Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 26 aprile 2015

Frosinone, la resistenza della ragazze dalle guance di pesca e dalle guance d'aurora

Luciano Granieri


“O ragazza dalle guance di pesca, o ragazza dalle guance d’aurora. Io spero che a narrarti riesca la mia vita all’età che tu hai ora”  
Con questi  versi, scritti da Italo Calvino,   inizia una delle più famose canzoni della resistenza “Oltre il ponte”. Nel brano un partigiano vuole narrare ad una ventenne come era la sua vita quand’egli stesso aveva vent’anni ed era impegnato nella lotta di liberazione.  Quali fossero le sue speranze e le sue aspirazioni per un mondo migliore dopo la tragedia della guerra. 

Orbene sabato scorso 25 aprile, nel corso dell’evento “25 aprile Frosinone si racconta” - organizzato dal nostro blog, in collaborazione con le associazioni “Oltre l’Occidente”, “Osservatorio Peppino Impastato”, “Federazione Provinciale Giovani Socialisti di Frosinone”, “Forming” e “Alle venti”, tenutosi presso L.go Turriziani - la ragazza delle guance di pesca con altri giovani ci  ha  rivelato le  aspirazioni della loro generazione, quale tipo di società avrebbero voluto  fosse nata  dai drammatici avvenimenti della resistenza. 

Non c’è stato modo migliore di celebrare il settantesimo della liberazione.  Dare la parola ai ragazzi, quelli di allora come la scrittrice Floriana Curti, che ha descritto in  tre libri: Caramelle e Pidocchi,  La ragazza di Via Quintino Sella e Davide il Soldato, la sua guerra di liberazione a Frosinone. Le sue  atroci sofferenze di adolescente in una  Ciociaria sferzata dalla crudeltà fascista e degli occupanti tedeschi, ma anche dalla devastazione  dei bombardamenti alleati. 

Le intense emozioni, drammatiche, ma anche pervase di speranza per un ritorno alla semplice spensieratezza di una ragazza di 14 anni, hanno preso una forma solida nel nostro immaginario liquido grazie alla voci appassionate di Francesca di Fazio, un’attrice dalla bravura sconvolgente, ed Alfonso Cardamone,  intellettuale e scrittore autore  della prefazione dei primi due   libri di Floriana. In una piazza invasa dal sole del tramonto, compresa fra l’attenzione ipnotica degli ascoltatori  e la spensieratezza dei bambini che giocavano a pallone, Francesca e Alfonso hanno riportato fra noi quella solare adolescente. 

Ma altre ragazze dalle guance d’aurora erano presenti, in carne ed ossa come Serena Vona. Una giovane che partendo dal racconto della nonna ha elaborato la sua idea di resistenza, e ha rimarcato come le narrazioni a lei giunte fino ad oggi non siano state decisive e sufficientemente finalizzate ad una giusta comprensione degli eventi storici. L’intervento di Daniele Riggi, un altro splendido ragazzo,   è stato potentissimo. In due parole ci ha spiegato, come e perché le guerre sono devastanti, ci ha spiegato come siano le mire , le arroganze, le prepotenze di pochi ricchi burocrati a gettare l’intera umanità nella disperazione. 

Poi  siamo intervenuti noi, con le nostre rivendicazioni, le nostre grida  sacrosante, ma da sempre inascoltate: il sottoscritto, lo storico Maurizio Federico, il vecchio compagno di tante battaglie Francesco Notarcola, Paolo Iafrate, che da anni sta conducendo una lotta con i suoi colleghi della Multiservizi per riottenere il   posto di lavoro, drammaticamente sottrattogli dalle mire consociative ed affaristiche del  sindaco “Podestà” di Frosinone. 

Ma le nostre  puntuali  denunce  sul tradimento di quello spirito resistenziale da cui nacque la Costituzione, pur se legittime e sacrosante, sono state sovrastate, in quel frangente  dai ragionamenti e dalle idee dei ragazzi e delle ragazze dalle guance di pesca e dalle guance di aurora. 

