Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 25 ottobre 2016

La Renzi-Boschi è una riforma che non c'entra nulla con la Costituzione.

Luciano Granieri



Votare No al referendum  costituzionale è una necessità democratica,  e di convivenza civile ,ineludibile. Le ragioni inerenti il merito della riforma sono state analizzate e dibattute.  E’ un testo scritto in modo pasticciato e confuso, attenta alla sovranità popolare, togliendo alla cittadinanza la possibilità di votare una camera legiferante, seppur in tono minore, come il Senato, conferisce al governo e al suo presidente potere di vita o di morte sulla popolazione. Ma c’è un aspetto più generale che obbliga a votare No. 

La riforma Renzi-Boschi non c’entra nulla con la Costituzione, è un corpo estraneo che cerca di violentare e infettare come un virus la Carta del ’48. La Costituzione  Repubblicana è un dispositivo che identifica un sistema di convivenza civile, basato su rapporti sociali definiti e condivisi. E’ altresì un elemento identificativo dell’appartenenza  ad una comunità ,  è l’enunciazione  degli elementi che identificano un cittadino come parte integrante della Repubblica Democratica fondata sul lavoro.  

Il nostro edificio comune ci rende cittadini perché assicura il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione gratuita per tutti. Ma soprattutto nella casa comune è stabilito che ogni abitante non debba subire impedimenti di carattere economico e sociale che, limitando  la libertà e l’eguaglianza,   impediscano  il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del  Paese.  

La riforma Renzi-Boschi è altra cosa.   Si tratta molto semplicemente di uno strumento finalizzato all'esercizio  del  potere.  Il principio della velocizzazione dei processi legislativi, della sburocratizzazione (sotto cui si cela la  devastazione dei sistemi democratici),  della stabilità di governo,  non hanno niente a che vedere con la condivisione sociale, con il rafforzamento del principio di comunità, sono altro. Si tratta di un dispositivo  che aborrisce la partecipazione alla vita politica e sociale, perché la catena di comando prevede la semplice investitura dal parte del  popolo, non l’esercizio della sovranità popolare.

 La riforma Renzi –Boschi  non è condivisa. E’ stata imposta a colpi di "canguro" ed  esautoramenti di membri  contrari nelle commissioni parlamentari. Alcune regole sono figlie della peggiore correntizzazione  all’interno del partito di Renzi.   L’art.57 sull’elezione dei Senatori ne è un esempio.  All’inizio del testo è stabilito   che i senatori sono  eletti dai consigli regionali  e dai consigli delle Province autonome di  Trento e Bolzano.  Andando avanti nella formulazione del medesimo articolo si legge anche che i senatori sono eletti  dagli organi istituzionali territoriali (i consigli regionali di cui sopra) in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del loro rinnovo.  Una palese contraddizione.  

Delle due l’una. O i senatori sono eletti dal popolo, o dai consiglieri regionali. Entrambe le cose insieme, come appare evidente anche ai più sciocchi, non sono realizzabili. In realtà la seconda parte dell’art.57  è stata aggiunta per dare un contentino alla minoranza del Pd che mal digeriva il Senato non elettivo e che per questo non avrebbe votato la riforma in Parlamento.  Che poi la stessa minoranza  si sia accontentata di un principio malamente  enunciato e  irrealizzabile, è un vero e proprio mistero, ma tant’è. 

Sta di fatto che è stato partorito un articolo fortemente contradditorio, in parte non attuabile ,   solo per accontentare una propria corrente di partito. Un atteggiamento lontano anni luce dallo spirito dei Costituenti. 

Dunque occorre respingere la riforma costituzionale Renzi-Boschi perché  di costituzionale non ha nulla. E’ un'altra cosa, completamente aliena dallo spirito della Costituzione del ’48.  E’ un vero e proprio attentato ai principi di convivenza civile e condivisione sociale scritti nella Carta. Quindi urge disinnescare questo ordigno . Il 4 dicembre votiamo No

La tenacia paga.

