Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 29 marzo 2017

CONSIGLIO POPOLARE DELL’ACQUA E DELLA DEMOCRAZIA

Coordinamento Romano Acqua Pubblca

ROMA, 8 APRILE 2017 
ORE 10.30-14.00

Campidoglio, Sala della Protomoteca

CONSIGLIO POPOLARE DELL’ACQUA E DELLA DEMOCRAZIA 


Dopo il lungo stop dei processi di privatizzazione dei servizi pubblici imposto dalla schiacciante vittoria referendaria del 2011, il fronte a favore della privatizzazione dell’acqua è tornato a muoversi attraverso il “risiko” delle aggregazioni e fusioni nelle gestioni del servizio idrico che hanno l’obiettivo di creare pochi grandi campioni nazionali (IREN, HERA e ACEA etc.) espropriando i Comuni di ogni potere sull’Acqua, in aperta contraddizione con la volontà popolare espressa con il Referendum; mentre il “potere politico”, al di là di alcune pallide manifestazioni di intenti, è silente e compiacente, assecondando di fatto il progetto di privatizzazione e di espulsione degli Enti Pubblici e dei cittadini dalla gestione del Bene Comune.
A fronte di tale disegno antidemocratico molti Comitati territoriali, affiancati dalle Amministrazioni Comunali più sensibili al tema, si stanno opponendo con forza al “disegno privatizzatore” chiedendo la disarticolazione delle multiutility ed il ritorno dell’acqua in mani pubbliche, affidandone la gestione ad enti di diritto pubblico, dando valore alla partecipazione democratica dei cittadini attivi.
Una delle protagoniste del grande “risiko” dei Servizi Pubblici Locali è proprio ACEA S.p.A., società che da tempo ha perso la sua dimensione di azienda locale a servizio della città di Roma per assurgere al ruolo di multiutility di rilevanza internazionale che opera esattamente con le stesse avide logiche mercatiste e finanziarie proprie di qualsiasi società privata. Una strategia che ACEA sta perseguendo con l'obiettivo di rafforzare la propria influenza su tutte le sue partecipate del Centro-Sud Italia, rendendosi responsabile di migliaia di distacchi idrici e di veri processi di "colonizzazione". Dalla Toscana all’Umbria, dalle province di Frosinone a quelle di Viterbo e Latina, passando a Sud per il Vesuviano ed in altri tanti territori del Paese, ACEA rappresenta lo strumento operativo del processo di espropriazione dei territori e della stessa città di Roma, ridotta a spettatrice e a semplice azionista dell’ACEA, incapace di determinarne le linee guida aziendali e le prospettive strategiche societarie.
Nel potenziare il processo di espropriazione e centralizzazione a sfavore dei territori colonizzati ACEA S.p.A. ha messo in piedi ACEA 2.0, la piattaforma di gestione accentrata delle funzioni aziendali che, privando le aziende satelliti di fondamentali funzioni operative, sta determinando apprensione nei lavoratori del settore che vedono il proprio futuro sempre più incerto e precario.
Dinanzi a tutto ciò chiediamo all’Amministrazione Capitolina di uscire allo scoperto e bloccare questo nefasto progetto esercitando a pieno il proprio ruolo di azionista di maggioranza ed imprimendo un cambio di rotta deciso alle politiche aziendali al fine di restituire un ruolo centrale agli Enti Locali nonché alla città di Roma, dato che ormai ACEA opera nella più completa autonomia da qualsiasi indirizzo pubblico. Il cambio di passo non può che passare attraverso:
  • la sostituzione del management di ACEA, a partire dai ruoli apicali attualmente attribuiti a soggetti ispiratori e promotori del processo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua;
  • la moratoria dei processi di fusione e di nuove acquisizioni da parte di ACEA e delle sue controllate;
  • sul piano immediato del rapporto con gli utenti, è necessario che ACEA e le sue controllate assumano in modo vincolante norme di comportamento “virtuose”, sulla base della contestazione fatta dall'Autorità per la Tutela del Mercato e della Concorrenza ad ACEA ATO 2 S.p.A. e a GORI S.p.A.;
  • la ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 S.p.A. attraverso lo scorporo da ACEA S.p.A. e la sua trasformazione in Azienda Speciale;
  • la dismissione da parte di ACEA di tutte le partecipazioni in società che operano al di fuori del Comune di Roma;
  • un piano di disimpegno di ACEA sul fronte dell'incenerimento dei rifiuti e nel settore dell'energia al di fuori del Comune di Roma.
In questa fase così delicata facciamo appello a tutte le forze del Paese che hanno accompagnato la Campagna Referendaria del 2011 di tornare a sostenere la battaglia contro le privatizzazioni e far sentire la loro voce a partire dal Consiglio Popolare dell'Acqua dell’8 aprile a Roma promosso dai Comitati per l’Acqua Pubblica dei territori soggetti ad ACEA.
Solo con una nuova mobilitazione di tutti si potrà bloccare il nuovo processo di privatizzazione in atto e porre le condizioni perché in questo Paese si rispetti la volontà popolare e si ritorni ad una gestione dell’Acqua Pubblica, Trasparente, Democratica e Partecipata.
Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia!