In verità non credevamo che la celebrazione del settantesimo della liberazione,  da noi organizzata in modo avventuroso, frettoloso, senza un’adeguata campagna informativa, potesse riscuotere un tale successo. E’ il segno che quando si stabilisce una vera condivisione fra partigiani, di ieri, di oggi e le nuove generazioni, forse dalla celebrazione della resistenza  può nascere una nuova e forse definitivamente  vittoriosa lotta di liberazione.




Foto dell'evento tratte dal sito di Oltre l'Occidente

Video tratto da "Oltre l'Occidente

Affissioni abusive Royal Circus

Alessandro Barbieri Presidente Consulta dell'Ambiente    

A seguito dell'esposto/denuncia presentato l'8 febbraio 2015 dalla Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano ai Comuni di Villa Santa Lucia, Piedimonte San Germano, Aquino e Cassino, circa il volantinaggio e manifesti abusivi del Royal Circus attendato nel Comune di Villa S.L. dal 5 al 10 febbraio scorso, nella mattinata del 24 aprile si è svolto l'incontro con il Comandante della Polizia Locale di Cassino Alessandro Buttarelli, con il quale è stata approfondita la vicenda dell'affissione abusiva dei manifesti pubblicitari, precisando che già da qualche mese sono stati intensificati i controlli sui trasgressori e che per il caso in questione verranno applicate le dovute sanzioni amministrative. La Polizia Locale - riferisce il neo-comandante - sarà più vigile soprattutto in materia di reati all'ambiente e agli animali. Quest'incontro è stato anche motivo per conoscere e farci conoscere - spiega il presidente della Consulta Alessandro Barbieri - dove lo stesso Comandante si è reso molto disponibile per una fattiva collaborazione avvalendosi di associazioni ambientaliste come la nostra. Silenzio, invece, dai Comuni di Aquino, Piedimonte S.G. e Villa S. L. La prossima settimana, in mancanza di sanzioni, saranno intraprese le dovute azioni legali del caso.

