Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 24 maggio 2016

ANPI: Un percorso democratico per decidere di schierarsi contro la riforma Renzi-Boschi.

Comitato ANPI - Provincia di Frosinone


Dobbiamo confessare il disagio a commentare il metodo ed il merito delle frasi ad effetto che si stanno rincorrendo sulla stampa e sugli immancabili social a proposito delle scelte compiute dall’ANPI e della sua autonomia di giudizio, oltre che sui suoi sistemi di attuazione della democrazia interna. Disagio aumentato dal momento in cui si son voluti tirare in ballo i partigiani, quelli veri, che hanno combattuto ed oggi dovrebbero, secondo alcuni e non si sa perché, sostenere l’operazione di modifica della Costituzione messa in campo unilateralmente dal governo. Disagio che deriva non dalla polemica in sé, visto il quadro deprimente in cui il dibattito politico è sprofondato da tempo, sostituendo i battibecchi nei salotti televisivi al dibattito nelle istituzioni e fra le masse (anche questo, termine desueto e in grado di provocare pruriti), bensì dalla straordinaria non conoscenza della materia da parte di chi ne sparla dagli alti scranni del potere o della stampa che conta. Possiamo trascurare – considerando il suo curriculum e la pochezza delle argomentazioni che estrae dal cilindro – un Rondolino che crede di bacchettare il Presidente dell’ANPI (partigiano vero) spiegandogli addirittura come si fa a onorare la Resistenza. O un Pierluigi Battista che dal Corriere si chiede come ci permettiamo noi dell’ANPI che non abbiamo combattuto di arrogarci il titolo di partigiani senza sapere che non lo facciamo affatto visto che lo Statuto prevede le qualifiche di Partigiano, di Patriota e di Antifascista a seconda delle caratteristiche e della biografia degli aderenti; e noi, appunto, ci chiamiamo antifascisti, non certo partigiani (così è scritto sulla tessera, se Battista ne ha mai vista una). Non sarebbe utile però lasciare il Ministro Boschi nella sua scarsa conoscenza del mondo antifascista, se non altro perché ci preoccupa che, priva di alcuni strumenti valoriali previsti dalla Costituzione possa essere indotta a scelte inopportune e al limite pericolose. A parte gli infelici accostamenti fra ANPI e Casa Pound, che qualunque persona sana di mente ed in buona fede si rende conto essere volgarmente oltraggiosi per l’ANPI, e l’ardita affermazione secondo cui i Partigiani sarebbero con lei e con le sue modifiche sostanziali della Costituzione, c’è dell’altro. Per le prime e citate affermazioni, il Ministro sa bene che si può votare contro qualcosa senza per questo essere alleati e per ragioni opposte. Cosa assai diversa che votare a favore di qualcosa, che non si può dare se non se ne condivide l’argomento e la sostanza, cioè se non si è di fatto alleati, fosse anche solo per quello specifico scopo. E sa anche, speriamo, che i Partigiani non si fanno certo pregare per esprimere il loro parere, basta chiamarli e chiedere. Passando a cose più insidiose, invece, qualcosa va detto in merito al presunto difetto di democrazia o addirittura alle fratture che minerebbero l’ANPI. Intanto, non si capisce perché il Presidente Smuraglia, così prevaricatore della libera espressione degli iscritti, sia stato obbligato (non è un termine esagerato, è proprio andata così) dal Congresso a restare al suo posto recedendo dall’intenzione di passare la mano. Poi, se qualcuno di costoro che dichiarano non democratica la vita interna dell’ANPI si fosse degnato di partecipare a qualcuno delle migliaia di congressi svolti in tutta la penisola ed anche all’estero, saprebbe cosa avviene davvero in casa nostra. Migliaia di congressi locali, decine di migliaia di iscritti partecipanti, un dibattito sviluppatosi già nei mesi precedenti attraverso riunioni specifiche, discussioni sul web, presentazione di documenti e tutto quanto serve ad approfondire, a verificare, e poi a valutare e prendere decisioni. Un’Associazione multiculturale, unitaria fino all’inverosimile, forte di 124.000 iscritti nel 2015, probabilmente già superati nell’anno in corso, nella quale convivono posizioni anche opposte su singoli temi ma capace di elaborare una sintesi complessiva sulla quale fondare la sua iniziativa. E  anche stavolta è andata così. Molti mesi prima che iniziasse la campagna sulle modifiche alla Costituzione e sulla legge elettorale, lo stesso Presidente Smuraglia aveva messo alcuni punti fermi in previsione della stessa, spiegando che la posizione raggiunta dall’ANPI era quella che ormai tutti conoscono, ossia per il NO alla conferma della modifica di oltre 40 articoli della Costituzione e per il SI all’abolizione della legge elettorale detta “Italicum”, ma era ovvio che i singoli avrebbero votato come ritenevano, e se qualcuno non approvava la decisione collettiva nessuno lo avrebbe “punito” per questo. Ha anche chiarito più volte che non riteniamo immodificabile la Costituzione, così come essa stessa prevede, ma non siamo d’accordo nel merito e nel metodo di questa operazione per ragioni assai serie che non possiamo qui trattare. Ciò che qui interessa è ragionare, insieme a chi legge, sul grado di improvvisazione che alimenta le dichiarazioni di un Ministro della Repubblica in una situazione di estrema delicatezza come il trattamento dei diritti costituzionali ed il rischio connesso di spostare l’attenzione su una diatriba da cortile in luogo dell’approfondimento necessario all’esercizio del diritto di scelta. Ma anche stavolta, l’ANPI ha dimostrato grande maturità, – e capiamo che ci si meravigli, visto il livello che assumono troppo spesso le discussioni all’interno dei partiti – e anche dove si è registrata qualche posizione in dissenso con la decisione interna e di sostegno alle tesi del governo, il voto è stato quasi sempre di astensione, non di contrarietà al documento congressuale e alle scelte ad esso correlate. Anche nella nostra provincia, dove ha partecipato al Congresso il 65% degli iscritti ed un ottimo numero di simpatizzanti, il dibattito è stato ampio e franco, sono stati rilevati punti di critica e di dissenso aperto su temi di grande e minore importanza, tutti sono stati affrontati in diverse assemblee e poi al congresso. Anche fra noi ci sono molti, e preziosi, antifascisti iscritti al PD, ed alcuni di essi hanno espresso il loro favore alle modifiche costituzionali ed alla legge elettorale proposte dal governo. C’è stata, e continua, una discussione aperta ma non ci sono fratture, si è votato e sono stati eletti organismi dirigenti all’unanimità, essendo maturati da scelte condivise e fondate sulle prospettive che riteniamo possano costruire. Così come unanime è stato il voto sul documento, con una astensione. E dal giorno dopo abbiamo già realizzato una decina di iniziative sul territorio. Il Congresso nazionale, poi, dove i giornalisti ed i rappresentanti istituzionali si sono ben guardati dall’intervenire, ha dato un risultato che definire unitario è poco: 