“Our Health Is Not For Sale” – “La nostra Salute non è in vendita”

Comitato per il No nel referendum costituzionale e il Comitato contro l'Italicum 

Adesione alla giornata europea di mobilitazione per la difesa della sanità pubblica “Our Health Is Not For Sale” – “La nostra Salute non è in vendita”, 7 aprile 2017.

Difendere ed estendere il Sistema sanitario pubblico in Italia è un punto essenziale per la realizzazione del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione italiana che impegna tutti gli organi dello Stato a tutelare la salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, garantendo cure gratuite agli indigenti.
Il sistema sanitario pubblico italiano (SSN) costruito sulla base della riforma del 1978, riconosciuto universalmente come uno dei migliori nel mondo, purtroppo da troppi anni è sottoposto ad un costante e progressivo indebolimento sia per i tagli finanziari a cui è sottoposto, sia per l'evidente spinta alla privatizzazione dei servizi. La riforma del 1978 aveva l'obiettivo di sopperire all'insufficienza del precedente sistema mutualistico, che cristallizzava le disuguaglianze nel diritto alla salute, introducendo l'attuazione di principi costituzionali e in particolare il diritto alla cura e alla salute delle persone.
L'indebolimento del Servizio sanitario nazionale viene motivato con ragioni di costo, ma in realtà l'Italia spende per la sanità meno dei paesi che hanno privatizzato la salute, tanto è vero che la spesa italiana è sotto la media Ocse ed europea. Il vero obiettivo di queste manovre è dare una spallata al sistema pubblico per aprire alla privatizzazione della sanità e agli enormi guadagni che questo consentirebbe sulla salute dei cittadini.
Occorre arrestare i tagli al sistema pubblico ed anzi occorre invertire la tendenza per garantire un livello accettabile e moderno di tutela della salute a tutte e a tutti, che dovrebbe essere uno dei parametri essenziali di attuazione dei principi fondamentali della Costituzione. Tagliare i finanziamenti al sistema sanitario pubblico vuol dire renderlo meno efficiente e spingere l’utenza a rivolgersi alle strutture sanitarie private, che invece dovrebbero essere parte del sistema di programmazione pubblica rispettandone rigorosamente principi ed obiettivi.
Contrasteremo in ogni modo il tentativo di trasformare il sistema sanitario pubblico, fondato sul diritto alla salute, in un sistema basato sulle assicurazioni private e sulla privatizzazione delle cure e della medicina.
Nel 2016 11 milioni di italiani hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, ben 2 milioni in più rispetto al 2012. Nello stesso tempo i cittadini vengono spinti a rivolgersi al privato per prestazioni sanitarie che il sistema pubblico non viene messo in condizione di erogare.

Per questo il Comitato per il No nel referendum costituzionale e il Comitato contro l'Italicum aderiscono alla seconda giornata europea di azione contro la commercializzazione della salute “Our Health Is Not For Sale” – “La nostra Salute non è in vendita” che si svolgerà il 7 aprile prossimo e invitano tutti i Comitati territoriali ad aderire e a partecipare alle manifestazioni che si svolgeranno nella giornata.

