Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone M5S
“I fatti continuano a darmi ragione, la politica in questo territorio è marcia e dovrebbe vergognarsi per lo sfacelo che sta perpetrando. Il caso della società farmaceutica DPHAR è un chiaro esempio di come sono gestite le cose su questo territorio. La DPHAR che in questi giorni è sotto inchiesta per lo smaltimento illecito di rifiuti, è la stessa che qualche settimana fa firmava un programma di sviluppo con Invitalia per ricevere milioni di euro dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Regione Lazio, per intenderci, l’epilogo di quell'inutile accordo di programma siglato nell'agosto del 2013, che secondo i nostri politici locali di maggioranza avrebbe dovuto far rifiorire l’economia e l’industria locale, nonché dare lavoro non si sa ancora bene a quante persone. Un accordo che nasceva per aiutare le PMI locali fu invece riservato a due sole aziende farmaceutiche, tra cui proprio la DPHAR che ora come scritto dai giornali avrebbe avuto un notevole risparmio di spesa non smaltendo in modo legale i rifiuti (costituiti di fanghi farmaceutici). L’accordo di programma ha premiato quindi una società che oggi è sotto la lente della magistratura perché per anni, invece di rivolgersi a ditte terze deputate allo smaltimento, avrebbe invece smaltito i rifiuti usandoli come ammendanti nei terreni circostanti l’azienda, sui quali nel tempo sono state addirittura effettuate colture agrarie. Se tutto questo venisse confermato dalla magistratura, le varie istituzioni e i politici che dell'accordo di programma ne hanno fatto un vanto avrebbero premiato chi questo territorio lo sta avvelenando.” – la dichiarazione arriva dal deputato 5 Stelle Frusone che continua – “Ho ritenuto indispensabile chiedere immediatamente al Ministro dello sviluppo economico di aprire una seria indagine per rivedere la destinazione del finanziamento e come già scritto in una mia precedente interrogazione a cui ancora non ho avuto risposta, ho chiesto di rimodulare tutti gli aspetti dell’accordo di programma, in modo tale da renderlo congruo alle necessità reali del territorio della provincia di Frosinone, ossia ricostruire il tessuto economico dalle piccole e medie imprese locali.” – e conclude – “È doveroso rivedere completamente tutto l’iter che ha portato a selezionare quest’azienda e fare chiarezza per ripristinare legalità e trasparenza, purtroppo troppo spesso sconosciute al manipolo di politici che ci governa.”
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
martedì 11 ottobre 2016
lunedì 10 ottobre 2016
Lavoratori ex Multiservizi: ancora una sentenza vinta
Comitato di Lotta per il lavoro
Con altre 15 favorevoli, in tutto sono 50, si chiude un ciclo di sentenze contro le cooperative che subentrarono nell’aprile 2013 alla Frosinone Multiservizi gestite vittoriosamente dallo studio Di Folco composto da Di Folco Loredana, Esposito Luca e Rea Riccardo.
L’ultima sentenza del giudice Pastore di venerdì 7 ottobre ha visto riconoscere a 15 lavoratori che lavoravano nel servizio di manutenzione ordinaria degli immobili, attività di supporto alle manifestazioni, controllo del territorio e manutenzione e sorveglianza dei parcheggi, assistenza agli scuolabus, che quel posto di lavoro era il loro e che furono sostituiti nel momento del subentro della cooperativa sociale senza la dovuta prassi che portò infatti ad escluderli dal passaggio a Consorzio Uno, che prendeva i servizi “temporaneamente” per 5 mesi ed è rimasta a gestirli per 3 anni!
Una storia che ha visto i lavoratori lottare lungamente, e ancora sono sotto una tenda, per cercare nell’ente quella interlocuzione necessaria a ristabilire diritti e dignità. La dignità i lavoratori se la sono trovata da soli non cedendo al tentativo della attuale amministrazione di svendere tutto per un soldo di cacio a quelli che successivamente sono risultati personaggi a dir poco equivoci (vedi Solco e le interdittive antimafia), difendendo quel diritto al lavoro e al giusto salario oggi a Frosinone dimenticato. I diritti li hanno visti riconosciuti dala magistratura, nel tragitto più lungo e anche più impervio. Era stata battuta una strada più veloce e fattibile ma la newco è stata oggetto di impallinamento nonostante tutti i tasselli pronti non ha mai visto la luce.
