Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 4 settembre 2018

Ottanta anni fa nasceva la Quarta Internazionale

Francesco Ricci



Nel Diario d'esilio (1), in data 25 marzo 1935, Trotsky scrive: "(...) penso che l'opera nella quale sono impegnato, malgrado il suo carattere insufficiente e frammentario, sia la più importante di tutta la mia vita, più importante che il 1917, più importante che lo stesso periodo della guerra civile o qualunque altro."
L'"opera" a cui fa riferimento Trotsky è la costruzione della Quarta Internazionale che, formalmente "fondata" (ma il termine non piaceva a Trotsky) nel 1938, aveva iniziato il suo percorso già negli anni precedenti, a partire dalla Opposizione di Sinistra Internazionale che raggruppava le organizzazioni comuniste in lotta contro la degenerazione stalinista del Comintern.
Per i dieci anni dal 1923 al 1933 Trotsky cercò di riformare la Terza Internazionale che aveva fondato con Lenin. Quando lo stalinismo aprì la porta all'ascesa al potere di Hitler in Germania (1933) e questo ennesimo tradimento non suscitò alcuna opposizione nelle sezioni del Comintern, fu la prova della definitiva degenerazione e capitolazione, che indicava la necessità di una nuova Internazionale, la Quarta. (2)
Nel luglio 1936 si tenne in Norvegia una Conferenza che fondò il Movimento per la Quarta Internazionale. Lì si decise che entro breve tempo si sarebbe svolto un primo congresso della Quarta Internazionale con l'adozione di un programma fondativo. Il "per" serviva per convincere definitivamente alcuni settori di provenienza centrista recalcitranti. Completato questo lavoro, nel 1938 arrivò infine il momento di formalizzare quella che era già una realtà operante, con un congresso che facesse assumere al movimento trotskista il nome di Quarta Internazionale.
Già all'epoca questa decisione si scontrava oltre che con la repressione armata stalinista, anche con l'opposizione politica di vari gruppi centristi. Le obiezioni sono varie ma ruotano attorno a un punto fisso: non si può costruire un'internazionale se prima non si dispone di partiti nazionali con forte radicamento. Trotsky fa presente che l'argomento è non solo anti-dialettico dal punto di vista teorico (la costruzione del partito nazionale e di quello internazionale non sono processi a fasi separate ma due momenti che si alimentano a vicenda) ma pure in contrasto con l'esperienza viva del movimento comunista. Impiegando il criterio delle due fasi (prima i partiti di massa, poi l'Internazionale) Marx ed Engels non avrebbero dovuto costruire la Prima Internazionale, che nacque anzi prima sul terreno internazionale e solo in seguito formò organizzazioni nazionali; non si sarebbe dovuta costruire la Seconda Internazionale, che pur disponendo di qualche organizzazione di massa rimase a lungo una federazione di partiti più che un partito internazionale; Lenin e Trotsky non avrebbero dovuto costruire la Terza Internazionale che, ufficializzata nel 1919, prese il via già dal 1914 (il giorno dopo il voto dei crediti di guerra da parte della socialdemocrazia), quando non solo non c'erano partiti di massa ma l'intero movimento operaio veniva distrutto e i militanti socialdemocratici si scannavano tra loro nelle trincee in difesa delle rispettive "patrie".
Ma c'è un argomento che dovrebbe da solo dimostrare, almeno oggi, l'infondatezza degli argomenti avversi alla nascita della Quarta Internazionale: tutte le organizzazioni esterne allo stalinismo (da quelle raggruppate nel cosiddetto Bureau di Londra ai vari gruppi ultrasinistri, come il bordighismo italiano) o furono riassorbite da una delle due altre Internazionali (la Seconda socialdemocratica e la Terza stalinizzata) o sopravvissero solo come sette nazionali, in un crescente distacco sia dalle lotte di massa sia dai fondamenti del marxismo (se inteso come il programma con cui armare le masse alla conquista del potere). Se certi argomenti contro la cosiddetta nascita "prematura" della Quarta Internazionale sono stati ripetuti anche nei decenni successivi (e ancora oggi, come noiose litanie) ciò si deve in primo luogo al mancato sviluppo della Quarta Internazionale che, pur essendo originato soprattutto dall'opera di contrasto mortale sviluppata contemporaneamente da tutti i governi del mondo (dei Paesi capitalisti come di quelli operai), continua da alcuni ad essere indicato come la prova che l'Internazionale non andava fondata: senza che ci sia spiegato quale altra via avrebbe dato frutti migliori o avrebbe anche soltanto salvaguardato e sviluppato il marxismo facendogli superare il macello della seconda guerra mondiale, altri decenni di stalinismo e infine il crollo, con lo stalinismo, degli stessi Stati operai e la conseguente restaurazione del capitalismo.
Dal punto di vista letterario, un contributo significativo al diffondersi di queste critiche inconsistenti lo ha dato Isaac Deutscher con la sua monumentale trilogia su Trotsky (3). Questa biografia è stata per anni l'unico testo disponibile su Trotsky non impregnato di falsificazioni staliniste. Purtroppo, il merito di aver ricostruito almeno in parte la verità dei fatti si è combinato (in forma poco scientifica anche dal punto di vista storiografico) con i pregiudizi e le concezioni fondamentalmente anti-trotskiste di Deutscher (che pure era stato in gioventù militante del movimento trotskista).Tutto il terzo volume (Il Profeta in esilio) è dedicato a dimostrare la presunta inconsistenza del movimento trotskista, facendo una caricatura dei dibattiti e delle polemiche interne ad esso, banalizzando discussioni teoriche di cui, con tutta evidenza, a Deutscher sfuggiva l'importanza. Le pagine riservate alla conferenza fondativa del 1938 sono un tripudio di "piccola riunione", "poco più di una illusione", ecc. A un certo punto, l'autore stesso mette in contraddizione la sua tesi preconcetta con la realtà e si chiede come sia possibile che Stalin abbia dedicato le sue principali energie a cercare di distruggere il movimento trotskista, visto che si trattava (secondo Deutscher, ma evidentemente non secondo Stalin) di piccoli gruppi privi di importanza raccolti attorno a un patetico vecchietto esiliato in Messico.
In realtà gli studi successivi di storici seri e competenti hanno dimostrato che la ricostruzione di Deutscher del ruolo e delle potenzialità del movimento trotskista era priva di fondamento. Nel 1980 si sono aperti per la prima volta gli Archivi di Harward dove era custodita una gran parte dei fondi di Trotsky: sia gli originali di molti testi sia una buona parte della corrispondenza. Uno degli studiosi che ha iniziato il lavoro di sistemazione di questo gigantesco repertorio - un lavoro coordinato dallo storico marxista Pierre Broué, autore della più ampia e documentata biografia di Trotsky (4) - ha così riferito già poche settimane dopo l'apertura degli Archivi dei primi risultati: "La lotta per la Quarta Internazionale rappresenta l'asse centrale dell'attività di Trotsky per tutti gli anni Trenta - e per coloro che dovessero ancora dubitarne, basti vedere la quantità di lettere che Trotsky dedica a questa questione: l'apertura degli archivi di Trotsky ad Harvard non lascia nessun dubbio al riguardo."(5)
Gli storici hanno dimostrato non solo quello che era il giudizio soggettivo di Trotsky (che avevamo già indicato nel brano riportato dal suo Diario): riportando alla luce la corrispondenza e i testi a cui lavorava negli ultimi anni Trotsky in Messico hanno dimostrato in maniera definitiva che quella del "vecchietto isolato" è una fantasia di Deutscher (6). Dal Messico questo "vecchietto isolato" corrispondeva con militanti rivoluzionari sparsi in una quarantina di Paesi; dettava decine di saggi, articoli, migliaia di lettere a un ritmo incessante in cui commentava, suggeriva, analizzava, indirizzava la politica rivoluzionaria di mezzo mondo.
(...) Stalin insomma è stato uno dei peggiori avversari del comunismo ma non era un folle, incarnava interessi materiali - quelli della burocrazia - con grande lucidità. Se sferrò contro i trotskisti un attacco senza precedenti, che non fermò neppure dopo essere riuscito ad assassinare il principale dirigente, proseguendo implacabilmente contro altre centinaia di militanti, è perché sapeva che la Quarta Internazionale - e solo la Quarta Internazionale - avrebbe potuto rovesciare la casta burocratica e guidare nuove rivoluzioni all'assalto dell'imperialismo con cui invece Stalin, alla fine della Seconda guerra mondiale, si spartì il mondo (prima che l'imperialismo, con la collaborazione degli eredi di Stalin, si riprendesse anche gli Stati operai burocratizzati, restaurandovi il capitalismo).
Certo la responsabilità del mancato sviluppo della Quarta Internazionale non sono imputabili solo alla repressione congiunta di stalinismo, fascismo e borghesia. Una parte importante l'hanno avuta i processi involutivi interni, derive opportuniste o settarie della sua direzione maggioritaria: ma l'origine di questi stessi processi (di cui non saremo certo noi a discolpare i dirigenti centristi: i Pablo, Mandel, Livio Maitan, ecc.) è, in ultima analisi, anch'essa il derivato delle sconfitte rivoluzionarie dalla fine degli anni Quaranta in poi, prodotto cosciente delle criminali direzioni staliniste e socialdemocratiche. Una ricostruzione dei processi di deriva centrista di ampi settori della Quarta Internazionale richiederebbe però molto altro spazio, in realtà un altro libro. Nahuel Moreno, dirigente trotskista (e fondatore della Lit-Quarta Internazionale, di cui il Pdac è sezione italiana) che ha contrastato fin dagli anni Cinquanta questa deriva ha scritto testi preziosi di analisi alla cui lettura rinviamo il lettore.
 