M5S FROSINONE “DOMENICA 2 APRILE A FROSINONE DIBATTITO SU DISARMO NUCLEARE E POLITICA ESTERA

Frosinone Cinque Stelle 




Domenica 2 aprile alle ore 11.00 presso l’Auditorium Colapietro, farà tappa l'#ObiettivoEsteriTour. Un tour che sta toccando diverse parti d’Italia, tra cui Frosinone, nel quale i portavoce del MoVimento 5 Stelle delle Commissioni Esteri e Difesa, si confrontano con i cittadini su una tematica importante quanto complessa, come quella della politica estera. L'obiettivo è dunque l’approfondimento e la costruzione di un dibattito, attraverso domande e suggerimenti su alcuni punti della politica internazionale per i quali, tra l’altro, gli iscritti al M5S saranno chiamati a pronunciarsi, attraverso delle votazioni online, con lo scopo di costruire insieme il programma di politica estera che il MoVimento porterà al governo.” – a dichiararlo è il gruppo del MoVimento 5 Stelle di Frosinone che continua – “Nella tappa di Frosinone verrà affrontata in particolare, la questione del disarmo nucleare, partendo dal pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia che già nel 1996, evidenziava l’obbligatorietà di perseguire e concludere negoziati volti ad un disarmo nucleare globale. A dar voce a questo interessante dibattito saranno per la Commissione Esteri i deputati Manlio Di Stefano e Marta Grande e per la Commissione Difesa il deputato Luca Frusone. Siete tutti invitati a partecipare, vi aspettiamo numerosi!”

martedì 28 marzo 2017

Consigli anarchici ai cittadini frusinati

Luciano Granieri


Cari concittadini di Frosinone, la libertà di decidere sulle sorti sociali e politiche della nostra città   è fondamentale.   

Ma tale  libertà si ottiene se noi ci dimostriamo decisi a volerla. 

Assuefarsi   nel  delegare ad altri la conquista e la difesa dei propri diritti è il modo più sicuro di lasciar libero corso all’arbitrio del  sindaco  podestà . Delegare ad esso e  alla sua  maggioranza è pericoloso. 

L’amministrazione risultante dall’investitura  elettorale, lungi dal favorire lo sviluppo della nostra  percezione di essere cittadino, tende a disabituarci   alla cura diretta dei nostri interessi. Induce noi  al servilismo, mentre essa si   predispone  agli intrighi e alle menzogne. 

Coloro i quali aspirano alla poltrona più alta della città cercano di  sfruttare  quella  moltitudine  di  noi  deprivata della coscienza di cittadinanza. Vi si rivolge per offrirle  portafogli, o includerla nelle combinazioni consiliari e di giunta. 

Le èlite comunali cercano di asservire al loro potere chi le ha designate. Vi riusciranno completamente se noi continueremo  a farci menare per il naso e turlupinare con menzogne, promesse da falsi pastori e da  sommi sacerdoti custodi degli interessi muratoriali-speculativi. 

Lungi da me l’idea di dissuadervi, o cittadini frusinati, dal cedere alla lusinga democratica delle urne, ma ritengo che alla scheda elettorale possa  sostituirsi, o aggiungersi, lo staffile ,per applicarlo santamente sulle spalle dei ciarlatani, dei farisei politici e dei mercanti di voti.


Liberamente tratto da: L’anarchia volgarizzata di Aristide Ceccarelli.


Prima edizione Roma 1910. 
Seconda edizione Ceccano 2016.


RESPINGIAMO LE MINACCE E PRESSIONI DELLE MULTINAZIONALI DELLE TELECOMUNICAZIONI CONTRO IL SOVRAINTENDENTE ECUADORIANO PEDRO PAEZ

