Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 18 luglio 2019

Christone "Kingfish" Ingram, il futuro del blues

Luciano Granieri





“ Crossroads “ per gli appassionati ed i musicisti di blues è il mitico incrocio fra la highway 61 e la 41° strada. Ci troviamo in pieno Delta del Mississippi a poche miglia dalla città di Clarksdale, il posto dove si vuole sia nato il blues.

 Quell’incrocio è così venerato perché   fu il luogo dove Robert  Johnson  pare abbia stretto un patto con il diavolo per poter suonare la chitarra come nessun altro. Il suo brano Cross Road Blues evoca questo evento.  A pochi metri da quell’incrocio, nella città madre del blues, Clarksdale, vent’anni fa, esattamente il 19 gennaio 1999, è nato Christone detto “Kingfish” Ingram. 

Anch’egli conosce bene quell’incrocio, ma il  patto per suonare magnificamente la chitarra, anziché farlo con    il diavolo  come Roberto Johnson, lo ha fatto con se stesso “Esercitandomi tutti il tempo con la chitarra”  così dice il rubicondo ragazzone nero di vent’anni , fulmineo nel ammaliarti con il suo modo di  suonare. 

E’ proprio vero il blues, fenomeno musicale con solidi ancoraggi nel passato ma con un brillante futuro , spesso   genera degli artisti che pur assorbendo in pieno la lezione dei maestri rivoluzionano con la loro creatività il linguaggio delle dodici battute. E’  il caso di Christone “Kingfish” Ingram. Il suo album di debutto dal titolo “KINGFISH”, uscito per l’Alligator Records, ne è un mirabile esempio. Nei  dodici di brani del disco  si ha l’impressione di ascoltare il blues elettrico  di Chicago, o le atmosfere  intime della campagne del delta, o la voce degli "Hobos" che vagavano sui treni del sud per cercare un campo, una piantagione, in cui lavorare  evitando di diventare uno "strange fruit" penzolante da un pioppo. Invece, magicamente, ci si accorge che tutto ciò è perfettamente compreso nel processo creativo ma il risultato è assolutamente originale, è un blues nuovo.  

Uno stile che abbraccia B.B. King, Jimi Hendrix, lo stesso Roberto Johnson, ma è completamente diverso da ciò che questi maestri hanno suonato. E’ il blues di un ragazzo di vent’anni che ha come suo idolo il rapper  Kadrick Lamar, personaggio con cui vorrebbe fortemente collaborare. “Non riesci a vedere troppi ragazzi appassionati di blues” dice Kingfish”nella mia città tutti i ragazzi aspirano a diventare dei rapper io volevo fare qualcosa che nessuno stava facendo”  Infatti raccontare con la forza dei suoi assoli, con la potenza e versatilità della sua voce,  le storie dei giovani neri ai tempi di Trump e delle continue aggressioni della polizia verso ragazzini  afroamericani   è un fatto assolutamente nuovo o quantomeno inconsueto per un bluesman .  

“Kingfish” è la prossima esplosione del blues” così sostiene un maestro come  il chitarrista Buddy Guy.  Già Buddy Gay è uno  dei suoi mentori e cosi come Keb’ Mo’. Entrambi collaborano con lui nel disco. Ma Christon Kingfish Ingram, nonostante la giovane età, ha già diviso il palco con gente del calibro di Bill “Howl-N-Madd” Perry, che lo onorò trovandogli il nome d’arte di “Kingfish”, Robert Randolph, Guitar Shorty, Eric Gale , e molti altri. 

Ma torniamo  al disco. Registrato  a Nashville KINGFISH   mette in vetrina tutte le doti di  Ingram: uno stile chitarristico coinvolgente ed ispirato pieno di soul, una vocalità profonda, una fervida creatività di scrittura. Confeziona delle vere e proprie narrazioni con i suoi assoli incarnando  lo spirito di tutti i mastri del passato mentre la musica che esce è assolutamente originale . 

E’ co-autore di  8 dei 12 brani “Molti appassionati mi conoscono per le mie cover” dice “ ecco perché è importante per me realizzare musica originale”. Il primo  brano, registrato come   registrato per le radio e poi finito nel disco , Outside of this town, è una chiara dichiarazione d’intenti  della giovane star sia per la musica che per i testi. I brani spaziano da temi  autobiografici  (Been Here Before,  Before I’m Old)  a  umorali (Trouble ) da fulmini incandescenti  ( It  Ain’t Right)  a giri ruvidi e ammalianti  (Love  Ain’t My Fovourite Thing). 

Buddy  Guy, lo accompagna con voce e chitarra  in Fresh Out, mentre  Keb’ Mo’  è al suo fianco con    una  voce calda e colloquiale in Listen  e aggiunge il ritmo e l’eco straordinario della sua chitarra in altri sei  brani. Billy Brunch è un ospite speciale  con la sua armonica in If you love me. 