3 settembre 1938: una Conferenza accerchiata
Rudolf Klement, segretario organizzativo del movimento, poco prima di essere ammazzato scrisse, a nome del Segretariato, la circolare di convocazione della conferenza internazionale (1 aprile 1938): "Sarà nei fatti probabilmente la nostra ultima conferenza internazionale prima dello scoppio della guerra mondiale e degli avvenimenti rivoluzionari cui essa darà inevitabilmente luogo. Abbiamo bisogno di fare un bilancio della nostra esperienza, verificare, confermare, precisare il nostro programma e la nostra politica, consolidare le basi ideologiche e organizzative della Quarta Internazionale per poter effettivamente adempiere al ruolo che la Storia ci ha assegnato. Si tratterà di porre la questione della 'fondazione' della Quarta Internazionale? Questo è un modo sbagliato di porre la questione. Il processo di formazione della Quarta Internazionale è iniziato da tempo e non si concluderà nel breve periodo. E' necessario, tuttavia, che coloro che, nel mondo intero, combattono per il programma bolscevico della Quarta Internazionale costruiscano, consolidino, estendano la loro organizzazione internazionale, applicando su scala nazionale e internazionale il centralismo democratico. Possa la seconda conferenza costituire un nuovo passo in questa direzione!" (7)
(...)
La Conferenza si celebra il 3 settembre 1938 a Perigny, alla periferia di Parigi, nella casa messa a disposizione di Alfred Rosmer. (...)
Dai verbali (8) sappiamo alcuni dati interessanti (...).
Partecipano i delegati di una dozzina di sezioni: Urss, Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia, Italia, Grecia, Olanda, Belgio, Stati Uniti e un delegato brasiliano in rappresentanza dell'America Latina. Vengono attribuite ad alcuni delegati anche le deleghe per: Spagna, Messico, Canada e Cecoslovacchia. Risultano affiliate al momento del congresso anche sezioni in: Svizzera, Norvegia, Romania, Austria, Messico, Cuba, Repubblica Dominicana, Argentina, Cile, Bolivia, Uruguay, Cina, Indocina, Australia, Sudafrica, Danimarca. Diverse sezioni non possono essere presenti per problemi di sicurezza o organizzativi. L'assenza più importante è quella - obbligata - di Trotsky.
Tra i delegati vi sono: James Cannon, Max Shachtman, Nathan Gould, Emanuel Geltman (Usa); Pierre Naville, Yvan Craipeau, Jean Rous, Marcel Hic, David Rousset, Joannès Bardin (Francia); Mario Pedrosa (Brasile); Michel Raptis, Giorgios Vitsoris (Grecia); Leon Lesoil, Walter Dauge (Belgio); C.L.R. James, Denzil Harber, Hilary Sumner Boyd (Gran Bretagna); Josef Weber, Otto Schussler (Germania); Pietro Tresso (Italia); Herschl Sztockfisz, Stefan Lames (Polonia); Mordka Zborowski (Russia); G. De Wilde (Olanda).
I numeri ufficiali delle sezioni in diversi casi sono approssimativi, in quanto alcune sezioni lavorano in condizioni di clandestinità (in primis quella russa, di cui centinaia di militanti sono nei gulag) o non sono riuscite a far pervenire cifre definitive mentre alcuni documenti e verbali sono andati persi con il rapimento di Klement.
 
