Luciano Granieri
Diversi movimenti e organizzazioni locali invitano ad
avanzare proposte sul come utilizzare i soldi del Recovery Fund
nell’ottica della promozione e qualificazione del proprio territorio. L’intento
oltre che condivisibile è nobilissimo, ma secondo me del tutto irrealizzabile. Sia
per la quantità, non la marea di
soldi di cui si favoleggia, sia per le modalità in base alle quali essi verranno distribuiti e chi decide la
loro allocazione. Sulla dotazione
economica vorrei porre alcune riflessioni:
La prima: Nel PNRR approvato dal governo Conte nel gennaio
scorso la somma totale del Recovery Plan ammonta a 223,91 miliardi di euro.
Di questi 14,4 sono risorse
aggiuntive che non verranno utilizzate. 13, provenienti dal React-EU di competenza regionale, sono stati trasferiti
alla gestione centrale (non soldi aggiuntivi, ma trasferimenti dalle Regioni
allo Stato). 21,2 sono prestiti
anticipati dal Fondo Sviluppo e Coesione
compresi, come i 13 mld sopra citati, nel bilancio europeo 2021-2027 ancora da definire
. Questi ultimi sono soldi a debito su cui pagheremo degli interessi. Al netto delle risorse
indicate, ma non utilizzate, il pacchetto totale è di 209 miliardi.
Ma pare che, notizia di ieri, le risorse messe effettivamente a disposizione dall’Europa
saranno di 191, 5. Potenza del governo dei migliori! In meno di mese di
attività è riuscito a polverizzare 17,5
miliardi di trasferimenti dalla UE.
La seconda: Rimaniamo comunque ai 209 miliardi richiesti, per ora possiamo ragionare
solo su quelli. 127,1 sono prestiti, su cui pagheremo interessi e 68,9 (più i
13 sottratti alle Regioni) sono sovvenzioni
a cui andranno detratte le somme che
dovremo stanziare come garanzia ai mercati finanziari che ci presteranno i soldi a fronte di titoli di debito comuni emessi
dalla UE.
La terza: dei 127,1 miliardi di prestiti 65,7 sono già
impegnati, ossia, vanno a coprire spese già pianificate, in più 13 sono
sottratti alle Regioni, per cui le risorse nuove reali disponibili aggiuntive, sono 130,8 e non 209
La quarta: a fronte di risorse aggiuntive di 130,8 miliardi dovremmo pagare interessi per debiti pari a 127,6 miliardi.
La quinta: l’erogazione dei fondi così definiti, sarà
somministrata in 6 anni per cui tutto
questo mare di soldi si risolve nella disponibilità di 21,8 miliardi l’anno . Ad esempio i soldi
necessari per la transizione verde ammonteranno, più o meno, a sei miliardi
l’anno e quelli per la sanità a poco più di un miliardo. Giova ricordare che
per il solo 2020 l’Italia ha speso 165
miliardi fra spese sanitarie e di ristoro.
La sesta: Il regolamento
del Recovery and Resilience Facility approvato
dal Parlamento Europeo un mese fa, con
voto anche dell’ex antieuropeista lega, all’art.10 attesta che: si potrà interrompere l’erogazione dei fondi in caso di disavanzo
eccessivo, o in caso di squilibri eccessivi. Ci si riferisce, ai parametri del patto di stabilità: raggiungimento del 60% debito/pil,e 3% di
deficit. In pratica gli Stati destinatari del Recovery Fund dovranno attivare le
procedure necessarie affinchè tali
obiettivi possano essere raggiunti, pena l’interruzione dell’erogazione dei fondi.
Il patto di stabilità, uscito dalla porta con la sua sospensione almeno
fino al 2022, rientra dalla finestra attraverso il New Generation EU, e ci
rientra in modo ancora più definitivo. Nel senso che la posizione di uno Stato
non è più negoziabile con la Commissione, che potrà decidere di tagliare i
denari qualora il piano di devastazione sociale non dimostri di navigare deciso e sicuro all'approdo dell’austerity.
Possiamo immaginare che tipo di pianificazione dovrà essere adottata per raggiungere gli obbiettivi imprescindibili
scritti nel regolamento a fronte di una
situazione debitoria aumentata proprio a causa dei prestiti accumulati dal
Recovery Fund. Permangono poi le
condizionalità previste per ogni singolo Paese al rispetto delle quali è legata
l’erogazione dei fondi: per l’Italia si tratta delle riforme sul lavoro, sulla
giustizia e sulla progressività fiscale.