Bruce Iglauer  presidente della Alligator Records, considera Kingfish come un predestinato naturale del blues e delle sue radici “All’età di vent’anni , Kingfish è uno dei più appassionanti ed eccitanti artisti che ho mai incontrato da molti anni a questa parte. Ha creato una nuova musica con lo stesso feeling del blues, ma mai è una copia di ciò che realmente è stato fatto fino ad ora …… Ha uno straordinario futuro davanti a lui e sono orgoglioso che sia entrato a far parte della famiglia Alligator” . Chiudiamo con le stesse parole di Christone “Kingfish” Ingram: “Il blues è la mia essenza ma è importante per me  creare un sound e uno stile che sia unicamente il mio. Ho molto ancora da dire quindi..... please stay tuned”




mercoledì 17 luglio 2019

60 anni fa moriva Billie Holiday

Un momento magico : Billie Holiday nello studio 58, New York 8 dicembre 1957


a cura di Luciano Granieri

Dal recital di Stefano Benni: Misterioso viaggio nel silenzio di Thelonius Monk



Il 17 luglio è una data terribile per tutti gli appassionati di jazz. Oltre a John Coltrane,  morto il 17 luglio del 1967 ,  anche Billie Holiday ci lasciava in un 17 luglio, di 60 anni fa . Lo  scorso anno tradussi dal  sito  americano "Jerry Jazz Musician" uno straordinario articolo su un momento magico, fra i tanti, che Billie Holiday regalò agli appassionati nel dicembre del 1957. Lo ripropongo per ricordare degnamente Lady Day.


Nel nuovo brillante libro di Martin Torgoff “Bop Apocalypse” – una larga esplorazione nelle connessioni fra jazz, letteratura  e droghe, con un’analisi di  come  gli stupefacenti  abbiano  inciso nella vita e nel lavoro di artisti come Charlie Parker, Jack Kerouac, Lester Young, William Burroughs  e Allen Ginsberg -Torgoff dedica un capitolo al travaglio   che soffrì Billie Holiday per  l’abuso di droga.  Mette anche  in risalto come la stessa Holiday ammetta  pubblicamene  di fare uso di stupefacenti  nella sua autobiografia “Ladies sings the blues”   pubblicata  nel 1956.

L’ autobiografia  contiene errori che hanno lasciato molti dubbi in critici e biografi sulla sua veridicità.  Come Torgoff scrive con molto rispetto: “il libro è molto  attendibile in relazione ai primi anni di Billie  a Baltimora e circa il  periodo in cui si prostituiva. E’  ricco di notizie sulla sua vita segnata dalle droghe e dalla tossicodipendenza”. Nel libro, Billie scrisse: “Ho patito per quindici anni molte difficoltà a causa della dipendenza , con l’alternanza di momenti si e momenti no. Mi sono esalata e mi sono abbattuta.  Come ho detto prima quando ero veramente euforica nessuno mi importunava. Ho avuto guai entrambe le volte che ho provato a distruggermi . Ho   dilapidato una piccola fortuna per la roba. Ho lottato,mi sono disintossicata  ho subito le mie sconfitte  e ho dovuto lottare di nuovo contro tutto e tutti per raddrizzare le cose”.

Queste erano le drammatiche  parole  scritte   nell’autobiografia uscita  nel 1956, un periodo in cui ogni  dichiarazione o  ammissione sull’uso delle droghe ti rendeva un emarginato. Torgoff  ci ricorda come  pubblicazioni   che riportavano  vicende legate all’uso dei narcotici  fossero state bandite  dal Motion Picture Production Code del 1930 e nessuna major cinematografica o casa editrice avrebbe voluto pubblicare  soggetti legati alla tossicodipendenza,   ma il personaggio  del jazzista tossico-dipendente che Frank Sinatra  interpretò  nel film di Otto Pirminger “ The man of the golden arm” trasgredì la regola .  Lady Day (così veniva anche chiamata Billie ndr)  capì  così che forse i tempi erano maturi per raccontare la sua storia.

“Billie Holiday si trovava nella scomoda posizione di essere la criminale scrittrice  di un libro dedicato ad  una vicenda  per la  quale era stata condannata, reclusa in cella, per cui   aveva subito di recente l’ennesimo     arresto per uso di stupefacenti- naturalmente faceva ancora uso di droghe”,  scrive  Torghoff e prosegue:“L’autobiografia  si conclude con capitolo interamente focalizzato  sui  narcotici… con una parte finale dedicata    ai    più recenti problemi  che Lady Day  aveva avuto con a legge”. Il libro in ultima analisi “ fu la prima vera  testimonianza confessionale di una celebrità tossicodipendente dell’era moderna” e contribuì al sorgere della  “leggenda di una  Billie Holiday grande cantante americana tossico dipendente devastata dal dolore.   Leggenda che si trasformò in un marchio indelebile ”

Nel novembre del 1956 in un intervista alla radio Mike Wallace chiese a Billie:” Perché tanti grandi jazzisti sembrano morire così presto- Bix Beiderbecke, Fats Waller, Charlie Christian, Charlie Parker?” La sua pronta replica divenuta famosa fu: “ Posso rispondere a questa domanda in un solo modo Mike . E’ perché tentiamo di vivere cento giorni in un giorno solo e perché dobbiamo cercare di piacere a tante persone. Io voglio forzare   questa  nota ma anche    quell’altra  nota ,cantare in questo modo ma anche  in un  altro  modo,  voglio prendermi tutto il feeling, mangiare tutto il buon cibo e viaggiare per tanti luoghi, tutto  in un solo giorno, e  non puoi farlo”.