Il trotskismo, unica alternativa
Pochi giorni prima della Conferenza c'è il rapimento e l'assassinio di Rudolf Klement, giovane e coraggioso dirigente che era stato incaricato dell'organizzazione della Conferenza: il suo corpo decapitato verrà ripescato nella Senna il 26 agosto 1938, la settimana prima della fondamentale assise (9)
E non è finita. Gli agenti di Stalin si infiltrarono in tutte le organizzazioni trotskiste, per meglio distruggerle. Fino ad arrivare (come si è scoperto con certezza solo nel 1955) ai massimi livelli: il delegato russo alla conferenza fondativa, Mordka Zborowski, detto Etienne, era un agente della Gpu. Fu lui a organizzare l'omicidio di Lev Sedov (di cui era uno stretto collaboratore). E ancora, alla Conferenza del 1938 partecipava la militante statunitense Sylvia Ageloff, il cui fidanzato (a sua insaputa) era un altro agente di Stalin, quel Ramon Mercader che riuscirà, dopo due anni di frequentazione della Ageloff e dei trotskisti, ad accedere alla casa di Trotsky in Messico, dove infine, con un colpo di picozza alla testa, fermerà quel cervello che tanto impensieriva la burocrazia. (10)
Tutti coloro che, ieri e oggi, si ostinano a indicare in Trotsky un sognatore isolato, dovrebbero spiegare i motivi di queste persecuzioni da parte della burocrazia di Mosca. E avrebbero da spiegare anche perché a questa colossale caccia al trotskista parteciparono tutte le direzioni insediate dallo stalinismo alla testa dei diversi partiti comunisti: a cominciare da quella del Pci di Togliatti (il più zelante persecutore dei comunisti anti-stalinisti), il quale, anche dopo la morte di Stalin (1953) e l'avvio della cosiddetta "destalinizzazione" kruscioviana (in realtà un tentativo della burocrazia di addebitare a un uomo solo, Stalin, le colpe di una intera casta), ancora continuava a giustificare con dovizia di argomenti i Processi di Mosca. (11)
Il massacro di comunisti fu gigantesco: perirono sotto i colpi di Stalin non solo tutti i principali dirigenti bolscevichi russi ma anche militanti e dirigenti comunisti di mezzo mondo: per l'Italia vogliamo ricordare qui almeno Pietro Tresso, che fu segretario organizzativo del Pcd'I negli anni Venti, assassinato dagli stalinisti francesi nel 1944. (12)
L'altra metà del lavoro, per così dire, la fecero i fascisti, ammazzando, tra gli altri: nel 1944, ad Auschwitz, Abraham Leon; Pautelis Pooliopulos (dirigente comunista, curatore dell'edizione in greco del Capitale di Marx), fucilato dai militari fascisti italiani (che arringò fino a pochi minuti prima di essere ucciso insieme a tutto il gruppo dirigente trotskista greco); Leon Lesoil (fondatore del Pc belga e poi segretario delle locale sezione trotskista, leader delle lotte dei minatori); Marcel Widelin (organizzatore delle cellule comuniste clandestine nella Wermacht); Marcel Hic (dirigente della sezione francese in clandestinità sotto l'occupazione nazista, arrestato e torturato dalla Gestapo, morirà in un campo di concentramento); Franz Kascha e Joseph Jakobovic (dirigenti trotskisti austriaci, attivi in clandestinità sotto il nazismo, condannati a morte per "propaganda disgregatrice nelle forze armate e alto tradimento"). E tanti altri: l'elenco, purtroppo, sarebbe assai più lungo.
Coloro che negli anni, per dimostrare la presunta "inutilità" della Quarta Internazionale, si sono interrogati con atteggiamento amletico sulle  sue "insufficienze" e sulle ragioni del suo mancato sviluppo, potrebbero forse chiedersi, più utilmente, se il massacro di migliaia di militanti non abbia in qualche modo contribuito a questo mancato sviluppo. O anche se un qualche ruolo non lo abbia avuto la catena lunghissima di sconfitte a cui lo stalinismo costrinse il movimento operaio per decenni. Peraltro sarebbe interessante chiedere a questi scettici di indicarci un'altra corrente del movimento operaio che sia stata in grado di sopravvivere allo stalinismo senza trasformarsi in una setta sterile o senza confluire in una delle infinite varianti del riformismo, tutte subalterne, in una forma o nell'altra, alla borghesia e ai suoi governi anti-operai, all'imperialismo e alle sue guerre. Noi non ne conosciamo nessuna fuori dal trotskismo.
 