sabato 25 aprile 2015

Una lettera aperta a Disoccupati e Precari

fonte: http://www.unoetre.it/

Insieme Disoccupati e Precari per un movimento di riscossa e rinascita della nostra provincia
Cara amica e caro amico
Noi ci chiamiamo Augusto, Domenico, Gino, Ivano e Tiziano, operai e impiegati e siamo 5 disoccupati. Come te? Viviamo la tua stessa situazione e sappiamo benissimo cosa vuol dire vivere in questa condizione. Sappiamo cosa vuol dire ogni giorno andare avanti senza un futuro certo. Conosciamo bene le ansie e le paure che hai.
Conosciamo bene quella sensazione di impotenza che si prova quando i soldi finiscono e ti chiedi "ed ora come faccio" con le bollette da pagare e la spesa da fare. Prima si era una famiglia felice, pensavi al futuro dei tuoi figli, invece ora le litigate con i familiari sono più frequenti perché il tuo nervoso, la tua impotenza, la tua ansia li trasmetti a tutti i tuoi familiari. Sognavi che i tuoi figli nati e cresciuti nella nostra provincia restassero qui e qui progettassero il loro futuro, invece ora spesso gli senti dire "io me ne vado...qui per me non c'è niente" e quello ti fa male e come una pugnalata.
Noi pero sappiamo una cosa, che continuare a reprimerci, a chiuderci dentro casa, a dire "tanto niente cambierà " non ci aiuta, anzi fa si che le cose vadano sempre peggio. Siamo tanti, 115.000 un terzo di dei disoccupati di tutto il Lazio: UNISCITI A NOI. UNIAMOCI, Ognuno di noi da solo nulla può ottenere né cambiare.
Alzati da quel divano incanala la tua rabbia e la tua delusione in qualcosa di positivo.
Guarda i tuoi figli e chiediti se a loro fa piacere vederti così depressa/o e arrabbiata/o o se a loro invece fa piacere vedere un padre o una madre che combattono per cambiare il ciclo delle cose .
Anzi sicuramente sarai per loro un esempio da seguire ed anche loro cominceranno a riavere fiducia nel futuro .
Unisciti a noi...unisciti alla nostra lotta per il diritto al lavoro per il diritto alla dignità ...se siamo uniti possiamo cambiare le cose, non lasciamo che gli altri che non hanno i nostri problemi continuino a parlare di noi. Solo a parlare e senza trovare alcuna soluzione. Noi solo sappiamo di cosa abbiamo bisogno, solo noi e tra di noi ci possiamo capire perché le tue paure sono le nostre paure, le tue ansie e i tuoi pensieri sono le nostre ansie e i nostri pensieri.
Lotta con noi riprenditi il tuo futuro e il futuro dei tuoi figli. Non vergognarti del tuo stato perché ricordati se sei disoccupato la colpa non e la tua...
Vogliamo incontrarci per decidere insieme le cose da fare e le iniziative da intraprendere. Fare un piano di proposte costruire incontri con le Istituzioni per individuare scelte condivise, cercare alleati, far conoscere la drammatica situazione a tutti anche a chi fa finta di non vederla. Vogliamo che anche chi vuol stare dalla nostra parte (sindacati e associazioni in primo luogo) si senta più forte e motivato dalla nostra presenza attiva.
Vogliamo realizzare un incontro di tanti di noi: "Gli Stati generali dei disoccupati e dei precari" come primo appuntamento già nel prossimo mese di maggio. Che ne pensi? Dove vorresti che avvenisse? Cosa vorresti proporre e di cosa vorresti che si parlasse soprattutto? Parliamo di come possiamo aiutarci fra di noi.
Cara amica e caro amico dobbiamo impegnare noi stessi per ripartire, per spingere chi decide a farlo nel nostro interesse presto e bene senza altre perdite di tempo e senza inutili promesse e lusinghe. Ricordiamoci sempre che il lavoro è un diritto, non una concessione compiacente. E' stabilito nella nostra Costituzione.
Vogliamo provare insieme, in solidarietà, con la nostra volontà e il nostro coraggio? Scrivici, chiamaci, organizziamoci in una grande comunità solidale,
Con affettuosa cordialità
Augusto Cori 3473743584 cori.augusto@libero.it Acuto; Domenico Del Brocco 3408677871 cervone09@libero.it Ceccano; Gino Rossi 3923618666 virginiorossi@gmail.com Pofi, Ivano Testa 3931405825 testa.ivano@gmail.com Patrica e Tiziano Ziroli 3468073007 tizio71@gmail.com Ceccano
video di Luciano Granieri

