Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 7 agosto 2019

Salari e tasse: il vero volto di Salvini

Umberto Franchi




BONUS 80 EURO E FLAT TAX: 
ECCO I MOTIVI DEL PERCHE' SALVINI E' CONTRO GLI OPERAI , I CETI POVERI ED E A FAVORE DEI RICCHI.

- BONUS 80 EURO: vi ricordate le 80 euro mensili dati in busta paga dal governo Renzi nel 2014 a coloro che avevano redditi tra 8.145 euro e 26.000 euro l'anno ?... a suo tempo lo criticai perche' erano solo 960 euro l'anno e non venivano dati a chi aveva un reddito inferiore agli 8.000 euro e superiore ai 26.000 euro.

Ma nell'incontro svolto oggi con i sindacati, Salvini ha annunciato che ritiene di eliminare il bonus di 80 euro dalle buste paga, trasformandolo in una detrazione fiscale.

Ora  qualcuno pensera' ; sarà la stessa cosa... No, Non non e' così, c'e' l'inghippo, in quanto per ottenere le detrazioni occorre avere un debito con il Fisco verso lo stato... ma molto difficilmente un lavoratore con redditi tra gli 8.000 e 26.000 euro avrà un debito verso lo stato che gli permette di recuperare 960 euro l'anno... per cui le buste paga verrebbero diminuite Subito di 80 euro e forse a fine anno gli interessati recupererebbero qualche cosa ma molto meno di 80 euro mensili (sic).. e magari dopo gli 80 euro toglierà la 14¤ ai pensionati con pensioni basse.

FLAT TAX: le risorse che vengono recuperate togliendo 80 euro a chi lavora , verrebbero destinate alla FLAT TAX... ma chi ci guadagnerebbe ?

ECCO COSA PREVEDE LA PROPOSTA DELLA LEGA DI SALVINI: 

a) Salvini propone di far pagare il 15% (tassa piatta) di tasse cancellando le attuali detrazioni e deduzioni, fino a 55.000 euro.... ma attualmente chi guadagna fino a 15.000 con Le detrazioni previste, paga il 5,20% e quindi pagando il 15% ; ci rimetterebbe molto , pagherebbe quasi il 10% in più.

b) chi guadagna tra i 15.000 e 28.000 euro l'anno , attualmente paga il 14,4% di tasse e in questa fascia ci stanno tutti gli operai che ci rimetterebbero uno 0,6 % circa 10/14 euro al mese.

c) chi guadagna da 28.000 euro ai 55.000 euro , attualmente paga il 21,4% di tasse (sempre considerando il diritto alle detrazioni e deduzioni esistenti) quindi questa fascia dei più ricchi e' la sola che ci guadagnerebbe... 

QUESTO E' IL VERO VOLTO ANTIOPERAIO DI SALVINI ALTRO CHE LOTTA CONTRO I MIGRANTI..!

Umberto Franchi

martedì 6 agosto 2019

Nuovo Piano Rifiuti regione Lazio, giù le mani da Colleferro

Movimento Rifiutiamoli 



La Giunta della Regione Lazio ha deliberato il nuovo Piano rifiuti, ora ci saranno i passaggi delle osservazioni pubbliche e l’avallo del Consiglio regionale per la conseguente adozione.
 

Finora il piano vigente era quello della Giunta Polverini del 2012, un ritardo di due anni, visto che il Piano rifiuti ha durata quinquennale. Avendo al momento a disposizione solamente le dichiarazioni, peraltro già anticipate a più riprese dai soggetti decisori, possiamo certificare che la Giunta Zingaretti mette di nuovo le mani su Colleferro con un polo impiantistico del conferimento e trattamento, elemento cardine per far quadrare i numeri.