Deduzioni
Come è evidente, a fronte di
pochi soldi (in relazione alla portata della crisi sanitaria ed economica) erogati
dalla Ue, ci troveremo a pagare prezzi pesantissimi sia in termini economici che,
soprattutto, politici. E’perciò fondamentale che il beneficio di tali fondi
venga destinato a chi, secondo i giudizi
insindacabili del mercato, li
merita. Cioè a poche grandi
multinazionali globalizzate, mentre i costi, finanziari e politici, devono gravare sulla collettività.
Il governo Draghi,
grazie al killeraggio di una manovalanza squallida e infame, al soldo dei
potentati finanziari, facente capo a Matteo Renzi, si è costituito proprio con
questa missione. Gli indirizzi dell’amministratore delegato dell’Eni Claudio
Descalzi (andato a vaccinarsi negli Emirati Arabi come
tanti altri Vip della serie io so’ io e voi…..) sono chiare in questi senso.
Egli , nel presentare il piano energetico 2020-2024, tranquillizza gli
azionisti sul fatto che il
programma di decarbonizzazione previsto
per il 2050, sarà finanziariamente realizzabile, perché alla fine comandano i
manager, non quattro esasperati ambientalisti.
I 14 grandi progetti già pianificati godranno di un aumento di fondi del
70%. Chissà da dove arriveranno? Essi
riguardano la veicolazione di energia
attraverso il gas e l’idrogeno che comunque verrà ottenuto, per ora
e ancora per molto, attraverso l’utilizzo di idrocarburi, con lo stoccaggio della CO2 sottoterra, alla faccia della
rivoluzione verde!
Ma ciò che toglie ogni dubbio è la decisione del Mef di
affidare la gestione dei soldi del Recovery Fund alla società di consulenza
americana Mc Kinsey. Una multinazionale che indirizza i suoi preziosissimi suggerimenti verso
la macelleria sociale come base per l’escalation del profitto da realizzare ad ogni
costo.
Fra le tante nefandezze attribuite a questi manager d’assalto, spiccano
consulenze per l’amministrazione Trump e per il regime sanguinario dell’Arabia Saudita . La
Mc Kinsey accettò di
pagare 600 milioni di dollari per porre fine alle indagini che la vedevano accusata di aver spinto la somministrazione di
farmaci alla base della crisi degli oppiacei: causa di morte di oltre 450mila persone negli USA
negli ultimi due decenni. Sarà un caso che proprio dalla Mc Kinsey arriva il
neo ministro per l’innovazione Vittorio Colao?
In questo quadro
parlare di coinvolgimento partecipato dei cittadini nella gestione del Recovery
Fund è del tutto fuori dalla realtà. Se da questa partita sono stati esclusi gran parte
dei ministri demansionati a tenere buono il popolo vessato, (la ciurma selezionata come contentino della mefitica melma
partitica tappetino dell’illuminato), e il
Parlamento, già esautorato dal governo precedente, come possiamo solo
ipotizzare una partecipazione dei
cittadini?
Che fare
Io proporrei
invece di spingere i nostri amministratori a fare buon uso dei cari vecchi
fondi strutturali europei attraverso i Programmi Operativi Regionali
cofinanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (POR-FESR). La loro
dotazione ancora è da stabilire, avverrà nell’ambito della programmazione
economica 2021-2027, probabilmente sarà decurtata di alcuni finanziamenti che
confluiranno nel Recovery Fund. Solo così sarà possibile pianificare progetti
condivisi. Con il coinvolgimento dei
cittadini e delle istituzioni locali, si potrebbero avere ottime possibilità di fare delle buone cose per il
nostro territorio. Ma è chiaro che le modalità dovranno essere molto diverse da
quelle usate in passato e il primo atto dovrà proprio passare dall’implementazione della partecipazione e
controllo da parte delle organizzazioni
territoriali e dei cittadini affinchè i fondi siano utilizzati realmente per la realizzazione di progetti utili alla comunità e non per foraggiare le solite lobbies.
Infine urge una mobilitazione
forte e condivisa contro l’insano piano di sfruttare la crisi pandemica per favorire ancora di più i grossi interessi del capitale finanziario, proprio attraverso il
controllo del Recovery Fund. Quando il
capitalismo si trova di fronte al proprio fallimento ed è successo molte volte
in passato, come oggi , s’incattivisce, pretende soldi pubblici indirizzati
esclusivamente alla realizzazione piena del profitto, nessun obolo deve essere
sprecato nel sociale. Proprio non si vuole capire come sia stato il modello basato
sullo sfruttamento di tutte le risorse, umane e naturali, proprie della
finanziarizzazione e globalizzazione
dell’economia a favorire prodursi e il diffondersi del virus. Ed è
questo modello che va combattuto. Senza se e senza ma.