Di tutta questa storiaccia il protagonista indiscusso è uno solo: l’”incollatore” della “libera amministrazione ciociara” che rinuncia a intervenire nelle disastrose situazioni create, non nascondendo anzi un piglio di rivalsa nei confronti di coloro che non si sono piegati alle politiche della svendita della città. D’altronde si è scelto di svolgere il ruolo del impallinatore lasciando strada a giochi di cui sarebbe opportuno conoscere l'effettiva natura.
Non son bastate tre sentenze ed una personale convocazione da parte del tribunale volta a comprendere perché il sindaco non potesse svolgere il proprio compito di ricomposizione della vicenda. Non basterà nemmeno questa quarta sentenza contro le cooperative. L’indifferenza condita con la lucida rabbia di chi svolge attività di potere è una condizione senza ritorno e fortemente pericolosa per l’intera cittadinanza.
Dietro l’ennesima sentenza favorevole rimangono centinaia di famiglie (non solo quelle di Frosinone ma anche quelle di altri enti che senza la newco sono rimaste prive del loro posto di lavoro) comunque in difficoltà anche perché le coop non ottemperano alle sentenze. Famiglie stremate ma consce che la tenacia ha aiutato la giustizia.
Ora che giustizia, anche se formale, è stata riconosciuta in tribunale, si apre un nuovo orizzonte che potrebbe essere quello politico in vista delle amministrative 2017, il cui programma prima di essere propositivo si fonderà su un assunto chiaro e incontrovertibile: a casa questa straziante e immeritevole classe dirigente!
A seguito di quest'altra favorevole sentenza si indice una conferenza stampa per martedì
11 ottobre alle ore 17 presso la tenda. Alle note sulla sentenza seguiranno le intriganti sorprese sugli affidamenti dei servizi.
La Sinistra che amministra. comunisti in un feudo democristiano
Il
Segretario Provinciale Prc di Frosinone Paolo Ceccano
Domenica 9 ottobre si è svolta,
presso l’Auditorium “V. De Sica”, la presentazione dl volume: “La Sinistra che
amministra – comunisti in un feudo democristiano”.
L’iniziativa ha visto la
partecipazione di molte persone intervenute per ripercorrere, attraverso gli
interventi dalla presidenza e dalla stesa possibilità offerta dalla successiva
lettura del libro, una vicenda di ricchezza democratica che il libro vuole
testimoniare: quella che ha visto la partecipazione di comunisti al governo di
Centrosinistra che ha governato Sora dal
2006.
Sia i relatori che le persone
intervenute si sono ritrovate a scandagliare singoli i momenti e o significati
di questi interpretati all’interno di una cornice di analisi politica limpida.
Analisi che ha saputo mettere in risalto le molte luci e anche qualche ombra di
quella originale storia amministrativa.
Il segretario provinciale
dell’ANPI, Giovanni Morsilli, ha portato i saluti illustrando il valore della
memoria storia che consente dei leggere e interpretare le vicende attuali e
future del mondo.
Paolo Ceccano ha introdotto la
presentazione spiegando le ragioni dell’iniziativa editoriale; Mario Lilla,
all’epoca segretario del Circolo di Rifondazione Comunista, ha illustrato tutta
la premessa operativa che ha condotto alla proposizione alle elezioni del 2006 della
compagine di Centrosinistra; infine Bruno La Pietra, assessore alla cultura a
suo tempo, ha concluso la presentazione attestandosi su una analisi critica
delle vicende del governo di allora alla luce di una esplorazione delle attuali
contraddizioni della politica locale e di più larga scala.
Le note dell’organetto diatonico
suonato da Andrea Alonzi, hanno aperto e chiuso l’iniziativa.
domenica 9 ottobre 2016
Solo Renzi e la Boschi potranno salvarci dalla "Bestia"
Luciano Granieri
La bestia è viva e lotta insieme a noi…cioè a loro.