Si ribadisce la necessità di un impianto da 500mila tonn/anno, di cui ancora non si hanno notizie sulla tecnologia, si presume per il trattamento del rifiuto indifferenziato. Si anticipa che a settembre partirà il bando di gara per la costruzione di tale impianto che si concluderà nel 2021 e che contestualmente si procederà con la dismissione delle quote di Lazio Ambiente SpA. Non si dice che si preferisce lasciare spazio ai privati su una questione molto delicata, piuttosto che favorire la posizione del neo Consorzio Pubblico Minerva, con una impiantistica magari da rivedere, ma funzionale per i Comuni consorziati, quindi con un impatto di gran lunga minore rispetto a quanto prospettato dall’alto.
Si dice, infine, che verrà realizzato a Colleferro come riconversione degli impianti di incenerimento.

Si dice basta, o meglio si è deciso BASTA.

Il movimento Rifiutiamoli ha già espresso la propria contrarietà ad un impianto di tali dimensioni, ha chiesto ufficialmente all’assessore ai Rifiuti Massimiliano Valeriani un incontro pubblico a Colleferro sul tema, non ricevendo alcuna risposta.
Si desume che la Regione Lazio non abbia alcuna intenzione di parlare con il territorio Valle del Sacco e che preferisca la scrittura alla parola.

Carissimi decisori politici non funziona più così, il tempo delle imposizioni dall’alto, almeno dalle nostre parti, è terminato. Rifiutiamoli tornerà a breve nelle piazze e in strada richiamando l’attenzione pubblica di chi ritiene che si debba contrastare questa ipotesi di una nuova ‘Città della monnezza’, in un contesto, quello della Valle del Sacco, già notevolmente compromesso dall’imperversare di indagini, sequestri, incendi che riguardano casualmente tutti il ciclo dei rifiuti.

Come movimento la nostra è una posizione netta, ci attendiamo una voce altrettanto netta anche da parte delle amministrazioni comunali locali, nel Consorzio Minerva e non, che hanno dato il loro contributo alla dismissione degli inceneritori di Colleferro.

Rivolgiamo l’appello anche ai consiglieri regionali affinché il passaggio istituzionale d’obbligo in Consiglio possa diventare un serio momento di coinvolgimento e discussione con i soggetti direttamente interessati: i cittadini.

I primi appuntamenti in assemblee pubbliche sono per il 23 e 30 di agosto in Piazza Italia a Colleferro alle ore 21; in questo contesto decideremo insieme le decisioni da prendere come comunità valle del Sacco.

domenica 4 agosto 2019

Il Tevere non ce lo beviamo

Coordinamento Romano Acqua Pubblica





Tevere da bere: una risposta pericolosa alla crisi idrica. Davvero Acea, Comune e Regione sono tutti d’accordo?

In una città come Roma, alimentata principalmente da acqua di sorgente che viene dispersa per circa il 40%, una gestione della risorsa idrica e delle bollette dei cittadini vedrebbe al primo posto la lotta allo spreco idrico e la ristrutturazione delle reti, a tutela anche delle fonti e dei corpi idrici sempre più "stressati".
Invece i soldi dei cittadini sono stati spesi per costruire il potabilizzatore del Tevere, costato 7,5 milioni di euro secondo l'A.D. di Acea, 12 secondo altre fonti. Una nuova "fonte" che Acea ha già iscritto nel bilancio idrico per l’estate 2019, quindi potenzialmente in funzione da un momento all’altro. Emergenziale, proprio come il lago di Bracciano, che però l’azienda, nel tempo, ha utilizzato in maniera “strutturale” fino allo stop imposto alla captazione per la compromissione dell’ecosistema a seguito della crisi idrica del 2017.
Ancora una volta invece di ridurre le perdite sulla rete idrica si realizza un’opera “torbida” come l’acqua del Tevere, con l’avallo di diversi enti e amministrazioni.