- 94 interventi pronunciati, di cui 63 uomini e 31 donne (30 tagliati per esaurimento del tempo), tre interventi in dissenso sui referendum;

 - 347 delegati presenti (92% del totale), tre astensioni e il resto a favore. Spaccatura? Mah,…; 

- Tutti gli emendamenti (centinaia) provenienti dai congressi di base, accolti in forma sintetizzata;

 - Nuovo Comitato nazionale con 37 componenti, di cui 14 donne (prima erano 12), 4 partigiani 15 nuovi volti. 

Ecco, questo il quadro, e questo è quanto noi intendiamo per autonomia, pluralismo, democrazia interna. Chi ha preso parte, anche solo come osservatore, ai lavori di queste assise, si è reso conto di quello che è l’ANPI. Sarebbe capace chi ci critica di tenere insieme e far lavorare proficuamente un’organizzazione così composita da avere al proprio interno migliaia di iscritti che militano nel PD, in altri settori organizzati della sinistra, nel mondo cattolico, nel volontariato, nel sindacato e in mille altri modi di esercitare la cittadinanza? Un’ultima notazione: l’antifascismo non è una giacca che si mette e si toglie a seconda del tempo che fa. Se il governo vuole essere credibile su questo tema, inizi a fare ciò che gli compete e non perché l’ANPI ha smanie particolari, ma perché lo dice (ancora) la Costituzione: inizi ad applicare le leggi contro la ricostituzione del partito fascista, cominci a colpire con giustizia ed equilibrio le troppe manifestazioni di propaganda, violenta e non, del regime che l’Italia sconfessa, intervenga sulla vergogna mondiale del mausoleo al macellaio di Debra Libanos Graziani che uomini delle Istituzioni repubblicane hanno fatto erigere ad Affile e ne decreti la demolizione, come qualsiasi paese civile farebbe. E soprattutto, si rendano conto che fare le leggi elettorali e le Costituzioni a tutela di chi vince, è non solo ridicolo, ma assai pericoloso. Il perché dovrebbe essere facilmente comprensibile.

Il Partito dei CARC aderisce al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

DIFENDERE LA COSTITUZIONE = ORGANIZZARSI E ORGANIZZARE PER APPLICARLA!