Cos’è la
bestia? Pare sia una struttura parallela, insediata a Palazzo Chigi, incaricata di studiare le strategie mediatiche
migliori a sostegno della campagna
referendaria per il Si. La bestia è vorace, fino ad oggi ha divorato 3milioni di euro ed a guidarla c’è il guru
della comunicazione Jim Messina. Il suo stipendio supera i 400mila euro. Evidentemente uno che ha fatto vincere le elezioni a Obama,
va adeguatamente remunerato.
La bestia è
viva e in piena azione. Comanda i TG del servizio pubblico, impone gli ospiti
graditi e ripudia quelli sgraditi. Il politologo Paquino? Giammai!!!! Quel dibattito con Renzi non s’ha da fare ne
adesso ne mai. Il mostro scrive la sceneggiatura dei servizi da mandare in Tv . Renzi
visita un ospedale e un paraplegico alla vista del Presidente del Consiglio si
alza e cammina. Renzi visita una
fabbrica e mentre stinge le mani agli operai dall’ufficio distribuzione arriva
la notizia di un grosso ordinativo. Renzi
visita una scuola e gli studenti improvvisamente si mettono a risolvere
equazioni matematiche impossibili. Poi Renzi si rivolge alla telecamera e con
fare ammiccante dichiara. “Io non voglio
personalizzare il referendum, ma se vince il Si questi miracoli non saranno più possibili”.
La bestia
non lascia nulla al caso si occupa anche
dei lavori parlamentari. Il Parlamento è
sbarrato fino al 4 dicembre. Il decreto legge sul fine
vita, che doveva arrivare all’esame delle Camere a marzo, ancora giace nei cassetti. Si sono perse le tracce della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere, il cui testo doveva giungere in aula a settembre . Molti altri provvedimenti rimarranno impantanati perché non possono
attivare un lavoro parlamentare a
rischio. La bestia non vuole che certe
leggi divisive indispettiscano gli
alleati alfaniani , gli amici popolari e
altre schegge dello zero virgola provenienti dalla diaspora berlusconiana i
quali potrebbero voltare le spalle e
esprimersi per il No. E meno male che le lungaggini legislative sarebbero imputabili al ping-pong fra Camera e Senato!
Ma questo non si può dire. La bestia ti sbrana. Ma ancora non abbiamo visto
niente.
Milioni di metri quadrati di
manifesti imbratteranno muri e
pannelli, senza lasciare neanche un millimetro scoperto. Orde di professori, ma
anche onesti ex insegnanti di educazione civica, sono pronti a bussare ad ogni porta per
spiegare le ragioni del Si al popolo bue, oppure a fare i guastatori nei
confronti televisivi.
La bestia fa paura
ai comitati del No, alle prese con un budget più che misero, relegati
in spazi televisivi angusti, incapaci di fare miracoli , abili solo a spiegare gli effetti nefasti che la
riforma Renzi-Boschi produrrà sulle regole democratiche del nostro Paese .
Qualità insufficienti per cui non avranno scampo, il mostro li spazzerà via.
E’ tutto perduto dunque?
Non è detto. La bestia controlla ogni stormir di fronda ma è impotente di fronte a coloro i quali l’hanno ingaggiata.
Il mostro non è in grado, ad esempio, di limitare le
menzogne e le gaffe continue di Renzi il quale ogni volta che parla
provoca enormi danni alla causa del Si. Uguale situazione si verifica per la
Boschi. La Signora della riforma - fra
bisticci con i partigiani, confusione fra fascisti e Verdini, elucubrazioni su chi non rispetta il
Parlamento votando No - ogni volta che si esprime con la sua voce da
navigatore satellitare, provoca una smottamento nella sicurezza dell’elettorato
favorevole alla riforma.
La bestia non è dunque invincibile. Ma solo Renzi e la
Boschi potranno salvarci dai suoi artigli. Saranno in grado di fare il
miracolo?
venerdì 7 ottobre 2016
Da Fedora a Frosinone, rompiamo le sfere di cristallo.