Un'opera delicata e strategica, che è stata approvata e realizzata con una procedura lampo: approvato in via preliminare a dicembre 2017 è stato inaugurato, da pochi intimi, 12 mesi dopo. 
Potrebbe essere solo efficienza, se non vi fossero una serie di aspetti poco chiari: dalle modifiche "in extremis" di leggi regionali che ne avrebbero vietato l'entrata in funzione, a dubbi di natura tecnica sull'efficacia delle tecnologie scelte.
Come cittadini poniamo alcune domande agli enti preposti, in primis alla Sindaca di Roma Virginia Raggi, al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e, naturalmente, al gestore Acea.

Siete proprio tutti d'accordo e così sicuri che questa sia la scelta giusta per la tutela dei cittadini e della risorsa idrica? Chiediamo di rispondere ciascuno per il ruolo che gli compete.


Di seguito la lettera aperta inviata a Virginia Raggi, Nicola Zingaretti e #Acea

1. Il progetto presentato alle amministrazioni pubbliche competenti era di fatto irrealizzabile, poiché quando sono stati richiesti i pareri la normativa regionale vietava l’uso potabile di fiumi che ricevessero scarichi industriali sul loro corso. 
Come possono considerarsi legittimi quei pareri e il voto dei sindaci coinvolti nella conferenza dell’ATO 2 di dicembre 2017 del quale non appare la conta nel verbale?

2. Non appare curioso che la normativa regionale sia stata modificata solo a seguito della realizzazione dell’opera, permettendone così la possibile entrata in funzione?

3. Siete sicuri che la caratterizzazione dell’acqua del Tevere sia stata effettuata in ottemperanza a tutte le norme previste dalla legge? I tempi e le modalità della caratterizzazione lasciano diversi dubbi.

4. La tecnologia utilizzata nell’impianto di potabilizzazione, basata su filtri a carboni attivi, non è specifica per sostanze come metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche, che diversi studi scientifici dimostrano essere presenti nel Tevere. Siete sicuri che questo non rappresenti un rischio per la salute?

5. Siete, dunque, sicuri che non si darà da bere ai romani un fiume di veleni? Con quale frequenza verranno effettuati e resi pubblici i monitoraggi?

6. A fronte di una dispersione delle reti di circa il 40%, ossia 9.000 l/s, la soluzione per mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico di Roma è la costruzione di un’opera che al massimo immetterà in rete 500 l/s, ossia un 1/18 dell’acqua che si perde. Siete sicuri che sia una scelta razionale e compatibile con la sfida del risparmio idrico che le grandi città sono chiamate a compiere?

7. A fronte di perdite così ingenti è stato approvato il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, lasciando intravedere la prospettiva dell’aumento dei prelievi da quelle sorgenti, mettendo ancora più a rischio un acquifero di rilevanza nazionale, una riserva strategica e un ecosistema unico. Siete sicuri che continuare a sfruttare al massimo le fonti, invece di ridurre gli sprechi, sia un buon modo per investire i soldi dei cittadini e garantire il futuro della risorsa idrica?

8. L’A.D. di Acea, in Assemblea dei Soci, si è rifiutato di comunicare un obiettivo percentuale di riduzione delle perdite. Esiste un obiettivo di questo tipo? Perché gli enti preposti non lo impongono al gestore Acea 2 S.p.A.? Siete sicuri che una reale ristrutturazione della rete idrica non sia l’unica strada sensata per far fronte alle future “crisi idriche”?

Noi siamo sicuri che, se non verranno modificate le politiche e la strategia aziendale sulla gestione dell’acqua guardando alla sua tutela e preservazione per le generazioni future, sarà la storia a condannarvi come responsabili di un disastro annunciato.

Riteniamo necessario che il potabilizzatore non entri in funzione per uso potabile, ma al limite per usi non potabili, come l’impianto preesistente che dagli anni ’90 prelevava acqua dal fiume e ne ricavava acqua per annaffiare parchi e ville di Roma e del Vaticano.
Infine, vi segnaliamo che, nell’ambito della campagna che abbiamo messo in campo, intendiamo presentare un esposto tramite cui chiedere a diversi enti di chiarire i dubbi di natura procedurale e ambientale legati a questa opera.