Attuare in modo sistematico e capillare la parola d’ordine “a tutti un lavoro utile e dignitoso” (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”) per tenere aperte le aziende che i capitalisti chiudono o delocalizzano, per riconvertire ad altre produzioni quelle inutili o dannose, per far funzionare le scuole, gli ospedali e gli altri servizi pubblici, per rimettere e mantenere in sicurezza il territorio, per sviluppare la ricerca e/o l’applicazione di nuove energie pulite, per recuperare gli stabili in disuso e i quartieri degradati delle grandi città. Questa è la base di ogni percorso realistico di rinascita economica, ambientale, intellettuale e morale del nostro paese. Senza di questo, parlare di difesa e attuazione della Costituzione è un’illusione o un imbroglio!  

Disobbedire alle leggi, alle regole, alle procedure e agli accordi in vigore che nella stragrande maggioranza dei casi violano la Costituzione . Dal Porcellum alla violazione dell’esito dei referendum sull’acqua, dalla Legge Biagi al Jobs Act, dall’uso antisociale della proprietà e dell’iniziativa economica private espressamente vietato dalla Costituzione al regime di Marchionne negli stabilimenti FCA, dalla presenza delle basi USA e NATO alla partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione imperialista, dalla mano libera ai fascisti del terzo millennio all’istituzione dei lager per migranti (CIE, CARA e adesso gli Hotspot, dalla trasformazione della salute e dell’istruzione in merci all’aumento dell’imposizione fiscale indiretta, dalle limitazioni crescenti alla rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero alle grandi opere speculative… L’opposizione alle grandi manovre del governo Renzi per “riformare la Costituzione ”, il proposito di difenderla, le denunce dei ripetuti e crescenti strappi alla Costituzione da parte delle stesse autorità, devono diventare questo: agire in rottura con le leggi, le regole, le procedure e gli accordi che la violano, disobbedire e chiamare a disobbedire alle leggi, le regole, le procedure e gli accordi che violano lo spirito e la lettera della Costituzione nata dalla vittoria della Resistenza.

Costituire un Comitato di Liberazione Nazionale che nega ogni legittimità del governo Renzi e il suo diritto a governare e lotta per affermarsi come governo legittimo del paese in nome degli interessi delle masse popolari che sono calpestati dal governo in carica, come fece il CLN dal 9 settembre del 1943 dopo il collasso del fascismo e la fuga del Re. Un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale che chiami le masse popolari a organizzarsi e a passare direttamente all’azione per attuale le parole d’ordine “a tutti un lavoro utile e dignitoso” e “a ogni persona i beni e servizi necessari a una vita civile”, che mobiliti scienziati, tecnici e quanti hanno esperienza perché collaborino a mettere a punto misure e provvedimenti, alternativi a quelli del governo Renzi, nei settori principali della vita del paese, che chiami i funzionari pubblici a  non obbedire al governo in carica che è stato installato e opera in violazione della Costituzione, che stabilisca relazioni con i movimenti, le organizzazioni e le istituzioni che in Europa e nel resto del mondo sono disposte a rompere con le imposizioni della comunità internazionale degli speculatori e dei guerrafondai. Questo è il passo che possono e devono fare qui e ora i promotori del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale , i dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e dei sindacati di base, gli esponenti democratici delle amministrazioni locali e della società civile, i portavoce della sinistra borghese in combinazione con i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Se vogliono veramente dare piena attuazione alla Costituzione, se vogliono veramente un “nuovo modello di sviluppo” che combini lavoro, diritti, giustizia e ambiente, devono assumersi il compito di chiamare le masse popolari a mobilitarsi per formare un governo d’emergenza che queste cose le faccia.

Chi ha l’interesse e la forza per dare piena attuazione alla Costituzione? Parliamoci chiaro. Attuare la Costituzione significa “entrare in guerra” con i poteri forti nostrani (e la loro comunità internazionale): la Corte vaticana in primo luogo, che è il governo di fatto, irresponsabile, occulto e di ultima istanza che dirige il governo ufficiale della Repubblica, la Confindustria e le altre organizzazioni padronali, le organizzazioni criminali, gli imperialisti USA ed europei, i gruppi sionisti (i vertici della Repubblica Pontificia). Cioè con i mandanti dei governi (da quello Berlusconi a quelli del Centro-sinistra, fino ad arrivare a quello di Renzi) e delle forze politiche (da Forza Italia al PD con i loro satelliti) che negli ultimi vent’anni hanno continuato su grande scala e spudoratamente l’opera di aggiramento e violazione della Costituzione che il regime democristiano aveva condotto per decenni. Solo le masse popolari organizzate hanno l’interesse e la forza per condurre e vincere questa guerra! Solo un governo composto da persone che hanno la fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e sostenuto da esse ha la volontà e la forza per applicare su ampia scala la Costituzione , verificarla nella pratica, estenderne gli aspetti positivi.

Non è più tempo di sofismi né di se e ma!