Quando la Stazione  televisiva CBS decise  di produrre “ The Sound of jazz” una selezione speciale della loro serie “The Seven Lively Arts” il produttore  Robert Herridge chiese a  critici di jazz Nat Hentoff e  Whitney Balliet di riunire i più grandi jazzisti del periodo per farli esibire in uno show che sarebbe andato in onda l’otto dicembre del 1957. Fra questo gruppo di musicisti,ovviamente, c’era Billie Holiday,ma  il marchio di cantante tossico-dipendente devastata dal dolore convinse  lo sponsor della trasmissione a richiedere la sua esclusione dal programma. “ Non possiamo portare nelle case degli americani , specialmente di domenica, qualcuno che è schiavo  degli stupefacenti”. E’ questo il  contesto in cui si sviluppa  l’estratto da Bop Apocalypse. Il  “momento magico” impresso indelebilmente nelle menti di coloro che onorano questa grande donna e l’accompagnarono a questo appuntamento.

Forse nessuno ha mai  descritto lo spirito fondamentale e la sensibilità della vita da jazzista   con più realismo  o più onestamente.  “ Nel vivere cento giorni in un giorno” Lady Day ha posto l’accento su  quella  forza  vitale molto  romantica, ed enigmatica che ha permeato il jazz , creato molte delle sue  innovazioni e trionfi. Ma, allo stesso tempo, è sembrato generare quel tipo di tossicodipendenza e alcolismo che avrebbero  consumato alcuni dei suoi più grandi artisti. Nessuno  ha personificato questo spirito meglio di Billie Holiday.



Quando  Herridge, Balliet ed Hentoff  valutarono  l’ipotesi di fare lo show senza di lei  capirono semplicemente che  non avrebbero potuto accettare tale  prospettiva. Herridge diffuse un comunicato in base al quale, se a Billie Holiday   fosse stato impedito di esibirsi,   loro avrebbero cancellato lo show. Lo stratagemma funzionò e l’otto dicembre del 1957 il set fu così  introdotto da Bing Crosby: “Billie Holiday  è una delle poche cantanti di jazz veramente grandi. I suoi blues sono poetici estremamente intensi. A suonare con lei  oggi ci sono alcuni dei musicisti che l’anno accompagnata in passato, negli anni trenta, in alcune delle più belle incisioni mai realizzate”

Ed erano li posizionati in semicerchio attorno ad uno sgabello dello studio 58: Roy Eldridge e Doc Cheatham alle trombe, Lester Young, Ben Webster, e Coleman Hawkins, tre dei più grandi sassofoni tenori della storia del jazz, Gerry Mulligan, il più giovane del gruppo, al sax baritono, Mal Waldrom al pianoforte, Milt Hinton al contrabbasso, Vic Dickenson al trombone, e Ossie Johnson alla batteria.

“Ci sono due tipi di blues, c’è un blues allegro e uno triste” osservò Billie   mentre  raggiungeva lo sgabello e si posizionava davanti al microfono. “Io non lo so, il blues è una sorta di miscuglio di cose, devi solo sentirle. Qualsiasi cosa io canti è parte della mia vita”

Anche se  fu spesso etichettata  come cantante di blues, Lady Day  ha registrato solo tre brani nella classica forma delle dodici battute tipica del blues. La band attaccò proprio   uno di questi pezzi: “Fine and mellow”. Il lato B di “Strange Fruit”, il  famoso pezzo  o registrato nel 1939.  Lei si predispose al canto e non appena apri bocca nello studio si diffuse magia.

My man don’t love me
Treats me oh so mean

Lady Day  indossava un vestito di lana chiaro, semplice,  che copriva appena le ginocchia, i suoi capelli erano  raccolti all’indietro in una coda di cavallo che lasciava scorgere  due orecchini debolmente rilucenti nello studio. La sua figura appariva minuta, soprattutto se paragonata  alla corporatura massiccia che la contraddistinse in gioventù : “Era una piccola e delicata donna” osservò Roy Eldridge scioccato da quanto fosse cambiata.  Nonostante tutto  era  un mistero come potesse apparire ancora più luminosa e più bella di prima dopo i drammatici momenti che aveva passato.

Ben Webster prese il primo assolo, come altri nello studio aveva avuto una storia  con Lady Day “una piccola illuminazione intima”, Roy Eldridge la descrisse così. Nel caso di Webster si trattava di un fugace innamoramento che risaliva agli anni ’30. Una vicenda  che si concluse quando Webster picchiò Billie procurandole   un occhio nero. La madre della Holiday si arrabbiò  così tanto  quando vide l’occhio tumefatto di sua figlia che inseguì Webster, dal loro appartamento fino in strada sul taxi  picchiandolo con un ombrello.