Roma, 01/08/2019.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica



Porto Rico e la troika caraibica

Matteo Bortolon



Pochi in Europa hanno prestato attenzione alle vicende di Porto Rico, piccolo paese dei Caraibi le cui vicende vedono un parallelismo con i paesi spremuti dalle politiche di austerità.
Anche a luglio 2019 non vi è stata grande attenzione da parte dei media, anche se una delle più imponenti mobilitazioni popolari della storia del paese ha portato ad una raffica di dimissioni in una crisi istituzionale piuttosto difficile.
Le proteste sono scoppiate in seguito alla diffusione di 900 pagine di chat scambiate fra il governatore Rossellò e i suoi collaboratori. Insulti, dileggio, sessismo, omofobia. Ma anche truffe e corruzione. Un cerino calato in una polveriera, che ha suscitato una reazione popolare così intensa da coinvolgere star internazionali come il cantante Ricky Martin e la supermodella portoricana Joan Smalls.
Porto Rico è un arcipelago piccolo, a est della Repubblica Dominicana con circa 3,6 milioni di abitanti. È un territorio controllato dagli Usa i cui abitanti sono cittadini statunitensi ma senza diritti politici, infatti non possono votare per il Congresso che fa le leggi cui sono vincolati, ma solo le autorità amministrative per questioni locali.
Il paese, che dovrebbe diventare uno stato vero e proprio degli Usa, era diventato una sorta di paradiso per l’investimento finanziario: i profitti sui titoli di stato portoricani non venivano tassati. Lo sgravio ha innescato un forte indebitamento, favorito dalla corsa per prestare soldi all’arcipelago e goderne gli interessi.
Finché fra il 2014-15 la recessione economica ha portato il consueto meccanismo di contrarre debiti per pagare i creditori, generando un «effetto slavina» sulla somma complessiva a far temere il default o una «ristrutturazione»: o non pagare il debito o ridurlo. Una cosa che i creditori non potevano permettere. Anche perché fra di essi vi sono diversi hedge fund, punta d’acciaio del profitto speculativo mondiale. Vere ammiraglie del capitalismo finanziario decise a esercitare tutta la pressione politica per evitare perdite. A costo di farle pagare ai cittadini e ai lavoratori.
Per mettere a posto la faccenda Obama firmò nel 2016 una legge (il «Puerto Rico Oversight, Management and Economic Stability Act» o «PROMESA») che consegnava ogni potere in materia di bilancio e debito a una commissione di sette membri.
La versione locale della Troika europea, che infatti ha iniziato una drastica «cura» a base di privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Non ci si stupirà troppo se nella miseria generale i funzionari e intrallazzatori nuotano in un piccolo oceano di corruzione (da poco due ex funzionari portoricani erano stati arrestati per corruzione dalla Fbi). Che in parte emergono anche dalle chat del governatore oramai dimissionario.
Le proteste scattano non solo in un contesto di impoverimento generale ma di sfacciata cleptocrazia che, come emerge nelle 900 pagine, ha anche sottratto fondi agli aiuti stanziati per il terribile uragano Maria che nel 2017 ha colpito l’isola.
Vedendo i nomi che compaiono nell’organismo che impone in modo dittatoriale il neoliberismo emerge chiaramente come le imposizioni sul piano politico siano strettamente funzionali all’interesse economico della oligarchia finanziaria.
Il presidente dell’organo di «supervisione finanziaria e gestione» lavorava per un fondo assicurativo diventato parte del potente colosso finanziario HUB International Limited, un gigante del settore posseduto dal fondo speculativo nordamericano Hellman & Friedman LLC , forte di 25 miliardi di dollari di attività.
Fra i componenti compaiono anche un analista del pensatoio conservatore American Enterprise Institute, selvaggiamente foraggiato dal DonorTrust, il punto terminale di un network di soggetti foraggiati da imprese Usa (detto familiarmente «il bancomat della destra»); un ex dirigente di BayBoston, azienda di servizi finanziari; l’ex presidente della Associazione Banchieri di Porto Rico; un avvocato specializzato in ristrutturazioni finanziari, prestiti commerciali. Gente giusta al posto giusto. Come sempre.
fonte: il manifesto 03/08/2019