Un programma semplice, in sei misure, per salvare il Paese e ricostruirlo: il programma del Governo di Blocco Popolare.
1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa)
2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi
3. Assegnare a ogni persona un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato)
4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti
5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione
6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

Luca Frusone deputato M5S, precisa alcune questioni rispondendo a Simone Costanzo segretario provinciale del Pd

Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone, M5S

“Costanzo ha centrato il problema dell’Italia: al Governo c’è il PD e non il Movimento 5 Stelle”. Così risponde il Deputato Frusone del Movimento 5 Stelle che prosegue incalzando:
“Il PD è al Governo con un premio di maggioranza incostituzionale e alleandosi con Verdini che ha più processi che elettori. Lo stesso Verdini che era un mostro quando governava con Berlusconi ma ora è utile per far passare nefandezze come la riforma costituzionale o il jobs act”. Il jobs act poi è messo sotto la lente dal Deputato:” La tanto chiacchierata riforma di Renzi ha dimostrato il suo fallimento con un meno 77% dei contratti a tempo indeterminato rispetto all’anno scorso e la nostra Provincia ha bisogno proprio di lavoro e non di chiacchiere, per questo abbiamo proposto un reddito di cittadinanza in regione ma la proposta si è fermata per volere del PD, perché il PD il reddito di cittadinanza non lo vuole e questo ci è stato purtroppo ripetuto più e più volte”.  Frusone ricorda altre proposte fatte proprio per il territorio dal Movimento 5 Stelle come la proposta di legge sul registro tumori: “Abbiamo proposto la legge in Regione sul Registro tumori che grazie a una dura battaglia in aula, siamo riusciti a far approvare all'unanimità, ma dopo un anno la legge non è stata ancora finanziata, questo perché il PD non vuole trovare i soldi per quella legge. Il risultato è che non c’è ancora un registro tumori regionale richiesto da tanti cittadini che vorrebbero invece un monitoraggio chiaro e preciso delle patologie tumorali, dato l'aumento anno dopo anno di decessi nella nostra provincia. Un inquinamento che ci sta uccidendo, ma che al PD a quanto pare non interessa approfondire. Vogliamo poi parlare della proposta d'iniziativa popolare sull'acqua pubblica che stiamo portando avanti in Regione? Che dire, il PD continua a prendere tempo, rimandando continuamente la discussione in aula. Mi piacerebbe, dunque, che il PD iniziasse a lavorare in modo responsabile e collaborativo all'interno delle istituzioni e la smettesse di perdere tempo in inutili querelle che non servono a nessuno, tantomeno ai cittadini. Il Deputato pentastellato conclude dicendo che “Noi non attacchiamo la politica, attacchiamo chi fa finta di fare politica interessandosi solo ai fatti propri e non alla comunità. Non corriamo dietro le elezioni o i sondaggi, a noi interessa far attivare i cittadini, creare una classe cittadina informata, attiva e slegata dal voto di scambio.”

lunedì 23 maggio 2016

Il tour propagandistico di Maria Elena Boschi nelle Università

Luciano Granieri


Aut Frosinone, per quanto sia un povero blog di quartiere cerca di fornire un’informazione corretta. Le nostre posizioni sono chiaramente di parte, ma non per questo ci arroghiamo il diritto di fornire un quadro incompleto e parziale  di alcune vicende. Venerdì scorso abbiamo postato il video dello studente di giurisprudenza Alessio Giancagnolo il quale, nel corso di un incontro con la ministra Boschi, contestava punto per punto le modalità di redazione della riforma costituzionale e il merito della riforma stessa. Come correttezza informativa comanda, riprendiamo e pubblichiamo , le risposte della ministra Boschi allo studente catanese. Noi non siamo la Rai, né per mezzi né per capacità, ma nemmeno per faziosità. Da domenica scorsa  la TV di Stato ci ha propinato Renzi,  da Fazio, la Boschi  da Lucia Annunziata e ancora Napolitano stasera, sempre da Fazio.  Quand'è che l'emittente pubblica inviterà la controparte? 






Come detto prima siamo corretti ma pur sempre di parte, quindi qualche riflessione su quanto ha affermato la Ministra Boschi nel merito dobbiamo farla. Lo squallore dell’incipit grida vendetta. La ministra molto sottilmente avanza l’ipotesi che Alessio sia come una sorta di pappagallino imbeccato da blog poco credibili e ammaestrato da tale senatore Campanella . Si da il caso che lo stesso Alessio afferma di pensarla come esimi costituzionalisti, dunque può essere che le sue conclusioni siano determinate dal fatto di aver condiviso le tesi di questi professori, piuttosto che aver imparato a pappagallo ciò che citano certi fantomatici blog, o di essere la voce del Senatore Campanella . Questa è solo una mia impressione. 

Andiamo al merito. 