Fabio Marcelli



Pedro Paez è il Sovraintendente ecuadoriano per il controllo del potere dei mercati, responsabile dell’applicazione delle leggi dello Stato relative alla disciplina della concorrenza e alla tutela dei diritti dei consumatori.
L’Ecuador ha varato in materia, una delle leggi più avanzate esistenti, che prevede misure effettive e stringenti per obbligare tutte le imprese, e specialmente quelle più potenti, a rispettare le sue norme.
La legge in questione ha costituito uno degli elementi qualificanti del governo del presidente Rafael Correa, che ha avuto come obiettivo far uscire l’Ecuador dalla tradizionale subordinazione alle imprese multinazionali.
Il Sovraintendente Pedro Paez ha svolto negli ultimi 4 anni una preziosa, coerente ed infaticabile opera volta a tradurre nella pratica i principi fondamentali sanciti dalla nuova Costituzione Ecuadoriana del 2008 e dalla legge. Nell’esercizio delle sue funzioni, la Sovraintendenza ha dapprima multato la multinazionale delle comunicazioni che opera in Ecuador come CLARO (CONECEL – Consorcio Ecuatoriano De Telecomunicaciones di proprietà del noto multimiliardario messicano Slim) per questioni di violazione delle norme di concorrenza, e successivamente per la violazione delle misure preventive da essa stabilite.
A causa della sua funzione istituzionale e del suo lavoro di fedele servitore dello Stato e della Costituzione, Pedro Paez è stato denunciato dalla multinazionale CONECEL, con l’accusa penale di” offesa all’onore e al buon nome della impresa”.
Il giudice competente ha assolto Pedro Paez, ma la denuncia presentata da CONACEL e la grave campagna contro-informativa realizzata dalla multinazionale attraverso i media controllati dalle oligarchie finanziarie del paese, continua a gravare come una evidenza in più della lotta di tali “poteri forti” contro la Revolucion Ciudadana e i suoi aspetti più progressisti.
Ciò assume un significato ben preciso specie tenendo conto dell’attuale complessa fase della vita politica ecuadoriana alla vigilia del turno di ballottaggio delle presidenziali. In questo frangente elettorale, infatti, il candidato delle destre oligarchiche, il banchiere Guillermo Lasso, rappresenta la restaurazione dei poteri forti e del passato ruolo del sistema bancario nella presa di quelle decisioni politiche e sociali del paese, che hanno determinato povertà, disuguaglianza, austerità e debito pubblico.
Occorre al riguardo osservare anzitutto come sia inammissibile che un’attività imputabile a un ente pubblico, come quella svolta da Paez, possa essere oggetto di denunce penali da parte di privati. Nel merito, lo stesso Paez si è del resto premurato di smentire efficacemente il presunto tenore diffamatorio delle sue dichiarazioni, dimostrandone la veridicità alla luce delle violazioni della legge ecuadoriana compiute da CONACEL.
Respingiamo l’attacco a Pedro Paez come un inaudito atto di arroganza di un potere privato che ricorre ad ogni mezzo per impedire attività legittime e doverose volte a conformarne il ruolo a quanto stabilito dalla Costituzione e dalle leggi dell’Ecuador, in omaggio a principi importanti come quelli relativi alle garanzie della concorrenza e ai diritti del consumatore.

lunedì 27 marzo 2017

Argentina. Polemica con l'elettoralismo di Pts e Po Dove si doveva stare il 7 marzo?