venerdì 2 agosto 2019

La Pannocchia è blues


Resistenza Territoriale Attiva

SERRONE, 9 AGOSTO.
LA PANNOCCHIA E' BLUES!
Dalle 17,30 alle 19,30: Piazza Romolo Fulli
Dalle 20,00 all'01,00: Parco San Rocco


Torna dopo qualche anno "La Pannocchia Blues", un evento che nella sua prima edizione era stato pensato per riportare la buona musica e l'esibizione dei gruppi locali sul nostro territorio. Noi ne abbiamo preso il testimone e, ringraziando i ragazzi che ce lo hanno lasciato, abbiamo deciso di sfruttare questo momento di aggregazione per accendere i riflettori anche su un altro argomento, un problema che ci tocca da vicino ogni giorno: l'inquinamento della Valle del Sacco, un territorio giunto a livelli di sfruttamento e tossicità non più tollerabili, e per il quale vale la pena battersi ed informarsi, perché è il NOSTRO territorio.

GREEN SESSION: dalle 17,30 alle 19,30 in Piazza Romolo Fulli. Parleremo della situazione della Valle del Sacco con diversi esperti del settore, per capire quali sono le criticità del nostro territorio, le conseguenze di anni di sfruttamento e le speranze per il futuro. Speriamo in una partecipazione numerosa, per poter confrontarci con tutti i punti di vista, essere più consapevoli del tesoro che ci circonda e capire cosa possiamo fare tutti insieme per difenderlo.
BLUES SESSION: Ci sposteremo a Parco San Rocco con l'apertura alle ore 20,00 dello stand luppologastronomico (trad: birra, birra, pannocchie, pannocchie... ma non solo! pure pasta, zazzicchie, panzanella... insomma n'sacco de robba), e a partire dalle 21,00 un po' di sound massiccio con Jackie Brown, Willie Dixit e Skardellas!
NOI SIAMO PRONTI! E voi? 



mercoledì 31 luglio 2019

Comunicato dell'ANPI comitato provinciale di Frosinone: basta violenza fascista a Frosinone




Associazione Nazionale Partigiani d’Italia 
Comitato Provinciale di Frosinone 
Frosinone, 30/07/2019 

A seguito degli ultimi fatti di violenza fascista accaduti a Frosinone in occasione del  concerto   organizzato, in ricordo di Matteo "Zaiet" Fontana    dall’Associazione Zaiet Onlus con scopi di beneficenza, riteniamo necessario ribadire con la presenza sul territorio che nessuno può essere oggetto di violenza impunita nel nostro Paese, che garantisce la libertà e la partecipazione democratica dei cittadini alla vita civile e sociale nel rispetto della legge.

Nel rinnovare la nostra totale solidarietà al giovane Francesco ed alla sua famiglia, oltre che all’Associazione Zaiet, richiamiamo alle loro responsabilità le Istituzioni rappresentative, e attendiamo da esse un qualche segno di esistenza in vita, una presa di posizione che non sia il solito pilatesco colpevolizzare le vittime, visto che qui, ancora una volta, la vittima non ha fatto altro che ciò che la Costituzione e le leggi lo chiamano a fare.

Abbiamo atteso che fossero chiare le dinamiche e le caratteristiche di questo ennesimo sfregio alla libertà ed alla incolumità di cittadini italiani, non essendo avvezzi all’approssimazione di cui invece sembrano nutrirsi commentatori anche occupanti posizioni di rilievo istituzionale, che sulla base di iniziali notizie confuse e suggestioni rimbalzate nel web partono in tromba con anatemi e condanne ai roghi scatenando alluvioni di violente esternazioni, salvo poi doversi arrampicare malamente su vetri insaponati per rattoppare le figure meschine rimediate.