Comitato di Lotta per il lavoro


“Le opposizioni vanno rigettate, con conferma dei decreti ingiuntivi opposti”. Si chiude così con il rigetto dell’opposizione ai decreti ingiuntivi un altro capitolo che vede i lavoratori ex Multiservizi lottare per ritrovare il loro posto di lavoro smarrito nel 2013.
 La Sol.Co. cooperativa sociale dopo la sentenza emessa dallo stesso tribunale di Frosinone il 13 giugno 2015, sentenza n. 501/2015, con la quale il Giudice del Lavoro ha riconosciuto ai 29 ricorrenti il diritto di essere riammessi al lavoro e di recuperare tutti i salari dal maggio 2013, dopo tenui e falliti tentativi di trovare una soluzione condivisa, ha deciso di non ottemperare cercando di utilizzare i dilatati tempi della giustizia opponendosi sempre e comunque.
 Eppure la pazienza e la caparbietà dello studio Di Folco di Isola del Liri, Loredana Di Folco, Luca Esposito, Riccardo Rea, ha consentito di raggiungere quest’altro determinante risultato che mette oramai all’angolo la società che dovrà prendere atto che o trova un accordo riassumendo i lavoratori al loro posto o dovrà obbligatoriamente in breve tempo trovare le somme per pagare, a casa senza lavorare, tutti.
 Un groviglio che un atteggiamento più responsabile della Amministrazione potrebbe evitare riaprendo quel dialogo dando seguito all’accordo di programma con il Comune di Alatri e convocare rapidamente la Commissione Consiliare con il mandato di trattare con i lavoratori e le oo.ss. per trovare una via d’uscita che riequilibri ove possibile tutte le situazioni oggi pendenti. Anche Consorzio Uno (15 lavoratori) e la Nexus (6 lavoratori), soccombenti e silenti alla proposta per un possibile accordo, saranno chiamati presto ad ottemperare alle sentenze.
 La pazienza, la tenacia e la capacità dello studio Di Folco è lo specchio della protesta della “tenda” che pazientemente e caparbiamente attende una soluzione. Bisogna solo vedere se l’abilità sarà la stessa nel mandare a casa questa disastrosa e colpevole amministrazione, le azioni della quale definiscono un vero e proprio disprezzo per le sorti della città e dei lavoratori.

lunedì 24 ottobre 2016

A tutti buonasera

Rossella Seno

Rossella Seno in "A tutti buonasera" - canzone in difesa della Costituzione 
(di P.Pavone e F.Bianchini)
Arrangiamenti F.Bianchini
Suonato dagli Ottavo Richter
Clarinetto di Salvatore Zambataro
Con la collaborazione di Francesco Felli


Con il testo di "A tutti buonasera" si sottolinea la posizione totalmente contraria rispetto ai cambiamenti proposti da questa modifica costituzionale e anche contro il concetto che una modifica, qualunque sia, è comunque meglio di niente.

“La carta non si tocca è la nostra bandiera” - in un passaggio del testo. A ribadire il concetto che questa costituzione rappresenta il patto sociale di convivenza del popolo italiano. Concepito a suo tempo dalle grandi figure di spicco della politica e della cultura del paese. E non può essere dunque cambiato se non in una forma indiscutibilmente migliorativa, largamente condivisa in parlamento e grazie ad altrettante contemporanee eccellenze. In alcun modo rintracciabili, ora.

domenica 23 ottobre 2016

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere i problemi.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Risultati immagini per discariche

Emergenza rifiuti Lazio, quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole in fila? Oramai conosciamo vita morte e miracoli della storia, quindi siete pregati di non utilizzare più questi termini da sostituirli con uno solo: INCAPACITA’.

L’incapacità del Governo è il frutto di una scelta consapevole, quella dell’incenerimento; la regione Lazio è incapace di programmare un piano rifiuti sganciato dal passato; le amministrazioni locali sono incapaci di coalizzarsi nella progettazione di un futuro autonomo da Governo e Regione.