Lester Young,  fu il secondo a suonare –l’amico prediletto di Billie-   Sin da quando  Prez  (soprannome di Young ndr) arrivò,  due giorni prima per le prove, divenne  malinconicamente ovvio a tutti che stava peggiorando. Egli  si prese con calma  tutto il tempo necessario, indossava  delle pantofole perche i piedi gli facevano molto male. Quando  Lady Day invitava i musicisti nel suo appartamento  per un piatto di costolette e verdura lui non andava  mai. Venti anni erano passati da quando avevano diviso la loro prima esperienza, quando Prez suonava così  brillantemente accompagnandola in “I must have the man” la canzone che aveva dato inizio al loro romantica storia musicale. La relazione fra i due alternò  momenti esaltanti  e periodi di crisi,  una lungo menage  alienante  che lasciò entrambi molto tristi. All’età di 48 anni  Prez  si specchiò,  afflitto, nei suoi    occhi verdi carichi di malinconia.  Ma  quando dalle sue labbra uscirono le note del sassofono  e  suonò tutto quello che il ricordo di quella passione  aveva lasciato dentro di se, Billie sentì forte tutto l’amore che lui provava per lei. Nat Hentoff descrisse così l’assolo: “ Eseguì i più cristallini e puri accordi di blues che abbia mai sentito, Billie sorridendo e seguendo con il dondolio  della testa il beat che si diffondeva,  guardava negli occhi  Prez, e lui lei. Lady Day  stava rivivendo il passato con  malinconico  rammarico, così come stava facendo Prez. Qualsiasi cosa avesse rovinato la loro relazione fu dimenticata nella condivisione della musica. Seduto nella stanza del mixer sentii le lacrime salirmi  negli occhi  e vidi le stesse  lacrime sul viso di molti fra quelli che erano li” Nel vivere quei momenti Hentoff rimase impressionato . Invece della   “buccia avvizzita  che era prima ” Lady Day “ si mostrava  in pieno controllo, swingava sinuosamente con quello straordinario strumento che era la sua voce”.  Alternò  suggestive  linee melodiche con gli sfarzosi assoli di Mulligan, Falco, Dickenson, ed Eldridge. “L’amore è come un interruttore,  gira di tanto in tanto” cantò con un sorriso nostalgico, portando il brano nella sua dimensione personale, non lasciando dubbi sul fatto che stesse raccontando la  storia della sua vita  come sempre aveva fatto. “A volte quando pensi che sia acceso, baby,  si spegne  e tutto finisce”

E con quella esibizione la signora che voleva vivere cento giorni in un giorno scivolò via .

“Il resto del programma procedette regolarmente” ricordò Hentoff” ma questo era stato il climax, l’anima autentica del jazz” E’ una performance che rimane,  forse, il più grande momento mai registrato in un video. Tutto in questa esibizione profuma d’amore. Amore reciproco  e per la musica. Emerge   il grande legame musicale che tutti loro avevano condiviso durante un era che stava scivolando  via lungo le loro vite. 

traduzione di Luciano Granieri.

good vibrations.


martedì 16 luglio 2019

Passare il guado

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Comitato Provinciale di Frosinone