Adesso che le cose sono più manifeste date le testimonianze, le fotografie, il venire alla luce di fatti analoghi accaduti nel tempo, esprimiamo la più preoccupata presa d’atto che le nostre analisi, gli appelli costantemente rivolti alla cittadinanza ed alle Istituzioni affinché non sottovalutassero i rischi per la convivenza civile e per le condizioni di agibilità democratica delle nostre città e della società più largamente intesa, erano più che fondati.

Non che ci fosse necessità di conferma, visto che le nostre valutazioni non sono mai umorali o dettate da secondi fini, come invece purtroppo registriamo continuamente da parte di personaggi e organizzazioni politiche dedite molto più alla propaganda di bassa cucina che alla difesa delle Istituzioni che, malauguratamente, in questo periodo occupano. Quando ci esprimiamo, ed indichiamo rischi nello svilupparsi di certi processi storici e degli interessi che li alimentano, lo facciamo avendo presenti gli insegnamenti della Storia, non le fregole elettoralistiche di gente senza scrupoli.

Sarebbe pleonastico definire vile l’aggressione fascista di Frosinone, e non ci interessa stabilire quanto sia da considerare “libertà di espressione” quella di aggredire in branco persone inermi e sole. Solo ci auguriamo, forse troppo ottimisticamente, che i cittadini “normali” comincino a comprendere cosa significhi considerare il fascismo come una idea politica al pari delle altre, con pari diritto di essere sostenuta e praticata. Forse non a tutti è chiaro che il fascismo, diversamente da molte altre idee e teorie sociali (dal liberalismo al socialismo, dalle più varie filosofie ad altrettanto varie religioni) non ha subìto deviazioni ma è nato e si è affermato con il preciso obiettivo e con il dichiarato e teorizzato metodo del terrore, e con quella barbara concezione continua a presentarsi.

Chiamiamo pertanto i cittadini a partecipare alle iniziative che si svolgeranno nei prossimi giorni a sostegno dell’idea democratica e della civiltà costituzionale, della convivenza pacifica e del rifiuto di qualunque pratica autoritaria, violenta e coercitiva, che non solo sono in contrasto con i principi ed i dispositivi della Costituzione, ma rappresentano un arretramento delle nostre conquiste democratiche le quali, quando non riescono a realizzarsi a pieno è perché viene a mancare loro il sostegno e la pratica dei cittadini.

Ci conforta la piena condivisione di queste affermazioni da parte di molti cittadini, sia in forma organizzata che da liberi soggetti, come dimostrano le espressioni di sostegno e di promozione degli stessi valori e delle stesse preoccupazioni, di cui diamo una lista, provvisoria perché in continua evoluzione:

Comunità Solidali, Collettivo UgualMente, Partito socialista Italiano Frosinone, Partito Democratico Frosinone, Possibile Frosinone, Possibile LGBT, Potere al Popolo Frosinone, Frosinone Libera, PuliAMO Frosinone, SPI-CGIL Provinciale Frosinone-Latina, SPI-CGIL Lega Frosinone-Anagni, Agedo Frosinone,

Adesioni personali varie, fra cui:
Rocco Lancia, Simone Campioni, Giuseppe Guerrera, Italo Clemente, Maria Concetta Giovannone, Nicoletta Giovannone, Ginevra Trinca, Valeria Anna Rita Selvini, Fausta Dumano, Alessandro Fattoracci, Sonia Sale, Carla Corsetti, Nando Leva, Massimiliano Tagliaferri, Alida di Lonardo, Annarosa Frate, Gianmarco Capogna, Massimiliano Tata, Antonio Corbo, Maria Lucia Giovannangelo, Umberta di Stefano, Luciano Granieri, Daniela Bianchi, Marina Tarquini, Antonella D’Emilia, Angela Mancini.