Legittimità di questo Parlamento   a riformare la Costituzione
La Boschi ha ragione quando sostiene che la sentenza della Corte Costituzionale n.1/2014, in merito alla incostituzionalità del Porcellum, non bolla come illegittimi gli atti di un Parlamento e di un Governo, eletto da una legge incostituzionale. Ma è altrettanto vero che alla totalità dei parlamentari eletti in questa legislatura, manca il sostegno dell’indicazione personale dei cittadini il che ferisce la logica della rappresentanza, logica ancora più contraddetta dal premio di maggioranza che divarica enormemente la composizione delle Camere dall’effettivo pronunciamento degli elettori. Un parlamento, quindi, la cui composizione non è specchio fedele della rappresentanza dei cittadini, pur costituzionalmente legittimato, non può permettersi di cambiare le regole del gioco, ossia stravolgere la Costituzione, per il semplice fatto che non è espressione del popolo sovrano, così come sancito dall’art.1 della Costituzione stessa. 

Riforma approvata grazie ad un  premio di maggioranza abnorme.
La ministra Boschi  fa notare che il premio di maggioranza non è stato determinante nell’approvazione della riforma, in quanto i numeri ottenuti in Parlamento sono superiori a quelli determinati dal premio di maggioranza stesso. Cioè la riforma è stata votata anche da altre forze oltre al Pd , chiaro il riferimento a Verdini, ad Alfano. Credo che qualsiasi commento alla sostituzione degli adepti non conformi in sede di commissione affari costituzionali del Senato e all’utilizzo dei peones Alfaniani e Verdiniani , pronti a chiedere in cambio dei loro servigi, posti in commissioni e sottocommissioni, sia superfluo. 

Legittimità di una riforma costituzionale proposta dal Governo e non dal Parlamento
In merito alla legittimità costituzionale sulla proposta governativa di riforma della Carta, Maria Elena Boschi cita il voto favorevole a tale procedura espresso dalla seconda sottocommissione Terracini, incaricata, all’interno della commissione di 75 membri, di determinare l’organizzazione costituzionale dello Stato. Posto che la divisione del potere esecutivo da quello legislativo è un principio fondante della Repubblica, a cui  ci si dovrebbe rigorosamente conformare, ricordiamo che la commissione dei 75 fu incaricata di scrivere il testo costituzionale da presentare in aula all'esame  dell’assemblea costituente. La discussione del testo  iniziò il 4 marzo 1947 e finì con l’approvazione dell’assemblea costituente il 22 dicembre del 1947. Tutto vero. C’è da rilevare come nel dispositivo  costituzionale non è espressamente indicato il divieto del Governo a proporre la riforma della Carta. L’art.138 sulle modalità di revisione costituzionale dispone solo il numero dei passaggi alle Camere della riforma e le modalità di indizione del referendum confermativo, nulla si legge sulla paternità, governativa o parlamentare del testo. Però nell’ultimo periodo dell’art.72 si apprende che la procedura adottata per i disegni di legge in materia costituzionale è sempre quella definita “normale” cioè di emanazione parlamentare. Inoltre l’art.77 specifica che il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria, figuriamoci di valenza costituzionale . Lo può fare solo in caso di necessità e d’urgenza. Francamente il carattere di urgenza poco si addice ad una riforma costituzionale. Al di la di questo ricordiamo come nel maggio 1947 Il neonato Governo De Gasperi, sotto pressione americana e del Vaticano,  per la prima volta dopo la liberazione escluse  i socialisti e i comunisti dall’esecutivo, ma, proprio per rispetterai il principio, ancora non scritto, però ben presente nelle menti dei parlamentari, delle divisione di  competenze fra esecutivo e legislativo, mai si sognò di condizionare in tal senso i lavori della Costituente, consentendo alle forze comuniste e socialiste di proseguire senza impedimenti il loro impegno di definizione della Carta Costituzionale. 

Correttezza istituzionale del mandato a governare conferito a Matteo Renzi
Sul punto inerente la  correttezza costituzionale del mandato a governare conferito dal Presidente della Repubblica a Renzi,  pur non essendo questi  stato votato dagli elettori,  ciò che dice la Boschi è vero, Ma e grave quanto sostiene dopo. Cioè che Napolitano ha conferito mandato di governo a Renzi, destituendo Letta, a patto che questi mettesse mano alla Riforma Costituzionale. Se è vero che nei poteri del Presidente della Repubblica alligna quello di conferire l’incarico al  Presidente del Consiglio, è assolutamente improprio, anzi sovversivo che lo stesso Presidente della Repubblica detti all’incaricato e al Parlamento l’agenda di Governo. L’Italia fino a prova contraria è una Repubblica democratica parlamentare, ancora non siamo in regime di presidenzialismo. 