Abbiamo ormai appreso e consolidato il giudizio sul governo e sui suoi protagonisti danno i compagni e i democratici variamente collocati. Un giudizio di estrema preoccupazione, di condanna e di scherno insistentemente ribattuto sui moderni canali di sfogo (più che di comunicazione, almeno per l'uso diffuso che vediamo farne).
Appurato quindi che il governo attenta alle libertà costituzionali ed alle condizioni materiali di vita dei cittadini e non (che poi è più o meno la stessa cosa, sfumature a parte), che chi siede oggi sugli scranni delle massime Istituzioni, dal Parlamento al Governo, dagli Enti locali alle Regioni sia in genere indegno o/e inabile ad occuparli, che gli elettori sono disorientati e che mancano riferimenti (leggi: leaders) sicuri per l'alternativa, rimane intatto il problema: il governo resta al suo posto, il suo consenso aumenta, le conquiste democratiche vanno a farsi friggere ogni giorno che passa più in basso. Per chiarire, intendiamo conquiste democratiche non tanto il voto, quanto la scuola, il welfare, il valore del lavoro, la giustizia, la tripartizione dei poteri, ecc. ecc. (non possiamo elencare tutto, l'Italia ha costruito moltissimo).
Questo nonostante il lavoro faticoso e improbo di migliaia di cittadini responsabili, che dedicano buona parte della loro vita a coltivare e custodire il progetto di società disegnato dai Costituenti qualche tempo fa; non molto tempo fa, anche se a noi di memoria corta sembra preistoria.
Ci siamo quindi convinti di una ovvietà, che però tarda a farsi coscienza: la volontà non basta, la partecipazione in ordine sparso non si adatta alla guerra, nemmeno in tempo di pace; qualcuno direbbe anche oggi che lo spontaneismo non  è rivoluzionario, al massimo ribelle.
Vogliamo dire che dovremmo prendere atto non tanto della sconfitta, che c'è stata e non è elettorale ma politica, ossia di programma e di valori che lo fondino, quanto delle forze disperse che oggi o si ingegnano a darsi una dimensione sociale lottando come e dove possono e trasferendo il loro impegno solidale dalla questione del potere alla pratica dell'umanità (che non guasta ma non cambia le cose) o rinunciano in attesa di tempi più favorevoli (che non si producono da soli) o addirittura cedendo allo sconforto.
Nel primo caso si finisce per confondere la solidarietà, dove ci si mette assieme per affrontare problemi anche diversi ma mutualmente moltiplicando le forze, con la carità - nobile e spesso necessaria - che non rimuove le cause e non incide quindi sulla costruzione dell'alternativa (sociale, non meramente elettorale). 
Nel secondo si sprecano le forze e si accetta il sistema egemone come ineluttabile, non si prova neppure più a scavarne le cause e le eventuali ragioni per studiare come superarlo in positivo. 
Noi, forti dell'esperienza trasmessaci dalla Lotta di Liberazione, siamo invece certi che, poiché nessun sistema sociale è dato dalle leggi di natura, l'alternativa è sempre possibile. Si tratta però, e non è compito facile da assolvere per cui non basta chiunque di buona volontà o un leader che piaccia in televisione, di fondarla su questioni reali, su esigenze storiche e non su alchimie politiciste o su calcoli aritmetici applicati al consumismo. 
Un esempio: Greta Tunberg è stata descritta come una nuova meraviglia della politica, così come era stato per vari e meritori personaggi in giro per il mondo, da Iglesias ad Alexandria Ocasio-Cortez passando per altri importanti soggetti. In realtà, tutti costoro hanno posto a tema questioni già presenti in forma più o meno latente nella sensibilità civile dei rispettivi Paesi o del mondo intero; ma si trattava di questioni reali, percepite come critiche sebbene non trovassero posto nei programmi e nelle dichiarazioni dei vari organismi che si candidano alla direzione politica ai rispettivi livelli ed ambiti. Salvo qualche generica invocazione, qualche dichiarazione di principio più o meno spenta, quei temi venivano e vengono ancora messi ai margini perché le forze tradizionali non sono attrezzate ad affrontarli. 
Il problema vero, però, è che quelle forze non fanno sforzi adeguati per dotarsi di strumenti di conoscenza (dati, analisi, diagnosi) che consentano di elaborare proposte serie, ossia fondate e credibili.
Ora, tutto questo dove ci porta? Secondo noi al problema dei problemi: continuare a ficcarsi nella trappola a rete sapientemente costruita per neutralizzare le forze di cambiamento (quelle vere che si dotano di coscienza sociale, non quelle a servizio dedite all'ammuina) impedisce efficacemente qualsiasi tentativo di alternativa, occupando tutti ad una sterile gara a chi ha meno torto in una infinita lotta intestina senza alcuno sbocco concreto. Allora sarebbe ora che si mettesse un po' di testa nelle cose, dismettendo i vessilli da Curva Sud e iniziando a ragionare su quali siano i problemi del rinnovamento sociale e quali le strategie per risolverli. Molto è già stato fatto, ma in forma dispersa, pulviscolare, e quindi ininfluente, incapace a diventare egemone per dimensione.
Tutt'altro che buonista, è un metodo impervio, faticoso e non scontato nei risultati. Ma se si vuole parlare di politica e non di mestierame è uno dei pochissimi modi per farlo. 
Non nutriamo grosse speranze che i militanti ed i simpatizzanti delle varie sigle della democrazia della diaspora (tutte nobili e con fondi di verità, certamente) siano in grado di imporre nulla ai loro gruppi dirigenti, viste anche le modalità per lo più plebiscitarie che hanno sostituito (non sempre, per fortuna) la discussione. Tuttavia, l'auspicio è che all'interno di ciò che rimane della politica democratica organizzata si lavori per l'unità, che è concetto assai distante dall'unanimismo e dal cartello elettorale. 
C'è ancora, perché sta nelle esigenze sociali, la possibilità di ricostruire forze in grado di porre nuovamente il tema dell'egemonia nei rapporti all'interno della Costituzione. Non siamo sicuri che questo sia l'obiettivo dei gruppi dirigenti, spesso troppo autoreferenziali per intendere la rappresentanza come carico dei bisogni maturi che la società produce e non come delega per amministrare lo stato di fatto e la spesa corrente. Tocca quindi alla base, se ne è capace, organizzarsi in forme unitarie sui temi e porre le questioni al di sopra delle rispettive e legittime forme organizzative. 
Del resto, non sarebbe cosa così inedita, visto che sui temi reali ci si ritrova sempre nella stessa marcia. Anche nella nostra provincia, che si tratti di Trisulti o del Pride, dell'acqua o dell'inquinamento, della scuola o dei migranti, del lavoro o dei servizi, le facce si mescolano, le culture si rispettano, le forze si fondono, salvo poi tornare a battibeccare il giorno dopo sulla stampa. 
Così non va. Serve politica, serve partecipazione, che presuppongono differenze in grado di unirsi per obiettivi alti e comuni. Non è un obiettivo troppo alto: è la condizione per essere utili, incisivi, egemoni.