Luciano Granieri
Nel libro “Le città invisibili” Italo Calvino fa descrivere da Marco Polo al’imperatore dei Tartari, Kublai Kan, una città che il
mercante veneziano aveva visitato nei
suoi innumerevoli ed avventurosi viaggi. Si tratta di Fedora. Una metropoli di pietra
grigia, nel cui centro sorge un palazzo di metallo con una sfera di vetro in
ogni stanza. Nelle sfere si vedono modelli che riproducono altre conformazioni
di Fedora. Sono forme ideali che la metropoli
avrebbe potuto prendere se non fosse diventata, per una ragione o per
l’altra, come è oggi. Il palazzo di metallo è un museo. Ogni abitante
lo visita e sceglie la città che corrisponde ai suoi desideri. Mi viene da associare la descrizione di Fedora a Frosinone . In occasione di ogni tornata
elettorale i partiti e i movimenti che supportano i candidati sindaci, sono
prolifici nel promettere trasformazioni salvifiche della città.
Cambiamenti epocali che puntualmente il
giorno dopo le elezioni finiscono nelle sfere di vetro. Infatti Frosinone , per motivi ben conosciuti e immutabili , puntualmente rimane così come è sempre stata , un
asfissiante agglomerato di pietra
grigia. Le città promesse vanno ad
adornare le stanze del museo di metallo racchiuse nelle sfere di vetro. A differenza degli abitanti di Fedora
però , i cittadini frusinati , nel visitare l'esposizione, non possono scegliere il modello urbano che corrisponde ai propri desideri, perché la sfera scelta,
immediatamente si frantuma, e il malcapitato visitatore rimane in balia della solita metropoli
di pietra grigia. Sarebbe bello che le città promesse prima delle elezioni, si realizzassero senza finire in
un blocco di cristallo esposto in un museo. Sarebbe ancora più desiderabile
che ogni cittadino facesse uscire la sua idea di città dalla sfera di vetro in cui è rinchiusa, e la trasformasse nella proposta per una Frosinone più umana . Una
Frosinone che non rimanesse sempre e comunque una città di pietra grigia. E’ auspicabile quindi che in occasione delle prossime elezioni i cittadini disintegrino finalmente le sfere di cristallo , si battano per un Capoluogo di pietre
colorate, preziose per la dignità di
tutti gli abitanti. Sarebbe oltremodo salutare che gli stessi Frusinati controllino che la
città ideale si liberi dalla prigione di vetro e diventi reale.
Di seguito una clip
composta da alcune foto d’epoca che illustrano la mobilità a Frosinone
dagli inizi del secolo scorso fino agli anni ’50. Allora c’era il trenino delle
Vicinali, oggi c’è l’ascensore inclinato che non funziona mai. I trasporti e la
mobilità urbana possono essere un primo
elemento per progettare quella città non destinata a
finire in una sfera di cristallo.
giovedì 6 ottobre 2016
Comunicato CONUML sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA
Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
L’ITALIA E’ IN PIENA INVOLUZIONE REAZIONARIA. IL 4 DICEMBRE 2016 VOTIAMO “NO” PER BLOCCARE LA SOPPRESSIONE DELLE LIBERTA’ DEMOCRATICHE DEI LAVORATORI E AVVIARE IL PERCORSO LIBERATORE CHE CI CONDURRA’ ALLA RIVOLUZIONE PROLETARIA E AL SOCIALISMO. AI COMUNISTI, ALLA CLASSE OPERAIA E A TUTTI I SINCERI PROGRESSISTI IL COMPITO DI GUIDARNE IL PERCORSO. RENZI E IL PD COL “NO” REFERENDARIO DEVONO ESSERE SCONFITTI, COSI’ COME LO FU IL FASCISMO NEL 1945!
Nella situazione creata da una profondissima crisi economica del capitalismo, la classe dominante cerca la propria salvezza nel rafforzamento del dominio economico e politico sulle masse lavoratrici e popolari.
Oggi i circoli imperialistici per aumentare lo sfruttamento della classe lavoratrice e reprimere coloro che si ribellano e si oppongono alle loro ingiustizie, per risolvere il problema dei mercati con una politica di guerra e di soggiogazione dei popoli oppressi, hanno bisogno di realizzare una serie di misure reazionarie e la trasformazione autoritaria dello Stato e del governo borghese.
A tal fine ricorrono alla manipolazione della coscienza popolare attraverso radio, televisione, stampa e altre forme di propaganda, oltre a fidati manipolatori ed esecutori.