A tutti i livelli non c’è traccia di una strategia che abbandoni la nozione di ‘ciclo dei rifiuti’ e apra alla metodologia del ridurre-recuperare-riciclare, che lascerebbe ben pochi residui alla fase finale del ‘recupero di materia’, ma ciò richiederebbe una straordinaria mobilitazione e partecipazione dei cittadini delle popolazioni e l’abbandono di straordinarie posizioni di profitto -legali/illegali- incardinate nell’attuale ciclo dei rifiuti.

L’emergenza arriva nuovamente in un turbinio di eventi che noi attivisti abbiamo previsto già da tempo mentre le nostre proposte -concrete e documentate- rimanevano inascoltate.

L’emergenza torna e la rilancia Rida Ambiente, la società di Aprilia che tratta i rifiuti di circa 60 Comuni, 1.700.000 persone, degli ATO di Roma e Latina, per poi conferire il CDR negli inceneritori e gli scarti di lavorazione post-trattamento nelle discariche.

Rida Ambiente dopo aver vinto un ricorso al TAR del Lazio contro la regione, in cui quest’ultima veniva obbligata a definire la rete integrata dei rifiuti, si trova a dover sospendere o diminuire in modo sostanziale le attività in quanto non esistono più impianti di discarica che possono ricevere gli scarti di lavorazione.
I siti di conferimento di Rida Ambiente sono stati in passato i seguenti.
·       Presso la discarica di Pontina Ambiente S.r.l. che non può più rispondere agli obblighi di servizio pubblico di discarica;
·       Presso Borgo Montello, sito di discarica esaurito e da bonificare, dove ha un contenzioso con la Ecoambiente S.r.l;
·       Presso la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oggi Lazio Ambiente S.p.A., il gestore della discarica, si trova nella situazione di diminuire l’accesso di camion in quanto l’impianto dispone di volumetrie limitate. Lo stesso gestore richiede da tempo lo spostamento dei tralicci di alta tensione, che permetterebbero una nuova disponibilità per circa 600.000 tonnellate, come conferma la delibera di fabbisogno regionale, la n. 199 di aprile 2016.
In attesa dello spostamento dei tralicci la regione Lazio agisce d’imperio e autorizza ("Area Ciclo Integrativo dei Rifiuti" con delibera n° G11840 del 14/10/2016) una modifica non sostanziale per una sopraelevazione della collina di discarica da 280 a 287 metri sul livello del mare, corrispondenti ad “un quantitativo complessivo di 24.000 tonnellate circa, che Lazio Ambiente ha deciso di ripartire in massimo 120 tonnellate giornaliere (4 macchine giorno)” come si legge in un nota di Rida ambiente del 18 ottobre scorso.

Maturano decisioni, si preparano situazioni inaccettabili. Come ci opponiamo al revamping degli inceneritori di Colleferro, ci opponiamo allo spostamento dei tralicci perché sappiamo benissimo che con una nuova buca da riempire ci sarà sempre qualcuno che lo farà.

Ma il nocciolo della questione non è questo.

Ciò che è accaduto con Manlio Cerroni, patron della monnezza regionale e non solo, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma evidentemente incapaci si nasce.

Oggi siamo di nuovo sotto scacco, l’attore principale è un altro, ma ciò non cambia l’essenza delle cose, una società che minaccia di lasciare i rifiuti per strada se non si risolve la questione, diffidando la regione Lazio ad adempiere alla costruzione di una rete di siti ed impianti adeguata allo smaltimento.

Le politiche adottate lasciano mano libera ai ‘signori della monnezza’ che hanno tutto da guadagnare dalla successione di emergenze ed interventi straordinari, che finisce per scaricare le conseguenze sui territori, come Colleferro che torna in pole position per la risoluzione del problema. E sì, perché se c’è emergenza è sempre Colleferro che deve rispondere, è già accaduto e continuerà ad accadere se non poniamo termine a questo filo sottile di subalternità.

Un richiamo va fatto alle amministrazioni locali, incapaci di elaborare una strategia alternativa per il proprio territorio, dando la sensazione di non andare oltre il contrasto verbale al ripetersi un tragico copione. Nella catena dei poteri di governo sui territori -sempre più sbilanciata verso l’alto- alle amministrazioni locali non viene concessa neppure una blanda politica di ‘riduzione del danno’.