venerdì 24 aprile 2015

25 aprile. Liberate l'occupazione

Comitato di Lotta per il lavoro

Il 25 aprile di 70 anni fa finiva una occupazione, finiva la tracotanza del regime fascista e si liberavano gli uomini e le donne dalla guerra con la prospettiva della ricostruzione, di un mondo migliore, della cittadinanza per tutti e per tutte, per l’emancipazione…
E’ giusto che ogni anno, nella data simbolo della Liberazione, si faccia mente locale se i valori difesi siano ancora patrimonio di tutti, se sono comprensibili all’interno di una civiltà mutata quasi antropologicamente. E’ giusto trarre considerazioni con le aspettative di allora e con ciò che quelle aspettative avrebbero determinato nel corso dei decenni successivi.
Tra le tante cose nella stesura della Costituzione fu riconosciuta l’importanza fondamentale al concetto del lavoro: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Eppure 70 anni dopo in questa Repubblica il lavoro è appannaggio di una parte sempre minore della popolazione. E di quale lavoro? Quello che garantisce certezza del futuro e reddito dignitoso? Non proprio.
Innanzitutto una percentuale tra il 15 e il 30% - a seconda delle aree del paese - non riesce proprio ad entrare nel cosiddetto mercato del lavoro anche se specializzato, laureato,  ingegnato, professionalizzato, genuflesso…. E’ dichiaratamente espulsa. Per dirla con la retorica del jobs act a tempo indeterminato aumentano solo i disoccupati! Un’altra parte è sì nel mercato del lavoro ma in maniera sempre più precaria a seguito delle riforme “moderniste” che i governi negli ultimi anni si sono affrettati a fare: salari che si abbassano davanti ad un costo della vita che sale; ore di lavoro che diminuiscono contratto dopo contratto; attività che si svolgono non più in continuità ma ad intermittenza, pagate ad ore…;  attività lavorative barattate da volontariato gestito dal terzo settore e, dulcis in fundo, la pensione sempre più irraggiungibile.
La provincia di Frosinone è proprio un caso da manuale per le questioni del lavoro che raggiungono i risultati che nel  ‘45 erano… di partenza! Insomma le riforme sono “moderne” ma i risultati antichi. Disoccupazione al 18,5%, raddoppiata negli ultimi 5 anni, record di cassa integrazione e di mobilità, oltre il 12% degli individui e l’8% della famiglie poveri in senso assoluto (Rapporto Banca d’Italia).
La tracotanza delle imprese, delle multinazionali in particolare, le regalie della classe politica ai privati nella gestione dei servizi pubblici, una incapacità di difendere e promuovere attività locali artigianali e commerciali, le tasse che stringono in una morsa disperata il cittadino, il profitto dei potenti indirizzato sull’economia finanziaria piuttosto che su quella reale,  sono gli aspetti della nuova guerra economica, senza armi ma con la medesima tendenziale violenza, che si sta perpetrando ampiamente nei territori senza che alcuna istituzione si interroghi sul disastro.
Eppure le lotte dei lavoratori e dei cittadini sono all’ordine del giorno. Forse saranno svolte con il silenziatore, ma sono reali, resistenti e anche propositive: da quelle dei comitati per l’acqua a gestione pubblica, a quelli in difesa di una sanità a dimensione umana, a quelli che tentano di mettere un argine alla illegalità diffusa, a coloro che difendono il territorio e l’ambiente, a chi si cura di non cancellare le tracce della storia e dell’identità locale…
Tante lotte sono fatte dai lavoratori in difesa del proprio posto di lavoro contro i licenziamenti, di cui dietro si cela  lo sport della chiusura delle aziende che imperversa senza che alcuno metta argine. Anzi si rileva una accelerazione di queste politiche che si avvalgono della deprivazione degli enti delle loro reali possibilità di governare il territorio, che dal canto loro accelerano massicce privatizzazioni di servizi locali, da quelli alla persona a quelli strumentali, a quelli economici.
Permettere che le multinazionali dell’acqua, dell’energia, del commercio, della sanità privata di continuare a depredare il territorio è una posizione non più accettabile: l’aumento della disparità ha un impatto sulla crescita, sono costretti ad ammettere anche gli economisti sviluppisti. Continuare ad assistere alla svendita dei servizi pubblici a società private, camuffate spesso da terzo settore, che sembrano essere più adeguate a scelte della politica spartitoria locale piuttosto che a reali volontà di gestione alternativa, è una politica che rinuncia alla possibilità della redistribuzione di lavoro e reddito, privilegiando il provato e la gestione spesso disastrosa e precaria del servizio e del lavoro.
La sperequata distribuzione trascina  con sé nel precipizio senza ritorno l’ancora consistente risparmio locale, nella quale insiste anche la questione generazionale.
Tante misure preventive e difensive sarebbero dovute esser prese dalle istituzioni: politiche di redistribuzione delle ricchezze, del reddito, del lavoro, attraverso sistemi fiscali progressivi, dove nei nostri territori oltre l’80% del peso fiscale è sostenuto dalle fasce deboli, dipendenti e pensionati. E dalle istituzioni locali bisogna partire per proporre queste politiche che abbandonino il mantra della crescita economica che serve solo a indirizzare redditi verso l’alto come avvenuto negli ultimi 20 anni, e cominciare a fare economie a partire dalla gestione diretta dei servizi locali per poi passare ad indirizzare perentoriamente le produzioni artigianali e industriali, con forti investimenti pubblici, prima che la gomma sia completamente a terra e sia impossibile rigonfiarla. 