Il capitalismo e l’imperialismo per continuare a spadroneggiare sui lavoratori e sui popoli utilizzano una gradualità di strumenti di dominio, a secondo delle circostanze e del grado di mobilitazione e opposizione delle masse. Tra di essi: la repressione sanguinaria e guerrafondaia propria del nazismo e del fascismo, la dittatura assoluta con l’abolizione di ogni libertà di espressione e di opposizione, il liberalismo, il moderatismo, il parlamentarismo, l’elettoralismo, cioè il controllo e l’orientamento del voto, le leggi elettorali che predeterminano il potere governativo, che deve essere espressione ed esecuzione della volontà e degli interessi del grande capitale, lo svuotamento della democrazia borghese rappresentativa, l’accentramento dei poteri in poche mani, il rafforzamento dei poteri nelle mani del capo del governo, l’abolizione o la neutralizzazione di istituzioni di controllo dell’operato del governo, eccetera.
In Italia dopo il glorioso Biennio Rosso 1919-1920 - quando la classe operaia, specialmente del settentrione, per liberarsi dalle condizioni disumane di sfruttamento e di repressione padronale si ribellò occupando e organizzando il lavoro nelle fabbriche degli Agnelli e di tante altre simili sanguisughe del lavoro umano – il capitalismo e l’imperialismo risposero con l’imposizione della spietata dittatura fascista e con l’assassinio degli oppositori, la chiusura dei sindacati di classe e la guerra di conquista in Europa e in Africa.
Ci vollero la gloriosa e dura militanza e lotta antifascista dei comunisti e della classe operaia sempre in prima fila, l’epica lotta partigiana, gli scioperi e l’insurrezione popolare del 25 aprile 1945 per liberare l’Italia dal fascismo, dall’occupazione nazista e dall’oramai anacronistica monarchia.
Il proletariato italiano, fermato allora dal revisionismo togliattiano nel suo slancio rivoluzionario per la conquista del socialismo nel nostro paese, conquistò col sangue la nuova Costituzione liberal-democratica, di natura borghese, clericale e capitalistica che, però, garantiva, almeno nella scrittura del testo, le libertà di pensiero, di opinione e di manifestazione politica e sindacale. Ma ugualmente non sono mancate le repressioni poliziesche dei governi borghesi di centrodestra, centro e centrosinistra di tali conquiste liberal-democratiche.
Una Costituzione che i partiti borghesi e della falsa sinistra democratica hanno ritenuto di ostacolo al pieno dispiegamento del dominio del capitale sul lavoro e all’accumulo sempre maggiore dei profitti industriali, agrari, bancari e finanziari da parte del capitalismo nazionale e delle multinazionali che operano nel nostro paese.
Di qui la formazione di tre governi – guidati da Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, che non sono stati mai candidati né eletti dal popolo a presidenti del consiglio – privi del consenso popolare. Di qui la vergognosa modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che in realtà ha abolito la giusta causa nei licenziamenti ed eliminato il diritto del rapporto di lavoro a tempo indeterminato; le varie leggi sul pareggio di bilancio per accelerare il pagamento dell’astronomico debito pubblico verso il sistema bancario e finanziario nazionale e internazionale, sui tagli alla sanità e ai servizi pubblici, sulla scuola di elite, sul sistema pensionistico sempre più di fame, sulla precarietà del lavoro, sull’aumento complessivo delle tasse, sull’accentramento dell’impatto ambientale dello sfruttamento energetico marino e terrestre nelle mani del governo con l’esproprio autoritario delle competenze territoriali, eccetera.
Inoltre, è stata varata la nuova legge elettorale chiamata Italicum, ispirata da quella fascista Acerbo del 1923, che abolisce il proporzionale puro, introduce un premio di maggioranza del 54% dei deputati alla lista più votata alla prima tornata elettorale o a quella dell’eventuale ballottaggio, stabilisce uno sbarramento elettorale del 3% per poter entrare in Parlamento, consente l’elezione sicura di 100 deputati capilista scelti dai partiti, crea le condizioni di un regime di governo affidato a un solo partito e a un solo uomo.