Pesi e contrappesi
Sui pesi e contrappesi, la Boschi sostiene che il Senato non è un contrappeso. E’ vero ma nessuno ha sostenuto la funzione di contrappeso del Senato, né Alessio né altri.  Chissà la ministra  l’avrà appreso dai vari blog di cui sopra. La Boschi cita fra gli organi di controllo La Corte Costituzionale i cui sistemi di elezione non sono cambiati e vengono eletti con una maggioranza superiore a quella che esce dalle urne. Dei 5 giudici di nomina parlamentare tre sono eletti da una Camera dei Deputati occupata, dal partito a cui sono necessari si e no il 25-27 % dei consensi sul numero dei votanti, per accaparrarsi una maggioranza bulgara,  e due da un Senato che dovrebbe occuparsi di questioni territoriali, ma elegge anche i giudici costituzionali . E’ facile intuire come il Parlamento e quindi il Governo, potranno disporre a piacimento dei giudici, nominati, più che eletti. Per l’elezione del Presidente della Repubblica, dal momento che il numero dei senatori sarà ridotto a 100, la parola decisiva spetterà sempre ai deputati, (più numerosi 314) ed espressione della ipertrofica maggioranza derivante dal premio elettorale  . Inoltre dalla quinta seduta sarà sufficiente , per l’elezione del Capo dello Stato i 3/5 dei votanti e non di tutta l’assemblea,  è facile intuire come un Presidente della Repubblica possa essere designato, magari dopo strani accordi da un numero risicato di Parlamentari e rimanere succube del Parlamento di nominati che lo ha eletto.  Stesso discorso valide per l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, i quali saranno designati, praticamente dal Premier, che dispone del Governo che dispone del Parlamento. Sul potere dei cittadini di utilizzare lo strumento referendario per abrogare le leggi, c’è da dire che non lo ha introdotto la Boschi, è sempre esistito, è stato semplicemente aggiunto  un altro quorum, affianco a quello già presente del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Nel caso in cui saranno raccolte più di 800mila firme per la richiesta di un referendum il quorum si abbassa al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche, resta poi da vedere se il risultato del referendum stesso troverà applicazione (acqua docet). Per quanto concerne la pluralità d’informazione indicata dalla Boschi come altro elemento di controllo e di assicurazione della democrazia, è sufficiente constatare come, ad esempio,    nel corso della scorsa settimana ci siamo dovuti sorbire Renzi, da Fazio, la stessa Boschi, da Lucia Annunziata, e ancora Napolitano da Fazio, per non parlare dei giornaloni, tipo Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e l’Unità, testata fondata da Gramsci e sfondata da Renzi, che offrono ampia cassa di risonanza al Governo quando non ne costituiscono un vero e proprio tappetino. Se questo è il sistema dei pesi e contrappesi, mi perdoni la Boschi, ma anche io temo per una deriva autoritaria del sistema. 

Legge elettorale Italicum
Infine la legge elettorale. Maria Elena Boschi cita le di sproporzionalità della legge inglese, ma a noi ce ne frega il giusto, siamo in Italia. E spiega che per accedere al  premio di maggioranza è necessario superare il 40% dei consensi, impresa riuscita solo al Pd, alle elezioni europee (grazie agli 80 euro forse?). Già ma se non si raggiunge tale soglia i primi due partiti potranno in un secondo turno di ballottaggio competere per aggiudicarsi il 54% dei seggi. Facendo due conti, in base ai sondaggi, per arrivare al ballottaggio potrebbero bastare il 25/27% delle preferenze sul 63% circa di votanti (l’astensione è data al 37%) Per prendersi tutto: il Parlamento, il Governo, la Presidenza del Consiglio, eleggere i Giudici Costituzionali graditi, i membri del consiglio superiore della magistratura graditi, il Presidente della Repubblica preferito, per piazzare sul ponte di comando dei media nazionali gente amica servizievole e consenziente è sufficiente  avere il consenso di 10-11 milioni di cittadini. Mi sembra evidente che l’anomalia denunciata a proposito del Porcellum, dalla sentenza 1/2014 sulla disproporzionalità della rappresentanza rispetto al voto, non è stata superata ma è addirittura peggiorata. Siamo comunque tranquilli quando la ministra per le riforme ci rassicura dicendo che prima di essere operativa la legge elettorale, verrà posta al vaglio della Corte Costituzionale. Non a caso infatti per eleggere gli ultimi tre giudici ed "achittare" la Corte in modo che risponda favorevolmente ai desiderata del governo ci siano volute interminabili sedute congiunte delle Camere. Gli eletti, dopo tanto tribolare,  Barbera  espressione Pd Modugno eletto dal M5S con l’accordo del Pd e Prosperetti, di area popolare non saranno certo ostili. 