di Teca




Il 7 di marzo rimarrà a memoria dei lavoratori come il giorno in cui abbiamo costretto la direzione della Cgt (sindacato argentino similare alla Cgil, ndt) a indicare una data per lo sciopero generale.
Purtroppo il Partido Obrero, il Partido de los Trabajadores Socialistas (Pts), Izquierda Socialista (Is), il Mst e il Nuovo Mas (partiti della estrema sinistra argentina, ndt) non erano presenti. Alcuni, come il Nuovo Mas e il Pts hanno addirittura invitato a non partecipare alla manifestazione. Il resto ha organizzato un proprio presidio in Piazza di Maggio, a cinque isolati di distanza.
Il Pstu argentino (sezione in quel Paese della Lit-Quarta Internazionale, ndt), invece, era insieme ai lavoratori kirchneristi e peronisti, lanciando slogan perché sia indicata la data dello sciopero, contestando i burocrati insieme ai conducenti di linea e a tutti i lavoratori che festeggiavano la fuga dei burocrati dalla piazza.
Ma non siamo interessati all'autopromozione, per noi è importante poter discutere con tutti quei militanti onesti che hanno seguito le proprie organizzazioni alla manifestazione separata, perché in questo momento in cui la lotta si intensifica, le conclusioni che possiamo trarre sono fondamentali per il futuro dei lavoratori e delle masse popolari.
Una politica che si contrappone all'unità di lotta contro il governo
I giorni precedenti alla manifestazione promossa dalla Cgt come sfogatoio della rabbia dei lavoratori, i partiti della sinistra che compongono i fronti elettorali del Fit (Partido Obrero, Pts e Izquierda Socialista) e Ifs (Nuovo Mas eMst) non solo hanno scritto molti articoli per spiegare i motivi per cui secondo loro non si doveva partecipare a questa manifestazione, ma hanno fatto tutto il possibile affinché i lavoratori non vi prendessero parte.
Alla fabbrica Pepsico, per esempio, il Pts era contrario a manifestare, e alla Pilkington, il Nuovo Mas, senza consultare i lavoratori in assemblea, ha deciso che questi ultimi non avrebbero dovuto partecipare a questa storica giornata di lotta. Nel frattempo, il "Pollo" Ruben Sobrero e il suo partito, Izquierda Socialista, insieme al Partido Obrero, hanno chiamato i ferrovieri e i lavoratori del Sutna e di Agr a partecipare al loro atto "classista combattivo", in questo modo dividendoli dalle migliaia di lavoratori che manifestavano, indebolendo il movimento per lo sciopero generale che si è invece espresso con insulti e lanci di bottiglie contro i leader della Cgt che hanno dovuto scappare come topi.
A tal punto arriva il disorientamento politico di questi partiti. La prima reazione del Pts è stata quella di scrivere sul proprio sito (Izquierda Diario) che quanto accaduto era una lotta tra settori della burocrazia.
Sappiamo che in questi partiti di sinistra ci sono centinaia di lavoratori e giovani che lottano e militano instancabilmente e a cui va tutto il nostro rispetto, ed è proprio per questo che ci sentiamo in dovere di criticare la politica dei loro partiti.
La impressionante deriva elettoralista di Pts e Po
Noi crediamo che il Po, il Pts, l'Is, il Nuovo Mas e il Mst si stanno sforzando di separare i proprio militanti e simpatizzanti dal resto dei lavoratori solo perché quello che cercano è di rendersi visibili elettoralmente. Non è casuale che meno di una settimana dopo le tre storiche giornate di lotta, dove la necessità reale che è emersa è quella di spingere per organizzare lo sciopero generale in Argentina, il Pts, il Nuovo Mas e il Mst hanno convocato al Hotel Castelar conferenze... di presentazione dei loro candidati per le elezioni di agosto.
Già avevamo segnalato che l'evento organizzato ad Atlanta l'anno scorso andava in questa direzione: un'assemblea elettorale ad un anno dalle elezioni nazionali.
Invece di lottare per lo sciopero generale convocando assemblee nei luoghi di lavoro, assemblee dei delegati, hanno sprecato le energie di migliaia di militanti in una manifestazione utile solo a lanciare la campagna elettorale del Fronte Elettorale (Fit). Lo stesso hanno fatto il Nuovo Mas e il Mst che avevano lanciato il loro fronte elettorale a dicembre.
Crediamo che il 7 di marzo questi partiti abbiano proseguito con la stessa logica e questo ci sembra totalmente sbagliato. Le riforme di Macri (presidente dell'Argentina, ndt) vanno respinte scendendo nelle piazze non eleggendo deputati.
Non è momento di campagna elettorale, non facciamo il gioco di governo e padroni che vorrebbero relegare tutto sul terreno delle elezioni. Siamo di fronte ad una grande opportunità che possiamo sfruttare se riusciremo ad unire i lavoratori sul terreno della lotta ai licenziamenti, per il salario, per le condizioni di lavoro.
Con questo non vogliamo dire che non ci si deve presentare alle elezioni, cosa che abbiamo fatto in passato e rifaremo in futuro: ma non questo è il momento. Eleggere deputati è importante, ma perché poi essi denuncino il parlamento come un covo di banditi, non perché rafforzino il parlamento facendo accordi con la borghesia per permettergli di approvare delle leggi: come invece ha fatto, per esempio, il Pts votando la legge sugli asili d'infanzia con il kirchnerismo, o facendosi foto l'8 di marzo con deputate del Pro (il Pro è un partito di centrodestra, ndt).
Lo stesso ha fatto il Po, che col Pts ha garantito il quorum in parlamento al kirchnerismo per permettergli di votare più di 100 leggi con la scusa che queste erano leggi "a favore della classe operaia".
Insomma: Pts e Po fanno il contrario di quanto sarebbe necessario: rifiutano l'unità d'azione dei lavoratori contro le misure del governo e si uniscono alla borghesia nella lotta in parlamento.
Spingiamo insieme per lo sciopero generale rivendicando un piano di lotta
Pts e Po sprecano fiumi di inchiostro per spiegare che la direzione della Cgt, essendo burocratica, non vuole convocare lo sciopero generale, dunque bisogna organizzarsi in maniera indipendente. Anche noi concordiamo col fatto che la direzione della Cgt è composta da burocrati e che non sia nelle loro intenzioni convocare lo sciopero generale, in quanto principali garanti della governabilità. E siamo anche consapevoli della necessità di costruire una alternativa indipendente da questi dirigenti traditori. Ma ciò di cui si sta discutendo qui è di quale possa essere il modo migliore per raggiungere questo obiettivo, per poter scavalcare queste direzioni. E in questo senso pensiamo questi partiti della sinistra abbiano in definitiva fatto un favore ai burocrati togliendo lavoratori dalla manifestazione della Cgt per portarli da un'altra parte: così facendo hanno indebolito la lotta per lo sciopero generale.
Non è in questo modo che si lotta realmente per l'indipendenza politica dei lavoratori. Di fronte al tradimento dei dirigenti sindacali e politici, dobbiamo lottare a fianco dei lavoratori anche se questi hanno fiducia in partiti come il Partido Justicialista, il kirchnerismo o se non hanno fiducia in nessuno. Dobbiamo lottare al fianco dei lavoratori mettendo bene in chiaro che noi non vogliamo che torni al governo Cristina Kirchner o che ci vada Massa o qualche altro candidato dei padroni: noi vogliamo che governino i lavoratori e le masse sfruttate.
Per questo noi eravamo alla mobilitazione con le parole d'ordine: sciopero generale subito! abbasso il piano Macri! Abbiamo distribuito più di 30 mila volantini che chiedevano alla Cgt di indicare una data per lo sciopero generale. Siamo andati a rivendicarlo, perché sapevamo che altrimenti ciò non sarebbe avvenuto. E siamo stati presenti alla manifestazione perché lo sciopero generale, e il piano di lotta necessario per respingere le riforme del piano Macri, lo potremo realizzare solo stando nelle piazze coi lavoratori dei diversi partiti e sindacati. Pretendere di poterlo realizzare solo coi militanti e i simpatizzanti dei partiti di sinistra è ridicolo. Ad oggi la sinistra da sola non ha la capacità per convocare uno sciopero generale e respingere così il piano Macri. Questa è la realtà. Però abbiamo la forza per costringere le direzioni politiche e sindacali, smascherarle, proponendo una politica distinta e opposta a quella che loro propongono e così incanalare lo scontento nella giusta direzione.
Ma non è con l'autoproclamazione che vinceremo la battaglia, bensì conducendo una dura lotta dall'interno, rivolgendoci alla base operaia perché non si fidi di questi traditori. Dunque dobbiamo trarre delle lezioni dagli avvenimenti del 7 marzo, perché una cosa è stata dimostrata: che ci sono le condizioni per avanzare e cambiare la situazione.
Pertanto, invitiamo queste organizzazioni della sinistra (Pts, Po, ecc.) ad una riflessione. Le invitiamo a cambiare atteggiamento, perché pongano tutti i loro sforzi al fine di raggiungere la massima unità di tutti i lavoratori, per spingere dal basso verso lo sciopero generale e organizzare la lotta contro i piani del governo e delle direzioni traditrici e vendute. Dobbiamo costruire dal basso e al calore delle lotte la nuova direzione del movimento operaio che è necessaria.
Il nostro partito, il Pstu, è al servizio di questa battaglia ed apre le porte a tutti i lavoratori che intendono portarla avanti.