Note
(1) L. Trotsky: Diario d'esilio (ed. Il Saggiatore, 1969, cit. p. 72).
(2) I passaggi esatti attraverso cui si passò dalla posizione di riforma del Comintern a quella di costruzione di una nuova internazionale sono questi: Marzo 1933. Dopo l'incendio del Reichstag e la sconfitta della Kpd, LT ritiene necessario costruire un nuovo partito in Germania di fronte all'evidente incapacità del più grande partito comunista d'Occidente, in mano agli stalinisti, di reagire ai colpi della repressione che avanza. Giugno 1933. LT prende atto che l'IC e tutte le sue sezioni non hanno nessuna reazione positiva di fronte al disastro tedesco. E' la dimostrazione che l'IC è morta per la rivoluzione. E il suo "4 agosto". Ottobre 1933. LT spiega che bisogna abbandonare quindi la politica di riforma sia per l'IC che per il PC sovietico e ciò comporta che l'obiettivo in Russia non è più quello di una riforma antiburocratica ma la rivoluzione politica che preservi le basi sociali della rivoluzione scalzando la casta. A questi passaggi corrispondono i vari nomi del movimento trotskista: nella fase della "riforma" IC si chiama Opposizione di Sinistra Internazionale (Osi); dall'autunno 1933 in nome diventa Lega Comunista Internazionalista (b-l).
(3) Si tratta dei tre libri di Isaac Deutscher: Il Profeta armatoIl Profeta disarmatoIl Profeta in esilio (pubblicati tra il 1954 e il 1963) (editi in Italia da Longanesi).
(4) Pierre Broué: La rivoluzione perduta. Vita di Trockij 1879 - 1940 (Bollati Boringhieri, 1991). Di là da alcune conclusioni che non condividiamo, questa è innegabilmente l'opera più completa, seria e rigorosa pubblicata finora, basata su decenni di studi e ricerche e supportata da un apparato critico affidabilissimo.
(5) Si veda l'intervento di Michel Dreyfus al convegno di Follonica: "Socialistes de gauche et trotskystes en Europe, 1933-1938" (Pensiero e azione politica di Lev Trockij Atti del Convegno Internazionale, Follonica 1980, Olschki Editore, 1982; per questo riferimento specifico v. pag. 558 del volume II). La traduzione dall'originale francese è nostra.
(6) Per una descrizione degli Archivi di Harward si veda: "Les Archives de Trockij" alle pagg. 631 e sgg. del volume II degli Atti del Convegno di Follonica.
(7) Il brano citato è una nostra traduzione dalla convocazione scritta da Klement e pubblicata nel n. 1 dei Cahiers Leon Trotsky (in cui sono raccolti i principali Atti della Conferenza del 1938.
(8) I verbali sono stati pubblicati nei Cahiers Leon Trotsky, n. 1 (v. nota 7).
(9) Si veda la testimonianza di Pierre Naville: "Sur l'assassinat de Rudolph Klement (1938)", pubblicata nel n. 2 (1979) dei Cahiers Leon Trotsky.
(10) Mercader, uscito di galera nel 1960, si recherà a Mosca dove verrà insignito (nella Russia kruscioviana) del titolo di "Eroe dell'Unione Sovietica" e riceverà, fino alla morte, una pensione da generale. Sull'assassinio di Trotsky rimandiamo in particolare a: "L'assassinat de Trotsky" in Atti del Convegno di Follonica e al libro di Pierre Broué: L'assassinat de Trotsky (ed. Complexe, 1980).
(11) Si veda, a conferma di ciò, la celebre intervista di Maurizio e Marcella Ferrara: Conversando con Togliatti (ed. di Cultura Sociale, 1953).
(12) Sulla bella figura di Pietro Tresso si possono leggere: Paolo Casciola e Guido Sermasi: Vita di Blasco. Pietro Tresso dirigente del movimento operaio internazionale (Odeon Libri - Ismos, 1985); e Pierre Broué, Raymond Vacheron: Assassinii nel Maquis. La tragica morte di Pietro Tresso (Prospettiva Edizioni, 1995).
 

domenica 2 settembre 2018

Diffondere l'odio è una moda pericolosa.

Luciano Granieri



Siamo ormai al delirio. Un delirio dilagante che sta coinvolgendo anche il nostro territorio. Mi riferisco al fenomeno Salvini, con tutto il suo portato di disumano  odio, che non è solo razziale, ma è rivolto verso chiunque osi scalfire l’immagine dell’UOMO, BIANCO e RICCO. Rivolto quindi  verso le donne (o altro genere che non sia maschile) , i neri (o altre etnie), i poveri. Ormai fare proprie  le vagonate d’odio che Salvini profonde a piene mani sui  soggetti non conformi è diventato di moda. Non si è trendy se sul proprio profilo social, non si difende il nuovo condottiero invocante le truppe alla difesa della Patria, e non si  dà addosso ai neri, ai froci, e ai poveracci. Giovani anime belle locali , che fino a ieri si erano tenuti fuori dalla politica ritenendola una cosa sporca, oggi sentono di aderire alla guerra in difesa della Patria. 