 Siamo arrivati dunque alla fine delle nostre considerazioni su quanto affermato dalla Boschi. Ciò che emerge, a mio giudizio è che al di là delle forzature e opportunità politiche accettabili o meno,  tutta questa architettura risulta illegittima perché contravviene a quanto scritto nel primo articolo della Costituzione, dove è sancito che la sovranità appartiene al popolo. In tutto sto’ casino il popolo non ha alcuna voce in capitolo, diventa semplice certificatore di ciò che è già stato deciso, E’ democrazia questa?

venerdì 20 maggio 2016

I voti non si vincono, si conquistano.

Dionisio Paglia (Referente Comitato provinciale del Coordinamento Democrazia Costituzionale).


E' in pieno svolgimento la raccolta delle firme in calce a ben 9 quesiti referendari: due relativi all'abrogazione del premio di maggioranza e dei capilista bloccati così come contemplati dall'ITALICUM; uno inerente le modifiche apportate alla Costituzione vigente dalla Legge Renzi-Boschi; quattro riguardano gli aspetti più odiosi della cosiddetta "Buona Scuola"; gli ultimi due riguardano tematiche ambientali.
Si può firmare presso i banchetti appositamente allestiti dai Comitati locali o presso le segreterie comunali fino alla fine del mese di giugno. I Comitati referendari intendono contrastare la "pubblicità ingannevole" del Governo Renzi, il nuovismo spacciato per riforma, la demagogia della falsa semplificazione, i plebisciti ricattatori. I Governi passano, la Costituzione resta.
La deformazione della Costituzione operata dalla legge Renzi-Boschi, insieme alla legge elettorale(Italicum), consegna il governo ad una minoranza e scippa la sovranità dalle mani del popolo, non riduce i costi e non migliora la qualità dell'iter legislativo.
L'Italicum, che è persino peggiore del "Porcellum", è una legge truffaldina che con un premio di maggioranza enorme altera l'esito del voto e non consente agli elettori di scegliere tutti i loro rappresentanti, che per i 2/3 sono scelti dalle segreterie dei partiti.
Noi diciamo Sì agli eletti, No ai nominati e i voti si conquistano, non si vincono. Chiediamo ai cittadini di andare a firmare i referendum, perché "la sovranità appartiene al popolo" (Art. 1 della Costituzione Repubblicana).


Riforma costituzionale il NO degli studenti di Giurisprudenza a Catania

Referendum io voto No


L’intervento critico sulla riforma costituzionale rivolto alla ministra Boschi da uno studente di Giurisprudenza, Alessio Grancagnolo membro del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Catania, durante un incontro presso l’Università di Catania. L’intervento viene interrotto dal Rettore quando il ragazzo parla di “tour propagandistici negli atenei” della ministra in vista del referendum costituzionale di ottobre. “Questo incontro non prevede contraddittorio” - replica il Rettore - "chi non gradisce questo format può anche non partecipare".

L’intervento dello studente critica:
l’approvazione della riforma da parte di un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale;
l’iniziativa del Governo nel DDL costituzionale;
l’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento, con un mutamento della forma di Governo e potenziali derive autoritarie;
il Senato non elettivo;
il confuso processo legislativo previsto dalla riforma;
l’assenza di un progetto complessivo di riforma costituzionale;
la personalizzazione del dibattito intorno al referendum come un plebiscito sul Governo
Il testo integrale e la registrazione dell'iniziativa al link: https://coordinamentodemocraziacostit...






Il gallo disse “a chi tocca tocca”; poi quando toccò a lui al contadino disse “che ti sié ciecat?

