Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 23 maggio 2016

Il tour propagandistico di Maria Elena Boschi nelle Università

Luciano Granieri


Aut Frosinone, per quanto sia un povero blog di quartiere cerca di fornire un’informazione corretta. Le nostre posizioni sono chiaramente di parte, ma non per questo ci arroghiamo il diritto di fornire un quadro incompleto e parziale  di alcune vicende. Venerdì scorso abbiamo postato il video dello studente di giurisprudenza Alessio Giancagnolo il quale, nel corso di un incontro con la ministra Boschi, contestava punto per punto le modalità di redazione della riforma costituzionale e il merito della riforma stessa. Come correttezza informativa comanda, riprendiamo e pubblichiamo , le risposte della ministra Boschi allo studente catanese. Noi non siamo la Rai, né per mezzi né per capacità, ma nemmeno per faziosità. Da domenica scorsa  la TV di Stato ci ha propinato Renzi,  da Fazio, la Boschi  da Lucia Annunziata e ancora Napolitano stasera, sempre da Fazio.  Quand'è che l'emittente pubblica inviterà la controparte? 






Come detto prima siamo corretti ma pur sempre di parte, quindi qualche riflessione su quanto ha affermato la Ministra Boschi nel merito dobbiamo farla. Lo squallore dell’incipit grida vendetta. La ministra molto sottilmente avanza l’ipotesi che Alessio sia come una sorta di pappagallino imbeccato da blog poco credibili e ammaestrato da tale senatore Campanella . Si da il caso che lo stesso Alessio afferma di pensarla come esimi costituzionalisti, dunque può essere che le sue conclusioni siano determinate dal fatto di aver condiviso le tesi di questi professori, piuttosto che aver imparato a pappagallo ciò che citano certi fantomatici blog, o di essere la voce del Senatore Campanella . Questa è solo una mia impressione. 

Andiamo al merito. 

Legittimità di questo Parlamento   a riformare la Costituzione
La Boschi ha ragione quando sostiene che la sentenza della Corte Costituzionale n.1/2014, in merito alla incostituzionalità del Porcellum, non bolla come illegittimi gli atti di un Parlamento e di un Governo, eletto da una legge incostituzionale. Ma è altrettanto vero che alla totalità dei parlamentari eletti in questa legislatura, manca il sostegno dell’indicazione personale dei cittadini il che ferisce la logica della rappresentanza, logica ancora più contraddetta dal premio di maggioranza che divarica enormemente la composizione delle Camere dall’effettivo pronunciamento degli elettori. Un parlamento, quindi, la cui composizione non è specchio fedele della rappresentanza dei cittadini, pur costituzionalmente legittimato, non può permettersi di cambiare le regole del gioco, ossia stravolgere la Costituzione, per il semplice fatto che non è espressione del popolo sovrano, così come sancito dall’art.1 della Costituzione stessa. 

Riforma approvata grazie ad un  premio di maggioranza abnorme.
La ministra Boschi  fa notare che il premio di maggioranza non è stato determinante nell’approvazione della riforma, in quanto i numeri ottenuti in Parlamento sono superiori a quelli determinati dal premio di maggioranza stesso. Cioè la riforma è stata votata anche da altre forze oltre al Pd , chiaro il riferimento a Verdini, ad Alfano. Credo che qualsiasi commento alla sostituzione degli adepti non conformi in sede di commissione affari costituzionali del Senato e all’utilizzo dei peones Alfaniani e Verdiniani , pronti a chiedere in cambio dei loro servigi, posti in commissioni e sottocommissioni, sia superfluo. 