 Il quotidiano "Ciociaria Oggi", nell’edizione di ieri,  pubblica un articolo, in cui si spiega come alcuni giovani ciociari aderenti  al gruppo provinciale della Lega di Frosinone, coordinato da tale Veronica Rossi di Ferentino,  abbia lanciato la moda  di farsi un selfie con un cartello recante l’hastag “nessuno tocchi Salvini”. Ciò in risposta alle indagini della magistratura che hanno coinvolto il ministro della difesa della “razza italica” sulla detenzione illegale di 177 immigrati reclusi  sulla nave  Diciotti. Secondo quanto riportato dall’articolo, a firma  Alessio Brocco, l’iniziativa promossa dal  “ Coordinamento Provinciale Lega Giovani” è tesa “ a sollevare l’opinione pubblica su un tema fondamentale come quello dei migranti”, in particolare,    i giovani salviniani ciociari affermano categoricamente quanto segue:  “Potete indagare Salvini, ma non tutto il Popolo Italiano”.  In più  i giovani  razzisti locali, mettono in mezzo la Costituzione, documento da loro    fino a ieri  ignorato. Invocano  l’art 52 . quello in cui  si richiama il dovere dei cittadini alla difesa della Patria.  

Va  bene ragazzi  la moda è la moda ma ci sono due o tre cosette che dovreste sapere. Cosi,  solo per rendervi che  il vostro pigmallione padano spara solo cazzate :

1)  Il popolo italiano che dovrebbe meritare le indagini della magistrature insieme a Salvni non è TUTTO. Dovete togliere il sottoscritto,  quelli che hanno manifestato nel porto di Catania davanti alla Diciotti per sollecitare lo sbarco degli immigrati , quelli che hanno manifestato a Milano  contro  Salvini e  Orban,  quelli che hanno dato il benvenuto ai migranti accolti a Rocca di Papa, più tanti altri  che rifiutano le politiche razziste e fasciste del vostro condottiero,  oltre a   circa 600 amici che ho su FB, al netto di qualche grillino comunista pentito.  Dunque, facendo i conti il “POPOLO ITALIANO” che invocate cari  leghisti ciociari non solo non è tutto, ma è anche poca cosa

2) L’art. 52 Cost. intende la difesa della Patria come espressione di un dovere di solidarietà  e si persegue, soprattutto,  con il servizio militare (leva obbligatoria) , ma visto che il legislatore ha eliminato l’obbligatorietà di fare il soldato, uniformandosi alla visione solidaristica della concezione di Patria, il richiamo a questo articolo è quantomeno improprio e anacronistico , come se i migranti ci invadessero in armi per conquistare il nostro territorio e farne una propria colonia.

3) Se proprio vogliamo richiamare la Costituzione Matteo Salvini nella vicenda Diciotti ha violato  i seguenti articoli: 10) L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge". 13)  "Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria".  In riferimento alle norme del diritto internazionale richiamate dall’art.10 Cost. Sono state violate:  La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU). Art.3 il "divieto di trattamenti inumani e degradanti, soprattutto se sono coinvolti soggetti vulnerabili come minori o persone traumatizzate"; all’articolo 5: diritto  di  ogni persona   alla libertà e alla sicurezza  e  nessuno può toglierli ad essi   senza motivi; Convenzione di Ginevra art.33     si proibisce che   un richiedente asilo o un rifugiato sia espulso o respinto in alcun modo “  verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate (leggi Libia).  

Prima di richiamare la Costituzione sarebbe bene studiarla. L’odio è un sentimento, forte terribile, che non si dovrebbe provare nei confronti di nessuno, ma ahimè sta nella natura umana. Però se proprio bisogna odiare qualcuno almeno che lo si scelga autonomamente senza  farselo imporre  da un arruffapopolo opportunista e ignorante. La moda di spurgare  insulti ed invettive verso i “diversi”  si sta diffondendo, fa molto fico, ma è estremamente pericolosa, non sapete quanto.

venerdì 31 agosto 2018

Discarica di Colleferro, il movimento Rifiutiamoli diffida la Regione

Movimento Rfiutiamoli


La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro torna sempre agli onori della cronaca quando si tratta di coprire le emergenze sullo smaltimento dei rifiuti regionale.
La Regione Lazio era stata condannata ad individuare la rete integrata ed adeguata di impianti in ambito regionale tra cui le discariche per lo smaltimento dei rifiuti speciali del trattamento dei rifiuti urbani, (cit. sentenza TAR Lazio, sezione Prima Ter, n. 4524 del 24/4/2018). In esecuzione di tale sentenza la Regione, con la Determinazione N. G07509 del 11/06/2018, mette in primo piano Colle Fagiolara insieme alla discarica di Fosso Crepacuore a Civitavecchia.

La politica amministrativa, in questo caso, sembra tenere conto solamente di valutazioni all’apparenza semplicistiche ed esteriori, del tipo: “mi dicono che li c’è una buca da riempire, quindi la riempio con la monnezza di Roma e risolvo il problema”, non della situazione socio-sanitaria o della storia del sito, il quale è attivo dal 1997, e neppure dell’ottemperanza legislativa, fattore non di poco conto.
Per sopperire ad una evidente carenza di valutazione dell’Amministrazione Regionale, il Movimento Rifiutiamoli è andato a fondo su tutte le problematiche e le particolarità della discarica e, con un atto ufficiale, ha presentato alla Regione Lazio una formale diffida ad adempiere ad atti amministrativi e Leggi nazionali.
 