Sanità. Interrogazione

On. Presidente della  Regione Lazio
                                                           On. Presidente e On.li  consiglieri regionali
                                                         della VII commissione
                       Sig. Presidente della Provincia di Frosinone
                       Sig. Sindaco del Capoluogo
                      Spett. Autorità Nazionale Anticorruzione
                                                    
                                                                    
Il Coordinamento provinciale della sanità di Frosinone si rivolge e interroga le Autorità in indirizzo, per sapere quali gravi colpe e quali delitti hanno commesso i cittadini del Capoluogo e della provincia di Frosinone, per avere un ospedale ( il Fabrizio Spaziani) che, definito come la struttura   più moderna del Lazio,  evidenzia oggi, dopo poco più di quattro anni dall’inaugurazione, inefficienze e caos di eccellenza.
Infatti ci appaiono le seguenti evidenze:
     rispetto al DCA relativo alla riorganizzazione ospedaliera, si rilevano nell’ospedale del Capoluogo 30 posti letto in meno, in dispregio di quanto dettato e previsto;
     il pronto soccorso continua ad essere una bolgia infernale, non solo per una mancanza di personale ma  grazie anche ad una direzione strategica della ASL che continua a mantenere chiusi ed inutilizzati i 18-20 posti letto dell’ex lungodegenza trasferita ad Alatri, circa otto mesi orsono;
     Il reparto di otorino, fino a ieri perfettamente funzionante, presta assistenza solo dal lunedì al venerdì negli orari diurni. Il sabato e la domenica e tutte le notti  qualsiasi cittadino della parte nord della provincia se necessita di questa specializzazione deve recarsi a Cassino;
     Il reparto di urologia non può più utilizzare il semplice flussometro rotto, e non riparato né sostituito, da molti mesi. Sempre nello stesso reparto manca da un anno un puntatore per posizionare le nefrostomie;
     Il reparto di oculistica, fino a ieri anch’esso perfettamente funzionante e operativo, oggi è solo un day hospital che non è più in grado nemmeno di eseguire un semplice campo visivo o un esame di florangiografia per mancanza di personale;
    il reparto di ematologia, fiore all’occhiello della Struttura, costituito anche grazie a donazioni ONLUS è stato declassato  ed è passato da UOC (unità operativa complessa) a UOS (unità operativa semplice): tale trasformazione lo ha reso incapace di adempiere alle attività precedentemente svolte in un ambito così delicato producendo disagi gravissimi a tutti i pazienti onco ematologici di questa provincia;
     nell’ambito della sede dove è ubicato lo Spaziani, non è stata mai realizzata l’elisuperficie, prevista sin dalla progettazione dell’ospedale e finanziata per ben 2 volte: tale circostanza, riteniamo, meriti particolare attenzione.
     A fronte di tagli riguardanti strutture complesse, semplici, reparti e servizi, la Direzione aziendale ha ritenuto di conferire all’URP la dignità di struttura complessa con una dotazione, sembra, di ben 17 assistenti sociali: senza voler entrare, solo per ora, nel merito di chi sarà il … “fortunato” beneficiario di cotanta struttura, riteniamo si debbano ben verificare i carichi di lavoro dalla stessa fin qui svolti e il reale, vero, oggettivo, numero di pratiche evase e di effettivo servizio svolto nei confronti dell’utenza. Ci sembra che sprechi, e ipotesi di danno erariale, si combattano anche così.
     In questa  struttura sanitaria ospedaliera, che doveva essere un esempio di organizzazione e di efficienza per l’intera Regione non esiste  nemmeno un punto di ristoro, una rivendita di giornali, per non parlare di una biblioteca che è un concetto extraterrestre;
Per tutti questi motivi,  per non aver costruito unità di eccellenza così come hanno fatto alcune Asl che ci circondano e per altre inefficienze note, i cittadini della provincia di Frosinone sono costretti a migrare in massa  verso altre strutture sanitarie costretti a sopportare  gravi disagi e sacrifici economici. Risorse finanziarie che si sottraggono all’economica di una provincia depressa e già fortemente penalizzata con il 50% di disoccupazione.
Il Coordinamento, inoltre,  interroga per sapere:
a)se si deve continuare a retribuire riteniamo ben lautamente una dirigenza sotto la cui responsabilità è posto   un ospedale che i cittadini ritengono  misero e precario;
b) e per conoscere quali provvedimenti urgenti intendono adottare le Autorità in indirizzo per mettere fine ad una situazione ce ci si palesa di illegalità  ripristinando la normalità e il rispetto dei diritti costituzionali di cittadini.
FROSINONE 24 APRILE 2015-04-24