Fraterni saluti.

giovedì 11 luglio 2019

I decreti Salvini antocostituzionali

Paolo Maddalena



È arrivato il momento che gli italiani ben pensanti alzino la voce nei riguardi dei concittadini vittime della stolta propaganda del ministro Salvini, il quale, anziché occuparsi dei suoi doveri d’ufficio per mantenere l’ordine pubblico, esercita una continua propaganda dell’odio, strumentalizzando l’impreparazione e i bassi istinti degli italiani più deboli.
L’obbligo del salvataggio in mare è sancito dalle norme internazionali che l’Italia è obbligata a seguire ai sensi del comma 1 dell’articolo 117 della Costituzione, secondo il quale “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dai vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Il decreto sicurezza e il decreto sicurezza bis sono stati emessi in diretta violazione di questi obblighi e precisamente in violazione dell’obbligo del salvataggio in mare sancito dalle leggi del mare stesso. Per cui dovranno presto essere annullate dalla Corte Costituzionale.
Il comportamento di Salvini è altresì contrario all’articolo 54 della Costituzione, secondo il quale “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
Impedendo il salvataggio e l’accoglienza dei naufraghi nei porti italiani, il Ministro dell’Interno ha certamente agito indisciplinatamente nei confronti delle norme giuridiche imperative imposte dalla Costituzione e dalle leggi di ratifica dei trattati, disonorando, di conseguenza, l’intero popolo italiano.
Nei giorni scorso sono stati salvati da un veliero italiano 54 profughi che stavano annegando e si trovavano in pessime condizione di salute oltre ad essere già semi ustionati dal sole.
Il comandante di questa imbarcazione ha chiesto alle autorità italiane come doveva agire  e la risposta è stata la seguente “avete effettuato un soccorso in acque che non sono di nostra competenza quindi adesso sono affari vostri”. Pessima risposta, perché il Mediterraneo è diviso in zone d’influenza degli Stati e le vigenti norme internazionali prevedono che questi ultimi devono offrire la loro massima collaborazione per facilitare il salvataggio dei naufraghi al fine di portarli in “porti sicuri”.
Poiché è certo, come provato da filmati e dal recente bombardamento del centro di reclusione degli immigrati a Tripoli che in Libia non ci sono porti sicuri, le autorità italiana, con Salvini in testa, avrebbero dovuto agire con “dignità e onore”facilitando l’approdo in un porto del nostro paese. Ma questi sono stati chiusi per un atto illegittimo dello stesso Ministro Salvini.
La veridicità di quanto detto ha una chiara conferma da parte della portavoce dell’Onu Babar Baloch, la quale ha precedentemente affermato che“l’Italia ha la responsabilità di far sbarcare queste persone” e “nessuno dovrebbe tornare nella Libia scossa dalla guerra”.
Ulteriore conferma è la decisione del Gip di Agrigento Alessandra Vella la quale ha precisato, molto puntualmente e magistralmente, che la comandante della Sea_Watch 3 non ha violato nessuna norma di legge, anzi si è attenuta alle norme vigenti.
Insomma Salvini deve mettersi in mente che i suoi due decreti sicurezza sono fuori legge perché non sono in grado di abrogare leggi di grado superiore che hanno una maggiore forza di quelle settoriali e disumane da lui volute.
Professor Paolo Maddalena.
Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

domenica 7 luglio 2019

Ciao Joao Gilberto maestro di una contaminazione gentile

Luciano Granieri







Venerdì scorso a 88 anni se ne è andato  Joao Gilberto, colui che ha donato alla musica di Antonio  Carlos Jobim e alla  poesia di Vinicius De Moraes un innovativo e rivoluzionario tocco cool. 

Il  suo modo minimalista, ma coinvolgente, di suonare la chitarra, il  suo canto sussurrato, ma ammaliante, hanno fatto emozionare per decenni artisti  e appassionati.  Era uno straordinario musicista. Nato a Bahia nel 1931 oltre che ad essere permeato, come tutti i suoi conterranei,  dalle suggestioni popolari del Samba, era un vorace ascoltatore di tutta le musica, del jazz in particolare.

 I dischi di Duke Ellington, di Tommy Dorsey accompagnarono la sua formazione che iniziò  a 14 anni sulla prima chitarra regalatagli dal nonno. Una sensibilità musicale raffinata gli permise di diventare uno dei creatori e dei divulgatori della Bossa Nova. Nuovo  stile particolarissimo che  trovò connessioni sempre più ampie in tutto il  mondo. 