Il documento è stato inviato il giorno 14 agosto 2018 agli assessorati regionali Ambiente e Bilancio nonché alle rispettive Commissioni, all’area Ciclo Integrato dei Rifiuti, al Comune di Colleferro, per conoscenza all’Arpa Lazio.
 
Il Movimento Rifiutiamoli richiede che in seguito alle intenzioni manifestate dopo lo spostamento dell’elettrodotto gravante sulla discarica, e prima di abbancare residuo secco prodotto dagli impianti TMB, vengano rispettati gli atti della Regione Lazio e prodotti tutti gli atti che portino alla sua chiusura definitiva il 31 dicembre 2019, come già dichiarato da più parti, per cui si richiede in particolare il Piano attualizzato del post-mortem con riferimento alla chiusura della discarica del 31 dicembre 2019.
 
I punti presi in esame sono di diversa natura, da quelli strutturali più complessi e mai rispettati a quelli economici, dalla semplice rispondenza a delibere regionali pregresse a passaggi necessari per far sì che si allontani definitivamente anche l’opportunità di nominarla nelle ricorrenti proposte emergenziali.
 
Chiediamo al Comune di Colleferro di farsi portavoce dell’istanza, con il coinvolgimento diretto del “Tavolo dei Sindaci per l’Ambiente” e degli altri Comuni della Valle del Sacco.
Noi continueremo a seguire la vicenda, dando seguito alla nostra diffida presso le sedi opportune.  

PER USCIRE DALLA SOCIETA' DEL RANCORE, PER RIAPRIRE L'ORIZZONTE DELLE POSSIBILITA'


il contributo di Attac Italia verso una manifestazione nazionale e oltre


La crisi della democrazia, in Europa e nel nostro Paese, sta subendo un ulteriore avvitamento. A fronte di un' Unione Europea totalmente avvinghiata al dogma delle politiche liberiste e di austerità, la frustrazione sociale per il drammatico peggioramento delle condizioni di vita diviene sempre più terreno di coltura -e, spesso, approdo di governo- di formazioni politiche che fanno del sovranismo identitario e del nazionalismo razzista l'orizzonte della propria azione.

Assistiamo così ad un tragico teatro, all'interno del quale viene messa in scena una singolar tenzone fra avversari che sembrano combattersi con asprezza, ma dentro un copione prestabilito di rafforzamento del dominio delle elite economico-finanziarie, che reclamano rassegnazione alle politiche di espropriazione di diritti, beni comuni e democrazia.

Il governo Lega-5Stelle, insediatosi dopo le elezioni del 4 marzo scorso, è da questo punto di vista un esempio evidente: nato dalla socializzazione del rancore -sia esso prodotto dal cittadinismo meritocratico' dei 5Stelle, sia esso prodotto dall''individualismo proprietario' della Lega- dopo aver riempito i mass media di roboanti dichiarazioni contro le politiche di austerità, ha di fatto canalizzato la frustrazione sociale verso il razzismo e la guerra contro i poveri.

Lega e 5Stelle non sono ovviamente arrivati all'improvviso; hanno occupato uno spazio, lasciato vuoto per decenni, da una sinistra variamente articolata che, grazie all'interiorizzazione totale della dottrina liberista e alle conseguenti politiche portate avanti, ha minato alle fondamenta il proprio blocco sociale, fino a determinare la propria scomparsa dalle istituzioni e la propria ininfluenza nella società.

Ciò a cui stiamo assistendo è, a nostro avviso, un'ulteriore tappa della trappola del debito, che, dopo aver contributo, grazie alle politiche liberiste e di austerità, all'enorme spostamento di ricchezza collettiva nelle mani delle lobby finanziarie e dei ceti alti della società, oggi interviene come arma di disciplinamento sociale.

E che necessita di autoritarismo per imporre la rassegnazione sociale all'inevitabilità delle politiche d'austerità (“c'è il debito, non ci sono i soldi”) e che necessita del razzismo per canalizzare la frustrazione sociale per l'”impossibile” cambiamento (“se i soldi non ci sono, prima gli italiani”).

Sembra un terreno abbondantemente arato che, giorno dopo giorno, ci fa assistere attoniti al peggioramento delle relazioni sociali, al superamento della soglia di dignità, all'emergere di un fascismo sempre meno strisciante.

Tuttavia, la società italiana è attraversata da un altro paradosso. Il numero di donne e uomini che, dentro la loro quotidianità sociale, mettono in campo lotte, pratiche ed esperienze che suggeriscono un altro orizzonte e un altro modello, non è mai stato così ampio come in questi ultimi anni; contemporaneamente, questo insieme di donne e di uomini non ha mai inciso così poco sull'agenda politica come in questi medesimi anni.

E' come se la rassegnazione all'inevitabilità della trappola del debito avesse ridimensionato anche il loro orizzonte e l'azione compiuta da ciascuno di essi, pur essendo anche molto radicale dentro l'esperienza specifica, avesse smesso di essere considerata parte di un sogno collettivo per una società diversa.

E' a questo variegato mondo di esperienze, dalle lotte per i diritti sociali a quelle di sostegno ai migranti, dalle battaglie contro la precarietà alle esperienze di mutualismo conflittuale, dalle lotte contro le grandi opere a quelle per la riappropriazione sociale dei beni comuni, dalle esperienze di una diversa agricoltura e produzione alle realtà di autogoverno urbano e sociale, che vorremmo rivolgerci per porre le medesime domande che attraversano anche noi:

E' questa la società che vogliamo?