Il Coordinamento provinciale della sanità

giovedì 23 aprile 2015

Due, tre 'modeste proposte' per le giornate attorno al 1°maggio a Milano

Oreste Scalzone

Prima puntata di una sequenza di Giornale immaginario quotidiano, che esce nei giorni 23, 24, 26, 27, 28 aprile :
DUE, TRE MODESTE PROPOSTE per la piazza, le piazze, 'di movimento' nelle giornate attorno al primo maggio a Milano, contro l'evento dell'apertura dell'Expo
1. apertura
Come una risata a un funerale. Uno sghignazzo, un berciare sguaiato, una rissa per motivi futili e sordidi, un pisciare per sfregio sulla bara, un far mercimonio del lutto.
Così ci appare l'Evento, il gran rito planetario dell'Apertura dell'Expo, Esposizione Universale il Primo Maggio a Milano – simil-Kolossal, sagra e rituale da Mondovisione, baraccone di cartapesta impastata con sangre y mierda, sudore e lavori forzati', nido di affari-malaffare, crocevia di 'economie politiche' in mortifera sinergia.
Quest'inaugurazione è come il pendent del Radeau de la Meduse che – nell'epoca della riproducibilità tecnica all'infinito – si replica con frequenza ossessiva, con velocità crescente come virale nelle acque del Mediterraneo.
« ...E da Genova – cantava gia un lamento ormai antico – il Sirio partivano/ per l'America/ varcare i confin [...] Ma dal mare/un orribile scoglio/fu di tanta gente/ la mi...la misera fin // Padri e madri/ abbracciava i suoi figli/ che si sparivano/tra le onde...le onde del mar ».
Storie di migranze, esodi, storie di fuggiaschi, profughi, di boat people, naufragî e nàufraghi – una specie di Maëlstrom sempre più vasto, vite inghiottite a ritmi ed orrore crescenti.
La ''verità'', il paradigma sommerso di tutto ciò che è evocato dall' Evento-Expo, sta in questa specie di Atlantide, in questo non-cimitero, neanche-cimitero in fondo alle acque.
Il fondo della cosa, non sono le oscenità dell' ordinaria corruttela, la cadenza tragicomica di ''scandali'' annunciati e di corrispondenti «esibizioni della propria Pubblica Moralità», le disgustose alternanze di «auto-garantismi» e di giustizierismi, di negazionismi e di sospetti decretati sommariamente «verità», storica e giudiziaria ; di innocentismi ecolpevolismi, di pesi e misure, criterî, metodi, invocati affermati reclamati.
Il fondo della cosa, non è nemmeno la doppiezza tra delinquenza e sbirrismo che connota con flagrante evidenza LorSignori. Non è nemmeno, il fondo, l'alta tossicità dei miasmi esalati dall'ormai quotidiano spettacolo di infime dialettiche di mafie & antimafie, di segreti e disvelamenti, di ''traffici e mercati'' illegali e legali, e via così.
Ciò che più lascia atterriti, è quello che appare come effetto di una vera lobotomizzazione che ha azzerato l'elementare capacità di inferire – da una «regolarità» osservata – una legge nel senso delle scienze fisiche, delle 'leggi di movimento', delle relazioni causali, delle radici, un'eziopatogenesi... Principî attivi, codici genetici, natura di relazioni, dispositivi, effetti, funzionamento, risultanti, tra caso e necessità, variazioni, traiettorie e 'scarti', prevedibilità...
Discendono dalle regìe e in circolo vizioso risalgono da cooptati riformattati figuranti, strida, slogans di réclame, gridìo confuso, giaculatorie di truismi e vuote straparole, vaniloqui performativi enov.langues all'unisono, con effetto di orrida cacofonia. Eruttano da questo overload scoppî di risate livide, singhiozzi, ordini secchi mortiferi... Ne risulta un accecamento non già da tenebre, ma da abbacinazione, un effetto di decerebrazione. Uno scenario da letteratura distopica, questo ci viene addosso in queste ore.
La ''verità'' nascosta non già da tenebre di ''segreto'' come nelle puerili paranoiche sicumère cospirazioniste, ma bensì nascosta dalla sua abbagliante evidenza, questo nodo di «ambivalenze delle ambivalenze» risolventesi in ambiguità, in ingiunzioni a 'doppio vincolo' e normativi ossimori, si mostra ed è mostrata e rimostrata 'a cielo aperto', in orgia di informazioni narrazioni che hanno effetto d'ipnotizzare sull'incessantespettacolo del male, incollando attenzioni ed anche passioni agli epifenomeni, facendo di essi diversivo, abbagliamento che acceca, acufène che assorda.  