domenica 26 marzo 2017

Se credi che il mondo sia piatto allora rimani nella UE, se invece credi che sia tondo, allora esci e combatti per un mondo libero.

Luciano Granieri




Quali erano  le notizie  che avrebbe dovuto riempire i quotidiani e affollare le TV  in merito alle manifestazioni anti UE  svoltesi sabato 25 marzo a Roma? In particolare cosa doveva contenere  il reportage del corteo Eurostop, partito da Piramide  per arrivare a Bocca della Verità, e del  comizio di San Lorenzo  del Partito Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista? "Roma messa a ferro e fuoco dalla violenza dei centri sociali. I teppisti anti UE  hanno  devastato vetrine, bruciato vetture e ingaggiato violenti scontri con la Polizia". Disgraziatamente per i media, che già avevano preparato  il terreno all’auspicata  devastazione con un martellare continuo sulla pericolosità dei vandali  anti UE, tutto ciò non è accaduto. 

Meno male, eliminata le notizie sugli scontri, l’oggetto degli articoli e dei servizi si sarà concentrato sulle ragioni delle manifestazioni.  Neanche per sogno. Le news di ieri hanno enfatizzato come  non si siano  verificati incidenti, non per la compostezza e civiltà dei manifestanti, ma per l’abilità delle forze dell’ordine. Il questore Marino, ha spiegato dalle pagine della cronaca di Roma del quotidiano “la Repubblica”,  come ha evitato  le distruzioni,   annunciate, secondo il dirigente di Polizia, da  “ …un chiaro progetto di devastazione della città di Roma”. 

