupparsi e fare concorrenza internazionale, quindi il mio punto di vista è che qualunque azione… poi sulle PMI non si può fare solo un’azione, ce ne sono tante, per far sì che siano competitive con il resto d’europa ma in particolare con l’innovazione che è una parola un po’ scomparsa…".
Chiarissimo. Al solo sentire queste parole il PIL è già alle stelle.
Se invece ‪#‎vinciamonoi‬ astensionisti ‪#‎andatetuttiacasa‬? ‪#‎perdire‬ Perché a quel punto dovreste consultarci e siccome non siamo una massa ma milioni di individui, i vostri 100.000 iscritti ‪#‎noncirappresentanoperniente‬ . Forse il mio ragionamento non ha senso, il punto è che ne ha ancora meno quello del "guru" del nuovocheavanza.
Confusa e infelice.

domenica 18 maggio 2014

Mauro Rostagno vittima di mafia.

Associazione Ciao Mauro


I cittadini trapanesi lo hanno sempre saputo, e adesso, finalmente, questa verità vera è scritta in una sentenza emessa dal Tribunale di Trapani. Sono stati necessari 26 anni per mettere la parola fine ad un’inchiesta giudiziaria caratterizzata da errori, omissioni, e veri e propri depistaggi disvelati nel corso del processo, e che saranno oggetto di un nuovo procedimento a carico degli inquirenti responsabili di queste infamità. I cittadini trapanesi che, con determinazione, hanno voluto che si celebrasse il processo Rostagno, vedono con soddisfazione compiersi il cammino iniziato 7 anni fa con la raccolta di 10.000 firme sull’appello al Presidente della Repubblica. Ma le associazioni trapanesi che hanno dato organizzazione al comune sentire dei cittadini trapanesi, sono consapevoli che questo risultato non rappresenta la fine del loro percorso. Adesso dobbiamo raccogliere la verità storica e politica che ci consegna questa sentenza e farla vivere all’interno della nostra comunità, per costruire la nostra memoria collettiva, che ci aiuterà a completare il nostro percorso di liberazione dalle mafie e dalle criminalità economiche. Compito dell’associazionismo e della società civile e responsabile trapanese sarà quello di fare vivere questa memoria tra i cittadini, rendendola fruibile. Dovremo parlarne, scriverla e documentarla. Dovremo offrirla alle arti come fonte d’ispirazione e d’impegno sociale e civile, affinché diventi teatro, cinema, ballata popolare, “cuntu” e, perché no, poesia, pittura ed altro ancora. Dovremo, infine, costringere la politica a fare ciò che si deve fare per il bene comune, come Mauro aveva fatto in tutta la sua vita.

Ex polveriera di Anagni. Che farne?

ASSOCIAZIONE ANAGNI VIVA – COORDINAMENTO PER L’AMBIENTE DI ANAGNI

La Sala della Ragione, la cui disponibilità era stata autorizzata dal Commissario prefettizio, dott. Ernesto Raio, ha ospitato, nel pomeriggio di venerdì 16 u.s. , un dibattito pubblico tra i candidati alla carica di sindaco, sul tema della destinazione d'uso della “Polveriera “, l'ex- deposito militare di 187 ettari, acquistato dal Comune di Anagni nel 2009.
Organizzato dall' Associazione Anagni Viva e dal Coordinamento Ambiente e moderato da Paolo De Luca, giornalista Rai di lunga e consolidata esperienza professionale, ha avuto la partecipazione di numerosissimi cittadini che, in una sala affollata, hanno seguito con attenzione gli interventi dei candidati.
Il dibattito seguiva a distanza di una settimana la presentazione del progetto, elaborato da Anagni Viva e dal Coordinamento, sulla destinazione della Polveriera e i candidati, che in quella occasione erano tutti presenti, erano stati invitati ad esprimere i loro personali orientamenti sulla questione, in rapporto al progetto presentato.
A ciascuno di loro sono state rivolte tre domande in turni successivi e, nei tre minuti stabiliti per la risposta, con diritto di replica, tutti si sono dichiarati concordi, pur con distinguo e precisazioni, nel rifiutare insediamenti industriali, attività inquinanti, speculazioni private di qualsivoglia tipologia.
Nella sostanza il progetto di Anagni Viva e del Coordinamento, pur se con qualche distinguo,  è risultato condiviso da tutti perché rivendica la tutela dell' ambiente, del territorio e della salute e propone attività compatibili con queste esigenze prioritarie, quali lo sviluppo dell' agroalimentare, della promozione culturale turistica e sportiva. I candidati, a loro volta, hanno presentato ulteriori proposte, differenziate rispetto alle potenzialità di sviluppo economico dell' area, fatte salve le condizioni imprescindibili di ecosostenibilità.
I toni del dibattito, prevedibilmente vivaci in una campagna elettorale, hanno avuto momenti di polemica tra alcuni candidati che il moderatore ha correttamente smorzato, evitando che la discussione si allontanasse dal tema fissato per scivolare su un piano spiacevolmente personale.
I cittadini hanno, così, avuto la possibilità di conoscere e riflettere sulle posizioni dei candidati in merito a un tema, la Polveriera, che si è rivelato al centro del dibattito politico.

Anagni Viva e il Coordinamento, impegnati da lungo tempo sull' argomento si augurano che la percezione della sua importanza, nel quadro complessivo della realtà culturale, politica e socio-economica della città rimanga ben presente nelle scelte della prossima amministrazione.

NOI NON CI STIAMO

Nell'assordante silenzio delle parti sociali, è stato approvato il job act, ultimo di una serie di attacchi ai diritti dei lavoratori. In particolare si ufficializza la precarietà a vita. Le aziende potranno assumere senza causale i lavoratori per 3 anni e, alla fine del rapporto, pagando una semplice penale, potranno evitare anche l’assunzione a tempo indeterminato.
INSOMMA I NUOVI SCHIAVI SONO IN ARRIVO
Come rsu fiom same denunciamo l’immobilismo di chi dovrebbe tutelare i lavoratori. Appurato il fatto che a Cisl e Uil va sempre bene tutto, da un po’ di tempo a questa parte dobbiamo accostare questa critica anche alla Cgil di Camusso e alla Fiom di Landini (pensioni, art.18 su tutti). Al di là delle dichiarazioni bellicose fatte al congresso o ai media, sarebbe ora di muoversi un po’ perché i diritti dei lavoratori non aspettano le loro indecisioni. Noi abbiamo deciso di provarci nel nostro piccolo. Ma a differenza di altre volte in cui proviamo come rsu a “partire per primi” sperando che qualcosa accada, stavolta proviamo a lanciare una proposta diversa. Come rsu, chiediamo, con questo comunicato l’adesione ad una tre giorni di protesta per far capire ai vertici che non tutti ci stanno a subire in silenzio. E per questo proclamiamo 2  ore di sciopero da   gestirsi fabbrica per fabbrica tra martedì 20 e giovedì 22.

RSU FIOM SAME