Una svolta radicale dall’economia dei rifiuti a quella del recupero richiede una straordinaria mobilitazione dei cittadini, delle risorse e delle competenze dei territori, una rivoluzione culturale e civile. Gli amministratori, nel momento in cui vi rinunciano, quando si coprono dietro i limiti dei propri poteri, hanno la grave responsabilità di spingere i cittadini verso la passività, salvo poi attribuire ad essa ogni responsabilità.

Noi, reti di associazioni, comitati e singoli cittadini, a quella mobilitazione abbiamo sempre fatto appello, ad essa abbiamo lavorato, ad essa ancora una volta ci rivolgeremo, prima che sia troppo tardi e prevalga l’indifferenza e la rassegnazione.

Il consiglio regionale straordinario sui rifiuti del 24 ottobre, sarebbe tale se fosse stato sostenuto da una consultazione, partecipazione e chiamata a raccolta di tutte le forze attive, ti tutti i livelli di governo del territorio.

Così non è stato, ne dovranno renderne conto.

sabato 22 ottobre 2016

Lettera aperta alla ministra Boschi

Referendum. Donne per il no


Gentile Ministra Boschi,
Come Lei, anche noi siamo sensibili alle questioni di genere e preoccupate per il prevalere di una cultura misogina largamente diffusa ad ogni livello della nostra società. Sappiamo quanto è difficile dover combattere quotidianamente contro l’esclusione delle donne dagli incarichi di maggiore responsabilità, contro la reiterazione di atteggiamenti che oscillano tra l’aggressività e il paternalismo, contro un ab-uso del corpo femminile degradante e reificante.
Tuttavia ci preme rassicurarLa su un punto da Lei sollevato pochi giorni or sono: l’assenza delle donne all’interno dei Comitati per il No alla riforma costituzionale che porta la sua firma. Siamo liete di comunicarLe che la Sua preoccupazione, in questo caso, è infondata. Non solo figure femminili di rilievo come Maria Luisa Boccia, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Ida Dominjianni, Silvia Niccolai e Nadia Urbinati in più occasioni hanno sostenuto pubblicamente le ragioni del No, non solo la vicepresidente del Comitato nazionale per il No, Anna Falcone, è una donna, ma sono migliaia le donne impegnate sui territori e per le strade nelle iniziative per il No alla riforma costituzionale. Sono precarie, attiviste, cittadine, donne a cui troppo spesso il mondo dell’informazione non da’ voce. Donne di ogni età e classe sociale, tutte in prima linea nella battaglia referendaria affinché il prossimo 4 dicembre il No prevalga, salvando il Paese da un’ulteriore spinta verso una deriva culturale che sta precipitando tutte e tutti, donne e uomini, in una miope visione della società basata su un’efficienza meccanica e non sul coltivare sapientemente l’arte della relazione, del dialogo, del fertile confronto. In una parola, l’arte della politica, e della politica basata sulla conoscenza, sulle idee piuttosto che sulle opinioni, sulla profondità dei pensieri piuttosto che sulla superficialità degli slogan.