Quel processo di “intellettualizzazione”  del Samba ebbe non poche affinità con ciò che stava avvenendo a metà degli anni ’50 nel mondo del jazz statunitense.  Alla  sbornia dei Boppers, che inondavano di note l’ascoltatore stravolgendo ogni tipo di costruzione armonica -musica indubbiamente rivoluzionaria , ma di difficile commercializzazione - fece seguito un linguaggio più compassato, calmo, cool appunto. Uno stile fatto di figurazioni dalle sonorità limpide, meditate, stilisticamente curate. Un jazz che, pur basandosi sulla lezione dei Boppers, risultava depurato da prolissità e manierismi. 

La Bossa Nova di Joao Gilberto e il nuovo jazz della Costa Ovest capitanato dal cristallino tenorsassofonista Stan Getz, uno dei four brothers dell’orchestra di Woody Herman, erano destinati ad incontrarsi in un connubio, il jazz samba,   del tutto nuovo nel panorama musicale di quegli anni ed ennesimo frutto  di  contaminazione  fra diverse culture .   

Desafinado, Samba de una Nota So, Corcovado, furono fra  le incisioni più rappresentative. Ma il pezzo che ha reso celebre in tutto il mondo il jazz samba è senza dubbio Garota de Ipanema,  (Girl from Ipanema) uno dei brani più eseguiti  in tutto il globo.  Da Frank Sinatra fino ad Amy Winehouse tutti i più grandi artisti si sono cimentati con  la “Ragazza di Ipanema”. 

Il pezzo era inserito nel disco Getz&Gilberto pubblicato nel 1964 dalla Verve. Alle sedute, organizzate dal produttore Creed Tayor, parteciparono Getz al sax tenore, Gilberto chitarra e voce, Anton Carlos Jobim al pianoforte, Astrud Gilberto voce ed il batterista Milton Banana. Fu il  manifesto di una fervida contaminazione fra linguaggio jazz e atmosfere sud americane. 

Joao Gilberto proseguì la sua carriera in tutto il mondo, incantando ogni appassionato con  quel suo modo garbato,  raffinato di suonare e cantare.  Ha inciso venti album fra cui l'ultimo  nel 2000:  Joao Voz e Violao, prodotto dal suo allievo prediletto Caetano Veloso. Ha frequentato molto anche l’Italia  cimentandosi nella rivisitazione  diversi brani del panorama musicale italiano fra cui Estate di Bruno Martino, un pezzo, per altro,   entrato in pianta stabile nel repertorio di molti jazzisti. 

Non aver potuto assistere ad un concerto di Joao Gilberto è un cruccio che mi porterò dietro per molto tempo  nella mia vita di appassionato di musica. Nel 1985 Gilberto era in concerto a Villa Ada a Roma. Stavo li in fila in attesa di poter entrare con altri amici, quando arrivò la notizia dell’annullamento del set per un’improvviso calo di voce dell’artista. Ci riprovai l’estate dopo al festival di Pescara (Pescara jazz), ma anche in questo caso il concerto non ebbe luogo perché Gilberto non si sentiva bene. Al suo posto si esibì Tito Puente. 

Al  dispiacere per la perdita di un grande artista, si aggiunge il rammarico di rendersi conto  che i nostri destini si sono sfiorati senza mai  incontrarsi. Che la terra ti sia lieve Joao.


mercoledì 3 luglio 2019

I fumi nocivi della Mecoris di Frosinone non hanno colore politico

Luciano Granieri gruppo sanità potere al popolo Lazio





Nell’ultimo week end di giugno è andata a fuoco la ditta Mecoris di Frosinone, un’azienda che si occupa di trattamento di rifiuti speciali, fra cui l’amianto e scarti di origine ospedaliera. I fumi tossici hanno avvolto il Capoluogo e altre città limitrofe. L’aspetto più inquietante è che la Mecoris è situata  a poche centinaia di metri dall’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. 

A seguito dell’incendio il sindaco Nicola Ottaviani ha indetto un’ordinanza per cui doveva essere chiusa ogni attività nel raggio di due chilometri dall’azienda andata a fuoco, inoltre  vietava l’accensione degli impianti di aria condizionata. 

Risulta evidente come l’ospedale di Frosinone non abbia potuto rispettare tale ordinanza, per il semplice motivo che da un punto di vista logistico era impossibile trasferire i pazienti, che hanno dovuto subire disagi  dovuti, oltre che alle loro precarie condizioni di salute, anche alla contaminazione dell’aria che respiravano. 

Qualcuno si chiederà come sia possibile che un sito di trattamento di rifiuti speciali possa essere attivato vicino ad un ospedale. Ce lo siamo chiesti anche noi e spulciando fra le scartoffie “digitali”, abbiamo trovato la determinazione Provinciale n. 2016/2840 del 21/10/2016, il  documento con cui la Provincia di Frosinone ha autorizzato la Mecoris ad operare. 

Nella determina emerge un fatto estremamente inquietante.  Nelle conferenze dei servizi tenutesi il 19 aprile ed il 19 luglio 2016, la stessa Asl, pur invitata insieme al Comune di Frosinone, all’Arpa, ai vigili del fuoco,  non ha partecipato, concedendo parere favorevole secondo il principio di silenzio assenso ai sensi dell’art.3 della Legge 7 agosto 2015 n.124.  La stessa procedura è stata esercitata dal sindaco di Frosinone che egualmente non ha partecipato alla suddetta conferenza. 