Comunicheremo via via le iniziative che terremo, sia promosse dall’ANPI sia da altre realtà democratiche, alle quali confermiamo fin d’ora il nostro contributo e il nostro sostegno. Abbiamo già inviato a S.E. il Prefetto una richiesta di incontro per conoscere le valutazioni dell’Istituzione sul tema ed avere rassicurazioni concrete sulla sicurezza dei nostri territori di fronte al montare dell’impunità, dell’arroganza e della violenza contro ogni espressione di impegno civile democratico.

ANPI 
Comitato provinciale di Frosinone 
Il Comitato Direttivo



martedì 30 luglio 2019

Che si suona?......Si suona "So What"

Luciano Granieri




Come è iniziato il 2019? E’ iniziato suonando “So What”. 

Mia moglie ed io  avevamo  deciso di festeggiare l’inizio del nuovo anno insieme agli amici, anzi, ai  “compagni”della Casa del Popolo di Anagni. Guarda caso li c’era una batteria, guarda caso avevo portato le bacchette , guarda caso fra i convitati  c’erano innamorati del jazz  : musicisti professionisti  e dilettanti come il sottoscritto,  guarda caso ognuno con il proprio strumento al seguito: Una chitarra, un basso elettrico, un sax tenore e la batteria che, per quella notte,  ha subito le mie sevizie. 

Che suoniamo? Il riff di basso di So What è scappato  quasi automatico al nostro amico bassista per cui tutti, raccogliendo il suo invito, ci siamo avventurati  sulle eccitanti  strade  improvvisative davisiane. 

Alcune volte il caso ti propone strane coincidenze. Infatti  So What  è il brano di apertura di “Kind of Blue”. Il   disco di Miles Davis  considerato  da molti la migliore incisione di tutto il panorama jazzistico,  e proprio nel 2019  l’album compie sessant’anni dalla sua pubblicazione avvenuta il 17 agosto 1959. Kind of Blue  è un’opera  basilare per la musica afroamericana , e non,  ha influenzato musicisti famosi in tutto il mondo, ha esaltato i cultori,  ha addirittura avvicinato e  appassionato al jazz, persone che non conoscevano questo tipo di espressione.  E a  sessant’anni da Kind of Blue, come non si poteva iniziare il 2019 suonando  So What?  

Stranamente   un album considerato una pietra miliare per la musica jazz è scaturito in modo semplice , molto poco costruito. Il 2 marzo 1959 Miles Davis  con  i fidi ,  Julian Cannonball Adderley  al sax alto, Paul Chambers al contrabbasso, Jimmy Cobb alla batteria,  un redivivo e pimpante John Coltrane al sax tenore,  i pianisti, Wynton Kelly   e Bill Evans, tornato con Davis dopo aver condotto  per breve tempo un proprio  trio, entrano in studio per la registrazione . 

Nelle note di copertina delle a prima edizione proprio Bill Evans descrive il clima: “Miles ha concepito la struttura di questa musica solo poche ore prima che venisse registrata , arrivando in studio con dei semplici schemi  per indicare al gruppo quel che andava eseguito. Quello che dunque il fruitore ascolterà in questi brani è qualcosa di assai vicino alla spontaneità . Nessuno dei brani era mai stato eseguito dal gruppo prima della registrazione”, inoltre, a detta di Evans:“tutti i brani vennero incisi in presa diretta senza ripetizioni”.  

In realtà proprio vero non era. Da dieci mesi il progetto Kind of Blue frullava nella testa di Miles Davis.   Fu l’espressione di un senso estetico che andava recuperando le radici del jazz arcaico , ma soprattutto andava maturando la convinzione di comporre strutture  snelle, con  pochi accordi, poche scale,  concezione la cui sperimentazione era già iniziata nel  1958 in alcune altre  incisioni  come  “Milestones” . 