Da donne, cioè da soggetti politici provenienti da una lunga storia di lotta per il riconoscimento, ci auguriamo che la politica diventi interesse sempre più diffuso nella nostra società e che gli strumenti e le tecniche che la nostra civiltà continua incessantemente ad affinare siano finalizzati a creare le condizioni perché la partecipazione democratica possa aumentare. Ci auguriamo, infatti, che quella che si suole chiamare la “distanza tra governanti e governati” diminuisca progressivamente, realizzando l’ambizioso progetto dei Costituenti: “il perfezionamento integrale della persona umana, in armonia con le esigenze della solidarietà sociale e in modo da favorire lo sviluppo del regime democratico mediante la sempre più attiva e concreta partecipazione di tutti alla cosa pubblica”.
Noi non crediamo che la riforma da Lei proposta vada in questa direzione. Anzi, riteniamo che la proposta di una semplificazione verticale del comando (apparentemente rassicurante ma fallimentare perché destinata a produrre distanza e ripulsa) riduca la dinamica democratico-partecipativa che ha reso possibile, tra le altre cose, proprio il percorso di emancipazione femminile. Anche nel Suo interesse, quindi, ci auguriamo che il 4 dicembre di fronte al bivio del referendum costituzionale il Paese scelga la strada di una democrazia inclusiva rappresentata dalla vittoria del No. Una vittoria che non consideriamo un punto d’arrivo, ma che dovrà essere necessariamente il punto di partenza per una grande riflessione sull’attuazione della Costituzione repubblicana e dei diritti e delle libertà da essa garantiti. Diritti e libertà finalizzati a una sempre più diffusa partecipazione democratica di tutte e tutti alla vita politica del Paese. Da donne, non possiamo che augurarcelo.
Nel salutarla restiamo a Sua disposizione per qualsiasi confronto.
Anna Fava, Stefania Barca, Serenella Iovino, Fernanda Gallo, Stefania Tarantino, Maria Gabriella Argnani, Raffaella Casciello, Marica Di Pierri, Celeste Ingrao, Maria Paola Gargiulo, Anna Falcone, Tristana Dini, Patrizia Gentilini, Alessandra Caputi, Paola Lattaro, Chiara Guida, Claudia Giacalone Delia Vallicelli, Simona Rotondo, Sabrina Argnani, Lucia Re, Tiziana Barillà, Flavia Maria Fiandaca, Rosa Scognamiglio, Monica Capo, Valentina Acca, Corinna Pieri, Francesca Faggiotto, Laura Serpero, Alessandra Chirimischi, Anna Pietrini, Maria Paola Patuelli, Marisa Fabbri, Alessandra Ghetti, Mara Dellasantina, Monica Savina, Anna Pintucchi, Maria Grazia Parri, Mara Nenci, Sara Scozzoli, Tamara Marani, Mariangela Cuorvo, Benedetta Ferraro, Teresa Ricciardiello, Giulia Rotondo, Carmen Gallo, Maria Vastola, Eleonora Ricci, Manuela Savino, Antonella Gallina, Marianna Garofalo, Teresa Di Feo, Ilaria Boiano, Arianna Parisi, Ilaria Poerio, Alessandra Sagliocchi, Stefania Ferraro, Edvige Di Ronza, Marianna Valle, Anna Paola Peratoner, Chiara Bernardini, Silvia Massera, Klejdia Lazri, Donatella Maisano, Teresa Pellegrino, Chiara Obit, Concetta Contini, Annunziata Galluzzo, Federica Viganò, Lidia Verde, Maria Pia Arpioni, Maria Concetta D’Addio, Antonella Scognamiglio, Rosanna De Lucia, Carmela De Lucia, Pina Moniello, Anna Rita Canone, Lucia Molli, Donatella T. Loprieno, Cristina Morini, Valentina Mangiapia, Erika Capasso, Silvia Regonelli, Patrizia Bonavita, Maria Immacolata Mazzone, Fulvia Bandoli, Bia Sarasini