Ma  quali sono state queste abili mosse strategiche per neutralizzare i facinorosi? Intanto bloccare tre pullman, provenienti dal Veneto,   dalle Marche e dalla Val di Susa, all’altezza di Tor Cervara. Con la scusa di controllare e identificare i passeggeri, si è negata  la partecipazione di questi  manifestanti al corteo.  La notizia arrivava dalle parti di Testaccio e, non senza tensione, si ritardava la partenza del serpentone colorato per attendere l’arrivo dei fermati che evidentemente  non giungeranno mai. 

Nonostante questa provocazione il corteo muove verso Bocca della Verità mantenendo . I pochi bar rimasti aperti, anziché essere devastati, hanno fatto affari perché molti si sono fermati a rifocillarsi. Tutto stava procedendo per il meglio quando  ecco l’altra abile mossa per evitare la devastazione. Le forze dell’ordine insospettiti dall’”ambiguo” ,secondo loro, attardarsi  di alcuni manifestanti (circa mille), pensano bene di circondare con i blindati gli incauti ritardatari. Alcuni scappano verso una viuzza laterale, prontamente inseguiti dai poliziotti pronti ad aggredirli . 

Non si capisce bene quale sia la regione  di questa tentata aggressione da parte della polizia. Giorgio Cremaschi animatore della piattaforma Eurostop,   insieme all’anarchico settantenne, in carrozzina,   Lello Valitutti, si sdraia  davanti ad uno dei blindati che aveva bloccato lo spezzone dei ritardatari. Questa azione pacifica ma decisa, induce le forze dell’ordine ad arretrare e a far ripartire il corteo, ormai spezzato in due tronconi. 

Dunque secondo il questore le due azioni appena descritte avrebbero evitato la devastazione? A me sono sembrate  provocazioni belle e buone tese ad innescare quegli scontri tanto auspicati dai media e non avvenuti per la calma e la saldezza di nervi dei manifestanti. Sarebbe corretto, quindi,  dare la notizia  giusta per cui non si sono verificati incidenti  non per merito ma “nonostante la polizia”. 

Ordine  pubblico a parte,  per allentare la tensione dell’intervento vorrei raccontare  un storia liberamente tratta dalle manifestazioni di Roma. Ci sono  due cortei. Quello  buono della foglia riformista, con la Cgil, la Fiom, l’Arci , la Uil,  Sinistra Italiana e altri movimenti riformisti . Quello  cattivo della mela comunista, denominato Eurostop, composto da centri sociali, movimenti per la casa, Usb, No Tav ed altre sigle di estrazione comunista anticapitalista. La foglia e la mela iniziano a camminare insieme, convinte che l’attuale Unione Europea sia nefasta per i diritti di  disoccupati, precari, lavoratori e  studenti, tesa com’è a salvaguardare gli interessi della speculazione capitalistico-finanziaria. 

La foglia, crede che il mondo sia piatto,cioè che la melmosa piattitudine capitalista  europea e mondiale sia governabile con qualche misura solidaristica. La mela invece crede che il mondo sia tondo e, come tale, in grado, girando , di ribaltare la landa  liberista.  Azione indispensabile per rendere reale la liberazione degli sfruttati dagli sfruttatori. La verità dice che il mondo è tondo, dunque la mela  è nel vero e può elevarsi  nel suo proposito  teso a rovesciare la natura capitalistica insita nella UE,  necessaria affinchè i settori sociali impoveriti possano aspirare ad un prospettiva di reale cambiamento delle loro condizioni. La foglia convinta che il mondo sia  piatto, sarà sconfessata dalla realtà e destinata a sprofondare , vittima della fallace  convinzione che un’ Europa dalla natura capitalista possa essere governata. La foglia verrà travolta dalla propria illusione, la mela, con l’aiuto di tutto il mondo “tondo” anticapitalista sarà destinata  a progredire. 

Vi piace questa storia? L’avete già sentita? Avete ragione.  Non l’ho inventata io ma è liberamente tratta dal brano "La Mela di Odessa" degli Area. Il pezzo  accompagna la clip con le foto della manifestazione scattate dai compagni Eugenio Oi, Giorgio Cremaschi, Gianluca Evangelisti.


Good Vibrations.