So What si basa solo su due scale, una formula    che consente ai solisti di essere più liberi di improvvisare.  Questo allora era il pensiero di Miles  in proposito: “Io penso che ci sia una tendenza  emergente nella musica jazz, per cui ci si va distaccando dalla convenzionale successione di accordi e si ritorna a porre l’accento sulle variazioni melodiche. Si avranno meno accordi, ma infinite possibilità di intervento su di essi”  Una manna per chi come John Coltrane  stava sperimentando  l’improvvisazione modale.  

Il disco di apre con  So What  come detto,  è una struttura  “call and response” (chiamata e risposta) tipica dei work songs , a conferma delle rinnovate attenzione verso il jazz arcaico,il contrabbasso chiama e i fiati rispondono,  segue Freddie Freeloader, l’unico brano in cui al piano c’è  Wynton  Kelly, un blues accattivante  a tempo medio,  poi si ascolta  Blue in Green , un pezzo  dalla struttura atipica in dieci battute il cui protagonista indiscusso è Bill Evans,  quindi All Blues, altro blues che originariamente doveva essere in 4/4 ma il giorno stesso della registrazione Miles ne  cambiò la  conformazione  ritmica . Così confidò al critico musicale Ralph Gleason: “L’avevo scritto in 4/4 ma quando fummo in studio mi colpì l’idea che doveva esser in 3/4. Non mi era mai venuta in mente quella soluzione ma si rivelò perfetta”. Chiude Flamenco  Sketches , una ballata minimalista dove gli sforzi di Miles, tesi a dissolvere la struttura armonica, si realizzano appieno. Prima di iniziare l’esecuzione  vengono stabiliti, cinque modi, cinque scale sulle quali i musicisti improvvisano senza aver stabilito alcun tema. 


Curiose  sono le modalità con cui vengono decisi i titoli dei brani.  Miles Davis  non si è mai appassionato alla ricerca del titolo giusto, questo doveva servire esclusivamente per distinguere un pezzo dall’altro. Quando ci si interrogò su come dovesse essere chiamato il brano d’apertura, Miles disse che non gli interessava nulla  del titolo, “chi se ne importa” affermò scocciato, dunque il brano si chiamò “So What” una frase idiomatica che vuol dire per l’appunto: “chi se ne importa”. Lo stesso Freddie  Freeloader non era altro che il soprannome di un ex barista di Filadelfia, un vagabondo che bazzicava i locali jazz rendendosi  servizievole verso i musicisti . 

Tutti i brani sono a firma di Miles Davis……Tutti? Blue in Green  in realtà, anche se nelle note di copertina è attribuito a Miles, è di Bill Evans. Ma forse non è neanche così. Specifichiamo meglio, ce lo spiga lo  stesso Bill Evans: “In effetti si tratta di un mio brano, anche se Miles è accreditato come co-autore, per ragioni che solo lui conosce. Un giorno a casa sua Miles tracciò su un foglio di carta i segni per indicare Sol minore e La aumentata e mi domandò “che ne faresti?” proprio non sapevo che farne ma quando tornai a casa scrissi “Blue in green”. 

Come abbiamo visto Kind of Blue è un album particolare non solo per la struttura musicale, ma anche per gli aneddoti per le condizioni straordinarie ed irripetibili in cui si sono venuti a trovare i musicisti, i quali non ebbero subito la percezione di aver inciso un capolavoro.  Jimmy Cobb, non appena concluse  le registrazioni,  così si espresse: “ Quando fu finito e riascoltammo ciò che avevamo fatto, esaminammo le varie cose……In studio ci era sembrata una buona musica….e su disco era venuta bene veramente…..Diavolo! mi dissi, proprio un bel suono”.  

Non si era reso minimamente conto di aver preso parte all’incisione del disco di jazz forse  più importante della storia della musica afroamericana.  Noi invece che nella notte di capodanno 2019 abbiamo suonato So What lo sapevamo benissimo perché per tutti noi, musicisti, dilettanti musicisti, appassionati, dopo Kind of Blue nulla sarebbe stato come prima.