Alla svolta elettorale reazionaria si aggiunge la riforma costituzionale voluta essenzialmente da Renzi e dal PD, inizialmente sostenuta anche dal centrodestra berlusconiano, che letteralmente stravolge la Costituzione del 1948 – cioè la Carta Costituzionale redatta dalla Costituente del 1946, scaturita dalla lotta antifascista e dalla guerra civile partigiana e di liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo - rispondendo all’esigenza dei cosiddetti poteri forti - cioè l’oligarchia finanziaria - di avere a proprio esclusivo servizio un governo autocratico, con pieni poteri legislativi e decisionali, presidenzialista e libero da contropoteri di controllo istituzionale.
Una controriforma che mette fine al bicameralismo paritario, abolisce il Senato elettivo relegandolo a funzioni secondarie e territoriali, sopprime il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, abolisce le province, aumenta le firme per la richiesta di un referendum abrogativo, eccetera. A questo si aggiunge il tentativo della borghesia di destra e di sinistra di attribuire ai martiri dell’antifascismo e ai caduti della repubblichetta di Salò lo stesso riconoscimento di caduti per la libertà del popolo: una vergogna e un’infamia senza fine.
Questo processo di trasformazione reazionaria dello Stato e di ritorno a un governo forte coi pieni poteri - di natura autoritaria e presidenzialista, garante degli affari degli industriali, degli agrari, delle banche e della finanza, all’occorrente e in vari modi repressivo dell’opposizione di piazza e delle istanze di bisogno e di giustizia sociale provenienti dalle grandi masse, insomma il tentativo di ritorno a un regime ultrareazionario ammantato di liberalismo, di democraticismo e di costituzionalismo formale e persino voluto e garantito dalla falsa e traditrice sinistra al governo - viene avanti più spregiudicatamente dalla metà degli anni ‘70 del secolo scorso, ovvero da quando, purtroppo, il proletariato italiano non ha saputo difendere adeguatamente e allargare le conquiste sociali realizzate sino a quel momento.
Oggi siamo a un’accelerazione di quel processo involutivo, di ritorno al passato e richiede una risposta della classe operaia adeguata alla gravità delle misure reazionarie messe in atto dalla borghesia. Occorre una mobilitazione popolare straordinaria nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nell’intera società civile per vincere la battaglia referendaria, sconfiggere Renzi e la sua riforma costituzionale di stampo fascista.
Naturalmente al punto in cui è precipitata la situazione istituzionale italiana la battaglia in atto per il NO richiede un impegno straordinario. Bisogna alzare il livello dello scontro ideologico, politico e della lotta di classe. Renzi e il gruppo dirigente del PD stanno facendo una campagna pubblicitaria per il SI’ contro ogni verità e logica storica dicendo persino che “i Partigiani avrebbero votato SI’” e che la vittoria del NO “non rispetterebbe il lavoro del Parlamento”. Ma di quale parlamento parlano lor signori, di quello che ha dato la fiducia a tre presidenti del consiglio e tre governi non eletti dal popolo? Vergogna, avete calpestato ogni forma di democrazia e di sovranità popolare! E’ invece vero che questa controriforma è in continuità storica con la politica di tradimento della classe operaia attuata dalla falsa sinistra italiana del Partito Democratico della Sinistra, dell’alleanza dell’Ulivo e del Partito Democratico.
Renzi e il PD ogni giorno e per 24 ore fanno scempio della televisione italiana, pagata dai cittadini, nel propagandare le ragioni del SI’. Non si è mai visto un presidente del consiglio spendersi tanto per sostenere lo smantellamento, per ora della seconda parte, della Costituzione democratica e antifascista del 1948, utilizzare la televisione pubblica a proprio piacimento. Col suo governo ha deciso di andare al voto referendario all’ultima domenica prevista e con un quesito posto agli elettori che favorisce sfacciatamente il SI’. Una scelta per prolungare al massimo la sua propaganda per il SI’ nel tentativo di convincere la maggioranza del popolo italiano e di non perire sotto una montagna di NO.
Ciò anche in riferimento alla circostanza che le elezioni sono in vario modo condizionate e determinate dalla potente macchina elettorale dei partiti borghesi, specialmente di quelli più grandi e padronali del centrodestra, centro e centrosinistra, dalla forza economica della propaganda elettorale e dall’attività interessata di tutte le organizzazioni mafiose, mai estinte dallo Stato capitalistico dall’unità d’Italia ad oggi.
Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) chiede, e sollecita tutte le forze del NO a mobilitarsi concretamente con iniziative nei posti di lavoro e di piazza; esige che la cosiddetta “par condicio” elettorale sia applicata sin da questo momento, nel senso che le forze del NO e del SI’ abbiano pari possibilità di accesso alla propaganda radio-televisiva pubblica e privata, perché non può essere ulteriormente consentito a Matteo Renzi e al PD di occupare la radio e la televisione, oltre che la carta stampata, a proprio piacimento per la promozione del SI’.
Dobbiamo smascherare a fondo la propaganda referendaria ingannevole secondo la quale con la riforma costituzionale approvata dal parlamento si risparmiano notevoli risorse pubbliche. Noi sosteniamo che i costi reali, e non gonfiati, della democrazia e della sovranità popolare non possono essere toccati, ma debbono avvenire attraverso la drastica abolizione dei privilegi degli eletti, come stipendi e pensioni d’oro e agevolazioni d’ogni tipo, e non mediante l’accentramento del potere e la soppressione dei diritti del senato della Repubblica, le introdotte elezioni di secondo grado e persino il mancato ricorso al voto popolare quando un governo eletto dal popolo decade, perché diversamente si favorisce l’ascesa del fascismo e la liquidazione delle libertà democratiche sancite dalla nostra Costituzione, ancorché di natura borghese, proclamata il 1° gennaio 1948.
Per noi marxisti-leninisti, che pur lottiamo tatticamente a fianco di una multiforme coalizione democratica e progressiva per sconfiggere la controriforma renziana – criticando apertamente le illusioni parlamentaristiche e la mancanza di una reale spinta alla mobilitazione di massa contro le misure reazionarie - l’obiettivo finale è la distruzione della società capitalistica e la costruzione di quella socialista, è la rivoluzione e la conquista del potere politico per la classe operaia e tutti gli oppressi e gli sfruttati, è la conquista della Democrazia proletaria e l’instaurazione di una Costituzione socialista.
A partire da questo assunto di classe e rivoluzionario riteniamo che quanto più la battaglia referendaria, nella quale siamo impegnati, si svilupperà all’interno della lotta generale per la sconfitta del capitalismo e il trionfo del socialismo, tanto più aumenterà la possibilità di vittoria.
Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista in questa difficile battaglia referendaria per il NO alla controriforma costituzionale chiama a raccolta, alla mobilitazione e alla lotta tutti i sinceri e coerenti comunisti, assieme agli antifascisti e a tutte le forze autenticamente rivoluzionarie e progressiste del nostro paese, per sconfiggere i piani autoritari del grande capitale bancario e finanziario, per fermare l’attacco alle conquiste democratiche vigenti, seppur borghesi, per salvaguardare e onorare la memoria degli antifascisti e dei Partigiani che morirono per la conquista di una vera libertà e democrazia.
Il NO può e deve vincere, ma occorre liberare il movimento che lo sostiene dalle incrostazioni di moderatismo e di perbenismo istituzionale che ne frenano lo slancio e l’incisività della lotta; occorre il dispiegamento di tutte le sue energie rivoluzionarie con la mobilitazione, gli scioperi generali e le manifestazioni di piazza. Questo è il convincimento e l’azione coi quali il CONUML partecipa attivamente alla lotta per la vittoria del NO domenica 4 dicembre prossimo.
mercoledì 5 ottobre 2016
Il nuovo film di Roberto Benigni
FGCI
Ecco l'ultima pellicola di Benigni.
Anche nel film "La vita è bella" che fruttò al comico toscano l'Oscar, c'era una "lecchinata" mica da ridere. Nella scena della liberazione di Auschwitz entra un carrarmato americano. Ma il campo polacco non l'avevano liberato i Russi? E' già ma l'Oscar lo assegnano gli Americani, mica i Russi. (Monicelli dixit).
Ecco l'ultima pellicola di Benigni.
Anche nel film "La vita è bella" che fruttò al comico toscano l'Oscar, c'era una "lecchinata" mica da ridere. Nella scena della liberazione di Auschwitz entra un carrarmato americano. Ma il campo polacco non l'avevano liberato i Russi? E' già ma l'Oscar lo assegnano gli Americani, mica i Russi. (Monicelli dixit).
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