Legittimità di una riforma costituzionale proposta dal Governo e non dal Parlamento
In merito alla legittimità costituzionale sulla proposta governativa di riforma della Carta, Maria Elena Boschi cita il voto favorevole a tale procedura espresso dalla seconda sottocommissione Terracini, incaricata, all’interno della commissione di 75 membri, di determinare l’organizzazione costituzionale dello Stato. Posto che la divisione del potere esecutivo da quello legislativo è un principio fondante della Repubblica, a cui  ci si dovrebbe rigorosamente conformare, ricordiamo che la commissione dei 75 fu incaricata di scrivere il testo costituzionale da presentare in aula all'esame  dell’assemblea costituente. La discussione del testo  iniziò il 4 marzo 1947 e finì con l’approvazione dell’assemblea costituente il 22 dicembre del 1947. Tutto vero. C’è da rilevare come nel dispositivo  costituzionale non è espressamente indicato il divieto del Governo a proporre la riforma della Carta. L’art.138 sulle modalità di revisione costituzionale dispone solo il numero dei passaggi alle Camere della riforma e le modalità di indizione del referendum confermativo, nulla si legge sulla paternità, governativa o parlamentare del testo. Però nell’ultimo periodo dell’art.72 si apprende che la procedura adottata per i disegni di legge in materia costituzionale è sempre quella definita “normale” cioè di emanazione parlamentare. Inoltre l’art.77 specifica che il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria, figuriamoci di valenza costituzionale . Lo può fare solo in caso di necessità e d’urgenza. Francamente il carattere di urgenza poco si addice ad una riforma costituzionale. Al di la di questo ricordiamo come nel maggio 1947 Il neonato Governo De Gasperi, sotto pressione americana e del Vaticano,  per la prima volta dopo la liberazione escluse  i socialisti e i comunisti dall’esecutivo, ma, proprio per rispetterai il principio, ancora non scritto, però ben presente nelle menti dei parlamentari, delle divisione di  competenze fra esecutivo e legislativo, mai si sognò di condizionare in tal senso i lavori della Costituente, consentendo alle forze comuniste e socialiste di proseguire senza impedimenti il loro impegno di definizione della Carta Costituzionale. 

Correttezza istituzionale del mandato a governare conferito a Matteo Renzi
Sul punto inerente la  correttezza costituzionale del mandato a governare conferito dal Presidente della Repubblica a Renzi,  pur non essendo questi  stato votato dagli elettori,  ciò che dice la Boschi è vero, Ma e grave quanto sostiene dopo. Cioè che Napolitano ha conferito mandato di governo a Renzi, destituendo Letta, a patto che questi mettesse mano alla Riforma Costituzionale. Se è vero che nei poteri del Presidente della Repubblica alligna quello di conferire l’incarico al  Presidente del Consiglio, è assolutamente improprio, anzi sovversivo che lo stesso Presidente della Repubblica detti all’incaricato e al Parlamento l’agenda di Governo. L’Italia fino a prova contraria è una Repubblica democratica parlamentare, ancora non siamo in regime di presidenzialismo. 