Salt Peanuts

Luciano Granieri


Le società capitalistiche si basano fondamentalmente sull’imbroglio. Odiosi  escamotage che, “usano li ricchi per fregà li poveri" per citare Ettore Scola.  Ci sono grossi imbrogli , quelli in cui eccellono   le grandi banche e i fondi d'investimento , ma esistono  anche sotterfugi più piccoli,  di cui neanche ci accorgiamo perché accompagnano quotidianamente la nostra vita. Sono quelle clausole e clausolette che si nascondono nei  contratti dei  gestori telefonici, delle  società che si occupano di energia, per non parlare delle vessazioni che Acea impone nel nostro territorio.  Anche il settore farmaceutico e sanitario prolifera  di sistemi tesi ad aiutare i ricchi a fregare i poveri.  Pure il governo Renzi  si diletta in questo sport.  A parte il grande imbroglio della riforma costituzionale,  l’ultima trovata   è l'Ape . Una curiosa revisione pensionistica  per cui    se un anziano vuole andare in pensione qualche anno prima  si deve prestare i soldi da solo, ma pagare gli interessi alla banca, compresa l’assicurazione  che copre l’istituto finanziario nel caso in cui  il malcapitato dovesse tirare le cuoia prima che siano trascorsi  vent’anni dal prestito. Un prestito, sottolineo,   costituito  dai soldi che egli stesso ha versato in contributi.  Prestarsi  soldi da solo e pagare gli interessi alle banche, non è male come sistema per  fregare i poveri a vantaggio dei  ricchi . Sto divagando.  Come si intuisce dal titolo, il testo  dovrebbe occuparsi di musica. Ma l’introduzione non è fuori luogo. Infatti anche all’epoca dei boppers nell’America degli anni  quaranta e cinquanta , la borghesia ricca usava sempre qualche trucchetto per aumentare i propri guadagni. Era uso, nei locali dove si esibivano Charlie Parker, Dizzy Gillespie e soci, offrire agli avventori noccioline salate,  in modo da indurli  bere di più. I boppers , in particolare Gillespie,   per denunciare e porre in spregio  questa abitudine un po’ truffaldina -   come ogni manifestazione della borghesia bianca-   suonavano il brano Salt Peanuts (noccioline salate ). L’esecuzione  fu un vero e proprio cavallo di battaglia di Dizzy Gillespie. Il trombettista, durante il pezzo urlava in modo sarcastico “Salt Peanuts-Salt   Peanuts”.   Come si vede l’attitudine al raggiro  della borghesia capitalista si perde nella notte dei tempi.


Propongo di seguito una versione di Salt Peanuts  registrata nel 1970 dal vivo a Newport. Insieme a Gillespie suonano: George Davis alla chitarra, Red Mitchell al basso, David Lee alla batteria 
Good Vibrations

venerdì 21 ottobre 2016

Wellcome to Minton's Playhouse

Luciano Granieri



E’ dura per un musicista nero sopravvivere a New York  nel dopoguerra degli anni ‘40.  Le  grandi orchestre ti sfruttano, devi esibirti svendendo il tuo talento alla borghesia bianca. E’ dura per un musicista nero entrare nei locali da una porta secondaria, mentre i tuoi compagni bianchi possono usare l'ingresso  principale. E’ dura per un musicista nero  girovagare per la città  dove è in tournee in cerca di un albergo, anche di ordine infimo, perché non può dormire nello stessa struttura degli orchestrali bianchi. 

Una frustrazione tremenda ti cattura il cervello  e vorresti mandare affanculo tutti quei signori bianchi che ti incitano a soffiare nel tuo strumento mentre loro si dimenano imbolsiti  senza neanche curarsi di quello che stai suonando.  Spesso,  se ti scappa una nota o una sequenza armonica strana, devi pure subire le ire del capo orchestra bianco, o ancora peggio nero zio tomista, che minaccia di licenziarti se continui  a suonare quella specie di musica cinese.  

Per fortuna dentro un paio di sale del  Cecil Hotel, sulla 118° ovest ad Harlem, non lontano da Morning side park, Teddy Hill, un sassofonista che aveva già diretto una sua orchestra al Savoy Balloroom, ha aperto  il Minton’s Playhouse. Un localino niente male, intimo, dove si suona  e si ascoltano dischi. Non c’è  un’orchestra scritturata  . Qui l’uomo bianco non può  dimenarsi al suono dell’esotico solista nero. In quel localino possono  suonare tutti. O meglio tutti coloro che sono  in possesso di talento e disposti a rompere le consuetudini armoniche e melodiche che stanno  portando  alla dissoluzione la musica jazz. 

Ogni  notte  i musicisti neri, ma non solo, dopo essersi umiliati nelle orchestre per tirare su un minimo di salario, si recano  al Minton’s impazienti di  improvvisare ed esprimere tutta la loro creatività. Il via vai è intenso  soprattutto di lunedì, giorno di riposo delle orchestre. Al Minton’s l’improvvisazione è  padrona assoluta. Attorno ad un piccolo nucleo fisso, composto dal batterista Kenny Clarke, dal pianista Thelonius Monk, dal bassista Nick Fenton, e dal trombettista Joe Guy, può   esibirsi ed improvvisare  chiunque sia  dotato di talento. Non è un caso che a questo gruppetto si siano aggiunti  stabilmente Dizzy Gillespie e Charlie Parker.  