Possiamo assistere al drastico peggioramento delle condizioni di vita e delle relazioni sociali senza provare a mettere in campo un nuovo protagonismo collettivo?

Possiamo sottrarci alla finta contrapposizione fra establishment e sovranismo reazionario non con l'esilio, ma con uno scarto di lato e un salto in avanti?

Noi pensiamo di si e per questo rispondiamo positivamente alla proposta lanciata da Il Manifesto  per una manifestazione nazionale a settembre contro il razzismo.

Perchè tuttavia non rimanga un evento tanto fondamentale quanto episodico, crediamo sia utile porre a tutti noi un ulteriore domanda:

Perchè non provare a costruire luoghi di confronto e di convergenza delle lotte, delle vertenze, delle esperienze e delle pratiche alternative, che si prefiggano, nelle forme, nei tempi e nei modi che da questi usciranno, un appuntamento nazionale di incontro, per dire tutte e tutti assieme:
“Fuori dalla trappola del debito, dal razzismo e dalla precarietà,
diritti, beni comuni e democrazia per tutti”?

Non sappiamo se sarà possibile, né quale potrà essere l'approdo.
Ma abbiamo deciso di riprendere a camminare e vorremmo farlo tutte e tutti assieme.
Con la consapevolezza di non voler mai rinunciare a cambiare lo stato di cose presenti e di voler riaprire l'orizzonte delle possibilità.
D'altronde, anche il loro potere, che pur appare feroce, è profondamente fragile. Perchè dura solo finchè dura la nostra rassegnazione.


ATTAC ITALIA

a tutte le realtà interessate ad approfondire queste riflessioni e proposte, chiediamo di segnalarsi scrivendo a segreteria@attac.org



mercoledì 29 agosto 2018

Una prefetta di....classe

Luciano Granieri




Ve la ricordate la prefetta di Frosinone Emilia Zarrilli? Quella che ha sempre rifiutato un confronto con  gli ex lavoratori Multiservizi, accampati sotto una tenda per rivendicare il proprio sacrosanto diritto ad un posto di lavoro? Diritto  sacrificato dal sindaco Ottaviani sull’altare di una scombicchierante strategia di rapina dall’occupazione alla becera propaganda?  Ingiustizia , per altro,  sanata  dalla magistratura. 

Sua Eccellenza  Zarrilli! la funzionaria tutta inciuci  con il sindaco di Frosinone , che ignorò  l’inopinabile e disdicevole faccenda dell’arresto del vice sindaco De Santis  per una sordida storia  di corruzione relativa agli appalti sui rifiuti. Una vicenda così rumorosamente silente   da non interessare la prefetta sulle   proroghe illegittime che il comune accordava, nonostante lo scandalo,  alla stessa  ditta corruttrice.

La Zarrilli!  Quello stesso rappresentante del governo, a cui  non faceva né caldo né freddo   che un tale di nome Ciavardini, in detenzione presso il carcere di Frosinone -  estremista nero,    condannato  insieme ad altri suoi gaglioffi fascisti per la  strage di Bologna,  e di vari altri reati fra cui il concorso   nell’omicidio del poliziotto  Franco Evangelisti perpetrato il  28 maggio del 1980 davanti al Liceo Classico Giulio Cesare a Roma  -fosse costantemente fuori dalla galera  ed  esercitasse la  nobile funzione di operatore culturale . 

Quella prefetta, all’inizio di luglio ha lasciato il nostro territorio sostituita dal dott.  Ignazio Portelli. Non sappiamo se per Frosinone l’avvicendamento sarà proficuo, certo è che Sua Eccellenza  Zarrilli, non appena insediatasi nella nuova prefettura di Pistoia, ha cominciato a fare danni. 

Ha chiuso il centro di accoglienza per migranti di Don Massimo Biancalani, quello che fece adirare ed indignare leghisti  e  fascisti  postando su Facebook, le foto di alcuni richiedenti asilo, accolti  nel CAS della   sua parrocchia di Vicofaro , che si ristoravano con un bagno in piscina. La decisione della prefetta  Zarrilli ha subito suscitato  un tweet  entusiasta del ministro per la promozione della razza italica Matteo Salvini che così esultava: “Tempi duri per il prete che ama circondarsi di migranti, ancora un po’ e la canonica scoppiava…..” 

Ma perché la Zarrilli ha chiuso il centro di accoglienza di Don Biancalani? Perché è fascista? Forse.  Perché odia i poveracci ? Sia  bianchi (i lavoratori della Multiservizi di Frosinone), che  neri (i migranti della parrocchia di Vicofaro) .    Non lo sapremo mai. 

Il provvedimento di chiusura del CAS,  emesso da Sua Eccellenza , ufficialmente parla di un mancato adeguamento di sicurezza della  cucina. Resta da capire come l’insufficiente messa a norma  di un locale, sito da tutta altra parte rispetto alla zona  di accoglienza dei migranti, possa determinare la chiusura dell' area. Resta altresì da capire come il complesso del CAS di Vicofaro fosse regolare  per l’ex prefetto il Dott. Angelo Ciuni ma non per la sua sostituta  Zarrilli che ne ha insindacabilmente decretato la chiusura.  

Per chiarezza d’informazione bisogna aggiungere che in quella cucina, dotata di forno a legna, dodici ragazzi  immigrati, dopo aver frequentato un corso per pizzaioli certificato Haccp, gestivano la “Pizzeria dei Rifugiati” preparavano e servivano pizze per clienti entusiasti. Ma tutto ciò per Sua Eccellenza , a fronte della mancanza di qualche solaio ignifugo, non si sa quanto indispensabile, doveva essere bloccato, alienato  forse per sempre. 