Pesi e contrappesi
Sui pesi e contrappesi, la Boschi sostiene che il Senato non è un contrappeso. E’ vero ma nessuno ha sostenuto la funzione di contrappeso del Senato, né Alessio né altri.  Chissà la ministra  l’avrà appreso dai vari blog di cui sopra. La Boschi cita fra gli organi di controllo La Corte Costituzionale i cui sistemi di elezione non sono cambiati e vengono eletti con una maggioranza superiore a quella che esce dalle urne. Dei 5 giudici di nomina parlamentare tre sono eletti da una Camera dei Deputati occupata, dal partito a cui sono necessari si e no il 25-27 % dei consensi sul numero dei votanti, per accaparrarsi una maggioranza bulgara,  e due da un Senato che dovrebbe occuparsi di questioni territoriali, ma elegge anche i giudici costituzionali . E’ facile intuire come il Parlamento e quindi il Governo, potranno disporre a piacimento dei giudici, nominati, più che eletti. Per l’elezione del Presidente della Repubblica, dal momento che il numero dei senatori sarà ridotto a 100, la parola decisiva spetterà sempre ai deputati, (più numerosi 314) ed espressione della ipertrofica maggioranza derivante dal premio elettorale  . Inoltre dalla quinta seduta sarà sufficiente , per l’elezione del Capo dello Stato i 3/5 dei votanti e non di tutta l’assemblea,  è facile intuire come un Presidente della Repubblica possa essere designato, magari dopo strani accordi da un numero risicato di Parlamentari e rimanere succube del Parlamento di nominati che lo ha eletto.  Stesso discorso valide per l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, i quali saranno designati, praticamente dal Premier, che dispone del Governo che dispone del Parlamento. Sul potere dei cittadini di utilizzare lo strumento referendario per abrogare le leggi, c’è da dire che non lo ha introdotto la Boschi, è sempre esistito, è stato semplicemente aggiunto  un altro quorum, affianco a quello già presente del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Nel caso in cui saranno raccolte più di 800mila firme per la richiesta di un referendum il quorum si abbassa al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche, resta poi da vedere se il risultato del referendum stesso troverà applicazione (acqua docet). Per quanto concerne la pluralità d’informazione indicata dalla Boschi come altro elemento di controllo e di assicurazione della democrazia, è sufficiente constatare come, ad esempio,    nel corso della scorsa settimana ci siamo dovuti sorbire Renzi, da Fazio, la stessa Boschi, da Lucia Annunziata, e ancora Napolitano da Fazio, per non parlare dei giornaloni, tipo Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e l’Unità, testata fondata da Gramsci e sfondata da Renzi, che offrono ampia cassa di risonanza al Governo quando non ne costituiscono un vero e proprio tappetino. Se questo è il sistema dei pesi e contrappesi, mi perdoni la Boschi, ma anche io temo per una deriva autoritaria del sistema. 

Legge elettorale Italicum
Infine la legge elettorale. Maria Elena Boschi cita le di sproporzionalità della legge inglese, ma a noi ce ne frega il giusto, siamo in Italia. E spiega che per accedere al  premio di maggioranza è necessario superare il 40% dei consensi, impresa riuscita solo al Pd, alle elezioni europee (grazie agli 80 euro forse?). Già ma se non si raggiunge tale soglia i primi due partiti potranno in un secondo turno di ballottaggio competere per aggiudicarsi il 54% dei seggi. Facendo due conti, in base ai sondaggi, per arrivare al ballottaggio potrebbero bastare il 25/27% delle preferenze sul 63% circa di votanti (l’astensione è data al 37%) Per prendersi tutto: il Parlamento, il Governo, la Presidenza del Consiglio, eleggere i Giudici Costituzionali graditi, i membri del consiglio superiore della magistratura graditi, il Presidente della Repubblica preferito, per piazzare sul ponte di comando dei media nazionali gente amica servizievole e consenziente è sufficiente  avere il consenso di 10-11 milioni di cittadini. Mi sembra evidente che l’anomalia denunciata a proposito del Porcellum, dalla sentenza 1/2014 sulla disproporzionalità della rappresentanza rispetto al voto, non è stata superata ma è addirittura peggiorata. Siamo comunque tranquilli quando la ministra per le riforme ci rassicura dicendo che prima di essere operativa la legge elettorale, verrà posta al vaglio della Corte Costituzionale. Non a caso infatti per eleggere gli ultimi tre giudici ed "achittare" la Corte in modo che risponda favorevolmente ai desiderata del governo ci siano volute interminabili sedute congiunte delle Camere. Gli eletti, dopo tanto tribolare,  Barbera  espressione Pd Modugno eletto dal M5S con l’accordo del Pd e Prosperetti, di area popolare non saranno certo ostili. 

 Siamo arrivati dunque alla fine delle nostre considerazioni su quanto affermato dalla Boschi. Ciò che emerge, a mio giudizio è che al di là delle forzature e opportunità politiche accettabili o meno,  tutta questa architettura risulta illegittima perché contravviene a quanto scritto nel primo articolo della Costituzione, dove è sancito che la sovranità appartiene al popolo. In tutto sto’ casino il popolo non ha alcuna voce in capitolo, diventa semplice certificatore di ciò che è già stato deciso, E’ democrazia questa?

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