Chi  non è  veramente in possesso di una notevole vena   creativa  rischia la brutta figura.  Lo zoccolo duro del Minton’s è  veramente particolare. Kenny Clarke ad un certo  punto decide che  la cassa  e  il rullante della sua batteria sono  troppa roba per segnare il tempo. Due mani e due piedi  asserviti alla scansione del ritmo sono un’esagerazione. Molto meglio dedicare alla causa del timing solo la mano destra sul piatto grande e lasciare liberi piedi e mano sinistra di profondere accenti e controtempi in assoluta libertà . 

Anche il pianista Thelonius Monk è un tipo veramente strano. Uno capace di tirare fuori dal suo pianoforte dei mutamenti armonici assolutamente impensabili, per chiunque si fosse messo dietro  ad una tastiera prima di allora . Dizzy poi suona delle scale velocissime, capaci di stravolgere il tema e ricostruirlo, disarticolando  completamente il rapporto, melodia-armonia. 

Charlie Parker però è più avanti di tutti con il suo sax alto. Lo avevano scovato Monk e Dizzy al Monroe’s un locale in cui si esibiva con l’orchestra di Jay McShann. Clarke rimase impressionato. “Suona della roba   che  non avevamo mai sentito prima, suona  delle frasi che credevo di avere inventato io per la batteria. E’  due volte più veloce di Lester Young e la sua concezione armonica è qualcosa che Lester non si sognava nemmeno” Così il batterista descrisse il suo stupore per Parker  . Per un po’ di dollari Charlie si convinse a trasferirsi da Monk e Dizzy. 

Improvvisazione? Certamente, ma secondo le regole del Minton’s. Gillespie, Monk, Clarke e Guy alcune volte si riuniscono il pomeriggio per inventare progressioni armoniche complicate stilisticamente rivoluzionarie , tali da scoraggiare chiunque non fosse  notevolmente dotato da improvvisarci sopra. I tipi senza talento non sono ammessi. Nonostante tutto il locale è pieno di musicisti pronti a misurarsi con le nuove provocazioni armoniche. Il batterista Max Roach, il contrabbassista Oscar Pettiford, il pianista Bud Powell, il maestro di Dizzy, Roy Eldridge e molti altri  spesso rimangono a deliziare gli appassionati con la loro maestria. 

Ma le cose più strane le suona un ragazzetto con la chitarra. Charlie Christian è il suo nome. Lo  strumento, solitamente  usato come elemento essenzialmente ritmico, nelle mani di Christian diventa un potente propulsore, dispensatore di scale e arpeggi  che lasciano senza fiato. Charlie Christian suona la chitarra in un modo del tutto nuovo, mai ascoltato prima.  

Al  Minton’s non si fa  musica per il pubblico, ma  per il cervello del pubblico. Chi è disposto ad a aprirsi al nuovo linguaggio è bene accetto, chi pretende di divertirsi nell’umiliare il jim crow nero è meglio che cambi strada. Al Minton’s non si cerca l’applauso, non si ammicca al pubblico, anzi di certi soggetti se ne può fare tranquillamente a meno. Eppure nonostante questa ostilità da parte dei musicisti verso un certo tipo di auditorio   il locale è sempre pieno. Soprattutto di lunedì quando dopo  mezzanotte va in scena l” hash and grits nights”. Gli appassionati possono gustare  un manicaretto a base di carne tritata e fiocchi d’avena.  Resta ancora da capire se la gente viene per sentire la musica o mangiare carne e fiocchi d’avena gratis. Un fatto è comunque certo, al Minton’s si sta facendo la rivoluzione. 

Di seguito il quartetto di Thelonius Monk.
Good Vibrations. 


Thelonious Monk, piano
Charles Rouse, tenor sax
Lawrence Gales, bass
Benjamin Riley, drums