25 Aprile Frosinone si racconta.

Sabato 25 aprile dalle ore 18,00 Presso Largo Turriziani, le associazioni:

Forming, Oltre l’Occidente, Osservatorio Peppino Impastato, Aut Frosinone, alleVenti, Federazione Provinciale dei giovani socialisti di Frosinone, invitano la cittadinanza a partecipare all’evento:


25 Aprile
Frosinone si racconta.
Per celebrare degnamente i 70 anni della liberazione, senza la camicia di forza di una ritualità stanca e revisionista, per capire e condividere momenti di vita reale nella Frosinone liberata, è necessario guardare alla storia del nostro territorio attraverso testimonianze, racconti, riflessioni.
Per tornare ad una realtà storica costruita su eventi drammatici, ma anche di speranza per un avvenire che ancora non dato capire quanto sia migliore, diamo la parola ai cittadini di Frosinone di ieri e di oggi.

IL PROGRAMMA.

Tanto per incominciare:

Esposizione di Arte pittorica del gruppo Forming in ricordo di Floriana Curti.
Saluto e introduzione di Luciano Granieri

Tanto per precisare:

Francesco Notarcola, focalizza il significato del 25 aprile
Alfonso Cardamone introduce e legge poesie sulla resistenza.

Frosinone racconta il 25 aprile:

Alfonso Cardamone, autore della prefazione "Il filo della Memoria", 
introduce e legge brani tratti dal libro di Floriana Curti "Caramelle e Pidocchi"

Francesca Di Fazio legge "Campane a festa per la liberazione" tratto La Ragazza di Via Quintino Sella e "Macerie da sgombrare" tratto dal libro Caramelle e Pidocchi entrambi scritti da Floriana Curti

Severo Lutrario legge brani tratti dal libro di Renato Salvadori: “Guerra e resistenza a Sud di Roma”



Un po' di storia:

Liberazione: 70 anni di distorsioni ed interpretazioni storiche. Cosa è accaduto a Frosinone ed in Ciociaria?

Quattro chiacchiere con lo storico: Maurizio Federico. Intervista di Luciano Granieri.

Vox populi vox campanili :
Francesco Notarcola racconta il dopoguerra a Frosinone e legge la poesia dialettale “Glie Campanile dice…“ di Giacomo De Palma

I giovani raccontano il loro 25 aprile.

Conclusioni e saluti finali.


                                    www.frosinonesiracconta.it