Comitato di lotta Frosinone



Il gallo disse “a chi tocca tocca”; poi quando toccò a lui al contadino disse “che ti sié ciecat?”
 Evidentemente nel comune di Frosinone all’indifferenza si somma anche la smemoratezza su quello che accade e sulle ragioni che altri, pazzi o ingenui che siano, dicono o fanno nell’immaginare il futuro.
 A leggere le rimostranze della CISL negli articoli apparsi sulla stampa locale c’è da rimanere sbigottiti e trasale un senso di stordimento per chi oggi, abbaiando alla luna, vuole rappresentarci alcune preoccupazioni su come si evolve l’occupazione e la vita lavorativa sul territorio. 
DI cosa si lamenta la CISL? Nel passaggio dei servizi dalla Frosinone Multiservizi alle coop sociali di tipo B la CISL ha assunto un vero e proprio protagonismo assurgendo al ruolo di notaio; senza la CISL, con la Coscarella e Morgante battitori, il film della distruzione della società pubblica e il regalo alle coop. sociali di tipo B non avrebbe probabilmente avuto un esito così lacerante e non sarebbe potuto accadere con tanta facilità.
La CISL diede linfa alle false promesse di Ottaviani sia nel credere che l’affidamento alle coop avrebbe tutelato i lavoratori per salario e contratto; che sarebbe stato temporaneo; che gli impegni in bilancio sarebbero stati mantenuti. La CISL, non rappresentando assolutamente la stragrande parte dei lavoratori, chiederà un incontro alle coop e il 3/5/13 firmerà, da sola, un accordo volto a tutelare il personale che era transitato, finendo col fornire l’appiglio alle coop che dal 29/3/13, quando fu pubblicata la determina di conclusione dell’iter procedurale delle “Manifestazione di interesse”, si erano ben guardate dal convocare le oo.ss. e illustrare ai lavoratori a cosa andavano incontro.  
La scelta delle coop fu pianificata, decisa già nei giorni della campagna elettorale,  per portare a Frosinone il sistema coop romano, quello per intenderci poi caduto in disgrazia: altro che scelte di risparmio. Si procedette allo spacchettamento dei servizi e alla loro frazionabilità economica, nonché a reiterate proroghe: elementi che il Regolamento Comunale Anticorruzione dell’ente Comune di Frosinone considera ad altissimo “livello di rischio”.
In astratto , ma poi nemmeno tanto, l’idea di una esternalizzazione serve a costruire non solo un utile dove prima non c’era ma anche un “consenso politico”. Spesso ci si avvale di imprese che gravitano negli entourage della politica e che fanno imprenditoria con soldi pubblici, da gestire anche senza esperienza, capacità e mezzi.
 Al terzo anno di attività i soldi elargiti alle coop sociali di tipo B, che dovevano entrare per 5 mesi e invece sono ancora lì, dopo tre anni e più di 110 proroghe, risultano essere di ca € 6.844.806,45. Oggi i cislini fanno ohhhh per l’abbassamento ulteriore di ore, dimenticando, tra l’altro, che questo è già accaduto al servizio degli asili nido! Ma quando il Comune chiedeva come condizione del passaggio alle coop l’abbassamento da 30 a 21 (tanto è la media delle ore di lavoro se fossero transitati tutti) con un contratto per cinque mesi, dopo 17 anni di sacrifici, perché non si lottò tutti assieme nel difendere la società  pubblica che allora aveva anche la CIG aperta e si sarebbe potuto proseguire con i servizi, prendendo tempo nel trovare una soluzione condivisa per salvare occupazione e redditi almeno un po’ più decenti (800 euro)? E, decisivo, una sola società con tutti i lavoratori si sarebbe potuta difendere da queste scorribande dell’ente che ha deciso di ripianare un debito di bilancio contratto dalla politica impoverendo ancor più le fasce sociali medio basse!
 Sulla fattispecie della segnaletica, dove sono stati reintegrati 5 lavoratori a seguito della sentenza del Tribunale di Frosinone, questi si sono sommati “ai sostituti”, cioè quelli che presero, impropriamente, il posto degli effettivi titolari come recitava il bando allegato alla delibera 96 del 9/3/13, ai criteri di selezione: “La società dovrà impegnarsi ad assumere il personale necessario dal bacino LSU confluito nella società Frosinone Multiservizi S.p.A. in liquidazione”. 
Tra l’altro perché non si approfondisce il modo in cui vennero selezionati “i sostituti” su servizi pagati dalla cittadinanza? Perché la CISL e la Coscarella non si preoccuparono di chiederlo alla politica nel 2013? Si è ancora in tempo a farlo e a rivolgersi all’ANAC. Invece, non contenti del loro ruolo, hanno addirittura, nella persona di Morgante, testimoniato nelle cause giuslavoristiche per conto delle coop tentando di dimostrare che il passaggio dei lavoratori era stato fatto con le dovute procedure sindacali!
La coop SOLCO da dicembre 2015 è colpita dalla Prefettura di Roma da “interdittiva antimafia”, per i noti fatti di Mafiacapitale, mentre a Frosinone continua a fare il comodo proprio senza che alcuno si ponga il problema di affrontare la situazione!
Oggi la questione lavoro è drammatica, più di ieri? Allora perché la CISL non si oppone alle false politiche attive del lavoro, alla precarietà dilagante, alla disoccupazione, alla distruzione delle garanzie sociali, alla soppressione dei posti di lavoro, alla mancata redistribuzione del reddito. Perché? Perché semplicemente la CISL ha il ruolo opposto, quello di fluidificante nella macchina del padrone per le politiche contro i diritti del lavoro e il diritto al lavoro stabile e remunerato dignitosamente.
Insieme alla proclamazione dello stato di agitazione la Coscarella, e tutta la CISL di oggi, dovrebbe proclamarsi inidonea alla difesa dei lavoratori e delle loro condizioni.