Come aderente al gruppo  sanità Potere al Popolo Lazio ritengo  il comportamento  della Asl  fortemente lesivo alla salvaguardia della salute dei cittadini della Provincia di Frosinone. Come si può avvallare l’autorizzazione all’apertura di un’attività di smaltimento rifiuti tossici, a poca distanza  dall’ospedale senza neanche partecipare alla conferenza dei servizi?  

Sa a ciò aggiungiamo che nel comprensorio della Valle del Sacco, Sito d’Interesse Nazionale per le elevate criticità ambientali, da Falvaterra a Colleferro, esiste un unico ospedale, quello di Frosinone, per altro  vicino alla Mecoris ,  se consideriamo che il registro dei tumori più volte richiesto da partiti ed associazioni, più che mai necessario in una zona ad alto rischio epidemiologico,  tarda ad essere realizzato,  come non giudicare l’operato della Regione Lazio e del Commissario Zingaretti, fortemente lesivo per la salute dei  cittadini che qui abitano? 

Risulta inquietante anche la mancata partecipazione alla conferenza dei servizi del Comune di Frosinone, l’ente comunale ha concesso la sua autorizzazione sempre in base al principio del silenzio assenso. 

Di fatto le due massime autorità per la tutela della salute nel territorio: Asl, quindi Regione,  e Comune di Frosinone, in quanto responsabile della salute dei cittadini,  hanno lasciato che un’attività  potenzialmente nociva per la collettività  iniziasse ad operare senza neanche partecipare alla conferenza dei servizi. 

Regione guidata da un’esponente di centro sinistra, Comune guidato da un sindaco passato nelle fila della Lega. In questo caso l’assunto  destra e sinistra pari sono potrebbe calzare a pennello. Potrebbe….perchè in realtà parliamo di due realtà reazionarie: l’una liberal-riformista,  l’altra liberista tout-court. 

Come gruppo sanità di Potere al Popolo Lazio  denunciamo lo sfregio perpetrato contro la tutela della salute dei cittadini della Provincia di Frosinone, ed invitiamo la popolazione ad aprire gli occhi.     Che la tutela della salute sia subordinata alla tutela del portafoglio dei grandi  gruppi finanziari  che condizionano l’azione  politica  e amministrativa  a tutti i livelli è un fatto acclarato

Prima si prenderà atto di questo,  prima si organizzeranno  lotte contro tale deriva meglio sarà per tutti.




lunedì 1 luglio 2019

Chiediamo le dimissioni del Consigliere Comunale e Provinciale Andrea Campioni, eletto nella Lista Ottaviani Sindaco e dipendente Mecoris



A più di una settimana dal rogo della Mecoris sorprende il silenzio del Consigliere Comunale Andrea Campioni, eletto nella Lista Ottaviani Sindaco e attuale capogruppo in consiglio comunale, nonché membro della commissione ambiente (alle cui sedute non ha mai partecipato) e consigliere provinciale in quota Lega, che da come si evince dal curriculum vitae pubblicato sul sito del Comune intrattiene rapporti di lavoro con la Società Mecoris srl.
Orbene, durante l'ultimo drammatico consiglio comunale, dove tantissimi cittadini giustamente preoccupati per la propria salute e dei propri cari, hanno sonoramente richiesto chiarezza e verità sul caso ed anche rassicurazioni, il Consigliere Campioni è stato in mesto silenzio. Quale migliore occasione per intervenire e, possibilmente, tranquillizzare la cittadinanza? D'altronde lui dovrebbe saperne qualcosa di più visto che si occupa della logistica di quell'azienda! Il silenzio di un esponente politico di tale rilievo lascia più di una perplessità, che diventa vero e proprio imbarazzo quando si apprende che il Comune, nel 2016, contribuì "positivamente" al rilascio dell'autorizzazione alla Mecoris NON partecipando alla conferenza dei servizi. 
Come abbiamo avuto modo di ribadire anche durante il consiglio comunale, infatti, noi riteniamo che il Comune 
avrebbe potuto e dovuto esprimere un parere negativo proprio perché il sito é troppo a ridosso di luoghi sensibili, quali abitazioni, scuole e ospedale, su tutti. Su tali attività a "rischio", viste le condizioni ambientali già precarie in cui versiamo, le mere disquisizioni burocratiche e amministrative devono essere subordinate alla salvaguardia della salute dei cittadini di Frosinone, che doveva e deve essere una priorità politica assoluta! 
Il M5S di Frosinone da sempre chiede la massima attenzione sul tema ambientale e ritiene che di fronte a responsabilità politiche  così evidenti, quantomeno questa maggioranza dovrebbe rispondere con le dimissioni del Consigliere Andrea Campioni!

I Consiglieri Comunali del M5S Christian Bellincampi e Marco Mastronardi