Del resto come dubitare dell’esperienza  di un funzionario che fu capo dello sportello unico per l’immigrazione a Roma? In realtà da dubitare ci sarebbe perché nel 2009 la D.ssa Zarrilli ,nell’adempimento di questa funzione,    fu accusata di corruzione in atto pubblico. Secondo gli inquirenti a corrompere il  futuro prefetto di Frosinone sarebbe stato tale Luigi Di Maio (un omonimo del vice presidente del consiglio)  direttore dell’agenzia di consulenza China Service, il quale avrebbe pagato  una vacanza a Dubai, per Sua Eccellenza   ed  alcune sue amiche, in cambio del via libera ad una pratica di ricongiungimento familiare di due cittadini cinesi . Una vacanza che, secondo una verifica dei libri contabili, sarebbe costata a China Service poco più  di ottomila euro. Per dovere di cronaca l’inchiesta è ancora in corso . 

A proposito di legalità se non ricordiamo male, anche i grillini locali ebbero a che dire con la prefetta in merito all'esistenza  di una  ineluttabile ed in inindagabile zona grigia  presente in ogni territorio , dove la legalità si contamina  con l’illegalità. Naturalmente per quei grillini, ogni dubbio su Sua Eccellenza   Zarrilli sarà stato fugato dal suo provvedimento di chiusura del CAS  di Don Massimo con tanto di encomio cinguettato dall’alleato Salvini. 

A proposito,  a quando il gruppo 5S in consiglio comunale passerà in maggioranza a supporto dell’appena costituta compagine salviniana facente capo ai consiglieri fuoriusciti dalla lista Ottaviani,  Enrico Cedrone e Sara Bruni? Sarebbe un bel modo per suggellare il ferreo contratto di governo anche a Frosinone.

lunedì 27 agosto 2018

Salvini demagogia a buon mercato

Avv. Felice Besostri



Molto demagogicamente Salvini annuncia che rinuncia all'immunità. Di che parla ? E' stato denunciato per un reato ministeriale, non coperto dall'immunità prevista dall'art. 68 Cost. per i parlamentari, ma solo, a partire dalla riforma del 1993,  per perquisizioni personali o domiciliari, arresti o altre forme di limitazioni della libertà, o per mantenerli in detenzione in caso di arresto obbligatorio in flagranza. Essendo nota la sua poca attenzione alle istituzioni   e alle dinamiche legislative non stupisce    che Salvini ignorasse la riforma che aboliva l'autorizzazione a procedere anche per i parlamentari, ma i mezzi di informazione non dovrebbero prestarsi a diffondere una falsa notizia sulla rinuncia ad un'immunità che non è prevista, e perciò ridursi a megafono di un'operazione di propaganda. Piuttosto un PM accorto avrebbe dovuto avvalersi dell'art.17 del DPR n,. 3/1957, che impone ai funzionari di non obbedire ad ordini che implichino la commissione di un reato e li considera,in difetto,  colpevoli dello stesso. Tanto più che un ordine formale non c'era né motivato nè in forma scritta come  prescritto dalla legge. Un chiaro avvertimento che chi esegue ordini illegittiimi non è coperto dal suo ministro, né può godere dei suoi privilegi.

domenica 26 agosto 2018

Raduno per la pace e i diritti 21 settembre Sant’Anna di Stazzema

Il  21 settembre a partire dalle 14.30  tutti a Sant’Anna di Stazzema per un raduno in difesa dei valori della Pace, della non violenza, della solidarietà, della libertà di opinione e di tutti i valori della Costituzione
nella Giornata Internazionale della Pace 



Cara cittadina, caro cittadino, 
sta succedendo qualcosa che non possiamo più sottovalutare, siamo di fronte al diffondersi di episodi di intolleranza, di rievocazione dei totalitarismi, ad appelli inaccettabili di discriminazione diffusi da altoparlanti, a porti chiusi a bambini malati nella totale indifferenza di tutti e addirittura con il plauso del governo. 
I campanelli continuano a suonare ed in troppi fanno finta di non sentire.
Serve un moto di orgoglio, un cambio di passo non solo da chi è chiamato a ricoprire incarichi pubblici, ma nella società che sembra essersi assopita e quasi rassegnata.
Nella Giornata internazionale della Pace che è stata deliberata dall’Onu come giorno di riflessione e di sospensione dei conflitti, il 21 settembre, chiediamo a tutti di venire a Sant’Anna di Stazzema, nel Parco Nazionale della Pace dalle 14.30 in poi  a dire che non ci rassegniamo a politiche che violano le più elementari forme di convivenza civile, al ritorno dei nazionalismi, dei razzismi: anche ottanta anni fa si cominciò dicendo che qualcuno era diverso, poi si arrivò alla più devastante guerra che la storia ricordi. Ecco perché a Sant’Anna di Stazzema vogliamo organizzare un raduno per la pace, che non è assenza dalla guerra, ma è l’assenza dalle condizioni che portano alla guerra ed in cui l’essere umano, uomo e donna, può realizzarsi, nel rispetto delle giustizia, libertà dal bisogno, libertà di opinione, con più diritti per tutti. 

Fare finta che non stia succedendo qualcosa è un aiuto a populismi e nazionalismi che sono il contrario dei valori della cittadinanza che vogliamo affermare. 

Ti aspetto a partire dalle 14.30 a Sant’Anna di Stazzema, Parco Nazionale della Pace, per una invasione pacifica di tutti noi cittadini  in un luogo tanto significativo. 

Il Sindaco di Stazzema 
Maurizio Verona